INPS, il corretto iter concessorio per le domande di CIGO ed assegno FIS


Con circolare n. 47 del 28 marzo 2020, l’Inps fornisce i primi indirizzi applicativi delle misure straordinarie introdotte dal D.L. n. 18/2020, unitamente alle istruzioni sulla corretta gestione dell’iter concessorio relativo ai trattamenti previsti, anche con riferimento alle deroghe alle vigenti norme che disciplinano l’accesso agli ordinari strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro.


Con riferimento alle procedura di richiesta della Cassa integrazione salariale ordinaria e assegno ordinario a carico del FIS, la dispensa dall’osservanza dell’articolo 14 del D.Lgs. n. 148/2015, comporta che le aziende non sono tenute all’adempimento di cui al comma 6 del medesimo articolo. Pertanto, all’atto della presentazione della domanda di concessione dell’integrazione salariale ordinaria e dell’assegno ordinario, non deve essere data comunicazione all’INPS dell’esecuzione degli adempimenti di informazione sindacale, consultazione ed esame congiunto, che tuttavia comunque devono essere svolti, anche in via telematica, entro i tre giorni successivi a quello della informativa o comunicazione preventiva.
Come da prassi in uso (Inps, messaggio n. 3777/2019), l’eventuale presenza di ferie pregresse non è ostativa all’eventuale accoglimento dell’istanza di CIGO o assegno ordinario, sicchè non occorre chiedere all’azienda i dati sulle ferie ancora da fruire dai lavoratori interessati dalla richiesta di integrazione salariale e che, per tale ragione, nella domanda di CIGO non è più presente il campo nel quale veniva fornito tale elemento informativo. Altresì, come di consueto, in caso di malattia il trattamento di integrazione salariale sostituisce l’indennità giornaliera di malattia, nonché la eventuale integrazione contrattualmente prevista (art. 3, co. 7, D.Lgs n. 148/2015).
Per le aziende che hanno unità produttive situate nei Comuni di cui all’Allegato 1 del D.P.C.M. 1° marzo 2020, nonché per le imprese collocate al di fuori dei predetti Comuni, ma con lavoratori residenti o domiciliati nei Comuni medesimi, il trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario con causale “COVID-19 nazionale”, (art.19, D.L. n. 18/2020), eventualmente richiesto, si aggiunge ai trattamenti richiesti utilizzando la causale “Emergenza COVID-19 d.l. 9/2020” (art. 13, D.L. n. 9/2020). Pertanto, è possibile per le predette aziende richiedere l’integrazione salariale ordinaria e l’assegno ordinario per 13 settimane, con causale “Emergenza COVID-19 d.l. 9/2020” e, per ulteriori 9 settimane, con causale “COVID-19 nazionale”. Se i periodi delle due domande con distinte causali sono coincidenti, è necessario che i lavoratori interessati dagli interventi siano differenti, mentre se i periodi richiesti non si sovrappongono i lavoratori possono essere gli stessi.
Le domande di Cassa integrazione ordinaria ed assegno ordinario, presentate erroneamente con causale “Emergenza COVID-19 d.l. 9/2020” da aziende non rientranti nel campo di applicazione del D.L. n. 9/2020, sono convertite d’ufficio in domande con causale “COVID-19 nazionale”, purché il periodo richiesto decorra dal 23 febbraio 2020 o da data successiva al 23 febbraio 2020 e per una durata complessiva comunque non superiore a 9 settimane.
Quanto allo stanziamento di risorse finanziarie pari a 1.347,2 milioni di euro per l’anno 2020, è riconosciuto a carico dello Stato per le prestazioni di sostegno al reddito e la relativa contribuzione figurativa o correlata che non sarebbero state autorizzate nell’ordinario regime previsto dal D.Lgs n. 148/2015, ad esempio, con riferimento al superamento dei limiti di fruizione della CIGO/assegno ordinario o alla diversa platea dell’assegno ordinario del FIS, per quel che riguarda i datori di lavoro iscritti che occupano mediamente più di 5 dipendenti, nonché con riferimento al superamento dei limiti finanziari posti dai rispettivi regolamenti per le aziende iscritte ai Fondi di solidarietà bilaterali contrattuali (art. 26, D.Lgs. n. 148/2015). Per le prestazioni di sostegno al reddito in esame che rientrano nel regime ordinario, infatti, la copertura degli oneri è assicurata a carico delle rispettive gestioni finanziarie.
Per le imprese che alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario (ad esempio, per contratto di solidarietà o per riorganizzazione) e che devono sospendere il programma di CIGS a causa dell’interruzione dell’attività produttiva per effetto dell’emergenza epidemiologica in atto, sussiste la possibilità di accedere al trattamento di integrazione salariale ordinario con causale “COVID-19 nazionale – sospensione CIGS”, purchè dette aziende rientrino, per settore di appartenenza, anche nella disciplina delle integrazioni salariali ordinarie (art. 10, D.Lgs. n. 148/15). In mancanza, le aziende possono presentare domanda di cassa integrazione in deroga. Su specifica indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’azienda deve presentare al Ministero stesso apposita richiesta di sospensione del trattamento di CIGS in corso, nel canale di comunicazione attivo nella piattaforma CIGS online del Ministero. Tuttavia, sono considerate validamente presentate anche le richieste inoltrate all’indirizzo di posta elettronica ordinaria (PEO) dgammortizzatorisocialidiv4@lavoro.gov.it o di posta elettronica certificata (PEC) dgammortizzatorisociali.div4@pec.lavoro.gov.it della Divisione IV della Direzione generale degli ammortizzatori sociali e formazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. La predetta Direzione generale adotta un unico decreto direttoriale che, senza soluzione di continuità, dispone sia la sospensione del trattamento CIGS in corso, considerando tali quelli perfezionati o attivati dopo la data del 23 febbraio 2020 fino alla data del 28 marzo 2020, indicando la data di decorrenza di detta sospensione, corrispondente al numero di settimane di CIGO che l’azienda ha chiesto con causale “COVID-19 nazionale-sospensione CIGS”, e la riassunzione del provvedimento sospeso con la nuova data finale del trattamento CIGS. Al termine della CIGO, l’azienda può chiedere all’INPS, tramite l’invio del modello telematico “SR40”, una nuova autorizzazione sul secondo decreto per completare il programma di CIGS sino alla nuova data di scadenza.
Riguardo la disciplina dell’assegno ordinario del Fondo di integrazione salariale (FIS), durante il periodo di percezione dell’assegno ordinario non è erogata la prestazione accessoria degli assegni al nucleo familiare.

