Indennità ISCRO respinta: istruzioni Inps per la domanda di riesame

L’Inps, con messaggio del 22/9/2021, n. 3180, fornisce le istruzioni per la presentazione della domanda di riesame da parte di coloro che hanno richiesto l’Indennità Straordinaria di Continuità reddituale e operativa (ISCRO) e che sia stata respinta per non avere superato i controlli

L’art. 1, commi da 386 a 400, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, ha previsto l’istituzione, in via sperimentale per il triennio 2021-2023, dell’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) in favore dei soggetti iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, c. 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che esercitano per professione abituale attività di lavoro autonomo di cui al comma 1 dell’art. 53 del TUIR.
Tale indennità, può essere richiesta una sola volta nel triennio, spetta a decorrere dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda ed è erogata per sei mensilità.

Ciò premesso, l’Inps, con il messaggio in esame n. 3180 del 22/9/2021, fornisce le istruzioni per la presentazione della domanda di riesame da parte dei richiedenti la cui istanza sia stata respinta per non avere superato i controlli inerenti all’accertamento dei requisiti normativamente previsti.

Termini

Il termine, da considerarsi non perentorio, per proporre riesame è di 20 giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione del presente messaggio (ovvero dalla notifica del provvedimento di reiezione se successiva), per consentire l’eventuale supplemento di istruttoria, trascorso il quale, qualora l’interessato non abbia prodotto utile documentazione, la domanda deve intendersi definitivamente respinta, fatta salva la possibilità di proporre ricorso amministrativo (circolare n. 94/2021).

Requisiti richiesti

L’assicurato può proporre un’istanza di riesame, che permetta all’Istituto di verificare le risultanze dei controlli automatici e il rispetto dei requisiti di appartenenza alla categoria.
In particolare, si ricorda che per accedere alla prestazione ISCRO è necessario possedere congiuntamente i seguenti requisiti:
a) non essere titolari di trattamento pensionistico diretto e non essere assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie;
b) non essere beneficiari di Reddito di cittadinanza di cui al decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26;
c) avere prodotto un reddito di lavoro autonomo, nell’anno precedente alla presentazione della domanda, inferiore al 50 per cento della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nei tre anni anteriori all’anno precedente alla presentazione della domanda;
d) avere dichiarato, nell’anno precedente alla presentazione della domanda, un reddito non superiore a 8.145 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati rispetto all’anno precedente;
e) essere in regola con la contribuzione previdenziale obbligatoria (tale requisito sarà verificato dall’INPS attraverso il sistema Durc on line).
f) essere titolari di partita IVA attiva da almeno quattro anni, alla data di presentazione della domanda, per l’attività che ha dato titolo all’iscrizione alla gestione previdenziale in corso.

Si ricorda, inoltre, che presupposto per l’accesso all’indennità ISCRO è l’iscrizione alla Gestione separata; pertanto è necessario, per la fruizione dell’indennità, che i potenziali destinatari della stessa, prima della presentazione dell’istanza di riesame, abbiano proceduto alla formale iscrizione – con le consuete modalità – alla predetta gestione.

Prime istruzioni sulla decontribuzione per i settori del turismo e del commercio


Si forniscono le prime indicazioni per la gestione degli adempimenti previdenziali relativi all’esonero contributivo per per i datori di lavoro privati dei settori del turismo, degli stabilimenti termali e del commercio, nonché del settore creativo, culturale e dello spettacolo


