Ape volontario: presentate 1.736 domande


Sono 1.736 le domande di Ape volontario presentate attraverso il servizio on-line disponibile sul sito istituzionale dell’Inps. Su 1.736 domande, 1.242 hanno richiesto i ratei arretrati.


L’APE Volontario – come noto – è un prestito commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia, erogato dalla banca in quote mensili per 12 mensilità, che il beneficiario ottiene alla maturazione del diritto. Possono richiederlo i lavoratori dipendenti pubblici e privati, gli autonomi e gli iscritti alla Gestione Separata.
La domanda di APE, che comprende la domanda di pensione di vecchiaia, la domanda di finanziamento, la domanda di assicurazione e l’istanza di accesso al fondo, da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge, non è revocabile.
Nell’istanza il richiedente deve indicare, tra gli aderenti, sia l’istituto finanziatore cui richiedere il prestito sia l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza.
I soggetti che hanno maturato i requisiti di accesso all’APE Volontario nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 18 ottobre 2017, al fine di ottenere l’anticipo finanziario comprensivo dei ratei arretrati maturati – si ricorda – devono presentare la domanda di accesso entro il 18 aprile 2018.
Dal 12 aprile, come comunicato dall’Inps nei giorni scorsi, è disponibile sul sito istituzionale il servizio online Ape Volontario – domanda di anticipo finanziario a garanzia pensionistica, attraverso il quale è possibile inviare la domanda di accesso all’anticipo pensionistico attraverso l’uso dell’identità digitale SPID almeno di secondo livello, una volta ottenuta la certificazione del diritto all’APE.
Secondo l’ultima rilevazione effettuata, sono 1.736 le domande di anticipo finanziario a garanzia pensionistica presentate attraverso il servizio on-line. Su 1.736 domande, 1.242 hanno richiesto i ratei arretrati.
Disponibile inoltre sul sito dell’Istituto un simulatore che consente di calcolare, in via indicativa, l’importo dell’anticipo finanziario a garanzia pensionistica e la rata di rimborso, mediante l’inserimento di dati ed informazioni da parte dell’interessato. Ad oggi risultano effettuate circa 216mila simulazioni. Risultano, invece, accolte 11.249 domande di certificazione del diritto.

Integrazione documentazione per Ape sociale e Pensione anticipata lavoratori precoci


Prorogato il termine per l’integrazione della documentazione, con il nuovo modulo AP116, per le domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso ai benefici dell’APE Sociale e della pensione anticipata per i lavoratori precoci. La scadenza viene spostata dal 13 al 20 aprile 2018.


Le domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso ai benefici dell’APE sociale e della pensione anticipata per i lavoratori c.d. precoci, in relazione allo svolgimento delle attività gravose, di cui all’articolo 1, commi 179 e 199, lettera d), della legge n. 232 del 2016, devono essere presentate in modalità telematica. Essendo state ulteriormente specificate, anche con l’indicazione del codice professionale ISTAT, le professioni di cui all’allegato B della legge 27 dicembre 2017, n. 205, l’Inps ha conseguentemente provveduto all’aggiornamento del modello per l’attestazione del datore di lavoro (AP116) circa lo svolgimento delle attività gravose.


A seguito delle numerose richieste, è stato prorogato dal 13 aprile al 20 aprile il termine previsto per l’integrazione della documentazione, con il nuovo modello AP116, per le domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso ai benefici dell’APE sociale e della pensione anticipata per i lavoratori c.d. precoci. Pertanto, sia per le domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al pensionamento anticipato dei lavoratori c.d. “precoci”, in relazione allo svolgimento di attività gravose, già presentate entro il 1 marzo 2018, sia per le domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio dell’APE sociale, in relazione allo svolgimento di attività gravose, già presentate entro il 31 marzo 2018, è consentita l’integrazione della documentazione con il nuovo modello AP116, entro il 20 aprile 2018, senza modifica del numero di protocollo/data/ora di ricezione rilasciato al momento dell’invio.
L’integrazione dovrà riguardare esclusivamente l’allegazione del nuovo modello AP116, aggiornato in considerazione delle novità introdotte dalla legge di bilancio 2018, e non i dati forniti al momento dell’invio della domanda.

