Definito il contributo 2018 al Fondo di garanzia per i mediatori di assicurazione/rassicurazione


Il contributo è fissato nella misura dello 0,08% delle provvigioni acquisite dai mediatori di assicurazione e di riassicurazione nel corso dell’anno 2017 (Ministero sviluppo economico – decreto 10 luglio 2018).

Il contributo è dovuto dagli aderenti al fondo di garanzia per mediatori di assicurazione e riassicurazione, costituto al fine di risarcire il danno patrimoniale causato agli assicurati e alle imprese di assicurazione o di riassicurazione derivante dall’esercizio dell’attività, non risarcito dall’intermediario o non indennizzato attraverso la polizza assicurativa.
Per il 2018, il contributo è fissato nella misura dello 0,08% delle provvigioni acquisite dai mediatori di assicurazione e di riassicurazione nel corso dell’anno 2017.


I rispettivi versamenti devono essere effettuati entro il 31 luglio 2018 e nel medesimo termine i mediatori sono tenuti a trasmettere al Fondo una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, attestante le provvigioni acquisite nel corso dell’anno 2017.


Pubblicato il “decreto dignità”: le misure fiscali approvate

Entrano in vigore dal 14 luglio 2018 le misure per la dignità dei lavoratori e delle imprese adottate con il del Decreto Legge n. 87 del 12 luglio 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 161 del 13 luglio 2018 (cd. “decreto dignità”).

Tra le misure adottate con il “decreto dignità” ci sono il contrasto al precariato, alla delocalizzazione delle imprese e alla ludopatia, disposizioni di semplificazione fiscale e abolizione delle società sportive dilettantistiche lucrative. Vediamo quali sono i principali interventi di carattere tributario.

CONTRASTO ALLA DELOCALIZZAZIONE


Nell’ambito delle misure di contrasto alla delocalizzazione delle attività economiche, il Governo ha previsto che:
– le imprese italiane ed estere, operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio, decadono dal beneficio se, entro 5 anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata, l’attività economica interessata dallo stesso o una sua parte è delocalizzata in Stati non appartenenti all’Unione europea, ad eccezione degli Stati aderenti allo Spazio economico europeo. La decadenza comporta il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da due a quattro volte l’importo dell’aiuto fruito.
– le imprese italiane ed estere, operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi specificamente localizzati ai fini dell’attribuzione di un beneficio, decadono dal beneficio se, entro 5 anni dalla data di conclusione dell’iniziativa o del completamento dell’investimento agevolato, l’attività economica interessata dallo stesso o una sua parte è delocalizzata dal sito incentivato in favore di unità produttiva situata al di fuori dell’ambito territoriale del predetto sito, in ambito nazionale, dell’UE e degli Stati SEE. In tal caso, l’importo dei benefici fruiti dovrà essere restituito, maggiorato di interessi.
– l’iperammortamento riconosciuto per gli investimenti cd. “Industria 4.0” spetta a condizione che i beni agevolabili siano destinati a strutture produttive situate nel territorio nazionale. Se nel corso del periodo di fruizione dell’iperammortamento i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso o destinati a strutture produttive situate all’estero, anche se appartenenti alla stessa impresa, bisogna procedere al recupero dei benefici fruiti, operando una variazione in aumento del reddito imponibile del periodo d’imposta in cui si verifica la cessione a titolo oneroso o la delocalizzazione degli investimenti agevolati per un importo corrispondente alle maggiori quote di ammortamento complessivamente dedotte nei precedenti periodi d’imposta. Il recupero, in tal modo, non prevede l’applicazione di sanzioni e interessi. La disposizione si applica agli investimenti effettuati a decorrere dal 14 luglio 2018, e non interessa le cessioni e le delocalizzazioni di beni agevolati accompagnate da interventi sostitutivi.

