Corrispettivi telematici: posticipato il termine per l’aggiornamento della CA

Con il Comunicato del 22 febbraio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha posticipato al 15 maggio 2019 il termine per l’installazione della nuova CA nei dispositivi utilizzati per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, necessaria per garantire la sicurezza della connessione TLS con il server di produzione.

Tutti i dispositivi che colloquiano con il sistema dei corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate (registratori telematici, server RT o dispositivi mobili certificati per i distributori automatici) e tutti i sistemi proprietari che utilizzano le interfacce applicative gestionali, per garantire la sicurezza della connessione TLS con il server di produzione, ai fini della memorizzazione e della trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, devono essere configurati con una Certification Authority (CA) rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.
L’Agenzia delle Entrate ha comunicato il rinnovo della CA per la connessione TLS con il server di produzione, prevedendo l’aggiornamento dei dispositivi utilizzati per la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri.
In un primo momento il timing è stato fissato al 31 marzo 2019, ma con il Comunicato del 22/02/2019 il termine per l’aggiornamento è stato posticipato al 15 maggio 2019.


La CA rinnovata per la connessione sicura è la “CA Entrate”, quindi per garantire la continuità del servizio al momento della sostituzione del certificato server è necessario configurare il file “CAAgenziadelleEntrate.cer” insieme al vecchio file “CAEntrate.cer”, aggiungendolo nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse.
Questa operazione deve essere eseguita sia sui sistemi che si interfacciano con i servizi dispositivi dell’Allegato Api REST Dispositivi, sia sui sistemi proprietari che si interfacciano con i servizi gestionali dell’Allegato Api REST Gestionali.


Il file di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer” è recuperabile effettuando i passi seguenti:
1) accedere al sito web Fatture&Corrispettivi;
2) accedere alla sezione dedicata ai certificati;
3) scaricare la nuova versione del file “CAServizioAECorrispettiviIVA.zip”;
4) recuperare, fra i file presenti, quello di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer”;
5) configurare il certificato nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse, senza eliminare quello vecchio “CAEntrate.cer”.


Il mancato aggiornamento della configurazione descritta entro la data indicata comporterà l’impossibilità di effettuare connessioni al sistema dei corrispettivi attraverso le interfacce applicative (api rest).

Fatturazione elettronica nella società cooperativa agricola


La cooperativa nel predisporre la fattura elettronica può inserire il proprio indirizzo telematico come indirizzo del destinatario della fattura: in tal caso, affinché il socio abbia un esemplare della fattura, la cooperativa deve comunicare al produttore agricolo socio di avere emesso la fattura e deve trasmettergli copia della fattura, ricordando al socio che può consultare o scaricare la fattura elettronica anche nella propria area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 18 marzo 2019, n. 10).