Provvidenze in favore dei grandi invalidi anno 2018


L’Inps fornisce indicazioni in materia di pagamento dell’assegno sostitutivo dell’accompagnatore militare per l’anno 2018.


Con il messaggio n. 1968 del 11 maggio 2017, sono state fornite le indicazioni relative al pagamento dell’assegno sostitutivo dell’accompagnatore militare, per l’anno 2017, ai pensionati che ne avevano fatto richiesta al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’art. 8, comma 5 quater, del D.L. 30 dicembre 2016, n. 244, convertito con L. 27 febbraio 2017, n. 19, ha prorogato gli effetti della L. 3 dicembre 2009, n. 184, agli anni 2017, 2018 e 2019.
Il Decreto 20 giugno 2017 del Ministero della Difesa, inoltre, ha disposto anche per l’anno 2018 il prolungamento degli effetti delle domande già prodotte.
L’assegno sostitutivo dell’accompagnatore è pari:
– a 900 euro mensili per i pensionati affetti dalle invalidità di cui alla lettera A), numeri 1), 2), 3),4), secondo comma e A-bis della tabella E allegata al D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni;
– a 450 euro mensili per i pensionati affetti dalle invalidità di cui alla lettera B) numero 1); C); D) e E), numero 1 della citata tabella E.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha trasmesso all’Inps l’ elenco con i dati per l’erogazione dell’assegno in oggetto. Sulla mensilità di giugno 2018 è stato disposto il pagamento delle prestazioni, con le seguenti modalità:


– in un’unica soluzione gli arretrati per il periodo 01.01.2018 – 31.5.2018;


– in via continuativa per il periodo 01.06.2018 – 31.12.2018.

Omesse ritenute previdenziali: dal superamento della soglia dipende la disciplina della prescrizione


In tema di omesso versamento di ritenute previdenziali, ai fini del computo della prescrizione per i fatti pregressi alla modifica normativa, la normativa più favorevole va individuata, nel caso di superamento della soglia di punibilità di 10.000 euro annui, nella normativa previgente, secondo cui il momento consumativo del reato coincideva con la scadenza del termine previsto per ogni versamento mensile

In parziale riforma della decisione resa dal Tribunale di prime cure, la Corte d’appello territoriale aveva ridotto a mesi quattro di reclusione la pena inflitta al datore di lavoro, pur confermando la sua responsabilità penale in ordine al reato relativo all’omesso versamento delle ritenute previdenziali. Ricorre così in Cassazione il medesimo, lamentando la ritenuta sussistenza della prova dell’effettiva corresponsione della retribuzioni ai lavoratori. Il ricorrente, in particolare, contesta la motivazione della sentenza, nella parte in cui ha ritenuto affidabili e veritieri i dati contenuti nel prospetto redatto dall’INPS in base ai modelli DM10, che si presume attestino l’effettivo pagamento degli stipendi. Con un secondo motivo, altresì, si deduce che i fatti contestati erano prescritti alla data di deliberazione della sentenza impugnata.
Per la Suprema Corte il primo motivo è manifestamente infondato. Invero, va data continuità all’orientamento giurisprudenziale di legittimità, secondo cui, in tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, la presentazione da parte del datore di lavoro degli appositi modelli DM10, attestanti le retribuzioni corrisposte ai dipendenti e l’ammontare degli obblighi contributivi, è valutabile, in assenza di elementi di segno contrario, come prova della effettiva corresponsione degli emolumenti ai lavoratori. Nel caso di specie, dai modelli DM10 risultano, in modo puntuale, gli importi dovuti e non corrisposti per ciascun periodo, nonché il numero e la generalità dei dipendenti a cui questi di riferiscono. La veridicità di tali dati è provata in quanto:
– non sono stati contestati dall’imputata, la quale, comunque, non ha fornito una prova contraria;
– nell’ipotesi di mancata corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori, il datore di lavoro deve inserire nel modello DM10 la dicitura “non ha trattenuto la quota contributiva a carico dei lavoratori dipendenti”, nel caso in esame mancante.
Quanto invece all’eccepito decorso del termine di prescrizione, a seguito della nuova formulazione della norma in tema di omesso versamento di contributi previdenziali ed assistenziali, ai fini del computo della prescrizione per i fatti pregressi alla modifica introdotta nel 2016, la normativa più favorevole va individuata:
– nel caso in cui non sia stata superata la soglia di punibilità di 10.000 euro annui, nella nuova previsione normativa;
– nell’ipotesi di superamento di detta soglia, nella normativa previgente, secondo la quale il momento consumativo del reato coincideva con la scadenza del termine previsto per ogni versamento mensile, ovvero con il giorno 16 del mese successivo a quello cui si riferiscono i contributi.

