CNDCEC, le FAQ delle Entrate sulle violazioni fiscali


Forniti ulteriori chiarimenti sulla sanatoria delle irregolarità formali e la definizione delle controversie tributarie e dei PVC (Agenzia delle Entrate – FAQ 07 maggio 2019).

Nello specico, il Fisco ha precisato quanto segue:
– un ricorso davanti alla CTP di socio persona fisica di srl, avverso avviso d’accertamento (ricevuto come socio di srl a ristretta base proprietaria), che ha ottenuto dalla stessa Commissione la sospensione del processo fino al passaggio in giudicato dei giudizi incardinati dalla società partecipata, può definire la controversia pendente sospesa con il pagamento del 90% del relativo valore;
– si applica il 90% del valore della controversia anche nei casi in cui, al 24 ottobre 2018, pendano i termini per la riassunzione a seguito di sentenza di cassazione con rinvio ovvero penda il giudizio di rinvio a seguito di avvenuta riassunzione;
– in caso di pendenza di liti distinte aventi ad oggetto lo stesso atto, instaurate separatamente da ciascuno degli interessati, la definizione perfezionata da uno di essi estende i suoi effetti anche sulle altre controversie. In ogni caso, ciascun coniuge, in quanto parte di un giudizio autonomo, può presentare istanza di definizione;
– nel caso in cui il socio di un soggetto in regime di trasparenza fiscale (società di persone, associazione professionale, società di capitali in regime opzionale) intenda definire la lite pendente sull’avviso di accertamento ai fini IRPEF relativo al suo reddito di partecipazione e il soggetto trasparente abbia a sua volta impugnato l’avviso di accertamento ad esso notificato, le controversie instaurate dai diversi soci di società di persone in materia di imposte sui redditi da partecipazione, ai soli fini della definizione agevolata, sono da considerarsi come liti autonome, pertanto, il socio potrà proporre unicamente l’istanza di definizione agevolata della lite relativa al reddito di partecipazione;
– a seguito della presentazione della domanda di definizione e nelle more del controllo della definibilità della lite, della tempestività della domanda e della congruità del pagamento, l’Ufficio, senza necessità di specifica istanza, dispone la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato, avverso il quale pende la lite che il contribuente intende definire, comunicando all’agente della riscossione la sospensione della riscossione relativamente alle iscrizioni a ruolo già effettuate e ai carichi già affidati e non procedendo ad ulteriori affidamenti o iscrizioni a ruolo;
– nella compilazione del modello DCT relativo alla definizione agevolata, in caso di giudizio pendente in appello alla data del 24 ottobre 2018, occorre inserire l’indicazione la CTR presso la quale pende l’appello e il relativo numero di RGA;
– la definibilità in via agevolata della controversia avente ad oggetto la cartella di pagamento emessa a seguito dell’omesso versamento va esclusa anche nel caso in cui il contribuente abbia eccepito la decadenza dei termini per la notifica dell’atto;
– nel caso di violazione relativa all’omessa regolarizzazione della fattura irregolare, è possibile definire la sanzione irrogata al cessionario per la quale sia pendente la lite in primo grado al 24 ottobre 2018 (e si sia ancora in attesa di fissazione udienza), pagando 200 euro. Il cessionario è tenuto a presentare autofattura per poi esercitare il diritto alla detrazione, sempre se nei termini previsti di legge;
– gli effetti della definizione agevolata delle violazioni formali, qualora validamene perfezionata, prevalgono su quelli del provvedimento di irrogazione delle sanzioni confermato con sentenza della Commissione tributaria regionale non passata in giudicato. Non occorre proporre ricorso per cassazione, ma è sufficiente che il contribuente faccia presente all’Ufficio parte in giudizio di avere definito le violazioni in contestazione affinché lo stesso proceda allo sgravio delle iscrizioni a ruolo eseguite a titolo provvisorio, ovviamente dopo avere verificato la validità della definizione agevolata;
– in caso di p.v.c. che abbia contestato la deduzione nell’anno 2013 di un costo, in realtà, di competenza dell’anno 2012, il contribuente (fermo restando, ai fini della definizione agevolata, la presentazione dell’integrativa a sfavore per l’anno 2013 e il versamento delle maggiori imposte dovute entro il 31 maggio 2019), per evitare la “doppia imposizione”, essendo spirati i termini per presentare l’integrativa a favore per l’anno 2012, ha titolo per presentare istanza di rimborso, nel termine di due anni dal perfezionamento della definizione agevolata.