Dal 1° gennaio 2019, al fine di razionalizzare il procedimento di fatturazione e registrazione, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio.
La regola generale appena richiamata prevede, tuttavia, alcune eccezioni di ordine soggettivo, oggettivo (per quelle cessioni/prestazioni di servizi che non hanno obbligo di essere documentate tramite fattura) e “misto” (per soggetti specificamente individuati quando si verificano peculiari situazioni, come avviene, ad esempio, per chi è tenuto all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria).
Va aggiunto che la razionalizzazione del processo di fatturazione operata dal legislatore reca, come necessario presupposto, l’obbligo di documentare un’operazione tramite fattura (la quale, a decorrere dal 1° gennaio 2019, fatte salve le eccezioni appena viste, deve essere elettronica e transitare tramite SdI).
I vari interventi normativi, infatti, non hanno modificato le ulteriori previsioni del decreto IVA (o di altri provvedimenti) che dettano le regole relative alla certificazione delle operazioni (tramite fattura o con un diverso strumento ritenuto parimenti idoneo, si tratti di scontrini, ricevute fiscali o altro).
In questo quadro rientrano anche i passaggi dei prodotti agricoli e ittici effettuati dai produttori agricoli agli enti, alle cooperative o agli altri organismi associativi ai fini della vendita, anche previa manipolazione o trasformazione, che si considerano effettuati all’atto del versamento del prezzo ai produttori agricoli soci o associati. L’obbligo di emissione della fattura può essere adempiuto dagli enti stessi per conto dei produttori agricoli conferenti; in tal caso a questi è consegnato un esemplare della fattura ai fini dei successivi adempimenti prescritti nel presente titolo.
Ai fini della compilazione delle fatture, la società cooperativa agricola di conferimento può emettere la fattura per ogni singolo socio utilizzando una distinta numerazione per ciascun conferente (es. 1/Cop__, 2/Cop__, ecc). In tal modo, le fatture emesse dalla cooperativa per conto del socio risulteranno progressive con riferimento al singolo socio, e saranno distinte da tutte le altre fatture emesse dal socio stesso ad altri clienti, che seguiranno una numerazione progressiva diversa (ad esempio per gli altri clienti il socio numererà le fatture con 1, 2, 3, ecc.).
Si ricorda che nel caso di emissione della fattura da parte del cessionario/committente (nel caso di specie, la società cooperativa) per conto del socio occorre valorizzare i blocchi “Terzo intermediario o Soggetto emittente” e “Soggetto emittente”, inserendo i dati della cooperativa e indicando che l’emittente è il “Cessionario/committente”.
Inoltre, nel predisporre la fattura elettronica la cooperativa può inserire il proprio indirizzo telematico (per esempio il proprio indirizzo PEC o il proprio codice destinatario) come indirizzo del destinatario della fattura: in tal caso, affinché il socio abbia un esemplare della fattura, la cooperativa deve comunicare al produttore agricolo socio di avere emesso la fattura e deve trasmettergli (tramite email o altro strumento ritenuto utile) duplicato del file XML della fattura elettronica o copia in formato PDF della fattura (eventualmente con la relativa ricevuta di avvenuta consegna pervenuta dal SdI), ricordando al socio che può consultare o scaricare la fattura elettronica anche nella propria area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”.

Attività gastronomica, si all’utilizzo di un distributore di caffè e bevande


In un esercizio commerciale abilitato alla panificazione, al vicinato alimentare e alla gastronomia calda e fredda è ammessa la collocazione di una macchina che eroga automaticamente caffè e altre bevande a patto che sia utilizzabile dai clienti in modo diretto ed autonomo, ossia senza alcun servizio assistito caratterizzante invece l’attività di somministrazione di alimenti e bevande (Ministero Sviluppo Economico – risoluzione n. 184409/2018).

Dopo essersi espresso sulla la collocazione di una macchina del caffè fornita in comodato d’uso che eroga le bevande tramite l’introduzione di cialde, questa volta il Ministero dello Sviluppo Economico si espresso sulla collocazione di un distributore automatico che eroga caffè e bevande.


In entrambi i casi il concetto è sempre lo stesso. Negli esercizi di vicinato legittimati alla vendita di prodotti alimentari, il consumo sul posto dei medesimi prodotti non può essere vietato o limitato se svolto con l’esclusione del servizio assistito.


Pertanto al collocazione all’interno dell’esercizio di un distributore automatico di caffè e bevande non è preclusa se è utilizzabile dai clienti in maniera diretta e in piena autonomia, senza servizio assistito di somministrazione.

IVA: versamento del saldo 2018

Scade il prossimo 18 marzo il termine per il versamento del saldo IVA relativo all’anno d’imposta 2018, senza alcuna maggiorazione.

La differenza tra l’ammontare dell’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale IVA e l’ammontare delle somme già versate periodicamente (mensile o trimestrale) deve essere versata entro il 16 marzo di ciascun anno. Quest’anno siccome la scadenza cade di sabato, il termine è posticipato di diritto al 18 marzo 2019.
Per i soggetti che effettuano la liquidazione periodica dell’imposta con cadenza trimestrale, l’importo dell’IVA dovuta va maggiorato degli interessi nella misura dell’1%.
L’importo dovuto a saldo va versato alla scadenza in unica soluzione.
In alternativa è possibile effettuare il versamento in rate mensili di pari importo; in tal caso la prima rata deve essere versata entro il 18 marzo 2019 e l’ultima non oltre il 18 novembre 2019. Le rate successive alla prima devono essere versate entro il giorno 16 di ciascun mese, tenendo presente che le scadenze cadenti di sabato o in un giorno festivo sono automaticamente posticipate al primo giorno non festivo successivo. Inoltre, si ricorda che la rata del mese di agosto può essere versata entro il giorno 20 agosto 2019 (anziché il 16 agosto 2019).
Se si opta per la rateizzazione, sull’importo delle singole rate successive alla prima è dovuto l’interesse fisso dello 0,33% per ogni mese (quindi sulla 2^ rata lo 0,33%, sulla 3^ lo 0,66%, sulla 4^ lo 0,99%, ecc.).

