Chiarimenti sull’IVA al servizio di lettura dei ripartitori di calore posti all’interno dei condomìni


Fornite precisazioni sull’aliquota IVA applicabile al servizio di lettura dei ripartitori di calore posti all’interno dei condomìni (Agenzia delle Entrate – Risposta 03 giugno 2020, n. 163).

La società istante che opera nel settore energetico, chiede all’Agenzia delle Entrate di chiarire quanto segue:
1) se al servizio di lettura di ripartitori di calore affidatogli dai condomìni possa applicarsi la medesima aliquota IVA agevolata al 10 per cento prevista per l’installazione dei ripartitori, ex art.7, comma I, lett. b) L. n. 488/1999, integrando la prestazione di lettura dei ripartitori una prestazione accessoria a quella di installazione degli stessi;
2) prescindendo dalla natura accessoria della prestazione di lettura rispetto alla prestazione di installazione dei ripartitori, se, in ogni caso, alla prestazione di lettura – ogni qual volta essa sia compresa in un contratto di Servizio Energia ovvero sia svolta contestualmente, seppur con separato contratto, a detto Servizio Energia assoggettato all’aliquota IVA agevolata del 10 per cento – sia applicabile la medesima aliquota IVA del 10 percento.
In relazione alla prestazione di”installazione di ripartitori di calore”, l’Agenzia ritiene che detta prestazione possa fruire dell’aliquota ridotta del 10 per cento, nel presupposto che consista in un intervento volto “ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti” (art. 3, co. 1,lett. a), D.P.R. n. 380/2001).
La prestazione di lettura dei ripartitori di calore non si configura come prestazione accessoria rispetto a quella (principale) della installazione dei ripartitori.
L’Amministrazione finanziaria, in via generale, ha chiarito che, ai fini della qualificazione di un’operazione come accessoria, è necessario che la stessa presenti le seguenti caratteristiche:
1) l’operazione deve integrare, completare o rendere possibile l’operazione principale;
2) l’operazione deve essere resa direttamente dal medesimo soggetto che effettual’operazione principale ovvero da terzi, ma per suo conto e a sue spese;
3) l’operazione deve essere resa nei confronti del medesimo soggetto(cessionario/committente) nei cui confronti è resa l’operazione principale.
Secondo la Corte di Giustizia (sentenza dell’11 gennaio 2001, C-76/99) una prestazione deve essere considerata “accessoria ad una prestazione principale quando essa non costituisce per la clientela un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire nelle migliori condizioni del servizio principale offerto dal prestatore”.
Pertanto, non è sufficiente una generica utilità della prestazione accessoria all’attività principale, unitariamente considerata, poiché è necessario che la prestazione accessoria formi un tutt’uno con l’operazione principale.
Con riferimento al caso di specie, il Fisco ritiene che non ricorra l’accessorietà nel senso sopra descritto tra il servizio di lettura di ripartitori di calore presso i condomìni e la prestazione di installazione dei suddetti ripartitori di calore, presentando le due prestazioni una propria distinta ed autonoma funzione,conseguentemente il servizio di lettura di ripartitori di calore deve essere autonomamente assoggettato ad IVA con l’aliquota ordinaria del 22 per cento.
In merito al secondo quesito, il D.lgs. del 30 maggio 2008, n. 115, emanato in attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE, ha regolamentato un quadro di misure volte al miglioramento dell’efficienza degli usi finali dell’energia sotto il profilo costi e benefici, prevedendo, all’articolo 16, comma 4, il “Contratto Servizio Energia”.
In particolare, il D.Lgs. n. 115 del 2008 specifica che, il Contratto Servizio Energia è, in via generale, una fattispecie complessa che, nel rispetto delle vigenti leggi in materia di uso razionale dell’energia, di sicurezza e di salvaguardia dell’ambiente, è finalizzato anche a migliorare il processo di trasformazione e di utilizzo dell’energia assicurandola realizzazione di qualsiasi intervento che consenta la riduzione del consumo di energia da fonti non rinnovabili, in termini significativi ed oggettivamente misurabili.
Con riferimento all’aliquota IVA applicabile, si evidenzia che, nella formulazione attuale, il citato punto 122), della Tabella A, stabilisce l’assoggettamento ad aliquota del 10% delle “prestazioni di servizi e forniture di apparecchiature e materiali relativi alla fornitura di energia termica per uso domestico attraverso reti pubbliche di teleriscaldamento o nell’ambito del contratto servizio energia, come definito nel decreto interministeriale di cui all’articolo 11, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, e successive modificazioni; sono incluse le forniture di energia prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento; alle forniture di energia da altre fonti,sotto qualsiasi forma, si applica l’aliquota ordinaria”.
Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria ha chiarito che l’aliquota agevolata del 10 per cento è applicabile, oltre che alle prestazioni di servizi, anche alle forniture di apparecchiature e materiali utilizzati per la fornitura di energia termica per uso domestico e che si restringe il campo di applicazione dell’aliquota agevolata all’energia prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento. La disposizione normativa di cui al punto 122)subordina l’applicazione dell’aliquota IVA del 10 per cento al verificarsi delle seguenti condizioni: 1. uso domestico dell’energia; 2. distribuzione dell’energia mediante un contratto servizio energia, anche nella versione plus, fattispecie sopravvenuta mediante una modifica normativa; 3. produzione dell’energia da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento.
Ne consegue che, solo nel caso in cui il Contratto Servizio Energia rispetti concretamente i presupposti sopra indicati, al relativo corrispettivo può essere applicata l’aliquota IVA del 10 per cento ai sensi di quanto disposto dal citato punto122) della Tabella.


In relazione al secondo quesito l’Agenzia è del parere che solo in caso di stipula, da parte della società istante, di un Contratto di Servizio Energia, nei termini disciplinati dal D.Lgs n. 115/2008, che preveda, tra le prestazioni oggetto del contratto, anche la lettura dei ripartitori di calore (posti all’interno dei condomini), al corrispettivo potrà essere applicata l’aliquota IVA del 10 per cento, come disposto dal punto 122), della Tabella A.
L’agevolazione prevista dal punto 122), della Tabella A, riguarda il Contratto di Servizio Energia, unitariamente e complessivamente inteso, la cui ragione economica è il perseguimento dell’efficienza energetica secondo le condizioni soggettive ed oggettive richieste dal D.Lgs n.115/2008.
Diversamente, nel caso in cui la prestazione di lettura dei ripartitori di calore non sia prevista nell’ambito del Contratto di Servizio Energia, ma venga in rilievo distintamente, come prestazione eseguita in forza di autonomo contratto stipulato dalla società istante, la prestazione di lettura non potrà usufruire dell’aliquota IVA ridotta del 10 per cento, ai sensi del punto 122) della Tabella A, parte III, allegata al DPR n.633 del 1972, dovendo scontare l’imposta con l’applicazione dell’aliquota ordinaria del 22 per cento.


Covid-19: misure igienico-sanitarie per gli stabilimenti balneari


L’Istituto Superiore di Sanità ha fornito nuove indicazioni igienico-sanitarie per la ripresa degli stabilimenti balneari (ISS – rapporto 31 maggio 2020, n. 36).

I gestori degli stabilimenti balneari devono:


– far prenotare l’accesso agli stabilimenti (anche online), eventualmente per fasce orarie, in modo da prevenire assembramenti, e registrare gli utenti, anche al fine di rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi, mantenendo l’elenco delle presenze per un periodo di almeno 14 giorni, nel rispetto della normativa sulla privacy;


– esporre cartellonistica e locandine che illustrino regole comportamentali per i fruitori delle aree di balneazione e i bagnanti per prevenire e controllare i rischi, comprensibili anche per utenti di altre nazionalità;


– regolamentare gli accessi e gli spostamenti sulle spiagge, anche attraverso percorsi dedicati, e disposizione delle attrezzature, in modo da garantire in ogni circostanza il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare o a questo assimilabile;


– controllare la temperatura corporea, ove possibile, del personale e dei bagnanti con interdizione di accesso se questa risulta superiore ai 37,5°C, nel rispetto delle informative sulla privacy;


– installare dispositivi e attrezzature di protezione nelle postazioni di lavoro degli operatori che limitino il contatto con droplet e aerosol (es. schermature per gli addetti alle casse);


– interdire gli accessi alle piscine interne agli stabilimenti, a meno che non sia garantito un rigoroso rispetto delle distanze interpersonali e assicurata la conformità alle norme di prevenzione applicabili;


– utilizzare le aree giochi in conformità delle norme di prevenzione applicabili;


– consentire le attività ludico-sportive nel rispetto delle Linee guida per l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere emanate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Ufficio per lo sport;


