Correttivi ISA in G.U.


Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 17 maggio 2021 il decreto 30 aprile 2021 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, recante l’approvazione di modifiche agli Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) applicabili al periodo d’imposta 2020.

Le modifiche agli ISA tengono conto della crisi economica e dei mercati conseguente all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19 e le risultanze dell’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale, integrati con le modifiche approvate con il presente decreto, rilevano ai fini dell’accesso al regime premiale e delle attività di analisi del rischio di evasione fiscale.
I correttivi Isa tengono conto:
– degli indici di concentrazione della domanda e dell’offerta per area territoriale (situazioni di differente vantaggio competitivo, ovvero, di differente svantaggio competitivo, in relazione alla collocazione territoriale);
– delle misure di ciclo settoriale (effetti dell’andamento congiunturale);
– dell’aggiornamento dell’analisi territoriale del “Livello del reddito medio imponibile ai fini dell’addizionale IRPEF” a seguito della istituzione, modifica e ridenominazione di alcuni comuni nel corso dell’anno 2020.


Riguardo ai contribuenti per i quali non trovano applicazione gli ISA, è stato rimosso il refuso che prevedeva tra le attività economiche per cui è prevista una causa di esclusione dall’applicazione degli indici, il codice attività 90.04.00 – gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche.
Inoltre, per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020, gli indici sintetici di affidabilità fiscale, in vigore per il medesimo periodo d’imposta, non si applicano nei confronti dei soggetti che esercitano, in maniera prevalente, le seguenti attività economiche individuate dai codici attività di seguito riportati:


– 42.13.00 Costruzione di ponti e gallerie


– 46.16.02 Agenti e rappresentanti di pellicce


– 46.24.10 Commercio all’ingrosso di cuoio e pelli gregge e lavorate (escluse le pelli per pellicceria)


– 46.24.20 Commercio all’ingrosso di pelli gregge e lavorate per pellicceria


– 46.34.20 Commercio all’ingrosso di bevande non alcoliche


– 46.37.01 Commercio all’ingrosso di caffè


– 46.42.10 Commercio all’ingrosso di abbigliamento e accessori


– 46.42.20 Commercio all’ingrosso di articoli in pelliccia


– 46.49.50 Commercio all’ingrosso di articoli in pelle; articoli da viaggio in qualsiasi materiale


– 46.69.93 Commercio all’ingrosso di giochi per luna-park e videogiochi per pubblici esercizi


– 49.10.00 Trasporto ferroviario di passeggeri (interurbano)


– 49.31.00 Trasporto terrestre di passeggeri in aree urbane e suburbane


– 49.32.10 Trasporto con taxi


– 49.32.20 Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimessa con conducente


– 49.39.09 Altre attività di trasporti terrestri di passeggeri nca


– 50.10.00 Trasporto marittimo e costiero di passeggeri


– 50.30.00 Trasporto di passeggeri per vie d’acqua interne (inclusi i trasporti lagunari)


– 51.10.10 Trasporto aereo di linea di passeggeri


– 51.10.20 Trasporto aereo non di linea di passeggeri; voli charter


– 52.21.30 Gestione di stazioni per autobus


– 52.24.10 Movimento merci relativo a trasporti aerei


– 55.10.00 Alberghi


– 55.20.40 Colonie marine e montane


– 55.20.51 Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence


– 55.90.20 Alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero


– 56.29.10 Mense


– 56.29.20 Catering continuativo su base contrattuale


– 74.90.94 Agenzie ed agenti o procuratori per lo spettacolo e lo sport


– 77.29.10 Noleggio di biancheria da tavola, da letto, da bagno e di articoli di vestiario


– 77.39.94 Noleggio di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli: impianti luce ed audio senza operatore, palchi, stand ed addobbi luminosi


– 79.11.00 Attività delle agenzie di viaggio


– 79.12.00 Attività dei tour operator


– 79.90.11 Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento


– 79.90.19 Altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio nca


– 79.90.20 Attività delle guide e degli accompagnatori turistici


– 82.19.01 Spedizione di materiale propagandistico, compilazione e gestione di indirizzi


– 85.10.00 Istruzione di grado preparatorio: scuole dell’infanzia, scuole speciali collegate a quelle primarie