Possono accedere al beneficio in parola i datori di lavoro privati dei settori del turismo, degli stabilimenti termali e del commercio, nonché del settore creativo, culturale e dello spettacolo, che abbiano fatto ricorso ai trattamenti di integrazione salariale nel periodo compreso tra gennaio 2021 e marzo 2021. L’esonero è riconosciuto ai datori di lavoro privati rientranti nei citati settori, a prescindere dalla circostanza che assumano o meno la natura di imprenditori. La misura non si applica nei confronti delle pubbliche Amministrazioni, individuabili assumendo a riferimento la nozione e l’elencazione recate dall’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Più in particolare, l’esonero può essere legittimamente fruito per le medesime posizioni aziendali (matricole INPS) per le quali, nelle suddette mensilità di gennaio e/o febbraio e/o marzo 2021, siano state fruite, anche parzialmente, le integrazioni salariali.
In sostanza, la previsione normativa individua nel datore di lavoro (identificato sulla base della matricola INPS) che ha fruito dei trattamenti di integrazione salariale nel periodo compreso tra gennaio 2021 e marzo 2021 il soggetto beneficiario e destinatario dell’esonero, indipendentemente dalla circostanza che i lavoratori in forza nei mesi di effettiva fruizione dell’esonero siano i medesimi lavoratori in forza durante la fruizione dei trattamenti di integrazione salariale.
Conseguentemente, l’importo dell’agevolazione potrà essere fruito, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta, per le medesime matricole per le quali si è fruito dei trattamenti sopra richiamati.
Ciò premesso, in considerazione della circostanza che il diritto alla fruizione dell’esonero si cristallizza in capo al datore di lavoro (identificato sulla base della matricola INPS) che ha fruito dei trattamenti sopra richiamati, nelle ipotesi di cessione di ramo di azienda, il diritto alla fruizione dell’esonero in trattazione permane in capo al datore di lavoro cedente, senza alcun trasferimento in capo al cessionario della possibilità di fruire dello stesso. In tal caso, pertanto, il datore di lavoro cedente potrà fruire dell’esonero in parola solo con riferimento ai lavoratori risultanti ancora alle sue dipendenze dopo la cessione.
Resta, invece, fermo che, in caso di fusione (sia per unione che per incorporazione), l’esonero, in virtù del fatto che l’azienda che ha fruito dei trattamenti di integrazione salariale nei mesi di gennaio e/o febbraio e/o marzo 2021 attua, con tale operazione, un percorso di unione tra i soggetti datoriali, potrà essere fruito dalla società risultante dal processo di unione/incorporazione. Anche nelle ipotesi di fusione, l’esonero potrà trovare applicazione a condizione che il datore di lavoro rientri negli specifici codici ATECO riguardanti i settori del turismo, degli stabilimenti termali e del commercio, nonché del settore creativo, culturale e dello spettacolo.


L’importo dell’esonero in esame è pari, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, al doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2021, con esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’INAIL. L’esonero è riparametrato e applicato su base mensile ed è fruibile entro il 31 dicembre 2021 (mese di competenza novembre 2021).
Pertanto, ai fini della quantificazione della misura di esonero, il parametro di riferimento da utilizzare si sostanzia nel calcolo della contribuzione datoriale non versata in relazione al doppio delle ore degli ammortizzatori sociali utilizzati nei mesi citati. A seguito della determinazione del quantum di esonero astrattamente fruibile sulla base del doppio delle ore di integrazione salariale, nella determinazione delle contribuzioni oggetto dello sgravio è necessario fare riferimento alla contribuzione datoriale che può essere effettivamente esonerabile.
Con riferimento al periodo di fruizione della misura, la stessa, in virtù del tenore letterale della norma, può trovare applicazione fino al 31 dicembre 2021 (mese di competenza novembre 2021). Nelle ipotesi in cui il calcolo della contribuzione datoriale non versata, relativa al doppio delle ore di integrazione salariale fruite nel periodo compreso tra gennaio 2021 e marzo 2021, determini un credito potenzialmente fruibile per un periodo inferiore rispetto al suddetto limite temporale, rimane comunque ferma la possibilità per il datore di lavoro di fruire dell’esonero per periodi inferiori. Inoltre, si fa presente che la quota di esonero fruibile non potrà essere superiore alla contribuzione astrattamente dovuta nei mesi di fruizione.
Nello specifico, l’effettivo ammontare dell’esonero sarà pari al minore importo tra la contribuzione datoriale teoricamente dovuta per il doppio delle ore di integrazione salariale fruite nel periodo gennaio/marzo 2021 e la contribuzione datoriale dovuta (e sgravabile) nelle mensilità in cui ci si intenda avvalere della misura.
Ai fini della determinazione delle ore di integrazione salariale fruite nelle mensilità comprese tra gennaio 2021 e marzo 2021, utili ai fini della definizione dell’ammontare dell’esonero, vanno considerate sia le ore fruite mediante conguaglio che quelle fruite mediante pagamento diretto. Al riguardo, l’Inps precisa che la retribuzione persa da utilizzare come base di calcolo per la misura dell’esonero deve essere maggiorata dei ratei delle mensilità aggiuntive e che occorre tenere conto dell’aliquota contributiva piena astrattamente dovuta e non di eventuali agevolazioni contributive spettanti nella suddetta mensilità.
Nell’ipotesi in cui l’azienda interessata all’esonero abbia alle proprie dipendenze apprendisti si farà, conseguentemente, riferimento alla aliquota propria prevista per tale tipologia di lavoratori.
Il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è subordinato al rispetto, da un lato, delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro e dell’assicurazione obbligatoria dei lavoratori e, dall’altro, da taluni presupposti specificamente previsti dall’articolo 43 del DL n. 73/2021.

