Richiesta di pagamento diretto Cig successiva all’autorizzazione, quando è necessaria una nuova domanda


L’Inps, con messaggio n. 2066 del 19 maggio 2020, fornisce chiarimenti in merito alle fattispecie di annullamento, sospensione, revoca e variazione del decreto ministeriale di concessione della Cigs, nonché riguardo alle richieste di pagamento diretto, successive alla presentazione della domanda di Cigo ed al rilascio dell’autorizzazione, in presenza di conguagli già parzialmente effettuati dall’impresa.


L’annullamento di un decreto ministeriale di concessione della Cigs da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali è determinato da un vizio di legittimità del provvedimento originariamente emanato. Per l’eliminazione di tale vizio è necessaria l’adozione di un nuovo decreto che annulla totalmente o parzialmente, con efficacia retroattiva, quello precedente. Il decreto di annullamento parziale comporta una riduzione del periodo originariamente concesso, per cui, in tali casi, la Struttura territoriale Inps competente deve modificare l’autorizzazione già emessa riducendo il periodo e riparametrando le ore autorizzate in modo proporzionale alle settimane residue. Così, ad esempio, per un periodo autorizzato dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, per numero 10 lavoratori e numero ore 20.800 (52 settimane), con annullamento del periodo dal 1° ottobre 2020 al 31 dicembre 2020 (12 settimane), il numero delle ore residue sarà 16.000, cioè le ore totali divise per il numero di settimane originariamente autorizzate e poi moltiplicate per le settimane residue (20.880 / 52 x 40). Qualora risulti un numero di ore già conguagliate o pagate superiore rispetto a quanto risultante dalla suddetta riparametrazione, le stesse devono essere recuperate, salvo che l’azienda dimostri la spettanza del maggior numero di ore anche in base alle previsioni dell’accordo relativo alla CIGS.
Per le imprese che alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un trattamento di integrazione salariale e che devono sospendere il programma di Cigs a causa dell’interruzione dell’attività produttiva per effetto dell’emergenza epidemiologica in atto, con possibilità di accedere al trattamento di integrazione salariale ordinario (art. 20, D.L. n. 18/2020), il Ministero del lavoro e delle politiche sociali adotta un unico decreto direttoriale che, senza soluzione di continuità, dispone sia la sospensione del trattamento di Cigs in corso indicando la data di decorrenza di detta sospensione, corrispondente al numero di settimane di Cigo che l’azienda ha chiesto con causale “COVID-19 nazionale-sospensione CIGS”, sia la riassunzione del provvedimento sospeso con la nuova data finale del trattamento di Cigs. Così, ad esempio, se con Decreto 111111 è stata disposta la concessione della Cigs dall’8 gennaio 2020 al 7 gennaio 2021 e se la richiesta di Cigo per causale COVID-19 è per il periodo dal 9 marzo 2020 al 9 maggio 2020, il nuovo Decreto 111222 disporrà l’annullamento dell’autorizzazione sul Decreto 111111 dal 9 marzo 2020 al 7 gennaio 2021 e, contestualmente, una nuova concessione Cigs dal 10 maggio 2020 al 10 marzo 2021. Pertanto, al termine del periodo di Cigo le aziende devono richiedere una nuova autorizzazione sul numero di decreto che ha disposto la sospensione (art. 20, D.L. n. 18/2020).
La revoca dei decreti, a differenza dell’annullamento, non deriva da un’originaria illegittimità del provvedimento concessorio, bensì da un successivo mutamento della situazione di fatto che rende necessaria la modifica parziale del provvedimento stesso. Ne sono un esempio i decreti di riduzione parziale del periodo di Cigs su richiesta della ditta stessa, che dichiara al Ministero che non sussistono più le condizioni per usufruire delle integrazioni salariali a partire da una determinata data.
Le comunicazioni di rettifica trasmesse dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali integrano il contenuto del decreto di concessione già emanato, fornendo nuove indicazioni che non comportano modifiche integrali del provvedimento ministeriale originariamente adottato. A mero titolo esemplificativo, tali rettifiche possono riguardare il numero dei lavoratori coinvolti, sia in aumento che in diminuzione, il mutamento della ragione sociale della ditta, la modifica delle unità produttive coinvolte o la correzione di altri dati, che devono essere recepite dalle Strutture territoriali Inps competenti per le conseguenti eventuali modifiche dell’autorizzazione già emessa.
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può adottare decreti che prevedono la modifica della modalità di pagamento delle integrazioni salariali straordinarie, da conguaglio a pagamento diretto ai lavoratori. Tali decreti, di norma, sono emanati nel corso del periodo di validità del trattamento su richiesta dell’azienda e a seguito dell’aggravamento delle condizioni finanziarie della stessa. In alternativa, il Ministero può decretare l’annullamento del pagamento diretto originariamente concesso, in esito alla verifica della mancanza dei requisiti previsti per il riconoscimento dello stesso. In tal caso l’integrazione salariale straordinaria concessa rimane efficace, ma la prestazione deve essere anticipata ai lavoratori dall’azienda e poi recuperata dalla stessa tramite conguagli su Uniemens. Sul numero di decreto di modifica, deve essere emessa una nuova autorizzazione, su apposita istanza dell’azienda beneficiaria, con riferimento al solo periodo interessato dalla nuova modalità di pagamento.
Infine, nell’ipotesi di richieste di pagamento diretto non contestuali alla domanda di concessione della Cigo e successive al rilascio dell’autorizzazione, qualora l’azienda non abbia ancora effettuato dei conguagli, la Struttura territoriale Inps competente deve annullare l’autorizzazione originaria ed emettere una nuova autorizzazione per l’intero periodo di cassa. Diversamente, in presenza di conguagli già effettuati da parte dell’azienda, la Struttura territoriale deve chiudere l’originaria autorizzazione, decurtando le ore richieste a pagamento diretto alla data del provvedimento di accoglimento della richiesta di modifica della modalità di pagamento ed emettendo una nuova autorizzazione. A tal fine, è necessaria una nuova domanda dell’azienda, corredata, salvi i casi di Cigo per COVID-19, della documentazione comprovante le difficoltà finanziarie dell’impresa (Allegato 2, Inps, circolare n. 197/2015), con riferimento al periodo e alle ore per cui si chiede il pagamento diretto. In ogni caso, non possono essere accolte le richieste di cambio della modalità di pagamento qualora si sia già verificata la decadenza dal conguaglio della Cigo amticipata (art. 7, co. 3, D.Lgs n. 148/2015).