– vietare qualsiasi forma di aggregazione che possa creare assembramenti, quali, tra l’altro, attività di ballo, feste, eventi sociali, degustazioni a buffet, ecc.; sono vietati altresì gli eventi musicali con la sola eccezione di quelli esclusivamente di “ascolto” con postazioni sedute che garantiscano il distanziamento interpersonale;


– vigilare sulle norme comportamentali e sul distanziamento interpersonale (anche durante la balneazione), ad esclusione di persone dello stesso nucleo familiare o a questo assimilabile, con particolare riguardo ai bambini, in tutte le circostanze;


– pulire, con regolarità almeno giornaliera, le varie superfici, gli arredi di cabine e le aree comuni e sanificare (pulizia e disinfezione) in modo regolare e frequente attrezzature (sedie, sdraio, lettini, incluse attrezzature galleggianti e natanti), materiali, oggetti e servizi igienici, limitando l’utilizzo di strutture (es. cabine docce singole, spogliatoi) per le quali non sia possibile assicurare una disinfezione intermedia tra gli utilizzi promiscui;


– limitare la promiscuità nell’uso di qualsiasi attrezzatura da spiaggia, possibilmente procedendo all’identificazione univoca di ogni attrezzatura per evitare ogni possibile scambio accidentale;


– dotare di disinfettanti per l’igiene delle mani a disposizione dei bagnanti;


– fornire disinfettanti e DPI adeguati al personale (mascherine, schermi facciali, guanti) e utilizzare obbligatoriamente DPI in caso di contatti ravvicinati con i bagnanti e attività a rischio (es. contatto con rifiuti o reflui potenzialmente infetti, condizioni di formazione di aerosol durante la sanificazione);


– adottare procedure (anche in forma di semplici istruzioni e contatti) per facilitare eventuali interventi di autorità di pubblica sicurezza e presìdi medici per la gestione di eventi critici legati a eventi sanitari rilevanti rispetto alla COVID-19.


Misure a sostegno di chi svolge attività di riscossione dei diritti d’autore


Stabilite le modalità operative per la ripartizione e l’erogazione delle risorse previste dal DL Cura Italia, a favore degli autori, degli artisti interpreti ed esecutori e dei lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva, a valere sulla quota dei compensi incassati nell’anno 2019, per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi (MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI E PER IL TURISMO – Decreto 30 aprile 2020, pubblicato nella G.U. 3 giugno 2020, n. 140)

L’art. 90 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, al fine di far fronte alle ricadute economiche negative a seguito delle misure di contenimento del COVID-19, ha previsto che la quota dei compensi incassati nell’anno 2019, per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi, è destinata al sostegno degli autori, degli artisti interpreti ed esecutori, e dei lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva.
Con il decreto in oggetto sono stati stabiliti i requisiti per l’accesso al beneficio, anche tenendo conto del reddito dei destinatari, nonché le modalità attuative della disposizione.
La quota dei compensi incassati nell’anno 2019 per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi, pari a 13.536.000 euro, è così ripartita:
a) il 50%, pari a euro 6.768.000, è destinato agli autori;
b) il 45%, pari a euro 6.091.200, è destinato agli artisti interpreti ed esecutori;
c) il 5%, pari a euro 676.800, è destinato ai lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva.
Con riferimento ai requisiti reddituali complessivi, le autocertificazioni a corredo delle domande sono trasmesse, entro trenta giorni dal loro ricevimento, dalla Siae e dagli altri organismi di gestione collettiva, all’Agenzia delle entrate per le verifiche.
Nel caso in cui un soggetto rientri nella categoria di cui alla lettera a) e in quella di cui alla lettera b), al medesimo è attribuito unicamente il beneficio di valore maggiore tra i due.
I contributi di cui al presente decreto sono erogati al lordo delle ritenute di legge, applicate da ciascun organismo di gestione collettiva in relazione alle somme trasferite ai propri iscritti, autori, artisti interpreti ed esecutori o agenti mandatari.


Risorse destinate agli autori


Il beneficio è riconosciuto a soggetti maggiorenni, residenti in Italia alla data del presente decreto e percettori di reddito soggetto a tassazione in Italia in possesso dei seguenti requisiti, riferiti all’anno 2018:
a) reddito complessivo lordo non superiore a 20.000 euro;
b) reddito autorale per almeno il 20% del reddito complessivo e comunque non inferiore a 1.000 euro.
Ai beneficiari è riconosciuto un contributo di entità pari al 50% del reddito autorale maturato nel 2018, per un importo massimo di 3.000 euro.
Entro il 3 luglio 2020, i soggetti interessati presentano alla Società italiana autori e editori (Siae), apposita domanda, secondo le modalità stabilite con decreto del Direttore generale Biblioteche e diritto d’autore del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e utilizzando la modulistica al tal fine resa disponibile sul sito istituzionale della Siae, www.siae.it e della Direzione generale, www.librari.beniculturali.it.
La domanda deve essere corredata da autocertificazione, redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, circa la sussistenza dei requisiti richiesti, dalla dichiarazione dei redditi anno 2018, da apposita autorizzazione al trattamento dei dati personali e da copia di un documento di identità in corso di validità. Le domande devono altresì contenere l’indicazione dell’organismo di gestione collettiva pertinente e le coordinate bancarie ai fini della disposizione del bonifico.
Entro sette giorni dal termine per la presentazione delle domande, la Siae trasmette quelle di rispettiva competenza agli altri organismi di gestione collettiva. Nei dieci giorni successivi, alla Siae e gli altri organismi di gestione collettiva, riscontrano, con riferimento agli autori di rispettiva pertinenza, il possesso dei requisiti richiesti ai fini del riconoscimento del beneficio e certificano il reddito autorale. Nel caso di autori non iscritti ad alcuna forma di gestione dei diritti, la verifica dei requisiti è svolta dalla Siae sulla base della domanda e, in tali casi, il reddito autorale deve risultare nella medesima domanda presentata.
Gli organismi di gestione collettiva calcolano il valore teorico del contributo da erogare con riferimento ai singoli autori di rispettiva pertinenza e lo comunicano alla Siae. La Siae effettua il calcolo del valore teorico da erogare con riferimento ai singoli autori di propria pertinenza.
Sulla base dei contributi teorici, la Siae verifica l’effettiva capienza e qualora il totale teorico sia superiore alla disponibilità effettiva delle risorse, provvede al ricalcolo proporzionale per tutti i richiedenti; qualora il totale teorico sia inferiore alla disponibilità effettiva delle, provvede all’attribuzione in parti uguali delle risorse restanti ai richiedenti con reddito lordo complessivo per l’anno 2018 inferiore a 9.000 euro.
All’esito delle verifiche, la Siae trasferisce agli organismi di gestione collettiva la quota parte delle risorse da assegnare ai beneficiari di rispettiva pertinenza e il beneficio economico è erogato entro i successivi sette giorni dalla Siae o da altro organismo di gestione collettiva attraverso uno o più bonifici sul conto corrente indicato dal richiedente nella domanda, previa comunicazione all’interessato.


Risorse destinate agli artisti interpreti ed esecutori


Il beneficio è riconosciuto a soggetti maggiorenni, residenti in Italia alla data del presente decreto e percettori di reddito soggetto a tassazione in Italia in possesso dei seguenti requisiti:
a) reddito complessivo lordo nell’anno 2018 non superiore a 20.000 euro;
b) quota minima fatturata per cassa di 100 euro nell’anno 2018, ovvero
c) in alternativa al requisito di cui alla lettera b), nel caso di artisti rappresentati da organismi di gestione collettiva abilitati, aver preso parte, quali interpreti primari o comprimari, ad almeno 5 fonogrammi o 5 puntate di serie televisive o 2 opere cinematografiche negli anni 2018 e 2019.
Ai beneficiari è riconosciuto un contributo di entità fissa e uguale per ciascun appartenente alla categoria, calcolato dividendo la somma complessiva di euro 6.091.200, per il numero totale delle richieste ammesse al beneficio.
Entro il 3 luglio 2020, i soggetti interessati presentano alla Siae, apposita domanda, secondo le modalità stabilite con decreto del direttore generale biblioteche e diritto d’autore del Ministero e utilizzando la modulistica al tal fine resa disponibile sul sito istituzionale della Siae, www.siae.it, e della Direzione generale, www.librari.beniculturali.it.
La domanda deve essere corredata da autocertificazione, redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, circa la sussistenza dei requisiti richiesti, dalla dichiarazione dei redditi anno 2018, da apposita autorizzazione al trattamento dei dati personali e da copia di un documento di identità in corso di validità. Le domande devono altresì contenere l’indicazione dell’organismo di gestione collettiva di appartenenza e le coordinate bancarie ai fini della disposizione del bonifico. Gli artisti che non hanno conferito mandato ad alcun organismo di gestione collettiva devono comunque indicarne uno tra quelli abilitati, al fine di ottenere l’erogazione del contributo, senza obbligo di iscrizione.
Entro sette giorni dal termine per la presentazione delle domande, la Siae trasmette agli organismi di gestione collettiva le domande di rispettiva competenza, i quali, nei dieci giorni successivi, verificano il possesso dei requisiti richiesti ai fini del riconoscimento del beneficio e comunicano alla Siae l’esito dell’istruttoria.
La Siae trasferisce agli organismi di gestione collettiva la quota parte delle risorse da assegnare ai beneficiari di rispettiva pertinenza e il beneficio economico è erogato entro i successivi sette giorni dalla Siae o da altro organismo di gestione collettiva attraverso uno o più bonifici sul conto corrente indicato dal richiedente nella domanda, previa comunicazione all’interessato.


