Quota di previdenza complementare nel settore alimentare artigiano del Veneto



Prorogata al 31/10/2021 la quota di previdenza complementare prevista dal CIPL 2017 per i dipendenti della regione Veneto del settore alimentare artigianato, settore alimentare non artigianato fino a 15 dipendenti, settore panificazione.


La quota di previdenza complementare è prorogata al 31/10/2021 nelle modalità e con i medesimi valori previsti dal CIRL 2017.

Quota di adesione contrattuale alla previdenza complementare settore alimentare artigiano

Il datore di lavoro, è tenuto a versare mensilmente e per un massimo di 12 mensilità nell’anno civile (1 gennaio-31 dicembre) la somma di € 26 su base mensile per operai, impiegati e quadri (per gli apprendisti la quota è pari a 10 €) quale “quota di adesione contrattuale” ad un Fondo negoziale di previdenza complementare dell’artigianato (di seguito Fondo) prescelto dal lavoratore. NeL caso di lavoratori che non diano indicazione del Fondo saranno applicati i criteri dei lavoratori silenti contenuti nell’accordo interconfederale regionale del 16/12/2016.
La somma destinata alla previdenza complementare sarà versata obbligatoriamente per ogni lavoratore inquadrato come impiegato, quadro, operaio ed apprendista e non è frazionabile su base oraria.
Nel caso di lavoratori part time con orario pari o inferiore al 50% il versamento è convenzionalmente fissato in una quota (€ 13) pari al 50% di quanto previsto per il tempo pieno (per gli apprendisti la quota sarà pari ad € 6,50).
Nel caso di lavoratori part time con orario superiore al 50% sarà versata la medesima quota (€26) prevista per il lavoratore a tempo pieno (per gli apprendisti € 10).
In caso di part time nella modalità PTOS la quota sarà dovuta per intero o al 50% sulla base dell’orario svolto in ciascun mese.

Quota di adesione contrattuale alla previdenza complementare settore panificazione

Il datore di lavoro, è tenuto a versare mensilmente e per un massimo di 12 mensilità nell’anno civile (1 gennaio-31 dicembre) la somma indicata nella tabella esposta di seguito quale “quota di adesione contrattuale” ad un Fondo negoziale di previdenza complementare dell’artigianato (di seguito Fondo) prescelto dal lavoratore.
Nel caso di lavoratori che non diano indicazione del fondo saranno applicati i criteri per i lavoratori silenti previsti dall’accordo interconfederale regionale del 16/12/2016.
La somma destinata alla previdenza complementare sarà versata obbligatoriamente per ogni lavoratore inquadrato come impiegato, quadro ed operaio e non è frazionabile su base oraria . Nel caso di lavoratori part time con orario pari o inferiore al 50% il versamento è fissato convenzionalmente in una quota pari al 50%
In caso di part time nella modalità PTOS la quota sarà dovuta per intero o al 50% sulla base dell’orario svolto in ciascun mese.
Quote mensili versamento previdenza complementare.
 









Gruppo A

Gruppo B

Tutti i livelli Tutti i livelli
€8 mensili € 5 mensili


 

CCNL MISERICORDIE: una tantum a settembre



Spetta, con la retribuzione del mese di settembre, un importo una tantum e l’elemento di garanzia retributiva ai dipendenti del CCNL Misericordie


 


A seguito della sottoscrizione dell’accordo di rinnovo per il triennio 2017 – 2019 del CCNL Misericordie, le parti hanno stabilito l’erogazione dell’una tantum al personale assunto prima dell’1/1/2020 ed ancora in servizio alla data del 4/6/2021 , al quale sarà riconosciuto, un importo a titolo di una tantum pari ad euro 1.200,00 parametrati sulla categoria C3 (come da tabella che segue). L’Una Tantum sarà erogata in quattro tranches da 300,00 euro ciascuna e riparametrata per le altre categorie rispettivamente con le competenze relative ai mesi di:
– luglio 2021
– settembre 2021
– novembre 2021
– gennaio 2022


Singola tranche Una tantum


 



















































