Fondo di solidarietà dell’UE per l’emergenza Coronavirus



Dal 1° Aprile 2020 entrano in vigore le nuove disposizioni sul Fondo di solidarietà dell’Unione europea per fronteggiare la pandemia da Covid-19 (Regolamento (CE) dell’11 novembre 2002, n. 2012/2002 modificato dal Regolamento (UE) del 30 marzo 2020, n. 2020/461 pubblicato nella G.U. Unione Europea 31 marzo 2020, n. L 99).

















COMUNITA’ EUROPEA – Regolamento (CE) del Consiglio 11 novembre 2002, n. 2012/2002


Che istituisce il Fondo di solidarietà dell’Unione europea

Modifiche agli artt. 2, 3, 4 bis e 8

In vigore fino al 31.03.2020

In vigore dall’1.1.2020

Articolo 2

1. Su richiesta di uno Stato membro o di un paese con cui sono in corso i negoziati di adesione all’Unione di seguito denominato «Stato ammissibile», il Fondo può essere mobilitato qualora si producano serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sull’ambiente naturale o sull’economia di una o più regioni di tale Stato ammissibile a seguito del verificarsi di una catastrofe naturale grave o regionale sul territorio dello stesso Stato ammissibile o di uno Stato ammissibile limitrofo. I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale.
2. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale grave» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca, in uno Stato ammissibile, danni diretti stimati a oltre 3 000 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiori allo 0,6% del suo RNL.
3. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale regionale» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provochi, in una regione di livello NUTS 2 di uno Stato ammissibile, danni diretti superiori all’1,5% del prodotto interno lordo (PIL) di tale regione.
In deroga al primo comma, qualora la regione interessata, nella quale si è verificata la catastrofe naturale, sia una regione ultraperiferica ai sensi dell’articolo 349 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, per «catastrofe naturale regionale» s’intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca danni diretti superiori all’1% del PIL di tale regione.
Se la catastrofe naturale riguarda diverse regioni di livello NUTS 2, la soglia è applicata alla media del PIL di queste regioni ponderata in base alla parte dei danni totali subita da ciascuna regione.
4. Il Fondo può essere mobilitato anche per qualsiasi catastrofe naturale in uno Stato ammissibile che costituisce anche una catastrofe naturale grave in uno Stato ammissibile limitrofo.
5. Ai fini del presente articolo sono utilizzati dati statistici armonizzati forniti da Eurostat.


 

Articolo 2

1. Su richiesta di uno Stato membro o di un paese con cui sono in corso i negoziati di adesione all’Unione, di seguito denominato «Stato ammissibile», il Fondo può essere mobilitato qualora si producano serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sulla salute umana, sull’ambiente naturale o sull’economia di una o più regioni di tale Stato ammissibile a seguito del verificarsi di:
a) una catastrofe naturale grave o regionale sul territorio dello stesso Stato ammissibile o di uno Stato limitrofo ammissibile; o
b) di una grave emergenza di sanità pubblica sul territorio dello stesso Stato ammissibile.
I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale.
I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale.
2. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale grave» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca, in uno Stato ammissibile, danni diretti stimati a oltre 3 000 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiori allo 0,6% del suo RNL.
2-bis. Ai fini del presente regolamento, per «grave emergenza di sanità pubblica» si intende qualsiasi pericolo potenzialmente letale o altrimenti grave per la salute, di origine biologica, in uno Stato ammissibile, che compromette gravemente la salute umana e che richiede interventi decisi per contenerne l’ulteriore diffusione e che comportano, per lo Stato ammissibile, un onere finanziario pubblico per le misure di risposta all’emergenza stimato a oltre 1 500 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiore allo 0,3% del suo RNL.
3. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale regionale» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provochi, in una regione di livello NUTS 2 di uno Stato ammissibile, danni diretti superiori all’1,5% del prodotto interno lordo (PIL) di tale regione.
In deroga al primo comma, qualora la regione interessata, nella quale si è verificata la catastrofe naturale, sia una regione ultraperiferica ai sensi dell’articolo 349 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, per «catastrofe naturale regionale» s’intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca danni diretti superiori all’1% del PIL di tale regione.
Se la catastrofe naturale riguarda diverse regioni di livello NUTS 2, la soglia è applicata alla media del PIL di queste regioni ponderata in base alla parte dei danni totali subita da ciascuna regione.
4. Il Fondo può essere mobilitato anche per qualsiasi catastrofe naturale in uno Stato ammissibile che costituisce anche una catastrofe naturale grave in uno Stato ammissibile limitrofo.
5. Ai fini del presente articolo sono utilizzati dati statistici armonizzati forniti da Eurostat.

Articolo 3

1. L’assistenza è concessa sotto forma di un contributo finanziario del Fondo. Per ogni catastrofe naturale è concesso a uno Stato ammissibile un unico contributo finanziario.
2. L’obiettivo del Fondo è integrare gli sforzi degli Stati interessati e coprire una parte delle spese pubbliche sostenute per aiutare lo Stato ammissibile ad attuare, in base alla natura della catastrofe naturale, le seguenti operazioni essenziali di emergenza e recupero:
a) ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione;
b) realizzazione di misure provvisorie di alloggio e finanziamento dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità della popolazione colpita;
c) messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e misure di protezione del patrimonio culturale;
d) ripulitura delle zone danneggiate, comprese le zone naturali, in linea, se del caso, con approcci eco-compatibili e ripristino immediato delle zone naturali colpite al fine di evitare gli effetti immediati legati all’erosione del suolo.
Ai fini della lettera a), per «ripristino della funzionalità» si intende il ripristino, per le infrastrutture e gli impianti, delle condizioni precedenti al verificarsi della catastrofe naturale. Qualora non sia giuridicamente possibile o economicamente giustificato ristabilire la situazione precedente al verificarsi della catastrofe naturale, o qualora lo Stato beneficiario decida di spostare l’infrastruttura o l’impianto colpiti o di migliorarne la funzionalità al fine di potenziare la capacità di resistenza alle catastrofi naturali future, il Fondo può contribuire ai costi di ripristino solo fino a concorrenza dell’ammontare dei costi stimati per il ripristino dello status quo ante.