– 85.32.02 Scuole di volo che rilasciano brevetti o patenti commerciali


– 85.59.10 Università popolare


– 88.91.00 Servizi di asili nido; assistenza diurna per minori disabili


– 90.01.09 Altre rappresentazioni artistiche


– 90.02.01 Noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli


– 90.02.09 Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche


– 95.29.03 Modifica e riparazione di articoli di vestiario non effettuate dalle sartorie


– 96.01.10 Attività delle lavanderie industriali


– 96.09.05 Organizzazione di feste e cerimonie


Valutazione dei risultati ritardata dal Covid-19: tassazione separata su premi arretrati


Con la Risposta n. 353 del 18 maggio 2021, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i ritardi nel processo di liquidazione degli emolumenti legati a criteri di valutazione, determinati dal cambiamento del sistema di valutazione e dalla diversa modalità di svolgimento dell’attività lavorativa (smart working) imposti dall’emergenza sanitaria Covid-19, devono ritenersi imputabili ad oggettive situazioni di fatto indipendenti dalla volontà delle parti. In tal caso, gli emolumenti pagati oltre gli ordinari termini di liquidazione previsti dalla contrattazione collettiva si considerano arretrati, soggetti a tassazione separata, poiché il ritardo non può ritenersi fisiologico. (Agenzia delle Entrate – Risposta 18 maggio 2021, n. 353).

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda il corretto regime di tassazione di emolumenti premiali relativi al 2019 corrisposti dalla Regione ai propri dipendenti e dirigenti, in ritardo, per effetto di cambiamenti del processo di valutazione conseguenti alla riorganizzazione delle attività lavorative imposta dall’emergenza epidemiologica Covid-19.
In particolare la Regione ha rappresentato che in base al contratto collettivo di lavoro sono riconosciuti:
– trattamenti accessori al personale del comparto non dirigenziale, determinati sulla base di un “sistema di misurazione e valutazione della performance organizzativa e individuale”;
– premi di risultato ai dirigenti, determinati con analogo processo di valutazione.
L’erogazione dei suddetti emolumenti è subordinata al risultato del processo di valutazione, che a sua volta è subordinato alla validazione della relazione sulla performance da parte dell’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV).
Secondo l’ordinario processo di liquidazione, tali emolumenti sono di norma pagati l’anno successivo a quello di maturazione, in considerazione dei tempi fisiologici di adozione dei provvedimenti di valutazione delle performance e della validazione da parte dell’OIV.
Tuttavia, l’emergenza epidemiologica Covid-19 ha costretto ad una riorganizzazione delle attività lavorative in modalità agile semplificata (smartworking) ed una contestuale dematerializzazione della documentazione cartacea sino a quel momento utilizzata, dilatando le normali tempistiche adottate negli anni precedenti rispetto a quelle ordinariamente previste.
Ciò ha determinato l’impossibilità di provvedere entro il 2020 al pagamento degli emolumenti premiali maturati con riferimento all’anno 2019. Considerato che saranno pagati nel corso del 2021, la Regione interpellante ha chiesto di sapere se tali emolumenti possono essere considerati arretrati e, quindi, assoggettati a tassazione separata.


In proposito l’Agenzia delle Entrate ha osservato che secondo la normativa fiscale la tassazione separata si applica agli emolumenti arretrati per prestazioni di lavoro dipendente riferibili ad anni precedenti, percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi sopravvenuti o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti.
La norma, dunque, indica tassativamente le condizioni in presenza delle quali i redditi di lavoro dipendente, tardivamente corrisposti, possono fruire del regime della tassazione separata.