Formazione professionale con Carte ILA: regime fiscale delle somme rimborsate


La Carta ILA è un titolo di credito che il beneficiario può utilizzare per acquisire servizi formativi a supporto di percorsi di auto-imprenditorialità, finanziati dalla Provincia con le risorse del FSE, attraverso una società ente-gestore. Le somme corrisposte dall’ente-gestore al beneficiario della Carta ILA a titolo di rimborso delle spese anticipate per l’acquisto dei servizi formativi costituiscono redditi assimilati al lavoro dipendente. (Agenzia delle Entrate – Risposta 21 settembre 2021, n. 619).

La questione posta all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda il trattamento fiscale delle somme erogate ai titolari di Carta ILA (Individual Learning Account) a titolo di rimborso delle spese sostenute per l’acquisto di servizi di formazione professionale a cui hanno diritto.
Nell’ambito del progetto Youth Entrepreneur Path (YEP), la società gestisce per conto della Provincia l’erogazione dei servizi di sostegno alle idee imprenditoriali giovanili, mediante la prestazione di servizi di accompagnamento e l’erogazione di “Carte ILA”, previsti dal Programma Operativo della Provincia finanziato con il Fondo Sociale Europeo (FSE).
L’obiettivo del progetto è quello di incrementare l’occupabilità e l’occupazione dei giovani nel mercato del lavoro, favorendo l’imprenditorialità giovanile e lo sviluppo di lavoro autonomo nella Provincia e offrendo ai partecipanti un programma completamente gratuito.
In particolare, i giovani partecipanti, dopo aver ricevuto dalla società ente-gestore i servizi di accompagnamento e orientamento alle idee imprenditoriali, ricevono dalla stessa società le Carte ILA con le quali possono scegliere e acquistare determinati servizi formativi, nell’ambito dei criteri individuati dalla Provincia. Più precisamente, i giovani partecipanti anticipano la spesa per acquistare i servizi formativi e successivamente, previa esibizione della relativa documentazione di spesa, ne ricevono il rimborso dalla società ente-gestore, nei limiti del valore delle Carte ILA. L’ente-gestore, a sua volta, viene ristorato dalla Provincia di quanto erogato ai soggetti beneficiari delle Carte in sede di conversione in denaro del valore totale o parziale delle Carte medesime.
In altri termini, le Carte ILA sono titoli di credito che i beneficiari, e solo questi, possono “spendere” per l’acquisizione di servizi formativi (e accessori) per le aree di competenza a cui le Carte medesime si riferiscono. Le Carte possono essere utilizzate per uno o per più servizi formativi, nei limiti del valore complessivo delle carte medesime.
Si chiede quale sia il corretto regime fiscale applicabile, sia in capo all’ente-gestore che in capo all’assegnatario della Carta, ai rimborsi erogati a copertura delle spese anticipate dai giovani partecipanti per l’acquisto dei servizi formativi.

