Aree di crisi complessa: in Gazzetta la conversione del decreto sulla cig in deroga


Pubblicata nella G.U. 7 luglio 2018, n. 156, la conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge n. 44/2018 recante misure urgenti per l’ulteriore finanziamento degli interventi di cui all’art. 1, co. 139, L. n. 205/2017, nonchè per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali. La legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


L’articolo 1 della legge di conversione stanzia ulteriori risorse – 9 milioni di euro per il 2018 – a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione, per prorogare il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga nelle aree di crisi industriale complessa della Regione Sardegna. L’articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, in seguito quindi al periodo aggiunto, risulta il seguente: “139. Al fine del completamento dei piani di recupero occupazionale previsti, le restanti risorse finanziarie di cui all’articolo 44, comma 11-bis, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, come ripartite tra le regioni con i decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze n. 1 del 12 dicembre 2016 e n. 12 del 5 aprile 2017, possono essere destinate, nell’anno 2018, dalle predette regioni, alle medesime finalità del richiamato articolo 44, comma 11-bis, del decreto legislativo n. 148 del 2015, nonché a quelle dell’articolo 53-ter del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96. Ai medesimi fini di cui al periodo precedente, la regione Sardegna può altresì destinare ulteriori risorse, fino al limite di 9 milioni di euro nell’anno 2018, per le specifiche situazioni occupazionali esistenti nel suo territorio.
L’articolo 2 del decreto legge – il quale non ha subito modifiche in sede di conversione – ha invece riscritto come segue l’articolo 1, comma 145, della legge 27 dicembre 2017, n. 205: “145. Al fine del compimento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali incardinate presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle regioni, nel limite massimo del 50 per cento delle risorse loro assegnate ai sensi dell’articolo 44, comma 6-bis, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, le regioni, a seguito di specifici accordi sottoscritti dalle parti presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle stesse regioni, possono autorizzare, per un periodo massimo di dodici mesi, le proroghe in continuità delle prestazioni di cassa integrazione guadagni in deroga aventi efficacia temporale entro il 31 dicembre 2016 e durata fino al 31 dicembre 2017“.


Cassa di previdenza Geometri, nessun obbligo per il mediatore immobiliare


In tema di obbligo contributivo verso la Cassa di previdenza Geometri, è escluso che lo svolgimento di attività di mediatore immobiliare per la conclusione di affari tra terzi, ancorché essa possa ricomprendere attività di stima o consigli su profili tecnici, come quelli catastali o urbanistici, faccia sorgere l’obbligo di iscrizione del medesimo soggetto presso la suddetta Cassa professionale

La Corte d’appello territoriale aveva respinto il gravame avverso la decisione del Tribunale di prime cure, con cui era stata ritenuta infondata la pretesa della Cassa di previdenza dei Geometri, di pagamento della contribuzione per l’attività svolta quale mediatore immobiliare, da parte di un soggetto iscritto all’Albo dei Geometri. La Corte aveva evidenziato come la normativa inerente la professione di mediatore non menzionasse in alcun modo le attività, valorizzate dalla Cassa quali elementi propri dell’attività del geometra, inerenti la misurazione, la stima o i rilievi topografici. Il fatto poi che il mediatore immobiliare pacificamente non avesse alcun obbligo di iscrizione all’Albo dei Geometri dimostrava la netta separazione in realtà esistente tra i due tipi di professionalità.
Ricorre così per Cassazione la Cassa di previdenza, lamentando che non era stato correttamente apprezzato il fatto che le attitudini tecniche del geometra sono coinvolte da vari punti di vista nell’attività del mediatore. Altresì, si contesta che la Corte territoriale non aveva considerato i profili evolutivi che caratterizzano l’attività del geometra, in progressiva estensione dell’ambito della professione.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. Non è messo in dubbio nella sentenza impugnata che i redditi rivendicati a contribuzione derivino da attività mediatore immobiliare svolte per la conclusione di affari tra terzi. In proposito, tuttavia, quella del mediatore si manifesta come una professionalità autonoma. Non vi è dubbio che il mediatore possa essere chiamato ad attività di stima, ma si tratta di valutazioni che non necessariamente coincidono con quelle del geometra, con finalità diverse, per la concreta conclusione di affari e non per la determinazione assoluta di valori di estimo. Tale stima, infatti, può risentire di fattori diversi, derivanti da strategie commerciali o da esigenze del cliente, in espressione di una specificità professionale non confondibile con quella puramente tecnica del geometra.