In scadenza la domanda di disoccupazione agricola Inps


La domanda di indennità di disoccupazione agricola deve essere presentata entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la disoccupazione. Quest’anno il 31 cade di sabato, giorno considerato non festivo e quindi utile per la presentazione delle domande.


La disoccupazione agricola è una particolare indennità a cui hanno diritto gli operai che lavorano in agricoltura iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli.
L’indennità di disoccupazione spetta, nel dettaglio, ai lavoratori agricoli che abbiano:
– iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli dipendenti, per l’anno cui si riferisce la domanda o un rapporto di lavoro agricolo a tempo indeterminato per parte dell’anno di competenza della prestazione;
– almeno due anni di anzianità nell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria;
– almeno 102 contributi giornalieri nel biennio costituito dall’anno cui si riferisce l’indennità e dall’anno precedente. Possono essere utilizzati, per raggiungere i 102 contributi, anche quelli figurativi relativi a periodi di maternità obbligatoria e congedo parentale, compresi nel biennio utile.


Per ottenere l’indennità, oltre a possedere i requisiti di legge, il lavoratore agricolo deve presentare domanda telematicamente attraverso i Servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino dotato di SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) di livello 2, PIN dispositivo o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) oppure tramite gli enti di patronato, o tramite il Contact Center multicanale(chiamando da rete fissa il numero 803164 oppure il numero 06 164164 da rete mobile, a pagamento secondo il piano tariffario del proprio gestore).
La domanda di indennità di disoccupazione agricola deve essere presentata entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la disoccupazione, pena la decadenza dal diritto. Se tale data coincide con la domenica o con un giorno festivo la scadenza slitta al primo giorno lavorativo successivo. L’obbligo di conservazione della domanda cartacea e dei documenti in originale è in capo al cittadino richiedente la prestazione.
Quest’anno il 31 marzo cade di sabato, giorno considerato non festivo e quindi utile per la presentazione delle domande. Non sono previste, pertanto, ulteriori proroghe e non saranno ritenute valide le domande di indennità di disoccupazione agricola presentate in data successiva al 31 marzo 2018.

Rivalutazione dei turni svolti nel periodo notturni, le domande di accesso al beneficio entro il 1° maggio


L’Inps fornisce le istruzioni applicative della disposizione normativa contenuta nella Legge di Bilancio 2018, in ordine ai destinatari della rivalutazione dei turni notturni per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato, nonché alla presentazione delle domande di accesso al beneficio e di pensionamento anticipato

Come noto, nella recente Legge di Bilancio, è disposto che, in considerazione della particolare gravosità, ai fini del conseguimento dei requisiti per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato, i giorni lavorativi effettivamente svolti sono moltiplicati per il coefficiente di 1,5 per i lavoratori impiegati in cicli produttivi organizzati su turni di 12 ore, sulla base di accordi collettivi già sottoscritti alla data del 31 dicembre 2016.
I soggetti interessati che perfezionano il requisito entro il 31 dicembre 2019, devono presentare la domanda di riconoscimento dello svolgimento di attività particolarmente faticosa e pesante entro il 1° maggio 2018, allegando la documentazione minima necessaria, nonché l’accordo collettivo sottoscritto entro la data del 31 dicembre 2016, dal quale risulti che il lavoro è articolato in turni di 12 ore, svolti per almeno 6 ore nel periodo notturno.
La presentazione della domanda oltre il termine del 1° maggio 2018 comporta, in caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento della decorrenza del trattamento pensionistico anticipato. La domanda di riconoscimento del beneficio e la relativa documentazione devono essere presentate telematicamente alla struttura territorialmente competente, fermo restando la possibilità di utilizzare il modulo “AP45” reperibile sul sito internet dell’Istituto www.inps.it nella sezione “Modulistica”.

L’inquadramento previdenziale dell’AVIS e delle sue strutture territoriali



L’Inps fornisce indicazioni circa la natura giuridica e la conseguente classificazione, ai fini previdenziali e assistenziali, dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue (AVIS), nelle sue articolazioni nazionale, regionali, provinciali e comunali.


