Redditometro: confini della prova contraria del contribuente

La Corte di Cassazione ha affermato che, in tema di “redditometro”, il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici elementi indicatori di capacità contributiva esposti dall’Ufficio, non ha il potere di togliere a tali elementi la capacità presuntiva contributiva che il legislatore ha connesso alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile o perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni indicati dalla norma (Ordinanza 07 aprile 2021, n. 9300).

IL CASO

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento di maggior reddito determinato con il metodo sintetico (cd. redditometro) sulla base degli indici di capacità contributiva costituiti dal sostenimento di spese per immobili e dal possesso di un cavallo da corsa.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente rilevando che ai fini della determinazione del reddito andava riconosciuto come dato di calcolo l’importo ottenuto dal contribuente a titolo di finanziamento, le spese documentate per il mantenimento del cavallo da corsa e i premi erogati per il mantenimento del cavallo.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, ritenendola contraria ai principi di diritto applicabili in materia di accertamento sintetico del reddito, in considerazione dell’assenza di nesso causale, in termini di prova contraria a carico del contribuente, tra le somme oggetto di finanziamento e le accertate spese poste a fondamento del calcolo sintetico del reddito.
La Corte Suprema ha precisato che:
– il contribuente ha facoltà di dimostrare, anche prima della notificazione dell’accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. L’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione;
– in tema di delimitazione dei confini della prova contraria a carico del contribuente, l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta, tuttavia la disposizione di riferimento (art. 38, DPR. n. 600 del 1973) prevede anche che l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione.
La norma, dunque, chiede qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi (esenti ovvero soggetti a ritenute alla fonte), e, pur non prevedendo esplicitamente la prova che detti ulteriori redditi sono stati utilizzati per coprire le spese contestate, chiede tuttavia espressamente una prova documentale su circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto (o sia potuto accadere).
In tal senso va letto lo specifico riferimento alla prova (risultante da idonea documentazione) della entità di tali eventuali ulteriori redditi e della “durata” del relativo possesso, previsione che ha l’indubbia finalità di ancorare a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico in capo al contribuente proprio a tali ulteriori redditi, escludendo quindi che i suddetti siano stati utilizzati per finalità non considerate ai fini dell’accertamento sintetico, quali, ad esempio, un ulteriore investimento finanziario, perché in tal caso essi non sarebbero ovviamente utili a giustificare le spese e/o il tenore di vita accertato, i quali dovrebbero pertanto ascriversi a redditi non dichiarati”.
Né la prova documentale richiesta dalla norma risulta particolarmente onerosa, potendo essere fornita, ad esempio, con l’esibizione degli estratti dei conti correnti bancari facenti capo al contribuente, idonei a dimostrare la “durata” del possesso dei redditi in esame; quindi non il loro semplice “transito” nella disponibilità del contribuente.


Nel caso esaminato, la Corte Suprema, sulla base della documentazione bancaria, ha accertato che l’importo ottenuto dal contribuente a titolo di finanziamento era di fatto riconducibile ad una situazione di indebitamento, atteso che la provvista si è esaurita nel giro di due mesi con l’emissione di una serie di assegni bancari.


La Suprema Corte ha precisato, dunque, che il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici “elementi indicatori di capacità contributiva” esposti dall’Ufficio, non ha il potere di togliere a tali “elementi” la capacità presuntiva “contributiva” che il legislatore ha connesso alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile o perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso dei beni indicati dalla norma.

Azione di risarcimento per negligenza del professionista

In tema di responsabilità professionale per danno causato da negligenza del commercialista, l’azione di risarcimento del contribuente nei confronti del professionista si prescrive in dieci anni e presuppone che un danno si sia verificato. Pertanto, il termine di prescrizione decennale decorre dal momento in cui si verifica il danno. Nell’ipotesi di irregolarità fiscali che abbiano determinato una contestazione da parte del Fisco, detto termine decorre dalla notifica dell’avviso di accertamento e non dal prodromico processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza (Corte di Cassazione – Ordinanza 31 marzo 2021, n. 8872).

