Istruzioni operative per il “contributo contrattuale” a Fondapi

 

 

Fornite le istruzioni operative sul funzionamento del” contributo contrattuale” a favore dei lavoratori dipendenti della piccola e media industria edile al fondo Fondapi, con decorrenza 1/1/2015.

Come risaputo, è stato stabilito un contributo contrattuale al Fondo Fondapi, decorrente dall’1/1/2015, per i lavoratori operai, il quale si calcola secondo le modalità stabilite dal CCNL per la determinazione dei valori orari dei minimi di paga base, dividendo il contributo medesimo per 173 e maggiorando l’importo del 18,5%. L’ammontare così ottenuto verrà moltiplicato per le ore di lavoro ordinarie effettivamente prestate. Per i lavoratori impiegati, il contributo contrattuale è versato per quattordici mensilità.
Per i lavoratori già associati a Fondapi alla data del 01/01/2015 (per avere sottoscritto il modulo di adesione o per effetto del tacito conferimento di TFR al Fondo Pensione), tale contributo si somma alle fonti contributive ordinarie (1,10% a carico azienda, 1,10% a carico lavoratore e/o TFR maturando) ed è dovuto dal datore di lavoro per tutto il periodo di applicazione del CCNL sopra richiamato anche nel caso in cui il lavoratore sospenda il contributo dell’1,10% a proprio carico e quindi quello dell’1,10% a carico del datore di lavoro oppure trasferisca la propria posizione individuale ad altra forma pensionistica complementare oppure effettui la liquidazione totale della posizione individuale, per uscita dal CCNL sopra richiamato, e poi tomi ad essere soggetto a tale Contratto.
– Per i lavoratori non ancora associati a Fondapi alla data dell’1/1/2015, il versamento del contributo contrattuale, dovuto ai sensi del CCNL sopra richiamato, determina l’iscrizione degli stessi al Fondo Pensione {adesione contrattuale), senza ulteriori obblighi contributivi finché gli interessati non decidano, eventualmente, di attivare la contribuzione a proprio carico dell’1,10% e quindi quella dell’1,10% a carico del datore di lavoro e/o la fonte contributiva relativa al TFR maturando. Anche per tali aderenti contrattuali il contributo contrattuale è, naturalmente, dovuto dal datore di lavoro per tutto il periodo di applicazione del CCNL sopra richiamato, anche nel caso in cui il lavoratore trasferisca la propria posizione individuale ad altra forma pensionistica complementare oppure effettui la liquidazione totale della posizione individuale, per uscita dal CCNL sopra richiamato, e poi tomi ad essere soggetto a tale Contratto.

A seguito dell’adesione contrattuale a Fondapi, i lavoratori interessati (cioè quelli che non erano ancora iscritti a Fondapi all’1/1/2015) vengono registrati nel libro soci del Fondo Pensione con la nuova tipologia di adesione denominata “adesione contrattuale, per cui essi sono perfettamente equiparati ai lavoratori iscritti a Fondapi per effetto della sottoscrizione del tradizionale modulo di adesione o per effetto del tacito conferimento del TFR al Fondo Pensione.

Gli iscritti a Fondapi per effetto dell’adesione contrattuale sono naturalmente liberi di aggiungere al contributo contrattuale ulteriori contribuzioni, secondo le misure già attualmente previste dalle Fonti istitutive del Fondo. Potranno quindi attivare la contribuzione a proprio carico pari all’1,10% della retribuzione, attivando conseguentemente l’ulteriore 1,10% a carico del datore di lavoro, e destinare a Fondapi il proprio TFR maturando.
Tale scelta comporterà la trasformazione della tipologia di adesione da contrattuale in esplicita a seguito dell’invio del modulo di adesione esplicita al Fondo compilato e sottoscritto dal lavoratore che sarà accettata solo per le tipologie di adesione diverse dall’adesione contrattuale (cioè per le adesioni esplicite e per le adesioni tacite) allo scopo di prevenire errori di versamento da parte degli enti contribuenti.

Nel caso in cui un lavoratore, già iscritto al Fondo per effetto dell’adesione contrattuale, destini tacitamente a Fondapi il proprio TFR maturando dopo sei mesi dall’assunzione, il datore di lavoro effettuerà la conseguente segnalazione a Fondapi attraverso l’apposita funzionalità presente nell’area riservata alle aziende sul sito www.fondapi.it. Il Fondo modificherà quindi l’adesione contrattuale in adesione tacita. La ricezione di contribuzioni ulteriori rispetto a quelle contrattuali sarà accettata solo per le tipologie di adesione diverse dall’adesione contrattuale (cioè per le adesioni esplicite e per le adesioni tacite), allo scopo di prevenire errori di versamento da parte degli enti contribuenti.

