Prova analitica per la presunzione dell’accertamento sui conti bancari


In caso di accertamento del Fisco sui conti bancari, spetta al contribuente dimostrare la provenienza e la destinazione di ogni singolo pagamento (Corte di Cassazione – Ordinanza 11 settembre 2018, n. 22093).

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, al fine di superare la presunzione posta a carico del contribuente dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32 (in virtù della quale i prelevamenti ed i versamenti operati su conto corrente bancario vanno imputati a ricavi conseguiti nell’esercizio dell’attività d’impresa), non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul proprio conto corrente, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività.
È il principio di diritto in base al quale la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate in controversia relativa ad impugnazione di un avviso di accertamento fiscale emesso a carico del contribuente, libero professionista, da cui emergevano maggiori ricavi conseguiti sulla base delle movimentazioni verificate sia sul conto corrente bancario cointestato al medesimo ed alla coniuge, che a quello intestato ai genitori, sul quale aveva delega ad operare.
La sentenza impugnata non si è attenuta al suddetto principio escludendo, peraltro immotivatamente, la riferibilità a ricavi conseguiti dal contribuente nell’esercizio della propria attività professionale e non contabilizzati, delle somme rinvenute sul conto corrente intestato ai genitori del medesimo, sul quale costui aveva la delega ad operare, che non erano giustificate dall’entità dei redditi conseguiti da quei congiunti.


Rettifica decennale della detrazione IVA nei contratti di leasing immobiliare


18 SETT 2018 In caso di assegnazione di immobili acquisiti mediante contratto di leasing per i quali sia stata esercitata l’opzione d’acquisto, ai fini del computo del periodo decennale di rettifica della detrazione occorre, di regola, fare riferimento alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice (Agenzia delle entrate – interpello n. 3 del 2018).


 


Il periodo decennale di sorveglianza per operare la rettifica della detrazione dell’IVA, per i fabbricati e per le porzioni di fabbricati, decorre dall’acquisto o dalla ultimazione degli stessi.
La rettifica deve essere effettuata tenendo conto del momento di acquisto o ultimazione dei beni immobili da parte delle società scisse, a nulla rilevando le modalità di acquisizione degli stessi (acquisto-costruzione, in appalto-acquisizione, in leasing)”.
In caso di assegnazione di immobili acquisiti mediante contratto di leasing per i quali sia stata esercitata l’opzione d’acquisto, ai fini del computo del periodo decennale di rettifica della detrazione occorre, di regola, fare riferimento alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice. È da tale momento, infatti, che decorre il periodo decennale di “tutela fiscale”.
Ai fini dell’individuazione del dies a quo per il computo del periodo di sorveglianza decennale per la rettifica della detrazione dell’IVA, fa espresso riferimento, “di regola”, alla data di esercizio del diritto di acquisto del bene da parte della società utilizzatrice.
Occorrerà, perciò, valutare se, in presenza di particolari circostanze, i beni immobili possano considerarsi sostanzialmente acquistati prima della data di esercizio del diritto di acquisto in sede di riscatto finale.
Tali circostanze possono configurarsi nel caso in cui il maxi canone iniziale risulti di importo eccessivamente elevato rispetto all’ammontare totale della locazione finanziaria e in altri casi similari.
Qualora, le predette circostanze non ricorrono, non si deve rettificare la detrazione dell’IVA assolta sui canoni di leasing.


Accertamento: legittimo se svela operazioni imponibili riferite alla società


In caso di accertamento riferibile a movimentazioni sui conti bancari del socio di maggioranza/amministratore della società cointestati con familiari opera la presunzione di natura fittizia di operazioni imponibili riferibili alla società (Corte di cassazione – ordinanza n. 22224/2018).

Cosi si è espressa la Corte di Cassazione in presenza della ricorrenza congiunta dei seguenti elementi: società a ristretta base, costituita da soli due soci, conto intestato a padre convivente del socio di maggioranza ed amministratore della società, movimentazioni bancarie su detto conto assolutamente incompatibili con i dati relativi alle dichiarazioni del soggetto terzo titolare di autonoma ditta individuale.


