Causale contributo per E.BI.NA.S.P e EBIGEST


Istituzione delle causali contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Settore Privato “E.BI.NA.S.P.” e dell’Ente Bilaterale Generale della Sicurezza e del Terziario “EBIGEST” (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzioni 19 aprile 2018, nn. 29/E e 30/E)


 


Con la convenzione del 20 dicembre 2017 sottoscritta tra l’INPS e l’Ente Bilaterale Nazionale Settore Privato “E.BI.NA.S.P.” è stato affidato all’INPS il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale. L’INPS ha chiesto l’istituzione della causale contributo per la riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Settore Privato “E.BI.NA.S.P.”.
A tal fine, si istituisce la seguente causale contributo:
– “EBSP” denominata “Ente Bilaterale Nazionale Settore Privato – E.BI.NA.S.P.”
Con la convenzione, invece, del 13 marzo 2018 sottoscritta tra l’INPS e l’Ente Bilaterale Generale della Sicurezza e del Terziario “EBIGEST” è stato affidato all’INPS il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale. L’INPS ha chiesto l’istituzione della causale contributo per la riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale Generale della Sicurezza e del Terziario “EBIGEST”.


A tal fine, si istituisce la seguente causale contributo:
– “EBIG” denominata “Ente Bilaterale Generale della Sicurezza e del Terziario – “EBIGEST”


No allo scioglimento della riserva CCNL Quotidiani ed Agenzie


20 apr 2018 Le Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL e UILCOM-UIL,hanno comunicato che non è stata approvata l’Ipotesi di Accordo del 19/2/2018 di rinnovo CCNL dei Quotidiani ed Agenzie.

Sulla base dei risultati dei verbali di consultazione sull’Ipotesi di Accordo di rinnovo del CCNL dei Quotidiani ed Agenzie siglata lo scordo 19 febbraio, non è stata approvata e, pertanto, non si è avuto lo scioglimento della riserva nei confronti della parte datoriale rappresentata dalla Fieg e Asig.

CCNL ENTI LIRICI: accordi contratti a termine e trattamento di malattia


Siglati il 1/3/2018, tra l’ANFOLS e la SLC-CGIL, la FISTEL-CISL, la UILCOM-UIL, la FIALS-CISAL, gli accordi in merito ai contratti a termine ed al trattamento in caso di malattia e infortunio non sul lavoro nel comparto degli Enti Lirici.

Contratti a termine


Per il personale amministrativo delle Fondazioni liriche sinfoniche nei periodi di stacco da un contratto all’altro si applicano le disposizioni di legge.
A fronte del permanere delle esigenze organizzative/produttive non risolvibili con assunzioni a tempo indeterminato a causa dei limiti vincolanti di ordine legislativo si conviene, per:
– il solo personale amministrativo;
– già in servizio e con un’anzianità prossima, continuativa o frazionata, ai 72 mesi di poter elevare la durata del contratto o della serie di contratti fino al 31/12/2019 data dopo la quale è prevista la discussione di tutti gli istituti contrattuali in materia di mercato del lavoro per il rinnovo del CCNL.
La disciplina per il personale artistico e tecnico rimane regolata dalla specialità prevista dalla legislazione vigente.


Il presente accordo entrerà in vigore alla firma e scadrà il 31/12/2019.