Emergenza Coronavirus: Accordo in Basilicata per gli ammortizzatori sociali in deroga

Sottoscritto il 24/3/2020, tra la Regione Basilicata, le Parti Datoriali e le OO.SS. territoriali, l’Accordo Quadro per l’utilizzo della cassa integrazione in deroga al sensi del Decreto “Cura Italia” del 17/3/2020 n. 18.

L’accordo quadro sottoscritto dalla Regione Basilicata e le Parti Sociali è finalizzato a definire le modalità di intervento al fine di attuare le previsioni dell’art. 22 del D.L. n. 18/2020, rinviando a successivi accordi tra le Parti gli adeguamenti che si rendano necessari in considerazione di ulteriori misure che saranno adottate a livello nazionale.


Ambito di applicazione
Ai sensi dell’art. 22 del D.L. n. 18/2020 i trattamenti di CIG in deroga sono destinati ai datori di lavoro del settore privato operanti nel territorio della Regione Basilicata ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro.
Datori di lavoro sono da considerarsi anche le associazioni di categoria nonché i liberi professionisti iscritti all’albo, all’ordine al collegio professionale di competenza.
I datori di lavoro, come sopra individuati, possono accedere alla prestazione solo se non possono fruire degli ammortizzatori di cui al Decreto Legge 148/2015 CIGO-CIGS- FIS – FONDI DI SOLIDARIETÀ BILATERALE, pertanto tutti quei datori di lavoro che effettuano versamenti sui fondi di riferimento dovranno fare ricorso agli strumenti previsti nell’ambito di ciascun fondo.
Per quelle Aziende che possono accedere solamente alla CIGS /Contratto di solidarietà/ in caso di sospensione del Contratto di solidarietà, che non possono fruire della CIGO COVID-19 , potranno accedere alla Cassa Integrazione Guadagni in deroga.


Restano esclusi dal trattamento gli enti pubblici comunque denominati, le società a capitale pubblico e i datori di lavoro domestici.


Lavoratori beneficiari
Sono beneficiari del trattamento di CIG in deroga i lavoratori subordinati anche a tempo determinato con le seguenti qualifiche:
– operai
– impiegati
– quadri
Rientrano, altresì, tra i beneficiari del trattamento:
– i soci delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato;
– i lavoratori somministrati che abbiano terminato i Fondi di Solidarietà;
– gli apprendisti, fermo restando che nell’ipotesi in cui in organico vi siano lavoratori non apprendisti la sospensione non può essere riferita ai soli apprendisti;
– i lavoratori intermittenti nei limiti delle giornate di lavoro concretamente effettuate secondo la media dei tre mesi precedenti;
– i lavoratori agricoli nei limiti delle giornate di lavoro svolte nel medesimo periodo dell’anno precedente ovvero, se l’attività è iniziata in seguito, con riferimento alle giornate lavorate secondo la media dei tre mesi precedenti.


Per i lavoratori con contratto di lavoro a termine l’accesso ai trattamenti di cassa integrazione in deroga deve essere consentito solo per la durata del rapporto in essere e termina contestualmente alla cessazione del rapporto stesso.
Per i lavoratori è riconosciuta la contribuzione figurativa e i relativi oneri accessori.
II trattamento di GIG in deroga, limitatamente ai lavoratori del settore agricolo, per le ore di riduzione o sospensione delle attività, nei limiti ivi previsti, è equiparato a lavoro ai fini del calcolo delle prestazioni di disoccupazione agricola.


Lavoratori esclusi
Restano esclusi dal trattamento di integrazione salariale in deroga:
a) dirigenti
b) lavoratori domestici
c) collaboratori coordinati e continuativi


Durata del trattamento
Così come previsto dall’art. 22 del D.L. n. 18/2020 e a condizione che sussista la copertura finanziaria degli interventi, la CIG in deroga è riconosciuta per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a nove settimane a decorrere dal 23/2/2020 e fino al 23/8/2020 limitatamente ai dipendenti già in forza alla medesima data del 23/2/2020.


Accordo
I datori di lavoro legittimati accedono al trattamento di cassa integrazione in deroga, previo accordo con le OO.SS. dei lavoratori e datoriali comparativamente più rappresentative ad eccezione di quei datori che occupano fino a 5 dipendenti.
I suddetti datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti sono comunque tenuti a comunicare preventivamente l’avvio della procedura di sospensione/riduzione orario di lavoro alle OOSS comparativamente più rappresentative a livello nazionale, o qualora non presenti con le OO.SS. territoriali di categoria.
L’accordo quadro, si completa con le disposizioni relative alla procedura da seguire per la presentazione delle domande, all’istruttoria e al rilascio dell’autorizzazione.

