Indennità lavoratori domestici: rilascio procedura per l’invio delle richieste di riesame


L’esito delle istruttorie delle domande pervenute per la fruizione dell’indennità riconsociuta ai lavoratori domestici dall’art. 85 del decreto Rilancio è stato notificato, tramite SMS, ai soggetti che sono risultati beneficiari della prestazione. Tale esito può essere visualizzato accedendo al portale Inps mediante le credenziali di autenticazione. In caso di domanda respinta, è possibile visualizzare le motivazioni della mancata erogazione dell’indennità; laddove l’utente ritenga di avere comunque i requisiti per l’indennità, tramite la medesima procedura, può chiedere il riesame del provvedimento, allegando eventuale documentazione a dimostrazione del possesso dei requisiti. Con messaggio n. 2715/2020, l’Inps fornisce istruzioni in merito.


L’art. 85, DL 19 maggio 2020, n. 34 – come noto – riconosce, per i mesi di aprile e maggio 2020, ai lavoratori domestici che abbiano in essere, alla data del 23 febbraio 2020, uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva superiore a 10 ore settimanali, un’indennità mensile pari a 500 euro, per ciascun mese. L’indennità è riconosciuta a condizione che i lavoratori domestici non siano conviventi con il datore di lavoro.
Con circolare n. 65/2020 sono stati specificati i requisiti di accesso alla prestazione e le ipotesi di incompatibilità e cumulabilità con altre misure di sostegno al reddito e con messaggio n. 2184, sono state fornite indicazioni per la presentazione della domanda on line in questione.
L’esito delle istruttorie delle domande pervenute, svolte in modo automatizzato utilizzando i dati già presenti nelle banche dati dell’Istituto, è stato notificato ai soggetti che sono risultati beneficiari della prestazione, tramite SMS inviato ai recapiti telematici comunicati in sede di richiesta del PIN all’Istituto e può essere visualizzato accedendo al portale dell’Istituto mediante le credenziali di autenticazione, nell’ambito della stessa procedura di presentazione della domanda on line.
Nella medesima procedura è possibile visualizzare, in caso di domanda respinta, le motivazioni della mancata erogazione dell’indennità. In tal caso, laddove l’utente ritenga di avere comunque i requisiti per l’indennità, tramite la medesima procedura può chiedere il riesame del provvedimento. Alla richiesta può essere allegata eventuale documentazione a dimostrazione del possesso dei requisiti.


Istruzioni per inoltrare la richiesta di riesame
L’accesso al riesame on line è disponibile nella homepage del sito www.inps.it da cui l’utente viene indirizzato alla pagina di autenticazione ai servizi INPS. Per procedere, il richiedente dovrà essere in possesso di una delle seguenti credenziali: PIN ordinario o dispositivo rilasciato dall’INPS; SPID di livello 2 o superiore; Carta di identità elettronica 3.0 (CIE); Carta nazionale dei servizi (CNS).
L’utente dovrà accedere poi all’apposita sezione della pagina web “Richiesta di riesame”. In questa sezione, ci sono le informazioni relative alla domanda presentata, il provvedimento di rigetto ed è possibile inoltrare la richiesta di riesame, inserendo la motivazione della richiesta. Possono, inoltre, inserirsi gli allegati in formato pdf, jpeg, png e tiff per una dimensione complessiva massima di 3 MB.
Una volta completata e inoltrata la richiesta di riesame, questa verrà protocollata e le informazioni ad essa correlate, ivi incluse le informazioni sullo stato di lavorazione, verranno rese disponibili nella medesima sezione del sito web.
La richiesta di riesame potrà essere presentata anche tramite il servizio di Contact Center Multicanale, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure al numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). A tale scopo l’utente dovrà essere munito di PIN ovvero, per i possessori di SPID, CIE o CNS, di PIN Telefonico generato mediante l’apposita funzione disponibile nella sezione personale MyINPS del portale istituzionale.
Infine, si ricorda che la medesima richiesta può essere fatta anche avvalendosi dei servizi gratuiti degli Enti di Patronato. Al riguardo, in deroga all’art. 4 del DM 10 ottobre 2008, n. 193, attuativo della L. n. 152/2001, fino alla cessazione dello stato di emergenza sanitaria, il mandato di patrocinio potrà essere fornito anche in via telematica, fermo restando che la immediata regolarizzazione del citato mandato deve intervenire una volta cessata l’attuale situazione emergenziale prima della formalizzazione della relativa pratica all’istituto previdenziale.

Nuovi chiarimenti del Garante sull’emergenza Covid-19


Nuove precisazioni del Garante privacy sulla protezione dei dati e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro nell’ambito dell’emergenza sanitaria Covid-19.


