Codice tributo per il noleggio occasionale

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 43/E del 23 aprie 2014 ha istituito il codice tributo per il versamento, tramite modello “F24”, dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali, sui proventi derivanti dall’attività di noleggio occasionale.

Ai sensi dell’articolo 49-bis del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, al fine di incentivare la nautica da diporto e il turismo nautico, il titolare persona fisica o società non avente come oggetto sociale il noleggio o la locazione ovvero l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria, di imbarcazioni e navi da diporto può effettuare in forma occasionale, attività di noleggio della predetta unità.
I proventi derivanti dall’attività di noleggio, di durata complessiva non superiore a quarantadue giorni, sono assoggettati, a richiesta del percipiente, a un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali, nella misura del 20 %, con esclusione della detraibilità o deducibilità dei costi e delle spese sostenute relative all’attività di noleggio.
L’imposta sostitutiva va versata entro il termine stabilito per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche tramite modello F24, utilizzando il seguente codice tributo:
– “1847” denominato “Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali sui proventi derivanti dall’attività di noleggio occasionale – Art. 49-bis del D.Lgs. n. 171/2005”.
Il suddetto codice tributo va esposto nella sezione “Erario” del modello F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione, nel campo “anno di riferimento”, dell’anno d’imposta per cui si effettua il versamento, nel formato “AAAA”. Il codice è utilizzabile anche in corrispondenza degli “importi a credito compensati”.

Redditi dei terreni, niente Irpef se dovuta la “mini Imu”

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 18 aprile 2014, n. 41/E ha chiarito le modalità di compilazione della dichiarazione dei redditi in presenza di redditi dei terreni e, in particolare, di quelli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, per i quali risulti dovuta la cd. “mini Imu” per l’anno d’imposta 2013

Si premette che l’Imu sostituisce, per la componente immobiliare, l’Irpef e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari relativi ai beni non locati. L’effetto di sostituzione opera anche qualora l’Imu risulti giuridicamente dovuta, ma non sia stata versata ad esempio per effetto del riconoscimento delle detrazioni.
Per quanto concerne i terreni tale effetto sostitutivo si esplica sulla componente dominicale dei terreni non affittati.
Per l’anno d’imposta 2013 è stato previsto che non sia dovuta l’Imu con riferimento ai terreni agricoli, nonché quelli non coltivati posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.
Tuttavia il contribuente era tenuto a versare, entro il 24 gennaio 2014, una quota (mini Imu), pari al 40 %, dell’eventuale differenza tra l’Imu risultante dall’applicazione dell’aliquota e della detrazione deliberate dal comune per l’anno 2013 e quella risultante dall’applicazione dell’aliquota e della detrazione di base previste dalle norme statali.
Con riferimento a tale ipotesi, l’Agenzia ritiene che trovi comunque applicazione l’effetto sostitutivo Imu-Irpef.
Nelle istruzioni per la compilazione del modello 730/2014, nel paragrafo “Terreni non affittati”, viene, infatti, precisato che l’Imu sostituisce l’Irpef e le relative addizionali sul reddito dominicale del terreno anche se per il 2013 è dovuta esclusivamente la mini Imu.
In particolare nelle istruzioni vengono individuati due casi nei quali l’Imu risulta non dovuta per l’anno 2013:
– i terreni ricadenti in aree montane o di collina per i quali è prevista l’esenzione dall’Imu;
– i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola per i quali in generale l’Imu non risulta dovuta per il 2013.
In queste ultime ipotesi, il reddito dominicale del terreno, anche se non affittato, deve essere assoggettato all’Irpef e alle relative addizionali. A tal fine, nel quadro A del modello 730/2014, riservato ai redditi dei terreni, deve essere compilata la colonna 9 “Imu non dovuta”.
Qualora, invece, per i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali risultasse dovuta la mini Imu, si applicherebbe il generale principio di sostituzione Imu-Irpef sopra descritto.
Precisamente, per i terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali per i quali non è dovuta l’Imu per l’anno 2013, nel quadro A della dichiarazione dei redditi va indicato il codice 2 nella colonna 9 “Imu non dovuta” e, il reddito dominicale del terreno, anche se non affittato, è assoggettato all’Irpef e alle relative addizionali;
per i terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali per i quali è invece dovuta la mini Imu per l’anno 2013, nel quadro A non va compilata la colonna 9 “Imu non dovuta” e, il reddito dominicale del terreno non affittato non è assoggettato all’Irpef e alle relative addizionali.

Cuneo fiscale ridotto

Il Consiglio dei Ministri, con la seduta del 18 aprile 2014 tenutasi alle ore 16.05 a Palazzo Chigi, ha varato il decreto-legge per interventi finalizzati a maggior efficienza, razionalizzazione, equità e rilancio del Paese.