Negli ultimi anni si è assistito ad una diffusione sempre più crescente, nel tessuto sociale, di organismi costituiti su iniziativa privata per il perseguimento di utilità sociali nel campo dell’assistenza e della beneficienza. In tale ambito, vanno ricomprese le Associazioni Volontarie Italiane del Sangue (AVIS), sulla cui natura giuridica si è registrata un’evoluzione dell’orientamento giurisprudenziale, ormai consolidatosi negli ultimi anni.
In passato, la natura di ente pubblico dell’AVIS nazionale era stata accertata dai giudici ordinari di merito e dai giudici amministrativi; di qui, l’Inps ne aveva confermato, sia per il livello nazionale che per i relativi organismi territoriali, la qualificazione di “Enti pubblici non economici”, con conseguente inquadramento nel settore “Enti non soggetti alla disciplina degli assegni familiari”, con CSC 2.01.01. Successivamente, però, la Corte di Cassazione ha adottato orientamenti interpretativi diversi, per cui l’AVIS non risulta un organismo collocato dall’ordinamento in una posizione giuridica particolare, differente da quella propria dei soggetti di diritto comune, anche se di particolare rilevanza sociale, tale che l’ente sia assoggettato ad un regime giuridico che gli conferisca poteri e prerogative di diritto pubblico.
Tanto premesso, ai fini previdenziali e assistenziali, l’AVIS e le sue articolazioni territoriali devono essere riclassificate nel settore terziario (CSC 7.07.06). La variazione dell’inquadramento ha decorrenza ex nunc, ossia dal periodo di paga di competenza aprile 2018.





























Assicurazioni

Aliquote

I.V.S. 33,00% (di cui 9,19 % a carico del lavoratore)
NASpI (contributo ordinario) 1,31%
NASpI (contributo aggiuntivo ex art. 25, L. 845/1978) 0,30%
Fondo Garanzia Tfr 0,20%
Cuaf 0,68%
Maternità 0,24%
Malattia 2,44%
FIS (oltre 5 fino a 15 dipendenti) 0,45% (di cui 0,15% a carico del dipendente)
FIS (oltre 15 dipendenti) 0,65% (di cui 0,217% a carico del dipendente)


Per quanto riguarda in particolare la contribuzione Cuaf, le associazioni che non abbiano finalità di lucro, classificabili nel settore “attività varie”, possono essere esentate dalla predetta contribuzione a domanda, ove assicurino ai propri dipendenti trattamenti di famiglia non inferiori a quelli previsti dalla legge.

Contributi previdenziali obbligatori, la restituzione ha carattere eccezionale


Per consolidato orientamento giurisprudenziale, quando la legge dispone la restituzione dei contributi previdenziali, o di una parte di essi, si è in presenza di un beneficio attribuito all’interno del rapporto previdenziale, avente carattere eccezionale e non estendibile analogicamente ad altre fattispecie non previste. La regola nell’ambito del sistema previdenziale generale obbligatorio, infatti, è quella della solidarietà, che porta ad escludere in via di principio la restituzione dei contributi legittimamente versati ma inutilizzabili per la maturazione del diritto a pensione.

