Liquidazione delle prestazioni invalidità civile: computo dei redditi


Si forniscono chiarimenti in merito alla liquidazione delle prestazioni di invalidità civile.


Secondo la vigente normativa, ai fini della liquidazione o della ricostituzione delle prestazioni previdenziali e assistenziali collegate al reddito, il reddito di riferimento è quello conseguito dal beneficiario e dal proprio coniuge nell’anno solare precedente. Per le prestazioni collegate al reddito rilevano i redditi conseguiti nello stesso anno per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati. Tuttavia, mentre per la prima tipologia di prestazione, nel computo dei redditi ai fini del riconoscimento dell’assegno, si applica il criterio di competenza, per le seconde, invece, ai fini della determinazione del limite reddituale si devono computare tutti i pagamenti arretrati soggetti a tassazione separata conseguiti, a prescindere dall’anno di competenza (criterio di cassa).
Al riguardo, l’Inps comunica che, dal 25 luglio 2017, nel computo dei redditi in tema di liquidazione delle prestazioni di invalidità civile gli arretrati sono calcolati non nel loro importo complessivo, ma sulla base dei ratei maturati in ciascun anno di competenza. Quindi le sedi, in fase di acquisizione dei redditi dovranno ripartire manualmente gli importi arretrati per anno di competenza.
Per il periodo antecedente alla suddetta data, e riguardo alle istanze di prestazione di invalidità civile respinte per applicazione del criterio di cassa, per le quali, applicando l’orientamento accolto, risulti invece spettante il diritto alla prestazione, in caso di ricorso o domanda di riesame saranno adottati i seguenti provvedimenti:
a) domanda respinta per la quale è pendente istanza di autotutela (domanda di riesame), la Sede dovrà accogliere l’istanza;
b) domanda respinta per la quale è pendente ricorso amministrativo al Comitato provinciale prima della seduta, la Sede dovrà riconoscere la prestazione in autotutela;
c) domanda respinta per la quale, a seguito di ricorso al Comitato provinciale e di accoglimento dello stesso, il Direttore di Sede abbia sospeso la delibera di esecuzione: dopo la trasmissione della sospensiva alla Direzione centrale sostegno alla non autosufficienza, invalidità civile e altre prestazioni, la medesima Direzione trasmetterà alla Sede competente formale invito di accogliere l’istanza in autotutela.

Gestione separata, aliquota più elevata anche per amministratori e sindaci

L’Inps fornisce indicazioni operative circa l’applicazione dell’aliquota aggiuntiva di finanziamento della DIS-COLL dovuta dagli iscritti alla Gestione separata.

Come noto, a decorrere dal 1º luglio 2017, l’indennità DIS-COLL è riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, nonché agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dalla medesima data. Di qui, i collaboratori, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio, i titolari degli uffici di amministrazione, i sindaci e revisori, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, non pensionati e privi di partita IVA, sono tenuti a versare una aliquota contributiva aggiuntiva pari allo 0,51%. Tale aliquota, infatti, si aggiunge a quelle attualmente in vigore. Restano esclusi dall’aumento dell’aliquota contributiva i compensi corrisposti come:
– componenti commissioni e collegi;
– amministratori di enti locali;
– venditori porta a porta;
– rapporti occasionali autonomi;
– associati in partecipazione (non ancora cessati);
– medici in formazione specialistica.
Rimane immutata la ripartizione dell’onere contributivo tra collaboratore e committente nella misura rispettivamente di un terzo e di due terzi. Le aliquote riportate sono applicabili facendo riferimento ai redditi conseguiti dagli iscritti alla Gestione separata fino al raggiungimento del massimale di reddito, per l’anno 2017 pari ad euro 100.324,00. Gli adempimenti previsti a seguito della variazione dell’aliquota possono essere effettuati entro il 3° mese successivo a quello di emanazione delle istruzioni applicative ed operative. In particolare, il versamento del contributo, relativo ai soli soggetti interessati all’aumento della contribuzione sui compensi corrisposti a luglio, agosto e settembre 2017, possono essere effettuati entro il 16 ottobre 2017 senza aggravio di somme aggiuntive, a titolo di sanzioni civili. Al riguardo, nel modello F24 deve essere compilato un rigo per ciascun periodo interessato e la causale di riferimento è CXX. La denuncia Uniemens per i mesi di luglio, agosto e settembre 2017 può essere effettuata entro il 31 ottobre 2017.