Il datore di lavoro può richiedere l’effettuazione di test sierologici ai propri dipendenti, ma solo se disposta dal medico competente e, in ogni caso, nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità sanitarie, anche in merito all’affidabilità e all’appropriatezza di tali test. Solo il medico competente, in quanto professionista sanitario, tenuto conto del rischio generico derivante dal Covid-19 e delle specifiche condizioni di salute dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria, può stabilire la necessità di particolari esami clinici e biologici e suggerire l’adozione di mezzi diagnostici, qualora ritenuti utili al fine del contenimento della diffusione del virus e della salute dei lavoratori. Resta fermo che le informazioni relative alla diagnosi o all’anamnesi familiare del lavoratore non possono essere trattate dal datore di lavoro (ad esempio, mediante la consultazione dei referti o degli esiti degli esami), salvi i casi espressamente previsti dalla legge. Il datore di lavoro può, invece, trattare i dati relativi al giudizio di idoneità alla mansione specifica e alle eventuali prescrizioni o limitazioni che il medico competente può stabilire come condizioni di lavoro.
Ai fini della valutazione della riammissione al lavoro del dipendente, anche le visite e gli accertamenti devono essere posti in essere dal medico competente o da altro personale sanitario, e, comunque, nel rispetto delle disposizioni generali che vietano al datore di lavoro di effettuare direttamente esami diagnostici sui dipendenti. In ogni caso, i lavoratori possono liberamente aderire alle campagne di screening avviate dalle autorità sanitarie competenti a livello regionale relative ai test sierologici Covid-19, di cui siano venuti a conoscenza anche per il tramite del datore di lavoro, coinvolto dal dipartimento di prevenzione locale per veicolare l’invito di adesione alla campagna tra i propri dipendenti.I datori di lavoro possono offrire ai propri dipendenti, anche sostenendone in tutto o in parte i costi, l’effettuazione di test sierologici presso strutture sanitarie pubbliche e private (es. tramite la stipula o l’integrazione di polizze sanitarie ovvero mediante apposite convenzioni con le stesse), senza poter conoscere l’esito dell’esame.
Il datore di lavoro, in determinati casi, nel contesto dell’attuale emergenza epidemiologica, può lecitamente venire a conoscenza dell’identità del dipendente affetto da Covid-19 o che presenta sintomi compatibili con il virus.Ciò, in particolare, può verificarsi quando ne venga informato direttamente dal dipendente, sul quale grava l’obbligo di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Lo stesso datore può quindi invitare i propri dipendenti a fare tali comunicazioni agevolando le modalità di inoltro delle stesse, anche predisponendo canali dedicati, tenendo conto del proprio generale obbligo di tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro.
Nel dettaglio, il datore può trattare i dati personali del dipendente affetto da Covid-19 o che ne presenta i sintomi e può conoscere la condizione di positività al Covid-19: quando ne venga informato direttamente dal lavoratore; o nei limiti in cui sia necessario al fine di prestare la collaborazione all’autorità sanitaria; o ai fini della riammissione sul luogo di lavoro del lavoratore già risultato positivo all’infezione da Covid-19.


Relativamente all’utilizzo di applicativi con funzionalità di “contact tracing” in ambito aziendale, il Garante precisa che, talefunzionalità, prevista da alcuni applicativi al dichiarato fine di poter ricostruire, in caso di contagio, i contatti significativi avuti in un periodo di tempo commisurato con quello individuato dalle autorità sanitarie in ordine alla ricostruzione della catena dei contagi ed allertare le persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi, è, allo stato, disciplinata dall’art. 6, DL n. 28/2020.
Il datore di lavoro può ricorrere all’utilizzo di applicativi, allo stato disponibili sul mercato, che non comportano il trattamento di dati personali riferiti a soggetti identificati o identificabili, nel caso in cui il dispositivo utilizzato non sia associato o associabile, anche indirettamente (es. attraverso un codice o altra informazione), all’interessato né preveda la registrazione dei dati trattati.

Nuove scadenze misure straordinarie dei CED

L’Ente Bilaterale Nazionale Centri Elaboraziobe Dati (EBCE), ha riconfermato anche per l’anno 2020 tutti i contributi stanziati negli anni precedenti, variando alcune scadenze.