L’Agenzia delle Entrate ha precisato che ai fini dell’applicazione della tassazione separata le circostanze che assumono rilevanza sono:
– quelle di carattere giuridico, che consistono nel sopraggiungere di norme legislative, di sentenze, di provvedimenti amministrativi o di contratti collettivi, ai quali è sicuramente estranea l’ipotesi di un accordo tra le parti in ordine ad un rinvio del tutto strumentale nel pagamento delle somme spettanti;
– quelle consistenti in oggettive situazioni di fatto, che impediscono il pagamento delle somme riconosciute spettanti entro i limiti di tempo ordinariamente adottati dalla generalità dei sostituti d’imposta.
Inoltre, è stato precisato che il regime di tassazione separata non trova applicazione nei casi in cui la corresponsione degli emolumenti in un periodo d’imposta successivo a quello di maturazione deve considerarsi fisiologica rispetto ai tempi tecnici o giuridici occorrenti per l’erogazione degli emolumenti stessi. (Circolare 5 febbraio 1997, n. 23/E).
In altri termini, ai fini dell’applicabilità del regime della tassazione separata agli emolumenti arretrati di lavoro dipendente, qualora ricorra una delle cause giuridiche non deve essere effettuata alcuna indagine in ordine al ritardo nella corresponsione per valutare se esso possa o meno essere considerato fisiologico rispetto ai tempi tecnici occorrenti per l’erogazione degli emolumenti stessi ed è sufficiente che gli emolumenti siano riferibili ad anni precedenti, mentre è necessario effettuare la predetta indagine qualora il ritardo sia determinato da circostanze di fatto.


Il ritardo può essere considerato fisiologico, e pertanto non si applica la tassazione separata, anche se l’erogazione della retribuzione non avvenga nell’annualità successiva a quella di maturazione ma in quelle ancora successive, in considerazione delle procedure di liquidazione ordinariamente adottate (ad esempio, qualora le retribuzioni di risultato siano corrisposte in periodi d’imposta non immediatamente successivi a quello di maturazione, ma con una tempistica costante, come nel caso di un’amministrazione che, dovendo rispettare le procedure di autorizzazione di spesa o di misurazione dei risultati, eroghi, in via ordinaria, gli emolumenti premiali il secondo anno successivo rispetto a quello di maturazione).
Peraltro, le oggettive situazioni di fatto legittimano l’applicazione della tassazione separata qualora abbiano determinato un ritardo, rispetto ai tempi giuridici e tecnici ordinariamente occorrenti per l’erogazione degli emolumenti, non riconducibile alla volontà delle parti.


Ciò premesso, con riferimento al caso in esame, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che il cambiamento del sistema di valutazione e la diversa modalità di svolgimento dell’attività lavorativa (smart working) dovuta all’emergenza sanitaria, hanno comportato ritardi nella corresponsione degli emolumenti relativi ai risultati del 2019 tali da non consentire di provvedere al pagamento entro l’anno successivo a quello di maturazione, come ordinariamente avveniva negli anni precedenti. Tale ritardo non appare fisiologico, dal momento che il dilatarsi della tempistica di erogazione rispetto agli anni precedenti trae origine da cause e situazioni che non sono imputabili alla volontà delle parti.
Nel caso di specie, dunque, gli emolumenti premiali relativi al 2019, pagati nel 2021, devono ritenersi emolumenti arretrati e come tali assoggettati a tassazione separata.

Reddito da ricalcolare al dipendente in smart working distaccato


Per il periodo di attività lavorativa svolta da remoto in Italia, la retribuzione convenzionale finora utilizzata non può essere più considerata come base imponibile ai fini della tassazione (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 17 maggio 2021, n. 345)

