Fondo Est – CCNL Turismo Fiavet – Circolare sul nuovo codice contratto

Il Fondo Est pubblica una circolare informativa sulla variazione del codice contratto del CCNL Turismo Fiavet

Il Fondo EST, con propria circolare informa Consulenti del lavoro e Centri servizi, del nuovo codice per il CCNL Imprese di Viaggio e Turismo Fiavet, comunicato dall’INPS con messaggio n. 4798 del 20 dicembre scorso e che deve essere evidenziato nell’elemento <CodiceContratto> di <DenunciaIndividuale> del flusso di denuncia Uniemens.
Si tratta del codice contratto 287, con decorrenza dal periodo paga gennaio 2020.
Pertanto, il Fondo Est informa di star provvedendo ad adeguare la propria piattaforma informatica per il recepimento del nuovo codice contratto e che, nel frattempo, il codice 167 continuerà ad essere ancora valido per qualche mese in modo da dare il tempo ai Consulenti del Lavoro e ai Centri servizi di aggiornare i programmi paghe. Per quanto riguarda la Codifica Fondo Est, andrà valorizzato con la codifica 2 nel campo “IdContratto” del file Xml aziende e dipendenti.

POSTE ITALIANE: copertura della vacanza contrattuale



Siglato il 18/2/2020 tra le POSTE ITALIANE SpA, anche in rappresentanza di POSTE VITA SpA, POSTE ASSICURA SpA, EGI SpA, BANCOPOSTA FONDI SpA SGR, POSTEL SpA, POSTEPAY SpA e la SLC-CGIL, la SLP-CISL, la UILposte, la FAILP-CISAL, la CONFSAL Comunicazioni e FNC UGL Comunicazioni, l’accordo finalizzato al riconoscimento dell’indennità “una tantum” riferita al periodo di vacanza contrattuale, anno 2019.


Con riferimento all’anno 2019, ferma restando la validità delle previsioni normative ed economiche contenute nel CCNL del 30/11/2017, le Aziende di cui in premessa corrisponderanno un importo lordo medio pari a 700 Euro, secondo quanto riportato nella tabella allegata, a titolo di spettanza contrattuale omnicomprensiva, ai sensi di quanto previsto dall’art. 3 del CCNL sulle procedure per il rinnovo dei Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ossia, in caso di ritardato rinnovo del CCNL rispetto alla scadenza, le Parti definiranno una copertura economica a favore dei lavoratori in forza alla data del rinnovo contrattuale.
La suddetta somma verrà erogata nel mese di aprile 2020 nei confronti dei personale con contratto a tempo indeterminato e di apprendistato, che abbia superato il periodo di prova, che sia in forza alla data di sottoscrizione della presente intesa.
L’importo sarà riproporzionato in relazione ai mesi di servizio prestati nel periodo di riferimento e, per quanto attiene al personale con rapporto di lavoro a tempo parziale, lo stesso sarà commisurato alla durata effettiva della prestazione lavorativa.
Tale erogazione non concorre alla determinazione del trattamento di fine rapporto.
Seguono gli importi unitari della suddetta copertura economica riferita al periodo di vacanza contrattuale.
























Livelli professionali

Euro

A1 928,00
A2 843,00
B 745,00
C 700,00
D 676,00
E 620,00
F 571,00

Marittimi: trasmissione telematica dei certificati medici per le prestazioni di malattia


Al via la trasmissione telematica, da parte degli ambulatori USMAF-SASN, dei certificati medici per le prestazioni di malattia per i loro assistiti, lavoratori marittimi e aeronaviganti. Poiché tali certificati non costituiscono documentazione sufficiente alla liquidazione delle prestazioni di malattia ex-IPSEMA, in quanto non contengono le ulteriori informazioni aggiuntive, finora documentate con i modelli MAL 1, MAL 2 e MAL 3, tali informazioni dovranno essere fornite e documentate direttamente dal lavoratore (Messaggio Inps n. 610/2020).