In tema di accertamenti fiscali, tanto in tema di imposte sui redditi, quanto in materia di IVA, le presunzioni ivi stabilite secondo cui le movimentazioni sui conti bancari risultanti dai dati acquisiti dall’Ufficio si presumono conseguenza di operazioni imponibili, operano anche in relazione alle società di capitali con riferimento alle somme di denaro movimentate sui conti intestati ai soci o ai loro congiunti, conti che debbono ritenersi riferibili alla società contribuente stessa, in presenza di alcuni elementi sintomatici, come la ristretta compagine sociale ed il rapporto di stretta contiguità familiare tra l’amministratore, o i soci, ed i congiunti intestatari dei conti bancari soggetti a verifica, risultando, in tal caso, particolarmente elevata la probabilità che le movimentazioni sui conti bancari dei soci e dei loro familiari debbano, in difetto di specifiche ed analitiche dimostrazioni di segno contrario, ascriversi allo stesso ente sottoposto a verifica.

Mancato riconoscimento qualifica di imprenditore agricolo professionale: giurisdizione ordinaria

I giudici della Corte di Cassazione, sezioni unite, hanno affermato che le controversie riguardanti i provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale (IAP), rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. La circostanza che l’atto determini la decadenza dalle agevolazioni fiscali fruite per effetto della qualifica di IAP non può ritenersi sufficiente a giustificare l’intervento del giudice tributario (Sentenza 11 settembre 2018, n. 22086).

FATTO


La società agricola ha promosso ricorso dinanzi al giudice tributario contro il provvedimento di mancato riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale, chiedendo altresì la declaratoria di non decadenza delle connesse agevolazioni tributarie fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto per conferimento di un complesso immobiliare rurale da costituire in compendio unico.
I giudici tributari hanno respinto l’impugnativa dichiarando il difetto di giurisdizione.
La società ho proposto, dunque, ricorso in Cassazione sostenendo, in ragione dell’inscindibile connessione tra la richiesta di riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale e la domanda di mantenimento delle conseguenti agevolazioni fiscali fruite in sede di registrazione dell’atto di acquisto, la natura sostanzialmente tributaria della controversia.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha osservato che il provvedimento impugnato riguarda l’accertamento dell’esistenza dei requisiti prescritti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo; a fronte di ciò, la domanda di “declaratoria di non intervenuta decadenza dalle agevolazioni tributarie” non può ritenersi del tutto inidonea a radicare la giurisdizione tributaria, non essendo configurabile alcun rapporto di natura tributaria, né sul piano oggettivo, poiché la domanda citata concerne un effetto dell’ottenimento della qualifica anzidetta (e cioè un aspetto successivo alla richiesta di questa), né sul piano soggettivo, in assenza di un soggetto dotato di potestas impositiva.
Perciò, secondo la Suprema Corte, nei confronti di tale provvedimento la giurisdizione deve ritenersi devoluta al giudice ordinario, poiché l’oggetto del giudizio è costituito dall’accertamento, in capo al soggetto, dei requisiti stabiliti dalla legge per ottenere la qualifica di imprenditore agricolo professionale; la pretesa attiene, pertanto, a una posizione di diritto soggettivo, senza che ne risultino coinvolti provvedimenti autoritativi con profili di discrezionalità.
Invero, precisano i giudici della Corte Suprema, la giurisdizione tributaria comprende le controversie aventi ad oggetto “tributi di ogni genere e specie comunque denominati”. Ciò significa che occorre, da un lato, che si tratti di controversie in cui sia configurabile un rapporto di natura effettivamente tributaria, cioè concernente prestazioni patrimoniali imposte di natura tributaria, al fine di evitare la violazione del divieto costituzionale di istituire giudici speciali, e, dall’altro, che alla controversia non sia estraneo l’esercizio del potere impositivo sussumibile nello schema potestà-soggezione, proprio del rapporto tributario, il quale non è configurabile in assenza di un soggetto investito, in senso lato, di potestas impositiva.