CONTRASTO ALLA LUDOPATIA


Per contrastare i fenomeni legati alla ludopatia, oltre al divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, il Governo ha previsto l’aumento della tassazione per tale settore. In particolare, a decorrere dal 1° settembre 2018 la misura del prelievo erariale unico (PREU) sugli apparecchi slot machine e videolottery è aumentata rispettivamente dal 19,00% al 19,25% e dal 6,00% al 6,25% dell’ammontare delle somme giocate. A decorrere dal 1° maggio 2019 l’aliquota PREU è ulteriormente aumentata al 19,50% per slot machine ed al 6,50% per videolottery.

SEMPLIFICAZIONE FISCALE


Per quanto concerne le misure di semplificazione fiscale, il “decreto dignità” interviene in materia di redditometro, spesometro e split payment. In particolare:
– con riferimento al “redditometro” è prevista la modifica delle regole di accertamento a partire dall’anno d’imposta in corso al 31 dicembre 2016, con l’abrogazione del Decreto ministeriale 16 settembre 2015 che definisce gli elementi di spesa indicativi di capacità contributiva e il loro contenuto induttivo ai fini dell’accertamento sintetico del reddito complessivo delle persone fisiche. Tale decreto sarà sostituito con altro decreto ministeriale che fisserà le regole per l’accertamento sintetico sulla base delle indicazioni fornite dall’ISTAT e dalle associazioni di consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di spesa e alla propensione al risparmio dei contribuenti. Le nuove disposizioni non si applicano agli inviti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e agli altri atti previsti ai fini dell’accertamento sintetico per gli anni di imposta fino al 31 dicembre 2015, né agli atti già notificati. In ogni caso è escluso il rimborso di somme già pagate.
– in relazione allo “spesometro”, viene modificata la scadenza di presentazione della comunicazione riguardante i dati delle fatture emesse e ricevute relativi al terzo trimestre 2018, prorogata dal 30 settembre 2018 al 28 febbraio 2019. Inoltre, per coloro che effettuano le comunicazioni semestrali viene specificata la scadenza per l’invio delle comunicazioni, rispettivamente, entro il 30 settembre per quelle relative al 1° semestre e, entro il 28 febbraio dell’anno successivo per il 2° semestre.
– infine, per quanto riguarda lo “split payment”, viene eliminata l’applicazione del meccanismo di scissione dei pagamenti per le prestazioni di servizi nei confronti delle pubbliche amministrazioni quando i relativi compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito ovvero a ritenuta a titolo di acconto.

ABOLIZIONE SOCIETÀ SPORTIVE DILETTANTISTICHE LUCRATIVE


Con riferimento alle attività sportive dilettantistiche, il “decreto dignità” abroga le disposizioni introdotte con la Legge di Bilancio 2018 che avevano previsto la possibilità di svolgere tali attività anche con scopo di lucro in una delle forme di società commerciali (cd. “società sportive dilettantistiche lucrative”) e il riconoscimento di specifiche agevolazioni di carattere fiscale e contributivo.


Nuovi beneficiari per le agevolazioni ZFU Centro Italia


Approvato un ulteriore elenco delle imprese ammesse alle agevolazioni, previste per la zona franca urbana Sisma Centro Italia (D.M. 12 luglio 2018, in attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale).