Nel corso del mese di gennaio 2020, gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera e dei Servizi territoriali per l’assistenza sanitaria al personale navigante, marittimo e dell’Aviazione civile (USMAF-SASN) del Ministero della Salute hanno iniziato ad emettere certificati telematici di malattia per i loro assistiti, lavoratori marittimi e aeronaviganti.
Con il passaggio ai certificati telematici, a regime, i SASN non emetteranno più i modelli cartacei MAL 1, MAL 2 e MAL 3. Poiché i certificati di malattia telematici dei SASN sono in tutto analoghi a quelli rilasciati alla generalità dei lavoratori, nel caso dei marittimi essi non costituiscono documentazione sufficiente alla liquidazione delle prestazioni di malattia ex-IPSEMA, in quanto non contengono le necessarie, ulteriori informazioni aggiuntive, finora documentate con i modelli MAL 1, MAL 2 e MAL 3. Conseguentemente, le suddette informazioni non previste sul certificato telematico di malattia dovranno essere fornite e documentate direttamente dal lavoratore, anziché con i modelli MAL, attraverso l’esibizione alla Struttura territoriale INPS competente del libretto di navigazione (o altra documentazione equivalente) e la produzione di copia delle pagine da cui emergano i dati necessari.
Pertanto, riepilogando, per ottenere le prestazioni il lavoratore, oltre a produrre alla Struttura territoriale competente dell’INPS il modello “SR163” per la richiesta di pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito, scaricabile dal sito INPS, dovrà anche:
– comunicare il numero di Protocollo Unico del Certificato telematico da indennizzare (PUC);
– esibire il libretto di navigazione (o altra documentazione di contenuto equivalente per il personale sprovvisto di libretto) e produrne copia.
Nell’eventualità in cui il lavoratore marittimo si facesse rilasciare la certificazione telematica di malattia da un medico del Servizio Sanitario Nazionale, tale certificazione, secondo le indicazioni fornite dal Ministero della Salute, può essere considerata sufficiente anche senza la validazione SASN, esclusivamente nei casi di indennità di malattia complementare e per la sola categoria dei marittimi cosiddetti “a turno generale”.
Anche nei casi di certificati telematici di malattia del SSN, il marittimo deve però fornire alla Struttura territoriale INPS il numero di protocollo del certificato telematico da indennizzare (PUC). Permane, inoltre, la necessità di produrre i verbali in formato cartaceo per la richiesta della prestazione di cui alla legge 16 ottobre 1962, n. 1486.

Una tantum a febbario per il CCNL Guardie ai Fuochi

Erogata, nel mese di febbario, una quota una tantum per i dipedenti del CCNL  Guardie ai Fuochi.

Il rinnovo contrattuale, che decorre dal 1/1/2018 al prossimo 31/12/2020, prevede, in aggiunta ai 120,00€ già erogati per il periodo gennaio 2015/dicembre 2017, un riconoscimento una-tantum pari ad € 400,00 a copertura del periodo 1/1/2018 -31/12/2019, pari a  €200,00 con le competenze del mese di Febbraio 2020 ed €200,00 con le competenze di Settembre 2020.


Licenziamento collettivo degli addetti ad un unico settore o reparto: condizioni di legittimità


In tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca in modo esclusivo ad un’unità produttiva o ad uno specifico settore, la platea dei lavoratori interessati può essere limitata agli addetti di quella unità, settore o reparto, purchè sia specificata l’infungibilità delle loro mansioni con quelle dei lavoratori delle altre unità, settori o reparti dell’impresa (Corte di Cassazione, sentenza 13 febbraio 2020, n. 3628).