APE sociale: entro il 15 luglio, la domanda di riconoscimento dei requisiti


Entro il 15 luglio, i potenziali beneficiari dell’APE sociale devono inoltrare all’Inps domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio.


L’Ape Sociale è un’indennità a carico dello Stato erogata dall’INPS a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero.
Possono beneficiare dell’APE sociale i residenti in Italia iscritti all’AGO dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione separata, che, alla data di accesso al trattamento, siano in possesso dei requisiti illustrati dall’art. 2, co.1, D.P.C.M. 23 maggio 2017, n. 88.
I soggetti che vengano o possano trovarsi nelle condizioni definite dalla norma entro il 31 dicembre 2018 – che non sono riusciti a consegnare la documentazione necessaria entro il 31 marzo 2018 – devono presentare domanda all’Inps entro il 15 luglio 2018. Possono utilizzare questa opportunità anche i lavoratori che, già in possesso dei requisiti, hanno presentato la domanda in ritardo rispetto alla prima scadenza.
Le domande saranno lavorate dall’Inps entro il 15 luglio 2018. In mancanza di rispetto del suddetto termine, le domande, purché presentate entro il 30 novembre di ciascun anno, possono essere prese in considerazione dall’Istituto nell’anno di riferimento esclusivamente ove residuino risorse.
La domanda deve essere presentata in modalità telematica. E’ consentito integrare la domanda con la documentazione obbligatoria in un momento successivo alla presentazione della stessa senza modificare il numero di protocollo, la data e l’ora di ricezione rilasciati al momento dell’invio. L’interessato, a seconda di quale tra le condizioni ricorra, deve rilasciare, con la domanda, delle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà (art. 47, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445) e allegare alla stessa, documentazione attestante la propria condizione.
Con particolare riguardo alla condizione di essere un lavoratore dipendente che svolga o abbia svolto in Italia, da almeno 6 anni una o più attività lavorative “gravose”, il richiedente deve farsi rilasciare un’attestazione del datore di lavoro redatta su un apposito modello, differenziato a seconda che il soggetto sia un lavoratore dipendente del settore privato o pubblico (codice AP116) o un lavoratore domestico (codice AP117).
Essendo state ulteriormente specificate, anche con l’indicazione del codice professionale ISTAT, le professioni di cui all’allegato B della legge 27 dicembre 2017, n. 205, l’Inps ha conseguentemente provveduto all’aggiornamento del modello per l’attestazione del datore di lavoro (AP116) circa lo svolgimento delle attività gravose, includendo le nuove professioni e prevedendo un apposito campo per l’indicazione del codice professionale ISTAT.
Gli operai dell’edilizia, in considerazione delle difficoltà di reperire il datore di lavoro per la sottoscrizione della relativa attestazione (modello AP116), il richiedente può farsi rilasciare idonea dichiarazione, sottoscritta dal responsabile della Cassa edile, dalla quale risultino i periodi durante i quali egli è stato iscritto alla Cassa.
Contestualmente alla presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE sociale o nelle more dell’istruttoria della stessa, il soggetto già in possesso di tutti i requisiti previsti, compresa la cessazione dell’attività lavorativa, può presentare la domanda di accesso al beneficio, secondo i consueti canali telematici. In caso di esito positivo, l’indennità dell’APE sociale decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, ove a tale data sussistano tutti i requisiti e le condizioni previste, compresa la cessazione dell’attività lavorativa.