Fondi di solidarietà contrattuali, FSBA e Fondi territoriali: le istruzioni Inps per l’assegno ordinario


Le prime indicazioni operative Inps in relazione all’assegno ordinario per causale “COVID-19 nazionale”, erogato dai Fondi di solidarietà bilaterali contrattuali, dai Fondi alternativi e da quelli territoriali intersettoriali del Trentino e di Bolzano-Alto Adige (circolare n. 47 del 28 marzo 2020).


Con particolare riguardo ai Fondi di solidarietà contrattuali (art. 26 del D.Lgs n. 148/2015), ciascuna domanda di accesso all’assegno ordinario, per la causale “COVID-19 nazionale”, può essere accolta nei limiti dei tetti aziendali previsti dai regolamenti dei rispettivi Fondi. I datori di lavoro iscritti a detti Fondi, non aventi la disponibilità finanziaria (tetto aziendale) ovvero aventi una disponibilità parziale per l’accesso alla prestazione di assegno ordinario, in assenza di altri motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, possono comunque accedere alla suddetta prestazione, nei limiti delle risorse finanziarie stabilite, pari a 1.347,2 milioni di euro per l’anno 2020 (art. 19, co. 9, D.L. n. 18/2020).
Nei casi in cui l’accesso alla prestazione di assegno ordinario sia subordinato al preventivo espletamento delle procedure sindacali con obbligo di accordo aziendale, ai fini dell’accoglimento dell’istanza, è ritenuto valido anche un accordo stipulato in data successiva alla domanda, che l’azienda deve comunque comunicare all’Inps in assenza di una espressa deroga legislativa che dispensi in tal senso i datori di lavoro. In mancanza di tale adempimento, la prestazione non può essere autorizzata.
Anche per detti Fondi contrattuali, tenuto conto del carattere eccezionale della nuova causale, l’iter istruttorio delle domande è semplificato rispetto a quello ordinario, in quanto la valutazione in ordine alla integrabilità della causale “COVID-19 nazionale” non implica alcuna verifica sulla sussistenza dei requisiti della transitorietà e della non imputabilità dell’evento. Pertanto, i datori di lavoro non sono obbligati ad allegare, a corredo della domanda, la scheda causale o ogni altra documentazione probatoria.
In merito alle modalità di pagamento della prestazione, sussiste la possibilità per l’azienda di anticipare le prestazioni e di conguagliare gli importi successivamente, ovvero di richiedere il pagamento diretto da parte dell’Inps, senza obbligo di produzione della documentazione comprovante le difficoltà finanziarie dell’impresa, in conseguenza della particolare situazione di emergenza.
Con riferimento ai settori per cui sono stati pubblicati i decreti istitutivi dei Fondi (art. 26, D.Lgs. n. 148/2015) ma per i quali non sono ancora stati costituiti i comitati amministratori (D.M. 9 agosto 2019, n. 103594, per il Fondo di solidarietà bilaterale per il personale del settore dei servizi ambientali, e D.M. 27 dicembre 2019, n. 104125, per il Fondo di solidarietà bilaterale per le attività professionali), per quanto riguarda l’accesso alle prestazioni ordinarie e integrative, tali prestazioni non possono essere erogate, considerata la mancanz dell’organo deputato a deliberare in ordine alla concessione degli interventi e dei trattamenti. Di conseguenza, i datori di lavoro che occupano più di 5 dipendenti, possono continuare ad accedere all’assegno ordinario garantito dal FIS, con la causale “COVID-19 nazionale”; diversamente i datori di lavoro che occupano meno di 5 dipendenti possono accedere alla cassa integrazione in deroga.
In riferimento al Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato, che non prevede limiti dimensionali, l’unico requisito rilevante ai fini dell’accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19” è l’ambito di applicazione soggettivo del datore di lavoro, con codice di autorizzazione “7B”. Non rileva se l’azienda sia in regola con il versamento della contribuzione al Fondo.
La domanda di accesso alle prestazioni per il FSBA, ma anche per l’altro Fondo di solidarietà bilaterale alternativo dei lavoratori somministrati, non deve essere presentata all’INPS, ma direttamente presso i rispettivi Fondi. Anche per queste categorie di aziende dell’artigianato e dei lavoratori somministrati è possibile ricorrere esclusivamente all’ammortizzatore ordinario del settore e non alla Cassa integrazione in deroga.
Infine, anche ai Fondi di solidarietà bilaterali del Trentino e di Bolzano-Alto Adige (art. 40, D.Lgs. n. 148/2015), si applicano, ai fini della concessione dell’assegno ordinario, le disposizioni semplificative già previste ai fini dell’erogazione della cigo e dell’assegno ordinario a carico del FIS. Per quanto concerne il Fondo del Trentino, in particolare, non è richiesto il requisito dei 30 giorni di anzianità lavorativa presso l’unità produttiva.
Per l’assegno ordinario garantito dai predetti due predetti fondi territoriali intersettoriali, gli oneri sono posti a carico delle rispettive gestioni senza finanziamento statale specifico.

Indennità 600 euro: dal 1° aprile al via le domande per i professionisti iscritti alle Casse


A partire dal 1° aprile 2020 – secondo quanto previsto dal decreto interministeriale 28 marzo 2020 – i lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria potranno presentare le domande per l’ottenimento dell’indennità di 600 euro (riconosciuta dal DL Cura Italia) agli enti di previdenza cui sono obbligatoriamente iscritti che ne verificano la regolarità ai fini dell’attribuzione del beneficio, provvedendo ad erogarlo all’interessato.