Il contributo contrattuale di cui al CCNL Edili-pmi rinnovato nel 2014 è dovuto, a partire da gennaio 2015, dal momento dell’assunzione e per tutto il periodo in cui il lavoratore rimane soggetto a tale Contratto, per cui lo stesso non è portabile ad altre forme pensionistiche complementari aperte o chiuse, diverse da Fondapi.
La posizione individuale maturata presso il Fondo Pensione, comprensiva del contributo contrattuale, è invece portabile presso una forma pensionistica complementare diversa da Fondapi, scelta dai lavoratori interessati, a condizione che siano decorsi almeno due anni dall’iscrizione a Fondapi. In questo modo il datore di lavoro ed il sistema delle Casse Edili/Edilcasse non dovranno interrogarsi, di volta in volta, sulla destinazione del contributo contrattuale maturando mese per mese, avendo quest’ultimo come unica destinazione il Fondo Fondapi.
Anche dopo il trasferimento della posizione individuale ad altra forma pensionistica complementare, il contributo contrattuale maturando di cui al CCNL sopra richiamato è comunque dovuto a Fondapi: la posizione individuale conseguentemente maturata sarà quindi portabile ad altra forma pensionistica complementare decorsi altri due anni dal precedente trasferimento.

Nessuna autorizzazione per i minori occupati nel settore dello spettacolo

Nessuna autorizzazione per i minori occupati nel settore dello spettacolo

Non è necessaria l’autorizzazione preventiva della DTL per l’impiego dei minori nell’espletamento dell’attività di animatore, in considerazione del fatto che la stessa non appare volta alla realizzazione di spettacoli, quanto all’accoglienza ed intrattenimento degli ospiti di strutture ricettive o turistiche (Interpello 24 marzo 2007, n. 7).

 

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha avanzato istanza di interpello in ordine all’autorizzazione per l’impiego di minori nello svolgimento di determinate attività lavorative.
In particolare l’istante chiede se, ai sensi della disposizione normativa citata, l’attività di animatore, ovvero di “colui che ha il compito di prendersi cura degli ospiti nelle strutture ricettive organizzando attività sportive, giochi, balli di gruppo ed attività rivolte ai bambini nei mini club” sia o meno ricompresa tra quelle soggette alla predetta autorizzazione.
In particolare, l’art. 4, comma 2, L. n. 977/1967, prevede che “l’impiego di minori in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, previo assenso scritto dei titolari della potestà genitoriale, debba essere preventivamente autorizzato dalle Direzioni territoriali di questo Ministero (DTL), “purché si tratti di attività che non pregiudichino la sicurezza, l’integrità psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o di formazione professionale“.
Si ritiene, infatti, che le suddette attività per le quali è richiesta espressamente tale preventiva autorizzazione della DTL, debbano essere intese in senso stretto, ovvero esclusivamente come quelle aventi il contenuto tipico delle prestazioni rese nei diversi ambiti sopra menzionati.
Diversamente, non sussiste l’obbligo di richiedere la preventiva autorizzazione per l’impiego per quelle attività che per loro intrinseca natura, modalità di svolgimento o carattere episodico non risultano inquadrabili nell’ambito di un rapporto di lavoro ovvero assimilabili ad una vera e propria occupazione.
Ciò premesso, il ministero evidenzia che l’attività svolta dalla figura dell’animatore consiste nell’organizzazione di eventi di intrattenimento all’interno di una struttura ricettiva, declinabile in tutte quelle attività di carattere ludico e ricreativo rivolte anche ai bambini, finalizzate a favorire la socializzazione degli ospiti/utenti, nonché a facilitare la fruizione dei servizi offerti dalla medesima struttura (es. animatori in case di riposo, ospedali, baby parking). Per cui, la stessa non sembra rientrare tra quelle di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e neanche tra quelle annoverabili nell’ambito del settore dello spettacolo, richiamate dall’art. 4 sopra citato.
Ne consegue che nel “settore dello spettacolo” risultano annoverabili le sole attività dirette alla “rappresentazione di tipo teatrale, cinematografico o televisivo, oppure alla realizzazione di un prodotto destinato ad essere visto o ascoltato da un pubblico presente o lontano“, per cui, non appare necessario richiedere l’autorizzazione preventiva della DTL per l’impiego dei minori nell’espletamento dell’attività di animatore, in considerazione del fatto che la stessa non appare volta alla realizzazione di spettacoli, quanto all’accoglienza ed intrattenimento degli ospiti di strutture ricettive o turistiche.

