Fondi di solidarietà: dal 2018, conguaglio delle prestazioni e versamento del contributo addizionale

Le indicazioni Inps per il conguaglio delle prestazioni di integrazione salariale e per il pagamento della contribuzione addizionale, nel caso di iscrizione al FIS o ai Fondi di solidarietà contrattuali.

Come noto, nella fase di avvio dei Fondi di solidarietà è stata prevista quale modalità esclusiva di pagamento delle prestazioni, l’erogazione diretta a carico dell’Inps. Orbene, a partire dalle denunce con competenza gennaio 2018, in relazione alle domande presentate dal 1° gennaio 2018, esclusivamente per eventi decorrenti dalla medesima data, il datore di lavoro pagherà, per conto del Fondo, l’assegno ordinario o di solidarietà ai lavoratori aventi diritto e, dopo la necessaria autorizzazione, porrà a conguaglio il suo credito all’atto dell’assolvimento degli obblighi di contribuzione. Di qui, vengono fornite le indicazioni per la compilazione dell’UniEmens, sia per le prestazioni di integrazione salariale (assegno ordinario e di solidarietà) relativamente al FIS, ai Fondi di solidarietà del Credito cooperativo, del Trasporto pubblico, di Solimare, del Gruppo Poste Italiane e delle Imprese assicuratrici e società di assistenza, nonché ai Fondi intersettoriali del Trentino e della provincia di Bolzano. In particolare, si utilizzeranno i seguenti codici causale:
– “L001”, per il conguaglio dell’assegno ordinario;
– “L002”, per conguaglio dell’assegno di solidarietà o dell’assegno ordinario per contratto di solidarietà.
In caso di cessazione di attività, l’azienda potrà richiedere il rimborso tramite il flusso UniEmens di regolarizzazione riferito all’ultimo mese di attività e comunque entro i termini di decadenza delle autorizzazioni. In particolare, a livello di denuncia aziendale, in <ConguagliCIG>, <CIGAutorizzata>, <NumAutorizzazione>, andrà esposto il numero di autorizzazione rilasciata dalla struttura Inps competente; mentre negli elementi <CongFSolCausaleACredito> e <CongFSolImportoACredito> di <CongFSolACredito> di <FondoSol>, andranno indicati, rispettivamente, la causale dell’importo posto a conguaglio ed il relativo importo.
Quanto al contributo addizionale, nell’ambito del flusso UniEmens del mese di paga successivo alla data di autorizzazione, l’azienda sarà tenuta ad esporre il contributo addizionale del mese in corso e quello riferito a periodi di autorizzazione che insistono sui periodi di paga intercorrenti fra la data d’inizio della sospensione/riduzione dell’attività lavorativa e quello in cui ricade il provvedimento di concessione della prestazione, nonchè ad assolvere i conseguenti obblighi contributivi. Per l’esposizione del contributo addizionale a livello di denuncia aziendale, negli elementi <CongFSolCausaleADebito> e <CongFSolImportoADebito> di <CongFSolADebito> di <FondoSol> andranno indicati, rispettivamente, la causale del versamento del contributo addizionale e il relativo importo. A tal fine, sono istituiti i nuovi codici causale:
– “A101”, per il contributo addizionale su assegno ordinario;
– “A102”, per il contributo addizionale su assegno di solidarietà o assegno ordinario per contratto di solidarietà.


Affitto di ramo d’azienda e accesso al F.I.S. da parte della impresa cessionaria


In materia di accesso al F.I.S. a seguito di affitto d’azienda, nel computo del tetto aziendale si deve tener conto della sola contribuzione dovuta dall’azienda cessionaria che richiede la prestazione a carico del Fondo di integrazione salariale, a nulla rilevando la contribuzione precedentemente dovuta dall’azienda cedente (Interpello Ministero lavoro n. 3/2017).