Ai sensi dell’art. 44, comma 1, del decreto-legge n. 18 del 2020, al fine di garantire misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro è istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un Fondo denominato “Fondo per il reddito di ultima istanza” volto a garantire il riconoscimento ai medesimi soggetti di cui al presente comma, di una indennità, nel limite di spesa 300 milioni di euro per l’anno 2020.
La quota del suddetto Fondo destinato al sostegno del reddito dei lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103, è individuata in 200 milioni di euro per l’anno 2020.
Il sostegno al reddito, costituito da un’indennità per il mese di marzo pari a euro 600, è riconosciuto ai seguenti soggetti:
a) ai lavoratori che abbiamo percepito, nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo, assunto al lordo dei canoni di locazione assoggettati a tassazione, non superiore a 35.000 euro la cui attività sia stata limitata dai provvedimenti restrittivi emanati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19;
b) ai lavoratori che abbiano percepito nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo, assunto al lordo dei canoni di locazione assoggettati a tassazione, compreso tra 35.000 euro e 50.000 euro e abbiano cessato o ridotto o sospeso, ai sensi dell’articolo 2, la loro attività autonoma o libero-professionale in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Per cessazione dell’attività si intende la chiusura della partita IVA, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020. Per riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del reddito del primo trimestre 2020, rispetto al reddito del primo trimestre 2019. A tal fine il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività.


L’indennità non concorre alla formazione del reddito e non è cumulabile con i benefici di cui agli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38 e 96 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18 nonché con il reddito di cittadinanza.
L’indennità è altresì corrisposta a condizione che il soggetto richiedente abbia adempiuto agli obblighi contributivi previsti con riferimento all’anno 2019.


Le domande per l’ottenimento dell’indennità sono presentate da professionisti e lavoratori autonomi dal 1° aprile 2020 agli enti di previdenza cui sono obbligatoriamente iscritti che ne verificano la regolarità ai fini dell’attribuzione del beneficio, provvedendo ad erogarlo all’interessato.
L’indennità deve essere richiesta ad un solo ente previdenziale e per una sola forma di previdenza obbligatoria.
L’istanza, deve essere presentata secondo lo schema predisposto dai singoli enti previdenziali e deve essere corredata dalla dichiarazione del lavoratore interessato, rilasciata ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, sotto la propria responsabilità:
– di essere lavoratore autonomo/libero professionista, non titolare di pensione;
– di non essere già percettore delle indennità previste dagli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38 e 96 del decreto-legge 17 marzo 2020, n.18, né del reddito di cittadinanza;
– di non aver presentato per il medesimo fine istanza ad altra forma di previdenza obbligatoria;
– di aver percepito nell’anno di imposta 2018 un reddito non superiore agli importi indicati;
– di aver chiuso la partita IVA, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020 ovvero di aver subito una riduzione di almeno il 33 per cento del reddito relativo al primo trimestre 2020 rispetto al reddito del primo trimestre 2019, ovvero per i titolari di redditi inferiori a 35.000 euro, di aver subito nella propria attività limitazioni a seguito dei provvedimenti restrittivi emanati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.
All’istanza deve allegarsi copia fotostatica del documento d’identità in corso di validità e del codice fiscale nonché le coordinate bancarie o postali per l’accreditamento dell’importo relativo al beneficio.
Gli enti di previdenza obbligatoria procedono per gli iscritti alla verifica dei requisiti e provvedono, alla erogazione dell’indennità in ragione dell’ordine cronologico delle domande presentate e accolte. Trasmettono l’elenco dei soggetti ai quali è stata corrisposta l’indennità all’Agenzia delle entrate e all’INPS per ricevere le informazioni necessarie ad effettuare i controlli secondo modalità e termini da definire con accordi di cooperazione tra le parti.
Il decreto sarà pubblicato nella sezione “Pubblicità legale” del sito del Ministero del lavoro.


Enel: accordo 27/3/2020 per emergenza Covid-19


 

 


Firmato il 27/3/2020, tra ENEL ITALIA in nome e per conto di tutte le società del Gruppo e FILCTEM-CGIL, FLAEI-CISL, UILTEC-UIL, l’accordo per gestire l’emergenza determinata dalla diffusione del Covid-19