I costi che eccedono il livello di cui al secondo comma sono finanziati dallo Stato beneficiario mediante fondi propri o, se possibile, mediante altri fondi dell’Unione.


Ai fini della lettera b), per «misure provvisorie di alloggio» si intende una sistemazione alloggiativa che dura fino a quando la popolazione colpita sia in grado di ritornare alle abitazioni originarie dopo che queste sono state riparate o ricostruite.
3. I pagamenti a titolo del Fondo si limitano a finanziare le misure destinate a mitigare i danni non assicurabili e sono recuperati qualora i costi sostenuti per riparare i danni siano in seguito coperti da terzi conformemente all’articolo 8, paragrafo 4.
4. L’imposta sul valore aggiunto (IVA) non costituisce una spesa ammissibile di un’operazione, tranne qualora non sia recuperabile a norma della legislazione nazionale sull’IVA.
5. L’assistenza tecnica per la gestione, il monitoraggio, l’informazione e la comunicazione, la risoluzione dei reclami, il controllo e l’audit non è ammissibile per il contributo finanziario del Fondo.
I costi relativi alla preparazione e all’attuazione delle operazioni di cui al paragrafo 2, compresi quelli relativi alla perizia tecnica fondamentale, sono ammissibili come parte dei costi di progetto.
6. Qualora le operazioni di cui al paragrafo 2 a cui il Fondo ha contribuito finanziariamente generino entrate, il contributo finanziario totale del Fondo non supera i costi netti totali delle operazioni di emergenza e recupero sostenuti dallo Stato beneficiario. Lo Stato beneficiario allega una dichiarazione in tal senso nella relazione sull’attuazione del contributo del Fondo di cui all’articolo 8, paragrafo 3.
7. Il 1° ottobre di ogni anno dovrebbe essere rimanere disponibile almeno un quarto dell’importo annuo del Fondo per coprire i fabbisogni che si presentassero entro la fine dell’anno.


 

Articolo 3

1. L’assistenza è concessa sotto forma di un contributo finanziario del Fondo. Per ogni catastrofe o emergenza ammissibile è concesso a uno Stato ammissibile un unico contributo finanziario.
2. L’obiettivo del Fondo è integrare gli sforzi degli Stati interessati e coprire una parte delle spese pubbliche sostenute per aiutare lo Stato ammissibile ad attuare, in base alla natura della catastrofe o emergenza ammissibile, le seguenti operazioni essenziali di emergenza e recupero:
a) ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione;
b) realizzazione di misure provvisorie di alloggio e finanziamento dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità della popolazione colpita;
c) messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e misure di protezione del patrimonio culturale;
d) ripulitura delle zone danneggiate, comprese le zone naturali, in linea, se del caso, con approcci eco-compatibili e ripristino immediato delle zone naturali colpite al fine di evitare gli effetti immediati legati all’erosione del suolo;
e) misure volte a fornire rapidamente assistenza, anche medica, alla popolazione colpita da una grave emergenza di sanità pubblica e a proteggere la popolazione dal rischio di essere colpita, per esempio attraverso la prevenzione, il monitoraggio o il controllo della diffusione di malattie, la lotta contro i gravi rischi per la salute pubblica o l’attenuazione del loro impatto sulla salute pubblica.
Ai fini della lettera a), per «ripristino della funzionalità» si intende il ripristino, per le infrastrutture e gli impianti, delle condizioni precedenti al verificarsi della catastrofe naturale. Qualora non sia giuridicamente possibile o economicamente giustificato ristabilire la situazione precedente al verificarsi della catastrofe naturale, o qualora lo Stato beneficiario decida di spostare l’infrastruttura o l’impianto colpiti o di migliorarne la funzionalità al fine di potenziare la capacità di resistenza alle catastrofi naturali future, il Fondo può contribuire ai costi di ripristino solo fino a concorrenza dell’ammontare dei costi stimati per il ripristino dello status quo ante.
I costi che eccedono il livello di cui al secondo comma sono finanziati dallo Stato beneficiario mediante fondi propri o, se possibile, mediante altri fondi dell’Unione.
Ai fini della lettera b), per «misure provvisorie di alloggio» si intende una sistemazione alloggiativa che dura fino a quando la popolazione colpita sia in grado di ritornare alle abitazioni originarie dopo che queste sono state riparate o ricostruite.
3. I pagamenti a titolo del Fondo si limitano a finanziare le misure destinate a mitigare i danni non assicurabili e sono recuperati qualora i costi sostenuti per riparare i danni siano in seguito coperti da terzi conformemente all’articolo 8, paragrafo 4.
4. L’imposta sul valore aggiunto (IVA) non costituisce una spesa ammissibile di un’operazione, tranne qualora non sia recuperabile a norma della legislazione nazionale sull’IVA.
5. L’assistenza tecnica per la gestione, il monitoraggio, l’informazione e la comunicazione, la risoluzione dei reclami, il controllo e l’audit non è ammissibile per il contributo finanziario del Fondo.
I costi relativi alla preparazione e all’attuazione delle operazioni di cui al paragrafo 2, compresi quelli relativi alla perizia tecnica fondamentale, sono ammissibili come parte dei costi di progetto.
6. Qualora le operazioni di cui al paragrafo 2 a cui il Fondo ha contribuito finanziariamente generino entrate, il contributo finanziario totale del Fondo non supera i costi netti totali delle operazioni di emergenza e recupero sostenuti dallo Stato beneficiario. Lo Stato beneficiario allega una dichiarazione in tal senso nella relazione sull’attuazione del contributo del Fondo di cui all’articolo 8, paragrafo 3.
7. Il 1° ottobre di ogni anno dovrebbe essere rimanere disponibile almeno un quarto dell’importo annuo del Fondo per coprire i fabbisogni che si presentassero entro la fine dell’anno.