Partecipazione a collegi sindacali di terze compagini, Irap dovuta se c’è autonoma organizzazione


Forniti chiarimenti nei casi in cui il professionista sia assoggettabile o meno ad Irap per i compensi percepiti per la partecipazione ad alcuni collegi sindacali di terze compagini (Corte di cassazione – ordinanza n. 12495/2019)

Presupposto impositivo dell’IRAP è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi.
Nello specifico, il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione dell’Irap sussiste qualora il contribuente:


– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
– impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.


Con specifico riguardo alla fattispecie nella quale l’attività dell’eventuale soggetto passivo dell’imposizione viene espletata a favore di un soggetto terzo già dotato di una propria struttura organizzativa e deve coordinarsi con quest’ultima, ed in particolare con riferimento all’ipotesi del commercialista che operi quale sindaco o come amministratore di società, la corte di cassazione ha elaborato i seguenti principi:
– non ha diritto al rimborso dell’IRAP il commercialista che, nello svolgimento dell’attività di sindaco, utilizza beni strumentali in misura eccedente il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale;
– il libero professionista, che opera come amministratore di società o presidente del consiglio di amministrazione, non va soggetto all’IRAP per la parte di ricavo netto che risulta da quelle attività, soltanto se adempie alla funzione senza ricorrere ad un’autonoma struttura organizzativa;
– in tema d’IRAP, non realizza il presupposto impositivo l’esercizio dell’attività di sindaco e di componente di organi di amministrazione e controllo di enti di categoria, che avvenga in modo individuale e separato rispetto ad ulteriori attività espletate all’interno di un’associazione professionale, senza ricorrere ad un’autonoma organizzazione;
– il commercialista che sia anche amministratore, revisore e sindaco di una società non soggiace all’imposta per il reddito netto di tali attività, in quanto è soggetta ad imposizione fiscale unicamente l’eccedenza dei compensi rispetto alla produttività auto-organizzata; (per la soggezione all’IRAP non è sufficiente che il commercialista normalmente operi presso uno studio professionale, atteso che tale presupposto non integra, di per sé, il requisito dell’autonoma organizzazione rispetto ad un’attività rilevante quale organo di una compagine terza);
– il dottore commercialista che svolga anche attività di sindaco e revisore di società non soggiace ad IRAP per il reddito netto di tali attività, in quanto soggetta ad imposizione è unicamente l’eccedenza dei compensi rispetto alla produttività auto-organizzata, fermo l’onere del contribuente di provare la separatezza dei redditi di cui predica lo scorporo.


Definizione agevolata: importo dovuto al netto del ravvedimento operoso

Con la Risposta all’interpello n. 141 del 14 maggio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di ravvedimento operoso contestato dall’ufficio perché contestuale alla notifica del processo verbale di constatazione impugnato, le somme versate possono essere utilizzate in deduzione dell’importo lordo dovuto ai fini della definizione agevolata della controversia pendente relativa all’atto impositivo.

IL CASO


Contestualmente alla notifica dell’atto impositivo emesso dall’Agenzia delle Entrate sulla base di un processo verbale di constatazione, la società ha provveduto a regolarizzare la propria posizione effettuando il versamento delle somme dovute mediante ravvedimento operoso.
La società, quindi, ha impugnato l’atto impositivo dinanzi al giudice tributario, ma l’ufficio non ha riconosciuto l’efficacia del ravvedimento operoso in considerazione della contestualità con la notifica dell’atto.
La società ha deciso di aderire alla definizione agevolata della lite pendente, scomputando le somme versate a titolo di ravvedimento operoso.