Risorse destinate ai mandatari


Il beneficio è riconosciuto ai lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva, di nazionalità italiana e residenti in Italia alla data del presente decreto, per i quali il contratto abbia data antecedente alla data di entrata in vigore del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, e sia regolarmente in corso alla data del presente decreto.
Ai beneficiari è riconosciuto un contributo di entità fissa e uguale per ciascun appartenente alla categoria, calcolato dividendo la somma complessiva di euro 676.800, per il numero totale delle richieste ammesse al beneficio.
Entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto, i soggetti interessati presentano alla Siae apposita domanda, secondo le modalità stabilite con decreto del direttore generale biblioteche e diritto d’autore del Ministero e utilizzando la modulistica al tal fine resa disponibile sul sito istituzionale della Siae, www.siae.it, e della Direzione generale, www.librari.beniculturali.it.
La domanda deve essere corredata da autocertificazione, redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, circa la sussistenza dei requisiti richiesti, da apposita autorizzazione al trattamento dei dati personali e da copia di un documento di identità in corso di validità. Le domande devono altresì contenere l’indicazione dell’organismo di gestione collettiva pertinente e le coordinate bancarie ai fini della disposizione del bonifico.
Entro sette giorni dal termine per la presentazione delle domande, la Siae trasmette agli organismi di gestione collettiva le domande di rispettiva competenza, i quali nei dieci giorni successivi verificano il possesso dei requisiti richiesti ai fini del riconoscimento del beneficio, e, in particolare, i compensi di tipo professionale, la vigenza ed efficacia del contratto di mandato di rappresentanza e il relativo oggetto. Gli organismi di gestione collettiva comunicano alla Siae l’esito dell’istruttoria con riferimento ai singoli mandatari di rispettiva pertinenza. La Siae compie le medesime verifiche con riferimento ai mandatari di propria competenza.
La Siae effettua il calcolo del valore da erogare ai mandatari ammessi al beneficio e trasferisce agli organismi di gestione collettiva la quota parte delle risorse da assegnare ai beneficiari di rispettiva pertinenza. Il beneficio economico è erogato entro i successivi sette giorni dalla Siae o da altro organismo di gestione collettiva attraverso uno o più bonifici sul conto corrente indicato dal richiedente nella domanda, previa comunicazione all’interessato.


Assenza di condanne penali


Per tutti i soggetti richiedenti è richiesta l’assenza di condanne definitive intervenute nei 2 anni precedenti la richiesta, di decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, di sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, per reati gravi in danno dello Stato che incidono sulla moralità professionale o per uno dei reati di cui agli articoli 171 e seguenti della legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni, e comunque per un delitto consistente nella violazione delle norme di protezione del diritto d’autore o dei diritti connessi. La causa ostativa non opera quando il reato è stato depenalizzato ovvero quando è intervenuta la riabilitazione ovvero quando il reato è stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso di revoca della condanna medesima.


Sanzioni


Se viene accertata la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni e delle informazioni poste a fondamento della domanda, anche in seguito ad apposite comunicazioni dell’Agenzia delle entrate, il soggetto gestore erogante dispone l’immediata revoca del beneficio trasmettendo alla Agenzia delle entrate il dettaglio delle somme indebitamente percepite e il beneficiario è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito, più interessi e sanzioni di legge.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui al presente decreto, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con le sanzioni previste per le false dichiarazioni all’amministrazione dello Stato.


Covid-19: l’OIC ha pubblicato il documento interpretativo n. 6


Pubblicato il documento interpretativo n. 6 “Decreto Legge 8 aprile 2020, n.23 – Disposizioni temporanee sui principi di redazione del bilancio”. Il documento entra in vigore al momento della sua pubblicazione e lo resterà fino a quando la norma in oggetto sarà applicabile (OIC – Comunicato 03 giugno 2020).

Nello specifico, il documento interpretativo n. 6 analizza sotto il profilo tecnico contabile le norme introdotte dall’articolo 7 del Decreto Legge 8 aprile 2020 n.23 e si applica alle società che redigono il bilancio d’esercizio e alle società tenute a redige il bilancio consolidato.
Ai sensi dell’art. 7, D.L. n. 23/2020, nella redazione del bilancio di esercizio in corso al 31 dicembre 2020, la valutazione delle voci nella prospettiva della continuazione dell’attività di cui all’articolo 2423 bis, comma primo, n. 1), del codice civile può comunque essere operata se risulta sussistente nell’ultimo bilancio di esercizio chiuso in data anteriore al 23 febbraio 2020, fatta salva la previsione di cui all’articolo 106 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18. Il criterio di valutazione è specificamente illustrato nella nota informativa anche mediante il richiamo delle risultanze del bilancio precedente. Tali disposizioni si applicano anche ai bilanci chiusi entro il 23 febbraio 2020 e non ancora approvati.
La norma introduce una facoltà di deroga al disposto dell’articolo 2423-bis comma primo, n. 1) del codice civile se sussistono determinate condizioni.
Richiamando espressamente l’articolo 2423 bis del codice civile, rientrano nell’ambito di applicazione della norma solo le società che per la redazione del bilancio applicano le norme del codice civile e i principi contabili nazionali emessi dall’OIC ai sensi dell’art. 9-bis del Decreto Legislativo n. 38/2005.
La deroga prevista dalla norma si applica ai bilanci d’esercizio:
– chiusi e non approvati dall’organo assembleare in data anteriore al 23 febbraio 2020 (ad esempio i bilanci chiusi al 31 dicembre 2019);
– chiusi successivamente al 23 febbraio 2020 e prima del 31 dicembre 2020 (ad esempio i bilanci che chiudono al 30 giugno 2020);
– in corso al 31 dicembre 2020 (ad esempio i bilanci che chiudono al 31 dicembre 2020 oppure al 30 giugno 2021).
La deroga prevista dalla norma non si applica ai bilanci approvati dall’organo assembleare entro la data del 23 febbraio 2020.

Chiarimenti del Fisco sul taglio dell’IRAP



L’Agenzia delle Entrate ha risposto alle richieste di chiarimenti riguardanti l’ambito di applicazione del taglio dell’IRAP previsto dal “Decreto Rilancio”, con particolare riferimento alle modalità di applicazione del beneficio ai soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare (Risoluzione n. 28 del 2020).


Tra le misure approvate con il DL Rilancio è previsto anche il taglio del versamento dell’IRAP da pagare a giugno 2020 (art. 24, del DL n. 34/2020).
In particolare, la norma stabilisce che:
a) il saldo relativo al periodo d’imposta 2019 non è dovuto. È invece dovuto il relativo acconto, suddiviso nelle rate legislativamente previste;
b) l’acconto per il periodo d’imposta 2020 è dovuto al netto della I^ rata, ossia costituiscono oggetto di versamento soltanto la II^ rata dell’acconto ed il saldo;
c) l’agevolazione ha applicazione generalizzata, con esclusione dei soli soggetti espressamente individuati (imprese di assicurazione, amministrazioni pubbliche e organi dello Stato, intermediari finanziari e società di partecipazione).
Con riferimento alla platea dei soggetti beneficiari, l’Agenzia delle Entrate precisa che data l’applicazione generalizzata prevista dalla norma, il beneficio deve ritenersi fruibile anche dai soggetti per i quali il periodo d’imposta non coincide con l’anno solare (esercizi cd. “a cavallo”). In tal caso, ovviamente, occorre tener conto del fatto che i termini di versamento non coincidono con quelli ordinari. Infatti:
– per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il versamento a SALDO 2019 deve avvenire entro il 30 giugno 2020 e quello dell’ACCONTO 2020 è suddiviso in I^ rata entro il 30 giugno 2020 e II^ rata entro il 30 novembre 2020. Di conseguenza, questi soggetti non sono tenuti ad effettuare i versamenti di giugno 2020;
– per i contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, invece, i versamenti devono avvenire entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta (saldo periodo precedente e I^ rata dell’acconto) e l’ultimo giorno dell’undicesimo mese dello stesso periodo d’imposta (II^ rata dell’acconto). Per questi soggetti, dunque, risulta determinante individuare il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019.