Articolo 4-bis

1. Al momento della presentazione di una domanda di contributo finanziario del Fondo alla Commissione, uno Stato membro può chiedere il versamento di un anticipo. La Commissione effettua una valutazione preliminare per accertare se la domanda soddisfa le condizioni di cui all’articolo 4, paragrafo 1, e verifica la disponibilità delle risorse di bilancio. Ove tali condizioni siano soddisfatte e siano disponibili risorse sufficienti, la Commissione può adottare, mediante un atto di esecuzione, una decisione con cui è concesso l’anticipo e versa tale anticipo senza indugio prima dell’adozione della decisione di cui all’articolo 4, paragrafo 4. Il versamento di un anticipo non pregiudica la decisione finale in merito alla mobilitazione del Fondo.
2. L’importo dell’anticipo non supera il 10% dell’importo del contributo finanziario previsto e in nessun caso è superiore a 30 000 000 EUR. Una volta che l’importo finale del contributo finanziario sia stato determinato, la Commissione tiene conto dell’importo dell’anticipo prima di provvedere al saldo del contributo finanziario. La Commissione recupera gli anticipi versati indebitamente.
3. Qualsiasi importo dovuto al bilancio generale dell’Unione è rimborsato entro il termine indicato nell’ordine di riscossione emesso a norma dell’articolo 78 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio. Detto termine corrisponde all’ultimo giorno del secondo mese successivo all’emissione dell’ordine.
4. Al momento di adottare il progetto di bilancio generale dell’Unione per un dato esercizio finanziario, la Commissione, laddove necessario per garantire la tempestiva disponibilità di risorse di bilancio, propone al Parlamento europeo e al Consiglio di mobilitare il Fondo per un importo fino ad un massimo di 50 000 000 EUR per il versamento di anticipi e di iscrivere i corrispondenti stanziamenti nel bilancio generale dell’Unione.
Le disposizioni di bilancio rispettano i massimali di cui all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento(UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio.


 

Articolo 4-bis

1. Al momento della presentazione di una domanda di contributo finanziario del Fondo alla Commissione, uno Stato membro può chiedere il versamento di un anticipo. La Commissione effettua una valutazione preliminare per accertare se la domanda soddisfa le condizioni di cui all’articolo 4, paragrafo 1, e verifica la disponibilità delle risorse di bilancio. Ove tali condizioni siano soddisfatte e siano disponibili risorse sufficienti, la Commissione può adottare, mediante un atto di esecuzione, una decisione con cui è concesso l’anticipo e versa tale anticipo senza indugio prima dell’adozione della decisione di cui all’articolo 4, paragrafo 4. Il versamento di un anticipo non pregiudica la decisione finale in merito alla mobilitazione del Fondo.
2. L’importo dell’anticipo non supera il 25% dell’importo del contributo finanziario previsto e in nessun caso è superiore a 100 000 000 EUR. Una volta che l’importo finale del contributo finanziario sia stato determinato, la Commissione tiene conto dell’importo dell’anticipo prima di provvedere al saldo del contributo finanziario. La Commissione recupera gli anticipi versati indebitamente.
3. Qualsiasi importo dovuto al bilancio generale dell’Unione è rimborsato entro il termine indicato nell’ordine di riscossione emesso a norma dell’articolo 78 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio. Detto termine corrisponde all’ultimo giorno del secondo mese successivo all’emissione dell’ordine.
4. Al momento di adottare il progetto di bilancio generale dell’Unione per un dato esercizio finanziario, la Commissione, laddove necessario per garantire la tempestiva disponibilità di risorse di bilancio, propone al Parlamento europeo e al Consiglio di mobilitare il Fondo per un importo fino ad un massimo di 50 000 000 EUR per il versamento di anticipi e di iscrivere i corrispondenti stanziamenti nel bilancio generale dell’Unione.
Le disposizioni di bilancio rispettano i massimali di cui all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento(UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio.


 

Articolo 8

1. Il contributo finanziario del Fondo è utilizzato entro un periodo di diciotto mesi a decorrere dalla data in cui la Commissione ha erogato l’intero importo dell’assistenza. La parte di contributo finanziario che non sia stata impiegata entro tale termine o che sia stata utilizzata per operazioni non ammissibili è recuperata dalla Commissione a carico dello Stato beneficiario.
2. Gli Stati beneficiari cercano di ottenere ogni possibile indennizzo da terzi.
3. Entro sei mesi dalla scadenza del periodo di diciotto mesi di cui al paragrafo 1, lo Stato beneficiario presenta una relazione sull’attuazione del contributo finanziario del Fondo corredata di una dichiarazione giustificativa delle spese. La relazione indica gli altri finanziamenti eventualmente ricevuti per le operazioni interessate, compresi i rimborsi assicurativi e gli indennizzi ottenuti da terzi.
La relazione di attuazione precisa:
a) le misure di prevenzione adottate o proposte dallo Stato beneficiario per limitare futuri danni ed evitare, nella misura del possibile, il ripetersi di catastrofi naturali analoghe, compreso l’uso a tal fine dei fondi strutturali e di investimento dell’Unione;
b) lo stato di attuazione della pertinente legislazione dell’Unione in materia di prevenzione e gestione dei rischi di catastrofe naturale;
c) l’esperienza acquisita dalla catastrofe naturale nonché i provvedimenti adottati o proposti per garantire la protezione dell’ambiente e la resilienza in relazione ai cambiamenti climatici e alle catastrofi naturali; e
d) qualsiasi altra informazione pertinente sulle misure di prevenzione e mitigazione adottate in relazione alla natura della catastrofe naturale.
La relazione di attuazione è corredata del parere di un organismo di revisione contabile indipendente, elaborato conformemente alle norme di revisione internazionalmente riconosciute, che attesta che la dichiarazione giustificativa delle spese fornisce un quadro fedele e che il contributo finanziario del Fondo è legale e regolare, conformemente all’articolo 59, paragrafo 5, e all’articolo 60, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012.
Al termine della procedura di cui al primo comma la Commissione effettua la chiusura dell’assistenza del Fondo.
4. Qualora il costo di indennizzo dei danni sia successivamente coperto da terzi, la Commissione chiede allo Stato beneficiario il rimborso della somma corrispondente compresa nel contributo finanziario del Fondo.