Trattamento in caso di malattia e infortunio non sul lavoro


L’assenza per malattia od infortunio non sul lavoro deve essere immediatamente comunicata, salvo caso di impedimento, per permettere al datore di lavoro di compiere gli atti amministrativi o le eventuali sostituzioni commesse. Inoltre, la stessa deve essere giustificata, comunicando il numero di protocollo del certificato medico telematico, secondo quanto previsto dalle norme sul pubblico impiego.
La Fondazione può effettuare il controllo delle assenze per malattia od infortunio non sul lavoro del lavoratore.
La Fondazione ha inoltre facoltà di far controllare l’idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblico o dal medico competente.
Il lavoratore assente per malattia od infortunio non sul lavoro è tenuto, fin dal primo giorno e per l’intero periodo di assenza, a trovarsi nel domicilio comunicato dalla Fondazione nelle fasce orarie stabilite dalla legge, per consentire il controllo dell’incapacità lavorativa, anche in giornata festiva o di riposo settimanale.
Per il periodo di vigenza di tale norma trovano applicazione le fasce di reperibilità previste per il pubblico impiego.
Il lavoratore che, salvo eventuali e comprovate necessità di assentarsi dal proprio domicilio per visite, prestazioni o accertamenti specialistici o per altre cause di forza maggiore, non sia reperito al domicilio durante le suddette fasce orarie, incorre nella perdita del trattamento economico contrattuale di malattia ed infortunio non sul lavoro. Il lavoratore non presente all’atto della visita di controllo nelle ore di reperibilità è considerato assente ingiustificato.
Fermo restando quanto previsto ai precedenti commi, il lavoratore il quale ha notificato la propria assenza per malattia od infortunio non sul lavoro non può lasciare il proprio domicilio senza averne data preventiva comunicazione alla Fondazione.
Il periodo massimo di assenza per malattia è pari a 36 mesi di cui:
– 18 mesi (corrispondenti a 548 gg frazionati o continuativi), nell’arco temporale di tre anni (corrispondenti a 1095 gg), con diritto alla conservazione del posto di lavoro e retribuiti come di seguito descritto:
   – 100% della retribuzione per i primi 9 mesi (273 gg frazionati o continuativi)
   – 90% della retribuzione per i successivi 3 mesi (92 gg frazionati o continuativi)
   – 50% della retribuzione per i successivi 6 mesi (183 gg frazionati o continuativi)
Ulteriori 18 mesi, su richiesta del lavoratore, senza corresponsione della retribuzione.
Nel caso di malattie particolarmente gravi e che colpiscono pesantemente il lavoratore quali: malattie oncologiche, SLA o gravi malattie neurodegenerative progressive croniche, emodialisi, interventi di trapianto di organo e successive riabilitazioni, sindrome da immunodeficienza acquisita, il periodo di comporto è raddoppiato. Conseguentemente anche la durata del trattamento economico nel tempo è raddoppiata.
Ai primi dieci giorni di malattia verrà applicata la riduzione prevista dalla legge.
Per trattamento fondamentale si intendono le seguenti voci: minimo, contingenza, scatti di anzianità, EDR nazionale e EAM.
Qualora l’assenza per malattia abbia a protrarsi oltre i periodi suindicati la Fondazione ha facoltà di risolvere il rapporto di lavoro corrispondendo al lavoratore, l’indennità sostitutiva del preavviso.
Qualora la prosecuzione della malattia oltre i termini suddetti non consenta al lavoratore di riprendere il servizio, il lavoratore stesso potrà chiedere la risoluzione del rapporto di lavoro con diritto, oltre al trattamento di fine rapporto, alla indennità sostitutiva del preavviso. Ove ciò non avvenga e la Fondazione non proceda al licenziamento del lavoratore il rapporto rimane sospeso salva la decorrenza dell’anzianità agli effetti del preavviso.
Scaduti i termini massimi indicati potrà essere concessa al lavoratore ammalato la sospensione del rapporto di lavoro per un periodo massimo di dodici mesi. In tale caso questo ulteriore periodo di assenza non sarà retribuito e ritenuto utile ai fini del trattamento di fine rapporto né ad alcun effetto contrattuale.
La malattia che abbia inizio nel periodo di preavviso dà diritto al relativo trattamento fino alla scadenza del preavviso stesso.
Al lavoratore assunto con contratto di lavoro a tempo determinato il trattamento di malattia sarà applicato al massimo fino alla scadenza del contratto.
In caso di assenza per infortunio non sul lavoro il lavoratore avrà diritto al trattamento di malattia.