Assunzione agevolata lavoratori over 50: il campo di applicazione


In appresso si riporta una breve disamina del campo di applicazione dell’incentivo economico spettante in caso di assunzione di lavoratori “over 50”

Come noto, a decorrere dal 1° gennaio 2013, sono previsti incentivi economici per l’assunzione di lavoratori anziani di età non inferiore a 50 anni, disoccupati da oltre dodici mesi, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato. L’incentivo spetta, altresì, per:
– proroga del rapporto a termine, fino al limite del periodo agevolato massimo spettante;
– trasformazione a tempo indeterminato di un precedente rapporto agevolato a termine, tuttavia la trasformazione deve intervenire entro la scadenza del beneficio iniziale;
– assunzione a scopo di somministrazione;
– rapporti di lavoro subordinato instaurati in attuazione del vincolo associativo stretto con una cooperativa di lavoro.
In relazione a tale tipologia di lavoratori, l’età deve essere considerata alla data di decorrenza dell’assunzione. Non rileva la durata dell’orario di lavoro.
L’incentivo consiste nella riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro:
– fino a dodici mesi per l’assunzione a tempo determinato;
– per diciotto mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato;
– per complessivi diciotto mesi se il rapporto a termine viene trasformato a tempo indeterminato.
In applicazione del criterio di flessibilità, l’incentivo può spettare anche nell’ipotesi in cui, dopo un primo rapporto agevolato a tempo determinato, venga effettuata, con soluzione di continuità, una nuova assunzione a tempo determinato o indeterminato del medesimo lavoratore dipendente. In tal caso, è necessario, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione per la durata residua rispetto a quanto già goduto precedentemente, che il lavoratore abbia mantenuto l’anzianità di disoccupazione superiore a dodici mesi.

L’esonero dal versamento Cig non riguarda le società a capitale misto partecipate da enti pubblici


In tema di contribuzione previdenziale, le società a capitale misto e, in particolare, le società per azioni a prevalente capitale pubblico, aventi ad oggetto l’esercizio di attività industriali, sono tenute al pagamento dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e la mobilità, non trovando applicazione l’esenzione stabilita per le imprese industriali degli enti pubblici

La Corte d’appello territoriale, confermando la sentenza di primo grado, aveva rigettato l’opposizione proposta da un datore di lavoro contro un avviso di addebito avente ad oggetto crediti Inps per contribuzione dovuta a titolo di Cigs, Cigo e contribuzione di mobilità. La Corte aveva argomentato, sulla base della natura della società a capitale misto, che la medesima non poteva fruire delle esenzioni contributive previste per le imprese industriali degli enti pubblici.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che gli enti locali, per la gestione di servizi, reti, impianti e beni, sono tenuti ad avvalersi di soggetti costituiti nella forma di società di capitali con la partecipazione maggioritaria degli enti locali, anche associati, sicché la partecipazione di soggetti pubblici al capitale sociale comporta che le società medesime debbano essere annoverate nell’ambito delle “imprese industriali degli enti pubblici”.
Per la Suprema Corte, il motivo è manifestamente infondato. Il datore di lavoro, infatti, è una società partecipata per una quota da soggetti pubblici e dunque a capitale misto. Di qui, trova applicazione il principio affermato dalla giurisprudenza per cui, in tema di contribuzione previdenziale, le società a capitale misto, ed in particolare le società per azioni a prevalente capitale pubblico, aventi ad oggetto l’esercizio di attività industriali, sono tenute al pagamento dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e la mobilità. Non può trovare applicazione l’esenzione stabilita per le imprese industriali degli enti pubblici, trattandosi di società di natura essenzialmente privata, finalizzate all’erogazione di servizi al pubblico in regime di concorrenza, nelle quali l’amministrazione pubblica esercita il controllo esclusivamente attraverso gli strumenti di diritto privato, e restando irrilevante, in mancanza di una disciplina derogatoria rispetto a quella propria dello schema societario, la mera partecipazione, seppur maggioritaria, ma non totalitaria, da parte dell’ente pubblico.

Contribuzione correlata in presenza di solidarietà espansiva nel settore Credito


Si forniscono alcune indicazioni sui criteri e le modalità di accesso relativamente alla contribuzione correlata in presenza di solidarietà espansiva nell’ambito del settore del credito.