Articolo 8

Il contributo finanziario del Fondo è utilizzato entro un periodo di diciotto mesi a decorrere dalla data in cui la Commissione ha erogato l’intero importo dell’assistenza. La parte di contributo finanziario che non sia stata impiegata entro tale termine o che sia stata utilizzata per operazioni non ammissibili è recuperata dalla Commissione a carico dello Stato beneficiario.
2. Gli Stati beneficiari cercano di ottenere ogni possibile indennizzo da terzi.
3. Entro sei mesi dalla scadenza del periodo di 18 mesi di cui al paragrafo 1, lo Stato beneficiario presenta una relazione sull’attuazione del contributo finanziario del Fondo corredata di una dichiarazione giustificativa delle spese. La relazione indica gli altri finanziamenti eventualmente ricevuti per le operazioni interessate, compresi i rimborsi assicurativi e gli indennizzi ottenuti da terzi.
La relazione di attuazione precisa, a seconda della natura della catastrofe o emergenza ammissibile:
a) le misure di prevenzione adottate o proposte dallo Stato beneficiario per limitare futuri danni ed evitare, nella misura del possibile, il ripetersi di catastrofi naturali o emergenze di sanità pubblica analoghe, compreso l’uso a tal fine dei fondi strutturali e d’investimento europei;
b) lo stato di attuazione della pertinente legislazione dell’Unione in materia di prevenzione e gestione dei rischi di catastrofe;
c) l’esperienza acquisita dalla catastrofe o emergenza nonché i provvedimenti adottati o proposti per garantire la protezione dell’ambiente e la resilienza in relazione ai cambiamenti climatici, alle catastrofi naturali e alle emergenze di sanità pubblica; e
d) qualsiasi altra informazione pertinente sulle misure di prevenzione e mitigazione adottate in relazione alla natura della catastrofe naturale o dell’emergenza di sanità pubblica.
La relazione di attuazione è corredata del parere di un organismo di revisione contabile indipendente, elaborato conformemente alle norme di revisione internazionalmente riconosciute, che attesta se la dichiarazione giustificativa delle spese fornisce un quadro fedele e se il contributo finanziario del Fondo è legale e regolare, conformemente all’articolo 59, paragrafo 5, e all’articolo 60, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012.
Al termine della procedura di cui al primo comma la Commissione effettua la chiusura dell’assistenza del Fondo.
4. Qualora il costo di indennizzo dei danni sia successivamente coperto da terzi, la Commissione chiede allo Stato beneficiario il rimborso della somma corrispondente compresa nel contributo finanziario del Fondo.

COVID-19: in arrivo il mod. per accedere al Fondo sospensione mutui prima casa


Il MEF – Dipartimento del Tesoro – con il comunicato 30 marzo 2020 rende noto il nuovo modello, aggiornato e semplificato rispetto a quello precedente, per presentare la domanda di sospensione del mutuo tramite l’accesso al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa.

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Decreto del MEF è stato reso attuativo l’art. 54 del DL “CuraItalia” che integra la disciplina del cosiddetto fondo Gasparrini, che prevede il diritto, per i titolari di un mutuo contratto per l’acquisto della prima casa che siano nelle situazioni di temporanea difficoltà previste dal regolamento, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate fino a 18 mesi.
In seguito all’emergenza Covid, l’operatività del fondo Gasparrini è stata estesa, consentendo di accedere al medesimo anche ai lavoratori dipendenti con riduzione o sospensione dell’orario di lavoro (ad esempio per cassa integrazione) per un periodo di almeno 30 giorni e ai lavoratori autonomi e ai professionisti che abbiano subito un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto al fatturato dell’ultimo trimestre 2019. Inoltre, per tutte le ipotesi di accesso al Fondo:
– non è più richiesta la presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE);
– è possibile beneficiare anche per chi ha già fruito in passato della sospensione (purché l’ammortamento sia ripreso da 3 mesi);
– è stato previsto che il Fondo sopporti il 50% degli interessi che maturano nel periodo della sospensione.
Per ottenere rapidamente la sospensione del mutuo il cittadino, in possesso dei requisiti previsti per l’accesso al Fondo e che si trovi nelle situazioni in cui è previsto l’intervento dello stesso, deve prendere contatto con la banca che ha concesso il mutuo, la quale dietro presentazione della documentazione necessaria procede alla sospensione del finanziamento.

Aumenta il diritto annuale per alcune Camere di Commercio d’Italia



Il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato gli anni 2020, 2021 e 2022 l’incremento della misura del diritto annuale fino ad un massimo del 20% per il finanziamento di programmi e progetti presentati dalla camere di commercio condivisi con le Regioni ed aventi per scopo la promozione dello sviluppo economico e l’organizzazione di servizi alle imprese (D.M. 12 marzo 2020).


Le Camere di commercio autorizzate ad incrementare le misure del diritto annuale sono quelle presenti nelle seguenti città o regioni:


















































































































Agrigento Alessandria Aosta
Arezzo-Siena Asti Avellino
Bari Basilicata Benevento
Bergamo Biella-Vercelli Bologna
Bolzano Brescia Brindisi
Cagliari Caltanissetta Caserta
Catanzaro Chieti-Pescara Como-Lecco
Cosenza Cremona Crotone
Cuneo Ferrara Firenze
Foggia Frosinone Genova
L’Aquila Latina Lecce
Lucca Mantova Marche
Maremma e Tirreno Massa Carrara Messina
Milano Monza Brianza Lodi Modena Molise
Napoli Novara Nuoro
Oristano Padova Palermo-Enna
Parma Pavia Perugia
Piacenza Pisa Pistoia
Pordenone-Udine Prato Ravenna
Reggio-Calabria Reggio-Emilia Rieti
Riviere di Liguria Roma Romagna
Salerno Sassari Sicilia orientale
Sondrio Taranto Teramo
Terni Torino Trapani
Trento Treviso-Belluno Varese
Venezia-Giulia Venezia-Rovigo Verbania
Verona Vibo-Valentia Vicenza
Viterbo


In tutti i casi l’aumento è del 20%, eccetto per la Camera di commercio di Perugia che registra un aumento del 10%.
Le imprese che hanno già provveduto, per l’anno 2020, al versamento del diritto annuale possono effettuare il conguaglio rispetto all’importo versato entro il 30 novembre 2020.