IVASS, in arrivo le regole evolutive della classe di merito di conversione universale


L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni con provvedimento 16 aprile 2018, n. 72 ha stabilito i criteri di assegnazione e le regole evolutive della classe di merito di conversione universale (classe di CU) e di continuità della storia assicurativa. Il Provvedimento in oggetto entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

In caso di prima immatricolazione del veicolo, di voltura al PRA, di prima registrazione nell’Archivio Nazionale dei Veicoli, al contratto si applica la classe di CU 14.
Nel caso di veicoli già assicurati il contratto è assegnato alla classe di CU indicata nell’attestazione sullo stato del rischio.
Per le annualità successive a quella di acquisizione del rischio, nell’attestazione sullo stato del rischio è indicata sia la classe di merito interna, ove prevista dalle singole imprese, sia la classe di CU.
Ciascuna impresa prevede una specifica tabella di corrispondenza, da utilizzare al momento dell’assunzione del rischio, per convertire la classe di CU, indicata nell’attestazione sullo stato del rischio, nella classe di merito interna determinata dall’impresa anche attraverso l’individuazione di altri parametri autonomamente assunti.
La tabella deve essere disponibile all’interno dei locali degli intermediari che operano su mandato delle compagnie (agenti e propri collaboratori) o in forza di un accordo sottoscritto con l’impresa (broker) e sul sito internet dell’impresa con separata evidenza rispetto alla tabella allegata alle condizioni di polizza.
I criteri evolutivi inerenti alle classi di merito interne delle imprese non incidono sull’evoluzione delle classi di CU.
L’attestato di rischio conserva validità per un periodo di cinque anni a decorrere dalla scadenza del contratto al quale tale attestato si riferisce. Decorsi 15 giorni dalla scadenza del contratto, l’utilizzo dell’attestazione è subordinato alla presentazione di una dichiarazione sottoscritta dal contraente o dal proprietario del veicolo, riferita al periodo successivo alla scadenza del contratto al quale l’attestato si riferisce, che attesti la mancata circolazione ovvero la stipula di una polizza di durata temporanea.
Per polizza di durata temporanea si intende il contratto di assicurazione R.C. auto stipulato per un periodo di copertura inferiore all’anno, ovvero che, pur stipulato con durata annuale, abbia avuto una durata inferiore a quella convenuta qualunque ne sia la causa.
Qualora, successivamente alla stipula della polizza di durata temporanea, venga sottoscritta una copertura annuale o di anno più frazione, i sinistri con responsabilità che abbiano interessato le polizze, comunicati alla Banca dati degli Attestati di Rischio, saranno riportati nell’attestato di rischio rilasciato dall’impresa che per prima assumerà il rischio con la polizza di durata annuale, ai fini dell’attribuzione della classe di CU.
Il contratto è assegnato alla classe di CU 18 qualora non venga esibita la carta/certificato di circolazione, il foglio complementare/certificato di proprietà, ovvero l’appendice di cessione del contratto.
Le seguenti regole specifiche disciplinano i casi di mantenimento della classe di CU e della relativa “Tabella di sinistrosità pregressa” contenuta nell’attestato di rischio, fra veicoli appartenenti alla stessa categoria secondo la seguente classificazione:
a) per i casi di veicoli già assicurati all’estero, il contraente consegna una dichiarazione, rilasciata dall’assicuratore estero che consenta l’individuazione della classe di CU da applicare al contratto, sulla base della sinistrosità pregressa, secondo i criteri di cui alla Tabella 1, considerando la 14ª quale classe d’ingresso. Detta dichiarazione si considera, a tutti gli effetti, attestazione sullo stato del rischio.
In caso di mancata consegna della dichiarazione il contratto è assegnato alla classe di CU 14;
b) in caso di mutamento della titolarità di un veicolo che comporti il passaggio da una pluralità di proprietari ad uno o più di essi, a quest’ultimo/i è attribuita la classe di CU maturata su tale veicolo anche quando lo stesso venga sostituito da altro veicolo. Gli altri soggetti già cointestatari possono conservare la classe di CU maturata sul veicolo ora intestato ad uno o più di essi, su un altro veicolo di proprietà o acquisito successivamente, ed avvalersene in sede di rinnovo o di stipula di un nuovo contratto;
c) nel caso di trasferimento di proprietà di un veicolo tra persone coniugate, unite civilmente o conviventi di fatto, all’acquirente è attribuita la classe di CU già maturata sul veicolo trasferito. Il cedente la proprietà può conservare la classe di CU maturata sul veicolo ceduto su altro veicolo di sua proprietà o acquisito successivamente ed avvalersene in sede di rinnovo o di stipula di un nuovo contratto;
d) qualora sia stata trasferita su altro veicolo di proprietà dello stesso soggetto la classe di CU attribuita ad un veicolo consegnato in conto vendita e quest’ultimo risulti invenduto, ovvero sia stata trasferita su altro veicolo la classe di CU già maturata su un veicolo oggetto di furto con successivo ritrovamento, al veicolo invenduto o oggetto di successivo ritrovamento è attribuita la classe di CU precedente alla perdita di possesso;
e) nel caso in cui il proprietario di un veicolo dimostri, con riferimento ad altro e precedente veicolo di sua proprietà, di trovarsi in una delle seguenti circostanze intervenute in data successiva al rilascio dell’attestazione sullo stato di rischio, ma entro il periodo di validità della stessa: vendita; demolizione; furto di cui sia esibita denuncia; certificazione di cessazione della circolazione; definitiva esportazione all’estero; consegna in conto vendita, al nuovo veicolo dallo stesso acquistato è attribuita la medesima classe di CU del precedente veicolo.