DISCIPLINA DI RIFERIMENTO


Il cd. “Decreto fiscale 2018” ha disciplinato, tra l’altro, la “definizione agevolata delle liti tributarie pendenti”, in base alla quale le controversie pendenti alla data del 24 ottobre 2018, attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione.
La definizione si perfeziona con il pagamento di un importo pari al valore della controversia ridotto in misura percentuale in relazione allo stato e al grado del giudizio.
Ai fini della definizione agevolata, il valore della controversia è determinato secondo le norme del contenzioso tributario:
– l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato, ovvero
– l’importo delle sanzioni in caso di controversie riguardanti esclusivamente l’irrogazione di sanzioni.
Dall’importo dovuto per la definizione possono essere scomputati tutti gli importi di spettanza dell’Agenzia delle Entrate pagati a qualsiasi titolo (tributi, sanzioni amministrative e interessi) in pendenza di giudizio, ma è esclusa in ogni caso la restituzione delle eventuali somme eccedenti.


PARERE DEL FISCO


Con riferimento all’importo dovuto ai fini della definizione agevolata della lite pendente l’Agenzia delle Entrate, con precedenti chiarimenti, ha precisato che l’importo da versare (cd. “importo netto dovuto”) si calcola al netto di somme pagate prima della presentazione della domanda di definizione a titolo di riscossione provvisoria in pendenza del termine di impugnazione dell’atto ovvero in pendenza del giudizio. Possono essere scomputati tutti gli importi di spettanza dell’Agenzia delle entrate pagati, in particolare, a titolo provvisorio per tributi, sanzioni amministrative, interessi, sempre che siano ancora in contestazione nella lite che si intende definire.
Con la Risposta n. 141/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito ulteriormente che dall’importo dovuto ai fini della definizione agevolata devono ritenersi scomputabili anche le somme versate in sede di ravvedimento operoso (considerato inefficace dall’ufficio perché contestuale alla notifica dell’atto impositivo), pur non trattandosi di somme versate a titolo provvisorio in pendenza della controversia tributaria e nonostante il versamento sia antecedente all’introduzione del giudizio.

Trasporto rifiuti: per il transfrontaliero è valida l’autorizzazione dell’autorità Svizzera


L’autorizzazione rilasciata dalla Confederazione Svizzera, relativa ai trasporti bilaterali su strada in transito sui territori della Comunità Europea e della Svizzera, è titolo idoneo ai fini dell’iscrizione nell’Albo nazionale dei gestori ambientali (Ministero ambiente – circolare n. 5/2019).

Ai fini dell’iscrizione all’Albo Gestori Ambientali, le imprese di trasporto transfrontaliere devono attestare il possesso della licenza comunitaria o dell’autorizzazione internazionale dell’autotrasporto di merci ove previste.


Il Ministero dell’Ambiente ha precisato che l’autorizzazione rilasciata dall’Autorità Svizzera vale quale assolvimento del suddetto requisito e del relativo requisito della capacità finanziaria.


Con riferimento invece al requisito relativo alla regolarità contributiva previdenziale ed assistenziale a favore dei lavoratori, il Ministero segnala che la verifica dello stesso è da effettuarsi esclusivamente sui primi due pilastri del sistema di previdenza della Confederazione Svizzera in quanto obbligatori (assicurazione federale vecchiaia, superstiti e invalidità; previdenza professionale) e non sul terzo pilastro (previdenza individuale) che risulta essere istituto come complementare e facoltativo.

A carico del contribuente la prova contraria sul redditometro


In tema di redditometro, per difendersi dall’accertamento sintetico del Fisco il contribuente deve fornire idonea prova documentale (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Sentenza 08 maggio 2019, n. 12117).

In tema di accertamento in rettifica delle imposte sui redditi delle persone fisiche, la determinazione effettuata con metodo sintetico, riguardanti il cd. redditometro, dispensa l’Amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicché è legittimo l’accertamento fondato su di essi, restando a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.
Nel caso di specie è pacifico che il reddito sia stato determinato con metodo sintetico in ragione delle spese sostenute a fronte della omessa dichiarazione di qualunque reddito.
Ciò comporta il rigetto da parte della Corte di Cassazione del ricorso proposto dalla contribuente

Regime c.d. forfetario: applicazione delle cause ostative


Gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni non possono applicare il regime forfetario. Ai fini della verifica delle stesse assume rilevanza l’anno di applicazione del regime e non l’anno precedente. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 13 maggio 2019, n. 137).