COVID-19: chiarimenti per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca


Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, con circolare 27 marzo 2020, n. 6485, ha fornito chiarimenti sulla procedura da seguire qualora. a fronte all’emergenza epidemiologica da COVID-19, l’impresa di pesca dovesse optare per l’arresto temporaneo dell’attività.

Il decreto Cura Italia per far fronte ai danni diretti e indiretti derivanti dall’emergenza COVID-19 e per assicurare la continuità aziendale delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, ha istituito un Fondo con una dotazione di 100 milioni di euro per l’anno 2020 per la copertura totale degli interessi passivi su finanziamenti bancari destinati al capitale circolante e alla ristrutturazione dei debiti, per la copertura dei costi sostenuti per interessi maturati negli ultimi due anni su mutui contratti dalle medesime imprese, nonché per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca.
Tale misura non è da considerarsi, ai sensi della attuale e vigente normativa europea e nazionale, come misura di fermo obbligatorio ovvero volontario, ma trattasi invero di sospensione dell’attività economica dovuta a cause di forza maggiore derivati dall’emergenza sanitaria.
Nell’ipotesi in cui le misure emergenziali dovessero essere attuate mediante applicazione della procedura prevista per l’arresto temporaneo, gli armatori dovranno presentare agli Uffici marittimi di competenza una autodichiarazione di mancata effettuazione dell’attività di pesca per emergenza sanitaria, da inviare a mezzo posta elettronica certificata (o in mancanza, a mezzo mail ordinaria), entro le ore 24 del giorno precedente la sospensione delle attività.
In tale autodichiarazione dovranno essere indicate le unità in armamento che usciranno in mare e quelle costrette a sospendere l’attività per il giorno indicato. Per queste ultime l’armatore dovrà comunicare anche l’ubicazione dell’imbarcazione.
Gli Uffici marittimi dovranno costituire, per ciascun armatore, un fascicolo contenente le autodichiarazioni presentate dall’armatore predetto.
Ciascun armatore deve conservare tutta la documentazione dell’attività di pesca (a titolo esemplificativo e non esaustivo: VMS, corretta compilazione del giornale di bordo, dichiarazioni di sbarco, libretto dei consumi del carburante, documenti di trasporto, ecc.), che, una volta cessato il periodo di emergenza sanitaria, dovrà essere trasmessa ai competenti Uffici Marittimi ai fini di comprovare la veridicità delle autodichiarazioni.

Dogane, esente da imposte e IVA lo svincolo diretto dei DPI e dei dispositivi di ventilazione


Disposta la sdoganalizzazione di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) i dispositivi di ventilazioni (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ordinanza 28 marzo 2020, n. 6 e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Determinazione 27 marzo 2020, n. 101115).

L’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nello svolgimento delle attività di propria competenza, provvede a porre in essere ogni azione utile al fine di consentire la celere sdoganalizzazione di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale (“DPI”) di protezione via aeree FFP2, FFP3, N95, KN95, nonché di beni mobili di qualsiasi genere occorrenti per fronteggiare l’emergenza COVID-19, compresi gli strumenti ed i dispositivi di ventilazioni invasivi e non invasivi.
Lo svincolo diretto dei DPI prevede l’esenzione delle imposte doganali e dell’IVA all’importazione gravanti sulle merci, necessarie a fronteggiare l’emergenza, importate da Enti o Organizzazioni di diritto pubblico e da altri Enti a carattere caritativo o filantropico, nonché sui beni importati per la libera pratica dalle Unità di pronto soccorso per far fronte alle proprie necessità per tutta la durata del loro intervento.
Quindi, tale sospensione è rivolta esclusivamente nei confronti delle Regioni, Province Autonome, Enti territoriali locali, Pubbliche Amministrazioni, strutture ospedaliere pubbliche ovvero private accreditate ed inserite nella rete regionale dell’emergenza, soggetti che esercitano servizi pubblici essenziali ed è subordinata al preventivo rilascio da parte dell’Ufficio delle Dogane competente di un’autorizzazione che accerti la sussistenza delle condizioni di legge.
Al fine dell’ottenimento dell’autorizzazione, è onere dell’importatore produrre all’atto dello sdoganamento una autocertificazione con la quale il medesimo attesti che i beneficiari siano i soggetti di cui sopra, oltre all’impegno a versare i dazi e l’IVA all’importazione dovuti in caso di mancata concessione della franchigia da parte della Commissione.
Qualora l’importatore sia soggetto diverso da quelli indicati, il rilascio dell’autorizzazione è subordinato alla rigorosa verifica che il destinatario finale delle merci sia uno dei soggetti indicati e che venga rilasciata da quest’ultimo l’autocertificazione.
La sospensione si applica a far data dal 1° febbraio 2020 fino all’emanazione della decisione della Commissione europea.
L’ADM, tramite le proprie articolazioni territoriali, effettua un controllo sulle merci al fine di individuare quelle che possono essere svincolate ai soggetti indicati sopra e, contestualmente agli svincoli, provvede a darne comunicazione al Commissario Straordinario.
Per i DPI acquisiti da ADM e non diretti ai soggetti in questione, la stessa ADM procederà a segnalare direttamente la circostanza al Commissario Straordinario affinché disponga, ove lo ritenga, la requisizione della merce da parte di ADM in qualità di Soggetto Attuatore.


Conferimento SPT, chiarimenti dal CNDCEC


Forniti chiarimenti sul conferimento di una STP in una newco STP (CNDCEC – PO n. 31/2020).