CATEGORIA

Fascia 1

Fascia 2

Fascia 3

Fascia 4

Fascia 5

Fascia 6

A 238,00 245,00 252,00 264,00 276,00 288,00
B 252,00 264,00 276,00 288,00 300,00 317,00
C 276,00 288,00 300,00 317,00 336,00 357,00
D 317,00 336,00 357,00 379,00 400,00 433,00
E 336,00 357,00 379,00 400,00 433,00 460,00
F 379,00 400,00 433,00 498,00 552,00 667,00


 


Totale Una tantum senza buoni acquisto


 



















































CATEGORIA

Fascia 1

Fascia 2

Fascia 3

Fascia 4

Fascia 5

Fascia 6

A 952,00 981,00 1.009,00 1.057,00 1.104,00 1.152,00
B 1.009,00 1.057,00 1.104,00 1.152,00 1.200,00 1.266,00
C 1.104,00 1.152,00 1.200,00 1.266,00 1.342,00 1.428,00
D 1.266,00 1.342,00 1.428,00 1.514,00 1.599,00 1.733,00
E 1.342,00 1.428,00 1.514,00 1.599,00 1.733,00 1.837,00
F 1.514,00 1.599,00 1.733,00 1.990,00 2.209,00 2.666,00

Fondo per lo sviluppo delle filiere agricole, pesca e acquacoltura: criteri e modalità di utilizzazione


Stabiliti, dalMinistero delle politiche agricole, alimentari e forestalI, i soggetti beneficiai e criteri per beneficiare degli interventi alle imprese della pesca e dell’acquacoltura che risultino stabilmente operative nel territorio italiano.


SOGGETTI BENEFICIARI
In particolare, possono beneficiare del contributo tutte le imprese di pesca marittima che, alla data del 3 giugno 2021, abbiano in armamento un’imbarcazione da pesca, in forma singola o associata per le quali l’attività di pesca marittima risulta essere l’attività prevalente in termini di reddito.
Possono beneficiare del contributo altresì tutte le imprese del settore dell’acquacoltura, ivi incluse le imprese che utilizzano imbarcazioni ai fini produttivi, iscritte alla V categoria che dispongano, alla data del 1° gennaio 2021, di almeno un’unità produttiva stabilmente operativa sul territorio nazionale e che svolgono l’attività di allevamento degli animali di acquacoltura e per le quali l’attività di acquacoltura risulta essere attività prevalente in termini di reddito.
Possono beneficiare del contributo di euro 1,5 milioni destinati alle regioni e province autonome, le imprese che svolgono l’attività di pesca professionale nelle acque interne, sia in forma autonoma che associata.


CONDIZIONI
La concessione dei contributi è condizionata all’avvio, da parte dei soggetti richiedenti, della rispettiva attività economica, alla data 3 giugno 2021 per le imprese della pesca marittima, da accertarsi, attraverso l’armamento, alla stessa data, dell’imbarcazione da pesca ovvero, alla data del 1° gennaio 2021 per le imprese acquicole, da accertarsi con la verifica dell’intervenuta iscrizione, prima dello stesso termine, presso il registro delle imprese nonché della permanenza di tale requisito alla data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni di cui al presente decreto.La concessione del contributo è subordinata, a pena di inammissibilità, alla presentazione da parte dei soggetti richiedenti
a) domanda di accesso alle procedure di erogazione del contributo;
b) dichiarazione sostitutiva di atto notorio esente da bollo, attestante:
1) di non rientrare nella definizione di impresa in difficoltà;
2) di non aver ricevuto ovvero, qualora ricevuto, di avere restituito un aiuto di Stato dichiarato illegale e incompatibile con decisione della Commissione europea, salvo che lo abbiano rimborsato o depositato in un conto bloccato;
3) limitatamente alle imprese del settore pesca marittima, di disporre dell’imbarcazione risultante in armamento alla data del 3 giugno 2021;
4) limitatamente alle imprese del settore acquacoltura, di essere iscritti come impresa attiva nel registro delle imprese in data antecedente alla data del 1° gennaio 2021 e di risultare in attività alla data della presentazione della domanda di accesso ai contributi di cui al presente decreto;
5) che gli aiuti complessivamente richiesti non superino i 270.000,00 euro per impresa, nel periodo di vigenza delle norme comunitarie
6) che l’attività prevalente risulta essere la pesca professionale ovvero che l’attività prevalente risulta essere l’acquacoltura.