Ecco degli esempi per chiarire ulteriormente l’applicazione della norma.


CONTRIBUENTI CON PERIODO D’IMPOSTA COINCIDENTE CON L’ANNO SOLARE


























Periodo d’imposta I° acconto entro dovuto II° acconto entro dovuto Saldo entro dovuto
1.01.2019


31.12.2019

30.06.2019 30.11.2019 30.06.2020 NO
1.01.2020


31.12.2020

30.06.2020 NO 30.11.2020 30.06.2021


CONTRIBUENTI CON PERIODO D’IMPOSTA NON COINCIDENTE CON L’ANNO SOLARE


































Periodo d’imposta in corso al 31.12.2019 I° acconto entro dovuto II° acconto entro dovuto Saldo entro dovuto
1.07.2019


30.06.2020

31.12.2019 31.05.2020 31.12.2020 NO
Periodo d’imposta in corso al 31.12.2020 I° acconto entro dovuto II° acconto entro dovuto Saldo entro dovuto
1.07.2020


30.06.2021

31.12.2020 NO 31.05.2021 31.12.2021

Covid-19: indicazioni sugli impianti di ventilazione/climatizzazione


L’Istituto Superiore di Sanità, con il rapporto del 25 maggio 2020, n. 33, ha fornito chiarimenti sulle principali componenti dei sistemi di ventilazione e di climatizzazione che possono favorire la movimentazione dell’aria in ambienti indoor all’interno di strutture private. Tali indicazioni sono rivolte a datori di lavoro, gestori, amministratori, responsabili della sicurezza e operatori di edifici pubblici e privati, strutture comunitarie non sanitarie, strutture alberghiere, uffici, locali adibiti ad attività sportive e scolastiche, ambienti domestici, ecc..

Qualità dell’aria indoor e microclima, anche modulati dalle condizioni stagionali esterne, possono rappresentare fattori chiave nella trasmissione di infezioni e nei modelli epidemiologici stagionali negli ambienti indoor. Una ventilazione adeguata e un regolare ricambio d’aria in questo tipo di ambienti, oltre che per mantenere condizioni di comfort, sono necessari per garantirne la salubrità riducendo la concentrazione di particolato e inquinanti di natura biologica. Diventano quindi di prioritaria importanza le condizioni che favoriscono la ventilazione degli ambienti indoor e, dove non sia possibile o sufficiente avvalersi della ventilazione naturale, è necessario installare apparecchi di ventilazione forzata che esigono una manutenzione appropriata soprattutto se si trovano in ambienti dove sussistono condizioni di aumentato pericolo di diffusione di malattie.
Di seguito vengono descritti i principali componenti dei sistemi di ventilazione e di climatizzazione che possono favorire movimentazione dell’aria in ambienti indoor, comprese le cappe di aspirazione di uso domestico.andazioni operative per la gestione di questi impianti.


Unità di trattamento aria (UTA)


Le UTA sono dispositivi impiegati nel trattamento e nella circolazione dell’aria all’interno degli edifici, quale parte integrante del sistema di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria (HVAC, acronimo del termine anglosassone Heating, Ventilation, and Air Conditioning system).
Sono fondamentalmente costituite da un contenitore in pannelli isolanti con rivestimento metallico, nel quale sono presenti i seguenti elementi, elencati in funzione della loro disposizione prevalente a partire dal punto di ingresso dell’aria sottoposta a trattamento:
– una o più batterie di filtri, costituite da elementi filtranti con grado di filtrazione da grossolano a fine ISO Coarse, ISO ePM10, ISO ePM2,5 e ISO ePM1 (UNI EN ISO 16890); la sostituzione o rigenerazione dell’elemento filtrante deve essere programmata con periodicità adeguata a garantire il corretto esercizio, oppure attuata in relazione all’effettiva usura, mediante monitoraggio della pressione differenziale attraverso il filtro;
– una o più batterie alettate (generalmente rame-alluminio) di riscaldamento e/o di raffreddamento, per il controllo della temperatura e la deumidificazione;
– un umidificatore di tipo evaporativo, a vapore, nebulizzazione, ultrasuoni o pacco bagnato, per l’umidificazione in periodo invernale;
– uno o più ventilatori, per la movimentazione dell’aria trattata;
– altri dispositivi per la regolazione del flusso di aria, il recupero energetico, il controllo del processo, l’attenuazione acustica, nonché eventuali ulteriori stadi di filtrazione HEPA e ULPA.


Le UTA, collocate abitualmente all’interno dell’edificio, in appositi locali tecnici, o sulla copertura, sono normalmente collegate ad un sistema di canalizzazioni di distribuzione dell’aria nell’edificio, nonché alle eventuali canalizzazioni di ripresa. In funzione della modalità operativa (aria primaria o tutt’aria), una parte più o meno significativa dell’aria di ripresa dell’UTA viene ricircolata, mentre è generalmente sempre prevista una quota significativa di aria di rinnovo prelevata all’esterno dell’edificio. In casi particolari, la circolazione dell’aria tra l’edificio e l’UTA avviene direttamente senza canalizzazioni. Una corretta gestione dell’impianto e interventi regolari di pulizia e manutenzione sono i mezzi con cui assicurare la buona qualità dell’aria fornita agli ambienti serviti.


Ventilconvettori o unità terminali idroniche del tipo fan coil


I ventilconvettori, noti anche col termine anglosassone di fan coil, sono dei terminali per il controllo della temperatura ambiente, ad uso locale, costituiti da un filtro grossolano per l’aria, uno scambiatore di calore alettato per il riscaldamento o il raffreddamento dell’aria, un ventilatore e una vaschetta di raccolta per lo scarico della condensa eventualmente prodotta in fase di raffreddamento. I componenti sono racchiusi in un mobiletto dotato di griglie per l’ingresso e l’uscita dell’aria. I ventilconvettori sono situati all’interno o in prossimità dello spazio da condizionare con immissione diretta dell’aria nella zona o attraverso canalizzazione di modesta estensione. Trattano esclusivamente l’aria presente nei singoli locali dell’edificio.
I ventilconvettori si distinguono in:
– dispositivi a bassa pressione (prevalenza), privi di canalizzazione; sono dotati di filtri grossolani, ISO Coarse, (tipicamente G3, in grado di trattenere dall’80% al 90% del particolato);
– dispositivi ad alta pressione (prevalenza), concepiti per l’utilizzo di canalizzazioni di mandata e ripresa; possono essere dotati di filtri a media efficienza (tipicamente fino a M6, in grado di trattenere tra il 55% e il 65% di materiale particolato PM2,5 e del 60 % di PM10).
I ventilconvettori devono essere sottoposti ad interventi di pulizia e manutenzione al fine di prevenire la contaminazione degli ambienti serviti a seguito del rilascio di contaminanti chimici e microbiologici da filtri esausti.


Climatizzatori ad espansione diretta o del tipo a split


Per climatizzatore ad espansione diretta si intende un sistema costituito da un’unità esterna e una o più unità interne (terminali o split) collegate tra di loro da tubi, all’interno dei quali fluisce un gas frigorifero (R407c, R410a o R32).
L’unità esterna (contenente il compressore, un ventilatore e uno scambiatore di calore condensatore/evaporatore) scambia calore con l’aria esterna.
L’unità interna, similare ad un ventilconvettore, è costituita da un filtro grossolano dell’aria, uno scambiatore di calore alettato evaporatore/condensatore, un ventilatore e una vaschetta di raccolta per lo scarico della condensa eventualmente prodotta in fase di raffreddamento, nel funzionamento come evaporatore. I componenti sono racchiusi in un mobiletto dotato di griglie per l’ingresso e l’uscita dell’aria. Gli split sono situati all’interno o in prossimità dello spazio da condizionare con immissione diretta dell’aria nell’ambiente o attraverso canalizzazione di modesta estensione. Trattano esclusivamente l’aria presente nei singoli locali dell’edificio.
Gli split si possono distinguere in:
– dispositivi a bassa pressione (prevalenza), privi di canalizzazione; sono dotati di filtri grossolani, ISO Coarse, (tipicamente G3, in grado di trattenere dall’80% al 90% del particolato);
– dispositivi ad alta pressione (prevalenza), concepiti per l’utilizzo di canalizzazioni di mandata e ripresa; possono essere dotati di filtri a media efficienza (tipicamente fino a M6, in grado di trattenere tra il 55% e il 65% di materiale particolato PM2,5 e del 60 % di PM10).