La ZFU in questione riguarda i Comuni delle Regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo colpiti dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016.
Le imprese che hanno la sede principale o l’unità locale all’interno della zona franca e che hanno subito a causa degli eventi sismici la riduzione del fatturato almeno pari al 25% nel periodo dal 1° settembre 2016 al 31 dicembre 2016, rispetto al corrispondente periodo dell’anno 2015, possono beneficiare, in relazione ai redditi e al valore della produzione netta derivanti dalla prosecuzione dell’attività nei citati Comuni, delle seguenti agevolazioni:
– esenzione dalle imposte sui redditi del reddito derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca fino a concorrenza, per ciascun periodo di imposta, dell’importo di 100.000 euro riferito al reddito derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca;
– esenzione dall’imposta regionale sulle attività produttive del valore della produzione netta derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca nel limite di euro 300.000 per ciascun periodo di imposta, riferito al valore della produzione netta;
– esenzione dalle imposte municipali proprie per gli immobili siti nella zona franca, posseduti e utilizzati dai soggetti di cui al presente articolo per l’esercizio dell’attività economica;
d) esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, a carico dei datori di lavoro, sulle retribuzioni da lavoro dipendente. L’esonero di cui alla presente lettera spetta, alle medesime condizioni, anche ai titolari di reddito di lavoro autonomo che svolgono l’attività all’interno della zona franca urbana.
Le suddette esenzioni spettano, altresì, alle imprese che avviano la propria attività all’interno della zona franca entro il 31 dicembre 2017.
Le agevolazioni spettanti ai soggetti beneficiari, sono fruite mediante riduzione dei versamenti da effettuarsi con il modello di pagamento F24 da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento, secondo modalità e termini definiti con provvedimento del Direttore della medesima Agenzia.

Onere della prova al Fisco se si impugna la cartella IRAP

La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di controversia riguardante accertamento IRAP nei confronti del professionista, spetta al Fisco fornire la prova della sussistenza di un’autonoma organizzazione, indicando gli elementi di fatto necessari ad integrare il presupposto d’imposta (Ordinanza 13 luglio 2018, n. 18709)

Nell’ambito della controversia riguardante l’avviso di accertamento e la conseguente cartella di pagamento per omessa dichiarazione e mancato versamento dell’IRAP, il contribuente ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la decisione dei giudici tributari eccependo:
– che l’onere della prova di esenzione dall’imposta incombe al contribuente solo nel caso in cui agisca per ottenere il rimborso dell’IRAP versata, mentre spetta all’Ufficio quando faccia valere la propria volontà impositiva;
– che in caso di lavoro autonomo professionale, la sussistenza di un’autonoma organizzazione quale presupposto per l’applicazione dell’IRAP, non può desumersi dalla deduzione di costi dall’imponibile e dall’utilizzo di tecnologia informatica per lo svolgimento dell’attività, pur in assenza di personale dipendente e di beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività.
Accogliendo il ricorso del contribuente la Corte di Cassazione ha affermato che in tema di IRAP, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo l’ “id quod plerumque accidit”, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui”.
In tema di ripartizione dell’onere probatorio, la Suprema ha precisato che qualora il contribuente impugni la cartella esattoriale, incombe sull’Amministrazione finanziaria l’onere di dimostrare il corretto esercizio del potere, indicando gli elementi di fatto necessari ad integrare il presupposto d’imposta.
Infine, i giudici ha chiarito che non può ritenersi sufficiente, ai fini della sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, la considerazione dei costi dedotti dall’imponibile, poiché “il valore assoluto dei compensi e dei costi, ed il loro reciproco rapporto percentuale, non costituiscono elementi utili per desumere il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione di un professionista”.

In F24 i codici tributo per le ZFU fuori dall’ex obiettivo Contingenza


Istituiti i codici tributo per l’utilizzo delle agevolazioni in riduzione dei versamenti da effettuarsi tramite modello F24, in favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti localizzati nelle zone franche urbane, non comprese nell’ex obiettivo Convergenza (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 12 luglio 2018, n. 55/E).

Al fine di consentire l’utilizzo in compensazione delle agevolazioni relative all’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’IRAP, dall’IMU e dai contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, tramite modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i canali ENTRATEL e FISCONLINE messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, si istituiscono i seguenti codici tributo:
– “Z151” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di PESCARA – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”;
– “Z152” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di MATERA – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”;
– “Z153” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di VELLETRI – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”;
– “Z154” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di SORA – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”;
– “Z155” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di VENTIMIGLIA – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”;
– “Z156” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di CAMPOBASSO – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”;
– “Z157” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di CAGLIARI – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”;
– “Z158” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di IGLESIAS – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”;
– “Z159” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di QUARTU SANT’ELENA – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”;
– “Z160” – denominato “Agevolazioni da utilizzare in riduzione dei versamenti a favore delle micro e piccole imprese e dei professionisti della ZFU di MASSA-CARRARA – art. 1, comma 341, legge 27 dicembre 2006, n. 296”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno d’imposta in cui è concessa l’agevolazione, nel formato “AAAA”.