MISURA
I contributi sono concessi nella forma di sovvenzioni dirette nel quadro dei massimali indicati al punto 23.a della comunicazione della Commissione europea C(2020) 1863 del 19 marzo 2020 e sono erogati nei limiti delle risorse disponibili; qualora l’importo totale dei contributi da concedere superi le risorse disponibili, si procederà a ridurre proporzionalmente il contributo spettante per ogni singola impresa.


PROCEDURE PER LA CONCESSIONE PER LE IMPRESE DI PESCA ARMATRICI
Il contributo concesso è riconosciuto a ciascuna impresa richiedente in quota fissa in funzione della stazza dell’imbarcazione misurata in Grosse Tonnage (GT).Il contributo una tantum spettante ad un’impresa armatrice che presenti un’istanza comprendente più imbarcazioni da pesca è pari alla somma dei contributi spettanti per ogni singola imbarcazione da pesca nella rispettiva titolarità ed in armamento alla data del 3 giugno 2021, fino a concorrenza massima di euro 270.000. Ai fini della concessione del contributo, le imprese interessate presentano al Ministero la relativa richiesta, nelle modalità ed entro i termini definiti con provvedimento del direttore della pesca marittima e dell’acquacoltura del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali da emanarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto. A chiusura del termine definito per la presentazione delle istanze, il Ministero – anche attraverso il supporto delle Capitanerie di porto territorialmente competenti – procede all’istruttoria per la liquidazione degli aiuti ed effettuate le opportune verifiche, ricorrendone i presupposti, autorizza l’erogazione dei contributi di spettanza dei beneficiari.


PROCEDURE PER LA CONCESSIONE CONTRIBUTI PER LE IMPRESE DEL SETTORE DELL’ACQUACOLTURA
Le risorse disposte dal decreto in argomento sono ripartite nelle seguenti riserve di destinazione:
a) 85% per le imprese di micro e piccole dimensioni;
b) 10% per le imprese di medie dimensioni;
c) 5% per le imprese di grandi dimensioni.
Il suddetto contributo è riconosciuto nei seguenti importi:
a) euro 500,00 in quota fissa per ciascuna impresa richiedente;
b) una quota variabile da riconoscersi in relazione alle residue risorse disponibili per il presente provvedimento al netto dei contributi erogati, in proporzione diretta al fatturato medio dichiarato dal soggetto richiedente in sede di presentazione della domanda di accesso al sostegno finanziario e determinato quale media aritmetica dei fatturati annui dichiarati all’interno dei bilanci depositati o delle dichiarazioni dei redditi presentate per ciascun esercizio ricompreso nel triennio 2019-2021. Per le imprese che abbiano avviato l’attività successivamente al 1° gennaio 2020 il fatturato medio annuo coincide con il 50% della media del fatturato delle imprese appartenenti alla medesima categoria in cui si colloca il soggetto richiedente.
Il contributo è riconosciuto, per ciascun soggetto beneficiario, entro e non oltre i seguenti massimali.
a) euro 5.000 per le micro imprese;
b) euro 6.000 per le piccole imprese;
c) euro 10.000 per le medie imprese;
d) euro 20.000 per le grandi imprese.


Prorogato l’ERT del CIRL Alimentari Artigianato Veneto



Prorogata al 31/10/2021 la parte economica sull’elemento regionale transitorio (ERT) del CIPL per i dipendenti della regione Veneto del settore alimentare artigianato, settore alimentare non artigianato fino a 15 dipendenti, settore panificazione.


Proroga della parte economica sull’elemento regionale transitorio (ERT) per settore alimentare artigiano e settore panificatori del CIRL 2017.
L’ERT viene prorogata dal 31/3/2021 al 31/10/2021 nelle stesse modalità e con i medesimi valori previsti dal CIRL 2017 e mantiene le caratteristiche indicate in tale accordo.