Il chiarimento del Ministero del lavoro giunge in seguito al dubbio sollevato riguardo la possibilità o meno di consentire, nell’attuale quadro normativo, che in caso di operazioni societarie di affitto di ramo d’azienda, laddove sia fatta richiesta di accesso alle prestazioni erogate dal F.I.S. da parte della impresa cessionaria, vi sia il riconoscimento della contribuzione già versata dall’impresa cedente, in analogia con quanto avviene con riguardo al requisito dell’anzianità lavorativa, in tutti i casi di trasferimento di ramo d’azienda – cui per costante interpretazione giurisprudenziale è assimilato l’affitto di ramo d’azienda – e accesso agli ammortizzatori sociali da parte dell’azienda cessionaria, nel rispetto del principio generale dettato dall’articolo 2112 c.c. volto a garantire il mantenimento dei diritti dei lavoratori.
In via preliminare, si ricorda che il Fondo di integrazione salariale è stato istituito con il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, recante disposizioni in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro. Il precedente Fondo residuale, istituito dalla legge Fornero ha infatti assunto – a decorrere dal 1° gennaio 2016 – la denominazione di Fondo di integrazione salariale e risulta ora disciplinato dagli articoli 28 e seguenti del citato decreto legislativo. Il Fondo è rivolto a quei datori di lavoro che occupano più di 5 dipendenti appartenenti a settori, tipologie e classi dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione della CIGS e della CIGO, e che non abbiano costituito fondi di solidarietà bilaterali o fondi di solidarietà alternativi.
L’articolo 1 del D.Lgs. n. 148/2015 stabilisce in via di principio che, per poter beneficiare dell’integrazione salariale, i lavoratori siano in possesso – alla data di presentazione della domanda di concessione del trattamento di integrazione salariale – di un’anzianità di almeno 90 giorni di effettivo lavoro presso l’unità produttiva per la quale è stata presentata la domanda.  In ordine ai requisiti che devono possedere i destinatari del Fondo, la circolare INPS n. 176/2016 al punto 3 precisa che: “In caso di trasferimento d’azienda ai sensi dell’articolo 2112 c.c. ai fini della verifica della sussistenza del requisito dell’anzianità di effettivo lavoro dei 90 giorni, si terrà conto anche del periodo trascorso presso l’imprenditore alienante.”
L’articolo 29, comma 4, del decreto legislativo citato prevede il cosiddetto tetto aziendale, inteso quale meccanismo secondo cui ciascun datore di lavoro può accedere alla prestazioni in proporzione alla contribuzione dovuta in un determinato arco temporale. Tale articolo stabilisce che “[…] le prestazioni sono determinate in misura non superiore a 4 volte l’ammontare dei contributi ordinari dovuti dal medesimo datore di lavoro, tenuto conto delle prestazioni già deliberate a qualunque titolo in favore dello stesso”. L’interpretazione più coerente con la logica dell’impianto normativo introdotto dal decreto legislativo n. 148/2015 induce a ritenere che le prestazioni già deliberate a qualunque titolo a favore del singolo datore di lavoro e che devono essere scomputate dal c.d. tetto aziendale siano quelle fruite dal medesimo datore di lavoro nel biennio mobile. In proposito l’INPS, cui è demandata la gestione del Fondo di integrazione salariale, ha specificato che, in caso di aziende interessate da operazioni societarie, la contribuzione dell’azienda cedente per i lavoratori transitati nell’azienda cessionaria è computata ai fini del tetto aziendale esclusivamente nelle ipotesi di fusioni/incorporazioni totali, ossia nelle ipotesi in cui l’azienda istante abbia acquisito la totalità dei lavoratori dell’azienda cedente. Qualora invece si tratti di un’operazione societaria nella quale l’azienda di origine resta in essere e trasferisce parte dei suoi dipendenti ad una o più aziende già esistenti o nuove (come, ad esempio, nel caso di scissioni parziali o di cessioni di ramo d’azienda) nel computo del tetto aziendale si tiene conto della sola contribuzione dovuta dall’azienda istante (nonché cessionaria), a nulla rilevando la contribuzione precedentemente dovuta dalle aziende cedenti.
Ciò premesso, quanto alla possibilità che il Fondo eroghi prestazioni anche in favore dell’azienda cessionaria di lavoratori a seguito di affitto d’azienda, anche sulla base di contributi dovuti da parte dell’azienda cedente, si ritiene che nel computo del tetto aziendale si debba tener conto della sola contribuzione dovuta dall’azienda (cessionaria) che richiede la prestazione a carico del F.I.S., a nulla rilevando la contribuzione precedentemente dovuta dall’azienda cedente.