Dopo aver introdotto misure di sostegno al reddito per far fronte all’emergenza Covid-19, l’E.B.C.E. ha riconfermato anche per l’anno 2020 tutti i contributi stanziati negli anni precedenti, mantenendo continuità alle prestazioni garantite.
Rispetto al 2019 sono variati i termini di presentazione delle richieste per alcune tipologie di contributi.
Seguono i nuovi termini.
– Contributo acquisto libri scolastici per i figli frequentanti le scuole medie superiori di I e II grado – Cod. rif. B.3; termine di presentazione richiesta 31/10/2020
– Contributo per acquisto manuali e abbonamenti – Cod. rif.A.6; termine di presentazione richiesta 31/7/2020
L’E.B.C.E. comunica, inoltre, che sono stati stanziati ulteriori fondi a copertura dei Contributi Covid-19, i cui termini di presentazione delle richieste sono stati pertanto riaperti.
A seguito del prolungamento dei termini di fruizione degli ammortizzatori sociali legati all’emergenza Covid-19, è stato prorogato al 31/8/.2020 il termine di presentazione del Contributo Riduzione orario di lavoro – Emergenza Covid-19 – cod. rif.BC.1

Veneto: firmato un accordo per le scuole materne FISM

Firmato un accordo di secondo livello per il personale addetto ai servizi all’infanzia ed alle scuole dell’infanzia non statali della Regione Veneto

Il CCNL FISM prevede il secondo livello di contrattazione mediante il quale le parti firmatarie del contratto possono stipulare intese e accordi, appurata la frequente necessità per le scuole infanzia FISM di istituire servizi socioeducativi per i bambini durante il periodo estivo, impiegando anche personale docente ed educativo;


L’accordo avrà effetto a partire dalla data di sottoscrizione e per gli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018. Verrà tacitamente ed automaticamente prorogato di anno in anno, salvo quanto previsto da eventuale rinnovo del CCNL FISM o da disdetta da darsi da una delle parti entro 90 giorni dalla scadenza, permanendo peraltro un impegno di verifica congiunta al termine del primo biennio.
Pertanto le parti convengono quanto segue:
– Servizio estivo: nel mese di luglio il Datore di lavoro può richiedere al personale docente di VI livello, lo svolgimento di attività socio-educative con i bambini, ed il personale docente, su base volontaria, possa prestare la propria attività in tale periodo.
L’orario settimanale di apertura della scuola verrà stabilito dall’Ente gestore in base all’attività programmata. L’orario di lavoro del personale docente della scuola dell’infanzia è di 32 ore settimanali.
– Premio servizio estivo e altri periodi Una volta programmate le ferie e i permessi, a fronte di tale attività» esercitata nel mese di luglio oltre le 44 settimane di attività didattica, al personale del VI livello ancora in attività verrà corrisposto per gli anni 2017 e 2018, un premio di risultato forfettario giornaliero a fronte di tale incremento di produttività di un importo pari ad €. 20,00, al lordo di imposte e contributi, rapportata all’orario di lavoro svolto.
Lo stesso trattamento economico spetta alle educatrici disponibili a prestare l’opera diversa dalla prima infanzia qualora il servizio di nido sia programmato su 10 mesi. Detto istituto può essere esteso anche in altri periodi dell’anno in cui il calendario scolastico della scuola dell’infanzia preveda la sospensione dell’attività didattica
– Fiscalità. I premi potranno essere assoggettati al trattamento fiscale agevolato qualora vengano stipulati appositi accordi integrativi di scuola firmati dalle R.S.A. o dalle organizzazioni sindacali che individuino e adottino uno o più indicatori, anche in via alternativa, per la misurazione degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione. Essenziale, che la condizione di incrementalità degli obiettivi, cha dà diritto al trattamento fiscale agevolato, venga rispettata, ossia che l’incremento possa essere verificato, nell’arco di un periodo congruo (intendendosi per esso un periodo significativo anche ai fini della quantificazione del premio aziendale), attraverso indicatori numerici appositamente individuati e fondati su idonei riscontri documentali aziendali.


Indennità Covid-19 professionisti, collaboratori, somministrati :istruzioni per il mese di maggio


Con la circolare n. 80/2020, l’Inps fornisce istruzioni amministrative in materia di indennità Covid-19, per i mesi di aprile e maggio 2020, per i lavoratori somministrati e per il mese di maggio 2020 per i liberi professionisti, i collaboratori coordinati e continuativi ed i lavoratori stagionali, le cui attività lavorative siano state colpite dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.


Indennità per il mese di maggio ai liberi professionisti
Il comma 2 dell’articolo 84 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 prevede un’indennità pari a 1.000 euro per il mese di maggio 2020 a favore dei liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 19 maggio 2020. In particolare, destinatari dell’indennità in argomento sono i liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla predetta data del 19 maggio 2020, compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo di cui all’articolo 53, comma 1, TUIR, iscritti alla Gestione separata, non titolari di trattamento pensionistico diretto e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.
Ai fini dell’accesso all’indennità Covid-19 per il mese di maggio 2020, i suddetti lavoratori devono aver subito una comprovata riduzione di almeno il 33% del reddito del secondo bimestre 2020, rispetto al reddito del secondo bimestre 2019; il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute nel periodo interessato e nell’esercizio dell’attività, comprese le eventuali quote di ammortamento. Pertanto, il soggetto dovrà presentare all’INPS la domanda nella quale autocertifica il possesso del requisito di cui sopra.
Per la verifica del requisito, l’INPS comunica i dati identificativi dei soggetti che hanno presentato l’autocertificazione all’Agenzia delle entrate che a sua volta provvede a comunicare all’INPS l’esito dei riscontri effettuati sulla verifica dei requisiti sul reddito.
Detta indennità non concorre alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.