La legge di bilancio 2019 ha modificato, con portata estensiva, l’ambito di applicazione del regime forfetario introdotto dalla legge n. 190 del 2014, all’articolo 1, commi da 54 a 89, rivolto ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni in possesso di determinati requisiti. Tra le altre modifiche apportate, si rileva la riformulazione di alcune delle cause ostative all’applicazione del regime forfetario e, in particolare di quella indicata alla lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014.
Questa lettera prevede che non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni. Affinché operi tale causa ostativa è necessaria la compresenza:
1) del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata e
2) dell’esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
In assenza di una delle predette condizioni, la causa ostativa non opera e il contribuente può applicare o permanere nel regime forfetario.
Riguardo alla decorrenza della causa ostativa, ai fini della verifica della stessa assume rilevanza l’anno di applicazione del regime e non l’anno precedente, dal momento che solo nell’anno di applicazione del regime può essere verificata la riconducibilità diretta o indiretta delle attività economiche svolte dalla s.r.l. a quelle esercitate dal contribuente in regime forfetario (Agenzia delle entrate – circolare n. 9/E del 2019).
Nell’istanza presentata all’Amministrazione finanziaria il contribuente esercita la professione di ragioniere commercialista (codice ATECO 692012), è iscritto all’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili e collabora con una S.r.l. (codice ATECO 631111), partecipata con una quota dell’80 per cento dalla moglie.
Il contribuente è, altresì, membro del consiglio di amministrazione della suddetta società, ha emesso parcelle nei confronti della medesima S.r.l., tanto nel periodo di imposta 2017 (per una quota di circa il 36 per cento del proprio fatturato), quanto nel periodo di imposta 2018 (per una quota di circa il 28 per cento del proprio fatturato).
Poiché ritiene di possedere i requisiti per l’accesso al regime fiscale forfetario, chiede se operi nei suoi confronti la causa ostativa di cui alla nuova lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014. Chiede inoltre, qualora nel suo caso si configurasse un controllo indiretto della società: se per il periodo d’imposta 2019 potrà comunque permanere nel regime forfetario e, come possa eliminare tale causa ostativa.
Per l’Agenzia, il contribuente in esame può aderire per il 2019 al regime forfetario in quanto la presenza della causa ostativa va valutata in detto anno e – ove ne sia accertata l’esistenza – comporterà la decadenza dal regime nel 2020.
Con riferimento al caso di specie, si rileva il ricorrere della prima condizione, costituita dal controllo indiretto. In quanto nell’ambito delle persone interposte andranno ricompresi i familiari, tra i quali figura anche il coniuge.
Con riferimento alla seconda condizione, il professionista ha dichiarato in istanza che svolge un’attività rientrante in una sezione ATECO differente rispetto a quella in cui ricade l’attività svolta dalla s.r.l. indirettamente controllata (rispettivamente, sezione “M” e sezione “J”).
Ove le attività effettivamente esercitate dalla persona fisica e dalla società indirettamente controllata dovessero ricondursi a due sezioni ATECO differenti (esame vertente su una questione di fatto non esperibile in sede di interpello e su cui rimane fermo ogni potere di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria), non risulterebbe integrata la causa ostativa di cui alla lettera d) del comma 57 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014; circostanza che non comporterebbe la decadenza dell’istante dal regime forfetario nel periodo di imposta 2020.

Corrispettivi telematici in diversi punti vendita: attivazione e messa in servizio

Con la Risposta all’interpello n. 139 del 14 maggio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di più punti vendita, l’attivazione dei registratori telematici per la memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi può essere effettuata gradualmente, ma la messa in servizio deve essere fatta contestualmente per tutti i punti vendita. Non è possibile adottare differenti modalità di certificazione per la medesima azienda.