Nel pieno rispetto della normativa fin qui emanata ai diversi livelli, per fronteggiare l’emergenza determinata dalla diffusione del Covid-19, le Parti sono pienamente consapevoli della delicatezza e drammaticità della fase che si sta vivendo e ritengono necessario dare un segnale di forte coesione tra i lavoratori e l’Azienda. A tal fine individuano nuove misure contrattuali straordinarie per rendere sostenibile l’attuale organizzazione emergenziale del lavoro, con strumenti che si fondano su sistemi di flessibilità con recupero dell’orario e anche attraverso un modello solidale con il coinvolgimento attivo di ciascun lavoratore e dell’Azienda.
Convengono su quanto segue:
1. A partire dal 27 marzo 2020, ai lavoratori le cui attività non possono essere remotizzate e a cui viene chiesto di rimanere disponibili presso la propria abitazione sono riconosciuti permessi retribuiti a recupero (pari a 38 ore settimanali per una intera settimana di disponibilità presso il domicilio).
2. Tali permessi vengono recuperati con le prestazioni di ore di lavoro di cui all’art. 28 comma 2 e comma 3, CCNL che saranno successivamente effettuate. Per tali prestazioni verranno comunque mensilmente corrisposte ai dipendenti interessati le maggiorazioni di cui all’art. 28 CCNL.
3. Analoga possibilità potrà essere all’occorrenza utilizzata da parte di personale che svolge attività remotizzabili qualora si vengano a determinare analoghi presupposti. Tale strumento sarà utilizzato in via del tutto eccezionale da personale turnista, in caso di sospensione delle attività e indisponibilità di altri possibili giustificativi (es. RO, ecc.) già predisposti per rispondere alla predetta finalità di recupero (3 SUN, drilling geotermia).
4. In relazione a quanto sopra, al fine di supportare l’astensione dal lavoro senza perdita di retribuzione, è introdotto, come ulteriore supporto, uno strumento solidaristico volontario, in forza del quale, fermo restando quanto previsto dal D.Lgs. n. 66/2003, ciascun lavoratore avrà la possibilità di contribuire, mediante la rideterminazione in riduzione di uno o più giorni di ferie e FA (ex art. 27, lettera l, CCNL) della sua spettanza annuale per consentire al personale interessato di fruire di corrispondenti giornate aggiuntive di permesso retribuito a copertura dell’assenza (cod. “allontanamento retribuito del servizio cause varie”).
5. L’Azienda riconoscerà comunque un numero di giornate di permessi pari al numero dei dipendenti in Italia al 31/3/2020.
6. A tal fine viene previsto che entro il mese di maggio, il singolo dipendente potrà esprimere la volontà in ottica solidaristica di rideterminare in riduzione di uno o più giorni la propria spettanza annuale ferie e/o FA. I dipendenti che intendono contribuire all’iniziativa dovranno manifestare la loro volontà con apposite modalità che saranno rese note dall’Azienda.
7. Nel mese di giugno verrà conteggiato il numero di giornate rivenienti dall’iniziativa di solidarietà alle quali verranno aggiunti da parte dell’Azienda, ai sensi del precedente comma 5, un numero di giornate di permessi pari al numero dei dipendenti in Italia al 31 marzo 2020. Sarà oggetto di esame con le Organizzazioni sindacali l’esito dell’iniziativa solidale e la situazione in atto anche ai fini delle conseguenti determinazioni.
8. Il numero complessivo delle giornate di cui ai commi 5 e 6 verrà ripartito tra tutti i dipendenti interessati, al fine di contribuire alla compensazione dei permessi retribuiti a recupero. La ripartizione avverrà distribuendo proporzionalmente il monte ore dei permessi fino ad esaurimento su tutta la platea del personale di cui sopra. Tali permessi abbatteranno il recupero delle ore di lavoro non prestate. Le modalità applicative di tale ripartizione del monte ore saranno definite in sede di esame di cui al precedente comma.
9. In questo periodo emergenziale, l’Azienda intende intensificare in uno spirito di collaborazione lo svolgimento dell’attività formativa e si impegna ad erogare al personale interessato almeno 3 giorni di formazione.
10. Tenuto conto dello spirito solidaristico del presente verbale e anche in relazione allo sforzo e alla generosità richiesta a tutti dipendenti Enel a favore dei loro colleghi, eventuali residui ferie e FA 2019 potranno essere fruite da parte di tutti i lavoratori fino al 30/6/2020 in deroga al termine previsto all’art. 31, comma 5, CCNL (che parla del 30 aprile).

Imprese del settore agricolo, CISOA o cassa integrazione in deroga per gestire l’emergenza


Le imprese del settore agricolo, nel caso di sospensione dell’attività lavorativa dovuta all’emergenza epidemiologica Covid-19, possono presentare istanza per la concessione del trattamento di CISOA, ordinariamente erogata per intemperie stagionali o per altre cause non imputabili al datore di lavoro o ai lavoratori, ovvero della cassa integrazione in deroga laddove l’azienda abbia già fatto ricorso alla CISOA, per altre causali, per il numero massimo annuale di giornate fruibili (Inps, circolare n. 47 del 28 marzo 2020


