Il familiare del legale rappresentante rende valida la notifica della cartella


Valida la notifica della cartella di pagamento consegnata al familiare del legale rappresentante della società rinvenuta presso l’indirizzo indicato dalla cartella stessa (Corte di Cassazione – Ordinanza 06 aprile 2018, n. 8477).

La Suprema Corte rigetta il ricorso della società srl avverso la decisione della CTR che, in riforma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di intimazione notificatole dall’agente della riscossione per Irpef ed altri tributi.
La CTR, in particolare, ha rilevato che: – contrariamente a quanto sostenuto dalla contribuente, l’avviso di intimazione in oggetto era stato preceduto da cartella di pagamento regolarmente notificata, direttamente dal concessionario; – tale notificazione era validamente avvenuta presso la sede legale della società ed a mani di persona idonea, perché qualificatasi figlia del legale rappresentante.
Per la Cassazione, la commissione tributaria regionale ha fatto corretta applicazione del consolidato principio in base al quale l’agente per la riscossione è legittimato ad effettuare direttamente la notificazione della cartella di pagamento; notificazione che può avvenire tramite invio, a mezzo del servizio postale, di plico raccomandato con avviso di ricevimento. Nel qual caso, la prova della consegna dell’atto al destinatario si desume dall’avviso di ricevimento stesso, senza necessità di predisposizione di apposita relata di notifica.
Inoltre, precisa che: “In tema di riscossione delle imposte, la notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in quanto la seconda parte del comma 1 dell’art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso ed all’ufficiale postale, alternativa rispetto a quella della prima parte della medesima disposizione e di competenza esclusiva dei soggetti ivi indicati. In tal caso, la notifica si perfeziona con la ricezione del destinatario, alla data risultante dall’avviso di ricevimento, senza necessità di un’apposita relata, visto che è l’ufficiale postale a garantirne, nel menzionato avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella, come confermato implicitamente dal penultimo comma del citato art. 26, secondo cui il concessionario è obbligato a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o con l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta, al fine di esibirla su richiesta del contribuente o dell’amministrazione”.
Per quanto concerne, più specificamente, la notificazione di cartella di pagamento a società avente personalità giuridica – eseguita direttamente dal concessionario mediante lettera raccomandata si è affermato che “(…) per il relativo perfezionamento è sufficiente che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senz’altro adempimento ad opera dell’ufficiale postale, se non di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la propria firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente, dovendosi escludere, stante l’alternatività di tale disciplina speciale rispetto a quella dettata dalla I. n. 890 del 1982 e dal codice di rito, l’applicabilità delle disposizioni in tema di notifica degli atti giudiziari e, in specie, dell’art. 145 c.p.c.”.
Nel caso di specie, la società destinataria si è limitata a sostenere la illegittimità della notificazione, in quanto eseguita a mani di un familiare presso la sede legale, e non presso il domicilio del legale rappresentante; senza tuttavia dedurre prova alcuna atta a smentire la presunzione che la persona consegnataria del plico fosse addetta alla sede o incaricata alla ricezione. Presunzione che non poteva di per sé dirsi superata né in forza della mancanza di un rapporto di prestazione lavorativa in senso stretto con la società, né sulla base del rapporto di filiazione con il legale rappresentante.