Nella fattispecie oggetto del quesito la società istante rappresenta il caso di un dipendente, fiscalmente residente in Italia, assunto con contratto a tempo indeterminato e inquadramento di dirigente, distaccato a decorrere dal 1° maggio 2019 presso una consociata estera, con sede di lavoro presso gli uffici della società a Parigi.
Il predetto dipendente, durante il 2019 e nel 2020, si è qualificato come soggetto fiscalmente residente in Italia poiché, nonostante il distacco in Francia, ha mantenuto l’iscrizione anagrafica e il domicilio nello Stato italiano per la maggior parte di ciascun periodo d’imposta considerato, avendo mantenuto la sede principale dei suoi interessi familiari e sociali in Italia, Paese nel quale avrebbe continuato a rientrare nei week end e per le vacanze in una situazione di normalità.
Viene evidenziato, inoltre, che la società istante, in qualità di sostituto d’imposta, ha sinora assoggettato il reddito imputato al dipendente in base all’articolo 51, comma 8-bis, del Tuir.
A causa della straordinarietà della situazione e delle restrizioni alla libertà di circolazione imposte, sia nel nostro territorio sia in Francia, il lavoratore in oggetto è rientrato in Italia a Febbraio 2020, continuandovi a svolgere la propria prestazione lavorativa in remote working.
Pertanto, il luogo di svolgimento della prestazione lavorativa del dipendente è diventato, eccezionalmente e temporaneamente, l’abitazione del lavoratore in Italia, ove la famiglia del dipendente ha sempre vissuto.
In relazione alle mansioni del lavoratore viene evidenziato che l’attività svolta in Italia dal dipendente in modalità di remote working è la medesima di quella esercitata – e che in condizioni di normalità avrebbe dovuto continuare ad essere esercitata – durante il periodo di effettiva presenza all’estero. Non vi sono state, infatti, tra la società istante ed il dipendente rientrato in Italia, interruzioni o variazioni contrattuali relativamente alla tipologia di mansioni, alla legal entity beneficiaria delle prestazioni di lavoro, alle linee di riporto del lavoratore stesso e al destino del costo del lavoro.
In altre parole, il distacco del lavoratore in Francia, da un punto di vista contrattuale e di fatto, non ha subito modifiche né sotto il profilo individuale, né sotto il profilo dell’accordo intercompany, rimanendo il costo addebitato alla società distaccataria francese.
L’istante, a riguardo rappresenta i suoi dubbi interpretativi circa gli obblighi di sostituzione di imposta della società istante relativamente alla tassazione del reddito di lavoro dipendente prodotto in costanza di distacco dal lavoratore. In particolare chiede se vengano meno le condizioni previste dall’articolo 51, comma 8-bis, del Tuir, con particolare riferimento alla continuità ed esclusività del rapporto di lavoro; più precisamente se tali condizioni possano essere compromesse dallo svolgimento di attività lavorativa in luogo diverso da quello contrattualmente previsto e in che modo si debba procedere alla verifica del requisito quantitativo di permanenza all’estero, ovvero dei 183 giorni nell’arco di un periodo di riferimento di 12 mesi.
Per il Fisco nella fattispecie in esame il requisito del soggiorno nel Paese estero per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi si ritiene soddisfatto nell’arco temporale intercorrente tra il 1° maggio 2019 (giorno del distacco in Francia) fino al 22 febbraio 2020 (ultimo giorno di permanenza all’estero), dal momento che in tale arco temporale il lavoratore ha soggiornato nel Paese estero per 298 giorni.
Si ritiene, inoltre, che la retribuzione convenzionale relativa al mese di febbraio 2020 deve essere riproporzionata tenendo conto che dal 23 febbraio 2020 il dipendente soggiorna in Italia e, conseguentemente, da tale data non è rispettata una delle condizioni richieste dal legislatore.
Pertanto, in relazione al reddito di lavoro dipendente prodotto a decorrere dal 23 febbraio 2020, la società istante sarà tenuta a rideterminare il reddito di lavoro dipendente prodotto dal lavoratore ai sensi dei commi da 1 a 8 dell’articolo 51, del Tuir.

Covid-19: ecco il calendario delle riaperture anticipate in zona gialla


Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti relative all’emergenza epidemiologica da COVID-19, in particolare è previsto un nuovo calendario che prevede una riapertura “anticipata” delle attività (Presidenza Consiglio dei Ministri – comunicato 17 maggio 2021).

In considerazione dell’andamento della curva epidemiologica e dello stato di attuazione del piano vaccinale, il testo del nuovo decreto modifica i parametri di ingresso nelle “zone colorate”, secondo criteri proposti dal Ministero della salute, in modo che assumano principale rilievo l’incidenza dei contagi rispetto alla popolazione complessiva nonché il tasso di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva.