La medesima disposizione è applicata anche nel caso in cui il nuovo veicolo da assicurare sia acquisito in leasing operativo o finanziario, o in noleggio a lungo termine, comunque non inferiore a dodici mesi. In tale ipotesi la classe di CU maturata sul veicolo alienato è riconosciuta al locatario purché le sue generalità siano state registrate, quale intestatario temporaneo del veicolo da almeno 12 mesi;
f) nel caso in cui un veicolo in leasing operativo o finanziario, o in noleggio a lungo termine – comunque non inferiore a dodici mesi – sia acquistato da soggetto utilizzatore, la classe di CU maturata è riconosciuta allo stesso purché le sue generalità siano state registrate, quale intestatario temporaneo del veicolo da almeno 12 mesi. Qualora l’utilizzatore, quando ne cessi l’utilizzo, non acquisti il veicolo locato in leasing o noleggiato, la classe di CU è riconosciuta su altro veicolo dallo stesso acquistato.
Tale disciplina si applica ai contratti di leasing o di noleggio stipulati successivamente all’entrata in vigore del presente Provvedimento;
g) nel caso di veicolo intestato a soggetto portatore di handicap, la classe di CU maturata sul veicolo è riconosciuta, per i nuovi veicoli acquistati, anche a coloro che hanno abitualmente condotto il veicolo stesso, purché le generalità degli stessi siano state registrate da almeno 12 mesi;
h) qualora la proprietà del veicolo assicurato venga trasferita a seguito di successione mortis causa, la classe di CU maturata sul veicolo è attribuita a coloro, conviventi con il de cuius al momento della morte, che abbiano acquisito la proprietà del veicolo stesso a titolo ereditario.
Se l’erede, già convivente con il de cuius, o un suo familiare convivente, è proprietario di altro veicolo assicurato, il veicolo acquisito a titolo ereditario può fruire della stessa classe di CU del veicolo di preesistente proprietà. In tal caso, a richiesta del contraente, l’impresa assicurativa che presta la garanzia sul veicolo caduto in successione, è tenuta ad assegnare a tale veicolo la nuova classe di CU;
i) nel caso di trasferimento di proprietà del veicolo assicurato con cessione del contratto di assicurazione, il cessionario ha diritto a mantenere la classe di CU, risultante dall’ultimo attestato di rischio maturato, sino alla scadenza del contratto ceduto ed il nuovo contratto relativo al veicolo va assegnato alla classe di CU 14, salvo quanto previsto dal cd. “decreto Bersani”; il cedente ha diritto a mantenere la classe di CU per il periodo di validità dell’attestato;
j) qualora il precedente contratto sia stato stipulato presso un’impresa alla quale sia stata vietata l’assunzione di nuovi affari o sia stata posta in liquidazione coatta amministrativa e l’attestato di rischio non sia presente nella Banca dati degli Attestati di Rischio, il nuovo contratto è assegnato alla classe di CU di pertinenza sulla base di una dichiarazione sostitutiva di attestato rilasciata dall’impresa o dal commissario liquidatore su richiesta del contraente. In mancanza della predetta dichiarazione sostitutiva si applicano le disposizioni di cui all’art. 9 del Regolamento IVASS n. 9/2015;
k) nel caso di trasferimento di proprietà del veicolo dalla ditta individuale alla persona fisica e dalla società di persone al socio con responsabilità illimitata e viceversa, gli acquirenti hanno diritto alla conservazione della classe di CU;
l) qualora una società di persone o capitali sia proprietaria del veicolo, la trasformazione, la fusione, la scissione societaria o la cessione di ramo d’azienda determinano il trasferimento della classe di CU in capo alla persona giuridica che ne abbia acquisito civilisticamente la proprietà;
m) nel caso di mutamento della classificazione del veicolo assicurato lo stesso mantiene la classe di CU già maturata.
La sinistrosità pregressa non viene conservata nei casi di attribuzione della classe di CU.