Inail: tutela assicurativa dei giudici onorari di pace e dei vice procuratori onorari


In seguito alla riforma della magistratura onoraria, l’Inail fornisce indicazioni sull’obbligo e la tutela assicurativa dei giudici onorari di pace e dei vice procuratori onorari: classificazione tariffaria, retribuzione imponibile e modalità di calcolo del premio assicurativo.


Con il decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116 il Governo ha dato attuazione alla delega contenuta nella legge 28 aprile 2016, n. 57, di riforma organica della magistratura onoraria.
Con la riforma in questione, i giudici onorari di pace e i giudici onorari di tribunale (ex g.o.t) sono stati ricondotti a un’unica figura denominata giudice onorario di pace mentre è rimasta invariata quella dei vice procuratori onorari, anche se il ruolo e le funzioni di entrambe le figure vengono rideterminati nell’ambito del nuovo quadro normativo.
I giudici onorari di pace e i vice procuratori onorari impegnati, in ragione delle rispettive funzioni giurisdizionali, nelle lavorazioni rischiose di cui decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n.1124, sono persone assicurate all’Inail. L’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali è prevista per i giudici onorari di pace e i vice procuratori onorari immessi in servizio successivamente al 15 agosto 2017, data di entrata in vigore del decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, nonché per quelli in servizio alla medesima data.
Il rapporto di lavoro dei giudici di pace tuttavia ha proprie peculiarità, in ragione delle quali non è possibile estendere a essi le modalità di tutela assicurativa previste per i magistrati professionali, ai quali è riconosciuto lo status di pubblici dipendenti. La configurabilità di un rapporto di pubblico impiego in capo alla magistratura onoraria è infatti esplicitamente esclusa dalla legge delega 28 aprile 2016, n. 57 che, nel riformare la materia, attribuisce rilievo determinante alla temporaneità dell’incarico di che trattasi. Ne consegue una diversa regolamentazione dei compensi percepiti dai magistrati onorari rispetto ai magistrati professionali, riconducibili, rispettivamente, a una indennità e a una retribuzione, nonché una diversa articolazione dei relativi regimi previdenziali e assicurativi modulati in considerazione della professionalità o della onorarietà dell’incarico. In particolare, le indennità corrisposte ai giudici onorari di pace e ai vice procuratori onorari, comprensive degli oneri previdenziali e assistenziali, non sono più ricondotte fra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, bensì nell’ambito dei redditi di lavoro autonomo.
Le nuove disposizioni prevedono che l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali dei giudici onorari di pace e dei vice procuratori onorari è attuata con le modalità previste dall’articolo 41 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, in base al tasso di rischio corrispondente all’attività svolta.
Ai fini del calcolo del premio assicurativo, si assume, come retribuzione imponibile, l’importo mensile stabilito per la retribuzione di ragguaglio, pari al minimale di legge per la liquidazione delle rendite di cui all’articolo 116, terzo comma, del predetto decreto. Tale importo mensile, rivalutato annualmente, non è frazionabile.
L’applicazione della gestione ordinaria comporta il riconoscimento della totalità delle prestazioni economiche erogate dall’Istituto, ivi compresa l’indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta.
Il Ministero della giustizia inoltra all’Inail in via telematica la denuncia di iscrizione per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali per i giudici onorari e i vice procuratori onorari utilizzando il servizio disponibile sul portale Inail. In sede di prima applicazione della nuova tutela assicurativa dei giudici onorari e dei vice procuratori onorari, la denuncia di iscrizione deve essere inviata entro 30 giorni dall’emanazione della circolare in commento, fermo restando la decorrenza della copertura assicurativa dal 15 agosto 2017, data di entrata in vigore dell’articolo 25, comma 5, del decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116.
Ai fini dell’attivazione della copertura assicurativa, l’ufficio competente del Ministero della giustizia riattiva il codice ditta a suo tempo comunicato ai sensi dell’articolo 10, comma 3, del decreto ministeriale 12 dicembre 2000 all’interno del quale deve essere istituita una nuova Posizione Assicurativa Territoriale (PAT) per la gestione del rapporto assicurativo dei giudici onorari e i vice procuratori onorari operanti su tutto il territorio nazionale.
L’obbligo di effettuare le denunce di infortunio sul lavoro e di malattia professionale ricade sull’ufficio competente individuato dal Ministero della giustizia, sulla base del proprio assetto organizzativo interno.


