Professionisti: l’apparato esterno marginale non costituisce presupposto Irap

L’esistenza di un apparato esterno alla persona del professionista risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o lavoro altrui, ricavabile, anche sulla base del controllo automatizzato della dichiarazione, dalle poste portate in deduzione, non costituisce presupposto per l’applicazione dell’IRAP (Corte di Cassazione – sentenza 11 aprile 2014, n. 8527).

In seguito al controllo automatizzato della dichiarazione, l’amministrazione finanziaria aveva accertato il mancato pagamento del saldo IRAP e iscritto a ruolo il relativo importo. Il professionista ha impugnato la cartella di pagamento adducendo di non essere soggetto al tributo per assenza del relativo presupposto.
I giudici di merito hanno dichiarato l’inammissibilità dell’appello proposto dal professionista, affermando che nella fattispecie la cartella di pagamento poteva essere impugnata soltanto per vizi propri e non per affermare l’inapplicabilità dell’IRAP, poiché eventuali vizi della pretesa tributaria dovevano essere fatti valere, in caso di errore, con il rimedio della presentazione della dichiarazione integrativa o dell’istanza di rimborso. L’assenza di tali rimedi rende definitivo l’atto accertativo, che si esaurisce in una intimazione di pagamento di somma dovuta, senza integrare un nuovo ed autonomo atto impositivo. Nel merito, poi, gli stessi giudici hanno affermato che dalle poste portate in deduzione era ricavabile l’esistenza di un apparato esterno al professionista risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o lavoro altrui.
La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici di merito evidenziando che le motivazioni della sentenza risultano contrari a consolidati orientamenti giurisprudenziali in materia di atti impugnabili e di applicazione dell’IRAP ai professionisti. In particolare:
– sotto il profilo di ammissibilità del ricorso, la cartella esattoriale notificata in seguito al controllo automatizzato della dichiarazione annuale, può essere impugnata non solo per vizi propri ma anche per motivi attinenti al merito della pretesa impositiva, poiché non rappresenta la mera richiesta di pagamento di una somma definita con precedenti atti di accertamento, autonomamente impugnabili e non impugnati, ma riveste anche natura di atto impositivo, trattandosi del primo ed unico atto con cui la pretesa fiscale è esercitata dall’amministrazione finanziaria;
– nel merito dell’applicazione dell’IRAP, l’esistenza di un apparato esterno di entità marginale, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o lavoro altrui, ricavabile dai dati indicati in dichiarazione, non costituisce presupposto per l’applicazione del tributo nei confronti di un professionista.
L’esercizio delle attività di lavoro autonomo, è soggetto all’applicazione dell’IRAP qualora si tratti di attività autonomamente organizzata. Il requisito della “autonoma organizzazione”, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Costituisce poi onere del contribuente che richieda il rimborso fornire la prova dell’assenza delle condizioni anzidette.