Lavoratori in NASPI iscritti al Fondo Mètasalute

Forniti chiarimenti per la gestione delle anagrafiche dei lavoratori metalmeccanici in NASPI al Fondo Sanitario Metasalute

Per la gestione delle anagrafiche dei lavoratori in NASPI, nell’Area Riservata Azienda è stata inserita la sezione “NASPI”. La procedura di inserimento è illustrata nell’apposito manuale consultabile sul sito www.fondometasalute.it.
Relativamente all’adeguamento dei dati aziendali, al fine di predisporre la piattaforma alla corretta e completa acquisizione dei modelli F24 ed Uniemens, è necessario inserire, in corrispondenza della sede la matricola INPS dell’azienda.
Dal 18 aprile il Fondo abiliterà in piattaforma la procedura per consentire alle aziende di trasferire i lavoratori da sede a sede in base alle seguenti casistiche attualmente presenti in piattaforma e le relative istruzioni per poter effettuare le modifiche richieste.
1) L’azienda ha una sola matricola INPS ed una sola sede: se non l’ha già fatto, deve inserire la matricola INPS nell’unica sede.
2) L’azienda ha più matricole INPS ed altrettante sedi: se non l’ha già fatto, deve inserire per ogni sede la relativa matricola INPS.
3) L’azienda ha un’unica matricola INPS ma ha inserito in piattaforma più sedi senza indicazione della matricola in quanto il sistema non consente l’inserimento della stessa matricola INPS su più sedi: Tutti i dipendenti dovranno essere spostati nella sede dov’è indicata l’unica matricola INPS dell’azienda.
4) Non è stata inserita alcuna matricola INPS. L’azienda dovrà provvedere ad inserire tante posizioni (sedi) quante sono le matricole INPS e a trasferire i lavoratori nella sede con matricola INPS corrispondente.


Informazioni sul Fondo Sanitario Lavanderie Industriali FASIIL


 

Il Fondo di assistenza sanitaria per i lavoratori dei Servizi Tessili e Medici Affini (Lavanderie Industriali) e le OO.SS. di settore, annunciano la campagna di comunicazione per presentare il Fondo FASIL

La campagna di comunicazione 2018 per presentare il fondo FASIIL consiste nell’informare le Strutture e le RSU della Regione al fine di comprendere meglio il funzionamento e le prestazioni del Fondo stesso, organizzando un ciclo di seminari informativi interregionali in diverse città.
FASIIL è operativo dal 1 giugno 2016.
L’adesione a FASIIL è obbligatoria per le imprese e per i lavoratori ai quali è applicato il CCNL Lavanderie Industriali di categoria con rapporto di lavoro:
– a tempo indeterminato;
– a tempo determinato o determinabile (compresi gli apprendisti) la cui durata sia pari o superiore a 12 mesi, anche per effetto di proroghe purché il periodo complessivo non presenti alcun intervallo.