Trasporto merci internazionale, le indicazioni per l’esonero contributivo

Le indicazioni amministrative e le istruzioni operative per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi alla misura dell’esonero contributivo per i conducenti che esercitano la propria attività in servizi di trasporto internazionale

Come noto, a decorrere dal 1º gennaio 2016, a titolo sperimentale per un periodo di tre anni, è stato previsto, per i conducenti che esercitano la propria attività con veicoli cui si applica il regolamento (CE) n. 561/2006, equipaggiati con tachigrafo digitale e prestanti la propria attività in servizi di trasporto internazionale per almeno 100 giorni annui, un beneficio consistente nell’esonero dai contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nella misura dell’80%. La durata dell’esonero decorre dal mese successivo alla data di raggiungimento, per ogni singolo conducente, delle 100 giornate di trasporto internazionale fino al mese di paga di novembre 2018.
L’agevolazione è riconosciuta a tutti i datori di lavoro privati, comprese le cooperative che instaurano con soci lavoratori un rapporto di lavoro in forma subordinata. Possono fruire dello sgravio contributivo non solo le imprese che esercitano professionalmente l’attività di autotrasporto, sia per conto terzi che in conto proprio, ma tutte le imprese private, a prescindere dal settore economico o produttivo in cui operano, che svolgano attività di produzione o scambio di beni o servizi, qualora effettuino trasporti internazionali.
Quanto alle condizioni per il diritto all’esonero contributivo, il calcolo delle 100 giornate deve essere effettuato a partire dal 1° gennaio 2016, considerando anche le giornate impiegate interamente in tratte nazionali di un trasporto internazionale, nonché quelle impiegate in viaggi internazionali tra Stati diversi dall’Italia. I veicoli utilizzati devono altresì essere equipaggiati con tachigrafo digitale; a tal fine, gli organi preposti al controllo sono tenuti a esaminare la documentazione di trasporto (lettera di vettura internazionale o documento di trasporto di cose in conto proprio), la carta tachigrafica del conducente da cui possa emergere il territorio attraversato e l’attività di guida effettuata, nonché le buste paga dei lavoratori per i quali si intende godere dell’esonero contributivo.
L’esonero può essere fruito entro i limiti di importo previsti per gli aiuti de minimis:
– 200.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari;
– ovvero, 100.000 euro per il settore del trasporto di merci su strada per conto terzi, sempre nell’arco di tre esercizi finanziari.
I datori di lavoro che intendano fruire del beneficio in oggetto devono inoltrare una richiesta attraverso l’apposita procedura telematica “TRAS.INT.”, disponibile all’interno dell’applicazione “DiResCo – Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente” sul sito internet www.inps.it.
L’esonero, non cumulabile con altre agevolazioni contributive o economiche, può essere fruito mediante conguaglio operato sulle denunce contributive.


Sgravio contributivo CDS difensivi, il conguaglio delle somme residue per il 2014 e 2015

Le modalità per il recupero degli sgravi contributivi connessi ai contratti di solidarietà (CdS) difensivi accompagnati da Cigs, collegati alle somme residuate rispetto agli stanziamenti del 2014 e del 2015.

Considerato che le misure autorizzate nei decreti ministeriali di ammissione al beneficio contributivo in oggetto sono risultate superiori a quanto effettivamente speso, il competente Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha adottato nuovi decreti di ammissione nei confronti delle aziende, a valere sui residui dei fondi 2014 e 2015.
La procedura per per il conguaglio della riduzione contributiva deve essere attivata ad iniziativa del datore di lavoro interessato. La Sede competente, sulla base del decreto direttoriale di ammissione prodotto dall’azienda, provvede ad attribuire alla posizione aziendale il codice di autorizzazione “1W”.
I datori di lavoro che operano con il sistema UniEmens, interessati dai nuovi provvedimenti ministeriali di autorizzazione con le risorse residue stanziate per l’anno 2014, per esporre le quote di sgravio spettanti per il periodo autorizzato, valorizzeranno all’interno del flusso, <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleACredito>, il già previsto codice causale “L930” avente il significato di “Arretrato conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 1 del DL 30 ottobre 1984, n. 726 (L. 863/1984) anno 2014”;
– nell’elemento <ImportoACredito> il relativo importo.
Le aziende destinatarie di decreti direttoriali di autorizzazione con risorse residue stanziate per gli anni 2014 e 2015, invece, valorizzeranno all’interno di <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleACredito>, il già previsto codice causale “L932” avente il significato di “Arretrato conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 1 del DL 30 ottobre 1984, n. 726 (L. 863/1984) anno 2015”;


– nell’elemento <ImportoACredito>, indicherà il relativo importo.
Le operazioni di conguaglio dovranno essere effettuate entro il giorno 16 febbraio 2018.