Per quanto riguarda il settore agricolo, essendo stata confermata la speciale normativa del settore, preesistente alla riforma di cui al D.Lgs. n. 148/2015, è possibile la concessione del trattamento di CISOA, ordinariamente erogata per intemperie stagionali o per altre cause non imputabili al datore di lavoro o ai lavoratori; in tale ultima previsione, rientra a pieno titolo la sospensione dell’attività lavorativa dovuta all’emergenza epidemiologica Covid-19 (art. 8, L. n. 457/1972). Per motivare le richieste dovute alla situazione emergenziale, è istituita la causale denominata “COVID-19 CISOA”. Qualora l’azienda abbia già fatto ricorso, per altre causali, al numero massimo annuale di giornate fruibili, è possibile chiedere la tutela della cassa integrazione in deroga, secondo gli accordi assunti e gli stanziamenti disponibili a livello regionale o di provincia autonoma.
Nello specifico, rientrano nel campo di applicazione CISOA:
– le aziende esercenti attività, anche in forma associata, di natura agricola e cioè che esercitano un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento degli animali e attività connesse, ovvero quelle dirette alla trasformazione e all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nel normale esercizio dell’agricoltura;
– le amministrazioni pubbliche che gestiscono aziende agricole o eseguono lavori di forestazione, limitatamente al personale operaio con contratto di diritto privato;
– le imprese appaltatrici o concessionarie di lavori di forestazione;
– i consorzi di irrigazione e di miglioramento fondiario, nonché i consorzi di bonifica, di sistemazione montana e di rimboschimento relativamente alle attività di manutenzione degli impianti irrigui, di scolo e somministrazione delle acque ad uso irriguo o per lavori di forestazione;
– le imprese che provvedono alla cura e protezione della fauna selvatica e all’esercizio controllato della caccia (guardiacaccia e guardiapesca);
– le imprese che provvedono alla raccolta dei prodotti agricoli limitatamente al personale addetto;
– le imprese che svolgono attività di acquacoltura, quando i redditi che ne derivano sono prevalenti rispetto a quelli di altre attività economiche non agricole svolte dallo stesso soggetto (L. 5 febbraio 1992, n. 102).
Sono, invece, escluse le cooperative agricole e loro consorzi che trasformano, manipolano e commercializzano i prodotti agricoli e zootecnici ricavati dall’attività propria o dei soci, di coltivazione, silvicoltura o allevamento degli animali, in quanto i dipendenti a tempo indeterminato fruiscono delle integrazioni salariali dell’industria.
Destinatari della prestazione sono:
– i lavoratori agricoli assunti con contratto a tempo indeterminato (quadri, impiegati e operai), nonché gli apprendisti, che abbiano effettuato almeno 181 giornate lavorative presso la stessa azienda;
– i soci di cooperative agricole che prestano attività retribuita come dipendenti e quindi inseriti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, con previsione dell’instaurazione con la cooperativa di un rapporto di lavoro con previsione di almeno 181 giornate lavorative annue retribuite.
La domanda di integrazione salariale con causale “COVID-19 CISOA” deve essere inoltrata all’Inps entro il quarto mese successivo all’inizio della sospensione dell’attività lavorativa. Acquisita la domanda, la Struttura Inps deve verificare che non sia stato superato dal lavoratore beneficiario il limite di 90 giornate di fruizione della CISOA nell’anno. La concessione della prestazione è di competenza della Commissione provinciale (art. 14, L. 8 agosto 1972, n. 457). Tenuto conto della peculiare situazione di emergenza in atto, che non consente le convocazioni, il Direttore di Sede trasmette in via telematica le domande compiutamente istruite a ciascuno dei componenti della Commissione provinciale, i quali possono formulare il proprio parere comunicandolo al Direttore stesso tramite posta elettronica, entro il termine perentorio di 20 giorni. Nel caso di decorso del termine di 20 giorni senza pronunciamento, il parere si intende favorevolmente reso.
Al contrario dei trattamenti concessi per intemperie stagionali nel settore agricolo, alle prestazioni di CISOA erogate con causale “COVID-19 CISOA” si applica il limite del massimale (art. 3, co. 5, e art. 18, co. 2, del D.lgs n. 148/2015).
In merito alle modalità di pagamento della prestazione, è sussistente per l’azienda la possibilità di anticipare le prestazioni e di conguagliare gli importi successivamente, ovvero di richiedere il pagamento diretto da parte dell’Inps, senza obbligo di produzione della documentazione comprovante le difficoltà finanziarie dell’impresa.

Covid-19: CCNL Gas-Acqua – Firmato Avviso Comune


 

Sottoscritto il 27/3/2020, tra Utilitalia, Anigas, Anfida, Assogas , Igas e Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec, in qualità di Parti stipulanti il CCNL 7/11/2019, l’avviso comune per la gestione dell’emergenza Covid-19 e per l’adozione di misure preventive anti-contagio

Le parti firmatarie del presente accordo, si sono incontrate per assumere orientamenti comuni sulle misure da adottare negli ambienti di lavoro, al fine di garantire la continuità dei servizi pubblici gestiti ed al contempo tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori che espletano le attività necessarie a garantire servizi di elevato valore sociale e sanitario nell’ambito dello scenario epidemiologico causato dal COVID-19.
Pertanto, preso atto delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità che ha qualificato l’epidemia da COVID -19 una pandemia e le ordinanze adottate in proposito dal Ministro per la Salute e di tutte le disposizioni normative emanate fino ad oggi, le Parti concordano quanto segue:
Comitato Nazionale
Le Parti si impegnano ad istituire un Comitato Nazionale con il compito di esaminare ed affrontare le tematiche relative alla gestione dell’emergenza epidemiologica, al fine di contribuire alla definizione nelle aziende dei piani di minimizzazione del rischio nella continuità del servizio, in particolare con riferimento alle imprese di dimensioni medio-piccole.


Misure di prevenzione e contenimento
Le Parti stipulanti il CCNL per il settore Gas-Acqua, in conformità alle indicazioni fornite con il Protocollo condiviso sottoscritto in data 14 marzo 2020 tra Governo e Parti sociali ed ai DPCM dell’11 marzo 2020 e del 22 marzo 2020, concordano una serie di misure per assicurare la sicurezza richiesta, in particolare:
– Privilegiare le modalità di lavoro agile per tutte le categorie di lavoratori la cui attività lavorativa possa essere svolta attraverso tale modalità;
– Attivare l’utilizzo delle ferie e dei permessi spettanti alla fine del mese di febbraio 2020 nonché degli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva, anche aziendale, per tutto il personale la cui prestazione non sia necessaria, al fine di consentire ai lavoratori l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione, anche a rotazione.

Congedo per emergenza COVID-19: rilasciate le procedure


Come preannunciato nella circolare esplicativa, l’Inps rende noto – con messaggio n. 1416/2020 – il rilascio delle procedure di compilazione e invio on line delle domande relative ai congedi per emergenza COVID-19 in favore dei lavoratori dipendenti del settore privato, dei lavoratori iscritti alla Gestione separata e dei lavoratori autonomi.


I genitori appartenenti alle tipologie di lavoratori che erano in attesa delle implementazioni procedurali per presentare domanda di congedo COVID-19 adesso potranno provvedervi mediante le procedure aggiornate, anche per periodi precedenti la data di presentazione della domanda on line, purché non anteriori alla data del 5 marzo 2020.
I lavoratori dipendenti che abbiano già presentato precedente domanda di congedo parentale ordinario e stiano usufruendo del relativo beneficio, non dovranno presentare una nuova domanda.