Gli split devono essere sottoposti ad interventi di pulizia e manutenzione al fine di prevenire la contaminazione degli ambienti serviti a seguito del rilascio di contaminanti chimici e microbiologici da filtri esausti.


Climatizzatori portatili monoblocco


Sono dispositivi per il trattamento locale dell’aria facilmente trasportabili in tutti gli ambienti di un edificio, fermo restando la necessità di espellere all’esterno l’aria calda mediante un apposito tubo flessibile da collocare tra i serramenti della stanza, al di sotto delle tapparelle o attraverso un foro realizzato sul vetro o nella parete.
Questa tipologia di dispositivi presenta lo stesso tipo di funzionamento dei climatizzatori a split e deve essere sottoposta alle medesime operazioni di pulizia ordinarie e straordinarie.


Cappe aspiranti e a ricircolo


Le cappe aspiranti installate nelle cucine in corrispondenza dei piani cottura hanno la funzione di aspirare i fumi e i vapori prodotti durante la preparazione dei cibi, eliminando gli odori e i prodotti della combustione.
In base a quanto stabilito dal Testo unico dell’edilizia (DPR 6 giugno 2001 n. 380), la loro installazione è obbligatoria in tutte le abitazioni e gli esercizi commerciali al cui interno siano presenti dei piani di cottura a gas, mentre è consigliata per piani cottura senza fiamma (es. ad induzione). La normativa impone l’installazione di una cappa aspirante connessa ad una canna fumaria attraverso la quale vengono espulsi fumi e vapori all’esterno dell’edificio. In alternativa, laddove per motivi di spazio o di morfologia dell’edificio non fosse possibile installare una canna fumaria, è consentito optare per una cappa a ricircolo o filtrante, capace di rimettere in circolo l’aria aspirata nel locale, previa purificazione con appositi filtri, unitamente ad un sistema meccanico di ventilazione (UNI 7129).
Il sistema di filtraggio è composto da due diverse tipologie di filtri: i filtri anti-grasso, in grado di catturare aerosol originati direttamente o per condensazione di oli e grassi, e i filtri anti-odori in grado di eliminare alcuni componenti gassosi. I primi si presentano sotto forma di pannelli amovibili e possono essere in metallo (acciaio o alluminio), con struttura a nido d’ape lavabile, o in fibra acrilica a perdere. I filtri anti-odori a carboni attivi hanno invece la funzione di adsorbire le molecole odorigene e altre sostanze volatili e non sono riciclabili.
La manutenzione periodica dei filtri riduce i rischi di potenziale contaminazione microbiologica dell’ambiente nel quale sono installate le cappe a ricircolo.


Modalità di contagio aerogeno mediato dagli impianti di climatizzazione e ventilazione


Tra le possibili vie di trasmissione del virus SARS-CoV-2 vi sono, le goccioline (droplet), il bioaerosol (droplet nuclei) di origine respiratoria e, potenzialmente, il bioaerosol originato dagli impianti di scarico fecali. Le emissioni respiratorie sono costituite da goccioline di vario diametro, quelle più piccole evaporano rapidamente, formando un aerosol di nuclei residui, costituito dalle componenti non acquose dell’espettorato (circa 2% della massa espulsa) e dagli eventuali virus o altri patogeni. Il bioaerosol costituisce una frazione ridotta dell’espettorato, inferiore al 5%.
Gli impianti di climatizzazione e di ventilazione possono mitigare o acuire il rischio di contagio aerogeno. Infatti, la movimentazione dell’aria in ambiente può incrementare la gittata delle gocce o determinare lo spostamento dell’aerosol verso una diversa porzione dell’ambiente, investendo altri occupanti e favorendone il contagio. L’immissione di aria esterna determina una diluizione dei patogeni, riducendo la carica virale media e quindi la probabilità di contagio, mentre il ricircolo può diventare fonte di rischio.
D’altra parte, l’impianto di ventilazione, qualora la ripresa dell’aria non avvenga nello stesso ambiente di immissione, in modo bilanciato, può comportare la diffusione dei patogeni verso gli ambienti adiacenti.
Quindi, la gestione dell’impianto di climatizzazione e di ventilazione deve essere adeguata alle caratteristiche dell’impianto e alla modalità d’uso degli ambienti.
Nonostante vi siano indizi di contagio di altri coronavirus provenienti dall’aria esterna, la ridotta probabilità di contagio mediante aerosol, unitamente alla forte diluizione dei patogeni nell’aria esterna, consentono di considerarla adeguata per la ventilazione, anche in assenza di specifica filtrazione, negli ambienti civili ordinari (non ospedalieri). Particolare attenzione deve essere posta, comunque, in base all’esperienza dell’epidemia di SARS-COV, ad eliminare condizioni che possano determinare shunt o cortocircuiti di aria tra la presa d’aria esterna (di immissione in ambiente) e la condotta di espulsione all’esterno dell’aria ripresa dagli ambienti interni in impianti centralizzati. In particolare, evitando che le bocche di presa e di espulsione dell’aria siano ravvicinate, a breve distanza tra loro e contrapposte, ovvero evitando che i sistemi di ripresa dell’aria da ambienti non ventilati (es. bagni, magazzini, ecc.) siano posti in serie e verificando che le bocche di espulsione siano lontane dalle prese d’aria di immissione e ventilazione.


Diffusione all’interno della medesima zona


Gli impianti di ventilazione e i terminali di climatizzazione con immissione d’aria per ventilazione forzata (es., ventilconvettori, split, bocchette, anemostati, ecc.) determinano la formazione di getti d’aria in ambiente che possono interagire con le emissioni dovute alla respirazione. L’entità dell’interazione dipende dalla dimensione delle gocce e dalla velocità dell’aria.
Velocità superiori a 0,25 m/s determinano interazione con il getto. Velocità superiori a 2 m/s determinano il trascinamento di gocce che non formano aerosol, aumentando in modo significativo il rischio di sospensione di carica virale. Per velocità superiori a 0,25 m/s si ha un incremento della gittata delle gocce con conseguente riduzione dell’efficacia del distanziamento interpersonale.
Alcuni terminali di climatizzazione, esistenti sia come terminali ad espansione diretta (split) che come ventilconvettori (fan-coil), generano abitualmente getti d’aria di intensità rilevante all’interno dell’ambiente.


Diffusione tra zone distinte


La ventilazione può determinare il movimento di masse d’aria da un ambiente ad un altro adiacente, con trasporto dell’eventuale bioaerosol sospeso. Infatti, la portata d’aria in uscita da un ambiente è pari a quella immessa. Oltre che dagli impianti di ventilazione meccanica controllata di ogni genere, si avranno infiltrazioni in ingresso ed in uscita attraverso l’involucro edilizio, sia con l’esterno che con gli ambienti adiacenti. La movimentazione dell’aria dipende dalla differenza tra le pressioni ai due lati di ogni partizione che, in generale, dipende anche dalle specifiche condizioni climatiche (direzione ed intensità del vento, differenza di temperatura ed effetto camino degli edifici) oltre che dagli impianti aeraulici attivi.


Manutenzione degli impianti di ventilazione e condizionamento


I componenti degli impianti di climatizzazione e ventilazione sono in prevalenza costituiti da acciaio verniciato o zincato, alluminio e diverse tipologie di plastica. Il rame presente negli stessi è limitato a pochi componenti di modesta estensione. Pertanto, in relazione ai dati di letteratura, il virus eventualmente depositatosi ha un tempo di sopravvivenza fino a 72 ore. Poiché anche le interruzioni di esercizio durante il fine settimana hanno una durata inferiore, l’eventuale contaminazione delle superfici comporta un rischio continuativo.
Prima degli interventi di manutenzione, gli impianti devono essere spenti per 10 minuti, dopo il raffreddamento del componente a temperatura ambiente, al fine di consentire la sedimentazione del particolato più grossolano.
La pulizia delle superfici esposte delle apparecchiature di climatizzazione e ventilazione (griglie, bocchette, ecc.) deve essere integrata nella procedura di pulizia e sanificazione dei pavimenti, degli arredi e del resto degli ambienti. È opportuno aumentare la frequenza della pulizia dei componenti interni degli impianti in funzione delle condizioni di evoluzione dell’epidemia.
La manutenzione degli impianti di ventilazione (UTA, VMC) deve essere eseguita come di consueto, con una particolare accortezza nel garantire il corretto esercizio dei filtri al fine di garantire l’erogazione della portata nominale della macchina (filtri sporchi riducono la portata di aria di ventilazione). Altrettanta cura deve essere posta nella pulizia e sanificazione ordinaria degli umidificatori e delle batterie di scambio termico con le consuete finalità di igiene.