ERT aziende artigiane settore alimentare

Viene istituito un elemento regionale transitorio (ERT) da corrispondere ad operai, impiegati e quadri, dipendenti delle aziende artigiane settore alimentare, che sarà erogato per le ore effettivamente lavorate nelle misure mensili/orarie sotto indicate in euro. L’ERT sarà erogato anche ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante solo qualora abbiano completato – anche in forza di uno o più contratti conclusi con datori di lavoro diversi ma finalizzati al conseguimento della medesima qualifica contrattuale – il terzo anno di apprendistato. La corresponsione dell’elemento partirà dal 1 mese successivo all’inizio del 4° anno.
 







































Livello

Valore ERT in €

  Mensile Orario
1S 130,00 0,75144
1 104,00 0,60115
2 85,00 0,49132
3/A 73,00 0,42196
3 62,00 0,35838
4 55,00 0,31791
5 48,00 0,27745
6 38,00 0,21965



ERT aziende artigiane settore della panificazione

Viene istituito un elemento regionale transitorio (ERT) da corrispondere ad operai, impiegati e quadri (con esclusione degli apprendisti), dipendenti delle aziende della panificazione, che sarà erogato per le ore effettivamente lavorate nelle misure mensili/orarie sotto indicate in euro. L’ERT sarà erogato anche ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante solo qualora abbiano completato – anche in forza di uno o più contratti conclusi con datori di lavoro diversi ma finalizzati al conseguimento della medesima qualifica contrattuale – il terzo anno di apprendistato. La corresponsione dell’elemento partirà dal 1 mese successivo all’inizio del 4° anno.
 



























Livello

Valore ERT (in €)

  Mensile Orario
A1S 21,20 0,12254
A1 17,70 0,10231
A2 14,80 0,08555
A3 11,30 0,06532
A4 9,40 0,05434



























Livello

Valore ERT (in €)

  Mensile Orario
B1 13,00 0,07514
B2 6,90 0,03988
B3S 5,80 0,03353
B3 5,60 0,03237
B4 4,50 0,02601

In arrivo i nuovi contratti di sviluppo


20 SETT 2021 Introdotta clausola per incentivare le assunzioni di lavoratori da aziende in crisi(MISE – DM 17 settembre 2021

Con il decreto in oggetto il MISE consente alle imprese di presentare, a partire da lunedì 20 settembre, le domande per richiedere gli incentivi previsti dai nuovi Contratti di sviluppo.
La principale novità che viene introdotta nel provvedimento è la clausola voluta per quelle imprese che si impegneranno, nel caso di un incremento occupazionale delle loro attività, ad assumere in via prioritaria i percettori di interventi di sostegno al reddito, disoccupati a seguito di procedure di licenziamento collettivo e lavoratori di aziende coinvolte in tavoli di crisi attivi presso il Ministero.
È disposta, a partire dalle ore 12.00 del giorno 20 settembre 2021, la riapertura dei termini per la presentazione delle domande di agevolazione a valere sul Contratto di sviluppo per i quali era stata disposta la chiusura.
Le domande di agevolazioni dovranno essere presentate all’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. – Invitalia, a pena di invalidità, secondo le modalità ed i modelli indicati nell’apposita sezione dedicata ai Contratti di sviluppo del sito internet dell’Agenzia medesima (www.invitalia.it).
Ai fini della sottoscrizione di un Accordo di programma, o di un Accordo di sviluppo di cui all’articolo 9-bis del medesimo decreto, i soggetti beneficiari, nel caso in cui sia previsto un incremento occupazionale, si impegnano a procedere prioritariamente, nell’ambito del rispettivo fabbisogno di addetti, e previa verifica dei requisiti professionali, all’assunzione dei lavoratori che risultino percettori di interventi a sostegno del reddito, ovvero risultino disoccupati a seguito di procedure di licenziamento collettivo, ovvero dei lavoratori delle aziende del territorio di riferimento coinvolte da tavoli di crisi attivi presso il Ministero dello sviluppo economico.
Ai fini dell’apprezzamento del requisito connesso al significativo impatto occupazionale previsto per la sottoscrizione di un Accordo di sviluppo, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. – Invitalia, valuta anche la possibile capacità del programma di sviluppo proposto di consentire la salvaguardia dei lavoratori di aziende del territorio di riferimento coinvolte da tavoli di crisi attivi presso il Ministero dello sviluppo economico. La predetta valutazione può essere effettuata per le nuove istanze di Accordo di sviluppo e per le istanze per le quali non sono già state trasmesse le valutazioni istruttorie di competenza.


Conversione DL 103/2021: ricollocazione professionale e accordi di riallineamento


Pubblicata la Legge 16 settembre 2021, n. 125, di conversione del DL 103/2021, contenente, tra l’altro, disposizioni urgenti per la tutela del lavoro.