Possono aderire:
– i dipendenti delle Organizzazioni firmatarie del CCNL sopra richiamato;
– il coniuge/convivente superstite del lavoratore iscritto, o della lavoratrice iscritta, fino a che il coniuge/convivente deceduto non avrebbe raggiunto l’età pensionabile per vecchiaia prevista dalla legge;
– gli ex dipendenti prosecutori volontari del versamento dei contributi;
– i lavoratori operanti in altri settori, previa approvazione del Consiglio di Amministrazione e dell’Assemblea dei Delegati, a patto che abbiano espressamente accettato le condizioni economiche e normative di cui all’art. 7 dello Statuto di FASIIL e di cui al presente Regolamento.
Il lavoratore che vuole far aderire al Fondo il proprio nucleo familiare, deve compilare l’apposita modulistica e veicolarla all’azienda di appartenenza che provvederà ad effettuare l’iscrizione sul sito del Fondo.


Contributi FASIIL 2018
1) Le imprese versano a FASI IL, a dipendente e trimestralmente, i contributi stabiliti dalle Parti nel CCNL vigente dei lavoratori dipendenti dalle imprese del sistema industriale integrato di beni e servizi tessili e medici affini.
Con riferimento alla Nota a verbale n. 1 dell’art. 85 del CCNL di settore, così come modificata da Assosistema, Femca Cisl, Filctem Cgil e Uiltec Uil con l’Accordo collettivo dell’11 maggio 2017, FASIIL precisa che l’importo dei contributi a carico dalle aziende in favore del Fondo, rimane pari a 8 euro al mese, per dipendente.
2) Per il nucleo familiare l’adesione avviene in aggiunta a quella dell’iscritto principale, attraverso il versamento di un contributo volontario, come definito all’art. 12 del Regolamento del Fondo, il quale stabilisce che i lavoratori che intendano iscrivere al Fondo i propri familiari/conviventi versano annualmente:
– € 96,00 per nucleo monocomposto (coniuge/convivente o un solo figlio)
– € 180,00 per nucleo composto da 2 familiari (coniuge/convivente e 1 figlio o 2 figli)
– € 250,00 per nucleo composto da 3 familiari (coniuge/convivente e 2 figli o 3 figli)
– € 312,00 per nucleo composto da 4 o più familiari (coniuge/convivente e 3 o più figli).

Tirocini formativi e di orientamento: indicazioni per il personale ispettivo


Rientrando i tirocini tra gli ambiti principali di intervento per l’attività di vigilanza dell’Ispettorato nazionale del lavoro per l’anno 2018, l’INL fornisce indicazioni in materia agli ispettori.