Vendite a distanza con l’uso di una interfaccia elettronica: termini e modalità di trasmissione dei dati



Definito l’ambito applicativo, la trasmissione dei dati e la decorrenza dell’obbligo di comunicazione (AGENZIA DELLE ENTRATE – Circolare 01 giugno 2020, n. 13/E)


Il rapido sviluppo del commercio elettronico ha comportato, nel corso degli anni, l’affermarsi di nuovi modelli commerciali basati sulla vendita di prodotti o servizi online ovvero sull’offerta dematerializzata di servizi di intermediazione. In questo ambito, il ruolo delle cosiddette “piattaforme digitali” è divenuto particolarmente rilevante, tanto da spingere molti Stati ad assumere iniziative finalizzate ad assicurare la corretta applicazione delle normative fiscali.
In Italia, l’articolo 13 del “Decreto Crescita 2019” ha affrontato il tema, introducendo un obbligo di comunicazione per i soggetti passivi, residenti e non residenti, che gestiscono le interfacce elettroniche attraverso le quali sono facilitate le vendite a distanza di beni importati o le vendite a distanza di beni all’interno dell’Unione europea tra fornitori e acquirenti.
Si tratta di una disposizione transitoria che cesserà la sua efficacia il 31 dicembre 2020, in vista dell’entrata in vigore, dal 1° gennaio 2021, dell’articolo 14-bis della Direttiva 2006/112/CE.
In particolare, l’articolo 14-bis, paragrafo 1, della Direttiva IVA dispone che «Se un soggetto passivo facilita, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato virtuale (marketplace), una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi con spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 EUR, si considera che lo stesso soggetto passivo in questione abbia ricevuto e ceduto detti beni». Il paragrafo 2 della diposizione in commento estende tale previsione alle «cessioni di beni effettuate nella Comunità da un soggetto passivo non stabilito nella Comunità a una persona che non è un soggetto passivo».
La ratio della norma risiede nella opportunità di coinvolgere le piattaforme nella riscossione dell’IVA sulle vendite on line posto che «Gran parte delle vendite a distanza di beni, forniti da uno Stato membro all’altro e da territori terzi o paesi terzi alla Comunità, è facilitata tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato virtuale (marketplace), una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, spesso col ricorso a sistemi di deposito logistico».
Analogamente, la ratio dell’articolo 13 del Decreto Crescita, che pone a carico delle piattaforme obblighi di natura informativa, è quella di consentire l’emersione e il monitoraggio del volume di affari IVA delle vendite a distanza UE ed Extra-UE, che le piattaforme stesse contribuiscono a facilitare, ponendo a carico di queste ultime determinati oneri. In particolare, come si evince dalla Relazione illustrativa al Decreto Crescita, «la ratio della norma è favorire la compliance in materia di IVA sulle vendite a distanza di beni effettuate tramite piattaforme elettroniche».
Tra l’altro con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono state individuate le modalità e i termini con le quali i soggetti che utilizzano interfacce elettroniche per facilitare le vendite a distanza tra fornitori e acquirenti comunicano all’Agenzia delle entrate i dati commerciali dei fornitori.
Con riguardo all’ambito applicativo soggettivo, il Legislatore fa riferimento all’ampio genus dei soggetti passivi, distinguendo tra soggetti passivi stabiliti e non stabiliti.
Per quanto concerne l’ambito oggettivo, l’obbligo di comunicazione riguarda due tipologie di dati:
1) i dati che afferiscono alle cessioni aventi ad oggetto qualsiasi bene oggetto di vendita a distanza, di cui all’articolo 13, comma 1, del Decreto Crescita;
2) i dati relativi alle cessioni di telefoni cellulari, console da gioco, tablet PC e laptop indicati dall’articolo 11-bis, commi da 11 a 15, del decreto legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito con legge 11 febbraio 2019, n. 12.
I soggetti passivi trasmettano all’Agenzia delle entrate, entro la fine del mese successivo a ciascun trimestre, a partire dal trimestre di entrata in vigore dell’art. 13 del Decreto Crescita, i seguenti dati relativi a ciascun fornitore che ha effettuato almeno una vendita nel trimestre di riferimento:
a) la denominazione o i dati anagrafici completi, inclusa la residenza o il domicilio, nonché l’identificativo univoco utilizzato per effettuare le vendite facilitate dall’interfaccia elettronica, il codice identificativo fiscale ove esistente (NOTA 9), l’indirizzo di posta elettronica;
b) il numero totale delle unità vendute in Italia;
c) a scelta del soggetto passivo, per le unità vendute in Italia l’ammontare totale dei prezzi di vendita o il prezzo medio di vendita, espressi in Euro. Posto che, come precisato in precedenza, i dati da trasmettere sono solo quelli esistenti sulle piattaforme e che ciò implica l’esistenza di un adeguato sistema interno di due diligence finalizzato al controllo della qualità dei dati e alla prevenzione del rischio, ove la piattaforma accerti che i dati comunicati non siano corretti ovvero risultino incompleti, la stessa piattaforma, al fine di non essere considerata debitrice dell’IVA, dovrà apportare le opportune modificazioni alle comunicazioni di dati non corretti o incompleti.
La trasmissione dei dati è effettuata entro la fine del mese successivo a ciascun trimestre, a partire da quello di entrata in vigore dell’articolo 13 in commento. In sede di prima applicazione della normativa, è stato previsto che la prima trasmissione dei dati, così come la trasmissione dei dati relativi alle operazioni disciplinate dall’articolo 11-bis del Decreto Semplificazioni, avvenisse entro il 31 ottobre 2019.
Tuttavia, nel caso in cui, in ragione di problemi tecnici ed operativi inerenti alla trasmissione o alla leggibilità dei dati, sia stato necessario sostituire o integrare le comunicazioni originarie al fine di includere correttamente i dati suddetti, si ritiene non applicabile, fino alla data di emanazione della presente circolare, la disposizione di cui all’articolo 13, comma 3, del Decreto Crescita, potendosi ritenere sussistenti le obiettive condizioni di incertezza in merito all’applicazione della normativa in commento, ai sensi dell’art. 10, comma 3, legge n. 212 del 2000 (cd. Statuto dei diritti del contribuente).

IVA ridotta: precisazioni dalle Dogane sull’importazione di beni per Covid-19


Forniti chiarimenti in merito alla riduzione dell’aliquota IVA per le importazioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza Covid-19 introdotta dal DL Rilancio (Agenzia delle Dogane – Circolare 30 maggio 2020, n. 12).

La circolare in oggetto n. 12/2020 chiarisce che l’agevolazione IVA del 5% si applica alle operazioni poste in essere a partire dal 19 maggio 2020, ed esclusivamente ai beni richiamati dalla norma, individuati con apposita tabella attraverso i codici Taric.
Sono escluse dell’agevolazione le mascherine filtranti generiche diverse dalle mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3.


Le Entrate forniscono le istruzioni per il versamento e i codici tributo IMU


Fornite le istruzioni per il versamento, tramite i modelli “F24” e “F24 EP”, dell’imposta municipale propria (IMU) e i relativi codici tributo (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 29 maggio 2020, n. 29/E).

I versamenti dell’IMU tramite il modello F24 sono effettuati utilizzando i seguenti codici tributo già istituiti:
– “3912” denominato: “IMU – imposta municipale propria su abitazione principale e relative pertinenze – COMUNE”;
– “3913” denominato “IMU – imposta municipale propria per fabbricati rurali ad uso strumentale – COMUNE”;
– “3914” denominato: “IMU – imposta municipale propria per i terreni – COMUNE”;
– “3916” denominato: “IMU – imposta municipale propria per le aree fabbricabili – COMUNE”;
– “3918” denominato: “IMU – imposta municipale propria per gli altri fabbricati – COMUNE”;
– “3923” denominato “IMU – imposta municipale propria – INTERESSI DA ACCERTAMENTO – COMUNE”;
– “3924” denominato “IMU – imposta municipale propria – SANZIONI DA ACCERTAMENTO – COMUNE”;
– “3925” denominato “IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D – STATO”;
– “3930” denominato “IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D – INCREMENTO COMUNE”.
Inoltre, per esigenze di monitoraggio, per il versamento tramite il modello F24 dell’IMU relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, è istituito il seguente codice tributo:
– “3939” denominato “IMU – imposta municipale propria per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita – COMUNE”.
In caso di ravvedimento, le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all’imposta dovuta.