Indennità per il mese di maggio ai lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa
Il comma 3 dell’articolo 84 del decreto Rilancio Italia prevede altresì, per il mese di maggio 2020, un’indennità pari a 1000 euro a favore dei lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla Gestione separata, non titolari di trattamento pensionistico diretto e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie e che abbiano cessato il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa nel periodo ricompreso tra il 24 febbraio e il 19 maggio 2020, come risultante dalle comunicazioni obbligatorie (UNILAV).
L’indennità non concorre alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.


Indennità per il mese di aprile e maggio a favore dei lavoratori in somministrazione
I commi 5 e 6, dell’articolo 84 cit. prevedono una indennità pari a 600 euro per il mese di aprile 2020 ed un’indennità pari a 1.000 euro per il mese di maggio 2020 a favore dei lavoratori in somministrazione, impiegati presso imprese utilizzatrici operanti nei settori del turismo e degli stabilimenti termali. L’indennità in argomento per i mesi di aprile e maggio 2020 è rivolta esclusivamente ai lavoratori somministrati che hanno cessato involontariamente un rapporto di lavoro in somministrazione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, presso imprese utilizzatrici operanti nei settori del turismo e degli stabilimenti termali. A tale riguardo, l’Inps precisa che è ammesso l’accesso all’indennità in argomento anche a favore dei lavoratori che – successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro in somministrazione – hanno instaurato e comunque cessato alla data del 19 maggio 2020 un altro rapporto di lavoro subordinato.
I requisiti di accesso all’indennità per le due mensilità di aprile e maggio 2020 prevedono che alla data del 19 maggio 2020, di entrata in vigore del decreto Rilancio Italia, i suddetti lavoratori non siano titolari di trattamento pensionistico diretto, né di rapporto di lavoro dipendente, né di indennità di disoccupazione NASpI.
Dette indennità non concorrono alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione delle indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.
Considerato che l’indennità è rivolta ad una specifica categoria di lavoratori, si è reso necessario individuare in via preliminare le attività economiche di interesse e la categoria di lavoratori destinatari della predetta indennità. A tal fine, sono stati individuati, in base alla catalogazione ISTAT di cui alla Tabella ATECO 2007, i codici CSC associabili alle attività inerenti ai settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali.
In particolare, dovendo il lavoratore dimostrare il servizio prestato nelle aziende sopra richiamate, sarà utile l’allegazione del contratto o della lettera di assegnazione all’azienda utilizzatrice da cui si evinca lo svolgimento delle attività di lavoro in argomento, o in subordine, l’eventuale certificazione da parte del datore di lavoro, società di somministrazione, dello svolgimento di questa attività con la specifica del periodo e della ragione sociale dell’azienda utilizzatrice, nonché della matricola aziendale.


Indennità per il mese di maggio ai lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali
Il medesimo comma 6 prevede a che alla categoria di lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali, che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, sia riconosciuta un’indennità per il mese di maggio 2020 pari a 1000 euro.
Si precisa che l’indennità in argomento è rivolta esclusivamente ai lavoratori con qualifica di stagionali, che hanno cessato involontariamente – con la predetta qualifica – un rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che detta cessazione sia avvenuta con un datore di lavoro rientrante nei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali.
Ai fini dell’accesso all’indennità Covid-19 per il mese di maggio, la richiamata disposizione normativa prevede altresì che detti lavoratori – alla predetta data del 19 maggio 2020 – non siano titolari di trattamento pensionistico diretto, non abbiano in essere un rapporto di lavoro dipendente e non siano inoltre titolari di indennità NASpI.