Il caso giudiziario ha ad oggetto la domanda proposta da un lavoratore tesa ad ottenere la condanna dell’Inpdap alla restituzione della contribuzione eccedente rispetto alla riserva matematica ai fini pensionistici al momento del passaggio del dipendente, avvenuto il 13 ottobre 1993, dalla soppressa Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno al Ministero dell’industria.
Secondo la Corte di appello territoriale, l’articolo 14 bis, comma 4, del D.Lgs. n. 96/1993, rendeva fondata il diritto dell’ex dipendente, posto che lo stesso era cessato dal servizio in data 1° aprile 1994 e non aveva optato per il mantenimento della posizione pensionistica di provenienza. L’articolo in parola, infatti, così sancisce: “Il personale (delle Agenzie) cessato dal servizio dopo la data del 13 ottobre 1993 e prima della data di entrata in vigore del presente decreto, che non abbia optato per il mantenimento della posizione pensionistica di provenienza, può chiedere la restituzione dei contributi versati se non computati ai fini della ricongiunzione dei periodi previdenziali”.
Avverso tale sentenza ricorre in Cassazione l’Inps, invocando la violazione del principio generale di irripetibilità dei contributi previdenziali e del principio solidaristico vigenti in materia di ricongiunzione contributiva ai fini pensionistici, dal momento che la restituzione di contributi disposta eccezionalmente dalla normativa indicata non può che avere ad oggetto quella versata dal dipendente e non dalla datrice di lavoro.
Per la Suprema Corte, il motivo è fondato. Per consolidato orientamento, infatti, il tenore letterale della disposizione indicata ha carattere eccezionale e quindi è di stretta interpretazione, in ragione del fatto che la regola, nell’ambito del sistema previdenziale generale obbligatorio, è piuttosto quella della solidarietà, la quale porta ad escludere in via di principio la necessaria restituzione dei contributi legittimamente versati ma inutilizzabili per la maturazione del diritto a pensione. Dunque, da ciò deve trarsi l’ulteriore corollario della individuazione della contribuzione possibile oggetto di restituzione, in quella effettivamente versata dal dipendente e non già della parte dell’onere contributivo assolto dal datore di lavoro, per cui, quando la legge dispone la liquidazione di tali contributi, o di una parte di essi, si è in presenza di un beneficio attribuito all’interno del rapporto previdenziale, con intento non retributivo, né restitutorio. Nel caso in esame, la finalità della previsione è quella di consentire al dipendente transitato presso il Ministero, nell’arco temporale suindicato, che ha optato per il ricongiungimento presso la nuova posizione assicurativa della contribuzione relativa al periodo di lavoro prestato presso l’Agenzia, di ottenere la restituzione dei contributi dallo stesso versati sole se tali contributi non siano da computare ai fini della ricongiunzione dei periodi previdenziali.

Domande di indennità di disoccupazione ordinaria carenti del modello DS56


La gestione dell’APE sociale e del beneficio per i lavoratori “precoci”, in particolare con riferimento al requisito consistente nel decorso di tre mesi dal termine della percezione integrale della prestazione di disoccupazione, richiedono che le domande di indennità di disoccupazione siano definite. A tal fine, sono state modificate le procedure informatiche di pagamento della DS/Ordinaria.


Allo scopo di rendere definitivamente visibile la contribuzione figurativa da disoccupazione nella posizione assicurativa del soggetto interessato, l’operatore dovrà richiedere la simulazione di pagamento, per singolo anno, delle domande di disoccupazione ordinaria in stato “L” a partire dall’anno 2000 ad oggi; eseguire l’elaborazione di pagamento effettivo per escludere in automatico le domande con un importo in pagamento a credito o a debito.


Analoga problematica, peraltro, si verifica in relazione alle pratiche di indennità ASpI e NASpI che risultano ancora aperte ed in stato “L” per il mancato pagamento degli ultimi 30 giorni di prestazione. Per la definizione di queste ultime tipologie di trattamenti non è necessaria la presentazione del modello DS56, ma l’operatore della Struttura territoriale deve effettuare d’ufficio le operazioni necessarie a tal fine.
Tutte le domande di verifica delle condizioni di accesso al beneficio dell’APE sociale e al beneficio dei lavoratori precoci respinte per carenza del requisito di cui al citato articolo 1, comma 179, lett. a), a causa della mancata definizione delle domande di indennità di disoccupazione, dovranno essere riesaminate d’ufficio e, ove ricorrano tutti i requisiti di legge, accolte.
Si precisa, in proposito, che il decorso del trimestre minimo in cui il soggetto deve mantenere lo stato di disoccupazione è computato dalla data in cui si colloca temporalmente la contribuzione figurativa relativa al pagamento delle indennità di disoccupazione, secondo un criterio di “competenza” e non di “cassa”. Si chiarisce, altresì, che trattandosi di soggetti che hanno maturato i requisiti e le condizioni di accesso ai benefici in argomento nel corso del 2017 rientreranno nel monitoraggio del predetto anno.
I relativi trattamenti, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda di accesso al beneficio, decorreranno dal primo giorno del mese successivo alla maturazione di tutti i requisiti e condizioni, secondo lo speciale regime delle decorrenze.