Misure di contrasto contagio covid-19 nei settori penne-spazzole e pennelli

Siglata il 13/5/2020, tra le ASSOSPAZZOLE-PENNELLI e ASSOSCRITTURA e la FEMCA-CISL, la FILCTEM-CGIL, la UILTEC-UIL, la regolamentazione delle misure di contrasto e contenimento del contagio covid-19 nelle imprese dei settori penne e articoli affini e spazzole e pennelli.

Con il presente Protocollo, le Associazioni di categoria Assospazzole-Pennelli e Assoscrittura e le organizzazioni sindacali nazionali di categoria Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uiltec-Uil intendono offrire alle imprese ed ai lavoratori dei settori rappresentati un complesso di misure da implementare in un adeguato contesto organizzativo, per perseguire in un clima di collaborazione e di condivisione l’obiettivo di coniugare il valore primario della salute e della sicurezza del lavoro con la ripresa o la continuità dell’attività produttiva e di tutte le attività economiche connesse.
Per questo, le Parti hanno inteso con il presente documento condividere le modalità attuative per i settori rappresentati delle disposizioni governative, con regole organizzative e di comportamento da implementare in tutte le imprese in uno spirito di collaborazione tra datori di lavoro e lavoratori e loro rispettive rappresentanze.
E’ costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione, con la partecipazione del datore di lavoro o di un suo delegato, del medico competente, del servizio di prevenzione e protezione, dell’RLS e delle rappresentanze sindacali aziendali.
L’azienda, attraverso le modalità più idonee ed efficaci, informa tutti i lavoratori e chiunque entri in azienda circa le disposizioni delle Autorità, consegnando e/o affiggendo all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali, appositi depliants informativi.
L’azienda inoltre adotta un programma di informazione (preventiva rispetto alla ripresa del lavoro) e formazione dei lavoratori sulle misure di sicurezza adottate per prevenire il contagio Covid-19 nell’ambiente lavorativo e delle misure di precauzione che i lavoratori devono adottare nel tragitto casa-lavoro.