Secondo la disciplina del TUIR, sono riconducibili ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente: “le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante”.
In proposito il Ministero delle Finanze ha chiarito che rientrano nell’ambito della suddetta previsione normativa e, in particolare, nella nozione di “assegni, premi o sussidi per fini di studio o addestramento professionale” oltre alle erogazioni per corsi di specializzazione, qualificazione o riqualificazione professionale, anche quelle per corsi finalizzati a una futura eventuale occupazione di lavoro.
Sulla base di tale principio, quindi, è stato precisato che rientrano in tale previsione anche le somme corrisposte per la realizzazione di iniziative formative volte a favorire l’ingresso dei lavoratori nel mondo del lavoro.
In particolare, sono ritenuti soggetti a tassazione quali redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente:
– i contributi a fondo perduto erogati in favore di soggetti impiegati in progetti di utilità collettiva della regione, in quanto si tratta di erogazioni corrisposte per il sostenimento dei costi relativi alla formazione dei soggetti interessati, al fine di favorire un miglioramento delle qualità e delle capacità professionali e, quindi, l’inserimento nel mondo del lavoro;
– le ” borse di lavoro” erogate dalla Cassa delle ammende in favore di detenuti ed ex detenuti, collegate ad attività di studio e di addestramento professionale, ai fini del loro reinserimento nel mondo del lavoro esterno.

L’Agenzia delle Entrate ha osservato che nel caso in esame, l’assegnatario della Carta ILA consegue il diritto di “spendere” un credito finalizzato alla formazione attraverso lo schema dell’anticipo della spesa da parte del beneficiario e del successivo rimborso della medesima da parte della società (ente-gestore).
Quest’ultima, a sua volta, viene ristorata dalla Provincia di quanto erogato al soggetto beneficiario in sede di conversione in denaro del valore totale o parziale delle carte medesime.
In sostanza, la Carta è un titolo di credito che il beneficiario può utilizzare per acquisire servizi formativi a supporto di percorsi di auto-imprenditorialità, aventi la finalità di agevolare l’inserimento dei beneficiari medesimi nel mondo del lavoro.
In coerenza con tale ricostruzione, le somme rimborsate dalla Provincia all’ente-gestore non costituiscono reddito per quest’ultimo in quanto non rappresentano un corrispettivo, ma la mera restituzione delle somme anticipate ai beneficiari delle Carte per conto della Provincia.
Per quanto concerne le somme erogate ai beneficiari a titolo di ristoro delle spese da questi sostenute per l’acquisizione dei servizi formativi, invece, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in base alla normativa di riferimento, esse costituiscono, in capo ai beneficiari medesimi, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
Di conseguenza vanno applicate le corrispondenti disposizioni del TUIR relative alla determinazione dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, e l’ente-gestore è tenuto agli adempimenti in qualità di sostituto d’imposta.

Agricoltura Impiegati della provincia di Caserta: tabelle salari vigenti



Si riporta la tabella paga Impiegati Agricoli in vigore nella provincia di Caserta dall’1/7/2021, aggiornata con l’aumento del 2% previsto dall’accordo di rinnovo del CCNL del 7/7/2021


Salari Impiegati Agricoli dall’1/7/2021 (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)

























Categoria

Retribuzione

Quadri 2.173,35
Impiegati I categoria 2.081,21
Impiegati II categoria 1.869,80
Impiegati III categoria 1.686,09
Impiegati IV categoria 1.529,55
Impiegati V categoria 1.447,89
Impiegati Vi categoria 1.370,42


Una tantum (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)
Ai dipendenti in forza alla data di rinnovo del presente contratto, e il cui rapporto di lavoro sia iniziato anteriormente all’1/1/2021, è riconosciuto un importo lordo di euro 225,00 (duecentoventicinque/00) a titolo di una tantum per gli impiegati di Ili categoria, riparametrato come segue:
























Categoria

Una tantum – importo lordo

Quadri 280,00
Impiegati I categoria 264,00
Impiegati II categoria 240,00
Impiegati III categoria 225,00
Impiegati IV categoria 210,00
Impiegati V categoria 200,00
Impiegati Vi categoria 190,00


Gli importi di cui sopra dovranno essere corrisposti a titolo di una tantum con la mensilità relativa a ottobre 2021 e non saranno considerati utili ai fini dei vari istituti contrattuali e nella determinazione del T.F.R.
L’importo una tantum sarà riproporzionato per il personale part-time in relazione alla ridotta prestazione lavorativa.