La controversia riguarda l’azione di responsabilità di una società nei confronti del proprio commercialista, per il danno causato dalla negligenza del professionista nella tenuta dei libri contabili, costituito dalla contestazione del Fisco di irregolarità fiscali con addebito di imposte evase.
Le irregolarità fiscali sono state rilevate dalla Guardia di Finanza con processo verbale di constatazione, in cui è stata espressamente indicata la responsabilità del commercialista, a cui ha fatto seguito l’avviso di accertamento con l’addebito per il recupero fiscale.
I giudici di merito, investiti della richiesta di risarcimento danno, hanno dichiarato la prescrizione del diritto per decorso del termine decennale, considerando quale termine iniziale (dies a quo) il giorno di notifica alla società del processo verbale di constatazione, in cui peraltro risultavano già adombrate responsabilità del commercialista. Secondo i giudici, la notifica del pvc integrava la manifestazione del danno al danneggiato, e l’espressa indicazione della responsabilità del professionista consentiva già allo stesso di esercitare l’azione di risarcimento.

Su ricorso della società, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici di merito ritenendo che il termine di decorrenza della prescrizione non possa iniziare dalla notifica del pvc, bensì dalla notifica del successivo avviso di accertamento.
La Suprema Corte ha evidenziato che l’azione di risarcimento del danno presuppone che un danno si sia verificato, e questa elementare considerazione avrebbe dovuto indurre i giudici di merito a porsi la questione di quale, tra gli atti dell’accertamento fiscale causato da negligenza del consulente, possa coincidere per il contribuente con un pregiudizio di cui chiedere risarcimento a chi ne è stato causa.
Nella fattispecie, la Corte di Appello ha ritenuto:
– che la condotta negligente avesse prodotto un danno già con il processo verbale di constatazione, e ciò in quanto in quel verbale si indicavano espressamente le responsabilità del commercialista;
– la circostanza che il processo verbale di constatazione non sia impugnabile, irrilevante ai fini del decorso del termine dell’azione di risarcimento, rilevando l’impossibilità “legale” di far valere il diritto e non gli impedimenti di mero fatto.


Al riguardo la Corte Suprema ha precisato che il processo verbale di constatazione è un atto meramente interno, e per questo non impugnabile, il quale non incide né sul patrimonio né su altra situazione giuridica del contribuente.
E’ un atto che può portare come anche no, ad un avviso di accertamento, che è l’atto con cui il Fisco, per la prima volta, esercita il suo diritto verso il contribuente al pagamento del dovuto, e che pertanto è un atto impugnabile.
Ne consegue, che la questione dell’impedimento rilevante, ossia di quale impedimento giustifichi l’interruzione della prescrizione e quale no, è questione non pertinente, poiché presuppone che un danno si sia verificato e che si debba valutare se l’azione sia comunque esercitabile per via di un impedimento legale o di fatto.
In realtà, al momento della notifica del processo verbale di constatazione non può considerarsi verificato un danno, proprio per via della funzione di atto meramente endoprocessuale; difatti, la notifica del pvc è effettuata per la successiva validità dell’avviso di accertamento, qualora quest’ultimo si fondi sul primo.


Dunque, al momento della notifica del processo verbale di constatazione non si concretizza ancora per il contribuente un pregiudizio, in quanto non manifesta la volontà del Fisco di procedere a recupero fiscale, che invece si concretizza con la notifica dell’avviso di accertamento.
Anche la circostanza che nel pvc siano adombrate responsabilità del commercialista non ne fa un atto lesivo, in primo luogo per la natura stessa del pvc, e poi per la considerazione che dall’errore potrebbe non derivare alcun pregiudizio se il Fisco poi non agisce per il recupero.


In conclusione, il termine di prescrizione decennale per l’azione di risarcimento nei confronti del professionista incaricato, per il danno inerente alle irregolarità fiscali accertate dal Fisco in conseguenza di sua negligenza, decorre dalla data di notifica dell’avviso di accertamento, e non dalla notifica del prodromico pvc che rappresenta un atto meramente endoprocessuale privo di un concreto pregiudizio per il contribuente.

Spese per attività promozionale di dispositivi medici


Tra gli obblighi delle imprese del settore dei dispositivi medici vi è quello di inviare alla Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico una dichiarazione concernente le spese per attività promozionali e provvedere al versamento del contributo del 5,5% delle spese. La dichiarazione e il versamento devono essere effettuati entro il 30 aprile di ogni anno. (MINISTERO DELLA SALUTE – Comunicato 08 aprile 2021)

Soggetti interessati


Tutte le aziende che producono o commercializzano in Italia dispositivi medici, compresi i dispositivi medico-diagnostici in vitro e i dispositivi su misura sono tenute a presentare la dichiarazione e al relativo versamento. La dichiarazione va presentata anche qualora l’importo da versare sia pari a zero. I soggetti che effettuano anche attività di promozione in ambiti merceologici differenti, come quello di presidi medico chirurgici o di farmaci, sono tenuti a dichiarare e contribuire per la quota parte di attività volte alla promozione dei dispositivi medici. L’obbligo è stato introdotto dall’articolo 1, comma 409, lettere c) e d) della legge n° 266 del 23 dicembre 2005 (finanziaria 2006).