Per i versamenti dell’IMU da effettuare tramite il modello F24 EP sono confermati i seguenti codici tributo:
– “350E” denominato “IMU – imposta municipale propria per fabbricati rurali ad uso strumentale – COMUNE”;
– “351E” denominato “IMU – imposta municipale propria per i terreni – COMUNE”;
– “353E” denominato “IMU – imposta municipale propria per le aree fabbricabili – COMUNE”;
– “355E” denominato “IMU – imposta municipale propria per gli altri fabbricati – COMUNE”;
– “357E” denominato “IMU – imposta municipale propria – INTERESSI DA ACCERTAMENTO – COMUNE”;
– “358E” denominato “IMU – imposta municipale propria – SANZIONI DA ACCERTAMENTO – COMUNE”;
– “359E” denominato “IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D – STATO”;
– “360E” denominato “IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D – INCREMENTO COMUNE”.
In caso di ravvedimento, le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all’imposta dovuta.

Si precisa, infine, che per gli anni d’imposta fino al 2019, da specificare nell’apposito campo “Anno di riferimento” dei modelli F24 e F24 EP:
– i versamenti dell’IMU sono effettuati utilizzando i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 35/E del 12 aprile 2012, n. 53/E del 5 giugno 2012 e n. 33/E del 21 maggio 2013;
– i versamenti della TASI di cui all’articolo 1, comma 639, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, sono effettuati utilizzando i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 46/E e 47/E del 24 aprile 2014.


Misure di sicurezza per i centri termali e di benessere e per le guide turistiche


La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, con accordo del 25 maggio 2020, ha nuovamente aggiornato le linee guida per la riapertura delle attività economiche e produttive, fornendo istruzioni specifiche per le strutture termali, i centri benessere, le guide alpine e turistiche.

Strutture termali e centri benessere


Le presenti indicazioni si applicano alle strutture termali e ai centri benessere, anche inseriti all’interno di strutture ricettive, e alle diverse attività praticabili in tali strutture (collettive e individuali) quali: fangoterapia, fango-balneoterapia, balneoterapia (vasca singola o piscina), irrigazioni vaginali, cicli di cura della sordità rinogena (insufflazioni), prestazioni idrotermali rivolte a pazienti affetti da vasculopatie periferiche, cure inalatorie (inalazioni, nebulizzazioni, aerosol, humages), terapia idropinica, cicli di cura della riabilitazione neuromotoria e della rieducazione motoria del motuleso e della riabilitazione della funzione respiratoria, prestazioni di antroterapia (grotte e stufe), trattamenti accessori (massoterapia, idromassaggio, sauna, bagno turco).
Prima della riapertura dei centri e dell’erogazione delle prestazioni termali, è necessario eseguire adeguate opere di prevenzione e controllo del rischio di contaminazione del sistema idrico (es. contaminazione da Legionella).


Le presenti indicazioni vanno integrate, in funzione dello specifico contesto, con quelle relative alle piscine, alle strutture ricettive e ai servizi alla persona.


Indicazioni di carattere generale


– Garantire un’adeguata informazione e sensibilizzazione degli utenti sulle misure igieniche e comportamentali utili a contenere la trasmissione del SARS-CoV-2, anche facendo appello al senso di responsabilità individuale, e coinvolgendo, se presenti, il Direttore Sanitario e/o il Medico Termalista. I messaggi devono essere comprensibili ad eventuali utenti di altra nazionalità e possono essere veicolati attraverso apposita segnaletica e cartellonistica, consegna di informative, promozione e rinforzo del rispetto delle misure igieniche da parte del personale addetto;
– Prima dell’accesso alle strutture termali o centri benessere, potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5°C. Per i pazienti, la misurazione viene effettuata nel corso della visita medica di accettazione;
– Redigere un programma il più possibile pianificato delle attività per prevenire eventuali condizioni di aggregazioni e regolamentare i flussi negli spazi comuni, di attesa e nelle varie aree del centro per favorire il rispetto del distanziamento interpersonale di almeno 1 metro (ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale; detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale). Se possibile prevedere percorsi divisi per l’ingresso e l’uscita;
– Privilegiare l’accesso alle strutture e ai singoli servizi tramite prenotazione e mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni;
– Dotare l’impianto/struttura di dispenser con soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani dei frequentatori/clienti/ospiti in punti ben visibili all’entrata e in aree strategiche per favorirne il loro utilizzo, prevedendo l’obbligo di frizionarsi le mani all’ingresso. Eliminare la disponibilità di riviste e materiale informativo di uso promiscuo;
– La postazione dedicata alla cassa e alla reception può essere dotata di barriere fisiche (es. schermi); in alternativa il personale deve indossare la mascherina e avere a disposizione soluzione idroalcolica per l’igiene delle mani. In ogni caso, favorire modalità di pagamento elettroniche, eventualmente in fase di prenotazione. L’addetto al servizio di ricevimento deve provvedere, alla fine di ogni turno di lavoro, alla pulizia del piano di lavoro e delle attrezzature check-in e check-out ove possibile;
– Gli ospiti devono sempre indossare la mascherina nelle aree comuni al chiuso, mentre il personale è tenuto all’utilizzo della mascherina sempre in presenza dei clienti e comunque in ogni circostanza in cui non sia possibile garantire la distanza interpersonale di almeno un metro;
– Organizzare gli spazi e le attività nelle aree spogliatoi e docce in modo da assicurare le distanze di almeno 1 metro (ad esempio prevedere postazioni d’uso alternate o separate da apposite barriere). In tutti gli spogliatoi o negli spazi dedicati al cambio, gli indumenti e oggetti personali devono essere riposti dentro la borsa personale, anche qualora depositati negli appositi armadietti; si raccomanda di non consentire l’uso promiscuo degli armadietti e di mettere a disposizione sacchetti per riporre i propri effetti personali;
– Per i servizi termali che lo richiedono in base alle normative vigenti, in sede di visita medica di ammissione alle cure, porre particolare attenzione ad eventuale sintomatologia sospetta per COVID-19. Per le visite mediche e le visite


specialistiche eventualmente effettuate all’interno delle strutture termali si rimanda alle indicazioni per l’erogazione in sicurezza delle prestazioni sanitarie;
– Regolamentare la disposizione delle attrezzature (sedie a sdraio, lettino) attraverso percorsi dedicati in modo da garantire la distanza di almeno 1,5 metri tra le attrezzature e favorire un distanziamento interpersonale di almeno 1 metro tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare o conviventi. Le attrezzature vanno disinfettate ad ogni cambio di persona o nucleo familiare. In ogni caso, la disinfezione deve essere garantita ad ogni fine giornata;
– Evitare l’uso promiscuo di oggetti e biancheria: l’utente dovrà accedere al servizio munito di tutto l’occorrente, preferibilmente fornito dalla stessa struttura. Per tutte le attività nei diversi contesti prevedere sempre l’utilizzo del telo personale per le sedute;
– Dovrà essere perseguito il maggiore distanziamento possibile tra eventuali ombrelloni previsti per il solarium e per le distese dedicate e, comunque, nel rispetto del limite minimo di distanza tra ombrelloni della stessa fila e tra file che garantisca una superficie minima ad ombrellone di 10 mq a paletto. In caso di utilizzo di altri sistemi di ombreggio andranno comunque garantite aree di distanziamento equivalenti a quelle garantite dal posizionamento degli ombrelloni;
– Si rammentano le consuete norme di sicurezza igienica in acqua di piscina e nel centro benessere, cosi come prima di ogni trattamento alla persona: prima di entrare provvedere ad una accurata doccia saponata su tutto il corpo;
– Regolare e frequente pulizia e disinfezione delle aree comuni, spogliatoi, cabine, docce, servizi igienici, attrezzature (sdraio, sedie, lettini, incluse attrezzature galleggianti), con particolare attenzione ad oggetti e superfici toccate con più frequenza (es. maniglie, interruttori, corrimano, etc.);
– Provvedere ad adeguata formazione del personale della struttura;
– Per le attività di ristorazione si rimanda alla scheda tematica specifica. Non è consentito comunque il consumo di alimenti negli ambienti termali o del centro benessere che non consentano un servizio corrispondente a quello previsto per le attività di ristorazione;
– Per tutti gli ambienti chiusi, favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni. Per gli impianti di condizionamento, è obbligatorio, se tecnicamente possibile, escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria; se ciò non fosse tecnicamente possibile, vanno rafforzate ulteriormente le misure per il ricambio d’aria naturale e in ogni caso va garantita la pulizia, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati, secondo le indicazioni tecniche di cui al documento dell’Istituto Superiore di Sanità.