Domanda
I liberi professionisti, compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici come sopra individuati, ai fini della fruizione dell’indennità Covid-19 per il mese di maggio 2020 – in ragione dei particolari requisiti reddituali introdotti dal comma 2 del citato articolo 84 del D.L. n. 34 del 2020 – devono presentare apposita domanda.
I collaboratori coordinati e continuativi che hanno già presentato la domanda per la fruizione dell’indennità Covid-19, e che, in accoglimento della domanda medesima, hanno percepito la predetta indennità per le mensilità di marzo e aprile 2020, non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità per il mese di maggio 2020, l’indennità Covid-19, infatti, per il mese di maggio 2020, verrà erogata dall’INPS – in presenza dei “nuovi” requisiti legislativamente previsti dal citato comma 3 dell’articolo 84 – secondo le modalità di pagamento già indicate dal beneficiario nella domanda presentata per la fruizione della prestazione per il mese di marzo 2020. Qualora i collaboratori coordinati e continuativi di cui sopra non avessero presentato la domanda per l’indennità Covid-19 per i mesi di marzo e aprile 2020, dovranno presentare apposita domanda.
Anche i lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali che hanno già presentato la domanda per la fruizione dell’indennità Covid-19 e che, in accoglimento della domanda medesima, hanno percepito la predetta indennità per le mensilità di marzo e aprile 2020, non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità per il mese di maggio 2020. In caso contrario, dovrà essere presentata domanda.
I lavoratori in somministrazione, impiegati presso imprese utilizzatrici operanti nei settori del turismo e degli stabilimenti termali, ai fini della fruizione delle indennità Covid-19 per i mesi di aprile e maggio 2020, devono presentare apposita domanda.
In ordine alla modalità di presentazione delle domande, stante il carattere emergenziale delle prestazioni in commento, i potenziali fruitori possono accedere al servizio dedicato con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS. In sintesi, le credenziali di accesso ai servizi per le nuove prestazioni sopra descritte sono attualmente le seguenti: PIN rilasciato dall’INPS (sia ordinario sia dispositivo); SPID di livello 2 o superiore; Carta di identità elettronica 3.0 (CIE); Carta nazionale dei servizi (CNS).
Qualora i potenziali fruitori delle citate indennità non siano in possesso di una delle predette credenziali, è possibile accedere ai relativi servizi del portale INPS in modalità semplificata, per compilare e inviare la domanda on line, previo inserimento della sola prima parte del PIN dell’INPS, ricevuto via SMS o e-mail subito dopo la relativa richiesta del PIN.
In alternativa al portale web, le stesse tipologie di indennità Covid-19 possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure al numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). Anche in questo caso, il cittadino può avvalersi del servizio in modalità semplificata, comunicando all’operatore del Contact Center la sola prima parte del PIN.
Il rilascio del nuovo servizio verrà comunicato con apposito messaggio di prossima pubblicazione. Le tipologie di indennità Covid-19 sono specificate nella scheda informativa “INDENNITA’ COVID-19” presente sul sito internet dell’INPS.


Incumulabilità ed incompatibilità
Ai sensi dell’articolo 86 del D.L. n. 34 del 2020, le indennità di cui all’articolo 84 non sono tra esse cumulabili e non sono altresì cumulabili con l’indennità a favore dei lavoratori domestici, con le indennità di cui all’articolo 44 del D.L. n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020, con le indennità a favore dei lavoratori sportivi di cui all’articolo 98 del D.L. n. 34 del 2020 e con l’indennità per il sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui all’articolo 78 del D.L. n. 34 del 2020.
Le indennità in esame sono incompatibili con le pensioni dirette a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) e delle forme esclusive, sostitutive, esonerative ed integrative della stessa, delle forme previdenziali compatibili con l’AGO, della Gestione separata, degli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, ed al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, nonché con la c.d. Ape sociale. Inoltre esse sono incompatibili con il Reddito di Emergenza.
Le suddette indennità sono invece cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità.
Si precisa che ai lavoratori beneficiari delle indennità, appartenenti a nuclei familiari già percettori del Reddito di Cittadinanza, per i quali l’ammontare del beneficio in godimento risulti inferiore a quello dell’indennità, in luogo del versamento dell’indennità si procede ad integrare il beneficio del reddito di cittadinanza fino all’ammontare della stessa indennità dovuta per ciascuna mensilità.
Le indennità di cui al richiamato articolo 84, commi 2 e 3, del decreto Rilancio Italia sono altresì compatibili e cumulabili con l’indennità di disoccupazione NASpI, con l’indennità di disoccupazione DIS-COLL e l’indennità di disoccupazione agricola.
Le indennità di cui al richiamato articolo 84, commi 5 e 6 non sono compatibili con la NASpI.
Infine, in analogia a quanto previsto per la prestazione di disoccupazione NASpI, le indennità di cui al richiamato articolo 84, commi 2, 3, 5 e 6, sono compatibili e cumulabili con le erogazioni monetarie derivanti da borse lavoro, stage e tirocini professionali, nonché con i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale, con i premi ed i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica e con le prestazioni di lavoro occasionale, nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.


Tutela
Avverso i provvedimenti adottati dall’Istituto in materia di indennità Covid-19, di cui all’articolo 84 del D.L. n. 34 del 2020, non è ammesso ricorso amministrativo. L’assicurato può tuttavia – avverso i suddetti provvedimenti – proporre azione giudiziaria.