Quali sono le spese oggetto della dichiarazione


Devono considerarsi soggette al contributo tutte le attività di promozione rivolte ai medici, agli operatori sanitari, ivi compresi i dirigenti delle aziende sanitarie, e ai farmacisti, indipendentemente dall’appartenenza degli operatori al Servizio Sanitario Nazionale.
La dichiarazione ha ad oggetto le spese di promozione relative ai dispositivi medici il cui calcolo della base imponibile considera “l’ammontare complessivo della spesa sostenuta nell’anno precedente”, dettagliata con le specifiche “voci di costo”, che riguarda l’ambito farmaceutico. È indifferente che la promozione riguardi un singolo dispositivo medico o una classe o un gruppo di dispositivi prodotti o commercializzati dall’impresa. Deve invece ritenersi esclusa, oltre alla pubblicità rivolta al pubblico di cui all’articolo 21 D.Lgs. n. 46/1997 anche la c.d. “pubblicità istituzionale”. La base di calcolo del contributo deve essere “al netto delle spese per il personale addetto”, il cui peso va ponderato in rapporto al numero delle ore di lavoro destinate specificamente alle attività promozionali, che hanno originato la “spesa sostenuta”.
Ai fini della quantificazione delle spese promozionali, occorre individuare l’apporto effettivamente fornito dal personale aziendale allo svolgimento di tali attività. L’ammontare delle spese per il personale in regime di dipendenza, a qualsiasi titolo contrattualizzato, è determinato dal relativo trattamento economico e previdenziale lordo e dagli ulteriori oneri di produzione dell’attività (ad es.: spese di missione fuori sede con vitto e alloggio), direttamente originate dallo svolgimento di attività di promozione di dispositivi medici o, se originate anche da altri scopi, proporzionate percentualmente sulla base del tempo impiegato a promuovere i dispositivi medici.
L’ammontare delle spese sostenute per personale in regime di prestazione d’opera o, comunque, in regime non subordinato e soggetto ad imposizione I.V.A., sarà pari al totale fatturato dal prestatore d’opera alla Società/Ditta dichiarante nel corso dell’anno, rapportato alla quota parte destinata ad attività promozionali di dispositivi. Nel rapporto lavorativo autonomo, non essendo il committente a determinare nel dettaglio l’attività lavorativa del prestatore d’opera, è necessario che le fatture portate in deduzione, tenute agli atti dell’azienda per controlli, siano corredate da dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art.47, DPR 445/00), emessa dal percettore delle somme, con la quale attesti la quota parte delle stesse originata da attività promozionali di dispositivi.


Dettaglio delle voci di costo


1. Materiale promozionale destinato a medici/operatori sanitari/dirigenti di aziende sanitarie/farmacisti, comprendente materiale cartaceo (visual, depliant, riproduzione schede tecniche, libri, atti congressuali, lavori scientifici, etc.), CD rom, DVD, software, e simili, consegnato dagli informatori o spedito per posta. Vanno considerati anche i costi sostenuti per l’inserzione e divulgazione di messaggi promozionali (ad es. pagine pubblicitarie) su riviste destinate agli operatori sanitari. Sono da ricomprendere anche le pubblicazioni/riviste scientifiche che le aziende di dispositivi acquistano dalle case editrici e consegnano tramite gli informatori o spediscono all’operatore sanitario.
2. Campioni gratuiti di prodotto, con esclusione degli esemplari forniti obbligatoriamente in fase di partecipazione a selezioni comparate pubbliche per la fornitura di beni e servizi sanitari, quelli ceduti gratuitamente in esecuzione di un obbligo contrattuale o forniti per lo svolgimento di sperimentazioni o indagini cliniche.
3. Congressi/convegni/incontri/riunioni/visite guidate aziendali, organizzate o compartecipate mediante finanziamenti anche indiretti, in Italia o all’estero, aventi a tema l’impiego di dispositivi medici, dispositivi impiantabili attivi e dispositivi diagnostici in vitro, compresi quelli utili al rilascio dei crediti ECM. Nell’ambito delle suddette manifestazioni sono da considerare le spese di viaggio, di alloggio e vitto degli operatori sanitari invitati, le spese di agenzie/società organizzatrici, allestimento stand espositivi, materiale distribuito, compensi ai relatori.
4. Gadgets in genere.
5. Altre spese, comprese quelle per il pagamento del personale, interno o esterno, impegnato in attività relative alla promozione dell’informazione scientifica, ma diverse da quelle di cui ai punti precedenti, quali strumenti tecnologici come telefonini, computer, altri prodotti di elettronica di consumo ed altre dotazioni in carico agli informatori scientifici e destinati ad essere utilizzati a scopi promozionali, purché non connessi al rapporto di lavoro degli stessi. Si precisa che norme, le quali prevedano deduzioni delle voci sopra indicate dal reddito d’impresa e/o dalla base imponibile, ai fini di generali imposizioni quali l’I.V.A., le imposte sui redditi delle persone fisiche o giuridiche, l’imposta di registro, e simili, non trovano applicazione in questo settore, regolamentato da norme primarie e secondarie di diritto speciale.