Trattamenti alla persona (es. fango-balneoterapia, massoterapia)


– L’operatore e il cliente, per tutto il tempo in cui, per l’espletamento della prestazione, devono mantenere una distanza inferiore a 1 metro devono indossare, compatibilmente con lo specifico servizio, una mascherina a protezione delle vie aeree (fatti salvi, per l’operatore, eventuali dispositivi di protezione individuale aggiuntivi associati a rischi specifici propri della mansione). In particolare per i servizi che richiedono una distanza ravvicinata, l’operatore deve indossare la visiera protettiva e mascherina FFP2 senza valvola;
– L’operatore deve procedere ad una frequente igiene delle mani e comunque sempre prima e dopo ogni servizio reso al cliente; per ogni servizio deve utilizzare camici/grembiuli possibilmente monouso. I guanti devono essere diversificati fra quelli utilizzati nel trattamento da quelli usualmente utilizzati nel contesto ambientale;
– E’ consentito praticare massaggi senza guanti, purché l’operatore prima e dopo ogni cliente proceda al lavaggio e alla disinfezione delle mani e dell’avambraccio e comunque, durante il massaggio, non si tocchi mai viso, naso, bocca e occhi. Tale raccomandazione vale anche in caso di utilizzo di guanti monouso;
– Per tutti i trattamenti personali e comunque per la fangoterapia è raccomandato l’uso di teli monouso. I lettini, così come le superfici ed eventuali oggetti non monouso, devono essere puliti e disinfettati al termine del trattamento;
– La stanza/ambiente adibito al trattamento deve essere ad uso singolo o comunque del nucleo familiare o di conviventi che accedono al servizio (ad eccezione dei trattamenti inalatori, di cui ai punti seguenti). Le stanze/ambienti ad uso collettivo devono comunque essere di dimensioni tali da garantire il mantenimento costante della distanza interpersonale di almeno 1 metro sia tra i clienti che tra il personale durante tutte le attività erogate;
– Tra un trattamento e l’altro, areare i locali, garantire pulizia e disinfezione di superfici e ambienti, con particolare attenzione a quelle toccate con maggiore frequenza (es. maniglie, interruttori, corrimano, etc.);
– Il cliente deve utilizzare mascherina a protezione delle vie aeree durante il trattamento (tranne nella doccia di annettamento e nel caso di applicazione del fango sul viso) e provvedere a corretta igiene delle mani prima di accedere e al termine del trattamento.


Piscine termali


– Prevedere piano di contingentamento degli accessi alle piscine con particolare attenzione agli ambienti interni e agli spazi chiusi. Prevedere, dove possibile, percorsi obbligati di accesso e uscita dalle piscine e dalle aree verdi per favorire il distanziamento;
– La densità di affollamento in vasca è calcolata con un indice di 7 mq di superficie di acqua a persona per le piscine dove le dimensioni e le regole dell’impianto consentono l’attività natatoria; qualora non sia consentita l’attività natatoria, è sufficiente calcolare un indice di 4 mq di superficie di acqua a persona. Il gestore pertanto è tenuto, in ragione delle aree a disposizione, a calcolare e a gestire le entrate dei frequentatori nell’impianto;
– Favorire le piscine esterne per le attività collettive (es. acquabike, acquagym) e limitare l’utilizzo di spazi interni.
Durante le attività collettive, limitare il numero di partecipanti al fine di garantire il distanziamento interpersonale di almeno 2 metri, con particolare attenzione a quelle che prevedono attività fisica più intensa. Negli ambienti interni, attendere almeno 1 ora tra un’attività collettiva e la seguente, arieggiando adeguatamente il locale;
– Le vasche o le zone idromassaggio che non possono rispettare le superfici di acqua per persona come al punto precedente dovranno essere utilizzate da un solo bagnante, fatta eccezione per appartenenti allo stesso nucleo familiare o conviventi, persone che occupano la stessa camera o che in base alle disposizioni vigenti non siano soggetti al distanziamento interpersonale. Detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale;
– L’attività di idrokinesiterapia deve essere effettuata quanto più possibile in vasche dedicate, che permettano all’operatore di indicare i movimenti al paziente rimanendo fuori dall’acqua, ad eccezione dei casi in cui la presenza dell’operatore in acqua sia indispensabile (es. assistenza ad un paziente disabile). In tal caso, se possibile, l’operatore e il cliente devono indossare la mascherina per la protezione delle vie respiratorie. Al termine di ogni seduta, eventuali strumenti devono essere disinfettati;
– Ove previsto, mantenere la concentrazione di disinfettante nell’acqua, nei limiti raccomandati e nel rispetto delle norme e degli standard internazionali, preferibilmente nei limiti superiori della portata. In alternativa, attivare i trattamenti fisici ai limiti superiori della portata o il massimo ricambio dell’acqua in vasca sulla base della portata massima della captazione.


Centri benessere


– Prevedere il contingentamento degli accessi nei locali per mantenere il distanziamento interpersonale di almeno 2 metri in tutti gli ambienti chiusi, salvo gli appartenenti allo stesso nucleo familiare, conviventi, persone che occupano la stessa camera o che in base alle disposizioni vigenti non siano soggetti al distanziamento interpersonale. Detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale;
– Inibire l’accesso ad ambienti altamente caldo-umidi (es. bagno turco) e alla sauna. Potrà essere consentito l’accesso a tali strutture solo se inserite come servizio esclusivo per le camere per gli ospiti;
– Per i clienti, uso della mascherina obbligatorio nelle zone interne di attesa e comunque secondo le indicazioni esposte dalla struttura.


Trattamenti inalatori


Relativamente alle terapie inalatorie ricomprese nei LEA, finalizzate al trattamento di patologie otorinolaringoiatriche e respiratorie e che siano individuali, gli stabilimenti dovranno garantire, oltre ad un’anamnesi molto accurata e specifica relativamente alla presenza di sintomi COVID-19 correlati ed eventuali contatti noti con casi di COVID-19, le seguenti misure: o tutte le terapie siano effettuate nel rispetto delle distanze interpersonali (da garantire anche con l’occupazione alterna delle postazioni).
– Le postazioni vengano sanificate accuratamente tra l’erogazione della prestazione a un paziente e il successivo, definendo protocolli di verifica dell’efficacia della sanificazione.
– I locali devono essere dotati di efficiente ricambio d’aria, come previsto dalla vigente normativa e dalle indicazioni in materia dell’ISS, al fine di garantire sia la circolazione dell’aria che gli opportuni ricambi.
– Sono inibiti i trattamenti inalatori in forma collettiva, l’antroterapia in stufa o grotta, le inalazioni a getto di vapore, a meno che lo stabilimento disponga di postazioni singole isolate e si provveda alla sanificazione completa dell’ambiente fra un paziente e il successivo.


Professioni della montagna (guide alpine e maestri di sci)


– Prima dell’inizio delle attività giornaliere i partecipanti ai corsi di abilitazione tecnica all’esercizio della professione ed aggiornamento professionale potrà essere rilevata la temperatura;
– Predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione, comprensibile anche per gli utenti di altra nazionalità;
– Svolgimento dell’attività con piccoli gruppi di partecipanti;
– Lavaggio o disinfezione frequente delle mani;
– Divieto di scambio di cibo e bevande;
– Redigere un programma delle attività il più possibile pianificato ovvero con prenotazione; mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni;
– Divieto di scambio di abbigliamento ed attrezzature (es. imbragatura, casco, picozza, maschera, occhiali, sci, bastoncini);
– Divieto di scambio di dispositivi accessori di sicurezza utilizzati (radio, attrezzatura ARVA, sciolina);
– Uso di magnesite liquida a base alcoolica nelle arrampicate;
– Disinfezione delle attrezzature secondo le indicazioni dei costruttori;
– Rispetto del distanziamento interpersonale di almeno due metri e del divieto di assembramento.


Guide turistiche


– Uso mascherina per guida e per i partecipanti;
– Ricorso frequente all’igiene delle mani;
– Rispetto delle regole di distanziamento e del divieto di assembramento;
– Predisporre una adeguata informazione sulle tutte le misure di prevenzione da adottare;
– Redigere un programma delle attività il più possibile pianificato ovvero con prenotazione; mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni;
– Organizzare l’attività con piccoli gruppi di partecipanti;
– Eventuali audioguide o supporti informativi potranno essere utilizzati solo se adeguatamente disinfettati al termine di ogni utilizzo;
– Favorire l’utilizzo di dispositivi personali per la fruizione delle informazioni;
– La disponibilità di depliant e altro informativo cartaceo è subordinato all’invio on line ai partecipanti prima dell’avvio dell’iniziativa turistica.