Liquidazione delle prestazioni di invalidità civile: arretrati e criterio di competenza


L’Inps recepisce la pronuncia della Cassazione a sezioni unite n. 12796/2005, secondo cui – in materia di erogazione dei benefici previdenziali e assistenziali collegati al reddito – per la determinazione del limite reddituale, devono essere considerati anche gli arretrati, non nel loro importo complessivo, ma nelle quote maturate per ciascun anno di competenza.


In materia di verifica dei dati reddituali per i titolari di prestazioni collegate al reddito, la normativa vigente prevede che ai fini della liquidazione o della ricostituzione delle prestazioni previdenziali e assistenziali collegate al reddito, il reddito di riferimento è quello conseguito dal beneficiario e dal proprio coniuge nell’anno solare precedente. Per le prestazioni collegate al reddito rilevano i redditi conseguiti nello stesso anno per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati.
Nel fornire le istruzioni in materia, l’Inps ha operato una distinzione tra assegno sociale e prestazioni di invalidità civile. Per la prima tipologia di prestazione, nel computo dei redditi ai fini del riconoscimento dell’assegno, si applica il criterio di competenza. Per le prestazioni di invalidità civile, invece, si stabilisce, in mancanza di diversa previsione di legge, che, per la determinazione del limite reddituale, si debbano computare tutti i pagamenti arretrati soggetti a tassazione separata conseguiti, a prescindere dall’anno di competenza (criterio di cassa).
Sul punto è sorto un contenzioso giudiziario, che si fonda su una pronuncia della Cassazione a sezioni unite (sentenza n. 12796/2005), nel quale l’Istituto è risultato soccombente. La sentenza, in tema di erogazione dei benefici previdenziali e assistenziali collegati al reddito, statuisce che, per la determinazione del limite reddituale, “devono essere considerati anche gli arretrati – purché non esclusi del tutto da specifiche norme di legge – non nel loro importo complessivo, ma nelle quote maturate per ciascun anno di competenza”.
In virtù di quanto detto, l’Istituto dispone che, dalla pubblicazione del messaggio in commento (n. 3098/2017), nel computo dei redditi in tema di liquidazione delle prestazioni di invalidità civile gli arretrati siano calcolati non nel loro importo complessivo, ma sulla base dei ratei maturati in ciascun anno di competenza. Di conseguenza le sedi, al fine di dare applicazione alla suddetta disposizione, in fase di acquisizione dei redditi dovranno ripartire manualmente gli importi arretrati per anno di competenza.
Con riferimento al periodo antecedente alla pubblicazione del messaggio e con particolare riguardo alle istanze di prestazione di invalidità civile respinte per applicazione del criterio di cassa, per le quali, applicando l’orientamento accolto, risulti invece spettante il diritto alla prestazione, in caso di ricorso o domanda di riesame saranno adottati i seguenti provvedimenti:
– domanda respinta per la quale è pendente istanza di autotutela: la Sede dovrà accogliere l’istanza;
– domanda respinta per la quale è pendente ricorso amministrativo al Comitato provinciale prima della seduta: la Sede dovrà riconoscere la prestazione in autotutela;
– domanda respinta per la quale, a seguito di ricorso al Comitato provinciale e di accoglimento dello stesso, il Direttore di Sede abbia sospeso la delibera di esecuzione: dopo la trasmissione della sospensiva alla Direzione centrale sostegno alla non autosufficienza, invalidità civile e altre prestazioni, la medesima Direzione trasmetterà alla Sede competente formale invito di accogliere l’istanza in autotutela.

Illegittimita l’onerosità per le domande di ricongiunzione 1° luglio – 30 luglio 2010


L’Inps – a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale – ha recepito la non onerosità delle domande di ricongiunzione presentare dal 1° al 30 luglio 2010.


L’art. 12, co. 12 septies D.L. 31 maggio 2010, n. 78 è intervenuto sul disposto del primo comma dell’art. 1, L. n. 29/1979, che consentiva, a titolo gratuito, la ricongiunzione nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti dei periodi di contribuzione maturati presso forme di previdenza sostitutive, esclusive o esonerative dell’Assicurazione generale obbligatoria IVS, introducendo un onere a carico dei richiedenti anche per tali tipologie di operazione. Con successiva circolare Inps è stato conseguentemente disposto che, con effetto sulle istanze presentate dal 1° luglio 2010, anche la ricongiunzione ai sensi dell’art. 1, co. 1, L. n. 29/1979 sarebbe avvenuta a titolo oneroso.
Tuttavia la Corte Costituzionale, con recente sentenza, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del citato art. 12, co. 12-septies, nella parte in cui prevede, per il periodo dal 1° luglio 2010 al 30 luglio 2010, che alle ricongiunzioni si applichino «le disposizioni di cui all’articolo 2, commi terzo, quarto e quinto, della medesima legge».