Una Corte d’appello territoriale, confermando la sentenza di primo grado, aveva accertato l’illegittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore all’esito della procedura collettiva avviata dalla società datrice, per violazione dei criteri di scelta. A motivo della decisione, la Corte territoriale aveva evidenziato, come già il Tribunale, la limitazione della platea dei lavoratori interessati dagli esuberi, esclusivamente a quelli impiegati presso un’unica unità operativa, come individuati nell’accordo della società datrice con le organizzazioni sindacali. Tale scelta era avvenuta sulla base del solo criterio convenzionale delle esigenze tecnico-organizzative dell’attività svolta nel settore da dismettere, senza una specifica descrizione, in alcun atto della procedura collettiva avviata, delle lavorazioni svolte nella sede e senza alcun riferimento all’infungibilità di tale personale operaio rispetto a quello restante della stessa sede, addetto ad altri settori estranei alla riorganizzazione. Così, la mancata dimostrazione, da parte del datore di lavoro, dell’infungibilità della posizione professionale del lavoratore con quella di addetti ad altri settori, precludeva il ricorso al criterio dell’anzianità, che invece ne aveva giustificato la scelta.
Avverso la sentenza ricorre perciò in Cassazione il datore di lavoro, deducendo, sostanzialmente, l’efficacia sanante dell’accordo raggiunto con le parti sociali in esito all’esame congiunto.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato.
Per consolidato principio di legittimità, in tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca in modo esclusivo ad un’unità produttiva o ad uno specifico settore dell’azienda, la platea dei lavoratori interessati può essere limitata agli addetti ad un determinato reparto o settore solo sulla base di oggettive esigenze aziendali, in relazione al progetto di ristrutturazione aziendale. Ciò premesso, è onere del datore provare il fatto che determina l’oggettiva limitazione di queste esigenze e giustificare il più ristretto spazio nel quale la scelta è stata effettuata. Conseguentemente, non può essere ritenuta legittima la scelta di lavoratori solo perché impiegati nel reparto operativo soppresso o ridotto, trascurando il possesso di professionalità equivalente a quella di addetti ad altre realtà organizzative (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 24 giugno 2019, n. 16834). In altri termini, un tale criterio è sicuramente legittimo, purché l’individuazione della platea dei lavoratori interessati non coincida automaticamente con quelli addetti all’unità produttiva da sopprimere, senza ulteriore specificazione relativa alle mansioni effettivamente svolte e alla loro comparabilità con quelle dei lavoratori degli altri settori o unità dell’impresa.
Altresì, non è contraria a buona fede la decisione aziendale di limitare agli addetti della predetta unità la platea dei lavoratori da licenziare, ove risulti l’effettiva impossibilità di utile collocazione nell’assetto organizzativo dell’impresa (Corte di Cassazione, sentenza 25 settembre 2018, n. 22672). Ebbene, al riguardo, la Corte territoriale ha esattamente richiamato i suesposti principi di diritto e correttamente chiarito la distinzione tra fungibilità delle mansioni e repechage: la prima, consistendo nell’interscambiabilità dei lavoratori di un settore colpito dalla riorganizzazione con quelli di altri settori o reparti non interessati, comporta l’ampliamento della platea dei lavoratori interessati dagli esuberi; il secondo, incompatibile con il licenziamento collettivo, riguarda invece la ricollocazione del lavoratore in altro settore aziendale.
Infine, evidente è l’irrilevanza dell’accordo sindacale recante la ricollocazione dei lavoratori addetti ai reparti soppressi alle dipendenze delle società affidatarie dei servizi esternalizzati. Essi, infatti, non attengono alla previa determinazione della platea dei lavoratori da licenziare, non contenendo riferimenti ad alcun criterio obiettivamente selettivo tra le professionalità e le mansioni del personale delle diverse unità operative aziendali (neppure indicato nella comunicazione di apertura), ma regolano piuttosto un momento successivo della procedura di licenziamento collettivo, in funzione agevolativa della risoluzione del rapporto di lavoro tra la società e quei dipendenti addetti all’unità produttiva sopprimenda, nella prospettiva di una loro rinuncia all’impugnazione del licenziamento.