Fisco: chiarimenti sulle partecipazioni esenti


Forniti chiarimenti in materia di participation exemption e start-up (Agenzia delle Entrate – Risposta 14 settembre 2018, n. 2).

La commercialità dell’attività d’impresa effettivamente svolta non sussiste relativamente alle partecipazioni in società il cui valore del patrimonio è prevalentemente costituito da beni immobili diversi dagli immobili alla cui produzione o al cui scambio è effettivamente diretta l’attività d’impresa, dagli impianti e dai fabbricati utilizzati direttamente nell’esercizio d’impresa.
Il requisito della commercialità deve sussistere ininterrottamente, al momento del realizzo, almeno dall’inizio del terzo periodo d’imposta anteriore al realizzo stesso.
Il discrimine tra la fase di start up e l’avvio dell’attività commerciale rileva ai fini del computo del triennio di possesso previsto dall’articolo 87, comma 2, del TUIR. Il periodo di start up, infatti, ancorché non idoneo autonomamente a configurare l’esercizio di attività commerciale, è suscettibile di assumere una connotazione commerciale, ai fini pex, nell’ipotesi in cui venga seguito dallo svolgimento dell’attività d’impresa.
Si considerano atti tipici della fase di start up, a titolo esemplificativo, tutte le attività dirette a costituire, definire e rendere operativa la struttura aziendale, comprese quelle relative agli studi preparatori, all’ottenimento di permessi, licenze e autorizzazioni, alle ricerche di mercato, all’addestramento iniziale del personale, all’acquisizione delle risorse finanziarie e tecniche necessarie ad avviare l’attività dell’impresa.
Inoltre, la natura commerciale dell’attività può ritenersi sussistente già nella fase di start up sempreché la società partecipata, dopo aver ultimato le fasi preparatorie ed essersi così dotata di un apparato organizzativo autonomo, inizi successivamente a svolgere l’attività per la quale è stata costituita.
Ciò premesso in linea generale, con riferimento al caso di specie, il requisito della “commercialità” è posseduto dalla società dall’inizio del periodo d’imposta 2019, in quanto le attività poste in essere a decorrere dal 2015 si considerano preparatorie e finalizzate all’esercizio dell’attività di impresa, rientrando a pieno titolo nel conteggio del periodo di valutazione della commercialità ai fini pex.


IVA: come transitare dal regime semplificato al regime forfetario


17 SETT 2018 Il Fisco chiarisce l’applicabilità del regime forfetario da parte del contribuente che ha optato per il regime semplificato (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 14 settembre 2018, n. 64/E)

A partire dal 1° gennaio 2015, il regime naturale per i contribuenti in possesso dei requisiti previsti dalla legge è il regime forfetario. Tuttavia, a tali soggetti è consentito optare per la determinazione dell’IVA e del reddito nei modi ordinari.
La scelta per comportamento concludente, esercitata nel 2015, di avvalersi del regime contabile semplificato non vincola il contribuente alla permanenza triennale nel regime scelto, trattandosi comunque di un regime “naturale” proprio dei contribuenti minori. Il vincolo triennale, ivi previsto, è rilevante solo per coloro che scelgono di rimanere nel regime semplificato, e non anche per coloro che, avendone i requisiti, scelgono di accedere al regime forfetario.
Ne consegue che in presenza dei requisiti richiesti dalla normativa di riferimento il contribuente ha facoltà di transitare dal regime semplificato al regime forfetario senza dover scontare alcun vincolo triennale di permanenza, e quindi, avvalersi per l’anno d’imposta 2018 del regime forfetario.
Si evidenzia, quindi, che l’opzione e la revoca di regimi di determinazione dell’imposta o di regimi contabili si desumono da comportamenti concludenti del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili. La validità dell’opzione e della relativa revoca è subordinata unicamente alla sua concreta attuazione sin dall’inizio dell’anno o dell’attività, il contribuente è obbligato a comunicare l’opzione nella prima dichiarazione annuale IVA da presentare successivamente alla scelta operata, resta ferma la validità dell’opzione anche nelle ipotesi di omessa, tardiva o irregolare comunicazione, sanzionabili secondo le vigenti disposizioni.
Ne consegue che l’omessa indicazione dell’opzione, nella dichiarazione IVA relativa all’anno d’imposta 2015, per l’applicazione del regime di contabilità ordinario per le imprese minori, seppur non vincolante ai fini dell’efficacia del regime scelto, costituisce tuttavia una violazione sanzionabile, che il contribuente può sanare attraverso l’istituto del ravvedimento operoso.