AspI e miniASpI: chiarimenti INPS su sospensione, cumulo e decadenza

Si forniscono chiarimenti sulle ipotesi di sospensione, cumulo e decadenza dell’indennità di disoccupazione ASpI o miniASpI in relazione allo stato di disoccupazione.

Ai sensi dell’articolo 4 del Decreto Legislativo n. 181/2000 – nell’individuare i principi per l’accertamento dello stato di disoccupazione – è prevista “la conservazione dello stato di disoccupazione a seguito di svolgimento di attività lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione …”. In mancanza di una specifica definizione nella normativa fiscale di “reddito minimo personale escluso da imposizione”, l’interpretazione che si può dare è che lo stato di disoccupazione continui a sussistere laddove il solo reddito annuale riferibile all’attività lavorativa (non si devono considerare dunque gli altri redditi eventualmente percepiti dall’interessato), non superi i limiti derivanti dal meccanismo di detrazione di cui all’articolo 13 del TUIR. Detti limiti, ai fini che qui interessano, sono di euro 8.000,00 per il lavoro dipendente.
Lo stato di disoccupazione è sospeso in caso di lavoro subordinato di durata fino a sei mesi”.
In ragione della reintroduzione del principio in base al quale il lavoratore “conserva” lo stato di disoccupazione a seguito di svolgimento di attività lavorativa con reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione, si è reso necessario il coordinamento con il disposto di cui all’articolo 2, comma 15, della Legge n. 92/2012, il quale dispone: “In caso di nuova occupazione del soggetto assicurato con contratto di lavoro subordinato, l’indennità di cui al comma 1 è sospesa d’ufficio, …, fino ad un massimo di sei mesi; al termine di un periodo di sospensione di durata inferiore a sei mesi l’indennità riprende a decorrere dal momento in cui era rimasta sospesa”.

Quanto agli effetti sulle indennità in ambito AspI, le ipotesi di rioccupazione che possono verificarsi nel corso della percezione di tali indennità sono riconducibili a tre tipologie:
A) nel caso in cui un assicurato, in corso di fruizione della indennità ASpI, si rioccupi con rapporto di lavoro subordinato per un periodo pari o inferiore a sei mesi e il cui reddito annuale sia superiore al reddito minimo escluso da imposizione, trova applicazione l’istituto della sospensione della prestazione ASpI con le modalità di cui al comma 15 dell’articolo 2, Legge n. 92 del 2012;
B) nel caso in cui un assicurato, in corso di fruizione  della indennità ASpI, si rioccupi con rapporto di lavoro subordinato per un periodo superiore a sei mesi e il cui reddito annuale sia superiore al reddito minimo escluso da imposizione, detto assicurato decade dalla prestazione ai sensi del combinato disposto di cui alla lettera a), comma 1, dell’articolo 4 del Decreto Legislativo n. 181 del 2000 nonché dell’articolo 2, comma 40, lettera a), della stessa Legge n. 92 del 2012 che prevede la decadenza dalla indennità in caso di perdita dello stato di disoccupazione;
C) nel caso in cui un assicurato, in corso di fruizione della indennità ASpI, si rioccupi con rapporto di lavoro subordinato per un periodo inferiore, pari o superiore a sei mesi o con rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ma il cui reddito annuale sia inferiore al reddito minimo escluso da imposizione – con conseguente conservazione dello stato di disoccupazione – detto assicurato continua a percepire l’indennità di disoccupazione ASpI in corso di fruizione. Verranno applicate tuttavia alla prestazione le riduzioni di cui all’articolo 2, comma 17, della Legge n. 92 del 2012.

Nell’ipotesi in cui un assicurato sia titolare di due o più rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale e cessi da uno dei detti rapporti a seguito di licenziamento o dimissioni per giusta causa, lo stesso lavoratore – laddove dal rapporto ancora in essere percepisca un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione – potrà formulare, ricorrendo tutti gli altri requisiti, domanda di indennità di disoccupazione ASpI o miniASpI e percepire la prestazione cumulandola con il reddito da lavoro dipendente. Verranno applicate, tuttavia, alla prestazione le riduzioni di cui all’articolo 2, comma 17, della Legge n. 92/2012.