La questione sottoposta al vaglio costituzionale non attiene alla ragionevolezza del nuovo regime oneroso di ricongiunzione ma all’efficacia retroattiva della nuova disciplina nel circoscritto arco temporale che dal 1° luglio 2010 si estende fino al 30 luglio 2010. Difatti, la disposizione esaminata, aggiunta in sede di conversione del D.L. n. 78 del 2010, è entrata in vigore il 31 luglio del 2010. La Corte ha quindi rilevato che nell’innovare con efficacia retroattiva il regime applicabile alle domande di ricongiunzione già presentate, la norma censurata “…vanifica l’affidamento legittimo che i lavoratori avevano riposto nell’applicazione del regime vigente al tempo della presentazione della domanda (…) L’esigenza di garantire la tutela del legittimo affidamento non può che arrestarsi nel momento a partire dal quale le disposizioni della legge 30 luglio 2010, n. 122 sono entrate in vigore”.
In conclusione, la dichiarazione di incostituzionalità della norma in esame va limitata al periodo 1° luglio – 30 luglio 2010. Ne consegue che le domande di ricongiunzione presentate nel periodo dall’01 luglio al 30 luglio 2010 rientrano nel regime di ricongiunzione gratuita previgente all’entrata in vigore della L. n. 122/2010; quelle presentate a decorrere dal 31 luglio 2010 restano a titolo oneroso.
Le domande in argomento, presentate nel predetto arco temporale 1 luglio-30 luglio e non ancora definite con il provvedimento amministrativo di accoglimento, saranno considerate a titolo gratuito; quelle definite ai sensi della norma dichiarata incostituzionale, devono essere riesaminate, a richiesta degli interessati, sempreché non sia intervenuta sentenza negativa del diritto passata in giudicato ovvero non sia trascorso il termine previsto per la proposizione dell’azione giudiziaria. I ricorsi amministrativi pendenti in materia devono essere riesaminati sulla base dei criteri innanzi esposti. Del pari devono essere definite le controversie giudiziarie in corso per le quali sarà chiesta la cessazione della materia del contendere.

Variata l’aliquota aziendale al Fondo Fondapi per i dipendenti della piccola industria del cemento

Dal corrente mese di luglio risulta variata l’aliquota contributiva a carico dell’Azienda a Fondapi, il Fondo di previdenza complementare per i lavoratori della piccola industria del cemento.


 


A partire dall’1/7/2017, l’aliquota contributiva a carico dell’Azienda è fissata in ragione del 1,90% della retribuzione utile per il calcolo del TFR.
Resta inteso che l’aliquota contributiva a carico del lavoratore, rimane fissata all’1,40% della retribuzione utile per il calcolo del TFR.
Si ricorda che la quota di iscrizione, pari a euro 12,91 e dovuta “una tantum” dai lavoratori che si iscrivono a Concreto, è posta a carico dell’Azienda di riferimento.
Le contribuzioni volontarie versate dai lavoratori continueranno ad essere calcolate sulla retribuzione commisurata al valore del minimo tabellare, ex indennità di contingenza, EDR e indennità di funzione quadri di spettanza di ciascun lavoratore.


 

INPS: prestazioni familiari supplementari per gli orfani di cittadini Ue


Si forniscono alcune istruzioni  sulle prestazioni familiari supplementari per gli orfani di cittadini UE.