Prorogato ancora il termine per “adesione familiari a carico” al Fondo EBM Salute

EBM Salute comunica che è stato ulteriormente prorogato al 29/2/2020 il termine delle adesioni per estendere la polizza ai propri familiari non fiscalmente a carico

Come è noto, l’EBM Salute, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa del settore della Metalmeccanica PMI, ha previsto, anche per il 2020, la possibilità di estendere la copertura sanitaria integrativa, con il medesimo piano sanitario, anche al proprio nucleo famigliare NON fiscalmente a carico, e aveva disposto che le adesione sarebbero terminate prima il 3 febbraio, poi il 16 febbraio 2020.
Attualmente, con nuova comunicazione, EBM Salute informa che il suddetto termine è stato prorogato al 29 febbraio 2020.
Si ricorda che:


Nel proprio nucleo famigliare NON fiscalmente a carico, sono inclusi:
– il coniuge, compreso il convivente di fatto (di cui alla legge 76/2016);
– i figli risultanti dallo stato di famiglia.
I premi annui per i familiari, per la copertura dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020, sono:
– € 150 per il coniuge o convivente;
– € 150 per ogni figlio.
Per estendere la polizza ai propri familiari è necessario collegarsi al portale di adesione, cliccare sul box Adesioni e, dopo aver inserito i dati del titolare, scorrere verso il basso e compilare la sezione “Inserimento dati anagrafici dei famigliari – Non fiscalmente a carico”. Procedere quindi seguendo le istruzioni per il pagamento tramite bonifico.
 

Omissione di versamenti ai fondi di previdenza complementare


Laddove il datore di lavoro non abbia effettuato il versamento dei contributi nella misura prevista al fondo di previdenza complementare prescelto e abbia comunque ridotto il proprio onere contributivo omettendo i versamenti dovuti al Fondo di garanzia previsto dall’art. 2, L. n. 297/1982 si configura una violazione di legge che legittima il recupero degli sgravi contributivi eventualmente fruiti in applicazione dell’art. 1, co. 1175, L. n. 296/2006 (Nota INL n. 1436/2020).


La previdenza complementare è il sistema di previdenza privata che consente di integrare la pensione obbligatoria con versamenti volontari. Essa è costituita da una molteplicità di forme pensionistiche (fondi pensione) che raccolgono il risparmio degli iscritti e lo valorizzano attraverso dei rendimenti ottenuti sui mercati finanziari.
Come noto, l’istituzione delle forme pensionistiche complementari avviene con le modalità indicate dall’art. 3 del D.Lgs. n. 252/2005, attraverso contratti e accordi collettivi o regolamenti aziendali.
Secondo la giurisprudenza, la differenza tra previdenza obbligatoria e integrativa può essere individuata “nel carattere generale, necessario e non eludibile delle tutele del primo tipo, a fronte della natura eventuale delle garanzie del secondo” (Cass. Civ., sent. n. 4684/2015).
La natura privatistica della previdenza integrativa emerge dal meccanismo di adesione del lavoratore, che è libero e volontario e dalle modalità di alimentazione del fondo, al quale contribuiscono i destinatari della prestazione ed il datore di lavoro. L’adesione del lavoratore alla forma pensionistica complementare determina l’insorgenza, per il datore di lavoro, dell’obbligo contributivo a favore del medesimo fondo, secondo le previsioni della fonte collettiva applicabile.
Il mancato versamento di parte dei contributi previsti dalle fonti istitutive del fondo prescelto integra, secondo il più recente orientamento giurisprudenziale, un inadempimento contrattuale del datore di lavoro (Trib. Roma, sez. lavoro, sent. n. 10489/2016). Ne consegue che il lavoratore potrà agire innanzi al giudice civile per la tutela della propria posizione contrattuale.