Liquidazione anticipata ASpI, precisazioni e aspetti procedurali

Precisazioni sulla natura giuridica dell’istituto dell’anticipazione, la disciplina di riferimento, gli aspetti procedurali.

Come noto, per gli anni 2013, 2014 e 2015, il lavoratore avente diritto alla corresponsione dell’indennità di disoccupazione ASpI o mini-ASpI può richiedere la liquidazione anticipata in un’unica soluzione degli importi del relativo trattamento non ancora percepiti, al fine di intraprendere un’attività di lavoro autonomo, ovvero per avviare un’attività in forma di auto-impresa o di micro-impresa, o per associarsi in cooperativa.
Orbene, tale erogazione in una unica soluzione ed in via anticipata dell’indennità, a differenza di quella effettuata mensilmente, non ha più la connotazione di tipica prestazione di sicurezza sociale, ma assume la natura specifica di contributo finanziario per lo sviluppo dell’autoimprenditorialità, destinato a sopperire alle spese iniziali di un’attività che il lavoratore in disoccupazione intraprende.
Sotto l’aspetto procedurale, il lavoratore che intende avvalersene, fermo restando la sussistenza diritto attuale del richiedente alla fruizione delle prestazioni di disoccupazione in argomento, deve inoltrare telematicamente all’Inps specifica domanda entro la fine del periodo di fruizione della prestazione mensile ASpI o mini-ASpI e, comunque, entro 60 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma o parasubordinata o dell’associazione in cooperativa, ovvero dalla domanda di indennità ASpI o mini-AspI se l’attività era preesistente e si desideri svilupparla a tempo pieno. Peraltro, a tale fattispecie non deve applicarsi la disposizione per cui il percettore di indennità di disoccupazione in ambito ASpI, che svolge contestualmente alla fruizione della prestazione un’attività di lavoro autonomo, dalla quale derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, l’obbligo di comunicare a pena di decadenza entro 30 giorni dall’avvio dell’attività, sia l’inizio dello svolgimento dell’attività lavorativa, sia il reddito presunto della stessa nell’anno di riferimento. Inoltre, essendo la titolarità dell’indennità in ambito ASpI presupposto per la richiesta dell’anticipazione, ove il beneficiario sia decaduto dalla indennità, già prima della presentazione della domanda di anticipazione, per avere omesso di effettuare la comunicazione di svolgimento di attività autonoma o per aver comunicato un reddito superiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, è preclusa la facoltà di presentare successiva domanda di liquidazione anticipata. Se però il lavoratore presenti la domanda di anticipazione dell’indennità entro un mese dall’inizio dell’attività di lavoro autonomo, è dispensato dall’effettuazione dell’altra comunicazione.

Pubblicato in Gazzetta il decreto sul TFR in busta paga

Il D.P.C.M. del 20 febbraio 2015, n. 29, pubblicato nella G.U. del 19 marzo 2015, n. 65, contiene le norme di attuazione delle disposizioni in materia di liquidazione del TFR come parte integrante della retribuzione per il periodo di paga decorrente da marzo 2015 a giugno 2018.