Nelle ipotesi di riduzioni stabili di orario di lavoro, attuate con l’assenso dei lavoratori interessati, per un periodo massimo di quarantotto mesi pro capite con riduzione proporzionale della retribuzione e la contestuale assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale al fine di incrementare gli organici, i Fondi di solidarietà bilaterali istituiti ai sensi possono versare la contribuzione ai fini pensionistici correlata alla quota di retribuzione persa. Oltre alle prestazioni ordinarie (assegno ordinario, interventi di formazione), a quelle emergenziali integrative dell’indennità di disoccupazione (assegno emergenziale, outplacement) e a quelle straordinarie (assegno straordinario in ragione di processi di agevolazione all’esodo), è prevista un’ulteriore tipologia di prestazione, cd. contribuzione correlata in presenza di solidarietà espansiva.
L’accesso alla prestazione avviene secondo criteri di precedenza e turnazione e nel rispetto del principio della proporzionalità delle erogazioni rispetto ai contributi dovuti, pertanto nuove richieste di accesso a dette prestazioni, da parte dello stesso datore, potranno essere esaminate subordinatamente all’accoglimento di eventuali richieste di altri datori di lavoro aventi titolo di precedenza. L’accesso alla prestazione è subordinato alla contestuale assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale al fine di incrementare l’organico. La riduzione dell’orario di lavoro deve essere stabile e comportare una contestuale riduzione della retribuzione.
Alla contribuzione correlata in presenza di solidarietà espansiva sono ammessi anche i dirigenti e i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante e con contratto di lavoro a tempo determinato; per accedere alla prestazione non è richiesto il possesso, in capo al lavoratore, di alcuna anzianità aziendale.


L’accesso alla prestazione è subordinato all’espletamento delle procedure contrattuali previste per i processi che modificano le condizioni di lavoro del personale o determinano la riduzione dei livelli occupazionali, nonché di quelle legislative laddove espressamente previste. Dette procedure sindacali devono concludersi con un accordo aziendale o di gruppo nell’ambito del quale siano state individuate le modalità di attuazione della solidarietà espansiva, quindi, laddove non si raggiunga l’accordo aziendale, non sarà possibile accedere all’intervento richiesto.
Nei casi di accesso alla prestazione della contribuzione correlata in presenza di solidarietà espansiva, o nei casi di accesso congiunto ai finanziamenti per programmi formativi, assegno ordinario e solidarietà espansiva, l’intervento è determinato in misura non superiore a due volte l’ammontare dei contributi ordinari dovuti dalla singola azienda istante, ovvero dal complesso delle società del gruppo cui l’azienda appartiene, fino al trimestre antecedente la data di presentazione della domanda, al netto degli oneri di gestione e amministrazione del Fondo e delle prestazioni già deliberate per formazione, assegno ordinario e per contribuzione correlata in presenza di solidarietà espansiva.
Nelle ipotesi in cui la misura dell’intervento risulti superiore al limite sopra richiamato, la differenza di erogazione resta a carico del datore.
L’accesso alla prestazione avviene previa presentazione della domanda, esclusivamente per via telematica, alla Struttura INPS competente per la matricola sulla quale insistono i lavoratori interessati ovvero competente per la matricola di accentramento contributivo per le aziende che hanno adempiuto all’obbligo dell’unicità della posizione contributiva. La domanda è disponibile nel portale INPS, previa autenticazione con Pin dispositivo rilasciato dall’Istituto previdenziale, accedendo per tipologia di utenza “Aziende, enti e datori di lavoro” oppure “Altre aziende private” oppure “Consulenti e professionisti”, inserendo come tema “Fondi e gestioni” e scegliendo “Fondi di solidarietà: assegno ordinario e finanziamento programmi di formazione”; entrare in “Invio domande” e scegliere tipo di prestazione “Correlata per solidarietà espansiva” e tipo di fondo “Fondo credito”.
Dal 1° giugno 2018, per periodi decorrenti dalla stessa data, i datori di lavoro al momento della presentazione della domanda, o i loro consulenti/intermediari, dovranno associare un codice identificativo, c.d. Ticket, composto di 16 caratteri alfanumerici. Il ticket deve essere richiesto obbligatoriamente al momento della compilazione della domanda on line, utilizzando l’apposita funzionalità “Inserimento ticket” a tal fine prevista all’interno della procedura di inoltro della domanda al Fondo. Pertanto, il Ticket non deve essere richiesto tramite l’applicativo “Gestione ticket”.
Dopo l’inserimento del Ticket la domanda viene protocollata e sarà possibile stampare la ricevuta di presentazione nonché il prospetto dei dati trasmessi.
La domanda non potrà riguardare interventi di durata superiore a dodici mesi, tuttavia, è ammissibile richiedere per i medesimi lavoratori una proroga dell’intervento (sempre della durata massima di dodici mesi), fino al raggiungimento, per ciascuno di essi, del limite massimo di 48 mesi. La domanda dovrà contenere, oltre ai dati anagrafici dell’azienda e del titolare ovvero del legale rappresentante, i seguenti elementi: il periodo della prestazione richiesta, il numero dei lavoratori coinvolti, il totale delle ore per le quali si richiede l’intervento del Fondo; la data dell’accordo aziendale; la dichiarazione di responsabilità nella quale si attesti che all’accordo aziendale si è pervenuti nel pieno rispetto delle procedure previste; la dichiarazione sulla eventuale richiesta di interventi in deroga alla normativa vigente in materia di CIG; la dichiarazione di responsabilità nella quale l’azienda attesti di aver richiesto o meno le agevolazioni contributive; copia dell’accordo sindacale, l’elenco dei lavoratori beneficiari della prestazione con la specifica indicazione, per ciascuno di essi, della retribuzione oraria lorda, dei mesi, del numero di ore per le quali si richiede l’intervento e dell’aliquota contributiva della forma di previdenza obbligatoria di appartenenza; una dichiarazione di responsabilità dalla quale risultino tutte le aziende del gruppo bancario di appartenenza dell’azienda istante e/o le aziende eventualmente incorporate a seguito di operazioni societarie.