Inoltre, nelle “zone gialle” si prevedono rilevanti novità:


– dall’entrata in vigore del decreto, il divieto di spostamenti dovuti a motivi diversi da quelli di lavoro, necessità o salute, attualmente previsto dalle ore 22.00 alle 5.00, sarà ridotto di un’ora, rimanendo quindi valido dalle 23.00 alle 5.00. A partire dal 7 giugno 2021, sarà valido dalle ore 24.00 alle 5.00. Dal 21 giugno 2021 sarà completamente abolito;


– dal 1° giugno sarà possibile consumare cibi e bevande all’interno dei locali anche oltre le 18.00, fino all’orario di chiusura previsto dalle norme sugli spostamenti;


– dal 22 maggio, tutti gli esercizi presenti nei mercati, centri commerciali, gallerie e parchi commerciali potranno restare aperti anche nei giorni festivi e prefestivi;


– anticipata al 24 maggio, rispetto al 1° giugno, la riapertura delle palestre;


– dal 1° luglio potranno riaprire le piscine al chiuso, i centri natatori e i centri benessere, nel rispetto delle linee guide e dei protocolli;


– dal 1° giugno all’aperto e dal 1° luglio al chiuso, sarà consentita la presenza di pubblico, nei limiti già previsti (25% della capienza massima, con il limite di 1.000 persone all’aperto e 500 al chiuso), per tutte le competizioni o eventi sportivi (non solo a quelli di interesse nazionale);


– dal 22 maggio sarà possibile riaprire gli impianti di risalita in montagna, nel rispetto delle linee guida di settore;


– dal 1° luglio sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò potranno riaprire al pubblico;


– parchi tematici e di divertimento potranno riaprire al pubblico dal 15 giugno, anziché dal 1° luglio;


– tutte le attività di centri culturali, centri sociali e centri ricreativi saranno di nuovo possibili dal 1° luglio;


– dal 15 giugno saranno possibili, anche al chiuso, le feste e i ricevimenti successivi a cerimonie civili o religiose, tramite uso della “certificazione verde”. Restano sospese le attività in sale da ballo, discoteche e simili, all’aperto o al chiuso;


– dal 1° luglio sarà nuovamente possibile tenere corsi di formazione pubblici e privati in presenza.


Fisco: precisazioni sull’imposta di bollo per i libri e registri contabili


Forniti chiarimenti sulla modalità di assolvimento dell’imposta di bollo per i libri e registri contabili (libro giornale) tenuti con sistemi informatici (Agenzia delle Entrate – Risposta 17 maggio 2021, n. 346).

Scontano l’imposta di bollo, fin dall’origine, nella misura di euro 16,00, per ogni cento pagine o frazione di cento pagine, i repertori; libri di cui all’articolo 2214, primo comma, del Codice civile; ogni altro registro, se bollato e vidimato nei modi di cui agli articoli 2215 e 2216 del Codice civile (art. 16 lett. a) della tariffa, parte prima, allegata al d.P.R. n. 642/1972).
In linea generale, quindi, è dovuta l’imposta di bollo per la tenuta del libro giornale, del libro inventari e delle altre scritture contabili di cui all’art. 2214 del c.c.
Per quanto riguarda le modalità di assolvimento dell’imposta di bollo occorre distinguere se i predetti registri contabili e i libri sociali siano tenuti con sistemi meccanografici e trascritti su supporto cartaceo ovvero siano tenuti in modalità informatica.


Nel primo caso, infatti, l’imposta di bollo è dovuta ogni 100 pagine o frazione di pagine nella misura di 16,00 euro, oppure 32 euro laddove non sia dovuta la tassa annuale vidimazione, prima che il registro sia posto in uso, ossia prima di effettuare le annotazioni sulla prima pagina o su nuovo blocco di pagine è alternativamente assolta:
– mediante pagamento ad intermediario convenzionato con l’Agenzia delle entrate il quale rilascia, con modalità telematiche, apposito contrassegno;
– mediante pagamento ai soggetti autorizzati tramite modello F23 utilizzando il codice tributo 458T denominato “Imposta di bollo su libri e registri – all. A, Parte I, art. 16, DPR 642/72”.
Diversamente, se predetti registri contabili e libri sociali, sono tenuti in modalità informatica, l’imposta di bollo sui documenti informatici fiscalmente rilevanti è corrisposta mediante versamento nei modi di cui all’art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con modalità esclusivamente telematica (art. 6, co. 1, D.M. 17 giugno 2014).
Per “documenti informatici fiscalmente rilevanti”, ai fini dell’applicazione dell’imposta di bollo nei modi previsti dal citato decreto ministeriale, devono intendersi i libri e registri di cui all’articolo 16, lettera a), della tariffa, parte prima, allegata al d.P.R. n. 642 del 1972 e le fatture, note e simili di cui all’articolo 13, n. 1, della tariffa, parte prima, allegata al citato d.P.R..
L’imposta è corrisposta mediante versamento nei modi di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con modalità esclusivamente telematica, vale a dire mediante modello di pagamento F24, con il codice tributo “2501” denominato “imposta di bollo su libri, registri ed altri documenti rilevanti ai fini tributari – articolo 6 del decreto 17 giugno 2014”.
Il pagamento dell’imposta relativa agli atti, ai documenti ed ai registri emessi o utilizzati durante l’anno avviene in un’unica soluzione entro centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio. L’imposta sui libri e sui registri di cui all’art. 16 della tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, tenuti in modalità informatica, è dovuta ogni 2500 registrazioni o frazioni di esse (art. 6, commi 2 e 3, D.M. 17 giugno 2014).
Sulla base di tali considerazioni, l’Agenzia delle Entrate ritiene, dunque, che la modalità di assolvimento dell’imposta di bollo per i registri e libri contabili tenuti in modalità informatica, debba essere ricondotta nell’ambito di applicazione della previsione recata dall’articolo 6 del decreto ministeriale del 17 giugno 2014.