Misure di contrasto covid-19 nelle lavanderie industriali

Siglate il 19/5/2020, tra ASSOSISTEMA CONFINDUSTRIA e la FILCTEM-CGIL, la FEMCA-CISL, la UILTEC-UIL, le linee guida per la applicazione del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, con specifico riferimento alle lavanderie industriali operanti nel settore turistico-alberghiero e della ristorazione.

Le Parti sono consapevoli che:
– le lavanderie industriali operano in due settori del tutto differenti, sanitario e turismo;
– le lavanderie industriali operanti nel settore sanitario non hanno sospeso la loro attività, in quanto ritenute servizio pubblico essenziale ai sensi della legge n. 146/1990, garantendo la fornitura di materiale sanificato in tutta la fase emergenziale, attuando sin da subito misure rafforzate allo scopo di prevenire e contrastare il contagio tra i lavoratori, in linea con con i protocolli che si sono susseguiti a partire dal 14/3/2020;
– le lavanderie industriali operanti in entrambi i settori, turismo e sanità privata/sociale (RSA, case di cura, ecc.), hanno subito ricadute significative con effetti diversificati sui volumi e sui fatturati, di cui la maggiore difficoltà si evidenzia nel comparto del turismo;
– le lavanderie industriali operanti esclusivamente nel settore del turistico-alberghiero e ristorativo, sebbene non siano state attività oggetto di sospensione sulla base dei DPCM emanati, hanno tuttavia sospeso o ridotto al minimo la loro attività a seguito della crisi che ha investito tutta la filiera del turismo, ed ha costretto le aziende stesse ad un esteso ricorso agli ammortizzatori sociali;
La graduale riapertura delle attività, in particolar modo legata alle lavanderie industriali che operano nel settore turistico-alberghiero, comporta soprattutto in queste realtà un’attenzione particolare nell’applicazione del Protocollo per le misure anti-contagio nei luoghi di lavoro.
In questa direzione sono intervenuti protocolli di settore del turismo relativi alla gestione della biancheria in particolar modo negli alberghi e strutture ricettive.
Per tali ragioni, le Parti ritengono necessario fornire delle linee guida per aziende operanti nel turismo focalizzandosi su alcune attività come quella del trasporto del materiale tessile, della cernita e della stiratura al mangano.

Covid-19: smaltimento delle mascherine e dei guanti monouso negli ambienti di lavoro


Le mascherine e i guanti monouso utilizzati negli ambienti di lavoro devono essere smaltiti nei rifiuti indifferenziati. Devono essere però utilizzati cestini dedicati e pertanto non possono essere smaltiti nei cestini individuali dei singoli ambienti di lavoro, o nei cestini a servizio di scrivanie o presenti lungo corridoi, nei locali di ristoro, nei servizi igienici o presenti in altri luoghi frequentati e frequentabili da più soggetti (Istituto Superiore di Sanità – rapporto 18 maggio 2020, n. 26).

Per quelle attività lavorative per le quali esistono già flussi di rifiuti assimilati ai rifiuti urbani indifferenziati (codice EER 200301), l’ISS raccomanda il conferimento di mascherine e guanti monouso con tali rifiuti. Per le attività lavorative che non hanno già flussi di rifiuti assimilati ai rifiuti urbani indifferenziati, il codice in grado di rappresentare meglio la tipologia di rifiuto costituito dalle mascherine e i guanti monouso è l’EER 150203.
Considerando la natura dei materiali utilizzati, per tali dispositivi di protezione, e che questi rispondono ad una esigenza di tutela della salute pubblica e non di particolari categorie di lavoratori esposti a specifici rischi professionali e considerato anche il carattere transitorio del loro utilizzo, la loro assimilazione a rifiuti urbani appare una ulteriore possibilità alla quale fare ricorso con il fine di sgravare sia le aziende sia le attività pubbliche e private da eventuali complicazioni di carattere economico e gestionale.
In tal senso devono essere adottate regole e procedure opportune per indicare ai lavoratori di non gettare i guanti e le mascherine monouso in contenitori non dedicati a questo scopo, quali, per esempio, cestini individuali dei singoli ambienti di lavoro, o cestini a servizio di scrivanie o presenti lungo corridoi, nei locali di ristoro, nei servizi igienici o presenti in altri luoghi frequentati e frequentabili da più soggetti.
La frequenza di ricambio dei sacchi interni ai contenitori dovrà dipendere dal numero di mascherine e guanti monouso utilizzati quotidianamente nonché dal tipo di contenitori/sacchi messi a disposizione dal datore di lavoro.