Per le domande di congedo COVID-19 non è ammessa la modalità di accesso semplificata di cui al messaggio n. 1381/2020; pertanto gli interessati dovranno avvalersi delle consuete modalità messe a disposizione dall’Istituto, ossia:
– tramite il portale web dell’INPS, se si è in possesso del codice PIN rilasciato dall’Istituto (oppure di SPID, CIE, CNS), utilizzando gli appositi servizi raggiungibili direttamente dalla home page del sito www.inps.it.
Gli stessi servizi sono anche raggiungibili dal menù “Prestazioni e servizi”, nell’elenco “Tutti i servizi”:selezionando la lettera “M”, con il titolo “Maternità e congedo parentale lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata”;selezionando la lettera “D”, con il titolo “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito”, “Disabilità”;
– tramite il Contact center integrato, sempre attraverso il PIN INPS, chiamando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile a pagamento);
– tramite i Patronati, utilizzando i servizi offerti gratuitamente dagli stessi. Si ricorda che eventuali richieste di nuovi PIN si possono effettuare tramite il sito internet www.inps.it (facendo clic su “Assistenza”, in alto a sinistra, quindi sul pulsante “Ottenere e gestire il PIN”). In alternativa, la richiesta del PIN si può effettuare attraverso il Contact Center, chiamando il numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure il numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento).
Nel caso si possieda un PIN con password scaduta o smarrita, il cittadino può accedere alle funzioni di gestione del PIN disponibili sul sito www.inps.it (facendo clic su “Assistenza”, in alto a sinistra, quindi sul pulsante “Ottenere e gestire il PIN”), per utilizzare le funzioni di recupero del PIN.
 

Sottoscritto l’accordo per gli ammortizzatori sociali in deroga in Sardegna

27  MAR 2020 Firmato l’accordo sulle modalità applicative in Sardegna degli ammortizzatori sociali in deroga per affrontare l’emergenza sanitaria, economica e sociale causata dall’epidemia da Coronavirus Covid-19,

La Cassa integrazione in deroga può avere decorso a far data dal 23 febbraio e fino al 23 agosto, nel limite di una durata massima di nove settimane, salvo proroghe future.
Possono richiedere il trattamento di integrazione salariale in deroga (CIGD) tutti i datori di lavoro del settore privato (a titolo esemplificativo: aziende industriali, artigiane, del terziario, comprese cooperative, datori di lavoro non imprenditori, associazioni e fondazioni), ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore. Sono esclusi i datori di lavoro domestico.
I datori di lavoro possono, altresì, accedervi per i lavoratori intermittenti o a chiamata, nei limiti delle giornate lavorative, previste e non effettuate, riscontrabili nel contratto di assunzione o, in alternativa, desunte comparativamente dalla prestazione mensile mediamente resa nell’anno o nel minor periodo di anzianità aziendale precedente l’avvio della sospensione; nonché per i lavoratori a termine in forza al 23 febbraio, entro i limiti di durata del rapporto di lavoro sottostante, prorogabile nel caso in cui il contratto di lavoro sia stato attivato per sostituzione di dipendenti assenti con diritto alla conservazione del posto dei quali perduri l’assenza.
Posso essere beneficiari del trattamento di CIGD anche gli operai agricoli a tempo determinato in forza al 23 febbraio 2020 con riferimento alle ore o giornate effettuate in media nei 12 mesi o nel minor periodo d’impiego dell’anno precedente e tenuto conto della settimana lavorativa prestata in regime di cinque o di sei giornate.
Possono altresì beneficiarne gli addetti alla pesca marittima o in acque interne e lagunari, se assunti, imbarcati a qualsiasi titolo e/o iscritti nel ruolino d’equipaggio o comunque impiegati anche senza l’uso di natanti alla data del 23 febbrai,  i lavoratori somministrati e i lavoratori a orario ridotto, anche in regime di parttime verticale rispetto alla sosta contrattualmente prevista, qualora questo venisse sospeso o ulteriormente limitato, in misura proporzionata alla prestazione.
I datori di lavoro possono accedere al trattamento CIGD anche per gli apprendisti, purché tale trattamento sia esteso anche ad altri dipendenti, a meno che non siano presenti solo apprendisti.
Per tutti i lavoratori è riconosciuta la contribuzione figurativa e oneri accessori, per quelli agricoli le ore o giornate di trattamento integrativo in deroga sono computate quale lavoro effettivo ai fini del diritto alla prestazione di disoccupazione agricola.
Possono presentare domanda i datori di lavoro che non possano usufruire degli altri strumenti ordinari o che ne abbiano esaurito il relativo plafond in materia di sospensione o riduzione d’orario, ivi compresi i datori di lavoro che abbiano esaurito le prestazioni di sostegno al reddito garantite dai Fondi bilaterali di comparto, anche nell’ipotesi di esaurimento delle risorse del relativo Fondo.. L’accesso è rivolto ai lavoratori subordinati, in qualsiasi forma contrattuale, qualificati come Operai, Impiegati, Quadri e Apprendisti, già in forza al 23/2/2020, indipendentemente dall’anzianità di effettivo lavoro maturata presso le aziende richiedenti il trattamento.
I datori di lavoro presentano la domanda non oltre 90 giorni dalla data in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro. I datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti dovranno allegare alla domanda l’accordo sottoscritto, anche telematicamente, con le OO.SS. territoriali comparativamente più rappresentative in ambito nazionale mentre per i datori di lavoro che occupano sino a 5 dipendenti non è obbligatoria la sottoscrizione di apposito accordo sindacale.
La Regione istituirà le misure a favore di tutti i lavoratori dei settori non contemplati con le stesse condizioni di intensità economica e durata previste dalle citate normative. Inoltre, la stessa, istituirà per le lavoratrici e lavoratori domestici che abbiano avuto sospesa senza retribuzione la propria prestazione, un contributo una tantum a domanda individuale nella misura di 600 euro, proporzionalmente ridotti in base alle ore di lavoro previste contrattualmente e da essi non prestate nel mese di marzo, con ragguaglio a una misura intera in questo caso convenzionalmente rapportata ad un orario standard di 40 ore settimanali.