Il nuovo articolo 3-bis (Servizi di outplacement per la ricollocazione professionale) dispone, per il 2021, al fine di permettere l’accesso ai servizi di outplacement per la ricollocazione professionale (art. 2, co. 1, lettera d), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276), lo stanziamento di nuove risorse destinate all’attivazione di servizi per la ricollocazione professionale dei lavoratori dipendenti di aziende che siano state poste in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria o dei lavoratori che siano stati collocati in cassa integrazione guadagni per cessazione dell’attività (art. 44 del DL 28 settembre 2018, n. 109, convertito, con modificazioni, dalla L. 16 novembre 2018, n. 130). Con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate le necessarie disposizioni applicative.

Ai sensi del novellato articolo 3-ter, l’articolo 10 della Legge 29 ottobre 2016, n. 199, si interpreta nel senso che, in relazione alla rappresentatività datoriale, il requisito della sottoscrizione con le stesse parti degli accordi aziendali di recepimento dei programmi di riallineamento si intende soddisfatto anche qualora tali accordi aziendali siano sottoscritti dalla sola associazione imprenditoriale cui è iscritta l’azienda interessata e firmataria dell’accordo provinciale di riallineamento.
La procedura di adesione ai programmi di riallineamento deve essere interpretata nel senso che gli accordi aziendali, comunque sottoscritti entro il termine del 17 ottobre 2001, nei quali le parti hanno convenuto di aderire al programma di riallineamento previsto dagli accordi provinciali con gradualità e per il periodo in essi previsto, possono stabilire inizialmente anche un periodo parziale di riallineamento retributivo e possono essere successivamente integrati, in tutto o in parte, per la prosecuzione del riallineamento retributivo, da accordi sottoscritti anche oltre la suddetta data, purché tali accordi siano sottoscritti in data comunque antecedente a quella di entrata in vigore della legge di conversione in parola (19 settembre 2021).
Il regime sanzionatorio deve intendersi applicato esclusivamente ad eventuali periodi non coperti da accordi aziendali di recepimento.

Rinnovo per i familiari dei lavoratori iscritti al Fondo Sanilog

 


Pubblicata la Circolare del Fondo Sanilog relativa al rinnovo o nuova adesione della copertura di assistenza sanitaria integrativa per i familiari dei lavoratori iscritti.

Il fondo informa che a partire dal 27 settembre fino al 3 dicembre 2021 sarà possibile rinnovare la copertura di assistenza sanitaria integrativa per l’anno 2022 al nucleo familiare già iscritto nel 2021 ovvero procedere ad una prima iscrizione del nucleo familiare per l’anno 2022 (decorrenza della copertura dal 1° gennaio 2022).
Per il nucleo familiare già iscritto nell’anno 2021, si ricorda che è necessario procedere esplicitamente al rinnovo della copertura per l’anno 2022 collegandosi all’interno della propria Area riservata del sito www.sanilog.info.
In assenza di rinnovo la polizza scadrà automaticamente il 31/12/2021; si ricorda a tal proposito che, qualora l’iscritto decida di non rinnovare l’iscrizione del proprio nucleo familiare per il 2022, potrà procedere ad una nuova inclusione in copertura soltanto per un’ulteriore volta e dopo che siano passati almeno due anni dalla data di uscita dalla copertura.
Diversamente, l’iscritto che si accinge per la prima volta ad attivare la copertura di assistenza sanitaria per il proprio nucleo familiare può farlo da lunedì 27 settembre fino a venerdì 03 dicembre 2021. Si ricorda che l’iscrizione è volontaria e può essere attivata dal dipendente che risulti correttamente iscritto al Fondo alla data del 27 settembre 2021; si ricorda altresì che l’iscrizione deve riguardare obbligatoriamente l’intero nucleo familiare ad eccezione di familiari già coperti da altro Fondo/Ente di Assistenza sanitaria integrativa. La copertura, anche in questo caso, decorrerà dal 1° gennaio 2022.
Il contributo annuo per l’assistenza sanitaria integrativa del nucleo familiare – sia per un rinnovo copertura che per una nuova iscrizione – deve essere versato per intero dall’iscritto entro il 03 dicembre 2021 ed è pari a:
– € 145 per coniuge / convivente “more uxorio”;
– € 125 per ciascun figlio.
Il contributo annuo dovrà essere pagato tramite il bollettino Mav generato a conclusione della conferma del nucleo familiare presso:
– un ufficio postale/ qualunque sportello bancario;
– on line attraverso il proprio remote banking.
I familiari dei dipendenti per i quali sarà effettuata l’iscrizione beneficeranno delle prestazioni sanitarie integrative dal 1° gennaio 2022 fino al 31 dicembre 2022; a tale data la polizza scadrà automaticamente a meno che il lavoratore non proceda esplicitamente al rinnovo della polizza per l’anno 2023 con le tempistiche e le modalità che saranno comunicate dal Fondo.
Si ricorda che sono considerati familiari del lavoratore iscritto:
– coniuge;
– convivente “more uxorio”;
– figli conviventi fiscalmente e non fiscalmente a carico.
L’attestazione del nucleo familiare è comprovata dal certificato di stato di famiglia ovvero da una autocertificazione da sottoscrivere durante la compilazione delle schede anagrafiche componenti il nucleo