Il decreto-legge prevede misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale.
In particolare, le misure di riduzione del cuneo fiscale hanno l’obiettivo di stimolare l’economia attraverso un aumento dei consumi e la creazione di un ambiente economico più favorevole agli imprenditori e agli investimenti produttivi.
L’impatto potenziale dei due interventi combinati, in favore dei lavoratori dipendenti e in favore delle imprese, è tale da invertire la crisi di fiducia che frena il sistema economico del Paese e può cambiare il verso della fase economica che viene da una lunga recessione.
Il rilancio dell’economia attraverso la riduzione del cuneo fiscale comporterà meno tasse per lavoratori dipendenti e assimilati e meno tasse per le imprese.
Sarà aumentata la retribuzione netta dei lavoratori dipendenti e assimilati che guadagnano tra 8.000 e 24.000 euro lordi, questi avranno 80 euro in più al mese attraverso un credito di imposta a partire dalle buste paga relative al mese lavorativo di maggio 2014.
La seconda misura di riduzione fiscale riguarda l’Irap, che viene tagliata del 10% e la cui aliquota principale scenderà dal 3,9% al 3,5%.

Prorogata la scadenza della comunicazione dei beni ai soci

L’Agenzia delle Entrate, col provvedimento n. 54581/2014, ha prorogato il termine per la trasmissione all’Anagrafe tributaria dei dati relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento a soci o familiari e quelli relativi ai soci o familiari dell’imprenditore che effettuano finanziamenti o capitalizzazioni nei confronti dell’impresa.

La scadenza è fissata entro il trentesimo giorno successivo al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, al fine di agevolare l’adempimento comunicativo.
Il nuovo termine consente di utilizzare gli elementi che in sede di dichiarazione hanno già concorso alla tassazione del reddito diverso (determinato confrontando il minor corrispettivo pattuito e il valore di mercato del diritto di godimento) per i soggetti che ricevono in godimento beni aziendali e determinato l’indeducibilità dei relativi costi sostenuti per i soggetti concedenti i beni in godimento.
Si ricorda che la comunicazione all’anagrafe tributaria deve essere effettuata da:
– i soggetti che esercitano attività di impresa, sia in forma individuale che collettiva, tenuti a comunicare i dati dei soci – comprese le persone fisiche che direttamente o indirettamente detengono partecipazioni nell’impresa concedente – e dei familiari dell’imprenditore che hanno ricevuto in godimento beni dell’impresa, qualora sussista una differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene ed il valore di mercato del diritto di godimento;
– i soggetti che esercitano attività di impresa, sia in forma individuale che collettiva, tenuti a comunicare i dati delle persone fisiche soci o familiari dell’imprenditore che hanno concesso all’impresa, nell’anno di riferimento, finanziamenti o capitalizzazioni per un importo complessivo, per ciascuna tipologia di apporto, pari o superiore a 36.000 euro.

Consulenti del lavoro, in F24 la compensazione dei contributi

Firmato l’accordo di durata triennale tra Agenzia delle Entrate ed Enpacl, che dal prossimo 3 giugno permetterà ai Consulenti del Lavoro di utilizzare il modello F24 per il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali (Agenzia delle Entrate e Consiglio Nazionale CDL – Comunicato 16 aprile 2014).

La convenzione in oggetto rientra nelle previsioni di legge, che hanno dato la possibilità di estendere le norme su versamenti unitari e compensazione anche agli Enti previdenziali di categoria dei professionisti (Dm 10 gennaio 2014). Per questi ultimi, sarà quindi possibile utilizzare anche eventuali crediti tributari in compensazione.
La compensazione in F24 dei contributi Enpacl può essere effettuata direttamente online, tramite i servizi telematici dell’Agenzia, ovvero utilizzando quelli bancari e postali, senza spese aggiuntive.
In base al nuovo accordo, l’Agenzia fornirà all’Ente di previdenza i dati analitici relativi alle operazioni di riscossione dei contributi, garantendo il tempestivo riversamento delle somme riscosse.
Inoltre, grazie al rinnovo della convenzione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, i contributi associativi continueranno a viaggiare in F24
I professionisti, dunque, potranno utilizzare un’unica modalità di pagamento per quote associative e contributi previdenziali. L’Enpacl e l’Ordine professionale potranno poi disporre, in modo tempestivo, di tutte le informazioni utili per adottare misure di controllo più immediate ed efficienti.

Sport dilettantistico: indennità per l’uso di auto propria esente

L’utilizzo della propria auto o moto da parte dell’atleta dilettante per raggiungere il luogo dove svolgere l’attività sportiva può essere rimborsato sotto forma di indennità chilometrica. In questa ipotesi, secondo l’Agenzia delle Entrate, l’importo dell’indennità è escluso da tassazione soltanto se le spese sono documentate e l’attività sportiva è effettuata fuori dal comune di residenza o domicilio dello sportivo. (Risoluzione n. 38/E del 2014).