Contenitori per il conferimento di mascherine e guanti


A prescindere dal codice EER assegnato, devono essere utilizzati contenitori dedicati alla raccolta delle mascherine e dei guanti monouso.
La posizione di ogni contenitore, nonché il contenitore stesso, deve essere chiaramente identificata.
I punti di conferimento devono essere preferenzialmente essere situati in prossimità delle uscite dal luogo di lavoro, per prevenire percorrenze di spazi comuni (es. corridoi, scale, ascensori) senza mascherina /guanti e senza possibilità del distanziamento fisico.
Devono essere adottati contenitori o comunque soluzioni che minimizzino le possibilità di contatto diretto del lavoratore che si disfa della mascherina/guanto con il rifiuto e il contenitore stesso.
I contenitori inoltre devono garantire un’adeguata aerazione per prevenire la formazione di potenziali condense e conseguente potenziale sviluppo di microrganismi, e devono essere collocati preferibilmente in locali con adeguato ricambio di aria e comunque al riparo da eventi meteorici.
Il prelievo del sacco di plastica contenente i rifiuti in oggetto deve avvenire solo dopo chiusura dello stesso e ad opera di personale addetto. Prima della chiusura del sacco, il personale dedicato deve provvedere al trattamento dell’interno del sacco mediante spruzzatura manuale (es. 3-4 erogazioni) di idonei prodotti sanificanti.
I sacchi opportunamente chiusi con nastro adesivo o lacci devono essere conferiti al gestore indicativamente con Codice CER 200301 se assimilati a rifiuti urbani indifferenziati, e come tali conferiti allo smaltimento diretto secondo le regole vigenti sul territorio di appartenenza.

MOBILITA’ AUTOFERROTRANVIERI: Accordo per la fase 2


 

Il 18/5/2020, si è tenuta una riunione della “task force” tra ASSTRA, ANAV e AGENS e FILT-CIGL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, FAISA-CISAL e UGL-FNA, per esaminare alcune problematiche legate all’avvio della fase 2

Le Parti, nel corso della riunione, hanno affrontato alcune problematiche legate alla tutela del personale immunodepresso esposto a rischio da contagio Covid-19, nonché alla cosiddetta “Fase 2”.
1) In merito al primo aspetto, le Parti convengono che per i soli lavoratori che risultino in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico legali attestante una condizione di rischio da contagio da Covid-19 derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, il periodo di assenza dal servizio verificatosi tra il 17 marzo 2020 ed il 31 luglio, equiparato a ricovero ospedaliero e sorretto da idonea certificazione medica, non sarà computato ai fini del calcolo del comporto di malattia, a condizione che il lavoratore produca all’azienda, per il tramite del medico competente apposita autocertificazione che confermi le suddette condizioni. Tale misura si aggiunge a quelle già previste nell’ambito del Verbale del 26/2/2020 e s.m.i. per i ricoveri ospedalieri e per la quarantena sanitaria, la cui validità è prorogata al 31 luglio. Allo stesso modo viene prorogata fino al 31/7/2020 la riduzione dei termini di preavviso per le richieste di congedo parentale, già concordata con verbale del 26 febbraio u.s. e s.m.i.
2) Relativamente al secondo aspetto, le Parti convengono, di aggiornare il confronto in momenti successivi all’avvio della c.d. fase 2, nell’immediato, tuttavia, con l’obiettivo di rispondere ad esigenze attuali di carattere organizzativo e regolamentare, le Parti ritengono opportuno procedere ad una disciplina sperimentale, nell’attesa del rinnovo del CCNL, legata esclusivamente alla gestione ed alla durata di tale fase emergenziale, della modalità di lavoro agile (c.d. smart working) e dell’applicazione della norma contrattuale sul cambiamento temporaneo di mansioni durante la fase emergenziale legata alla diffusione del virus Covid-19.


Smart working
Le Parti condividono che limitatamente alla fase attuale di emergenza epidemiologica, al fine di limitare gli spostamenti e di contenere la diffusione del virus, la modalità smart working può essere eccezionalmente utilizzata con uno svolgimento della prestazione lavorativa anche fino alla sua interezza presso un domicilio del lavoratore, nel rispetto dell’orario contrattuale di lavoro, e con dotazioni di proprietà del lavoratore e messe temporaneamente a disposizione dallo stesso. La prestazione di lavoro deve essere svolta in maniera coerente con le esigenze tecnico organizzative e funzionali dell’Azienda.
Nella fase specifica di emergenza, come previsto dall’ art. 4, comma 1, lettera a), del DPCM dell’1/3/2020 fino alla sua validità e salvo diversa disposizione legislativa successiva, lo smart working potrà essere attivato dall’azienda senza necessità di accordo con il lavoratore, ma dovrà essere rispettato il perimetro delle norme che lo regolamentano.