In risposta all’interpello di una società che svolge attività di ristorazione con somministrazione in diversi punti vendita, per la quale l’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi decorre dal 1° luglio 2019 (volume d’affari superiore a 400.000 euro annui), l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile sostituire i registratori di cassa con i registratori telematici nei diversi punti vendita in modo graduale entro il termine di decorrenza dell’obbligo. Fino alla completa sostituzione e attivazione in tutti i punti vendita, però, i registratori telematici dovranno essere utilizzati con funzioni di registratori di cassa, certificando i corrispettivi con le modalità ordinarie (fattura/scontrino/ricevuta fiscale).
Per ogni azienda, infatti, è ammessa un’unica modalità di certificazione.
La messa in servizio dei registratori telematici utilizzati nei diversi punti vendita, per la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, quindi, deve essere effettuata congiuntamente per tutti i punti vendita.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato, altresì, che, al contempo, è consigliabile procedere ad effettuare il cd. “accreditamento” nel portale “Fatture e Corrispettivi”, registrandosi con la qualifica di “esercente”, al fine di poter gestire e monitorare lo stato dei propri registratori telematici mediante i servizi online messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate sul predetto portale. Così operando, al di là del diverso momento nel quale sono censiti e attivati gli apparecchi – che può variare in ragione dei molteplici punti vendita in cui si svolge l’attività imprenditoriale di un soggetto – non vi è alcun effetto sulle modalità di certificazione delle operazioni, che rimangono le medesime già in essere(fattura/scontrino/ricevuta fiscale), per mutare unitariamente dal 1° luglio 2019, quando gli apparecchi saranno posti in servizio per la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi.
In assenza di espresse indicazioni contrarie, resta ferma la possibilità, su base volontaria, di mettere in servizio i registratori telematici prima del 1° luglio 2019, e procedere alla memorizzazione ed invio dei dati dei corrispettivi giornalieri nel rispetto delle nuove prescrizioni.

Vendita di cannabis, dubbi sulla legalità

 



Il Ministero dell’Interno fornisce indicazioni operative sulla vendita in esercizi commerciali dedicati di derivati o infiorescenze di Cannabis, impropriamente pubblicizzata come consentita nell’ambito delle disposizioni sulle coltivazioni di canapa (Ministero Interno – circolare n. 11013/2019).

Il Consiglio Superiore di Sanità ha sottolineato che l’impiego di preparati di cannabis, erroneamente percepito come “legale” e quindi sicuro dal punto di vista della salute, rischia di tradursi in un danno anche grave per se stessi e per gli altri, raccomandando l’adozione di misure per vietare la libera vendita di tali prodotti.
Sottolinea inoltre il Consiglio che tra le finalità della coltivazione della canapa non è compresa la produzione e la vendita al pubblico delle infiorescenze, in quanto potenzialmente destinate al consumo personale, in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente, attraverso il fumo o analoga modalità di assunzione.


Negli ultimi mesi l’attività operativa delle Forze dell’ordine si è orientata su significative iniziative di prevenzione e sarà sottoposta all’attenzione dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, allargati alla partecipazione dei rappresentanti della Regione, dei Sindaci dei Comuni di maggiore dimensione e di quelli interessati dalla presenza degli esercizi commerciali in argomento, nonché dei rappresentanti della Magistratura, l’esigenza di un approfondita analisi del fenomeno, che tenga conto di tutti i fattori di rischio.

ISA: le regole di applicazione


Definiti i diversi punteggi in base ai quali è possibile accedere alle agevolazioni per i contribuenti soggetti ai nuovi indici sintetici di affidabilità (Isa) per il periodo d’imposta 2018 e individuati i livelli minimi di affidabilità fiscale dei quali l’Agenzia tiene conto, ai fini della definizione delle specifiche strategie di controllo basate su analisi del rischio di evasione fiscale (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 10 maggio 2019, n 126200).

Gli indici sintetici Isa sono uno strumento che mira a favorire la compliance e a rafforzare la collaborazione con l’Amministrazione finanziaria e sono formati da un insieme di indicatori elementari di affidabilità e di anomalia e consentono di posizionare il livello dell’affidabilità fiscale dei contribuenti su una scala da 1 a 10. I contribuenti più “affidabili” possono accedere ai benefici premiali di seguito elencati.