Nello specifico, possono presentare istanza per la liquidazione mensile della Qu.I.R. (quota integrativa della retribuzione pari alla quota maturanda di cui all’art. 2120 del c.c. al netto del contributo di cui all’art. 3, ultimo comma, della L. 29 maggio 1982, n. 297, erogato tramite liquidazione diretta mensile) tutti i lavoratori dipendenti da datore di lavoro del settore privato, con rapporto di lavoro subordinato in essere da almeno 6 mesi, per i quali trova applicazione l’istituto del TFR, eccetto:
a) i lavoratori dipendenti domestici;
b) i lavoratori dipendenti del settore agricolo;
c) i lavoratori dipendenti per i quali la legge ovvero il contratto collettivo nazionale di lavoro, anche mediante il rinvio alla contrattazione di secondo livello, prevede la corresponsione periodica del TFR ovvero l’accantonamento del TFR medesimo presso soggetti terzi;
d) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali;
e) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che abbiano iscritto nel registro delle imprese un accordo di ristrutturazione dei debiti;
f) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che abbiano iscritto presso il Registro delle imprese un piano di risanamento attestato;
g) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro per i quali siano stati autorizzati interventi di integrazione salariale straordinaria e in deroga, se in prosecuzione dell’integrazione straordinaria stessa, limitatamente ai lavoratori dipendenti in forza all’unità produttiva interessata dai predetti interventi;
h) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che abbiano sottoscritto un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti.
La Qu.I.R. può essere esercitata anche in caso di conferimento, sulla base di modalità esplicite ovvero tacite, del TFR maturando alle forme pensionistiche complementari. In questo caso, nel corso del periodo di durata della predetta opzione, la partecipazione del lavoratore dipendente alla forma pensionistica complementare prosegue senza soluzione di continuità sulla base della posizione individuale maturata nell’ambito della forma pensionistica medesima nonché della eventuale contribuzione a suo carico e/o a carico del datore di lavoro.
Il lavoratore dipendente è tenuto a notificare al datore di lavoro l’eventuale disposizione del TFR a garanzia di contratti di finanziamento; detta disposizione preclude l’esercizio della liquidazione della Qu.I.R. fino alla notifica da parte del mutuante della estinzione del credito oggetto del contratto di finanziamento.
La liquidazione della Qu.I.R. è interrotta al verificarsi di una delle condizioni previste alle citate lettere e), f), g) ed h), a partire dal periodo di paga successivo a quello di insorgenza delle predette condizioni e per l’intero periodo di sussistenza delle medesime ovvero, per le condizioni previste alla suddetta lettera d), a partire dalle decorrenze previste.

Ai fini dell’imposta sui redditi di lavoro dipendente, la Qu.I.R. è assoggettata a tassazione ordinaria e non è imponibile ai fini previdenziali. Per l’applicazione della tassazione separata, la Qu.I.R. non è considerata ai fini della determinazione della aliquota di imposta per la tassazione del TFR.
Ai soli fini della verifica dei limiti di reddito complessivo, non si tiene conto della Qu.I.R.

I lavoratori interessati possono richiedere al datore di lavoro la liquidazione mensile della Qu.I.R. attraverso la presentazione di apposita istanza di accesso debitamente compilata e validamente sottoscritta.
L’erogazione della Qu.I.R. è operativa a partire dal mese successivo a quello di formalizzazione della istanza sino al periodo di paga che scade il 30 giugno 2018 ovvero, a quello in cui si verifica la risoluzione del rapporto di lavoro, se antecedente. Nel corso del predetto periodo, la manifestazione di volontà esercitata è irrevocabile.