Le somme percepite per l’attività sportiva dilettantistica sono classificate come “redditi diversi”.
In particolare, rientrano in tale categoria “…le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione nazionale per l’incremento delle razze equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche“.
La disciplina fiscale che regola la tassazione IRPEF dell’attività sportiva dilettantistica, stabilisce che:
– le indennità, i rimborsi forfetari, i premi e i compensi percepiti nell’ambito di tale attività non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d’imposta a 7.500 euro;
– non concorrono, altresì, a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale.
Con la risoluzione n. 38/E dell’11 aprile 2014, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nell’ipotesi in cui uno sportivo utilizzi un mezzo di trasporto proprio nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche, l’eventuale indennità chilometrica riconosciuta allo stesso configura un rimborso spese di viaggio e trasporto. Qualora l’indennità sia quantificata in base al tipo di veicolo e alla distanza percorsa, tenendo conto degli importi contenuti nelle tabelle elaborate dall’ACI, la stessa si configura come rimborso spese di viaggio e trasporto documentate.
Ne consegue che, qualora la prestazione sia effettuata fuori dal territorio comunale, l’indennità chilometrica non concorre a formare il reddito imponibile ai fini IRPEF. In particolare, precisa l’Agenzia delle Entrate, la condizione territoriale per cui l’indennità diviene esente, ricorre quando la prestazione è effettuata al di fuori del Comune in cui lo sportivo risiede o ha la dimora abituale.
Ai fini dell’esenzione, non ha alcuna rilevanza la sede dell’organismo che eroga l’indennità in questione.

Professionisti: l’apparato esterno marginale non costituisce presupposto Irap

L’esistenza di un apparato esterno alla persona del professionista risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o lavoro altrui, ricavabile, anche sulla base del controllo automatizzato della dichiarazione, dalle poste portate in deduzione, non costituisce presupposto per l’applicazione dell’IRAP (Corte di Cassazione – sentenza 11 aprile 2014, n. 8527).

In seguito al controllo automatizzato della dichiarazione, l’amministrazione finanziaria aveva accertato il mancato pagamento del saldo IRAP e iscritto a ruolo il relativo importo. Il professionista ha impugnato la cartella di pagamento adducendo di non essere soggetto al tributo per assenza del relativo presupposto.
I giudici di merito hanno dichiarato l’inammissibilità dell’appello proposto dal professionista, affermando che nella fattispecie la cartella di pagamento poteva essere impugnata soltanto per vizi propri e non per affermare l’inapplicabilità dell’IRAP, poiché eventuali vizi della pretesa tributaria dovevano essere fatti valere, in caso di errore, con il rimedio della presentazione della dichiarazione integrativa o dell’istanza di rimborso. L’assenza di tali rimedi rende definitivo l’atto accertativo, che si esaurisce in una intimazione di pagamento di somma dovuta, senza integrare un nuovo ed autonomo atto impositivo. Nel merito, poi, gli stessi giudici hanno affermato che dalle poste portate in deduzione era ricavabile l’esistenza di un apparato esterno al professionista risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o lavoro altrui.
La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici di merito evidenziando che le motivazioni della sentenza risultano contrari a consolidati orientamenti giurisprudenziali in materia di atti impugnabili e di applicazione dell’IRAP ai professionisti. In particolare:
– sotto il profilo di ammissibilità del ricorso, la cartella esattoriale notificata in seguito al controllo automatizzato della dichiarazione annuale, può essere impugnata non solo per vizi propri ma anche per motivi attinenti al merito della pretesa impositiva, poiché non rappresenta la mera richiesta di pagamento di una somma definita con precedenti atti di accertamento, autonomamente impugnabili e non impugnati, ma riveste anche natura di atto impositivo, trattandosi del primo ed unico atto con cui la pretesa fiscale è esercitata dall’amministrazione finanziaria;
– nel merito dell’applicazione dell’IRAP, l’esistenza di un apparato esterno di entità marginale, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o lavoro altrui, ricavabile dai dati indicati in dichiarazione, non costituisce presupposto per l’applicazione del tributo nei confronti di un professionista.
L’esercizio delle attività di lavoro autonomo, è soggetto all’applicazione dell’IRAP qualora si tratti di attività autonomamente organizzata. Il requisito della “autonoma organizzazione”, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Costituisce poi onere del contribuente che richieda il rimborso fornire la prova dell’assenza delle condizioni anzidette.

