Reati fiscali, versamento delle ritenute anche in pre-fallimento

L’imprenditore che, versando in stato d’insolvenza pre-fallimentare, non corrisponde le ritenute ai dipendenti commette omesso versamento (Corte di Cassazione – Sentenza 30 settembre 2014, n. 40344).

La Suprema Corte ha chiarito che l’imprenditore, infatti, non può giustificare l’omesso versamento delle ritenute effettuate, a fini contributivi e a titolo di sostituto di imposta, sulle retribuzioni effettivamente corrisposte ai lavoratori dipendenti, con il timore di essere a sua volta incriminato per il reato di bancarotta preferenziale.
Le somme ritenute e da versare non fanno parte del patrimonio del fallito, ma costituiscono parte integrate delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti che sono ritenute dal datore di lavoro nella sua veste di “sostituto d’acconto”.
Inoltre, tali somme vengono versate in nome e per conto dei lavoratori “sostituiti”, i quali restano i soggetti passivi dell’obbligazione tributaria e dovranno definire la loro posizione al termine del corrispondente periodo d’imposta computando, appunto, le anticipazioni effettuate attraverso il “sostituto”.
In ogni caso, dunque, l’imprenditore che non sia dichiarato fallito personalmente è tenuto a provvedere direttamente al pagamento delle somme dovute all’INPS, altrimenti è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1033.