COVID-19: Regione Umbria – Accordo quadro per la Cig in deroga


 

Il 25/3/2020, la Regione Umbria con Deliberazione della Giunta n. 212, delibera di far proprio l’Accordo quadro per l’accesso alla cassa integrazione in deroga ai sensi dell’art. 22 del D.L. n. 18/2020, raggiunto con il partenariato in data 23/3/2020

Al fine di ridurre gli impatti sui datori di lavoro e i lavoratori derivanti dall’emergenza sanitaria connessa alla diffusione del Covid-2019 e dalle connesse ordinanze del Consiglio dei Ministri, è stato emanato il Decreto Legge 17/3/2020 n. 18. La Regione Umbria e le parti sociali comparativamente più rappresentative procedono alla sottoscrizione del presente accordo che regola le modalità di accesso alla Cassa Integrazione in Deroga di cui all’art. 22 del D.L. n. 18 del 17/3/2020


Ambito di applicazione della CIGD:
Possono accedere alla CIGD i datori di lavoro del settore privato, ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti e con esclusione dei datori di lavoro domestici, per i quali non trovano applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro (di cui al D.Lgs. 148/2015 e smi così come integrati dagli artt. 19, 20 e 21 del DL18/2020) relativamente alle unità locali/operative aventi sede in Umbria i cui lavoratori subordinati sono stati sospesi in tutto o in parte a causa degli effetti economici negativi conseguenti il fenomeno epidemiologico COVID19 e le misure di contenimento previste.
Sono esclusi i datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione della CIGO, del FIS o dei Fondi di solidarietà di cui agli articoli 19, 20 e 21 del DL 18/2020 a meno che non abbiano accesso agi stessi in ragione delle specifiche normative che ne disciplinano l’operatività ovvero in ragione dell’esaurimento delle specifiche dotazioni finanziaria.
Le aziende che rientrano nel campo di applicazione della CIGS e che, in ragione del settore di appartenenza, non possono accedere ai sensi dell’articolo 20 del DL 18/2020 alle integrazioni salariali ordinarie di cui all’articolo 19 del DL 18/2020, possono richiedere la cassa integrazione in deroga.
– Per i datori di lavoro che occupano più di 5 dipendenti (a prescindere dal numero di occupati nell’unità locale richiedente) l’accesso alla CIGD è previo accordo concluso anche in via telematica con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. (ad es. allegando al verbale lo scambio di mail da cui risulti la condivisione); l’esame congiunto si considera favorevolmente espletato se entro 3 giorni dall’invio non sarà pervenuta al datore di lavoro risposta da parte delle OOSS territoriali;
– Ai fini del riconoscimento del trattamento non si applicano le disposizioni relative al requisito dell’anzianità di effettivo lavoro, il contributo addizionale e la riduzione in percentuale della relativa misura in caso di proroghe dei trattamenti di cassa integrazione in deroga.


Lavoratori beneficiari di CIGD:
– Accedono all’ammortizzatore i lavoratori subordinati con qualunque forma contrattuale, con qualifica di operai, impiegati e quadri, ivi compresi gli apprendisti e i lavoranti a domicilio, che risultino in forza alla data del 23.02.2020 presso l’unità produttiva che fa richiesta di CIGD.
– Sono esclusi dal beneficio della cassa integrazione in deroga gli operai agricoli a tempo determinato destinatari del sostegno al reddito previsto all’art. 30 del DL 18/2020 (indennità lavoratori del settore agricolo); possono invece accedere alla cassa integrazione in deroga, oltre ai lavoratori a tempo indeterminato che non hanno i requisiti di accesso alla CISOA (Cassa Integrazione guadagni Speciale per gli Operai Agricoli), i lavoratori a tempo determinato con contratto di lavoro aperto (o “nulla osta”) al 23 febbraio 2020, nei limiti delle giornate previste dal contratto di lavoro, rapportate al periodo richiesto o alla conclusione naturale del rapporto di lavoro, se precedente.
– In caso in cui il datore di lavoro sia una società cooperativa possono accedere agli ammortizzatori anche i soci lavoratori con contratto di lavoro subordinato. Nel caso dei lavoratori a termine di qualunque settore, qualora la scadenza contrattuale sia antecedente il termine della domanda, l’ammortizzatore termina al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
– I lavoratori somministrati, solo se non già coperti dal Fondo di solidarietà bilaterale, possono accedere se prestano l’opera presso un datore di lavoro beneficiario di ammortizzatori ordinari e/o in deroga per i propri dipendenti. I lavoratori intermittenti possono accedere nei limiti delle giornate di lavoro concretamente effettuate come emergenti dalla media delle 9 settimane precedenti il periodo richiesto dalla comunicazione preventiva obbligatoria di chiamata.


Periodi fruibili:
– Il periodo di CIGD che può essere richiesto è pari la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque non superiore a nove settimane (63 giornate) non antecedenti la data del 23/2/2020 e non successivi al 30/6/2020.
Per tutte le altre formalità da espletare in ordine alla presentazione della richiesta, si rimanda alla lettura dell’accordo.