Sotto il profilo ispettivo, rilevante è la decisione delle Sezioni Unite del 9 marzo 2015, n. 4684 che ha definitivamente escluso la natura retributiva del contributo integrativo posto a carico del datore di lavoro dai contratti e accordi collettivi riconoscendone, invece, la natura esclusivamente previdenziale. In particolare, dalla lettura della sentenza emerge che “l’obbligo del datore di lavoro di effettuare tali versamenti, nasce, a ben vedere, da un ulteriore rapporto contrattuale, distinto dal rapporto di lavoro subordinato, finalizzato a garantire, in presenza delle condizioni prescritte, il conseguimento di una pensione integrativa rispetto a quella obbligatoria, […] che costituisce certamente un ulteriore beneficio per il lavoratore; esso tuttavia non modifica i diritti e gli obblighi nascenti da rapporti di lavoro e non incide sulle modalità di erogazione delle indennità di fine rapporto. […] la contribuzione datoriale non entra direttamente nel patrimonio del lavoratore interessato, il quale può solo pretendere che tale contribuzione venga versata al soggetto indicato nello statuto; ed infatti il lavoratore non riceve tale contribuzione alla cessazione del rapporto, essendo solo il destinatario di un’aspettativa al trattamento pensionistico integrativo, aspettativa che si concreterà esclusivamente ove maturino determinati requisiti e condizioni previsti dallo statuto del fondo. Se è vero che il rapporto di previdenza integrativa ha come necessario presupposto l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, è anche vero che l’obbligo del versamento del contributo a carico del datore di lavoro non si pone nei confronti del lavoratore bensì nei confronti del fondo che è poi onerato della erogazione della relativa prestazione”.
Sulla base di tali osservazioni, l’Ispettorato non ritiene applicabile la diffida accertativa di cui all’art. 12 del D.Lgs. n. 124/2004 in relazione ai versamenti che il datore di lavoro non abbia effettuato, anche perché il citato art. 12 fa riferimento ai “crediti patrimoniali in favore dei prestatori di lavoro” mentre, nel caso in esame, il creditore dell’obbligazione contributiva non è il lavoratore ma il fondo di previdenza complementare, poi tenuto all’erogazione in suo favore della prestazione previdenziale.
Si configura invece un’ipotesi di violazione dell’art. 1, comma 1175, della L. n. 296/2006, secondo il quale “a decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge (…)”.  Ciò in quanto, il D.Lgs. n. 252/2005, che detta la disciplina delle forme pensionistiche complementari, come modificato dalla L. n. 296/2006 prevede, in favore delle aziende che dal 1° gennaio 2007 devono trasferire il TFR nelle forme pensionistiche complementari, misure compensative per contenere gli effetti finanziari derivanti dallo smobilizzo del TFR. L’art. 10, comma 2, del citato decreto legislativo prevede infatti una riduzione degli oneri contributivi a carico dell’azienda laddove dispone che il datore di lavoro è esonerato dal versamento del contributo al Fondo di garanzia previsto dall’articolo 2, della legge 29 maggio 1982, n. 297, nella stessa percentuale di TFR maturando conferito alle forme pensionistiche complementari e al Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile.
Pertanto, laddove il datore di lavoro non abbia effettuato il versamento dei contributi nella misura di cui sopra al fondo di previdenza complementare e abbia comunque ridotto il proprio onere contributivo omettendo i versamenti dovuti al Fondo di garanzia si configura una violazione di legge che legittima il recupero degli sgravi contributivi eventualmente fruiti in applicazione del suddetto art. 1, comma 1175, L. n. 296/2006.

Erogati flex benefits da febbraio ai dipendenti del CCNL Comunicazione – Confapi

Spetta da febbraio, a tutti i dipendenti che applicano il CCNL delle piccole e medie imprese della Comunicazione, dell’Informatica, un importo flex benefits

Tale importo, pari precisamente a 258,00, è da utilizzare entro il 31 dicembre dell’anno stesso.