Accertamento: responsabile il liquidatore che non paga le imposte


Le attività di accertamento avvenute a grande distanza temporale dall’estinzione della società non esclude la responsabilità dei liquidatori che se non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari (Corte di cassazione – ordinanza n. 15250).

Cosi si è espressa la Corte di Cassazione, ritenendo responsabile il liquidatore della società che distoglie le somme necessarie al pagamento dei debiti fiscali per finalità diverse.


I liquidatori rispondono in proprio del pagamento delle imposte, a meno che non offrano una idonea prova liberatoria e non può avere rilievo il decorso di un lasso di tempo tra l’accertamento e le operazioni di verifica, non essendo prevista alcuna esenzione, ricorrendo invece il presupposto della responsabilità del liquidatore nell’anno di produzione del reddito, che riconosce all’Amministrazione finanziaria, nel caso in cui il liquidatore stesso abbia esaurito le disponibilità della liquidazione senza provvedere al pagamento delle imposte, l’azione di responsabilità nei suoi confronti, con riguardo ai crediti per le imposte sul reddito delle società i cui presupposti si siano verificati a carico della stessa, ancorché accertati successivamente.

Fisco: chiarimenti sui “beni significativi”


Forniti chiarimenti in ordine alla disciplina dei c.d. “beni significativi” impiegati per la realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio (Agenzia delle Entrate – Circolare 12 luglio 2018, n. 15/E).