Agevolazioni prima casa: la mancata trascrizione dell’atto non è causa di decadenza


La mancata trascrizione dell’atto di riacquisto della “prima casa” non determina la perdita dei benefici fiscali, purché l’acquisto sia stato effettuato entro un anno dalla vendita del precedente immobile acquistato con i benefici e l’atto sia stato tempestivamente registrato (Corte di Cassazione – Ordinanza 13 maggio 2021, n. 12813).

La controversia trae origine dall’avviso di liquidazione con il quale l’Agenzia delle Entrate ha contestato la decadenza dell’agevolazione prevista per l’acquisto della prima casa a seguito della vendita infraquinquennale dell’immobile agevolato e del riacquisto entro un anno di altra abitazione principale, per il quale però non era stata effettuata la trascrizione dell’atto.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso osservando che la registrazione della scrittura privata relativa al “riacquisto” della prima casa aveva conferito certezza alla data dell’acquisto della nuova abitazione effettuato entro il termine di un anno dalla vendita del primo immobile acquistato con la tariffa agevolata, impedendo la decadenza dell’agevolazione pur in difetto della trascrizione dell’atto di compravendita.
Su ricorso dell’Avvocatura generale dello Stato, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari.

I primi giudici della Commissione tributaria provinciale avevano reputato che l’omessa trascrizione nei registri immobiliari dell’atto di acquisto del secondo immobile rendesse lo stesso inopponibile a terzi, e perciò, impedendo il perfezionamento della piena disponibilità dell’immobile, comportasse la decadenza della agevolazione fruita per il precedente acquisto del primo immobile successivamente venduto.
I giudici di appello, invece, riformando la decisione hanno statuito l’irrilevanza della trascrizione a fronte della registrazione dell’atto, che aveva conferito data certa all’acquisto del secondo immobile entro un anno dalla vendita del primo.
L’Avvocatura dello Stato impugnando la decisione del giudice d’appello ha eccepito, in relazione alla condizione dell’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale (richiesta dalla legge per conservare le agevolazioni tariffarie nel caso della successiva vendita infraquinquennale della casa acquistata fruendo delle tariffe ridotte), che solo con il contratto regolarmente trascritto può considerarsi completata la procedura di acquisto dell’unità abitativa, in quanto solo a seguito della trascrizione l’atto diventa idoneo a rivestire quella funzione di opponibilità verso ulteriori aventi causa. Pertanto, la mancanza della trascrizione, secondo l’Avvocatura, è in contrasto con la certezza stessa del trasferimento. Nel caso di specie, precisa l’Avvocatura, non essendo autenticate le sottoscrizioni della scrittura privata di compravendita registrata, l’atto non poteva essere trascritto, con conseguente difetto della stabilità effettiva dell’acquisto.