La procedura per la richiesta dell’incentivo Occupazione Mezzogiorno

Le indicazioni operative Inps in riferimento all’incentivo “Occupazione Mezzogiorno”,

L’incentivo “Occupazione Mezzogiorno” è riconoscibile per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate tra il 1° gennaio 2018 ed il 31 dicembre 2018 in regioni “meno sviluppate” o “in transizione”, nei limiti delle risorse specificamente stanziate. Allo scopo perciò di consentire al datore di lavoro di conoscere la residua disponibilità delle risorse prima di effettuare l’eventuale assunzione o trasformazione a tempo indeterminato, il medesimo deve inoltrare all’Inps, avvalendosi esclusivamente del modulo di istanza on-line “OMEZ”, disponibile all’interno dell’applicazione “DiResCo – Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente”, una domanda preliminare di ammissione all’incentivo, indicando i seguenti dati:
– il lavoratore nei cui confronti è intervenuta o potrebbe intervenire l’assunzione ovvero la trasformazione a tempo indeterminato di un precedente rapporto a termine;
– la regione e la provincia di esecuzione della prestazione lavorativa, che devono rientrare tra le regioni per le quali è previsto la misura agevolativa;
– l’importo della retribuzione mensile media, comprensiva dei ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità;
– la misura dell’aliquota contributiva datoriale che può essere oggetto di sgravio;
– se per l’assunzione/trasformazione intende fruire anche dell’esonero per occupazione giovanile stabile.
L’istanza di prenotazione dell’incentivo che non dovesse essere inizialmente accolta per carenza di fondi rimane valida per 30 giorni, mantenendo la priorità acquisita dalla data di prenotazione; se entro tale termine si liberano risorse utili, la richiesta viene automaticamente accolta; diversamente, l’istanza perde definitivamente efficacia e l’interessato deve presentare una nuova richiesta. Analogamente, l’istanza di prenotazione dell’incentivo che non dovesse essere accolta in quanto, dalla consultazione dell’archivio dell’ANPAL, non risulta validamente rilasciata una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (D.I.D.), rimane valida per il medesimo periodo, mantenendo la priorità. Durante tale periodo, l’INPS consulta quotidianamente la banca dati dell’ANPAL al fine di verificare la presenza di eventuali aggiornamenti circa la posizione del lavoratore. In caso di esito positivo, la richiesta di riconoscimento dell’agevolazione viene automaticamente accolta; diversamente, l’istanza perde definitivamente efficacia e l’interessato deve ripresentare la richiesta.
Nelle ipotesi in cui l’istanza di prenotazione inviata venga accolta, il datore di lavoro entro 10 giorni di calendario ha l’onere di comunicare l’avvenuta assunzione, chiedendo la conferma della prenotazione effettuata in suo favore. L’inosservanza del termine determina l’inefficacia della precedente prenotazione delle somme, ferma restando la possibilità per il datore di lavoro di presentare successivamente un’altra domanda.
Successivamente all’accantonamento definitivo delle risorse, effettuato in base all’aliquota contributiva datoriale dichiarata, il soggetto interessato può fruire dell’importo spettante in 12 quote mensili (tranne che per i contratti di apprendistato di durata inferiore ai 12 mesi), ferma restando la permanenza del rapporto di lavoro. La fruizione del beneficio può avvenire mediante conguaglio/compensazione nelle denunce contributive (UniEmens, Lista PosPA o DMAG). L’autorizzazione alla fruizione dell’incentivo è effettuata dall’INPS in base all’ordine cronologico di presentazione delle istanze; per le sole istanze relative alle assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato effettuate tra il 1° gennaio 2018 e il giorno precedente il rilascio del modulo telematico, e pervenute nei 15 giorni successivi al rilascio della modulistica on line, esse saranno elaborate secondo l’ordine cronologico di decorrenza dell’assunzione.
Infine, come noto, il beneficio spetta a condizione che la prestazione lavorativa si svolga in una regione “meno sviluppata” o “in transizione”, indipendentemente dalla residenza del lavoratore e dalla sede legale del datore di lavoro. Così, per garantire la fruizione dello sgravio ai datori di lavoro con sede legale in una regione non ammessa, ma che assumono lavoratori che prestino attività lavorativa nelle regioni interessate, è necessario che la sede Inps competente, a seguito di specifica richiesta da parte del datore di lavoro interessato e dopo aver effettuato i dovuti controlli, attribuisca il codice di autorizzazione “0L”.