Pensione ai superstiti studenti: domanda e documentazione da allegare


Al fine del riconoscimento della pensione in favore del superstite che abbia superato il 18° anno di età, l’Inps deve accertare che il percorso di studio frequentato dallo stesso sia ricompreso nel secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione costituito dal sistema dell’istruzione secondaria superiore e dal sistema dell’istruzione e formazione professionale ovvero ricompreso nel sistema universitario.


L’art. 22, L. n. 903/1965 riconosce la pensione ai superstiti in favore dei figli che alla data del decesso del genitore non abbiano superato il 18° anno di età indipendentemente dallo status di studente. Per i figli superstiti che risultino a carico del genitore al momento del decesso e non prestino lavoro retribuito, il limite di età è elevato a 21 anni qualora frequentino una scuola media professionale e per tutta la durata del corso legale, ma non oltre il 26° anno di età, qualora frequentino l’Università.
L’Inps, pertanto, al fine del riconoscimento della pensione in favore del superstite che abbia superato il 18° anno di età, deve accertare che il percorso di studio frequentato dallo stesso sia riconducibile a quelli previsti dalla normativa.


Con riferimento ai percorsi di istruzione e formazione professionale in Italia, si precisa che, nel caso in cui il superstite sia iscritto a scuole paritarie, le Direzioni regionali dell’Istituto dovranno verificare, presso gli Uffici Scolastici Regionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la sussistenza del riconoscimento della parità scolastica relativamente all’anno d’interesse. Analogamente, nel caso in cui il superstite sia iscritto a scuole non paritarie, le Direzioni regionali dell’Istituto dovranno accertare, presso gli Uffici Scolastici Regionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca se la scuola è presente nell’apposito elenco regionale delle scuole non paritarie.
La frequenza di percorsi di istruzione e formazione professionale di competenza regionale, di durata triennale e quadriennale, è utile ai fini in argomento, in quanto tali percorsi fanno parte del secondo ciclo di istruzione e formazione. I superstiti che frequentano invece percorsi di studio all’estero devono allegare alla domanda di pensione una dichiarazione rilasciata dagli Uffici Scolastici regionali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nella quale sia indicato a quale percorso dell’ordinamento italiano corrisponde il percorso di studio all’estero.


Con riferimento alla frequenza di percorsi di formazione ricompresi nel sistema universitario, si rammenta che l’iscrizione ai Conservatori di musica, a decorrere dall’anno accademico 2005/2006, come precisato nella circolare n. 76/2008, è equiparata all’iscrizione ai corsi universitari, così come l’iscrizione ad Istituti Tecnici superiori previsti dalla legge n. 40 del 2007.
In caso di iscrizione ad Università o Istituti di livello universitario all’estero, il superstite studente deve allegare alla domanda di pensione: certificazione che attesti l’iscrizione e la frequenza al corso prescelto; dichiarazione di valore in loco della rappresentanza diplomatico-consolare; recapito e-mail o postale al quale intende ricevere la comunicazione del provvedimento di riconoscimento o di diniego adottato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; copia del documento di riconoscimento.
Nel caso in cui il superstite abbia conseguito il titolo di studio all’estero, al fine del riconoscimento dell’equivalenza del titolo estero al titolo italiano da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, lo stesso deve allegare alla domanda: dichiarazione di valore in loco della rappresentanza diplomatico-consolare; certificato analitico degli esami sostenuti rilasciato dall’Istituto ove è stato conseguito il titolo con relativa traduzione giurata e asseverata; titolo di studio in lingua corredato da traduzione giurata e asseverata e legalizzato nel caso in cui sia stato rilasciato in un paese non UE; recapito e-mail o postale; copia del documento di riconoscimento.
Il titolo di studio e la certificazione degli esami possono essere sostituiti dal c.d. diploma supplement (documento contenente le medesime informazioni in lingua del posto e in inglese) con la traduzione in italiano.
Le domande pendenti, incluse quelle con riferimento alle quali siano state già trasmesse richieste di chiarimenti o documentazione, devono essere esaminate alla luce delle suddette istruzioni.