La Corte Suprema ha precisato, invece, che ai fini della validità di un atto di compravendita, avente a oggetto beni immobili, è richiesta la sola forma scritta ai sensi dell’articolo 1350 del codice civile, in quanto già con la stipula del contratto si produce l’effetto traslativo della proprietà.
Nel caso di specie i giudici di legittimità hanno rilevato la formazione del giudicato interno riguardo all’esistenza e alla veridicità dell’atto di acquisto del secondo immobile in relazione alla pronuncia, non contestata, dei giudici di primo grado, che hanno statuito: “la vera e propria scrittura privata che trasferisce la proprietà dell’immobile al signor S. reca le sole firme delle parti, senza alcuna autentica. La scrittura privata è stata sottoposta a registrazione ma non a trascrizione, non forma oggetto di impugnazione e deve reputarsi pacifico e incontestato.
In altri termini non è contestato l’acquisto dell’altro immobile da adibire ad abitazione principale entro il termine annuale fissato dalla norma agevolativa.


La Suprema Corte osserva che la norma agevolativa stabilisce per l’appunto che, nel caso di successivo trasferimento dell’immobile, acquistato con i benefici, prima del decorso del termine di cinque anni dalla data dell’acquisto, la decadenza non opera qualora il contribuente, entro un anno dalla alienazione dell’immobile proceda all’acquisto di altro immobile da destinare a propria abitazione principale.
Dal tenore testuale della disposizione risulta che la decadenza dalle agevolazioni è impedita dalla pura e semplice condizione dell’ «acquisto» dell’altro immobile, nel termine e nei sensi indicati, senza che la legge esiga l’ulteriore formalità della trascrizione dell’atto di compravendita nei registri immobiliari.
Inoltre, la tempestiva registrazione della scrittura privata (del contratto di compravendita immobiliare) conferisce certezza alla data dell’acquisto della proprietà del secondo immobile in capo al contribuente, là dove l’effetto traslativo è fuori discussione.
Infatti, a norma dell’articolo 2644, primo comma, del codice civile, l’atto trascritto resterebbe inopponibile nei confronti dei terzi acquirenti che avessero trascritto in data anteriore contro il comune dante causa.
In conclusione, la Corte Suprema ha affermato il seguente principio di diritto: “per evitare la decadenza dalle agevolazioni non è necessaria la trascrizione del secondo atto di acquisto, purché tempestivamente registrato, qualora il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici “prima casa”, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale”.

Obblighi del committente sui compensi degli eredi


In materia di compensi percepiti dagli eredi, fornite precisazioni sugli obblighi di regolarizzazione e di fatturazione elettronica del committente (Agenzia delle Entrate – Risposta 14 maggio 2021, n. 344).

All’atto di assolvere il debito maturato dalla società fallita nei confronti di un professionista deceduto, gli eredi si trovano nell’impossibilità di emettere la fattura necessaria ai fini del pagamento del compenso professionale, poiché la partita IVA del professionista defunto risulta cessata.
Nel caso di specie, dunque, se la partita IVA del cedente/prestatore non è cessata da più di cinque anni il curatore potrà emettere un’autofattura elettronica tramite SDI;diversamente dovrà ricorrere all’autofattura cartacea, versando all’erario l’IVA relativa al compenso pagato, con la conseguenza che agli eredi andrà versato il corrispettivo al netto dell’imposta.


Contributi a fondo perduto nel decreto Sostegni: il Fisco risponde


Non rientrano nel calcolo dei sostegni i contributi a fondo perduto erogati lo scorso anno in attuazione dei decreti emanati per far fronte alle conseguenze economiche dell’emergenza Covid-19 (Decreti “Rilancio”, “Agosto”, “Ristori”, “Natale”). Gli stessi aiuti non vanno considerati per determinare la soglia di accesso al regime forfettario, la disciplina di favore destinata alle persone fisiche che esercitano attività di impresa, arti o professioni con ricavi o compensi non superiori a 65mila euro. (Agenzia delle entrate – circolare n. 5 del 14 maggio 2021)

I contributi a fondo perduto erogati lo scorso anno, come per esempio quelli previsti dai Decreti Ristori, non concorrono alla determinazione della soglia dei ricavi prevista dal Decreto Sostegni per l’accesso ai nuovi contributi. Inoltre, non devono essere considerati ai fini del calcolo della riduzione del fatturato medio, né devono essere inclusi tra i ricavi previsti dalle soglie dimensionali per la determinazione delle percentuali.

Escluse dai parametri di calcolo per l’accesso anche le altre agevolazioni introdotte per il contrasto della pandemia da Covid-19, come il bonus affitto o i crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione, ma anche l’indennità di maternità.

Sono, invece, rilevanti ai fini del calcolo dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi degli anni 2019 e 2020 i rimborsi spese (viaggio, vitto alloggio, ecc.) addebitati in fattura al committente, fattispecie diverse dalle anticipazioni fatte in nome e per conto del cliente documentate.


 


I lavoratori autonomi in regime forfettario che possiedono i requisiti per fruire dei contributi a fondo perduto del Decreto Sostegni non devono considerare tale contributo, né quelli precedenti, ai fini della determinazione della soglia di compensi percepiti (pari a 65mila euro) rilevanti per la permanenza all’interno del regime. Lo stesso discorso vale anche per la verifica dei limiti di ricavi per la tenuta della contabilità semplificata.


 


Nel caso delle associazioni sportive dilettantistiche, nel calcolo del contributo vanno considerati esclusivamente i ricavi rilevanti ai fini Ires. Sono, pertanto, esclusi i proventi che non si considerano conseguiti nell’esercizio di attività commerciali.

Ai fini del calcolo del contributo spettante ai distributori di carburante, è necessario fare riferimento alla nozione di ricavi come determinata dall’articolo 18, comma 10, del Dpr n. 600/1973. Le soglie dimensionali che consentono il corretto calcolo dei contributi a fondo perduto, devono essere determinate, considerando i ricavi conseguiti al netto del prezzo corrisposto al fornitore.

Italia quasi tutta gialla e nuove misure sui voli covid-tested


Dal 17 maggio 2021, le regioni Sardegna e Sicilia passano in zona gialla. L’unica regione in zona arancione è la Valle d’Aosta. Nessuna regione in zona rossa (Ministero Salute – ordinanza 14 maggio 2021).

In base a tali disposizioni e alle ordinanze del Ministro della Salute, dal 17 maggio 2021, l’Italia è cosi suddivisa:
– zona gialla: le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto e alla Provincia autonoma di Bolzano e alla Provincia autonoma di Trento;
– zona arancione: la regione Valle d’Aosta.

Voli covid-tested

I voli Covid-tested con destinazione l’aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci” di Fiumicino e l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa sono operativi, altresì, dagli aeroporti di Canada, Giappone, Stati Uniti d’America (aeroporti internazionali di Atlanta, Boston, Chicago, Dallas, Los Angeles, Miami, New York “John Fitzgerald Kennedy” e “Newark Liberty”, Philadelphia, Washington DC), Emirati Arabi Uniti.
La sperimentazione dei voli Covid-tested è operativa anche con destinazione l’aeroporto internazionale di Napoli – Capodichino e l’aeroporto internazionale “Marco Polo” di Venezia.


Codice tributo per il credito d’imposta rafforzamento patrimoniale imprese


Istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta, in favore degli investitori, per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni di cui all’art. 26, co. 4, D.L. n. 34/2020 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 13 maggio 2021, n. 33/E).

Ai soggetti che effettuano conferimenti in denaro in una o più società è riconosciuto un credito d’imposta in misura pari al 20 per cento dell’ammontare del conferimento medesimo. Il credito d’imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di effettuazione dell’investimento e in quelle successive fino a quando non se ne conclude l’utilizzo nonché, a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione relativa al periodo di effettuazione dell’investimento, anche in compensazione (art. 26, commi 4 e 7, D.L. 19 maggio 2020, n. 34).
Ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in argomento, il modello F24 è presentato esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento (art. 4, co. 1, D.M. 10 agosto 2020).
Per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta in parola, limitatamente all’importo non fruito nella dichiarazione dei redditi, è istituito il seguente codice tributo:
– “6942” denominato “Credito d’imposta per il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni – investitori – art. 26, c. 4, DL n. 34 del 2020”.
In sede di compilazione del modello F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario”, nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.
Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con il periodo d’imposta in cui è stato effettuato l’investimento, nel formato “AAAA”.
L’importo del credito d’imposta spettante può essere consultato nella sezione “Cassetto fiscale”, accessibile dall’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate, al link “Crediti IVA / Agevolazioni utilizzabili”.