DIFFERIMENTO


È possibile versare l’IVA a saldo in unica soluzione entro il termine stabilito per il versamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi (1° luglio 2019). In tal caso l’importo deve essere maggiorato dello 0,40% a titolo di interessi per ogni mese o frazione di mese successivo al 18 marzo 2019 (quindi 1,60% se il versamento è fatto il 1° luglio 2019).
In alternativa si può optare per il versamento entro il 31 luglio 2019 applicando una maggiorazione ulteriore dello 0,40% sull’importo già maggiorato dell’1,60%.
In entrambe le ipotesi, è possibile rateizzare l’importo da versare (comprensivo delle maggiorazioni) in rate mensili di pari importo; la prima rata deve essere versata entro il 1° luglio 2019 (ovvero entro il 31 luglio 2019) e l’ultima non oltre il 18 novembre 2019. Sull’importo delle singole rate successive alla prima è dovuto l’interesse fisso dello 0,33% per ogni mese.


 


MODALITÀ DI VERSAMENTO


Il versamento del saldo IVA deve essere effettuato con modello di pagamento unificato F24 utilizzando esclusivamente modalità telematiche. In particolare, utilizzando alternativamente:
– i servizi di home banking di banche, Poste Italiane Spa, agenti di riscossione e altri operatori di servizi di pagamento;
– i servizi F24 web o F24 online dell’Agenzia delle Entrate, attraverso le piattaforme Fisconline o Entratel.
Qualora, per effetto di compensazione con un credito d’imposta, il saldo del modello F24 sia pari a zero, il versamento deve essere eseguito obbligatoriamente con i servizi “F24 web” o “F24 online”.


In sede di compilazione del modello F24, l’importo del Saldo IVA deve essere riportato nella sezione Erario, contraddistinto dal codice tributo “6099 – IVA a saldo risultante dalla dichiarazione annuale”.
Nel campo anno di riferimento va indicato l’anno “2018”.
Nel campo “rateazione / regione / prov. / mese rif.” deve essere indicato il numero della rata. Se il versamento è effettuato in unica soluzione bisogna indicare il valore convenzionale “01/01”. Invece, se l’importo è stato rateizzato bisogna indicare il numero della rata che si sta versando e il numero totale delle rate prescelte (ad esempio: 01/09 per indicare la prima rata di nove).
Inoltre, in caso di rateazione, l’importo dovuto a titolo di interessi deve essere indicato separatamente dall’imposta con il codice tributo “1668 – Interessi da rateizzazione”.

SANZIONI


In caso di omesso versamento in tutto o in parte alle prescritte scadenze si applica la sanzione pari al 30% dell’importo non versato. Se il versamento è effettuato con ritardo non superiore a 90 giorni si applica la sanzione pari al 15% dell’importo versato in ritardo.
Per l’omessa o inesatta indicazione del codice fiscale sul modello F24, si applica la sanzione da Euro 103,00 a Euro 2.065,00.
Nel caso in cui il modello F24 non contenga gli elementi necessari per l’identificazione del soggetto che li esegue o per l’imputazione della somma versata, si applica la sanzione da Euro 100,00 a Euro 500,00.
L’errata indicazione del numero di codice tributo, ferma restando a tutti gli effetti la validità del versamento, configurando un errore “formale”, non è sanzionabile e può essere sanato inviando all’Agenzia delle Entrate una comunicazione di rettifica.