Agricoltura Impiegati di Sondrio: tabelle salari vigenti



Si riporta la tabella paga Impiegati Agricoli in vigore nella provincia di Sondrio dall’1/7/2021, aggiornata con l’aumento del 2% previsto dall’accordo di rinnovo del CCNL del 7/7/2021


Salari Impiegati Agricoli dall’1/7/2021 (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)






































Categoria

Totale stipendio contrattuale mensile

Aumento dal 1/7/2021 del 2%

Totale stipendio contrattuale

Quadri 2.172,92 43,4584 2.216,38
2.083,43 41,6686 2.125,10
1.870,91 37,4182 1.908,33
1.690,34 33,8068 1.724,15
1.557,82 31,1564 1.588,98
1.472,92 29,4584 1.502,38
1.387,06 27,7412 1.414,80


– Indennità di funzione quadri € 100,00


Una tantum (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)
Ai dipendenti in forza alla data di rinnovo del presente contratto, e il cui rapporto di lavoro sia iniziato anteriormente all’1/1/2021, è riconosciuto un importo lordo di euro 225,00 (duecentoventicinque/00) a titolo di una tantum per gli impiegati di Ili categoria, riparametrato come segue:
























Categoria

Una tantum – importo lordo

Quadri 280,00
Impiegati I categoria 264,00
Impiegati II categoria 240,00
Impiegati III categoria 225,00
Impiegati IV categoria 210,00
Impiegati V categoria 200,00
Impiegati Vi categoria 190,00


Gli importi di cui sopra dovranno essere corrisposti a titolo di una tantum con la mensilità relativa a ottobre 2021 e non saranno considerati utili ai fini dei vari istituti contrattuali e nella determinazione del T.F.R.
L’importo una tantum sarà riproporzionato per il personale part-time in relazione alla ridotta prestazione lavorativa.

Sicurezza lavoro pubblico e privato: obbligo del Green Pass


Approvato il decreto-legge che introduce misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Comunicato 16 settembre 2021, n. 36).

Di seguito le principali previsioni per il settore lavoro:

Lavoro privato:
– sono tenuti a possedere e a esibire su richiesta i Certificati Verdi coloro che svolgano attività lavorativa nel settore privato;
– il possesso e l’esibizione, su richiesta, del Certificato Verde sono richiesti per accedere ai luoghi di lavoro;
– sono i datori di lavoro a dover assicurare il rispetto delle prescrizioni. Entro il 15 ottobre devono definire le modalità per l’organizzazione delle verifiche. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. I datori di lavoro inoltre individuano i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni;
– il decreto prevede che il personale ha l’obbligo del Green Pass e, se comunica di non averlo o ne risulti privo al momento dell’accesso al luogo di lavoro, è considerato assente senza diritto alla retribuzione fino alla presentazione del Certificato Verde. Non ci sono conseguenze disciplinari e si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. È prevista la sanzione pecuniaria da 600 a 1500 euro per i lavoratori che abbiano avuto accesso violando l’obbligo di Green Pass. Per le aziende con meno di 15 dipendenti, è prevista una disciplina volta a consentire al datore di lavoro a sostituire temporaneamente il lavoratore privo di Certificato Verde.