Con riferimento all’esonero dall’apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione annuale per la compensazione di crediti, l’accesso al beneficio è subordinato all’attribuzione del punteggio almeno pari a 8 a seguito dell’applicazione degli ISA per il periodo di imposta 2018, anche per effetto dell’indicazione di ulteriori componenti positivi, relativamente:
– alla compensazione dei crediti di importo non superiore a 50.000 euro annui, risultanti dalla dichiarazione annuale IVA relativa all’anno di imposta 2019;
– alla compensazione del credito IVA infrannuale di importo non superiore a 50.000 euro annui, maturato nei primi tre trimestri dell’anno di imposta 2020;
– alla compensazione dei crediti di importo non superiore a 20.000 euro annui, risultanti dalla dichiarazione annuale relativa alle imposte dirette e all’imposta regionale sulle attività produttive per il periodo d’imposta 2018.
In relazione ai primi due punti elenco, si tratta della compensazione dei crediti di importo comunque superiore a 5.000 euro annui.
L’utilizzo in tutto o in parte del beneficio di esenzione per crediti IVA infrannuali limita l’eventuale ulteriore utilizzo, infrannuale o annuale, atteso che l’importo complessivo dell’esonero per le richieste di compensazione effettuate nell’anno è pari a 50.000 euro.

Per quanto concerne l’esonero dall’apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione annuale ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi dell’IVA, è statuito che l’esonero dall’apposizione del visto di conformità, ovvero dalla prestazione della garanzia, ai fini del rimborso del credito IVA risultanti dalla dichiarazione annuale per l’anno di imposta 2019, ovvero, del credito IVA infrannuale maturato nei primi tre trimestri dell’anno di imposta 2020, per un importo non superiore a 50.000 euro annui, sia condizionato, all’attribuzione del punteggio almeno pari a 8 a seguito dell’applicazione degli ISA per il periodo di imposta 2018, anche per effetto dell’indicazione di ulteriori componenti positivi.
Si tratta dei crediti di importo comunque superiore a 30.000 euro maturati nell’anno.
Anche in questo caso l’utilizzo in tutto o in parte del beneficio di esenzione limita l’eventuale ulteriore utilizzo, infrannuale o annuale, atteso che l’importo complessivo dell’esonero per le richieste di rimborso effettuate nell’anno è pari a 50.000 euro.

Per quanto concerne l’esclusione dell’applicazione della disciplina delle società non operative, la stessa è condizionata, all’attribuzione del punteggio almeno pari a 9, a seguito dell’applicazione degli ISA per il periodo di imposta 2018, anche per effetto dell’indicazione di ulteriori componenti positivi.

Per quanto concerne l’esclusione degli accertamenti basati sulle presunzioni semplici, tale beneficio è condizionato all’attribuzione del punteggio almeno pari a 8,5 a seguito dell’applicazione degli ISA per il periodo di imposta 2018, anche per effetto dell’indicazione di ulteriori componenti positivi.

Per quanto concerne l’anticipazione di almeno un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento, i termini di decadenza per l’attività di accertamento per l’annualità di imposta 2018 sono ridotti di un anno nei confronti dei contribuenti ai quali, a seguito dell’applicazione degli ISA per il periodo di imposta 2018, è attribuito un livello di affidabilità almeno pari a 8, anche per effetto dell’indicazione di ulteriori componenti positivi.

Per quanto concerne, infine, l’esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo, è statuito che, per il periodo d’imposta 2018, sia condizionata alla circostanza che il reddito complessivo accertabile non ecceda di due terzi il reddito dichiarato, e all’attribuzione del punteggio almeno pari a 9, anche per effetto dell’indicazione di ulteriori componenti positivi.

Per accedere a tutti i benefici elencati sopra è inoltre necessario che:
– nel caso in cui il contribuente consegua redditi di impresa e di lavoro autonomo, applichi gli indici per entrambe le categorie reddituali;
– nel caso in cui il contribuente applichi due diversi indici, compreso il caso in cui si tratti del medesimo indice applicato sia per l’attività di impresa che per quella di lavoro autonomo, il punteggio attribuito a seguito dell’applicazione di ognuno di tali indici sia pari o superiore a quello minimo individuato per l’accesso ai benefici.