Allo scopo di finanziare la liquidazione mensile della Qu.I.R. ai lavoratori dipendenti che ne abbiano fatto richiesta, i datori di lavoro che abbiano alle proprie dipendenze meno di 50 addetti e che non sono tenuti al versamento del TFR al Fondo di tesoreria INPS possono accedere al finanziamento assistito da garanzia assistito da garanzia rilasciata dal Fondo di garanzia e da garanzia dello Stato di ultima istanza.
Per accedera al credito, i datori di lavoro richiedono telematicamente all’INPS la certificazione delle informazioni necessarie per l’attivazione del menzionato finanziamento assistito da garanzia. L’Istituto di previdenza rilascia l’attestazione dei requisiti aziendali, riferiti alla specifica posizione contributiva, entro 30 giorni dalla richiesta. La certificazione rilasciata dall’INPS può essere utilizzata per l’accensione del finanziamento, assistito da garanzia, presso un unico intermediario aderente.
Sulla base delle sole informazioni contenute nella predetta certificazione dell’INPS, senza alcuna valutazione di merito, il datore di lavoro e l’intermediario aderente stipulano, nel rispetto dei criteri e delle condizioni fissati nell’Accordo quadro, il relativo contratto di finanziamento assistito da garanzia che deve prevedere, nei termini e nei modi previsti dalla legge (art. 46 del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385), la costituzione del privilegio speciale sui beni mobili. L’intermediario aderente comunica all’INPS l’avvenuta concessione del finanziamento. La misura del finanziamento non può eccedere l’importo della Qu.I.R. certificato dall’INPS mensilmente.
L’INPS rende disponibile, ogni mese, entro 60 giorni decorrenti dal primo giorno del mese successivo a quello di competenza, al datore di lavoro e all’intermediario aderente che ha concesso il finanziamento, la certificazione della misura della Qu.I.R. da finanziare come risultante dalle denunce contributive del datore di lavoro. In assenza di denunce contributive il finanziamento è sospeso.
Il datore di lavoro che opta per l’accesso al finanziamento assistito da garanzia, è tenuto a rivolgersi ad un unico intermediario aderente anche nel caso in cui il finanziamento assistito da garanzia è esteso per effetto di successive richieste di liquidazione della Qu.I.R.
Il rimborso del finanziamento assistito da garanzia è fissato al 30 ottobre 2018, sulla base delle modalità e dei criteri stabiliti nell’ambito dell’Accordo quadro.
In tutti i casi di risoluzione del rapporto di lavoro intervenuti durante la vigenza del finanziamento assistito da garanzia, il datore di lavoro mutuatario è tenuto al rimborso del finanziamento assistito da garanzia già fruito, con scadenza di pagamento entro la fine del mese successivo a quello di risoluzione del rapporto di lavoro medesimo, relativamente all’importo oggetto della liquidazione mensile della Qu.I.R. del lavoratore interessato, comprensivo degli oneri a servizio del prestito, senza pregiudizio alcuno della erogazione della Qu.I.R. al lavoratore.
Fatte salve le ulteriori ipotesi previste o desumibili dalla normativa di riferimento, la garanzia del Fondo è inefficace qualora risulti che sia stata concessa sulla base di dati, notizie o dichiarazioni mendaci, inesatte o reticenti, se quantitativamente e qualitativamente rilevanti ai fini dell’ammissibilità all’intervento del Fondo, laddove risulti che tale non veridicità di dati, notizie o dichiarazioni era nota all’intermediario aderente all’iniziativa.
L’INPS rilevata la circostanza che potrebbe dar luogo alla inefficacia della garanzia o alla decadenza ai sensi del DPCM n. 29/2015 in parola, comunica agli intermediari aderenti entro il termine di trenta giorni l’avvio del relativo procedimento.

Allo scopo di favorire il flusso delle informazioni connesse all’applicazione delle disposizione contenute nel cit. DPCM, i datori di lavoro integrano le denunce contributive sulla base delle istruzioni rese note dall’INPS.
L’Istituto di previdenza provvede altresì alla predisposizione di istruzioni operative volte a definire gli aspetti tecnici e procedurali per l’accesso agli interventi del Fondo di garanzia.

Accolto il ricorso di Confprofessioni contro l’esclusione dei professionisti dalla Cig in deroga

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso presentato da Confprofessioni contro l’ordinanza del Tar Lazio che confermava l’esclusione dalla Cig in deroga dei dipendenti degli studi professionali, contenuta nel D.M. 1/8/2014

Confprofessioni aveva presentato, senza successo, il ricorso dinanzi al Tar Lazio con cui lamentava l’esclusione degli studi professionali dal trattamento di Cig in deroga contenuta nel Decreto Ministeriale del 1 agosto 2014, chiedendone la sospensione.

I giudici del Consiglio di Stato hanno invece accolto l’appello cautelare presentato da Confprofessioni sospendendo con l’Ordinanza n. 1108 dell’11 marzo 2015, il provvedimento impugnato del Tar Lazio, che viene pertanto chiamato ad affrontare la questione di merito relativa all’esclusione degli studi professionali dalla platea dei beneficiari della Cig in deroga.

Protocollo sulla Bilateralità a completare il CCNL Edili Aniem Confapi

Firmato il giorno 17/3/2015, tra l’ANIEM CONFAPI e la FENEAL-UIL, la FILCA-CISL e la FILLEA-CGIL, il Protocollo per la razionalizzazione del sistema bilaterale di settore