Hanno diritto a quanto sopra i lavoratori, superato il periodo di prova, in forza al primo gennaio di ciascun anno o successivamente assunti entro il 31 dicembre di ciascun anno:
– con contratto a tempo indeterminato;
– con contratto a tempo determinato che abbiano maturato almeno sei mesi, anche non consecutivi, di anzianità di servizio nel corso di ciascun anno (1° gennaio / 31 dicembre).
Sono esclusi i lavoratori in aspettativa non retribuita nè indennizzata nel periodo dal 1° gennaio / 31 dicembre.


I suddetti valori non sono riproporzionabili per i lavoratori part time e sono comprensivi esclusivamente di eventuali costi fiscali o contributivi a cari dell’azienda.
A livello aziendale si terrà conto delle esigenze dei lavoratori della propria organizzazione e del rapporto con il territorio per individuare una gamma di beni e servizi coerente con le caratteristiche dei dipendenti e finalizzata a migliorare la qualità della loro vita personale e famigliare privilegiando quelli con finalità di educazione, istruzione, ricreazione e assistenza sociale e sanitaria o culto.

Accordo Trasporto-Logistica sulla vacanza contrattuale

Firmato il 12/2/2020, tra Assologistica, Confetra, Fai-Conftrasporto, Fedit, Anita, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, Agci-Servizi, Federspedi, Federlogistica-Conftrasporto, Federtraslochi-Conftrasporto, Assotir, Fiap, Confartigianato Trasporti, Cna-Fita, Claai e Filt-Cgil, Uiltrasporti, FIT-CISL, l’accordo sulla copertura economica

Le Parti, hanno firmato il presente accordo nel rispetto e a conferma della previsione contrattuale contenuta all’8° capoverso delle premesse del vigente CCNL, relativamente all’erogazione automatica a copertura dell’importo economico in carenza del rinnovo.
In tale sede, in considerazione del fatto che non sono ancora compiutamente definiti gli indicatori economici (inflazione/base di calcolo convenzionale), le Parti si sono impegnate ad incontrarsi e a definire tutto entro il 1° giugno 2020.

CCNL Uneba: applicabile l’accordo di rinnovo

Approvato definitivamente il rinnovo del CCNL per il personale dipendente dalle realtà del settore assistenziale, sociale, sociosanitario, educativo, nonché da tutte le altre istituzioni di assistenza e beneficenza aderenti ad UNEBA

L’accordo copre il triennio giuridico 2017/2019 e stabilisce un valore economico complessivo, a regime, di 80,00€ sul livello 4S secondo le seguenti decorrenze e quantità economiche:
– 20,00 € sul salario tabellare al 1/1/2020
– 30,00 € sul salario tabellare al 1/12/2020
– 30,00 €, dalla firma del CCNL, a disposizione della contrattazione integrativa di livello regionale; di questi, 20€ sono destinati ad essere consolidati sul tabellare secondo le seguenti scadenze.
Prevista, inoltre, una una-tantum per il periodo pregresso, pari a 100,00€ complessivi sul livello 4S, riparametrati per tutte gli altri livelli, che sarà erogata in un’unica rata il 1° febbraio 2021.
E’ previsto, inoltre, 1,00 € in più sull’assistenza sanitaria integrativa dal 1/07/2020
Temporaneamente sospeso dal 1° giugno 2020 al 31 dicembre 2022 è, invece, l’istituto degli scatti di anzianità in quanto sarà oggetto di confronto nell’ambito di una commissione paritetica nazionale che dovrà ridefinirlo e rimodularlo per collegarlo all’effettiva crescita professionale, misurata in modo concreto e oggettivo.
I punti toccati dal nuovo rinnovo riguardano anche il rafforzamento della contrattazione decentrata, il riconoscimento dei tempi di vestizione in orario di lavoro, l’introduzione della banca etica solidale (alla cui costituzione è destinata inizialmente una giornata di R.O.L.) , la previsione di una percentuale di stabilizzazione per i rapporti di lavoro a tempo determinato, la perimetrazione dei limiti dei contratti precari, lo sviluppo della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, la regolamentazione dell’assistenza domiciliare che prevede il riconoscimento dei tempi di spostamento come orario di lavoro.