L’attività di vigilanza in materia è principalmente finalizzata alla verifica della genuinità dei rapporti formativi.
In termini generali il personale ispettivo, ove riscontri la violazione delle disposizioni regionali, fermo restando un accertamento in concreto della reale natura del rapporto intercorso tra le parti, potrà ricondurre il tirocinio alla forma comune di rapporto di lavoro, ossia il rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Il superamento della durata massima del tirocinio stabilita dalla legge regionale comporta, ad esempio, peculiari conseguenze sanzionatorie. In tali casi, infatti, la prosecuzione di fatto del rapporto, non più coperto dalla comunicazione preventiva afferente ad un tirocinio scaduto ex lege, non potrà che essere ricondotta ad una prestazione lavorativa che, se connotata dagli indici della subordinazione, comporterà l’applicazione della maxisanzione.
Nel caso in cui, diversamente, il superamento della durata del tirocinio prevista nel PFI risulti comunque inferiore alla durata massima stabilita dalla legge regionale, sussistendo tutti gli ulteriori requisiti di regolarità del rapporto formativo, la fattispecie andrà ricondotta ad una semplice proroga eventualmente sanzionabile solo ai sensi dell’articolo 9 bis D.L. n. 510/1996 (conv. da L. n. 608/1996).
E’ prevista l’intimazione alla cessazione del tirocinio, pena l’interdizione per il soggetto promotore e/o ospitante ad attivarne altri nei successivi 12/18 mesi, per le seguenti violazioni definite non sanabili relative: ai soggetti titolati alla promozione; alle caratteristiche soggettive e oggettive richieste al soggetto ospitante del tirocinio; alla proporzione tra organico del soggetto ospitante e numero di tirocini; alla durata massima del tirocinio; al numero di tirocini attivabili contemporaneamente; al numero o alle percentuali di assunzione dei tirocinanti ospitati in precedenza; alla convenzione richiesta ed al relativo piano formativo.
Diversamente sono soggette, in una prima fase, a semplice invito alla regolarizzazione e, in caso di successivo inadempimento alla medesima procedura di intimazione ed interdizione, le seguenti ipotesi sanabili: inadempienza dei compiti richiesti ai soggetti promotori e ai soggetti ospitanti e ai rispettivi tutor; violazioni della convenzione o del piano formativo, nel caso in cui la durata residua del tirocinio consenta di ripristinare le condizioni per il conseguimento degli obiettivi stabiliti; violazioni della durata massima del tirocinio, quando al momento dell’accertamento non sia ancora superata la durata massima stabilita dalla norma regionale.
Laddove le leggi regionali di riferimento abbiano recepito le linee guida sul punto, il personale ispettivo che abbia, nel corso degli accertamenti, riscontrato irregolarità sanabili e non sanabili, provvederà a segnalarle al competente ufficio della Regione. Allo stesso modo, il personale ispettivo avrà cura di comunicare l’adozione dei provvedimenti di riqualificazione.


Si ricorda che permangono, anche in vigenza delle nuove linee guida, alcune sanzioni amministrative per l’inadempimento di ulteriori obblighi connessi al rapporto di tirocinio. Innanzitutto, il tirocinio è soggetto a comunicazione obbligatoria al Centro per l’impiego. L’adempimento è a carico del soggetto ospitante, sebbene nulla osta a che la comunicazione sia effettuata in sua vece dal soggetto promotore, peraltro già tenuto a provvedere alle assicurazioni obbligatorie. Da tale obbligo sono, tuttavia, escluse le ipotesi di tirocinio consistenti in un’esperienza prevista all’interno di un percorso formale di istruzione o di formazione.
Per quanto riguarda le Regioni che attualmente non hanno ancora recepito le linee guida 2017 con proprio atto normativo trova ancora applicazione la disciplina regionale già adottata.

Prodotti fitosanitari: ecco le istruzione per la vendita agli utilizzatori non professionali

 



Definite le misure e i requisiti dei prodotti fitosanitari, anche per il commercio e la vendita, destinati agli utilizzatori non professionali (utilizzati nell’ambito di un’attività non professionale per il trattamento di piante, sia ornamentali che edibili, non destinate alla commercializzazione) (Ministero salute – decreto n. 33/2018).

I prodotti fitosanitari destinati agli utilizzatori non professionali devono soddisfare specifici requisiti allo scopo di evitare operazioni di manipolazione pericolose e garantire un utilizzo sicuro e in tal senso vengono distinti in:
– PFnPO: prodotti da utilizzare esclusivamente per la difesa fitosanitaria di piante ornamentali in appartamento, balcone e giardino domestico e per il diserbo di specifiche aree all’interno del giardino domestico compresi viali, camminamenti e aree pavimentate;
– PFnPE: prodotti per la difesa fitosanitaria di piante edibili, destinate al consumo alimentare come pianta intera o in parti di essa compresi i frutti, e per il diserbo di specifiche aree all’interno della superficie coltivata (possono essere destinati anche al trattamento di piante ornamentali in appartamento, balcone e giardino domestico e al diserbo di specifiche aree all’interno del giardino domestico compresi viali, camminamenti e aree pavimentate; detti ulteriori impieghi sono indicati in etichetta).