Sgravi contributivi per l’assunzione delle donne vittime di violenza di genere


Per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, alle cooperative sociali che assumono donne vittime di violenza di genere è riconosciuto l’esonero del versamento dei contributi previdenziali.


In particolare, per le cooperative sociali che assumono con contratto di lavoro a tempo indeterminato, dal 1° gennaio 2018 e non oltre il 31 dicembre prossimo, donne vittime di violenza di genere, inserite nei percorsi di protezione, debitamente certificati dai servizi sociali del comune di residenza o dai centri anti-violenza o dalle case rifugio, per un periodo massimo di 36 mesi, un contributo entro il limite di spesa di un milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020 a titolo di sgravio delle aliquote per l’assicurazione obbligatoria previdenziale e assistenziale dovute relativamente alle suddette lavoratrici assunte. Lo sgravio è riconosciuto nel limite massimo di importo pari a 350 euro su base mensile, con esclusione dei premi e contributi all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.


Le agevolazioni contributive sono riconosciute dall’Inps in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande da parte delle cooperative sociali.
Il rimborso all’Istituto degli oneri derivanti dall’esonero contributivo in argomento è effettuato sulla base di apposita rendicontazione.


Mera gestione degli immobili in locazione: nessun obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti


L’attività di riscossione di canoni di locazione, non finalizzata alla prestazione di servizi in favore di terzi né ad atti di compravendita o di costruzione, non esorbita dalla semplice gestione degli immobili concessi in locazione e, pertanto, non configura esercizio di attività commerciale ai fini dell’iscrizione nella Gestione commercianti.

La Corte di Appello territoriale aveva respinto l’appello proposto dall’Inps avverso la sentenza del Tribunale di prime cure, che invece aveva accolto la opposizione proposta da un lavoratore avverso gli avvisi di addebito emessi per la riscossione dei contributi dovuti dal medesimo alla Gestione commercianti, in qualità di socio di Snc. Nello specifico, la Corte territoriale aveva ritenuto non sussistere esercizio di attività commerciale, in quanto la società si limitava alla mera locazione di immobili di sua proprietà.
L’Inps ricorre così in Cassazione, sostenendo che la forma sociale prescelta determinava una presunzione di esercizio di attività commerciale. Altresì, veniva obiettato che il socio, anche in assenza dell’esercizio di attività commerciale da parte della società, era comunque tenuto ad iscriversi come lavoratore autonomo alla Gestione commercianti, poiché la attività di locazione di beni immobili poteva essere ricompresa in quella di intermediazione e prestazione di servizi. Infine, quanto al difetto di prova dello svolgimento da parte del socio di lavoro abituale e prevalente, veniva dedotto che la qualità di socio di Snc fa necessariamente presumere lo svolgimento di attività di gestione nella società e quindi la partecipazione abituale; la prevalenza derivava invece dal fatto che il socio non aveva argomentato di svolgere una diversa ed ulteriore attività lavorativa.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. Per orientamento consolidato, infatti, l’attività di riscossione di canoni di locazione, non finalizzata alla prestazione di servizi in favore di terzi né ad atti di compravendita o di costruzione, non esorbita dalla semplice gestione degli immobili concessi in locazione e, pertanto, non configura esercizio di attività commerciale ai fini dell’iscrizione nella Gestione commercianti. Parimenti, la qualità di socio illimitatamente responsabile ed amministratore non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali.