Il nuovo accordo si pone come completamento del CCNL ANIEM CONFAPI per gli addetti delle piccole e medie industrie edili e affini, e ha la finalità di ridefinire e razionalizzare il sistema nazionale e territoriale degli enti bilaterali di settore.
In particolare, le parti sociali firmatarie, intendono da un lato assicurare l’applicazione su tutto il territorio nazionale del CCNL ANIEM-CONFAPI da parte di tutte le Casse Edili/Edilcasse, nonché dei relativi contratti di secondo livello e, dall’altro, di riconoscere piena rappresentatività all’Aniem-Confapi negli enti bilaterali di settore.
Esse dichiarano che nel caso di immotivato contrasto al presente protocollo, attueranno le scelte più idonee alla soluzione del problema, anche attraverso la realizzazione di enti bilaterali di nuova costituzione. Sarà pertanto costituita, entro il mese di maggio 2015, una commissione nazionale paritetica per il monitoraggio dell’applicazione di tali disposizioni sull’intero territorio nazionale.
Ferma restando la necessità di mantenere separate le gestioni finalizzate alla realizzazione dei diversi obiettivi per i quali tali enti sono stati costituiti (mutualità, formazione, salute e sicurezza), si ritiene necessario e opportuno accorpare in un unico ente formazione e sicurezza e mantenere distinto il sistema delle Casse.
Pertanto attraverso la firma del protocollo in esame, le parti manifestano la volontà di costituire un unico ente nazionale – SBC – che svolga le funzioni attualmente previste dalle tre commissioni nazionali – CNCE, CNCPT e Formedil, pur mantenendo inalterate le specifiche missioni contrattuali, con lo scopo di fare sinergia per risparmiare e migliorare la funzionalità e l’efficacia del sistema, aumentare la qualità dei servizi e realizzare un sistema unitario, coeso e solidale.

Detto ente sarà finanziato con un contributo specifico stabilito dalle parti nella misura dello 0,05% a carico delle imprese iscritte alle Casse Edili, calcolato sugli elementi della retribuzione.
Il contributo verrà erogato a SBC, tramite le Casse entro il 31 marzo di ciascun anno e calcolato sulle retribuzioni relative all’anno edile precedente.
Nell’attuale fase transitoria, in attesa delle necessarie deliberazioni e delle conseguenti determinazioni procedurali per la costituzione di SBC, il contributo agii enti nazionali deve essere corrisposto con le modalità già previste dal CCNL per ognuno dei 3 enti – Edilcassa, Scuola e Ctp.
Nel caso di accorpamento degli enti, le percentuali verranno sommate e destinate alle rispettive commissioni nazionali.

Nuove modalità di attivazione del tirocinio nella Regione Emilia Romagna

A decorrere dal 16 marzo 2015, nel portale Lavoro per Te è disponibile la nuova procedura online per l’attivazione del tirocinio nella Regione Emilia Romagna.

Dunque, dalla suddetta data, la procedura si svolge interamente online, sull’apposita piattaforma disponibile sul portale Lavoro per Te.
Tutti i soggetti coinvolti nel tirocinio dovranno essere iscritti al portale, con le seguenti abilitazioni:
– il soggetto promotore deve essere iscritto come azienda e accreditato a SARE come Soggetto promotore di tirocini;
– il soggetto ospitante deve essere iscritto come azienda e accreditato a SARE come Datore di lavoro;
– il tirocinante deve essere iscritto come cittadino e abilitato ai Servizi amministrativi;
– il soggetto certificatore deve essere iscritto (le credenziali saranno fornite dalla Regione).
Entrando nel portale, i soggetti potranno accedere alla documentazione (convenzioni e progetti) relativa ai tirocini in cui sono coinvolti. Solo il soggetto promotore sarà abilitato a creare i documenti e a inserire e modificare i dati, gli altri soggetti potranno esclusivamente visualizzarli. Tutti saranno abilitati alla firma, che avverrà con un semplice click.

In particolare, ai fini dell’attivazione del tirocinio, il soggetto promotore:
– crea una nuova convenzione (a ogni convenzione possono essere associati uno o più tirocini);
– indica se i relativi tirocini sono in Garanzia Giovani;
– compila tutti i campi previsti con i propri dati, con quelli del soggetto ospitante e con le informazioni relative alla convenzione (es. numero tirocinanti, assicurazione);
– verifica i dati inseriti attraverso lo strumento di controllo previsto dal sistema;
– corregge eventuali errori finché la convenzione, completa di tutti i dati richiesti e priva di errori, viene dichiarata conforme dal sistema.