Forma della dichiarazione


La dichiarazione va redatta sotto forma di Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, di cui all’art. 47 del D.P.R. 445/00 e sottoscritta in base agli articoli 21 e 38 dello stesso D.P.R. Non è previsto un modello ufficiale per la dichiarazione, è disponibile un Modello di fac-simile. La comunicazione dovrà avvenire su carta intesta della Società/Ditta e sottoscritta dal rappresentante legale, allegando copia del documento di identità del dichiarante.


Modalità di Versamento del 5,5%


Il versamento del “contributo”, pari al 5,5% delle spese sostenute per attività promozionali dei dispositivi medici, e dell’eventuale maggiorazione per ritardato pagamento, dovrà essere effettuato sul c/c postale n. 92824879 intestato alla Tesoreria Provinciale di Viterbo riportando nella causale la seguente indicazione: “Contributo di cui alla lett. d) dell’articolo unico della legge 266/2005 da imputare sul capitolo 2582 art. 27”.
In alternativa è possibile il versamento tramite bonifico, utilizzando i seguenti codici:
IBAN : IT 58 Y 07601 14500 000092824879 oppure, per i versamenti da paese extra Unione europea: BIC (Bank Identifier Code) o SWIFT BPPIITRR


Modalità di invio della dichiarazione e del pagamento


La dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà va spedita a mezzo raccomandata al Ministero della salute – Direzione Generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico- Uff. III – Viale Giorgio Ribotta n. 5 – 00144 Roma – od inviata, a mezzo di casella di posta elettronica certificata del dichiarante, all’indirizzo PEC della Direzione dgfdm@postacert.sanita.it entro il 30 aprile di ogni anno. Entro la medesima data va effettuato il versamento del contributo.


Sanzioni e maggiorazioni per ritardato pagamento


Il contributo va versato entro il 30 aprile. Per ogni mese di ritardo il contributo calcolato va maggiorato del 5%.
L’Ufficio effettua periodici controlli sull’adempimento degli obblighi da parte delle imprese.
Nel caso di accertamento del mancato pagamento entro l’anno di riferimento viene irrogata la sanzione da 7.500 a 45.000 euro, oltre al recupero di quanto dovuto, maggiorato degli interessi di mora e del 5% per ciascun mese di ritardo.

Operazioni ante-fallimento: doppio modulo per la dichiarazione IVA


Per il fallito con debito Iva emerso in un periodo d’imposta diverso da quello dell’apertura della procedura concorsuale, il curatore deve presentare una dichiarazione Iva 2021 con due moduli: nel primo devono essere indicate le operazioni ante-fallimento anche se realizzate nel 2019, la cui Iva è divenuta esigibile e/o detraibile nel 2020, e nel secondo le operazioni attive e passive effettuate nel 2020 (Agenzia Entrate – risposta 08 aprile 2021, n. 230).