CCNL ANAS: Premio di Risultato a settembre



Con la busta paga di settembre spetta l’erogazione del Premio di Risultato anno 2020 ai dipendenti del Gruppo Anas


Ai lavoratori occupati nell’anno 2020 nelle Società ANAS S.p.A., ANAS International Enterprise S.p.A., Quadrilatero Marche ed Umbria sono riconosciuti, a titolo di premio di risultato, gli importi di seguito indicati riparametrati per ciascun livello professionale, utilizzando come riferimento la posizione economica ed organizzativa B1:































Parametri

Posizioni economiche

Importo

240 A 1.097,42
200 A1 914,52
170 B 777,34
155 B1 708,75
140 B2 640,16
115 C 525,85
100 C1 457,26


L’erogazione del Premio avverrà per l’anno 2021 con le competenze del mese di settembre.
Il Premio di Risultato spetta a tutto il personale a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti, occupati nell’anno a cui si riferisce lo stesso e presenti alla data di sottoscrizione del presente Accordo.
Ai lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato sarà corrisposto un premio corrispondente ad un dodicesimo della quota annua del premio per ogni mese di servizio prestato nell’anno di competenza, purché gli stessi siano ancora presenti alla data di sottoscrizione del presente Accordo.
L’importo del premio, potrà essere destinato in tutto o in parte, per scelta del lavoratore e a condizione che lo stesso abbia diritto all’applicazione della detassazione ai sensi di legge, secondo le modalità definite, alle forme di welfare previste dalla contrattazione collettiva.
L’importo convertito potrà essere destinato al Fondo di previdenza complementare Eurofer, in aggiunta alla somma già stabilità nel vigente CCNL dipendenti e agli ulteriori servizi di welfare presenti nella piattaforma.
L’importo del premio convertito dal dipendente, destinato al welfare, sarà incrementato di un contributo aziendale pari al 10%.
Qualora il lavoratore non abbia utilizzato tutto o parte delle somme di cui al presente punto, le somme residue saranno destinate al Fondo di Previdenza Complementare Eurofer.

Adeguamento contrattuale del CIRL Riscossione Tributi Sicilia

Siglato il 16/9/2021, tra l’Agenzia delle Entrate – Riscossione e la FABI Sicilia, FIRST-CISL Sicilia, FISAC-CGIL Sicilia, UILCA Sicilia e UNISIN Sicilia assistite dalle rispettive Segreterie Nazionali, l’accordo per procedere ad una puntuale ricognizione dei trattamenti economici, normativi e previdenziali del personale della Società riscossione Sicilia SpA, ai fini della corretta applicazione della contrattazione collettiva vigente in Agenzia delle entrate- Riscossione.