Il periodo di sperimentazione terminerà il 31 luglio del 2020 e, nel caso intervenissero modifiche legislative prima della data precedentemente riportata, relative alla regolamentazione dello smart working, anche nell’ambito della gestione dell’emergenza in atto, le Parti si impegnano a modificare in coerenza il presente verbale.
È fatta salva la validità di eventuali accordi aziendali in essere che regolamentano la materia.


Cambio mansioni
Nell’ambito della fase emergenziale e alle misure di contenimento del virus Covid-19, al fine di soddisfare eventuali esigenze organizzative collegate all’attuazione dei Protocolli allegati al DPCM 17/5/2020 e dare una risposta alla domanda di mobilità crescente e contingentata, le Parti convengono che le disposizioni del CCNL sulla temporanea adibizione del personale ad altra mansione siano applicate, ove possibile, attingendo prioritariamente al personale sospeso collocato in assegno ordinario a zero ore. Al personale di cui sopra sarà riconosciuto il trattamento retributivo previsto dalle disposizioni legislative e contrattuali vigenti. Gli effetti della presente disposizione cesseranno il 31/7/2020, salvo espressa proroga delle Parti. Sono fatti salvi gli accordi aziendali in essere.

Nuova modalità di presentazione ANF: ulteriore rinvio


Con messaggio n. 2047 del 18 maggio 2020, l’Inps comunica l’ulteriore rinvio, al mese di competenza luglio 2020, della nuova modalità di presentazione della domanda di Assegno per il nucleo familiare per i lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato non agricolo. Le modalità di esposizione nei flussi Uniemens rimangono, pertanto, al momento immutate.


Con la circolare n. 45/2019 sono state fornite le indicazioni relative alle nuove modalità di presentazione della domanda di Assegno per il nucleo familiare (ANF) per i lavoratori dipendenti di aziende attive del settore privato non agricolo, nonché le istruzioni operative, relative anche alla gestione, per i datori di lavoro. Con successivo messaggio n. 261/2020 era stato comunicato che l’avvio della nuova modalità di gestione sarebbe stata operativa dal periodo di competenza aprile 2020. Tale termine – come accennato in apertura – è ulteriormente rinviato al mese di competenza luglio 2020.


Le modalità di esposizione nei flussi Uniemens rimangono al momento immutate. Pertanto, per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda di ANF all’INPS, non è necessario compilare la sezione <ANF> e la compilazione della nuova sezione <InfoAggCausaliContrib> è facoltativa.


Restano ferme, quindi, le istruzioni di cui al messaggio n. 4283/2017, secondo cui i datori di lavoro interessati al conguaglio di importi di ANF arretrati potranno richiedere per ogni singolo dipendente gli importi spettanti entro un tetto massimo di 3.000 euro, valorizzando nel flusso Uniemens, all’interno dell’elemento <CausaleRecANF> di <ANFACredAltre>, il codice causale “L036” avente il significato di “Recupero assegni nucleo familiare arretrati”.
Tale limite potrà essere superato, fino ad un importo massimo di 20.000 euro, solo nel caso in cui vengano valorizzati contestualmente anche l’elemento <InfoAggCausaliContrib> e il totale degli importi dichiarati in <ImportoAnnoMeseRif> di <InfoAggCausaliContrib>, riferiti al medesimo codice, corrisponda esattamente all’importo esposto nell’elemento <ImportoRecANF> di <ANFACredAltre>.
Le richieste di arretrati, spettanti per importi ulteriori e non conguagliabili secondo le nuove disposizioni, potranno essere effettuate utilizzando, come di consueto, flussi di regolarizzazione con l’indicazione del codice causale “L036” e il totale dell’importo.

Costituzione del Comitato emergenza covid-19 nell’Edilizia Artigianato Veneto

Siglato il 12/5/2020, tra la CONFARTIGIANATO Imprese Veneto, la CNA Veneto, la CASARTIGIANI Veneto e la FENEAL-UIL, la FILCA-CISL, la FILLEA-CGIL, l’accordo regionale settore edile artigiano e pmi per la costituzione del Comitato Regionale Veneto Edilizia Artigiana e pmi emergenza covid-19.