Per garantire la corretta applicazione degli indici sintetici di affidabilità per il periodo d’imposta 2018, dallo scorso 10 aprile fino al 30 settembre 2019 i membri della Commissione degli esperti possono presentare alle Entrate quesiti aventi carattere generale relativi all’applicazione degli Isa. I dubbi e le domande vanno inviati all’indirizzo di posta elettronica certificata agenziaentratepec@pce.agenziaentrate.it, indicando in oggetto la seguente descrizione «Quesito relativo all’applicazione degli Isa al p.i. 2018». L’Agenzia risponderà per posta elettronica normalmente entro 30 giorni lavorativi dalla ricezione del quesito e pubblicherà domande e risposte sul proprio sito, www.agenziaentrate.it, nella sezione dedicata agli Isa.

Per l’acquisizione massiva dei dati necessari ai fini dell’applicazione degli Isa, gli intermediari incaricati dell’invio telematico che sono già in possesso della delega alla consultazione del cassetto fiscale del contribuente, devono trasmettere all’Agenzia, attraverso il servizio Entratel, un file contenente l’elenco dei contribuenti per cui risultano delegati. Per ciascun contribuente il file deve contenere, oltre al codice fiscale, l’indicazione che l’intermediario abbia la delega alla consultazione del cassetto fiscale del contribuente.
Gli intermediari non delegati alla consultazione del cassetto fiscale del contribuente, invece, devono acquisire una specifica delega, valida solo per l’acquisizione dei dati necessari per l’applicazione degli Isa, insieme alla copia del documento di riconoscimento in corso di validità del delegante, in formato cartaceo o elettronico e trasmettere all’Agenzia, attraverso il servizio telematico Entratel, un file contenente l’elenco dei contribuenti per cui risultano delegati attraverso un procedimento simile a quello previsto per l’accesso alla dichiarazione Mod. 730 precompilata.
Entro 5 giorni dall’invio della richiesta, il sistema fornisce nella sezione Ricevute dell’area autenticata del sito internet delle Entrate un file, identificato dallo stesso protocollo telematico della richiesta, contenente l’elenco degli eventuali errori riscontrati nelle richieste trasmesse. Il contribuente può comunque sempre visualizzare l’elenco dei soggetti ai quali sono stati resi disponibili i dati consultando il proprio cassetto fiscale.

In relazione alle modalità tecniche di trasmissione telematica delle dichiarazioni e dei contratti di locazione e di affitto da sottoporre a registrazione, per quanto attiene al contenuto delle ricevute restituite dai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, a seguito della trasmissione delle dichiarazioni fiscali da parte degli utenti abilitati all’utilizzo dei canali Entratel o Fisconline, è prevista l’indicazione, nel testo delle comunicazioni di avvenuta presentazione della dichiarazione, di un apposito “invito” al contribuente, affinché quest’ultimo trasmetta, qualora non l’abbia fatto, il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli ISA, analogamente a quanto già previsto per gli studi di settore.
L’Agenzia delle entrate, attraverso tale invito, prima della contestazione della violazione relativa all’omissione della comunicazione dei dati rilevanti ai fini della costruzione e dell’applicazione degli indici, mette a disposizione del contribuente le informazioni in proprio possesso, invitando lo stesso ad eseguire la comunicazione dei dati o a correggere spontaneamente gli errori commessi.
Sono interessati i soggetti che dichiarano redditi derivanti da attività d’impresa o di lavoro autonomo per cui risulta approvato un indice sintetico di affidabilità fiscale e che, in sede di dichiarazione, non hanno presentato il relativo modello di comunicazione dei dati e non hanno indicato una causa di esclusione che li esoneri dalla presentazione del modello stesso.
Tale modalità di comunicazione telematica consente di fornire, con efficienza e tempestività, indicazioni al contribuente circa gli adempimenti dichiarativi relativi agli ISA in modo da permettere allo stesso, laddove non abbia in precedenza correttamente provveduto, di adempiere all’obbligo di presentazione dei relativi modelli.