In assenza di una specifica modulistica che consenta di segregare il debito IVA riferito al fallito, emerso in un periodo d’imposta diverso da quello di apertura della procedura concorsuale, è possibile presentare la dichiarazione annuale IVA 2021 seguendo le istruzioni per la compilazione di cui al punto A del paragrafo 2.3 “Fallimento e liquidazione coatta amministrativa”, nonostante il fallimento sia stato aperto nel 2019.
In particolare, deve essere presentata una dichiarazione con due moduli, indicando nel primo, dopo aver barrato la casella posta al rigo VA3, le operazioni effettuate nel periodo ante fallimento la cui IVA è divenuta esigibile e/o detraibile nel 2020, e nel secondo le operazioni attive e passive effettuate nel periodo d’imposta 2020.
Secondo le istruzioni del modello, laddove emerga un debito IVA dalle operazioni relative al periodo ante fallimento, occorre riportare nel quadro VX solo il credito o il debito risultante dal quadro VL del modulo relativo al periodo successivo alla dichiarazione di fallimento in quanto i saldi risultanti dalla sezione 3 del quadro VL dei due moduli non possono essere né compensati né sommati tra loro.
L’eventuale eccedenza a credito IVA emergente dal quadro VX può essere utilizzata per compensare, mediante modello F24, debiti fiscali e contributivi maturati successivamente all’apertura del fallimento.
Resta fermo, come già chiarito dalla Direzione regionale, l’obbligo della curatela di trasmettere all’Agenzia delle entrate la comunicazione delle operazioni relative al periodo ante fallimento, la cui imposta è divenuta esigibile dopo l’apertura del fallimento al fine di consentirne l’insinuazione tardiva al passivo.


Misure per il Terzo Settore del DL Aprile


Assemblee semplificate anche per Onlus, ADV e APS (art. 8, co. 4, D.L. n. 44/2021).

Il D.L. Aprile, all’art. 8, co. 4, apporta modifiche all’articolo 106, comma 8-bis, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, abrogando la disposizione che considerava le norme in materia di svolgimento delle assemblee semplificate solo per le associazione e fondazioni diverse dagli enti di cui all’art. 104, co. 1, del codice del Terzo, cioè escluse le ONLUS, ADV e APS.
Pertanto, in attuazione delle nuove misure, in relazione alle assemblee tenute entro il 31 luglio 2021, in deroga alle diverse disposizioni statutarie, l’assemblea ordinaria è convocata per l’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2020 entro centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio. Con l’avviso di convocazione delle assemblee ordinarie o straordinarie, le associazioni e le fondazioni (comprese le ONLUS, ADV e APS) possono prevedere, anche in deroga alle diverse disposizioni statutarie, l’espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza e l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione; i predetti enti possono altresì prevedere che l’assemblea si svolga, anche esclusivamente, mediante mezzi di telecomunicazione che garantiscano l’identificazione dei partecipanti, la loro partecipazione e l’esercizio del diritto di voto, senza in ogni caso la necessità che si trovino nel medesimo luogo, ove previsti, il presidente, il segretario o il notaio.


Registrazione delle scritture private sottoscritte tramite FEA


La nullità o l’annullabilità dell’atto non dispensa dall’obbligo di chiedere la registrazione e di pagare la relativa imposta (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 08 aprile 2021, n. 23/E)