Le parti con il presente accordo costituiscono il comitato territoriale che ha le seguenti caratteristiche.
a) è denominato “COMITATO REGIONALE VENETO EDILIZIA ARTIGIANA E PMI EMERGENZA COVID-19”, di seguito nel presente articolo anche il “Comitato”;
b) è composto dai seguenti otto componenti:
– tre rappresentanti delle associazioni datoriali rispettivamente, individuati e sostituibili nel tempo, uno da Confartigianato Imprese Veneto, uno da CNA Veneto e uno da Casartigiani Veneto,
– tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali rispettivamente, individuati e sostituibili nel tempo, uno da FENEAL UIL Veneto, uno da FILCA CISL Veneto e uno da FILLEA CGIL Veneto;
– due coordinatori in carica nel tempo del Comitato Paritetico Regionale per la promozione della sicurezza e della tutela degli ambienti di lavoro dell’edilizia artigiana e PMI del Veneto (di seguito il CIRL);
c) saranno coinvolti nei lavori del Comitato gli RLST previsti dagli accordi istitutivi del CIRL;
d) ha la sede in quella del CPR che ne cura anche le funzioni di segreteria nella persona del referente tecnico del CPR che ne cura la convocazione degli incontri;
e) i riferimenti mail, telefono, sito, ecc. sono i medesimi del CIRL;
f) non ha personalità giuridica e nei rapporti verso i terzi utilizzerà ove necessario la struttura del CIRL;
g) non dispone di un patrimonio in quanto non raccoglie fondi, non gestisce risorse e non ha oneri o costi a carico delle parti costituenti in quanto la partecipazione all’attività del Comitato da parte dei componenti prò tempore individuati è a titolo gratuito;
h) scopo: è la realizzazione di quanto previsto a suo carico dai Protocolli e dalla normativa vigente come applicabile nel tempo in materia;
i) per gli aspetti legati alla sicurezza sul lavoro opera in applicazione degli accordi sindacali istitutivi il CPR e quelli che regolano l’attività degli RLST, per gli altri aspetti di competenza del Comitato lo stesso si limita a segnalare le esigenze emerse alle parti sociali che adotteranno le eventuali soluzioni e/o le azioni necessarie solo per il tramite di stipula di contratti collettivi o accordi di livello regionale;
j) competenza territoriale: svolge la sua funzione a favore dei datori di lavoro e dei loro dipendenti che applicano il contratto collettivo nazionale e quello regionale del Veneto, siglato dalle parti sociali firmatarie, per i lavoratori delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese industriali dell’edilizia ed affini e che aderiscono ad Edilcassa Veneto, la sua funzione permane anche in caso di attività presso cantieri ubicati fuori dal Veneto ove vi operino i medesimi datori di lavoro e/o i loro dipendenti di cui sopra, nella misura in cui permangono gli obblighi di versamento della contribuzione contrattualmente dovuta ad Edilcassa Veneto;
k) durata: temporanea ed emergenziale in quanto la sua funzione è limitata al perdurare del periodo di emergenza dovuta al Covid-19, come determinato dalle autorità competenti con i provvedimenti normativi del caso, cessato lo stato di emergenza Covid-19 viene meno il suo scopo, cessa la sua funzione e il Comitato si scioglie senza necessità di ulteriori atti.

Anche ANICAV e ASSOLATTE firmano l’accordo Alimentari



Sottoscritto anche ASSOLATT e ANICAV l’accordo di adesione all’accordo economico stabilito le scorse settimane agli addetti all’industria alimentare