 


Interessi passivi su mutui: se la proprietà è indivisa, la detrazione spetta alla cooperativa

Con Ordinanza n. 21092 del 24 agosto 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che il beneficio della detrazione per gli interessi passivi sul mutuo ipotecario pagati dal socio assegnatario dell’alloggio di cooperativa edilizia a proprietà indivisa, spetta alla cooperativa stessa in quanto proprietaria degli immobili fino alla divisione.

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso cartella di pagamento nei confronti del contribuente per il recupero delle detrazioni IRPEF fruite in relazione agli interessi passivi sul mutuo ipotecario, in qualità di socio assegnatario di alloggio della cooperativa edilizia a proprietà indivisa, contestando che il beneficio era fruibile dalla cooperativa e non dal socio.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente, affermando che la detrazione spettasse al socio della cooperativa in quanto “assegnatario” di un alloggio della stessa e che il mutuo facesse carico al socio assegnatario, anche se indiviso. Secondo i giudici, siccome ciò che rileva per godere della detrazione è la circostanza del mutuo indiviso, allo stesso fine deve ritenersi ammissibile quando la proprietà complessiva degli alloggi sia indivisa.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Riformando la decisione dei giudici tributari, su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha osservato che secondo la norma agevolativa sono detraibili dall’imposta lorda (nella misura del 19%) gli interessi passivi e i relativi oneri accessori pagati (attualmente fino ad un massimo di € 4.000) in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca su immobili contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale.
Il beneficio spetta, nello stesso limite complessivo e alle stesse condizioni, anche con riferimento alle somme corrisposte dagli assegnatari di alloggi di cooperative e dagli acquirenti di unità immobiliari di nuova costruzione, alla cooperativa o all’impresa costruttrice a titolo di rimborso degli interessi passivi, oneri accessori e quote di rivalutazione relativi ai mutui ipotecari contratti dalla stessa e ancora indivisi.
Secondo i giudici della Suprema Corte, la norma, resa chiara in particolare dall’uso della punteggiatura, deve essere interpretata nel senso che la detrazione spetta alla cooperativa anche con riferimento alle somme corrisposte dagli assegnatari di alloggi di cooperative e dagli acquirenti di unità immobiliari di nuova costruzione.
La Corte di Cassazione, precisa, che sul piano sostanziale, la giustificazione della detrazione va correlata all’accensione di mutui garantiti da ipoteca su immobili contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale e dunque ad un rapporto riferibile, nel caso in esame, formalmente e sostanzialmente, alla cooperativa e non ai singoli soci, trattandosi di mutui ipotecari ancora indivisi, come del resto ancora indivisa è la proprietà degli immobili, essendo i soci assegnatari degli alloggi in godimento, e non in forza di un diritto di proprietà.
In definitiva la detrazione spetta a titolo di rimborso degli interessi passivi e degli oneri accessori corrisposti dalla cooperativa in forza dei mutui ipotecari da essa stessa contratti.

Prodotti vegetali: modificati i requisiti e la dotazione minima per la produzione/commercio


Apportate alcune modifiche sui requisiti di professionalità e della dotazione minima delle attrezzature occorrenti per l’esercizio dell’attività di produzione, commercio e importazione di vegetali e prodotti vegetali (Ministero Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo – decreto del 03 agosto 2018).