I contratti preliminari di compravendita immobiliare redatti come documenti informatici devono essere sottoscritti con firma elettronica qualificata o con firma digitale.
L’assenza di una delle due tipologie di firme da ultimo citate comporta la nullità del contratto, vizio che, nella normalità dei casi, può essere fatto valere da chiunque vi abbia interesse, ma necessita dell’intervento di un giudice e della relativa sentenza dichiarativa per essere accertato.
Va peraltro aggiunto che il legislatore tributario ha comunque stabilito che la nullità o l’annullabilità dell’atto non dispensa dall’obbligo di chiedere la registrazione e di pagare la relativa imposta, salva restituzione per la parte eccedente la misura fissa, quando l’atto sia dichiarato nullo o annullato, per causa non imputabile alle parti, con sentenza passata in giudicato e non sia suscettibile di ratifica, convalida o conferma.
La norma ribadisce il principio per cui la presenza di un vizio dell’atto non incide sull’obbligazione tributaria.
In tema di imposta di registro, la nullità o l’annullabilità dell’atto non incidono sull’obbligo di chiederne la registrazione, nè su quello, conseguente, di pagare la relativa imposta, tanto principale quanto complementare, ma costituiscono soltanto titolo per ottenerne la restituzione, ove venga dichiarata o accertata l’invalidità dell’atto con sentenza passata in giudicato, in ragione, peraltro, di un vizio non imputabile alle parti e che renda l’atto stesso insuscettibile di ratifica, convalida o conferma.
Nella fattispecie oggetto dell’istanza d’interpello un’agenzia immobiliare che opera esclusivamente on-line e, tramite il proprio legale, registra contratti preliminari di compravendita in forma di scrittura privata con firma elettronica avanzata (FEA), dotata dei requisiti richiesti dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID): sicurezza, integrità, immodificabilità e riconducibilità del documento all’autore. Al momento della registrazione dei preliminari di compravendita, però, vengono rilevate carenze formali potenzialmente ostative alla registrazione. Alla luce di quanto indicato, l’istante chiede all’Agenzia delle entrate se è possibile registrare le scritture private sottoscritte tramite fea.
Per l’Amministrazione finanziaria, gli atti sopra menzionati, sono da sottoporre a registrazione con il versamento della relativa imposta secondo le regole generali.
Viene altresì ricordato che gli atti presentati per la registrazione, sulla base di quanto previsto dal CAD (Codice dell’amministrazione digitale), devono essere presentati in formati idonei, in linea con le disposizioni di legge in materia, onde consentire agli uffici dell’Agenzia di acquisirli nel proprio Sistema di conservazione, anch’esso previsto dal CAD, al fine di garantirne l’integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità.
Resta fermo che l’eventuale declarata invalidità dell’atto per vizio imputabile alle parti – quale, in generale, deve intendersi la sottoscrizione con firme non idonee in base alla tipologia dell’atto stesso – impedisce la restituzione delle somme versate in sede di registrazione.
In ultimo, si rammenta che le scritture private di cui l’istante effettua la registrazione sono altresì soggette ad imposta di bollo sin dall’orgine.
Tale imposta dovrà essere assolta mediante contrassegno, procedendo al versamento ad un intermediario convenzionato, ovvero con la modalità virtuale.
Il contribuente che intende assolvere il bollo mediante contrassegno potrà comprovare l’assolvimento dell’imposta indicando nel documento inviato il codice numerico composto da 14 cifre rilevabili dal contrassegno telematico rilasciato dall’intermediario.
In tal caso, sarà cura dell’utente conservare il contrassegno utilizzato entro il termine di decadenza triennale previsto per l’accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Del tutto residuale risulta invece la possibilità di versare l’imposta tramite modello F24, da intendersi limitata ai casi di irreperibilità del contrassegno telematico.


Plusvalenza da cessione di terreno tassabile: è sufficiente la variante urbanistica adottata

Un terreno può essere già considerato suscettibile di utilizzazione edificatoria a fini fiscali quando lo strumento urbanistico è stato anche solo adottato, non essendo necessaria la sua approvazione. Di conseguenza la plusvalenza generata dalla cessione a titolo oneroso deve ritenersi fiscalmente rilevante ai fini IRPEF. (Corte di Cassazione – Ordinanza 31 marzo 2021, n. 8901).

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha contestato al contribuente l’omessa dichiarazione di una plusvalenza imponibile derivante dalla cessione di un terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria in base allo strumento urbanistico adottato.
In particolare, sebbene al momento della cessione il terreno fosse qualificato come agricolo, risultava inserito in una zona oggetto di modifica della destinazione urbanistica – da zona agricola a zona di espansione – nell’ambito di una variante solo adottata dal Comune e approvata un anno dopo dalla compravendita.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente e annullato l’atto impositivo, affermando che la valutazione del bene doveva essere compiuta in relazione al suo valore al momento del trasferimento. In particolare, considerato che la compravendita si era perfezionata quando la variante urbanistica non era ancora stata approvata e il terreno non poteva ritenersi ancora suscettibile di utilizzazione edificatoria.

