DPI, il tempo di vestizione va retribuito se per natura o funzione vanno indossati sul luogo di lavoro


Nel rapporto di lavoro subordinato il tempo necessario ad indossare la divisa aziendale o i dispositivi di protezione individuale rientra nell’orario di lavoro soltanto se è assoggettato al potere conformativo del datore di lavoro, ma questo può derivare, oltre che dal regolamento aziendale, implicitamente, dalla natura degli indumenti o dalla funzione che essi devono assolvere; le stesse, infatti, potrebbero determinare un obbligo di indossare la divisa sul luogo di lavoro (Ministero del lavoro e delle politiche sociali, interpello 23 marzo 2020, n. 1)


Ai sensi dell’art. 1 del D.Lgs. n. 66/2003, l’orario di lavoro è definito come “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio delle sue funzioni”. Dunque, considerata la necessarità della coesistenza delle tre condizioni predette, il tempo dedicato dal lavoratore ad indossare gli indumenti di lavoro (ad esempio, tute, abiti, divise, camici, ma anche dispositivi di protezione individuale) non può, di per sé, farsi rientrare nel concetto di orario di lavoro e come tale retribuito. Il lavoratore, infatti, nel momento del cambio, non presta alcuna attività lavorativa e non si trova nell’esercizio delle sue funzioni.
Pur tuttavia, secondo un orientamento giurisprudenziale di legittimità ormai consolidato (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 16 maggio 2013, n. 11828 e Corte di Cassazione, sentenza 10 settembre 2010 n. 19358), occorre distinguere le seguenti fattispecie:
a) il lavoratore ha avuto in dotazione gli indumenti di lavoro e ha la possibilità di portarli al proprio domicilio, recandosi al lavoro con gli indumenti già indossati. In tal caso, il tempo impiegato per la vestizione non può essere considerato orario di lavoro;
b) il datore di lavoro ha fornito al lavoratore determinati indumenti, con il vincolo però di tenerli e di indossarli sul posto di lavoro; in relazione a tale ipotesi, il tempo necessario alla vestizione e svestizione rientra nel concetto di orario di lavoro e, come tale, va computato e retribuito.
In sostanza, laddove sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo dove indossare la divisa o i dispositivi di protezione individuali (anche eventualmente presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro), la relativa operazione fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa e, come tale, il tempo necessario per il suo compimento non deve essere retribuito. Se, invece, le modalità esecutive di detta operazione sono imposte dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo e il luogo di esecuzione, l’operazione stessa rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa necessario deve essere retribuito.
Nel caso specifico degli infermieri, però, l’atto di indossare la divisa e i dispositivi di protezione individuali, in quanto antecedente all’inizio della prestazione lavorativa e funzionale alla sua corretta esecuzione, deve essere inquadrato non tra le pause lavorative, bensì tra le attività propedeutiche all’esecuzione della prestazione. L’attività di assistenza presso istituti residenziali, infatti, richiede che la divisa sia necessariamente indossata e tolta, per ragioni di igiene, presso il luogo di lavoro e non altrove (Corte di Cassazione, sentenza 26 gennaio 2016, n. 1352).
In definitiva, perciò, nel rapporto di lavoro subordinato il tempo necessario ad indossare la divisa aziendale o i dispositivi di protezione individuale rientra nell’orario di lavoro soltanto se è assoggettato al potere conformativo del datore di lavoro. Ma questo può derivare dal regolamento aziendale oppure, implicitamente, dalla natura degli indumenti o dalla funzione che essi devono assolvere; le stesse, infatti, potrebbero determinare un obbligo di indossare la divisa sul luogo di lavoro (Corte di cassazione, ordinanza n. 505 dell’11 gennaio 2019). Diverso è il caso in cui, invece, al dipendente sia data facoltà di scegliere quando e dove cambiarsi; tale operazione fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento della prestazione lavorativa e, in quanto tale, non deve essere retribuita.
Orbene, sulla base di tale ricostruzione, l’attività di vestizione e di svestizione deve essere inclusa nell’orario di lavoro solo in presenza dei requisiti previsti dalla richiamata giurisprudenza.