Per i periodi d’imposta per i quali trovano applicazione gli indici ISA, i contribuenti interessati possono indicare nelle dichiarazioni fiscali ulteriori componenti positivi, non risultanti dalle scritture contabili, rilevanti per la determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, per migliorare il proprio profilo di affidabilità nonché per accedere al regime premiale. Tali ulteriori componenti positivi rilevano anche ai fini IRAP e determinano un corrispondente maggior volume di affari rilevante ai fini IVA (art. 9-bis, co. 9, D.L. n. 50/2017).
Per effettuare il versamento integrativo dell’IVA, tramite modello F24, dovuto per l’adeguamento del volume d’affari a seguito dell’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), è utilizzato il codice tributo “6494” ridenominato:
– “6494” denominato “ISA – Indici sintetici di affidabilità fiscale – integrazione IVA”.
Infine, si precisa che il suddetto codice tributo “6494” è utilizzabile anche per il versamento integrativo dell’IVA dovuto per l’adeguamento del volume d’affari relativo agli anni d’imposta nei quali era applicabile la previgente disciplina in materia di studi di settore (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 10 maggio 2019, n. 48/E).

Modifiche alla dichiarazione dei redditi per il rilancio di Campione d’Italia


Apportate le modifiche al modello di dichiarazione Redditi 2019-PF, Fascicolo 3, alle relative istruzioni e alle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello di dichiarazione (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 10 maggio 2019, n. 125594).

Con il provvedimento in oggetto vengono approvate alcune modifiche al fascicolo 3 del modello REDDITI 2019-PF e alle relative istruzioni, approvato con provvedimento del 30 gennaio 2019, nonché alle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nel modello REDDITI 2019-PF, approvate il 14 febbraio 2019.
Le modifiche si rendono necessarie, in particolare, per tener conto delle novità di cui all’art. 25-octies, comma 4, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, introdotto in sede di conversione dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, che ha sostituito l’art. 188-bis, rubricato “Campione d’Italia”, del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica del 22 dicembre 1986, n. 917.
Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, i redditi, diversi da quelli d’impresa, delle persone fisiche iscritte nei registri anagrafici del Comune di Campione d’Italia, nonché i redditi di lavoro autonomo di professionisti e con studi nel Comune di Campione d’Italia, prodotti in franchi svizzeri nel territorio dello stesso comune, e/o in Svizzera, sono computati in euro sulla base del cambio, ridotto forfetariamente del 30 per cento.
I redditi d’impresa realizzati dalle imprese individuali, dalle società di persone e da società ed enti iscritti alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Como e aventi la sede sociale operativa, o un’unità locale, nel Comune di Campione d’Italia, prodotti in franchi svizzeri nel Comune di Campione d’Italia, sono computati in euro sulla base del cambio, ridotto forfetariamente del 30 per cento. Nel caso in cui l’attività sia svolta anche al di fuori del territorio del Comune di Campione d’Italia, ai fini della determinazione del reddito per cui è possibile beneficiare delle agevolazioni sussiste l’obbligo in capo all’impresa di tenere un’apposita contabilità separata. Le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio dell’attività svolta nel Comune di Campione d’Italia e al di fuori di esso concorrono alla formazione del reddito prodotto nel citato comune per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi o compensi e altri proventi che concorrono a formare il reddito prodotto dall’impresa nel territorio del Comune di Campione d’Italia e l’ammontare complessivo dei ricavi o compensi e degli altri proventi.
I soggetti di cui sopra assolvono il loro debito d’imposta in euro.
Si considerano iscritte nei registri anagrafici del Comune di Campione d’Italia anche le persone fisiche aventi domicilio fiscale nel medesimo comune le quali, già residenti nel Comune di Campione d’Italia, sono iscritte nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) dello stesso comune e residenti nel Canton Ticino della Confederazione elvetica.
Tutti i redditi prodotti in euro dai soggetti di cui sopra concorrono a formare il reddito complessivo al netto di una riduzione pari alla percentuale di abbattimento calcolata per i redditi in franchi svizzeri con un abbattimento minimo di euro 26.000. Ai fini della determinazione dei redditi d’impresa in euro prodotti nel Comune di Campione d’Italia si applica la disciplina sopra citata.
Le agevolazioni si applicano nei limiti degli aiuti de minimis e degli aiuti ‘de minimis’ nel settore agricolo.