RAVVEDIMENTO OPEROSO


In caso di omesso o insufficiente versamento è possibile regolarizzare la violazione mediante ravvedimento operoso. A tal fine deve essere versato contestualmente sia l’importo del tributo principale, sia i relativi interessi calcolati al tasso legale e la sanzione ridotta. In particolare:
– se la regolarizzazione è effettuata con un ritardo non superiore a 15 giorni dalla scadenza, si applica la sanzione pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo successivo alla scadenza;
– se la regolarizzazione è effettuata dal 15° al 30° giorno successivo alla scadenza, si applica la sanzione ridotta pari al 1,5% (1/10 del 15%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata ENTRO 90 giorni dalla scadenza, si applica la sanzione ridotta pari al 1,67% (1/9 del 15%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata ENTRO il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, si applica la sanzione ridotta pari al 3,75% (1/8 del 30%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata ENTRO il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, si applica la sanzione ridotta pari al 4,29% (1/7 del 30%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata OLTRE il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, si applica la sanzione ridotta pari al 5% (1/6 del 30%) dell’importo non versato;
– se la regolarizzazione è effettuata DOPO la constatazione della violazione mediante processo verbale, si applica la sanzione ridotta pari al 6% (1/5 del 30%) dell’importo non versato.

Codici tributo
8904 – IVA (sanzione pecuniaria)
1991 – IVA (interessi)


 

Commercialisti: chiarimenti sul domicilio professionale


Il criterio di collegamento tra il professionista e l’albo di riferimento è, alternativamente, la residenza o il domicilio professionale (CNDCEC – Nota del 15 marzo 2019, n. 22).

Per domicilio professionale deve intendersi la sede principale degli affari ed interessi del professionista, cioè il luogo in cui questi esercita in modo stabile e continuativo la propria attività; esso può essere identificato, in linea di principio, con lo studio professionale.
Tale concetto si caratterizza principalmente per l’elemento soggettivo dell’intenzionalità di costituire e mantenere in un determinato luogo il centro principale delle proprie relazioni economiche e risulta verificabile sulla base di determinati dati oggettivi (quali frequenza, periodicità e continuità delle prestazioni erogate, numero dei clienti, giro di affari).
Inoltre, è rilevante il collegamento del domicilio professionale all’ambito territoriale in cui si intende svolgere l’attività prevalente, in quanto tale nesso rende possibile garantire la reperibilità dell’iscritto nei confronti dell’Ordine di appartenenza consentendo a questo di effettuare sia le comunicazioni istituzionali relative alla professione, sia le dovute verifiche ai fini del mantenimento dell’iscrizione nell’Albo. Ne consegue che, qualora il professionista intenda trasferire il domicilio professionale, questi sarà tenuto a trasferire anche la propria iscrizione nell’Albo dell’Ordine costituito nel luogo in cui risulta il nuovo domicilio professionale.
Con riferimento alla verifica della sussistenza del requisito del domicilio professionale inteso come sede dell’esercizio stabile, continuativo e prevalente dell’attività professionale, non essendo disponibile un pubblico elenco dei domicili professionali, l’Ordine dovrà verificare sia quegli elementi di fatto che direttamente o indirettamente denuncino la presenza in un certo luogo dello svolgimento dell’attività professionale, sia quelli (quali frequenza, periodicità e continuità delle prestazioni erogate, numero dei clienti, giro di affari), atti a far ritenere “in modo inequivocabile” che l’iscritto esercita in modo prevalente la professione nel domicilio dichiarato.

Ritenuta Irpef per il legale parte vittoriosa munito di delega all’incasso


L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 15 marzo 2019, n. 35/E ha chiarito che quanto liquidato dal giudice al legale rappresentante, munito di apposita delega all’incasso, per la parte relativa alle spese legali di sua spettanza, deve essere assoggettato a ritenuta d’acconto IRPEF del 20 per cento.


 