Lavoro pubblico:


– è tenuto a essere in possesso dei Certificati Verdi il personale delle Amministrazioni pubbliche. L’obbligo riguarda inoltre il personale di Autorità indipendenti, Consob, Covip, Banca d’Italia, enti pubblici economici e organi di rilevanza costituzionale. Il vincolo vale anche per i titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice.Inoltre l’obbligo è esteso ai soggetti, anche esterni, che svolgono a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o formativa presso le pubbliche amministrazioni;


– il possesso e l’esibizione, su richiesta, del Certificato Verde sono richiesti per accedere ai luoghi di lavoro delle strutture prima elencate;
– sono i datori di lavoro a dover verificare il rispetto delle prescrizioni. Entro il 15 ottobre devono definire le modalità per l’organizzazione delle verifiche. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. I datori di lavoro inoltre individuano i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni;
– il personale che ha l’obbligo del Green Pass, se comunica di non averlo o ne risulti privo al momento dell’accesso al luogo di lavoro, è considerato assente ingiustificato fino alla presentazione della Certificazione Verde; dopo cinque giorni di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso. La retribuzione non è dovuta dal primo giorno di assenza. Non ci sono conseguenze disciplinari e si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per coloro che sono colti senza la Certificazione sul luogo di lavoro è prevista la sanzione pecuniaria da 600 a 1500 euro e restano ferme le conseguenze disciplinari previste dai diversi ordinamenti di appartenenza;
– l’obbligo di Green Pass vale anche per i soggetti titolari di cariche elettive e di cariche istituzionali di vertice. Gli organi costituzionali adeguano il proprio ordinamento alle nuove disposizioni sull’impiego delle Certificazioni Verdi.

Tra le altre misure, il decreto, inoltre, prevede l’obbligo per le farmacie di somministrare i test antigenici rapidi applicando i prezzi definiti nel protocollo d’intesa siglato dal Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19, d’intesa con il Ministro della salute. L’obbligo vale per le farmacie che hanno i requisiti prescritti. Le nuove norme prevedono inoltre la gratuità dei tamponi per coloro che sono stati esentati dalla vaccinazione.
Il personale amministrativo e i magistrati, per l’accesso agli uffici giudiziari, devono possedere ed esibire le Certificazioni Verdi. Al fine di consentire il pieno svolgimento dei procedimenti, l’obbligo non si estende ad avvocati e altri difensori, consulenti, periti e altri ausiliari del magistrato estranei all’amministrazione della Giustizia, testimoni e parti del processo.
Entro il 30 settembre, in ragione dell’estensione dell’obbligo di Green Pass e dell’andamento della campagna vaccinale, il Cts esprime un parere relativo alle condizioni di distanziamento, capienza e protezione nei luoghi nei quali si svolgono attività culturali, sportive, sociali e ricreative. La rivalutazione sarà propedeutica all’adozione degli successivi provvedimenti.
Il provvedimento interviene, vista la grave crisi che continua ad attraversare il settore sportivo a causa dell’emergenza pandemica, anche sul settore sportivo. In particolare:
-a sostegno della maternità delle atlete non professioniste;
-a garanzia del diritto all’esercizio della pratica sportiva quale insopprimibile forma di svolgimento della personalità del minore;
-a incentivare l’avviamento all’esercizio della pratica sportiva delle persone disabili mediante l’uso di ausili per lo sport.
Inoltre le risorse potranno essere destinate ad assicurare un ulteriore sostegno all’attività sportiva di base, anche attraverso finanziamenti a fondo perduto da attribuire alle associazioni e società sportive dilettantistiche.


Licenziamento, illegittimità e riconoscimento dell’indennità di disoccupazione

Con Sentenza n. 24950/2021, la Corte di Cassazione ha ribadito il principio che in caso di licenziamento, elemento ostativo alla percezione dell’indennità di disoccupazione è da ravvisarsi nell’effettiva ricostituzione del rapporto di lavoro, nei suoi aspetti giuridici ed economici, in conformità alla ratio dell’istituto.