Pubblicato il nuovo bando Isi Agricoltura 2019/2020


Pubblicato il nuovo Avviso pubblico Isi Agricoltura 2019-2020 che ha l’obiettivo di incentivare le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli per l’acquisto di nuovi macchinari ed attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti e, in concomitanza, conseguire la riduzione del livello di rumorosità o del rischio infortunistico o di quello derivante dallo svolgimento di operazioni manuali.


In particolare, l’incentivo è riconosciuto per l’acquisto o il noleggio, con patto di acquisto, di massimo due mezzi agricoli e/o forestali in una delle seguenti combinazioni: un trattore e una macchina dotata o meno di motore proprio, due macchine, di cui una sola dotata di motore, o due macchine senza motore.
Le imprese interessate possono presentare, a partire dal 15 luglio 2020, una sola domanda in una sola regione o provincia autonoma e per un solo asse di finanziamento.
La domanda deve essere presentata in modalità telematica e successivamente confermata attraverso l’apposita procedura telematica e con upload/caricamento della documentazione come specificato negli Avvisi regionali/provinciali.
Sul portale Inail – nella sezione ACCEDI AI SERVIZI ONLINE – le imprese avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà loro, attraverso un percorso guidato, di inserire la domanda di finanziamento con le modalità indicate negli Avvisi regionali.
La domanda compilata e registrata, esclusivamente, in modalità telematica, dovrà essere inoltrata allo sportello telematico per l’acquisizione dell’ordine cronologico.
Le domande ammesse agli elenchi cronologici dovranno essere confermate, a pena di decadenza dal beneficio, attraverso l’apposita funzione on line di upload/caricamento della documentazione, come specificato negli Avvisi regionali/provinciali. Le date di apertura e chiusura della procedura informatica, in tutte le sue fasi, saranno pubblicate sul portale dell’Istituto, nella sezione dedicata all’Avviso Isi Agricoltura 2019-2020.
 

Proroga della copertura assicurativa Covid del Fondo FASIV

Fino al 31/10/2020 è possibile richiedere la “copertura assicurativa Covid” al Fondo FASIV, per i lavoratori dipendenti da Istituti e Imprese di vigilanza privata e servizi fiduciari iscritti

Il Fondo FASIV prevede. in via straordinaria e in deroga all’art. 6 del Regolamento, fino al 31/10/2020, il mantenimento della copertura assicurativa dei lavoratori iscritti, dipendenti di Aziende che hanno avuto accesso agli ammortizzatori sociali e che ne inviino documentazione comprovante al Fondo.
Per i lavoratori iscritti al FASIV, che risultino positivi al tampone, nel periodo 01/01/2020 – 31/10/2020, con certificazione rilasciata dalle autorità competenti su conferma del Ministero della Salute e/o dell’Istituto Superiore di Sanità:
– Diaria di €40,00 per massimo 50 giorni all’anno in caso di ricovero presso strutture ospedaliere;
– Diaria di €40,00 per massimo 14 giorni all’anno in caso di isolamento domiciliare.
Inoltre, dall’1/7/2020 è in vigore il nuovo Regolamento del “Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Dipendenti da Aziende del settore Vigilanza Privata e Servizi di Sicurezza”, “FASIV”.
Assumono la qualifica di iscritti al Fondo i lavoratori dipendenti beneficiari delle prestazioni, in costanza di rapporto di lavoro ed i relativi datori di lavoro obbligati ai versamenti, ai quali si applica il CCNL di riferimento, indicato all’art. 1.
Il mancato versamento dei contributi relativi ad un dipendente ancora in forza determina, per il lavoratore interessato, la sospensione delle prestazioni di assistenza sanitaria integrativa.


Costituzione Comitato Covid-19 nell’ industria edile della Sardegna

Siglato il 15/6/2020, tra l’ANCE Sardegna Meridionale e la FENEAL-UIL delle Province di Cagliari e Sardegna Meridionale, la FILCA – CISL delle Province di Cagliari Carbonia Iglesias e Villacidro Sanluri, la FILLEA – CGIL delle Province di Cagliari Carbonia Iglesias e Villacidro Sanluri, l’accordo sulla Costituzione Comitato Covid-19.