I beni finiti, le materie prime e semilavorate, necessarie per la realizzazione degli interventi di manutenzione ordinaria e di manutenzione straordinaria eseguiti su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata sono soggetti ad IVA con aliquota del 10 per cento se sono forniti dallo stesso soggetto che esegue l’intervento di recupero ed a condizione che detti beni finiti non costituiscano una parte significativa del valore delle cessioni effettuate nel quadro dell’intervento.
Rientrano tra i beni significativi:
– ascensori e montacarichi;
– infissi esterni ed interni;
– caldaie;
– videocitofoni;
– apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria;
– sanitari e rubinetterie da bagno;
– impianti di sicurezza.
Si tratta di beni il cui valore assume una certa rilevanza rispetto a quello delle forniture effettuate nell’ambito degli interventi (agevolati) di recupero del patrimonio edilizio.
L’elenco deve considerarsi tassativo, in quanto la limitazione all’applicazione dell’aliquota IVA nella misura del 10 per cento opera solo in relazione ai beni indicati dal decreto ministeriale.
Sono classificabili come “beni significativi” anche quelli che hanno la medesima funzionalità di quelli espressamente menzionati nell’elenco citato, ma che per specifiche caratteristiche e/o per esigenze di carattere commerciale assumono una diversa denominazione (a titolo esemplificativo, la stufa a pellet utilizzata per riscaldare l’acqua per alimentare il sistema di riscaldamento e per produrre acqua sanitaria deve essere assimilata alla caldaia (i.e. bene significativo); diversamente, la stufa a pellet utilizzata soltanto per il riscaldamento dell’ambiente non può essere assimilata alla caldaia).
Le parti staccate dei beni significativi (rectius, il valore delle stesse), solo se connotate dalla loro autonomia funzionale rispetto al manufatto principale (rectius, bene significativo) non sono comprese nel valore del bene significativo, ai fini della verifica della quota di valore non soggetta ad aliquota nella misura del 10 per cento. Diversamente, se la parte staccata concorre alla normale funzionalità dei beni significativi ed è, dunque, priva di una propria autonomia funzionale, la stessa deve essere considerata parte integrante dei medesimi beni. In quest’ultimo caso, il valore della parte staccata deve confluire, ai fini della determinazione del limite cui applicare l’aliquota IVA del 10 per cento, nel valore dei beni significativi.
In merito all’installazione di tapparelle, scuri, veneziane, zanzariere, inferriate o grate di sicurezza, tali sistemi oscuranti in genere sono funzionalmente autonome rispetto agli infissi e non sono attratti nel loro valore, ma sono ricomprese nel valore della prestazione di servizio soggetta ad IVA con applicazione dell’aliquota nella misura del 10 per cento.
Diversamente, le tapparelle o gli altri sistemi oscuranti non assumono, in ogni caso, autonoma rilevanza rispetto al manufatto principale, qualora siano strutturalmente integrati negli infissi. In tal caso, ai fini dell’applicazione dell’aliquota IVA nella misura del 10 per cento, il valore degli infissi è comprensivo del valore delle tapparelle.
Grate e inferriate, invece, sono sempre autonome, quindi confluiscono nel valore complessivo della prestazione soggetta all’aliquota del 10 per cento.
Per quanto riguarda il costo di produzione, è escluso dal valore del bene significativo, il margine aggiunto dal prestatore al costo di produzione o al costo di acquisizione del bene significativo per determinare il prezzo finale di cessione dello stesso al cliente/committente (il c.d. mark-up). Ciò che rileva, dunque, è solo il costo “originario” del bene significativo, sia esso di produzione ovvero di acquisizione presso terzi.
Per quanto riguarda le modalità di fatturazione, i dati richiesti dalla norma di interpretazione autentica devono essere puntualmente indicati nella fattura anche qualora dal calcolo suddetto risulti che l’intero valore del bene significativo possa essere assoggettato ad IVA con applicazione dell’aliquota nella misura del 10 per cento (vale a dire anche qualora il valore del bene non sia superiore alla metà del valore dell’intervento agevolato). Dunque, il fornitore/prestatore deve, in ogni caso, evidenziare separatamente in fattura il corrispettivo relativo all’intervento di recupero ed il valore imputabile ai beni significativi forniti nell’ambito dell’intervento (distintamente, vale a dire il valore di ciascun bene significativo o indistintamente, indicando il valore complessivo dei beni significativi forniti).
La norma in commento, avendo natura interpretativa, esplica efficacia retroattiva.
Tuttavia, eventuali comportamenti difformi rispetto alle disposizioni previste dalla norma di interpretazione autentica (ad esempio, erronea determinazione del valore dei beni significativi, emissione di fatture incomplete rispetto ai dati richiesti dalla norma di interpretazione autentica), tenuti dai contribuenti fino al 31 dicembre 2017 non possono essere contestati o le relative contestazioni andranno abbandonate, fatto salvo il limite dei rapporti esauriti.
Resta, peraltro, precluso il rimborso dell’imposta che sia stata applicata in misura maggiore sulle operazioni effettuate entro la predetta data.

Decadenza nei termini ordinari per il recupero di tributi sgravati per errore

Con la Sentenza n. 18407 del 12 luglio 2018 la Corte di Cassazione ha affermato che il Fisco deve provvedere al recupero dei tributi illegittimamente sgravati entro i termini ordinari previsti a pena di decadenza dell’azione di riscossione e, non può beneficiare dei più ampi termini previsti per il recupero delle somme indebitamente rimborsate.