Con riferimento alle prestazioni familiari supplementari riservate agli orfani, la cui erogazione è prevista solo in Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Malta, Svezia e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord, si può verificare la circostanza in cui l’Inps possa ricevere una domanda di prestazioni orfanili anche se la normativa nazionale non le prevede; in questo caso, l’Inps deve fare da tramite al fine di consentire all’Istituzione estera competente di provvedere al pagamento per gli orfani residenti in Italia.
La domanda di prestazioni (modello SR174) può essere presentata dal genitore superstite, dal tutore o dall’orfano maggiorenne per gli orfani sia con diritto, sia in assenza di diritto a pensione di reversibilità, direttamente alla Struttura Inps di residenza (o di domicilio) oppure per il tramite di un Ente di Patronato; può anche essere presentata con invio tramite il canale PEC o con raccomandata con ricevuta di ritorno AR, allegando sempre copia del documento d’identità in corso di validità. A seguito di tale richiesta, le Strutture territoriali Inps dovranno attivare le opportune verifiche e intraprendere un flusso di scambio di formulari specifici per la comunicazione delle informazioni necessarie alla definizione della domanda.
Qualora il defunto abbia prestato attività lavorativa o sia stato residente in più di uno Stato membro tra quelli che prevedono tali prestazioni, l’Inps dovrà verificare qual è l’Istituzione competente all’erogazione della prestazione che è quella in cui il defunto ha maturato il periodo più esteso di contributi o di residenza.
Dopo aver ricevuto le informazioni dalle Istituzioni interpellate, la Struttura territoriale Inps che ha in carico la gestione della domanda individuerà l’Istituzione con competenza prioritaria cui invierà la domanda con il formulario previsto; nello stesso tempo, ne darà comunicazione a ciascuna delle Istituzioni coinvolte. Invece, nel caso in cui il defunto abbia prestato attività lavorativa o sia stato residente in un solo Stato membro, l’Inps dovrà inviare direttamente i formulari all’Istituzione nazionale del medesimo Stato membro.
Dopo aver ricevuto il formulario contenente la domanda, l’Istituzione estera potrà erogare le prestazioni orfanili direttamente sul conto del richiedente.


DURC regolare e recupero dei benefici normativi e contributivi


Si forniscono istruzioni in ordine al possesso del DURC ai fini del recupero dei benefici normativi e contributivi.


Dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del Durc, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.
Pertanto, per accedere ai benefici suddetti è principalmente necessario il possesso del DURC, oltre che degli altri obblighi previsti dalla legge e dal CCNL che il datore deve in ogni caso osservare.
Rispetto al termine di 15 giorni per la regolarizzazione del Durc, non trova applicazione anche nell’ipotesi di accertamento delle specifiche violazioni (D.M. 30 gennaio 2015) che costituiscono cause ostative al rilascio del cit. documento, laddove siano accertate con provvedimenti amministrativi o giurisdizionali definitivi. In queste ipotesi, il godimento dei benefici normativi e contributivi in parola è precluso per i determinati periodi. In particolare, il periodo di preclusione dal godimento dei benefici non può essere in alcun modo sanato, atteso che trattasi non di omissioni contributive bensì di violazioni definitivamente accertate che incidono sulla tutela dei lavoratori.
Relativamente all’accertamento di violazioni relative agli altri obblighi di legge ed al rispetto degli accordi e dei CCNL nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, le agevolazioni sono legate al singolo rapporto di lavoro e all’assunzione di determinate categorie di soggetti.
Ne deriva che, diversamente dal Durc, le violazioni di legge e/o di contratto assumono rilevanza limitatamente al lavoratore cui gli stessi benefici si riferiscono ed esclusivamente per una durata pari al periodo in cui si sia protratta la violazione. Tali violazioni, peraltro, non impediscono il godimento di benefici qualora regolarizzate prima dell’avvio di qualsiasi accertamento ispettivo, evidentemente se trattasi di violazioni regolarizzabili.

Criteri di accesso alla pensione di inabilità per malattie derivanti dall’amianto


Il Ministero del lavoro ha disciplina i criteri e le modalità per la concessione di una pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie, di origine professionale, derivanti da esposizioni all’amianto.


Il lavoratore iscritto all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme esclusive e sostitutive della medesima affetto da mesotelioma pleurico (c45.0), mesotelioma pericardico (c45.2), mesotelioma peritoneale (c45.1), mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (c45.7), carcinoma polmonare (c34) e asbestosi (c61), riconosciuti di origine professionale, ovvero quale causa di servizio, ha diritto alla  pensione di inabilità, sebbene non si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.
I requisiti richiesti sono: il requisito contributivo, che si perfeziona quando risultino versati o accreditati a favore dell’assicurato almeno cinque anni nell’arco dell’intera vita lavorativa; il riconoscimento, da parte dell’Inail o di altre amministrazioni competenti, delle patologie di origine professionale, o quale causa di servizio, anche qualora l’assicurato non si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.
La pensione di inabilità è incompatibile con lo svolgimento da parte del titolare di qualsiasi attività lavorativa dipendente o autonoma, è incumulabile con la rendita vitalizia liquidata per lo stesso evento invalidante, è, infine, incumulabile con altri benefici pensionistici previsti dalla normativa vigente.