Assegno di invalidità e verifica della capacità lavorativa


La riduzione della capacità lavorativa del dipendente in occupazioni adeguate alle sue attitudini, deve essere verificata in riferimento non solo alle attività lavorative sostanzialmente identiche a quelle precedentemente svolte, ma anche a tutte quelle occupazioni che, pur diverse, non presentano una rilevante divaricazione rispetto al lavoro precedente.


Lo ha ribadito la Corte di Cassazione pronunciandosi sul riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità di un lavoratore affetto da una patologia tumorale maligna nonostante l’avvenuta asportazione del tumore maligno.
In particolare, i giudici hanno ribadito che ai fini del riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità, la sussistenza del requisito normativo relativo alla riduzione a meno di un terzo della capacità di lavoro dell’assicurato in occupazioni confacenti alle sue attitudini, deve essere verificata in riferimento non solo alle attività lavorative sostanzialmente identiche a quelle precedentemente svolte dall’assicurato (e nel corso delle quali si è manifestato il quadro patologico invalidante), ma anche a tutte quelle occupazioni che, pur diverse, non presentano una rilevante divaricazione rispetto al lavoro precedente, in quanto costituiscono una naturale estrinsecazione delle attitudini dell’assicurato medesimo, tenuto conto di età, sesso, formazione professionale e di ogni altra circostanza emergente nella concreta fattispecie, che faccia ragionevolmente presumere l’adattabilità professionale al nuovo lavoro, senza esporre l’assicurato ad ulteriore danno per la salute.
In appello, i giudici hanno violato la legge non avendo tenuto conto, nella valutazione della capacità lavorativa dell’assicurato, dell’attività dallo stesso svolta di impiegato, limitandosi ad un apprezzamento di tipo sanitario non incentrato altresì sulla possibilità, per l’assicurato di svolgere attività confacenti alle sue attitudini, avuto riguardo alla personalità professionale (impiegato) e, dunque, alle sue esperienze di lavoro e capacità di adattamento.


Fondo di previdenza per gli impiegati esattoriali: modalità di utilizzazione


Con decreto n. 55/2018, il Ministero del lavoro individua in via esclusiva le modalità di utilizzazione delle risorse del Fondo di previdenza per gli impiegati esattoriali.


Il decreto in commento individua in via esclusiva le modalità di utilizzazione delle risorse del Fondo di previdenza di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 377, secondo la disciplina previdenziale dell’assicurazione generale obbligatoria, in attuazione dei principi e dei criteri direttivi della legge 8 agosto 1995, n. 335.
A decorrere, pertanto, dalla data di entrata in vigore del decreto, ai fini della determinazione dell’importo dei trattamenti pensionistici previsti dal Fondo di previdenza, tutti i contributi versati per ciascun anno dal datore di lavoro e dal lavoratore al predetto Fondo costituiscono il montante individuale contributivo annuale dell’iscritto da trasformare in pensione aggiuntiva al trattamento previsto dall’assicurazione generale obbligatoria. I contributi sono validi anche per la liquidazione della pensione aggiuntiva al trattamento pensionistico anticipato.
Ai fini della determinazione del montante contributivo individuale da convertire in pensione, il montante contributivo si rivaluta, su base composta, al 31 dicembre di ciascun anno, con esclusione della contribuzione dello stesso anno, al tasso di capitalizzazione.
Il tasso annuo di capitalizzazione è determinato ai sensi dell’art. 1, comma 9, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni e integrazioni.
L’importo della pensione annua è determinato soltanto secondo il sistema contributivo moltiplicando il montante individuale dei contributi rivalutato per il coefficiente di trasformazione relativo all’età anagrafica dell’assicurato al momento del pensionamento di cui alla Tabella A allegata alla legge 8 agosto 1995, n. 335 e successive modificazioni e integrazioni, come rideterminato ai sensi dell’art. 1, comma 11, della legge n. 335 del 1995.