La chiusura dei canali di consumo fuoricasa (bar, pizzerie, ristoranti) sia in Italia che sui mercati esteri, ha causato grandi difficoltà alle aziende specializzate nella produzione di beni destinati al Food Service i cui effetti si riverbereranno anche nel medio lungo periodo tenuto conto che, anche al termine della fase emergenziale, continueranno a permanere grandi criticità per la lenta ripresa dei consumi e del turismo.
ANICAV sottolinea l’opportunità che la ripresa del negoziato avvenga anche attraverso il coordinamento di Federalimentare e grazie all’impaglio delle imprese di trasformazione e alla collaborazione dei lavoratori dell’industria lattiera -casearia il sistema ha garantitola raccolta di ‘tutto, il latte prodotto dagli allevatori italiani; permettendo continuità -lavorativa e redditi alle imprese del settore primario e dei loro lavoratori; l’impegno alla raccolta, del latte a queste condizioni: ha comportato perdite finanziarie rilevanti per numerose imprese del settore.
A fronte della legittima aspettativa dì una rivalutazione del valore reale delle retribuzioni e per sottolineare la necessità di collaborazione e coerenza in un negoziato segnato da eventi eccezionali, le Parti convengono sulla erogazione di una prima tranche di aumenti retributivi, Nel mese di maggio e con decorrenza 1/12/2019 verrà riconosciuto il seguente incremento retributivo



















































Liv

Par.

Vecchi minimi al 30/11/2019 €

Aumenti dal 1/12/2019 €

Nuovi minimi dal 1/12/2019 €

1 S 230 2.336,03 35,98 2.372,01
1 200 2.031,31 31,28 2.062,59
2 165 1.675.86 25,81 1.701,67
3A 145 1.472.72 22,68 1.495.40
3 130 1.320,39 20,34 1.340,73
4 120 1.218,80 18,77 1.237,57
5 110 1.117,25 17,21 1.134,46
6 100 1 015,69 15,64 1,031,33


Viaggiatori o piazzisti


 















Liv.

Par

Vecchi minimi al 30/11/2019 €

Aumenti dal 1/12/2019 €

Nuovi minimi dal 1/12/2019 €

I 165 1.675,86 25,81 1.701,67
II 130 1.320,39 20,33 1.340,72


Gli arretrati (6 quote di incremento) verranno così erogati:
a. 2 quote di incremento mensile arretrato in aggiunta alla mensilità di Maggio 2020;
b. 3 quote di incremento mensile arretrato in aggiunta alla mensilità di Giugno 2020;
c. 1 quota di incremento arretrato in aggiunta alla mensilità di Agosto 2020.

CIGO COVID19 anche per i dipendenti regolarizzati a seguito di accesso ispettivo


Il trattamento di cassa integrazione con causale CIGO COVID19 ex articolo 19, D.L. n. 18/2020 (integrato dall’articolo 41, co. 1, del D.L. n. 23/2020), può essere concesso anche in relazione a dipendenti regolarizzati a seguito di accesso ispettivo, a patto che tale regolarizzazione sia avvenuta entro il 17 marzo. A precisarlo è l’Ispettorato nazionale del lavoro con nota 15 maggio 2020, n. 64.


In merito alla richiesta di parere circa la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione con causale CIGO COVID19, disciplinata dall’articolo 19, D.L. n. 18/2020, da parte di aziende oggetto di verbale unico di accertamento per lavoro nero, l’Ispettorato nazionale del lavoro chiarisce quanto segue.
Il citato articolo 19 al comma 1 prevede – come noto – che i datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19”, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 per una durata massima di nove settimane e comunque entro il mese di agosto 2020. Tale possibilità è prevista in relazione ai lavoratori che risultano alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione alla data del 23 febbraio 2020.
Su tale disposizione è, poi, intervenuto il D.L. n. 23 dell’8 aprile 2020 che, all’articolo 41, ha stabilito l’estensione delle disposizioni di cui sopra anche ai lavoratori assunti dal 24 febbraio al 17 marzo 2020.
L’accesso ai trattamenti di integrazione salariale appare quindi essere condizionato alla circostanza che il lavoratore sia stato assunto entro il termine del 17 marzo, termine che potrebbe, tra l’altro, essere oggetto di ulteriore estensione per effetto di nuovi provvedimenti normativi in corso di definizione.


In caso di lavoro irregolare, l’applicazione dell’istituto della diffida prevista dall’art. 13, D. Lgs. n. 124/2020, consente al trasgressore – con alcune eccezioni – di estinguere la violazione, adempiendo agli obblighi cui avrebbe dovuto provvedere ab origine al fine di sanare le irregolarità riscontrate.
Rilevandosi dal quesito prospettato che i lavoratori interessati dell’azienda ispezionata siano stati assunti, anche se ai fini della revoca del provvedimento di sospensione, il 31 gennaio 2020, essendo rispettata la condizione secondo cui il lavoratore debba essere stato assunto entro il 17 marzo 2020, non sembrano sussistere motivi ostativi alla concessione del trattamento della cassa integrazione CIGO COVID-19.