Le Parti hanno inteso procedere ad una puntuale ricognizione dei trattamenti economici, normativi e previdenziali del personale della Società riscossione Sicilia SpA, ai fini della corretta applicazione della contrattazione collettiva vigente in Agenzia delle entrate- Riscossione.
In adempimento alla disposizione dell’art. 76 del DL 25/5/2021 n.73 citato tutti gli istituti economici e normativi di cui alla precedente contrattazione integrativa a far data dall’1/10/2021 vengono a cessare e, conseguentemente viene a cessare la loro erogazione. In coerenza con il disposto normativo citato gli istituti economici previsti dalla precedente contrattazione integrativa, laddove percepiti senza soluzione di continuità alla data del 30/9/2021 dai dipendenti di Riscossione Sicilia S.p.A, saranno conglobati in un assegno ad personam assorbibile e sterilizzato ai fini del TFR e/o della previdenza.
I dipendenti interessati riceveranno, entro il 31/10/2021, apposita comunicazione contenente l’elenco delle eventuali voci retributive singolarmente attribuite e confluite nell’assegno ad personam assorbibile.
In materia di previdenza integrativa, ai lavoratori di Riscossione Sicilia, già destinatari di un trattamento di previdenza complementare, saranno garantite in via eccezionale le aliquote previste attualmente e cioè il 2,50% della retribuzione annua lorda utile ai fini del TFR a carico dell’Ente e un contributo a carico del lavoratore nella misura minima dell’1% della retribuzione annua lorda utile ai fini del TFR.
Ai dipendenti confluiti in Agenzia delle Entrate – Riscossione che, in epoca successiva al 30/9/2021, compiono 25 anni di servizio alle dipendenze del settore riscossione tributi, sarà erogato un emolumento, nei limiti dell’accantonamento all’uopo previsto da Riscossione Sicilia, secondo le modalità indicate nell’art. 16 del CIA 28/8/2008, calcolato sulla base dei soli ratei proquota maturati alla predetta data del 30/9/2021 e con riferimento alla retribuzione percepita alla medesima data.
Ai fini del computo della predetta anzianità utile al pagamento dei premi si terrà conto degli effettivi periodi di servizio prestati nel Settore della Riscossione (così come rilevabile dalle date di iscrizione al “Fondo di previdenza per gli impiegati dipendenti dai concessionari del servizio di riscossione dei tributi”), al netto di eventuali maggiorazioni convenzionalmente riconosciute (ad es. laurea).
In relazione a quanto previsto nell’Accordo Riscossione Sicilia stipulato in data 18/12/2008 e con specifico riferimento a quanto ivi disposto al punto 12 le Parti, intendendo con la stipula del presente verbale superare ogni residuo effetto delle suddette intese convengono che sarà messa in pagamento ai dipendenti aventi diritto, con le prime competenze utili, una somma pari al 50% della seconda “soluzione semestrale”, riferita al periodo di competenza luglio-settembre 2021 in quanto maturata antecedente al passaggio del personale in agenzia delle entrate – Riscossione.


Istruzioni Inps sull’ISEE corrente


Si forniscono alcune indicazioni sulle modalità estensive dell’ISEE corrente.


Dal 1° aprile di ciascun anno in presenza di un ISEE in corso di validità, l’ISEE corrente può essere presentato anche nel caso in cui l’indicatore della situazione patrimoniale calcolato prendendo a riferimento l’anno precedente a quello di presentazione della DSU differisca per più del 20% rispetto al medesimo indicatore calcolato in via ordinaria. In tale ipotesi, è possibile effettuare l’aggiornamento del solo dato patrimoniale, fermi restando l’indicatore della situazione reddituale e la scala di equivalenza, sostituendo all’indicatore della situazione patrimoniale, calcolato in via ordinaria, il medesimo indicatore calcolato prendendo a riferimento l’anno precedente a quello di presentazione della DSU, secondo le modalità di cui all’articolo 5 del D.P.C.M. 5 dicembre 2013, n. 159. Ai fini della successiva richiesta dell’erogazione delle prestazioni, l’ISEE corrente aggiornato, calcolato secondo quanto indicato al periodo precedente, ha validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo della DSU.
Ne consegue che, dal 1° gennaio al 31 marzo di ciascun anno resta ferma la possibilità di aggiornare ai fini dell’ISEE corrente unicamente i redditi e non anche i patrimoni.
Dal 1° aprile di ciascun anno sarà invece possibile aggiornare: solo i patrimoni; solo i redditi; contestualmente i patrimoni e i redditi.
Nel caso di aggiornamento della sola componente patrimoniale, come anticipato, l’ISEE corrente ha validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo della DSU.
Anche nel caso di aggiornamento di entrambe le componenti, reddituale e patrimoniale, l’articolo 2, comma 3, del cit. decreto prevede che l’ISEE corrente abbia validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo, salvo intervengano variazioni nella situazione occupazionale o nella fruizione dei trattamenti, nel qual caso l’ISEE corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione. In caso di variazione della sola componente reddituale, invece, resta ferma l’attuale data di scadenza dell’ISEE corrente stabilita, dal vigente comma 5 dell’articolo 10 del decreto legislativo n. 147/2017, in sei mesi dalla data di presentazione del modulo sostitutivo della DSU, salvo intervengano variazioni nella situazione occupazionale o nella fruizione dei trattamenti, nel qual caso l’ISEE corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione.
Peraltro, sussiste il vincolo nello stesso anno, laddove sia stato già presentato un ISEE corrente per aggiornare solo i redditi o solo i patrimoni, di aggiornare entrambe le componenti in  caso di ulteriori variazioni rilevanti. Infatti, nell’ipotesi di presentazione di una nuova DSU finalizzata ad aggiornare i redditi o i patrimoni, che segua l’aggiornamento già effettuato di una sola di esse, le componenti vanno aggiornate entrambe e non è più possibile considerarle disgiuntamente le une dalle altre.
Orbene, alla luce delle novità intervenute che riguardano la disciplina dell’ISEE corrente, con decreto direttoriale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle finanze, del 7 settembre 2021, n. 314, sono stati approvati i nuovi modelli tipo della DSU e le relative istruzioni per la compilazione. Tale nuova modulistica sostituisce, a decorrere dal 10 settembre 2021, i precedenti modelli e istruzioni. Resta fermo, invece, il modello di attestazione allegato al decreto direttoriale del 7 novembre 2014.
Qualora siano rilevate omissioni o difformità nei dati autodichiarati ai fini dell’ISEE corrente, il richiedente la prestazione può agire analogamente a quanto avviene già oggi per il caso in cui siano rilevate omissioni o difformità della DSU ordinaria. 