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari affermando la rilevanza fiscale dello strumento urbanistico adottato, indipendentemente dalla sua approvazione finale, e quindi la legittima qualificazione del terreno ceduto come suscettibile di utilizzazione edificatoria.
La Corte Suprema ha precisato che secondo l’art. 36, comma 2, del D.L. n. 223/2006, ai fini fiscali, un’area è da considerare fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione della Regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo.
La disposizione stabilisce due principi fondamentali:
– un terreno può essere già considerato suscettibile di utilizzazione edificatoria a fini fiscali quando lo strumento urbanistico è stato anche solo adottato, non essendo necessaria la sua approvazione;
– un terreno può essere già considerato suscettibile di utilizzazione edificatoria a fini fiscali quando ancora non è stato approvato lo strumento urbanistico attuativo (piano particolareggiato, piano di lottizzazione o strumenti equivalenti) e anche se non sia ancora possibile in concreto l’edificazione.
In altri termini, è irrilevante, ai fini fiscali, che il suolo sia immediatamente ed incondizionatamente edificabile; ciò che rileva è l’inizio della procedura di trasformazione urbanistica di un suolo, implicando quest’ultima anche una “trasformazione economica” dell’area oggetto di accertamento e residuando la sola esigenza di tenere concretamente conto della determinazione della base imponibile.
Pertanto, il discrimine per determinare l’inapplicabilità del criterio fondato sul valore catastale è determinato dall’inizio – e non dalla conclusione – del procedimento di trasformazione urbanistica nello specifico periodo d’imposta, computato al 1° gennaio di ogni anno, rimanendo impregiudicata la sola necessità di valutare la maggiore o minore attualità delle potenzialità edificatorie dell’area.


Nel caso esaminato la variante urbanistica che imprimeva la destinazione a zona di espansione risulta precedente alla data in cui si è perfezionata la cessione del terreno (agricolo); pertanto, ai fini fiscali, il terreno si considera suscettibile di edificazione edilizia, incidendo sulla valutazione dello stesso e sulla generazione di una plusvalenza imponibile ai fini IRPEF.
D’altra parte, precisa la Corte Suprema, ai fini della quantificazione della plusvalenza devono essere escluse le aree ricomprese nelle fasce di rispetto stradale o ferroviario, equiparate alle zone agricole, in quanto giuridicamente prive della possibilità legale di edificazione e, quindi, della necessaria capacità edificatoria.


Rimborso della mensa scolastica: domanda senza bollo


È esente dall’imposta di bollo l’istanza al comune, presentata dal genitore, per il rimborso della somma anticipata per l’erogazione della mensa scolastica (Agenzia Entrate – risposta 02 aprile 2021, n. 227).

Riguardo al caso di specie, il Comune istante non si limita a prendere atto dell’istanza di rimborso ricevuta, ma dopo una valutazione della stessa, provvede a emettere un mandato di pagamento con l’accredito di un importo superiore a 77,47 euro, assoggettato a Iva.


Il trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, delle fatture, note conti e simili documenti, recanti addebitamenti o accreditamenti, ricevute e quietanze rilasciate dal creditore, o da altri per suo conto, a liberazione totale o parziale di una obbligazione pecuniaria prevede l’applicazione dell’imposta di bollo, fin dall’origine, nella misura di euro 2,00, per ogni esemplare; l’imposta non è invece dovuta quando la somma non supera euro 77,47.


In deroga al principio di generale applicazione dell’imposta di bollo sulle fatture, note, conti e simili documenti, è prevista l’esenzione dall’imposta di bollo delle fatture ed altri documenti riguardanti il pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad imposta sul valore aggiunto.


Inoltre, per i suddetti documenti sui quali non risulta evidenziata l’imposta sul valore aggiunto, l’esenzione è applicabile a condizione che gli stessi contengano l’indicazione che trattasi di documenti emessi in relazione al pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad imposta sul valore aggiunto.


Ciò posto, per il principio di alternatività tra IVA ed imposta di bollo, l’istanza presentata dal genitore per il rimborso del corrispettivo del servizio mensa scolastica, è esente dall’imposta di bollo.


Disposizioni sull’E-commerce BTC dalle Dogane


Fino all’entrata in vigore delle norme di cui al c.d. pacchetto IVA per il commercio elettronico, i soggetti che effettuano operazioni di introduzione nel territorio nazionale di merci non unionali, relative a spedizioni di valore trascurabile destinate a un soggetto privato, originate da transazioni commerciali derivanti da vendite a distanza di beni mediante l’uso di una interfaccia elettronica (quale un mercato virtuale – marketplace, una piattaforma, un portale internet o mezzi analoghi), potranno accedere a procedure dichiarative a dati ridotti a seguito di ottenimento di autorizzazione (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Determinazione 06 aprile 2021, n. 100615/RU).