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha disposto l’emissione nei confronti del contribuente di una cartella di pagamento per il recupero di imposte illegittimamente sgravate, oggetto di una precedente cartella di pagamento. Su ricorso del contribuente che ha eccepito il decorso dei termini di riscossione, i giudici tributari hanno dichiarato la tempestività della cartella, ritenendo applicabile la previsione relativa al recupero di imposte indebitamente “rimborsate”, che riconosce al Fisco un termine più ampio, in considerazione della valenza di rimborso attribuita allo sgravio.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Riformando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha evidenziato che in base alle norme in materia di riscossione delle imposte, l’Amministrazione Finanziaria provvede al recupero delle somme erroneamente “rimborsate” e degli interessi eventualmente corrisposti, notificando la relativa cartella di pagamento, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di esecuzione del rimborso o, se più ampio, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, maggiorato di dodici mesi.
Riguardo a detta previsione, i giudici della Suprema Corte hanno precisato che il presupposto per l’applicazione di tale norma è il recupero di imposte erroneamente “rimborsate”, cioè somme materialmente pagate dall’Erario al contribuente.
La stessa disposizione, quindi, non può ritenersi applicabile nel caso di recupero di somme oggetto di precedente sgravio, mancando la circostanza del materiale trasferimento di denaro. In tal caso trovano applicazione, invece, le ordinarie disposizioni sulla riscossione.
In particolare, secondo la Corte di Cassazione, qualora l’Amministrazione finanziaria abbia per errore disposto lo sgravio di una cartella di pagamento, può emettere un’altra cartella purché i termini ordinari per l’emissione della cartella in relazione al periodo d’imposta cui attiene il recupero non siano decorsi. In altri termini, il Fisco ha la possibilità di emettere una nuova cartella per il recupero delle somme erroneamente sgravate, ma nel rispetto dei termini previsti a pena di decadenza e sempreché sulla cartella impugnata non sia stata pronunciata sentenza passata in giudicato. In caso contrario la cartella è nulla.

Bonus cinema: c’è tempo per la presentazione delle domande


Prorogato al 3 agosto 2018 il termine per la presentazione delle domande (MINISTERO DEI BENI CULTURALI – Comunicato 12 luglio 2018 n. 4804)

La scadenza per la presentazione delle domande di credito di imposta, passaggio al nuovo regime (produzione di film, produzione di opere TV, produzione di opere WEB, produzione esecutiva di opere straniere, distribuzione nazionale) è prorogata a venerdì 3 agosto, ore 12.00. Con un precedente comunicato il termine iniziale era già stato proroga al 23/07/2018, ore 23:59.

Cessioni di benzina e di gasolio: istruzioni operative per l’utilizzo dei servizi digitali


Pronte le istruzioni operative per l’utilizzo dei servizi digitali per la trasmissione dei corrispettivi relativi alle cessioni di benzina e di gasolio (AGENZIA DELLE DOGANE – Nota 05 luglio 2018, n. 73285/RU)

Per prevenire e contrastare l’evasione fiscale ed i fenomeni fraudolenti nel settore dei prodotti energetici il legislatore ha introdotto una serie di obblighi mirati al presidio digitale delle transazioni di filiera.
A decorrere dal 1º luglio 2018 è stato previsto l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi con riferimento alle cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori.
Al riguardo, sono state poi definite le modalità ed i termini per l’adempimento del sopra citato obbligo:
– dal 1° luglio 2018 sono obbligati i soggetti (OBBLIGATO_CORRISPETTIVI) che gestiscono DISTRIBUTORI di benzina e gasolio ad elevata automazione, che erogano unicamente in modalità self-service prepagato muniti di sistemi automatizzati di telerilevazione dei dati di impianto, di terminali per il pagamento tramite accettatore di banconote, moneta elettronica (bancomat, carte di credito, prepagate, etc.) e di sistemi informatici per la gestione in remoto dei dati di carico e di scarico delle quantità di carburante; le informazioni vanno trasmesse con cadenza mensile entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento (prima trasmissione entro il 31 agosto 2018);
– successivamente saranno definiti i termini di avvio graduale per la restante platea di DISTRIBUTORI.
– con il “Tracciato unico – Cessione carburanti & Registro C_S” si effettua un’unica trasmissione all’ADM che provvede a mettere a disposizione di AdE le informazioni di competenza
– il predetto tracciato è già predisposto per la successiva digitalizzazione del registro cartaceo di carico/scarico tenuto dai DISTRIBUTORI  che consentirà di migliorare l’efficacia e l’efficienza dei controlli attenuandone l’invasività.
I nuovi servizi, già in ambiente di prova dal 30 aprile 2018, sono immediatamente disponibili in ambiente di esercizio.