Le domande devono essere presentate all’Inps entro e non oltre il 31 marzo di ogni anno. In particolare, l’Istituto procede al monitoraggio delle domande di accesso al beneficio e, nell’ipotesi in cui da tale monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti del numero di richieste rispetto ai limiti annuali di spesa, il riconoscimento del beneficio è differito tenendo conto prioritariamente dell’età anagrafica, dell’anzianità contributiva e, infine, a parità delle stesse, della data di presentazione della domanda.
All’esito del monitoraggio delle domande, l’Inps comunica all’interessato: l’accesso al beneficio, accertata la sussistenza della relativa copertura finanziaria; l’accesso al beneficio, con indicazione della prima decorrenza utile della pensione di inabilità in questione, differita in ragione dello scostamento del numero delle domande rispetto ai limiti annuali di spesa; il rigetto della domanda di accesso al beneficio qualora l’interessato non risulti in possesso dei requisiti previsti.

Oltre 66 mila le domande presentate per Ape sociale e pensionamento anticipato


Con riferimento a coloro che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2017 per l’accesso all’Ape sociale e al pensionamento anticipato, l’Inps comunica che sono state oltre 66 mila le domande presentate.

In particolare, sono pervenute: 39.777 domande di certificazione delle condizioni di accesso all’APE sociale e 26.632 domande di certificazione delle condizioni di accesso al pensionamento anticipato per lavoratori precoci.
Come reso noto dall’Inps, il maggior numero di domande è stato presentato in Lombardia (11.048), seguita dal Veneto (6.701), dalla Sicilia (5.608), dal Piemonte (5.568), dall’Emilia Romagna (4.865), dal Lazio (4.594) e dalla Toscana (4.566).
La tipologia di aventi diritto più rappresentata è quella dei lavoratori disoccupati con 34.530 domande, seguiti dagli addetti alle mansioni difficoltose (15.030).
Relativamente alla distribuzione per genere, le donne che hanno presentato la domanda per la certificazione per l’APE sociale sono state 11.668, contro le 28.109 degli uomini. Diversamente, le domande per la certificazione per lavoro precoce sono state presentate da 22.900 uomini e da 3.732 donne.


Come risaputo, le domande possono essere presentate da determinate categorie di soggetti che si trovino in particolari condizioni, ovvero: abbiano compiuto almeno 63 anni di età; si trovino in una delle seguenti condizioni: siano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria ed abbiano concluso, da almeno tre mesi, di godere della prestazione per la disoccupazione loro spettante; assistano da almeno sei mesi il coniuge, l’unito civilmente, un parente di 1° grado convivente con handicap in situazione di gravità e siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni; abbiano una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74%, accertata dalle competenti Commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile e siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni; siano lavoratori dipendenti che, al momento della decorrenza dell’APE sociale, risultino svolgere o aver svolto in Italia, da almeno sei anni, in via continuativa, una o più delle attività lavorative elencate nell’Allegato A, del D.P.C.M. 23 maggio 2017, n. 88.

INPS: precisazioni sui requisiti di accesso alla NASpI


Si forniscono precisazioni sugli eventi di malattia e infortunio da neutralizzare ai fini della ricerca dei requisiti di accesso alla NASpI delle tredici settimane di contribuzione e delle trenta giornate di effettivo lavoro.

La NASpI è riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti: siano in stato di disoccupazione; possano far valere, nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione; possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.
Relativamente ai suddetti requisiti, l’Inps aveva chiarito che:
– ai fini della determinazione del quadriennio da prendere in considerazione per la verifica del requisito contributivo, i periodi di malattia e infortunio sul lavoro nel caso in cui non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo) non sono considerati utili ma devono essere neutralizzati in quanto ininfluenti e determinano un conseguente ampliamento del quadriennio di riferimento;
– ai fini della ricerca del requisito delle “trenta giornate di lavoro effettivo” nei dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro i periodi di malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo) sono da considerare “neutri” e determinano un conseguente ampliamento del periodo di osservazione.
Successivamente, è stato precisato che anche i periodi di malattia con integrazione della retribuzione a carico del datore di lavoro determinano – se si verificano o siano in corso nei dodici mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro – un corrispondente ampliamento del periodo di osservazione all’interno del quale ricercare il requisito delle 30 giornate.
Ne consegue che i periodi di malattia e di infortunio sono da considerare eventi “neutri” che determinano un corrispondente ampliamento del periodo di osservazione sia ai fini della ricerca dei predetti requisiti.