Il valore trascurabile può essere ricondotto a due differenti soglie, euro 22 oppure euro 150, e sarà indicato all’interno dell’autorizzazione, rilasciata in via preventiva.
I soggetti autorizzati sono iscritti in un apposito Elenco, istituito presso la Direzione Dogane e denominato “e-commerce P4I” (platform for import), in sezioni distinte in base alla categoria di soggetto autorizzato (Corrieri Espresso – Altri operatori economici) e con l’indicazione della soglia di riferimento (22 o 150 euro).
I soggetti autorizzati, successivamente ai controlli di sicurezza previsti sulle merci pervenute nel punto di primo ingresso nel territorio doganale dell’Unione e al successivo spostamento delle stesse in regime di transito presso i propri magazzini autorizzati, potranno effettuare le formalità dichiarative in procedura ordinaria presso luogo approvato, con indicazione, al campo 33 del DAU, del codice convenzionale 9990 9909 00 anziché dello specifico codice di nomenclatura combinata identificativo della merce introdotta.
Sono escluse le spedizioni che contengono i prodotti alcolici, i profumi e l’acqua da toeletta, i tabacchi e i prodotti del tabacco.
Ai fini del rilascio dell’autorizzazione prodromica all’iscrizione all’Elenco nella sezione di interesse il soggetto presenta istanza entro e non oltre 15 giorni dal 6 aprile 2021 (data di pubblicazione della presente Determinazione) presso l’Ufficio delle dogane competente sul luogo di tenuta delle scritture contabili principali ai fini doganali.
La presente Determinazione Direttoriale annulla e sostituisce la precedente, prot. n. 344910/RU del 6 ottobre 2020, e cessa di avere effetto alla data di entrata in vigore del c.d. pacchetto IVA per il commercio elettronico.


Emergenza Covid-19: ripresa notifica degli atti tributari sospesi

L’Agenzia delle Entrate ha stabilito le modalità di ripresa delle attività di notifica degli atti tributari sospesi a causa del Covid-19, per i quali i termini di decadenza sono scaduti tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020, e che sono stati emessi entro tale ultima data (Provvedimento 6 aprile 2021, n. 88314).

In considerazione degli effetti critici dell’emergenza epidemiologica COVID-19 sui contribuenti, il Decreto Rilancio (art. 157, DL n. 34/2020) ha disposto la sospensione delle attività di notifica degli atti tributari. In particolare è stato previsto che:


– gli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, relativi ad atti o imposte per i quali i termini di decadenza, calcolati senza tenere conto del periodo di sospensione dall’8 marzo al 31 maggio 2020, che scadono tra l’8 marzo ed il 31 dicembre 2020, sono emessi dagli uffici entro il 31 dicembre 2020 e sono notificati nel periodo compreso tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022, salvi casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi;
– gli atti e le comunicazioni elaborati nell’ambito di controlli automatizzati con modalità massive entro il 31 dicembre 2020, sono notificati, inviati o messi a disposizione nel periodo compreso tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022, salvi casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi;
– per gli atti e le comunicazioni caratterizzati da indifferibilità e urgenza e nei casi in cui l’emissione dell’atto è necessaria al perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi, la notifica può essere effettuata senza tener conto delle deroghe precedenti.


Come previsto dalla medesima disposizione, l’Agenzia delle Entrate individuato le modalità di applicazione della proroga dei termini per la notifica, in modo che distribuendo le attività in un arco temporale più ampio, possa essere reso più agevole l’adempimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti interessati.
Tale arco temporale, è stato oggetto, nel tempo, di diverse modifiche:
– inizialmente compreso tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2021;
– poi individuato tra il 1° febbraio 2021 e il 31 gennaio 2022;
– infine, stabilito tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022.
Gli atti e i provvedimenti adottati (notificati) durante i periodi via via posticipati, restano validi e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti.
Da ultimo il cd. “Decreto Sostegni” ha introdotto una definizione delle somme richieste con le comunicazioni di irregolarità elaborate a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni. Ciò, ovviamente incide sulla distribuzione degli invii e sui termini.


Tenuto conto di tutto quanto sopra descritto, l’Agenzia delle Entrate ha individuato le modalità di ripresa delle attività di notifica degli atti tributari sospesi a causa del Covid-19.
Tali atti saranno notificati in modalità possibilmente uniforme, seguendo prioritariamente l’ordine cronologico di emissione. Una deroga a tale criterio è prevista per le comunicazioni di irregolarità che possono beneficiare della definizione agevolata introdotta dal “Decreto Sostegni”, per consentire l’espletamento delle attività necessarie per dare attuazione alla definizione stessa.
È fatta salva la deroga nei casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento di adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi.