DL fiscale alla Camera: nuove detrazioni


Il Senato ha approvato l’emendamento interamente sostitutivo del ddl n. 2942, di conversione in legge del D.L. n. 148/2017 (c.d. “Decreto fiscale”), che recepisce le modifiche apportate dalla Commissione Bilancio. Il testo introduce importanti novità sulla detrazione fiscale per i contributi associativi versati alle società di mutuo soccorso e sulla detraibilità degli alimenti a fini medici speciali.

Relativamente ai contributi associativi versati dai soci alle società di mutuo soccorso, al fine di assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, di impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero, in caso di decesso, un aiuto alle loro famiglie, la detrazione del 19% è ammessa per un importo non superiore, dei suddetti contributi, a € 1.300. In precedenza, invece, era ammessa solo per importi superiori al citato limite.


Vengono inoltre ricomprese nell’ambito delle detrazioni delle spese sanitarie, anche quelle sostenute per l’acquisito di alimenti e fini medici speciali, con l’esclusione di quelli destinati ai lattanti.
La detrazione per le suddette spese sanitarie è del 19% per la parte eccedente € 129,00 ed è prevista limitatamente ai periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2017 e al 31 dicembre 2018.

Voucher digitalizzazione: ulteriori risposte dal MISE (1/2)


Il Ministero dello sviluppo economico, in merito al contributo tramite voucher alle micro, piccole e medie imprese per la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico, con le FAQ del 17 novembre 2017 fornisce ulteriori risposte sui.

Nello specifico:
– possono presentare domanda di agevolazione esclusivamente le imprese che, indipendentemente dalla forma giuridica o dal regime contabile adottato, risultano iscritte nel Registro delle Imprese. Pertanto, i soggetti registrati unicamente presso il Repertorio Economico Amministrativo (REA) delle Camere di Commercio (ad esempio gli enti pubblici non economici, le associazioni riconosciute e non, le fondazioni, i comitati, gli organismi religiosi), non rientrano tra i soggetti ammissibili alle agevolazioni in esame;
– un’impresa che ha avviato la procedura concordato preventivo con continuità aziendale non può presentare domanda di accesso alle agevolazioni;
– con riferimento agli ambiti di attività di miglioramento dell’efficienza aziendale, modernizzazione dell’organizzazione del lavoro e sviluppo di soluzioni di e-commerce, non sono ammissibili le spese per i canoni relativi a servizi informatici (per es. i canoni di abbonamento per il cloud storage) o per il noleggio di attrezzature informatiche;
– sono ammissibili i costi sostenuti per l’acquisto a tempo determinato di licenze d’uso dei software, fermo restando l’osservanza da parte dell’impresa beneficiaria dell’obbligo di mantenere nei 3 anni successivi alla data di erogazione del Voucher le componenti hardware e software agevolate nell’unità produttiva interessata dal progetto agevolato;
– le spese connesse alla partecipazione a corsi e all’acquisizione di servizi di formazione qualificata sono ammissibili alle condizioni indicate dalla normativa di riferimento, tra le quali non sono previste restrizioni in merito di requisiti dei fornitori dei predetti servizi di formazione. Al fine di consentire i controlli, le imprese beneficiarie sono tenute a conservare la documentazione giustificativa attestante l’effettiva fruizione dei servizi oggetto del Voucher (a titolo esemplificativo, nel caso di servizi di formazione qualificata gli attestati individuali di partecipazioni ai corsi, i cv dei docenti etc);
– l’impresa beneficiaria può utilizzare un conto corrente, anche non dedicato, per il pagamento delle spese previste nell’ambito del progetto agevolato. I pagamenti devono, comunque, essere effettuati esclusivamente attraverso il conto corrente prescelto;
– in fase di domanda di agevolazioni l’impresa è tenuta ad indicare esclusivamente, per ogni ambito di intervento, la tipologia di bene e/o servizio previsto (software, hardware, servizi di consulenza, opere infrastrutturali e tecniche e servizi di formazione) e il relativo importo. In fase di erogazione, l’impresa assegnataria del Voucher può rendicontare spese riferibili anche a tipologie di beni e/o di servizi diverse rispetto a quanto indicato in domanda, fermo restando che le spese rendicontate possono essere ammissibili nel limite dell’importo previsto in domanda per ciascun ambito di attività;
– l’impresa beneficiaria può acquistare i beni e/o i servizi previsti da fornitori con sede all’estero. Il fornitore è tenuto a rilasciare la liberatoria sottoscritta, allegando pertanto fotocopia del documento d’identità del dichiarante o sottoscritta con firma digitale;
– la condizione che i beni e/o i servizi siano acquisiti da terzi che non hanno relazioni con l’acquirente è derivata da una specifica disposizione prevista in tal senso dalla Commissione europea in materia di aiuti di stato. A tal fine la stessa Commissione ha chiarito che le parti devono essere indipendenti e non deve esservi, per lo meno, alcuna influenza (decisiva o meno) sulla composizione, sulle votazioni, e sulle decisioni degli organi di un’impresa. Ecco perché anche la sussistenza di una piccola partecipazione al capitale (ad esempio: 1%) indicherebbe che le parti non sono indipendenti e questo sia nel caso in cui la partecipazione è detenuta dall’impresa beneficiaria nell’impresa fornitrice sia nel caso cui, invece, è il fornitore a detenere la partecipazione nell’impresa beneficiaria.


Agevolazioni per lavoratori qualificati che rientrano in Italia

Nel testo definitivo del cd. “DL Fiscale”, come risulta dall’emendamento approvato in Senato, trova spazio anche una sorta di correzione della disciplina agevolativa in favore del lavoratori qualificati residenti all’estero che hanno trasferito la residenza fiscale in Italia, con la previsione di una misura che determina una riduzione delle imposte liquidate per il 2016 e la conseguente restituzione delle imposte in eccesso già versate

Nel 2015, con il cd. “decreto crescita e internazionalizzazione delle imprese”, è stata effettuata una specie di staffetta tra due regimi fiscali agevolati in favore di lavoratori qualificati residenti all’estero che decidono di trasferire la residenza fiscale in Italia:
– “regime fiscale per il rientro dei lavoratori in Italia”, applicabile dal 2011 al 2017;
– “regime fiscale dei lavoratori impatriati”, applicabile dal 2016 al 2020.
Come si notare i due regimi fiscali, per le annualità 2016 e 2017, si sovrappongono.
In realtà, con l’introduzione del “regime fiscale dei lavoratori impatriati” è stato, sostanzialmente, esteso il precedente “regime fiscale per il rientro dei lavoratori in Italia”, contemperando però l’estensione, con una contemporanea riduzione della misura dei benefici, peraltro accompagnata da un ampliamento della platea e una semplificazione delle condizioni di permanenza dei benefici medesimi.

REGIME FISCALE AGEVOLATO “PER IL RIENTRO DEI LAVORATORI IN ITALIA”


Il regime fiscale agevolato “per il rientro dei lavoratori in Italia” è riservato ai laureati, cittadini UE, che hanno svolto attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa all’estero o agli studenti che hanno conseguito all’estero un titolo accademico o specializzazione post laurea, e decidono di stabilire la residenza fiscale e continuare il proprio lavoro in Italia.
In base al regime agevolato, il reddito da lavoro dipendente, autonomo o di impresa prodotto in Italia è imponibile, ai fini delle imposte sul reddito, nella misura del 20% per le donne e nella misura del 30% per gli uomini.
Il regime agevolato è applicabile fino al 2017.
Per poter beneficiare dell’esenzione i soggetti devono essere in possesso dei seguenti requisiti:
– aver risieduto per 24 mesi in Italia prima dell’espatrio;
– essere laureati e aver svolto attività di lavoro dipendente, autonomo o di impresa all’estero per 24 mesi, ovvero aver studiato all’estero per 24 mesi e aver conseguito un titolo accademico;
– trasferire la residenza anagrafica in Italia entro 3 mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività;
– svolgere in Italia attività di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa.
È prevista la decadenza dai benefici se la residenza viene spostata all’estero prima di 5 anni dal rientro.

REGIME FISCALE DEI “LAVORATORI IMPATRIATI”


Il regime fiscale agevolato “dei lavoratori impatriati” prevede, invece, che il reddito prodotto in Italia è imponibile, ai fini delle imposte sui redditi, nella misura del 70% per l’anno di imposta 2016 e nella misura del 50% a partire dall’anno di imposta 2017.
Per l’anno 2016 è agevolabile solo il reddito di lavoro dipendente. A partire dall’anno 2017 è agevolabile il reddito di lavoro dipendente e autonomo.
L’agevolazione è applicabile per un massimo di 5 anni decorrenti dall’anno di trasferimento della residenza fiscale in Italia, è decade in caso di spostamento della residenza all’estero prima di 2 anni dal rientro.
Sotto il profilo soggettivo l’agevolazione è riconosciuta:
– per il 2016, solo ai cittadini UE, e a partire dal 2017 anche ai cittadini di Stati extra UE con i quali sia in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni fiscali, laureati e che hanno svolto attività di lavoro dipendente, autonomo o di impresa all’estero per 24 mesi, ovvero che hanno studiato all’estero per 24 mesi e hanno conseguito un titolo accademico;
– a tutti i soggetti, cittadini e non dell’UE, anche non laureati, che trasferiscono in Italia la residenza fiscale a decorrere dall’anno 2016, che non siano stati residenti in Italia nei 5 periodi di imposta precedenti rimpatrio, che prestino l’attività lavorativa per almeno 183 giorni per ciascun anno di imposta, e se dipendenti, lavorino presso un impresa residente, anche in forza di distacco da impresa estera, rivestendo ruoli direttivi o essendo in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione.

OPZIONE DA UN REGIME ALL’ALTRO


Il regime fiscale agevolato dei “lavoratori impatriati” prevede, per i soggetti aventi i requisiti per beneficiare del regime fiscale agevolato “per il rientro dei lavoratori in Italia” che si sono trasferiti in Italia entro il 31/12/2015, la possibilità di optare per il nuovo regime fiscale agevolato che, da un lato gli consente di beneficiare della detassazione per 5 anni, mentre la prima è applicabile fino al 2017, ma dall’altro lato riconosce un livello di esenzione minore (il reddito prodotto in Italia è imponibile nella misura del 70% per l’anno di imposta 2016 e nella misura del 50% a partire dall’anno di imposta 2017).
Ora il DL fiscale, stabilisce che l’opzione produce effetti per il quadriennio 2017-2020; questo significa che per il 2016 i soggetti che hanno legittimamente esercitato l’opzione, devono assoggettare ad imposizione il reddito da lavoro dipendente, autonomo o di impresa prodotto in Italia in misura minore: 20% se sono donne, 30% se sono uomini. A decorrere dall’anno d’imposta 2017, fino al 2020, gli stessi soggetti devono assoggettare a imposizione il 50% del reddito da lavoro dipendente, autonomo o di impresa prodotto in Italia.
Considerato che la disposizione entrerà in vigore, con la pubblicazione in gazzetta ufficiale della legge di conversione del DL fiscale, dopo che sono stati effettuati gli adempimenti dichiarativi previsti per l’anno 2016, un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate stabilirà le modalità per ottenere il rimborso delle imposte versate in misura maggiore a quanto dovuto.

Voucher digitalizzazione PMI: il Mise risponde (2/2)


Il Ministero dello sviluppo economico con le FAQ del 17 Novembre 2017 fornisce alcuni chiarimenti sulle agevolazioni concedibili nell’ambito dei voucher per la digitalizzazione delle PMI

Ammontare del voucher


Il Voucher viene concesso in via definitiva per un ammontare non superiore al 50% delle spese ritenute ammissibili a seguito dello svolgimento della prevista attività istruttoria e nel limite dell’importo stabilito.
Il Voucher per la digitalizzazione delle PMI non è cumulabile con altri contributi pubblici concessi a valere sugli stessi costi ammessi che si configurano come aiuti di Stato (come ad esempio la Nuova Sabatini).

Annullamento dell’imposta di bollo


Il soggetto che presenta la domanda di agevolazioni assolve l’obbligo relativo all’imposta di bollo provvedendo ad annullare una marca da bollo di importo pari a 16,00 euro e riportando il numero identificativo della stessa nell’apposita sezione del modulo di domanda. Con l’espressione annullamento della marca da bollo si fa riferimento al disposto dell’art. 12 del DPR n. 642/72, secondo il quale: “l’annullamento delle marche deve avvenire mediante perforazione o apposizione della sottoscrizione o della data o di un timbro”. La marca da bollo deve essere conservata in originale presso la propria sede o uffici per eventuali successivi controlli.

Modalità di presentazione delle domande


La domanda di agevolazioni deve essere compilata esclusivamente attraverso la procedura informatica accessibile nella sezione “Voucher digitalizzazione” del sito web del Ministero (www.mise.gov.it). Questa procedura consente di verificare se la compilazione delle varie sezioni del modulo di domanda è avvenuta correttamente oppure se vi sono errori o informazioni mancanti. Allorché la procedura di compilazione sarà ultimata l’impresa potrà scaricare il modulo in formato “.pdf” per apporre la firma digitale e successivamente potrà caricare il modulo firmato sul sistema per procedere all’invio dell’istanza.
La procedura informatica per la presentazione delle domande prevede che l’autenticazione dell’utente sia effettuata utilizzando un dispositivo di tipo CNS (Carta nazionale dei servizi). I certificati accettati sono quelli emessi da un certificatore accreditato riconosciuto dall’AGID come ente emittente di certificati di autenticazione e il suddetto certificato deve essere valido (non scaduto).

Firma digitale del rappresentante


I consulenti esterni all’impresa non possono essere delegati da quest’ultima a presentare la domanda di agevolazione, per presentare la domanda l’impresa deve disporre della firma digitale del legale rappresentante o di un suo delegato all’interno della sua organizzazione.

Prospetto dei dati certificati dal Registro imprese


Alla domanda di accesso alle agevolazioni deve essere allegato esclusivamente il prospetto dei dati certificati dal Registro imprese (generato automaticamente dalla procedura informatica) e, nel caso l’impresa proponente sia associata/collegata, il prospetto recante i dati per il calcolo della dimensione d’impresa, redatto utilizzando l’apposito modello che sarà disponibile nella sezione del sito www.mise.gov.it dedicata al “Voucher digitalizzazione”.


DL fiscale alla Camera: Rottamazione delle cartelle per tutti


Il Senato ha approvato l’emendamento interamento sostitutivo del ddl n. 2942, di conversione in legge del D.L. n. 148/2017 (c.d. “Decreto fiscale”), che recepisce le modifiche apportate dalla Commissione Bilancio. Il testo ora è alla Camera e introduce importanti novità sulla Rottamazione delle cartelle, estendendola a tutti i contribuenti e offrendo una ulteriore possibilità di pagamento a coloro che non hanno provveduto al pagamento delle rate scadute.

In particolare, a fronte delle modifiche apportate in sede di conversione in legge del decreto fiscale, in materia di Rottamazione delle cartelle:
– le rate scadute nei mesi di luglio e settembre 2017, non pagate, e la prossima rata in scadenza il 30 novembre, potranno essere pagate entro il 7 dicembre 2017;
– la rata in scadenza nel mese di aprile 2018, prevista dal piano di dilazione, è fissata nel mese di luglio 2018;
– potranno accedere alla definizione agevolata, per i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2016, i contribuenti che non hanno presentato alcuna domanda entro il primo termine, il 21 aprile 2017.


Per i suddetti contribuenti, e per coloro che presentano nuovamente la domanda in precedenza respinta perché non in regola con il pagamento delle rate, in scadenza al 31 dicembre 2016, dei piani di dilazione in essere al 24 ottobre 2016 (disposizione già prevista nel decreto legge), i termini di domanda e le modalità di pagamento sono quelli previsti per i contribuenti che presentano domanda per i carichi affidati all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 (disposizione già prevista nel decreto legge).
In particolare, le domande potranno essere presentate entro il 15 maggio 2018 e si potrà procedere al pagamento delle somme dovute in un una soluzione (luglio 2018) o in numero massimo di cinque rate di pari importo nei mesi di luglio, settembre, ottobre e novembre 2018 e febbraio 2019.

Illegittimo l’accertamento della plusvalenza in base al valore


Ai fini dell’imposta di registro, per le cessioni di immobili e di aziende, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Sentenza 10 novembre 2017, n. 26634).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dalla contribuente avverso la sentenza della CTR che, in riforma della decisione della CTP, dichiarava legittimo l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate che in relazione alla fattispecie di donazione da parte della contribuente ai due figli di un terreno edificabile e successivamente venduto, notificava ai due venditori avviso di rettifica e liquidazione di maggiore imposta di registro, rideterminando il valore del bene venduto e alla madre avviso di accertamento con il quale veniva assoggettata a tassazione separata la plusvalenza realizzata mediante la ritenuta interposizione fittizia dei figli.
La Corte sottolinea che il principio di diritto, secondo cui l’Amministrazione finanziaria è legittimata a procedere in via induttiva all’accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro, è ormai superato dal disposto normativo che esclude che l’Amministrazione finanziaria possa ancora procedere ad accertare, in via induttiva, la plusvalenza patrimoniale realizzata a seguito di cessione di immobile o di azienda solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro.

Responsabilità del commercialista per negligenza nello svolgimento dell’incarico


Chiarita la responsabilità professionale del Dottore commercialista per negligenza nello svolgimento dell’incarico, per il risarcimento dei danni in favore del cliente per la sanzione subita (Corte di cassazione – sentenza 14 novembre 2017, n. 26823).

Il Dottore commercialista che si è rivelato negligente nello svolgimento dell’incarico professionale risponde dell’intera sanzione applicata al cliente, a patto che non dimostri che il comportamento di quest’ultimo ha aggravato la pretesa tributaria.
Al riguardo, alla società era stato contestato il mancato pagamento di alcuni tributi con conseguente aggravio di una sanzione pari al 30% dei tributi non versati.
Di contro il professionista contestava la richiesta a lui avanzata, evidenziando il contenimento della misura nei limiti del 10% dei suddetti importi, pagando entro 30 giorni dal ricevimento dell’avviso bonario con la comunicazione di irregolarità.
La società però non aveva ricevuto l’avviso bonario e pertanto il commercialista era stato condannato al risarcimento della somma richiesta, in quanto non dimostrabile il ricevimento, da parte della cliente, dell’avviso bonario che avrebbe ridotto la misura della sanzione.
Nonostante la difesa del commercialista che escludeva il risarcimento con riguardo ai danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza, il ricorso del professionista è stato rigettato a fronte del consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale “In tema di concorso del fatto colposo del creditore, previsto dall’art. 1227, co. 2, c.c., al giudice del merito è consentito svolgere l’indagine in ordine all’omesso uso dell’ordinaria diligenza da parte del creditore solo se sul punto vi sia stata espressa istanza del debitore, la cui richiesta integra gli estremi di una eccezione in senso proprio, dato che il dedotto comportamento che la legge esige dal creditore costituisce autonomo dovere giuridico, espressione dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede; il debitore deve inoltre fornire la prova che il creditore avrebbe potuto evitare i danni, di cui chiede il risarcimento, usando l’ordinaria diligenza”.

Causale contributo “EBFW”per l’ente bilaterale socio-educativo


Il Fisco istituisce la causale contributo (EBFW) per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Socio-Sanitario-Assistenziale-Educativo “EBINWELFARE” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione n. 141/E del 17 Novembre 2017)

L’INPS ha chiesto all’Agenzia delle Entrate l’istituzione della causale contributo per la riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale Socio-Sanitario-Assistenziale-Educativo “EBINWELFARE”.
A tal fine, l’Agenzia ha istituito la seguente causale contributo:  “EBFW” denominata “Ente Bilaterale Nazionale Socio-Sanitario-AssistenzialeEducativo§ EBINWELFARE”.
Per la compilazione del modello di pagamento F24, la suddetta causale è esposta nella sezione “INPS”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza esclusivamente della colonna “importi a debito versati”, indicando: – nel campo “codice sede”, il codice della sede INPS competente; – nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, la matricola INPS dell’azienda; – nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa”, il mese e l’anno di riscossione del contributo, nel formato “MM/AAAA”. La colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.


Comunicazione fatture al Fisco: novità nell’emendamento al decreto fiscale

Con l’approvazione al Senato dell’emendamento sostitutivo alla legge di conversione del decreto collegato alla Legge di Bilancio (cd. Decreto Fiscale) può ritenersi approvato il testo definitivo del provvedimento, all’interno del quale hanno trovato spazio anche la disapplicazione delle sanzioni per la comunicazione delle fatture relativa al 1° semestre 2017, oltre ad alcune semplificazioni dell’adempimento

DISAPPLICAZIONE SANZIONI


È prevista la disapplicazione delle sanzioni con riferimento ad errori od omissioni nella comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute relativa al 1° semestre 2017, il cui termine è scaduto il 31 ottobre 2017. A tal fine è sufficiente che i dati esatti siano trasmessi entro il 28 febbraio 2018.
Si ricorda che per l’omissione o l’errata trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, si applica la sanzione amministrativa di euro 2 per ciascuna fattura, comunque entro il limite massimo di euro 1.000 per ciascun trimestre. La sanzione è ridotta alla metà, entro il limite massimo di euro 500, se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza stabilita ai sensi del periodo precedente, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

COMUNICAZIONE SEMESTRALE


È prevista la facoltà di trasmettere le comunicazioni dei dati delle fatture emesse e ricevute con cadenza semestrale, anziché trimestrale. In tal caso, nella comunicazione devono essere indicati i dati relativi:
–  alla partita IVA dei soggetti coinvolti nelle operazioni (o al codice fiscale per i soggetti che non agiscono nell’esercizio di imprese, arti e professioni);
– alla data ed al numero della fattura;
– alla base imponibile, all’aliquota applicata e all’imposta nonché alla tipologia dell’operazione ai fini IVA nel caso in cui l’imposta non sia indicata in fattura.

FATTURE RIEPILOGATIVE


È prevista la facoltà, con riferimento alle fatture emesse e ricevute di importo inferiore a 300 euro e registrate cumulativamente, di trasmettere i dati del documento riepilogativo, anziché i dati delle singole fatture. In tal caso, nella comunicazione devono essere indicati:
– la partita IVA del cedente o del prestatore per il documento riepilogativo delle fatture attive;
– la partita IVA del cessionario o committente per il documento riepilogativo delle fatture passive;
– la data e il numero del documento riepilogativo;
– l’ammontare imponibile complessivo e l’ammontare dell’imposta complessiva distinti secondo l’aliquota applicata.

ESONERI DALLA COMUNICAZIONE


È previsto:
– l’esonero per le amministrazioni pubbliche di trasmettere i dati delle fatture emesse nei confronti dei consumatori finali;
– l’esonero per i produttori agricoli in regime di esenzione IVA situati nelle zone montane.

Individuati gli indicatori “BES”


Adottati gli indicatori di benessere equo e sostenibile – “BES” (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Decreto del 16 ottobre 2017).

Nello specifico, gli indicatori sono i seguenti:
1) reddito medio disponibile aggiustato pro capite;
2) indice di diseguaglianza del reddito disponibile;
3) indice di povertà assoluta;
4) speranza di vita in buona salute alla nascita;
5) eccesso di peso;
6) uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione;
7) tasso di mancata partecipazione al lavoro, con relativa scomposizione per genere;
8) rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli;
9) indice di criminalità predatoria;
10) indice di efficienza della giustizia civile;
11) emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti;
12) indice di abusivismo edilizio.
Tali indicatori BES si applicano a decorrere dall’adozione del Documento di economia e finanza 2018.