La partecipazione ad una STP è incompatibile con la partecipazione ad altra STP.
L’incompatibilità della partecipazione del socio a più società professionali si determina anche nel caso di STP multidisciplinare e si applica per tutta la durata dell’iscrizione della società all’Ordine di appartenenza.
Ne consegue che, mentre sembrerebbe consentito al socio professionista svolgere contemporaneamente attività professionale anche in forma individuale o associata, allo stesso è precluso partecipare a più STP.
Inoltre, sembrerebbe esclusa la possibilità che una STP partecipi ad altra STP, considerato che, in tal modo, verrebbe ad essere indirettamente elusa la regola per cui la partecipazione del socio è consentita esclusivamente in una STP.
Pertanto, la regola enunciata deve orientare le scelte del professionista in qualsivoglia operazione di conferimento dello studio professionale in una STP, ovvero di trasferimento delle partecipazioni societarie.
Il CNDCEC evidenzia che l’incompatibilità del socio viene meno alla data in cui il recesso del socio, l’esclusione dello stesso, ovvero il trasferimento dell’intera partecipazione alla STP producono i loro effetti per quanto riguarda il rapporto sociale (ovverossia dalla data di iscrizione presso il registro delle imprese dell’atto che direttamente interessa il socio). Infine, il mancato rilievo o la mancata rimozione della situazione di incompatibilità, desumibile anche dalle risultanze dell’iscrizione all’Albo tenuto presso l’Ordine, integrano illecito disciplinare sia per il singolo professionista, sia per la STP.

Fringe benefit: onere del compenso al procuratore trasferito alla società sportiva

Con l’Ordinanza n. 7377 del 17 marzo 2020, la Corte di Cassazione ha affermato che in assenza di un “mandato diretto”, se la società sportiva sostiene l’onere del compenso al procuratore per la consulenza nella preparazione del contratto di lavoro tra la società e il giocatore, la somma pagata si considera fringe benefit per il giocatore, quale beneficiario indiretto. La somma concorre a formare il reddito di lavoro dipendente del calciatore da assoggettare a tassazione (Corte di Cassazione – Ordinanza 17 marzo 2020, n. 7377).

L’attività degli agenti di calciatori è regolata da una particolare disciplina secondo cui può essere eseguita solo dopo che l’agente abbia ricevuto formale incarico da parte del calciatore o della società sportiva, mediante la compilazione, a pena di inefficacia, di appositi moduli (predisposti dalla commissione degli agenti dei calciatori), in quadruplice copia, da depositare anche presso la segreteria dell’organo federale e presso la suddetta commissione, distinti per colore: il modulo blu (mandato tra calciatore e agente) e il modulo rosso (mandato tra società sportiva e agente).
Nella controversia esaminata dalla Corte Suprema con l’ordinanza n. 7377/2020, proprio l’assenza del mandato tra la società e il procuratore (modulo rosso) ha legittimato la presunzione dedotta dal Fisco, che il compenso pagato dalla società sportiva all’agente per la consulenza nella preparazione del contratto di lavoro con il giocatore, in realtà, costituisse un fringe benefit in favore del giocatore, attraverso il trasferimento del costo della prestazione dell’agente dal calciatore alla società.
In altri termini il giocatore si ritiene beneficiario indiretto del compenso, da includere tra i redditi di lavoro subordinato in forza del principio di onnicomprensività, in quanto, anche se l’importo risultasse concordato tra la società e il procuratore dello sportivo, sostanzialmente rappresenta il compenso per le prestazioni professionali di assistenza e consulenza del procuratore a favore del calciatore.
I giudici di legittimità hanno dunque rigettato il ricorso del giocatore, evidenziando che secondo il principio di onnicomprensività “il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.
Ciò comporta che si debbano includere tra i redditi di lavoro dipendente anche gli importi e le erogazioni in genere integranti, come nel caso di specie, un vantaggio accessorio attribuito dal datore di lavoro al dipendente in aggiunta alla normale retribuzione (fringe benefits).
Nella fattispecie concreta, la mancata esibizione, durante la verifica fiscale della GdF presso la società sportiva, del cd. “mandato rosso”, che avrebbe attestato l’esistenza di un rapporto contrattuale diretto tra la società di calcio e il procuratore sportivo, privilegia la qualificazione della somma pagata dalla società all’agente, non come un costo deducibile della società di calcio, ma come un reddito (aggiuntivo) di lavoro dipendente (fringe benefit), imponibile in capo al calciatore, assistito dal procuratore, sul presupposto che l’attività dell’agente (seppure pagata dalla società) fosse svolta nell’esclusivo interesse del calciatore, in virtù del rapporto contrattuale esistente tra lo sportivo e il procuratore.

Accesso per lavoratori, autonomi e professionisti al “Fondo solidarietà mutui prima casa”


Per offrire un rapido ristoro a coloro che, in ragione dell’ emergenza da coronavirus, si possano trovare in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo per l’acquisto della abitazione principale è previsto un Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa. (MEF – decreto 25 Marzo 2020)


 