In conformità a quanto stabilito dalla normativa vigente, viene costituito il Comitato Territoriale composto da ANCE, FENEAL, FILCA, FILLEA territoriali, CPT e RLST.
Al CPT di Cagliari e al RLST vengono attribuiti funzioni di supporto operativo del Comitato Territoriale al fine del contenimento della diffusione del covid-19 di cui al punto 10 del citato Protocollo Condiviso del 24/4/2020.
Il Comitato Territoriale, nella composizione di cui all’arti. 2, avrà il compito di:
– indirizzare l’applicazione e la verifica delle regole contenute nei citati Protocolli afferenti al settore edile;
– verificare in fase di assistenza eventuali necessità di specifiche attività formative, rivolte a imprese e lavoratori, sulle modalità di comportamento da tenere, per prevenire e contrastare il contagio da Covid-19, in cantiere e nel tragitto casa-lavoro, nonché sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuali (DPI).
Il Comitato territoriale interviene:
– su specifica richiesta dell’azienda nei casi in cui non sia stato costituito il Comitato Aziendale ai sensi del Protocollo nazionale citato in premessa, e quindi in assenza di RLS aziendale
– in tutti i casi in cui comunque un’impresa facente parte del sistema della bilateralità come sopra individuato per territori, ritenga di avvalersi del supporto in assistenza del Comitato territoriale.
Il Sistema SBC di Cagliari comunicherà a tutte le imprese rientranti nel proprio ambito territoriale di competenza, l’istituzione del Comitato Territoriale nonché il contenuto del presente Accordo e fornirà loro un indirizzo mail dedicato per tutte le eventuali comunicazioni in merito.
Il presente accordo avrà vigenza permanendo la validità delle intese nazionali da cui scaturisce sino alla data di validità del DPCM 26/4/2020, salvo aggiornamenti normativi e, in ogni caso cesserà, di aver efficacia al 31/7/2020.

Professionisti e Gestione separata, il dies a quo di maturazione della prescrizione contributiva


Per i professionisti iscritti alla Gestione separata, il momento di decorrenza della prescrizione dei contributi previdenziali si identifica con la scadenza del termine per il loro pagamento e non con la data di presentazione della dichiarazione dei redditi che, in quanto esternazione di scienza, non costituisce presupposto del debito contributivo. In ogni caso, altresì, le ipotesi di sospensione della decorrenza della prescrizione sono tassative, non rientrandovi l’ignoranza, da parte del titolare, del fatto generatore del suo diritto, né il dubbio soggettivo sulla esistenza di tale diritto od il ritardo indotto dalla necessità del suo accertamento (Corte di Cassazione, ordinanza 02 luglio 2020, n. 13601).


Una Corte d’appello territoriale, confermando la pronuncia di primo grado, aveva accolto la domanda di un avvocato che aveva chiesto di dichiararsi illegittima la propria iscrizione nella Gestione separata Inps ex art. 2, comma 26, L. n. 335/1995, con conseguente accertamento negativo del debito contributivo, il cui pagamento era preteso dall’Istituto, in relazione all’attività libero-professionale svolta senza che lo stesso professionista, pur iscritto all’Albo Forense, fosse iscritto alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense. Ad avviso della Corte di merito, la pretesa dell’Inps concernente i contributi dovuti per l’anno 2010, comunicata tramite posta in data 22 giugno 2016 e ricevuta dal ricorrente in data 7 luglio 2016, fosse prescritta.
Avverso tale pronuncia l’Inps propone così ricorso in Cassazione, deducendo quale motivo di censura che il termine di prescrizione quinquennale previsto dall’art. 3, comma 9, della L. n. 335/1995, andasse correttamente conteggiato a partire dal momento in cui scadeva il termine stabilito per la trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi (ovvero, in data 31 ottobre 2011) relativa all’anno cui si riferiscono i contributi (nel caso di specie, l’anno 2010), unico momento da cui l’Ente previdenziale può inferire l’esistenza di un reddito da lavoro autonomo per il quale è dovuta la contribuzione a saldo.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato, considerato che il dies a quo della prescrizione dei contributi dovuti alla Gestione separata va individuato, per l’anno 2010, nella scadenza del 16 giugno 2011, ovvero nel termine stabilito per il pagamento dei contributi e dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Ciò, in base alla disposizione di cui all’art.17 del D.P.R. 7 dicembre 2001 n. 435 e come confermato dalla circolare Inps n. 73/2010.
In ogni caso, anche in termini generali, secondo orientamento consolidato di legittimità, l’impossibilità di far valere un diritto, quale fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione (art. 2935 c.c.), è solo quella che deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l’esercizio e non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto. Al riguardo, peraltro, si prevedono solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione (art. 2941 c.), nel cui ambito, salva l’ipotesi di dolo, non rientra l’ignoranza, da parte del titolare, del fatto generatore del suo diritto, né il dubbio soggettivo sulla esistenza di tale diritto od il ritardo indotto dalla necessità del suo accertamento (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 10828/2015).
In secondo luogo, con riferimento alla materia dei contributi cd. “a percentuale”, il fatto costitutivo dell’obbligazione contributiva è costituito dall’avvenuta produzione, da parte del lavoratore autonomo, di un determinato reddito (ex art. 1, comma 4, L. n. 233/1990), quand’anche l’efficacia del predetto fatto sia collegata ad un atto amministrativo di ricognizione del suo avveramento. Ne consegue, dunque, che il momento di decorrenza della prescrizione dei contributi in questione, deve identificarsi con la scadenza del termine per il loro pagamento (Corte di Cassazione, sentenza n. 13463/2017).