Nell’ambito della vendita, al fine di garantire un uso sicuro da parte degli utilizzatori non professionali, i suddetti prodotti devono essere esposti con apposita cartellonistica contenente le informazione generali che il rivenditore è tenuto a fornire sui rischi per la salute umana e l’ambiente connessi all’uso dei prodotti fitosanitari, sui pericoli connessi all’esposizione ed in particolare sulle condizioni per uno stoccaggio, una manipolazione e un’applicazione corretti e lo smaltimento sicuro, nonché sulle alternative eventualmente disponibili.

Tempi di vestizione e orario retribuito: rileva la discrezionalità rispetto a tempi e luoghi


L’assenza per il lavoratore di libertà di scelta rispetto a tempi e luoghi in cui indossare gli indumenti necessari, non permette di ritenere l’operazione di vestizione come relativa ad atti di diligenza meramente preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa, imponendo, proprio per la mancanza di discrezionalità, che il tempo necessario per il suo compimento debba essere retribuito

La Corte d’appello territoriale, in riforma della pronuncia del Tribunale di prime cure, ha accolto la domanda con cui alcuni lavoratori dipendenti avevano chiesto che fossero riconosciuti come facenti parte dell’orario retribuito i tempi necessari alla vestizione e svestizione degli abiti necessari alla prestazione di lavoro, quali addetti alle mense. La medesima Corte valorizzava, al riguardo, l’obbligatorietà della vestizione degli indumenti da lavoro, l’impossibilità di indossarli e dismetterli a casa, l’esistenza a tal fine di uno spogliatoio, da considerare già ambiente di lavoro, sotto il controllo datoriale, anche dal punto di vista della sicurezza.
Il datore di lavoro ha proposto così ricorso in Cassazione, sostenendo l’erroneità della sentenza per non avere escluso la sussistenza di elementi di eterodirezione datoriale rispetto alla vestizione, omettendo di valorizzare il fatto che, trattandosi di indumenti resi necessari dall’interferire del lavoro con alimenti, l’obbligo di indossarli gravava sul lavoratore e che tale vestizione si attuava in un luogo, gli spogliatoi della sede, al di fuori del diretto controllo del datore di lavoro.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato. L’assenza per il lavoratore di libertà di scelta rispetto a tempi e luoghi in cui indossare gli indumenti necessari, non permette di ritenere l’operazione di vestizione come relativa ad atti di diligenza meramente preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa, imponendo che il tempo necessario per il suo compimento debba essere retribuito. Per individuare, infatti, un orario come di lavoro è necessario e sufficiente che il lavoratore sia a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni. In questa prospettiva, è evidente l’ininfluenza del fatto che il lavoratore sia a propria volta obbligato dalla normativa a indossare certi indumenti, in quanto ciò non esclude la mancanza di una sua discrezionalità nel decidere quando e dove operare la propria vestizione.


Nuove retribuzioni per i dipendenti della piccola industria del legno



Previste nuove retribuzioni per i lavoratori della piccola e media industria del legno, del sughero, del mobile e dell’arredamento, e per le industrie boschive e forestali


Le parti si sono incontrate ed hanno definito l’incremento dei minimi retributivi a valere dal 1/3/2018 sulla base della tabella allegata.










































Categoria

Retribuzione al 1/3/2018

AD3 2.493,92
AD2 2.354,90
ADI 2.219,18
AC4 2.083,48
AC3 1.942,11
AC2 1.942,11
AC1 1.824,51
AS3 1.942,15
AS2 1.806,41
AS1 1.747,90
AE3 1.680,05
AE2 1.609,15
AE1 1.434,73