Esonero contributivo coltivatori diretti e imprenditori agricoli: la valutazione dei requisiti

L’Inps fornisce ulteriori precisazioni in merito al requisito delle “nuove iscrizioni nella previdenza agricola” ai fini dell’ammissione al beneficio dell’esonero contributivo in favore dei coltivatori diretti (CD) e degli imprenditori agricoli professionali (IAP).

Come noto, a decorrere dal 1° gennaio 2017, è riconosciuto in favore di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali un esonero dal versamento contributivo presso l’INPS, i quali alternativamente:
– abbiano iniziato una nuova attività imprenditoriale agricola nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2017 e siano di età inferiore a 40 anni alla data d’inizio della nuova attività;
– abbiano iniziato una nuova attività imprenditoriale agricola nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2016, non abbiano compiuto 40 anni d’età alla data d’inizio della nuova attività ed esercitino la loro attività in territori montani e/o in zone agricole svantaggiate.
Considerata la esplicita finalità di promuovere nuove forme di imprenditoria in agricoltura, il requisito della “nuova iscrizione nella previdenza agricola” si intende soddisfatto qualora il coltivatore diretto o l’imprenditore agricolo professionale, iscritto nel corso dell’anno 2016 o del 2017, non sia stato già iscritto in precedenza e successivamente cancellato, nei 12 mesi precedenti l’inizio della nuova attività per la quale si chiede l’ammissione al beneficio. Per i coltivatori diretti, in particolare, il requisito della “mancata precedente iscrizione” è richiesto con esclusivo riferimento al titolare del nucleo CD. Nei casi poi di derivazione da un nucleo preesistente, il requisito della mancata precedente iscrizione va verificato esclusivamente per il cd. capo nucleo coltivatore diretto, essendo di contro irrilevante la circostanza che antecedentemente i medesimi soggetti siano già stati iscritti in qualità di semplici collaboratori componenti di un nucleo preesistente.
Infine, il requisito per l’applicazione dell’esonero è sussistente in tutti i casi in cui alla nuova iscrizione del coltivatore o IAP sia riconducibile un’innovazione nell’oggetto dell’impresa, concretizzabile anche attraverso lo sviluppo o il mutamento dell’attività preesistente.

Pensioni pubbliche e verifica reddituale ANF


Completata la verifica reddituale degli assegni per il nucleo familiare, corrisposti dal 1 luglio 2015 al 30 giugno 2016 sulle pensioni delle gestioni pubbliche. In materia di ANF continua a trovare applicazione la normativa prevista dalla L. n. 153/1988, la verifica è stata pertanto effettuata sulla base dei redditi dell’anno 2014.