Il soggetto ospitante visualizza la convenzione e verifica se i dati inseriti sono corretti e se riscontra errori contatta il soggetto promotore per richiedere eventuali correzioni. Il medesimo soggetto ospitante firma online la convenzione mentre il soggetto promotore dopo che è stata validata dal soggetto ospitante, firma la convenzione e in tal modo la rende visibile alla Regione.
La convenzione si intende inviata nella data in cui viene firmata online dal soggetto promotore.
Lo stesso soggetto promotore crea un nuovo progetto abbinato alla relativa convenzione, che ha creato precedentemente e compila tutti i campi con i dati richiesti (es. dati del tirocinante e del soggetto ospitante, caratteristiche e obiettivi del tirocinio, tutor). Non solo, verifica altresì i dati inseriti attraverso lo strumento di controllo previsto dal sistema, corregge eventuali errori finché la convenzione completa di tutti i dati richiesti e priva di errori, viene dichiarata conforme dal sistema.
Il soggetto ospitante, il tirocinante e il soggetto certificatore visualizzano il progetto e verificano se i dati inseriti sono corretti e laddove riscontrino errori, contattano il soggetto promotore per richiedere eventuali correzioni. Infine, il soggetto ospitante, il tirocinante e il soggetto certificatore firmano online il progetto e, successivamente, viene reso visibile alla Regione.
Il progetto formativo si intende inviato nella data in cui viene firmato online dal soggetto promotore.

Lavori privati edili, dal 1° gennaio la validità del Durc di 90 giorni

A decorrere dal 1° gennaio 2015, per i lavori edili privati la validità del DURC viene ridotta a 90 giorni (fino al 31 dicembre 2014, tale validità era sta fissata in 120 giorni), in attesa dell’emanazione del decreto attuativo.

L’articolo 31 del Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69 (convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98), al comma 5, ha fissato in 120 giorni la validità del Durc rilasciato per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, compresi i lavori edili per i soggetti privati fino al 31 dicembre 2014.
Con nota ministeriale, è stato, però, chiarito che nelle more dell’emanazione del decreto attuativo, in relazione ai predetti lavori edili per i soggetti privati, la validità del Durc torna ad essere di 90 giorni, con effetto dal 1° gennaio 2015, stante la previsione normativa secondo la quale l’estensione della validità del DURC anche per tali lavori a 120 giorni ha effetto solo fino al 31 dicembre 2014.
Al riguardo, l’Istituto di previdenza specifica che l’applicativo dello Sportello unico previdenziale è stato aggiornato al fine di riportare a 90 giorni il periodo di validità dei DURC relativi ai menzionati lavori privati in edilizia che, dunque, recheranno in calce la dicitura “Il presente certificato è valido 90 giorni dalla data di emissione”.

INPS – Parti sociali: siglato l’accordo sui dati di rappresentanza

Sottoscritta, il 16/3/2015, tra INPS e CONFINDUSTRIA, CGIL, CISL e UIL la convenzione per la raccolta, l’elaborazione e la comunicazione dei dati relativi alla rappresentanza sindacale per la contrattazione collettiva nazionale di categoria nei settori privati.

 

A partire da aprile 2015, l’INPS provvederà a raccogliere il numero delle deleghe conferite a ciascuna organizzazione sindacale di categoria firmataria o aderente al TU siglato in data 10/1/2014, relativamente al periodo gennaio-dicembre di ogni anno.
La rilevazione dei dati avverrà tramite la compilazione di un’apposita sezione in UNIEMENS, nella quale ciascun datore di lavoro dovrà indicare il codice del contratto collettivo di lavoro applicato ai dipendenti, il numero dei lavoratori aderenti, con distinta indicazione del numero degli iscritti appartenenti a unità produttive con più di quindici dipendenti, ove siano presenti rappresentanze sindacali aziendali (RSA), ovvero non sia presente alcuna forma di rappresentanza sindacale.
L’INPS provvederà, poi, ad elaborare e comunicare in forma aggregata il dato relativo ad ogni organizzazione sindacale, e lo trasmetterà alle organizzazioni sindacali, mensilmente o con diversa cadenza richiesta dalle Parti.
I dati saranno conservati fino e non oltre il 30 aprile dell’anno successivo a quello di competenza, in ottemperanza altresì alle disposizioni in materia di misure di sicurezza di cui al D.Lgs. n. 196/2003 e ss.ii.

La convenzione avrà validità triennale dalla data di sottoscrizione, e la richiesta di rinnovo da parte di CONFINDUSTRIA e CGIL, CISL e UIL dovrà pervenire all’Istituto, a mezzo di lettera raccomandata o mediante posta elettronica certificata, almeno tre mesi prima della scadenza.
E’ fatta comunque salva, nel caso in cui intervenga una giusta causa, la possibilità di disdetta a favore di ciascuna delle parti con un preavviso di almeno 3 mesi.