Aggiornamenti procedura “RI-Recupero indebiti”: sistema di pagamento PagoPA


Con messaggio n. 2700/2020, l’Inps informa che la procedura “RI- Recupero indebiti” è stata aggiornata e, in sostituzione del pagamento con bollettino MAV, è stata introdotta la modalità di pagamento tramite il servizio di pagamento PagoPA. Sono stati altresì modificati i templates di tutte le comunicazioni emesse dalla procedura riguardanti sia gli indebiti pensionistici sia quelli non pensionistici.


Ai sensi del combinato disposto dell’articolo 5 del D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, recante “Codice dell’amministrazione digitale” e dell’articolo 15, comma 5-bis, del DL 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, al quale tutte le pubbliche Amministrazioni sono obbligate ad aderire, il sistema di pagamento tramite bollettino MAV è stato disattivato ed è stato sostituito dalla modalità di pagamento PagoPA (pagamento online PagoPA e avviso di pagamento PagoPA).
Conseguentemente, la procedura “RI-Recupero indebiti” è stata aggiornata, e già a decorrere dal 29 maggio 2020, in tutte le circostanze in cui era previsto l’invio di un bollettino MAV, viene prodotto l’avviso di pagamento PagoPA che, a sua volta, viene inviato in allegato alla comunicazione cui fa riferimento.
La sostituzione riguarda anche le pratiche per le quali era stato già impostato un piano rateale con MAV, fermo restando che i MAV già prodotti mantengono, ai fini del pagamento da parte del cittadino, la propria validità e che i relativi pagamenti verranno regolarmente contabilizzati sulle pratiche di indebito di riferimento. Il cittadino quindi, ricevuta la comunicazione emessa dalla procedura RI con allegato l’avviso di pagamento PagoPA, può effettuare il pagamento di quanto dovuto in uno dei Prestatori di Servizio di Pagamento (PSP) aderenti al circuito PagoPA: agenzie di banca; uffici postali; home banking del PSP (riconoscibili dai loghi CBILL o PagoPA. Il codice CBILL assegnato all’INPS, presente anche sull’avviso di pagamento, è AAQV6); sportelli ATM delle banche che li abbiano abilitati; punti vendita SISAL, Lottomatica e Banca 5.
Il cittadino può inoltre accedere al Portale dei Pagamenti presente sul sito dell’Istituto. Effettuata l’autenticazione tramite PIN o inserendo il proprio codice fiscale e il numero della pratica di indebito, il cittadino può visualizzare le informazioni relative agli importi dovuti e non pagati, con le relative scadenze.
Può, quindi, essere effettuato il pagamento mediante avviso di pagamento, come sopra descritto, o procedere con il Pagamento online PagoPA: il pagamento si completa sul sito internet del Prestatore di Servizio di Pagamento (PSP), dopo aver scelto la modalità di pagamento tra quelle disponibili, ossia carta di credito/debito, conto corrente e altri metodi di pagamento sulla pagina web del sistema WISP 2.0 del sistema PagoPA – Agenzia per l’Italia Digitale (AgID).
Nel Portale dei Pagamenti è inoltre possibile stampare le ricevute dei pagamenti effettuati, come già previsto per il pagamento effettuato con bollettini MAV.
Tutte le comunicazioni emesse dalla procedura RI sono state modificate. A prescindere, infatti, dalle variazioni che si sono rese necessarie per la sostituzione del MAV con l’avviso di pagamento PagoPA, è stato aggiornato anche il testo di tutte le lettere. Ad esempio, nelle nuove comunicazioni si precisa che la stessa vale come atto di messa in mora e interruzione dei termini di prescrizione e che l’INPS è tenuto per legge a compensare le somme indebite con eventuali crediti per prestazioni di cui il debitore fruisce o delle quali verrà a beneficiare in futuro, mediante trattenuta diretta nei limiti consentiti dalla normativa vigente.
Inoltre, sono state rese più chiare le indicazioni sugli strumenti di tutela a disposizione del cittadino indicando, in ragione della tipologia della prestazione sulla quale si è venuto a determinare l’indebito, il soggetto al quale inoltrare l’eventuale ricorso.
Sono, invece, in fase di analisi una serie di ulteriori implementazioni che integreranno l’intero flusso di gestione delle comunicazioni da inviare all’estero.