Per poter accedere ai benefici del Fondo rilevano le seguenti situazioni:
– sospensione dal lavoro per almeno 30 giorni lavorativi consecutivi;
– riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni lavorativi consecutivi, corrispondente ad una riduzione almeno pari al 20% dell’orario complessivo.
La sospensione del pagamento delle rate del mutuo può essere concessa per durata massima complessiva non superiore a:
a) 6 mesi, se la sospensione o la riduzione orario del lavoro ha una durata compresa tra 30 giorni e 150 giorni lavorativi consecutivi;
b) 12 mesi, se la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro ha una durata compresa tra 151 e 302 giorni lavorativi consecutivi;
c) 18 mesi, se la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro ha una durata superiore di 303 giorni lavorativi consecutivi.
Ferma restando la durata massima complessiva di 18 mesi, la sospensione può essere reiterata, anche per periodi non continuativi, entro i limiti della dotazione del Fondo.
Il richiedente deve allegare all’istanza di accesso al Fondo copia del provvedimento amministrativo di autorizzazione dei trattamenti di sostegno del reddito, o la richiesta del datore di lavoro di ammissione al trattamento di sostegno del reddito, o la dichiarazione del datore di lavoro che attesti la sospensione e/o riduzione dell’orario di lavoro per cause non riconducibili a responsabilità del lavoratore, con l’indicazione del periodo di sospensione e della percentuale di riduzione dell’orario di lavoro.
A fronte della sospensione del pagamento delle rate di mutuo, sono rimborsati dal Fondo alle banche gli interessi compensativi. Ai fini del calcolo degli interessi compensativi si applica il tasso di interesse contrattuale vigente al momento della presentazione della richiesta di sospensione del pagamento delle rate del mutuo.
La sospensione del pagamento delle rate del mutuo non comporta l’applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria ed avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive.
L’ammissione ai benefici del Fondo è concessa anche ai lavoratori autonomi (art. 1, legge 22 maggio 2017, n. 81) e ai liberi professionisti (legge 14 gennaio 2013, n. 4, legge n. 4 del 2013) che autocertifichino di aver registrato, nel trimestre successivo al 21 febbraio 2020 e precedente la domanda ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra il 21 febbraio 2020 e la data della domanda qualora non sia trascorso un trimestre, un calo del proprio fatturato medio giornaliero nel suddetto periodo superiore al 33% del fatturato medio giornaliero dell’ultimo trimestre 2019, in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus.
Per l’accesso al Fondo non è richiesta la presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).
Ai fini del rispetto del limite massimo dei 18 mesi del periodo di sospensione, non si tiene conto delle sospensioni già concesse su mutui per i quali, all’atto della presentazione dell’istanza, sia ripreso, per almeno tre mesi, il regolare ammortamento delle rate di mutuo.
Il gestore del Fondo assicura l’immediata estensione dell’operatività del Fondo ai sensi delle specifiche previsioni legislative e del presente decreto e provvede a rendere disponibile sul proprio sito internet il modello aggiornato per la domanda di accesso al Fondo.


Covid-19: chiarimenti sulle sanzioni applicabili alle violazioni delle misure di contenimento


30 MARZ 2020 Forniti i primi chiarimenti sul procedimento di applicazione delle nuove sanzioni amministrative per gli illeciti sulla strada accertati dalle Forze di Polizia e dalle Polizie Locali (Ministero Interno – circolare 27 marzo 2020, n. 2416)

L’art. 4, D.L. n. 19/2020 ha previsto che tutti i comportamenti, che costituiscono violazione delle misure di contenimento dell’epidemia da COVID-19 disciplinate con D.P.C.M., ovvero con provvedimenti temporanei delle Regioni o del Sindaco, sono puniti con sanzioni amministrative.
Tali sanzioni sono applicate a tutti i comportamenti illeciti posti in essere tutti i comportamenti, che costituiscono violazione delle misure di contenimento dell’epidemia da COVID-19 disciplinate con D.P.C.M., ovvero con provvedimenti temporanei delle Regioni o del Sindaco, sono puniti con sanzioni amministrative


Sanzioni previste e pagamento in misura ridotta


Quando la violazione è commessa senza l’utilizzo di un veicolo (e il caso del pedone che circola sulla strada o della persona che è all’interno di una  stazione ferroviaria, di colui che è a bordo di un mezzo di trasporto diverso dal veicolo definito dall’articolo 46 del Codice della strada, etc.) la sanzione pecuniaria prevista (da euro 400,00 a euro 3.000,00) ammette il pagamento in misura ridotta (entro 60 giorni dalla contestazione o notificazione) di una somma pari a euro 400,00. Sono sempre valide le disposizioni relative al pagamento con riduzione del 30%, quando il pagamento è effettuato entro 30 giorni dalla contestazione o notificazione del verbale. La somma da pagare in forma agevolata è di euro 280,00.


Maggiorazione in caso di utilizzo di veicoli


È prevista una maggiorazione delle somme da pagare nel caso in cui la violazione delle misure di contenimento sia effettuata con l’utilizzo di veicoli. Tale maggiorazione si applica sia nel caso in cui la persona responsabile dell’illecito sia conducente del veicolo, sia nel caso in cui sia semplicemente passeggero dello stesso.
Se la violazione è commessa con l’uso di un veicolo, la sanzione da pagare è aumentata fino ad 1/3. Per l’operatore di polizia che accerta la violazione, tale norma deve essere applicata prevedendo l’aumento di 1/3 in misura fissa delle sanzioni edittali, non essendo possibile per questi definire, in misura discrezionale, l’entità della maggiorazione Pertanto, in tali casi, la sanzione pecuniaria prevista (da euro 533,33 a euro 4.000) ammette il pagamento in misura ridotta (entro 60 giorni dalla contestazione o notificazione) di una somma pari a euro 533,33.
Anche in tale ipotesi, trovano applicazione le disposizioni relative al pagamento con riduzione del 30% quando il pagamento è effettuato entro 30 giorni dalla contestazione o notificazione del verbale (fino al 31 maggio 2020). La somma da pagare in forma agevolata è, perciò, di euro 373,34.


Procedimento di applicazione delle sanzioni


La competenza ad accertare gli illeciti appartiene a tutti gli organi addetti al controllo, anche gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, compresi, per la violazione di provvedimenti provvisori temporanei delle regioni o dei sindaci, i soggetti individuati dalle leggi regionali in materia.
La competenza ad irrogare le sanzioni amministrative, comprese quelle accessorie (e quindi a ricevere il rapporto in caso di mancato pagamento in misura ridotta per adottare l’ordinanza-ingiunzione di pagamento), appartiene:
– al Prefetto, per le violazioni di disposizioni dettate da D.P.C.M.;
– al Presidente della Regione o al Sindaco per le violazioni relative a provvedimenti temporanei adottati.


Alle medesime autorità il trasgressore può presentare scritti difensivi entro il termine di 30 giorni dalla data di contestazione o notificazione.
In questa fase dell’emergenza sanitaria relativa all’epidemia del virus, il procedimento di irrigazione delle sanzioni è sospeso fino al 15 aprile 2020 (salvo ulteriore proroga), compreso il termine per presentare scritti difensivi.
Non è invece sospesa l’attività di accertamento e di contestazione immediata degli illeciti che deve essere sempre completata dagli organi di polizia e dagli altri soggetti che possono esercitare tale attività con la redazione e la consegna immediata al trasgressore del relativo verbale di contestazione (salvo che non sia possibile effettuare la contestazione immediata).