L’importo del reddito da lavoro dipendente proveniente da Agenzia delle Entrate è stato escluso dal computo dei redditi influenti nei seguenti casi:
– l’importo del reddito da lavoro dipendente e assimilato sommato all’importo delle pensioni è uguale alla somma di tutti gli imponibili da pensione dell’anno 2014
– l’importo del reddito da lavoro dipendente è uguale al REDDITO IMPONIBILE DA CU2015 INPS
– l’importo del reddito da lavoro dipendente è uguale al REDDITO ASSIMILATO DA CU2015 INPS.
Nella intranet, vengono messi a disposizione le posizioni elaborate, seguendo il percorso Servizi- Accesso ai servizi GPD (SIN) “prospetto erogazione pensioni – esiti da rata – dicembre 2017”.
Nel caso in cui, siano stati corrisposti importi superiori a quelli effettivamente dovuti, è stato quantificato il debito e impostato il relativo recupero rateale, con un massimo di 60 rate, a partire dalla rateo di marzo 2018. La trattenuta viene determinata in misura pari a un quinto dell’importo lordo mensile della pensione, comprensiva anche dell’indennità integrativa speciale se corrisposta come emolumento a sé stante, al netto delle ritenute IRPEF. L’eventuale importo incapiente sarà recuperato con le seguenti modalità:
– nel caso in cui il pensionato sia titolare anche di altra pensione diretta della gestione pubblica, il recupero sarà impostato automaticamente anche su tale trattamento;
– se non ha altri trattamenti, concordando con il pensionato le modalità di restituzione su convocazione della sede.
Il debito e le relative modalità di recupero vengono notificate agli interessati con comunicazione dedicata inviata a livello centrale con raccomandata con ricevuta di ritorno. Entro 30 giorni dalla notifica il pensionato può contattare la Sede di gestione della pensione e produrre ogni documentazione utile alla eventuale rettifica della situazione reddituale accertata dall’Istituto.
Si rammenta che la campagna reddituale illustrata opera ai soli fini della verifica reddituale della prestazione. I presupposti giuridici per il riconoscimento del diritto devono essere pertanto verificati a cura delle Sedi, le quali dovranno tempestivamente provvedere ad acquisire tutte le variazioni che incidono sul diritto e sulla misura dell’assegno.
In particolare, è necessario procedere alla modifica della composizione del nucleo familiare al momento del compimento del 18° anno d’età dei figli o equiparati ed alla cessazione dell’assegno quando il reddito da lavoro dipendente, pensione o altra prestazione previdenziale derivante da lavoro dipendente sia inferiore al 70% del reddito complessivo del nucleo familiare.

ANF, da novembre 2017 nuove modalità di valorizzazione per gli arretrati in UniEmens

A partire dalle denunce di competenza novembre 2017, i datori di lavoro che erogano importi arretrati dell’ANF, su richiesta del lavoratore presentata entro il termine di prescrizione quinquennale, potranno valorizzare il flusso corrente fino al limite di importo pari a 3.000 euro, per singolo lavoratore

Come noto, l’assegno per il nucleo familiare (ANF) spetta ai nuclei familiari dei lavoratori dipendenti, in relazione alla composizione del nucleo familiare ed ai redditi da lavoro dipendente dichiarati. Esso viene corrisposto dal datore di lavoro al lavoratore dipendente che abbia presentato all’azienda l’apposito modello di richiesta con cui è resa una dichiarazione di responsabilità. I redditi si riferiscono all’anno solare precedente a quello della richiesta di ANF, che invece decorre dal mese di luglio dell’anno di richiesta fino a giugno dell’anno successivo. Laddove la domanda venga presentata per uno o per più periodi pregressi, gli arretrati spettanti vengono corrisposti entro 5 anni, secondo il termine di prescrizione quinquennale.
Orbene, a partire dalle denunce con periodo di competenza novembre 2017, i datori di lavoro interessati al conguaglio di importi di ANF arretrati, potranno richiedere per ogni singolo dipendente gli importi spettanti entro un tetto massimo di € 3.000. Le richieste di arretrati per importi ulteriori, invece, potranno essere effettuate utilizzando esclusivamente flussi di regolarizzazione.

Ape sociale e beneficio lavoratori “precoci”: cambia il requisito della disoccupazione

In relazione all’indennità di APE sociale ed al beneficio di accesso anticipato alla pensione per i lavoratori cd. precoci, l’Inps comunica l’adozione di nuovi criteri per la verifica dello stato di disoccupato dei soggetti che hanno presentato l’istanza

Tra i destinatari dei benefici della riduzione del requisito contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato dei lavoratori “precoci” e della indennità di APE sociale, rientrano anche coloro i quali si trovino in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa e risoluzione consensuale a seguito di conciliazione obbligatoria, e che hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno 3 mesi. In entrambi i casi, sono considerati disoccupati i lavoratori privi d’impiego che dichiarano, in forma telematica, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Centro per l’impiego.
A parziale modifica degli orientamenti precedenti, l’Istituto comunica che nel caso di rapporti di lavoro subordinato di durata non superiore a 6 mesi ovvero di prestazioni di lavoro occasionale, anche retribuite con i voucher, il periodo di inoccupazione nel periodo successivo alla fruizione totale della prestazione di disoccupazione non si considera interrotto.
Le Sedi territoriali dell’Istituto attueranno il nuovo indirizzo procedendo al riesame d’ufficio delle domande di certificazione presentate e rigettate in relazione alla mancanza del requisito occupazionale.