Comunicazione redditi da lavoro autonomo dei pensionati

L’INPS, con messaggio n. 3154 del 21/9/2021, ha fornito chiarimenti in merito all’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020.

I titolari di pensione con decorrenza compresa entro l’anno 2020, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, per detto anno sono tenuti a dichiarare entro il 30 novembre 2021, data di scadenza della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2020, i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020.
Con riferimento a tale disciplina si forniscono chiarimenti in ordine all’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020.

Pensionati esclusi dall’obbligo di dichiarare i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020

Sono esclusi dall’obbligo di dichiarazione, in quanto non soggetti al divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, i seguenti soggetti:
– i titolari di pensione e assegno di invalidità avente decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1994;
– i titolari di pensione di vecchiaia.
– i titolari di pensione di vecchiaia liquidata nel sistema contributivo, in quanto dal 1° gennaio 2009 tale pensione è totalmente cumulabile con i redditi da lavoro;
– i titolari di pensione di anzianità e di trattamento di prepensionamento a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, in quanto dal 1° gennaio 2009 tali prestazioni sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro;
– i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (cfr. la circolare n. 20 del 26 gennaio 2001).

Pensionati soggetti all’obbligo di dichiarare i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020

I pensionati che non si trovano nelle suddette condizioni, sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020 entro il 30 novembre 2021, tenuto conto del termine ultimo per la presentazione della dichiarazione ai fini dell’IRPEF.

Redditi da dichiarare e modalità di presentazione della dichiarazione

I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e al lordo delle ritenute erariali.
Il reddito d’impresa deve essere dichiarato al netto anche delle eventuali perdite deducibili imputabili all’anno di riferimento del reddito.
Il pensionato può accedere alle prestazioni e ai servizi dell’Istituto tramite il sito www.inps.it utilizzando il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), oltre alla Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o alla Carta di Identità Elettronica (CIE).
I titolari di pensione che omettano di produrre la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo sono tenuti a versare all’Ente previdenziale di appartenenza una somma pari all’importo annuo della pensione percepita nell’anno cui si riferisce la dichiarazione medesima.
Detta somma sarà prelevata dall’Ente previdenziale competente sulle rate di pensione dovute al trasgressore.
Le trattenute delle quote di pensione non cumulabili con i redditi da lavoro autonomo vengono effettuate provvisoriamente dagli Enti previdenziali sulla base della dichiarazione dei redditi che i pensionati prevedono di conseguire nel corso dell’anno.
Le trattenute sono conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti, rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione dei redditi ai fini dell’IRPEF.
Pertanto, i pensionati, nei cui confronti trova applicazione il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, che svolgano nel corrente anno attività di lavoro autonomo, sono tenuti a comunicare il reddito che prevedono di conseguire nel corso del 2021.
Le trattenute che verranno operate sulla pensione “a preventivo” saranno conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2021, resa a consuntivo nell’anno 2022.


