Riclassificazione dell’impresa dal settore agricolo, effetti sui rapporti e recupero delle prestazioni


Con circolare n. 56 del 23 aprile 2020, l’Inps fornisce indicazioni in merito agli effetti della riclassificazione dell’impresa dal settore agricolo ad altro settore, sulle prestazioni a sostegno del reddito e sulle prestazioni pensionistiche, indebite. Altresì, si forniscono chiarimenti circa l’assoggettamento a contribuzione agricola unificata, delle imprese “non agricole” che effettuano lavori e servizi di sistemazione e manutenzione agraria e forestale, di imboschimento, di creazione, sistemazione e manutenzione di aree a verde, per i loro dipendenti addetti a tali attività.


Come noto, agli effetti delle norme di previdenza ed assistenza sociale, ivi comprese quelle relative all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, si considerano lavoratori agricoli dipendenti, tra gli altri, gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato, da:
– imprese non agricole singole e associate, se addetti ad attività di raccolta di prodotti agricoli, nonché ad attività di cernita, di pulitura e di imballaggio dei prodotti ortofrutticoli, purché connesse a quella di raccolta (art. 6, lett. d), L. 31 marzo 1979, n. 92);
– imprese che effettuano lavori e servizi di sistemazione e manutenzione agraria e forestale, di imboschimento, di creazione, sistemazione e manutenzione di aree a verde, se addetti a tali attività (art. 6, lett. e), L. 31 marzo 1979, n. 92).
Qui, a rilevare in concreto, è l’attività svolta dal lavoratore, a prescindere dalla qualifica di assunzione o dall’inquadramento del datore di lavoro (Corte di Cassazione, sentenza n. 2933/2019). Ovvero, il principio generale secondo cui l’inquadramento del lavoratore segue la natura dell’attività economica esercitata dall’impresa dalla quale dipende, viene soppiantato dal criterio della natura oggettiva dell’attività svolta dai lavoratori.
Quanto alla mancanza di una puntuale individuazione dei lavori e dei servizi di sistemazione e manutenzione, ciò discende dall’ampiezza e dalla varietà delle attività agricola (art. 2135 c.c.), che non consente di formulare un elenco esaustivo delle attività riconducibili. In ogni caso, considerata l’evoluzione della normativa speciale, per la quale assumono sempre maggiore rilievo le attività collegate al ciclo biologico, nonché quelle destinate all’accrescimento del valore della produzione, per identificare le suddette attività (art. 6, lett. e), L. 31 marzo 1979, n. 92) è necessario fare riferimento a quelle relative al ciclo biologico ed al correlato rischio della produzione, che non assumono le caratteristiche proprie dell’attività dell’imprenditore agricolo, nonché ricomprendere le attività indispensabili, ordinarie o straordinarie, finalizzate a mantenere in stato ottimale di salute, le piantagioni coltivate, il suolo che ospita le colture e gli allevamenti praticati. A titolo esemplificativo, tenendo conto delle diversità e della complessità delle attività per preservare e accrescere la specifica produzione, sono da ricondurre in tale ambito: l’aratura, la semina, la potatura, la rimozione delle vite infette, il taglio di formazione per le fasi di imboschimento.
Così, le imprese non agricole, comprese le aziende agromeccaniche (art. 5, D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99), che operano nell’ambito dei servizi in agricoltura nei termini suindicati, devono assicurare alla contribuzione agricola unificata i soli operai addetti a tali attività. Resta comunque ferma la necessità di verificare, in ogni caso, che la predisposizione di mezzi, risorse e organizzazione, sia connotata da un’effettiva struttura imprenditoriale tanto da potersi configurare nel caso concreto l’ipotesi del c.d. appalto genuino.
Ulteriore aspetto da considerare, poi, è quello per cui nel settore agricolo il disconoscimento dell’inquadramento dell’azienda assume particolare rilievo, in quanto la riclassificazione con effetto retroattivo determina il venir meno della speciale tutela previdenziale ed assistenziale prevista per gli operai agricoli, il conseguente recupero delle prestazioni previdenziali eventualmente già erogate e l’aggiornamento della posizione assicurativa dei lavoratori, anche ai fini del diritto e della misura delle pensioni. Quindi, nel caso in cui si accerti la carenza dei requisiti per configurare l’azienda quale impresa agricola, è necessario, altresì, accertare se la prestazione di lavoro effettuata da ciascun lavoratore rientri o meno tra le attività elencate all’articolo 6 della L. n. 92/1979; ciò, al fine di individuare i lavoratori che, in funzione dell’attività alla quale sono stati addetti, mantengono l’iscrizione previdenziale nel settore agricolo nonostante la riqualificazione dell’azienda nel settore non agricolo.
In caso di esito negativo, le prestazioni, parzialmente o totalmente indebite, debbono essere riesaminate per la quantificazione dell’importo non dovuto.
Per quanto riguarda, in particolare, le indennità di disoccupazione agricola, laddove esse siano risultate totalmente indebite, se per il singolo lavoratore dovessero sussistere i requisiti, può essere eventualmente riconosciuta l’indennità NASpI, con compensazione di quanto già corrisposto a titolo di disoccupazione agricola. Tuttavia, la trasformazione delle domande, da disoccupazione agricola a NASpI, può avvenire solo su apposita istanza dell’interessato e solo nel caso in cui le domande di indennità di disoccupazione agricola risultino presentate nel rispetto dei termini legislativamente previsti anche per le domande di indennità di disoccupazione NASpI.
Nel caso, invece, di disconoscimento delle giornate di lavoro in agricoltura, l’eventuale provvedimento di revoca/ricostituzione della pensione può generare una prestazione indebita, totale o parziale, da cui sorge il diritto alla ripetizione dei relativi importi entro i termini prescrizionali ordinari, con decorrenza dalla data del verbale ispettivo e, comunque, fermo restando che la riclassificazione del rapporto di lavoro sia stata correlata a comportamenti omissivi o commissivi da parte del soggetto debitore.