Le modifiche sono state rese necessarie in virtù:
– della recente diffusione nel territorio nazionale di ditte che effettuano la lavorazione, la selezione, la concia e confettatura o altri trattamenti alle sementi per conto terzi con l’impiego di selezionatori mobili, direttamente presso le aziende agricole che effettuano il reimpiego della semente lavorata;
– dell’esigenza di definire i requisiti di professionalità appropriati e necessari per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio della specifica attività per conto terzi sopra indicata;
– della necessità di stabilire le attrezzature costituenti la dotazione minima per lo svolgimento della specifica attività per conto terzi sopra indicata, nonché i dati da riportare nella richiesta di autorizzazione e la documentazione da allegare;
– della necessità di semplificare le procedure autorizzative previste dalle normative fitosanitarie e di qualità, prevedendo la possibilità di inoltrare un’unica domanda per tutte le autorizzazioni previste.


In tal senso le modifiche riguardano:
– i dati essenziali da fornire con la richiesta di autorizzazione e documentazione da allegare;
– le indicazioni da riportare nell’autorizzazione;
– le prescrizioni fitosanitarie in funzione della categoria di appartenenza;
– strutture e mezzi necessari per lo svolgimento delle attività.

Posticipati gli obblighi fiscali nel comune di Genova


Sospesi i termini per l’adempimento degli obblighi tributari a favore dei contribuenti colpiti dall’eccezionale evento calamitoso del 14 agosto 2018 che ha provocato il crollo del viadotto Polcevera (Ponte Morandi) nel Comune di Genova (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Decreto 06 settembre 2018).

Nei confronti delle persone fisiche non titolari di partita IVA che, alla data del 14 agosto 2018, avevano la residenza nel territorio del Comune di Genova, e nei confronti dei soggetti titolari di partita IVA aventi la sede legale o la sede operativa nel territorio del Comune di Genova sono sospesi i termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli atti previsti per la concentrazione della riscossione nell’accertamento, scadenti nel periodo compreso tra il 14 agosto 2018 ed il 1° dicembre 2018.
Gli adempimenti e i versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il 20 dicembre 2018.
La sospensione non si applica alle ritenute che devono essere operate e versate dai sostituti d’imposta. In caso di impossibilità dei sostituti ad effettuare gli adempimenti e i versamenti delle predette ritenute nei termini previsti, non é punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore.
Non è previsto alcun rimborso di quanto già versato.


Liquidazione periodica Iva del secondo trimestre 2018, lunedì 17/9/2018 ultimo giorno per l’invio


Lunedì 17 settembre 2018 scade il termine previsto per la trasmissione della comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche dell’Iva relativa al secondo trimestre (Aprile-Giugno) del 2018. Non opera quindi la proroga al 30 settembre 2018 (termine differito a lunedì 1° ottobre) prevista per la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute (Agenzia Entrate – comunicato 14 settembre 2018).

La comunicazione deve essere presentata dai soggetti passivi IVA, utilizzando l’apposito modello, con esclusione di quelli non obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale I.V.A. o all’effettuazione delle liquidazioni periodiche, semprechè, nel corso dell’anno non siano venute meno le condizioni di esonero.
La trasmissione della comunicazione deve essere effettuata esclusivamente per via telematica, direttamente dal contribuente o tramite intermediario abilitato alla trasmissione.
I dati da trasmettere devono essere rappresentati in formato XML, nel file “comunicazioneIVA”, sul quale deve essere apposta la firma elettronica (qualificata o basata su certificati Entrate) del responsabile della trasmissione (il soggetto obbligato o un suo delegato) oppure, il sigillo elettronico dell’Agenzia delle Entrate (in caso di invio del file tramite upload sull’interfaccia web del servizio “Fatture e Corrispettivi”).
In caso di trasmissione della comunicazione tramite intermediario, il soggetto incaricato deve rilasciare al contribuente copia del Modello trasmesso e della ricevuta, che ne attesta l’avvenuto ricevimento da parte dell’Agenzia delle Entrate e che costituisce prova dell’avvenuta presentazione.