Per l’erogazione non imponibile nessuna certificazione


Qualora la donazione non costituisce reddito per il beneficiario, l’ente erogatore non deve certificarla ai fini Irpef in qualità di sostituto d’imposta (Agenzia Entrate – risposta 20 settembre 2021, n. 613).

I sostituti d’imposta che corrispondono compensi, sotto qualsiasi forma, soggetti a ritenute alla fonte presentano annualmente una dichiarazione unica relativa a tutti i percipienti.
L’Agenzia delle Entrate in relazione al trattamento fiscale delle somme raccolte da una Federazione a titolo di donazione in favore dei propri iscritti e, successivamente, corrisposte a questi ultimi, ha ritenuto che tali erogazioni non generassero materia imponibile nei confronti dei beneficiari.
A tale conclusione si perveniva considerando la Federazione quale mero strumento organizzativo nella raccolta e nella successiva destinazione delle donazioni che, altrimenti, sarebbero state versate direttamente agli iscritti della stessa colpiti da Covid-19.
Considerato che in quest’ultima ipotesi, tali erogazioni non avrebbero generato materia imponibile in capo ai beneficiari, le medesime indennità percepite per il tramite della Federazione non costituiscono reddito imponibile per i beneficiari, in quanto non inquadrabili in alcuna delle categorie reddituali previste dal Tuir.
Conseguentemente, considerato che tali erogazioni non costituiscono reddito per i percipienti, non graverà alcun obbligo di certificazione.


Tariffe mensili vigenti quadri e impiegati agricoli della provincia di Mantova


 



Si riporta la tabella paga Impiegati Agricoli in vigore nella provincia di Mantova dall’1/7/2021, aggiornata con l’aumento del 2% previsto dall’accordo di rinnovo del CCNL del 7/7/2021


Salari Impiegati Agricoli dall’1/7/2021 (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)


































































Categorie

Stipendio base mensile

Indennità Contingenza

E.D.R.

Salario integr. provinciale

Aumento CCNL luglio 2021

Retribuzione lorda mensile

Valore scatto anzianità

Quadro 1.458,80 526,19 10,33 189,63 43,70 2.228,65 33,05
1.a 1.369,24 526,19 10,33 189,63 41,91 2.137,30 33,05
2.a 1.201,73 520,56 10,33 157,55 37,80 1.927,97 29,44
3.a 1.069,95 515,62 10,33 147,46 34,87 1.778,23 26,86
4.a 964,72 512,74 10,33 113,67 32,03 1.633,49 24,79
5.a 891,94 510,81 10,33 91,28 30,09 1.534,45 23,76
6.a 818,57 508,34 10,33 74,14 28,23 1.439,61 22,21


– Indennità di funzione Quadro: € 100,00 mensili


Una tantum (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)
Ai dipendenti in forza alla data di rinnovo del presente contratto, e il cui rapporto di lavoro sia iniziato anteriormente all’1/1/2021, è riconosciuto un importo lordo di euro 225,00 (duecentoventicinque/00) a titolo di una tantum per gli impiegati di Ili categoria, riparametrato come segue:
























Categoria

Una tantum – importo lordo

Quadri 280,00
Impiegati I categoria 264,00
Impiegati II categoria 240,00
Impiegati III categoria 225,00
Impiegati IV categoria 210,00
Impiegati V categoria 200,00
Impiegati Vi categoria 190,00


Gli importi di cui sopra dovranno essere corrisposti a titolo di una tantum con la mensilità relativa a ottobre 2021 e non saranno considerati utili ai fini dei vari istituti contrattuali e nella determinazione del T.F.R.
L’importo una tantum sarà riproporzionato per il personale part-time in relazione alla ridotta prestazione lavorativa.