Modalità di pagamento


Il pagamento della sanzione può avvenire, alternativamente:
– presso l’ufficio dal quale dipende l’agente accertatore, in contanti se è presente un ufficio cassa, ovvero mediante strumenti di pagamento elettronico;
– a mezzo di versamento in conto corrente postale,
– se l’amministrazione lo prevede, a mezzo di conto corrente bancario.


Qualora l’agente accertatore sia munito di idonea apparecchiatura che consente di pagare e di accreditare la somma pagata in modo contabilmente compatibile con la gestione amministrativa degli illeciti in questione, il trasgressore è ammesso ad effettuare immediatamente, nelle mani dell’agente accertatore medesimo, il pagamento mediante strumenti di pagamento elettronico, nella misura agevolata con riduzione del 30%.
Per le violazioni accertate dalle Forze di Polizia i cui proventi sono destinati allo Stato è previsto, come unica modalità di pagamento, il bonifico bancario intestato alla Tesoreria Centrale di Roma.
Quando destinatario dei proventi è la Regione o il Comune, si applicano le modalità di pagamento indicate sul territorio dagli stessi enti.
I termini di pagamento sono attualmente sospesi fino al 3 aprile 2020 (salvo ulteriori proroghe), ma il trasgressore che lo desidera e se ciò è possibile in funzione dell’operatività dell’Ufficio o Comando da cui dipende l’accertatore, può comunque pagare anche durante tale periodo.


Dal 1° aprile bonus 600 euro. Il MEF include gli agenti di commercio

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze cambia idea e, a pochi giorni dal click day, include gli agenti e rappresentanti di commercio nella platea dei beneficiari del bonus di 600 euro di cui all’articolo 28 del DL Cura Italia (FAQ dedicate al COVID-19 sul sito del Mef).

L’Inps ha reso noto che dal 1° aprile 2020 sarà attiva la procedura per inoltrare la domanda di accesso all’indennità COVID-19 prevista per i lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’Ago (artigiani, commercianti, agricoli, lavoratori dello spettacolo).


In un primo tempo, sulla base di un’interpretazione letterale della norma, il MEF ha escluso dalla platea dei beneficiari dell’indennità di cui all’art. 28 del DL Cura Italia gli agenti e rappresentanti di commercio perché iscritti anche all’ENASARCO.
Si ricorda che l’articolo 28 del DL Cura Italia (Indennità lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’Ago) stabilisce specificamente che:


1. Ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, ad esclusione della Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è riconosciuta un’indennità per il mese di marzo pari a 600 euro. L’indennità di cui al presente articolo non concorre alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.


2. L’indennità di cui al presente articolo è erogata dall’INPS, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 2.160 milioni di euro per l’anno 2020. L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa e comunica i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al ministero dell’economia e delle finanze. Qualora dal predetto monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al predetto limite di spesa, non sono adottati altri provvedimenti concessori.

Alla domanda se “gli agenti di commercio che oltre all’iscrizione alle gestioni speciali dell’Ago hanno l’obbligo di essere iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria come l’Enasarco, avessero diritto all’indennità di 600 euro” il MEF aveva risposto (FAQ dedicate al COVID-19 – Lavoro sul proprio sito):

“Gli agenti di commercio, essendo iscritti all’Enasarco, sono esclusi dalla platea dei destinatari dell’articolo 28, che riguarda solo coloro che non siano iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Tuttavia, anche gli agenti e rappresentanti di commercio potranno accedere, assieme a tutti gli altri soggetti iscritti alle casse di previdenza private, alle agevolazioni previste dall’articolo 44 del Cura Italia che istituisce un fondo per il reddito di ultima istanza al fine di garantire misure di sostegno al reddito sia per i lavoratori dipendenti che per quelli autonomi.”

In seguito all’interlocuzione con i sindacati della categoria, che hanno evidenziato il doppio obbligo contributivo cui sono soggetti gli agenti e rappresentanti di commercio, e la natura integrativa della contribuzione Enasarco rispetto a quella della gestione speciale dell’Ago – Artigiani e Commercianti, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha sostanzialmente cambiato idea, ribaltando la propria risposta che adesso include gli agenti di commercio nella platea dell’articolo 28.

La rettifica non è di poco conto, considerato che a parità di importo del bonus (600 euro) i fondi stanziati per l’indennità prevista dall’art. 28 ammontano a 2.160 milioni di euro, mentre quelli stanziati per finanziare l’indennità di cui all’art. 44 (reddito di ultima istanza) ammontano a 300 milioni di euro, ed entrambe sono concesse su domanda degli interessati fino ad esaurimento dei fondi.

La domanda potrà essere presentata dal 1° aprile e non oltre il 30 aprile 2020, esclusivamente online, dall’area riservata del sito Inps, accedendo alla sezione “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito” e quindi a “Indennità COVID-19”.

Per poter fare domanda all’INPS del bonus di 600 euro è necessario essere in possesso di una delle seguenti credenziali:


– PIN dispositivo rilasciato dall’INPS (per alcune attività semplici di consultazione o gestione è sufficiente un Pin ordinario);


– SPID di livello 2 o superiore;


– Carta di Identità Elettronica 3.0 (CIE);


– Carta Nazionale dei Servizi (CNS).

Chi non è in possesso del PIN INPS può ottenerlo tramite la procedura semplificata, ovvero tramite:


– sito internet www.inps.it, utilizzando il servizio “Richiesta PIN”;


– Contact Center, chiamando il numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa), oppure 06 164164 (a pagamento da rete mobile).


In questo modo l’utente riceve via mail o SMS le prime 8 cifre del PIN, che bastano per poter immediatamente procedere all’autenticazione per la compilazione della domanda per l’indennità. In seguito, comunque, sarà recapitata tramite posta la seconda parte del PIN necessaria per la convalida e l’attivazione del PIN dispositivo.