Non c’è connessione tra riconoscimento dell’origine professionale del contagio e responsabilità del datore


In seguito al dibattito sorto sui profili di responsabilità civile e penale per le infezioni da Covid-19 di cui l’Inail abbia accertato l’origine professionale, l’Istituto – con comunicato stampa 15 maggio 2020 – chiarisce che dal riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro non deriva automaticamente una responsabilità del datore di lavoro. Non si possono confondere, infatti, i criteri applicati dall’Inail per il riconoscimento di un indennizzo a un lavoratore infortunato con quelli totalmente diversi che valgono in sede penale e civile, dove l’eventuale responsabilità del datore di lavoro deve essere rigorosamente accertata attraverso la prova del dolo o della colpa.


L’articolo 32 del DL n. 18/2020, convertito con modificazioni in L. n. 27/2020, stabilisce che nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS-CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni INAIL nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro. I predetti eventi infortunistici gravano sulla gestione assicurativa e non sono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico. La disposizione si applica ai datori di lavoro pubblici e privati.
L’Inail, con circolare n. 13/2020, ha precisato che secondo l’indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie (Circolare Inail 23 novembre 1995, n. 74), l’Istituto tutela tali affezioni morbose, inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro: in questi casi, infatti, la causa virulenta è equiparata a quella violenta.
In tale ambito delle affezioni morbose, inquadrate come infortuni sul lavoro, sono ricondotti anche i casi di infezione da nuovo coronavirus occorsi a qualsiasi soggetto assicurato dall’Istituto.
Sono destinatari di tale tutela, quindi (Circolare Inail n. 13/2020):
– i lavoratori dipendenti e assimilati, in presenza dei requisiti soggettivi previsti (decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124);
– nonché lavoratori parasubordinati, sportivi professionisti dipendenti e lavoratori appartenenti all’area dirigenziale come previsto dal decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 e dalle altre norme speciali in tema di obbligo e tutela assicurativa Inail.


Nell’attuale situazione pandemica, l’ambito della tutela riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico. Per tali operatori vige, quindi – stando alla circolare – la presunzione semplice di origine professionale, considerata appunto la elevatissima probabilità che gli operatori sanitari vengano a contatto con il nuovo coronavirus. A una condizione di elevato rischio di contagio possono essere ricondotte anche altre attività lavorative che comportano il costante contatto con il pubblico/l’utenza.


L’articolo 2, co. 6, del DPCM 26 aprile 2020 prevede, altresì, in caso di mancata attuazione dei protocolli di sicurezza che non assicuri adeguati livelli di protezione della salute dei lavoratori, la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.


L’ammissione alla tutela Inail, tuttavia – precisa il comunicato stampa – non ha alcun rilievo in sede penale e civile.
I criteri applicati dall’Istituto per l’erogazione delle prestazioni assicurative ai lavoratori che hanno contratto il virus sono totalmente diversi da quelli previsti in sede penale e civile.
L’ammissione del lavoratore contagiato alle prestazioni assicurative Inail non assume alcun rilievo né per sostenere l’accusa in sede penale, dove vale il principio della presunzione di innocenza e dell’onere della prova a carico del pubblico ministero, né in sede civile, perché ai fini del riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro è sempre necessario l’accertamento della colpa nella determinazione dell’infortunio, come il mancato rispetto della normativa a tutela della salute e della sicurezza.
La molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare nei luoghi di lavoro, che sono oggetto di continui aggiornamenti da parte delle autorità sulla base dell’andamento epidemiologico, rendono peraltro estremamente difficile configurare la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro.


Questo l’orientamento ribadito anche in sede di incontro con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo. Nel corso della riunione si è condiviso l’orientamento, sopra illustrato, secondo cui, dal riconoscimento da parte dell’INAIL di infortunio nei casi di infezione da Covid-19 in occasione di lavoro, non discende automaticamente la responsabilità del datore di lavoro. “Fondamentale per le aziende – ha affermato il Ministro – sarà il rispetto dei principi stabiliti dai protocolli di sicurezza stipulati da parti sociali e Governo. Proprio per fugare tutti i dubbi emersi in questi giorni, i tecnici del Ministero e dell’Istituto sono impegnati nell’elaborazione di un nuovo documento che fornisca più specifici chiarimenti su questo tema“.