Le norme sostanziali relative alla determinazione del reddito di lavoro autonomo fanno rientrare nella nozione di compenso anche le somme che il lavoratore autonomo riaddebita al committente per il ristoro delle spese sostenute per l’espletamento dell’incarico.
Ai fini fiscali, infatti,
Il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione.
I redditi di lavoro autonomo abituale sono costituiti dalla differenza tra i compensi percepiti nel periodo d’imposta e le spese inerenti all’esercizio dell’arte o professione effettivamente sostenute nel periodo stesso, senza prevedere un collegamento tra compenso e spesa sostenuta per conseguirlo, contrariamente a quanto accade per i redditi di lavoro autonomo non abituale che sono determinati, in ragione della loro occasionalità, tenendo conto del collegamento specifico tra il compenso e la spesa sostenuta per conseguirlo.
I
soggetti che corrispondono a soggetti residenti nel territorio dello Stato compensi comunque denominati per prestazioni di lavoro autonomo, devono operare all’atto del pagamento una ritenuta del 20 percentoa titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti.
Invero, la ritenuta d’acconto attua l’anticipata riscossione dell’imposta dovuta dalla persona fisica che riceve il pagamento laddove, tra l’altro, il compenso percepito ha natura di reddito di lavoro autonomo. Per l’applicazione della ritenuta, il sostituto deve, dunque, verificare se il pagamento che il percettore del reddito riceve, sia o non sia da imputare a tale categoria di reddito.
Non si attribuisce rilevanza alla circostanza che il pagamento provenga, anziché dal soggetto a cui favore la prestazione è resa, da un terzo: sicché quando l’obbligazione del terzo trae origine da un rapporto diverso, ciò che rileva non è la ragione per cui il terzo esegue il pagamento, ma la ragione che costituisce fonte del credito che con il pagamento resta estinto.
Nell’interpello fatto all’Amministrazione finanziaria, l’istante, l’Agenzia delle Entrate Riscossione, ha chiesto se quanto liquidato dal giudice al legale rappresentante, munito di apposita delega all’incasso, per la parte relativa alle spese legali di sua spettanza, debba essere assoggettato a ritenuta d’acconto IRPEF del 20 per cento. Al riguardo, l’
Amministrazione finanziaria ha ritenuto che quanto liquidato direttamente al legale per la parte relativa alle spese legali di sua spettanza è da assoggettare a ritenuta del 20 per cento e che l’Ente istante sarà esonerato dall’effettuazione della ritenuta nella sola ipotesi in cui le somme erogate al difensore della parte vittoriosa non costituiscano per quest’ultimo reddito di lavoro autonomo, ovvero qualora questi produca copia della fattura emessa, nei confronti del proprio cliente, per la prestazione professionale resa.
In tal caso, infatti, è da ritenersi che quanto erogato dall’istante al difensore munito di delega all’incasso vada a ristorare la parte vittoriosa delle spese legali sostenute.


Penale per inadempienza contrattuale: IVA esclusa

 


Con la Risposta all’interpello n. 74 del 13 marzo 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le somme percepite, all’esito dell’attività di recupero crediti, a titolo di penale per inadempienza contrattuale, nonché per rivalutazione monetaria e interessi maturati sulla penale stessa hanno natura risarcitoria e quindi sono escluse da IVA.

QUESITO


L’Agenzia delle Entrate risponde all’interpello di una società riguardo al trattamento IVA applicabile alle somme percepite a titolo risarcitorio.
In particolare la società istante rappresenta di aver affidato ad un soggetto terzo l’incarico per il recupero di crediti di difficile esigibilità di clienti morosi.
All’esito dell’attività di recupero crediti:
– la società incaricata del recupero fattura alla committente il corrispettivo della prestazione, incrementato delle spese sostenute (spese legali, di segreteria e altro) applicando l’IVA con aliquota ordinaria;
– la società creditrice riceve dal debitore, oltre al credito originario, gli interessi moratori e le spese per il recupero del credito.
Si chiede quale sia il trattamento IVA da applicare alle somme percepite, eccedenti il credito originario.

PARERE DEL FISCO


In base alla disciplina IVA costituiscono prestazioni di servizi rilevanti, le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte.
Inoltre, concorrono a formare la base imponibile IVA delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi, l’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, compresi gli oneri e le spese inerenti all’esecuzione e i debiti o altri oneri verso terzi accollati al cessionario o al committente, aumentato delle integrazioni direttamente connesse con i corrispettivi dovuti da altri soggetti.
Tuttavia, la norma stabilisce espressamente che non concorrono a formare la base imponibile “le somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi del cessionario o del committente”.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il presupposto, stringente, per l’applicazione dell’esclusione IVA è l’esistenza di un risarcimento in senso proprio, dovuto a ritardi o inadempimento di obblighi contrattuali.
Ciò in quanto le somme corrisposte a titolo di penale per violazione di obblighi contrattuali non costituiscono il corrispettivo di una prestazione di servizio o di una cessione di un bene, ma assolvono una funzione punitivo-risarcitoria. Conseguentemente dette somme sono escluse dall’ambito di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto per mancanza del presupposto oggettivo.
In conclusione, qualora l’importo complessivo delle somme recuperate dal cliente moroso comprendano gli interessi moratori e le spese per il recupero crediti, si ritiene che tali somme abbiano “natura risarcitoria” e, pertanto, devono considerarsi escluse dal computo della base imponibile ai fini IVA.