Fatti di causa

Nel caso di specie, la Cassazione è intervenuta confermando la decisione della Corte di Appello di Torino, che si era espressa a favore del lavoratore licenziato e in attesa di reintegra, riconoscendogli per il periodo in cui era rimasto disoccupato, l’indennità di disoccupazione, che invece veniva contestata dall’Inps.
La Corte di Appello, aveva affermato che, pur essendo pacifico che la pronuncia di illegittimità del licenziamento avesse natura costitutiva comportante la non interruzione del rapporto e che una volta dichiarato illegittimo il licenziamento l’Istituto potesse chiedere la restituzione dell’indennità di disoccupazione, il recupero delle somme era, tuttavia, collegato all’avvenuto effettivo ripristino del rapporto per effetto della reintegra, della condanna al pagamento delle retribuzioni dovute e del versamento dell’indennità ex art. 18 c.4° L. n.300/1970, che copre il periodo dall’illegittimo licenziamento alla reintegra effettiva, con conseguente venire meno dello stato di disoccupazione.
La Corte ha osservato che, nella fattispecie, la sentenza di reintegra non era stata eseguita e, dunque, l’indennità di disoccupazione era stata legittimamente percepita con la conseguenza che non era fondata la richiesta di ripetizione proposta dall’Inps.

Ragioni della decisione



La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame n. 24950/2021, ha pertanto confermato la suddetta argomentazione e ha dichiarato infondato il ricorso presentato dall’Inps, dando continuità ai principi già affermati in relazione a fattispecie analoghe (cfr Cass. n. 28295/2019 e n 17793/2020), rilevando tra l’altro nei precedenti citati:

– che “la domanda per ottenere il trattamento di disoccupazione non presuppone neppure la definitività del licenziamento e non è incompatibile con la volontà di impugnarlo, mentre l’effetto estintivo del rapporto di lavoro, derivante dell’atto di recesso, determina comunque lo stato di disoccupazione che rappresenta il fatto costitutivo del diritto alla prestazione, e sul quale non incide la contestazione in sede giudiziale della legittimità del licenziamento” (v. anche Cass. 11.6.1998 n. 5850, Cass. n. 4040 del 27/06/1980);
– che ” solo una volta dichiarato illegittimo il licenziamento e ripristinato il rapporto per effetto della reintegrazione le indennità di disoccupazione potranno e dovranno essere chieste in restituzione dall’Istituto previdenziale, essendone venuti meno i presupposti, così non potendo, peraltro, le stesse essere detratte dalle somme cui il datore di lavoro è stato condannato ai sensi della L. n. 300 del 1970, art. 18 (v. Cass. 15.5.2000 n. 6265, Cass. 16.3.2002 n. 3904, Cass. n. 9109 del 17/04/2007, Cass. n. 9418 del 20/4./2007)”;
– che neppure rileva in senso ostativo alla percezione dell’indennità in discussione un’eventuale inerzia del lavoratore nel portare ad esecuzione una sentenza favorevole. Difetta allo scopo un’esplicita previsione di legge tale da escludere in tale ipotesi la ricorrenza dell’evento protetto, né sarebbe conferente il richiamo all’ad. 1227 c.c., che concerne i criteri di liquidazione del danno, mentre qui si discute del fatto genetico d’una prestazione assistenziale prevista per legge. Non vi è luogo, dunque, ad indagare (con tutte le difficoltà che ciò comporterebbe) circa le ragioni e l’imputabilità o meno di tale eventuale inerzia, collegate anche ad una sempre difficile prognosi circa l’esito positivo delle necessarie iniziative, giudiziali e stragiudiziali”;
– che” non può ritenersi idonea ad escludere l’indennità di disoccupazione la mera ricostituzione de iure del rapporto, sia pure con sentenza esecutiva, essendo necessario per garantire l’effettività della tutela che a detta reintegra sia data effettiva attuazione, con la realizzazione di una situazione de facto tale da escludere la sussistenza della situazione di disoccupazione protetta ex lege”.

Per la Corte Suprema, deve dunque affermarsi, in applicazione di tali principi, che elemento ostativo alla percezione dell’indennità di disoccupazione è da ravvisarsi nell’effettiva ricostituzione del rapporto, nei suoi aspetti giuridici ed economici, in conformità alla ratio dell’istituto. In sostanza essa va restituita se nel medesimo periodo il lavoratore ha percepito la retribuzione.