Abilitazioni piene e/o limitate per l’installazione di impianti tecnologici


È possibile riconoscere abilitazioni limitate rispetto ad alcune attività, purché tali limitazioni siano fatte nell’ambito della declaratoria di ogni singola attività. (MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – Circolare 13 marzo 2019, n. 3717/C).

Il MISE ha ritenuto opportuno fornire, in via definitiva, chiarimenti circa la possibilità che le imprese di installazioni impianti possano o meno essere abilitate anziché per interi settori, anche per ambiti di ciascun settore (le cosiddette “abilitazioni limitate”). Ciò si rende necessario poiché le Camere di commercio talvolta non utilizzano lo stesso metro di giudizio, cioè a volte si verificano casi in cui la stessa istanza (SCIA) presentata dagli operatori economici del settore viene valutata tra le varie Camere di commercio in maniera difforme.
Si ritiene dunque opportuno rappresentare quanto segue, restando inteso che affinché un soggetto possa essere abilitato a svolgere l’attività di settore occorre che lo stesso abbia, ovviamente, i necessari requisiti tecnico professionali:
1) per gli impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica, impianti di protezione contro le scariche atmosferiche nonché gli impianti per l’automazione di porte, cancelli e barriere, può essere consentito di rilasciare sia un’abilitazione per l’intera lettera (dunque l’impresa sarebbe nelle condizioni di poter svolgere l’attività di installazione di tutti gli impianti ivi indicati) che un abilitazione parziale, limitata a singole tipologie di impianti, cioè per i soli impianti “di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica” ovvero limitatamente agli impianti “di protezione contro le scariche atmosferiche” o di quelli “per l’automazione di porte, cancelli e barriere”; è ovviamente possibile ottenere un’abilitazione parziale anche per sole 2 delle 3 tipologie di impianti in parola;
2) analogamente, anche per gli impianti radiotelevisivi, le antenne e gli impianti elettronici in genere e per gli impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi natura o specie, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense, e di ventilazione ed aerazione dei locali può essere consentita un’abilitazione piena o limitata a singoli tipologie di impianti; resta inteso che l’attività relativa alla realizzazione delle opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense e di ventilazione ed aerazione dei locali non possa essere scissa rispetto all’intero settore o alla singola tipologia di impianti (cioè impianti di riscaldamento o di climatizzazione o di condizionamento o di refrigerazione) per il quale l’interessato fosse abilitato; ne consegue dunque che, ad esempio, l’abilitazione all’installazione degli impianti di riscaldamento ricompre anche la conseguente e imprescindibile abilitazione alla realizzazione delle relative opere di evacuazione, di ventilazione e di areazione predette; al contrario si rappresenta che non è ammissibile abilitare un soggetto per la sola attività di realizzazione delle opere di evacuazione, di ventilazione e di aerazione in parola, né che le stesse opere vengano realizzate da soggetti non abilitati;
3) per gli impianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specie ed per gli impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e ventilazione ed aerazione dei locali è invece possibile consentire solo un’abilitazione piena;
4) per gli impianti di protezione antincendio cioè gli impianti di alimentazione di idranti, gli impianti di estinzione di tipo automatico e manuale nonché gli impianti di rilevazione di gas, di fumo e d’incendio la relativa abilitazione non può essere attribuita limitatamente ad alcune tipologie di impianto antincendio; pertanto è possibile concedere solo un’abilitazione piena, che riguardi cioè tutti gli impianti antincendio; ne consegue che eventuali situazioni ancora in essere in contrasto con le predette direttive vadano definitivamente risolte da codeste Camere nel senso indicato.

Prorogato il termine per beneficiare dei voucher PMI


Il termine del 14 marzo 2019, per la presentazione, da parte delle imprese assegnatarie dei voucher, delle richieste di erogazione delle agevolazioni, è prorogato al 28 marzo 2019 (Ministero Sviluppo Economico – decreto 14 marzo 2019).

La proroga è arrivata con decreto del Ministero dello Sviluppo al fine di consentire alle imprese interessate il completamento delle attività di predisposizione e invio delle richieste di erogazione.


Le eventuali richieste di variazioni dell’impresa beneficiaria del Voucher conseguenti a operazioni societarie o a cessioni a qualsiasi titolo dell’attività possono essere trasmesse esclusivamente entro oggi, al fine di permettere al Ministero di valutare le predette comunicazioni ed effettuare i conseguenti adempimenti secondo una tempistica utile a consentire ai soggetti subentranti di presentare la richiesta di erogazione delle agevolazioni.

Il punto vendita in affitto conserva il bonus Mezzogiorno

Con la Risposta all’interpello n. 75 del 13 marzo 2019, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle cause di decadenza e rideterminazione del Bonus Mezzogiorno, precisando che non ricorrono nell’ipotesi di cessione in affitto del ramo d’azienda, per la gestione del punto vendita agevolato, ad un soggetto terzo economicamente indipendente, legato alla concedente da un contratto di affiliazione.

QUESITO


La società istante intende realizzare una nuova unità locale (supermercato), effettuando investimenti in impianti, macchinari e attrezzature in relazione ai quali beneficiare del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno, disciplinato dalla Legge di Stabilità 2016, cd. “Bonus Mezzogiorno”.
Successivamente intende concedere il punto vendita agevolato in gestione ad un soggetto terzo, economicamente indipendente, mediante un contratto di affitto di ramo d’azienda e la stipula un contratto di affiliazione per la fornitura delle merci destinate alla rivendita.
Si pone, dunque, il quesito se l’operazione di cessione in gestione del punto vendita, possa determinare la decadenza o la rideterminazione del beneficio.


DISCIPLINA AGEVOLATIVA


In base alla disciplina agevolativa, è riconosciuto un credito di imposta a favore delle imprese che, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2019, effettuano l’acquisizione, anche mediante contratto di locazione finanziaria, di beni strumentali nuovi, in particolare macchinari, impianti e attrezzature varie, facenti parte di un progetto di investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo.
La misura dell’agevolazione è differenziata in relazione alla dimensione aziendale e all’ubicazione territoriale delle strutture produttive.
Tuttavia, se entro il quinto periodo d’imposta successivo a quello nel quale sono entrati in funzione, i beni sono dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero destinati a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all’agevolazione, il credito d’imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni anzidetti.


PARERE DEL FISCO


L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’ipotesi esaminata non rientra tra quelle che determinano la decadenza o la rideterminazione del beneficio in quanto: “i beni oggetto di agevolazione non sono singolarmente dismessi o ceduti a terzi, ma circolano insieme all’azienda che verrà condotta dall’affittuario nell’ambito dell’esercizio di un’attività imprenditoriale. Gli stessi, inoltre, non sono destinati a strutture produttive diverse da quelle che darebbero diritto all’agevolazione, dal momento che la società beneficiaria, contestualmente all’acquisto di tali beni agevolati, concede in affitto a soggetti terzi economicamente indipendenti il nuovo punto vendita, che continuerà a essere ubicato nei territori agevolabili.”
Peraltro, l’operazione rientra in un processo di integrazione verticale, in base al quale, una volta effettuato l’investimento agevolato, il supermercato è trasferito al gestore, col quale il concedente instaura un rapporto di affiliazione per la fornitura delle merci destinate alla rivendita. In ogni caso, al fine di rendere inoperante la rideterminazione del credito d’imposta, l’affittuario deve comunque far entrare in funzione i beni nell’ambito del compendio aziendale e non dismetterli per i cinque periodi d’imposta successivi.
Viceversa, integra la causa di rideterminazione del “Bonus Mezzogiorno” la differente ipotesi in cui il trasferimento dei beni sia qualificabile come locazione degli stessi. In tal caso, il credito d’imposta dovrà essere rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni anzidetti.