Sisma 2012, pronto il modello per il credito d’imposta

L’Agenzia delle entrate con provvedimento n. 52663 del 2014 ha approvato il modello per la richiesta di attribuzione del credito d’imposta per i soggetti danneggiati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 ()

Il modello è utilizzato dalle imprese e dai lavoratori autonomi, che alla data del 20 maggio 2012 avevano sede legale od operativa e svolgevano attività di impresa o di lavoro autonomo in uno dei comuni interessati dal sisma del 20 e del 29 maggio 2012, per chiedere l’attribuzione del credito d’imposta pari ai costi sostenuti per la ricostruzione, il ripristino o la sostituzione dei beni distrutti o danneggiati nonché per la realizzazione degli interventi di miglioramento sismico degli edifici.
La richiesta è presentata all’Agenzia delle Entrate in via telematica, direttamente da parte dei soggetti abilitati o tramite i soggetti incaricati alla trasmissione telematica:
– nell’anno 2014, dal 14 aprile al 30 giugno per i costi sostenuti negli anni 2012 e 2013;
– nell’anno 2015, dal 2 febbraio al 30 aprile per i costi sostenuti nell’anno 2014 e per quelli non indicati nelle eventuali richieste presentate in precedenza.
La trasmissione telematica è effettuata utilizzando il software
denominato “Creditosisma2012”, disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it.
I soggetti incaricati della trasmissione telematica hanno l’obbligo di rilasciare al richiedente un esemplare cartaceo della richiesta predisposta con l’utilizzo del software suddetto, nonché copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che ne attesta l’avvenuto ricevimento e che costituisce prova dell’avvenuta presentazione. La richiesta, debitamente sottoscritta dal soggetto incaricato della trasmissione telematica e dal richiedente, deve essere conservata a cura di quest’ultimo.
Al Centro operativo di Pescara è demandata la competenza per gli adempimenti conseguenti alla gestione della richiesta.
La misura del credito d’imposta spettante a ciascun soggetto è determinata sulla base del rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate e l’ammontare del credito richiesto ed è resa nota mediante provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato sul sito internet www.agenziaentrate.it.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione a decorrere dal giorno successivo a quello della pubblicazione del provvedimento che determina la percentuale del credito attribuito.

P.A.: pronte le istruzioni per la fatturazione elettronica

A seguito dell’approvazione del provvedimento che ha stabilito le modalità attuative del regime di fatturazione elettronica applicabile alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate dalle imprese nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni (D.M. n. 55/2013), il Dipartimento delle Finanze e il Dipartimento della Funzione Pubblica, con la circolare 31 marzo 2014, n. 1, hanno predisposto le istruzioni per l’avvio del nuovo regime relativo alle fatture della P.A.

La circolare in oggetto fornisce le indicazioni necessarie per il corretto adempimento dell’obbligo di fatturazione elettronica e chiarisce i dubbi sorti sia dalle pubbliche amministrazioni, sia dai fornitori di queste ultime.
In particolare, le indicazioni operative riguardano: il termine per il caricamento delle anagrafiche degli uffici adibiti alla ricezione delle fatture elettroniche nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni, l’emissione della fattura elettronica, il divieto di pagamento in assenza di fattura elettronica e il trattamento dei casi in cui risulti impossibile, per ragioni tecniche, il recapito della fattura elettronica all’amministrazione.
A decorrere dal 6 giugno 2014 la fatturazione elettronica sarà obbligatoria nei confronti di Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti di previdenza, che non potranno più accettare fatture in formato cartaceo.
A seguire, dal 6 giugno 2015, l’obbligo scatterà:
-per tutte le
altre amministrazioni centrali;
– per le amministrazioni locali (data
stabilita dall’emanando decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione).

Nessun rimborso IRAP al professionista con segretaria part-time

In tema di IRAP, è soggetto all’imposta il professionista che si avvale dell’aiuto di una segretaria part-time (Corte di Cassazione – Sentenza 02 aprile 2014, n. 7609).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza della CTR, che ha accolto l’appello della contribuente/avvocato per il rimborso IRAP.
Per i giudici di appello la contribuente negli anni in questione svolgeva la propria attività avvalendosi esclusivamente di beni strumentali modesti e di una segretaria part-time, non sussistendo dunque i presupposti per l’applicazione dell’imposta in esame.
Secondo il giudice di legittimità, invece, l’IRAP va applicata nei casi in cui il lavoro autonomo-professionale si avvalga di una significativa o non trascurabile organizzazione di mezzi e/o uomini in grado di ampliarne i risultati profittevoli, con la conseguenza che lo svolgimento di una libera professione come quella di medico, avvocato, commercialista, ragioniere, geometra, consulente, si colloca al di fuori dell’area di applicazione dell’IRAP solo a condizione che il professionista operi senza dipendenti, a prescindere dalla circostanza che essi siano o meno in grado di sostituire il professionista medesimo, e con le risorse umane e strumentali strettamente necessarie allo svolgimento della professione.
Pertanto ritiene che, nel caso in specie, l’attività della contribuente, svolta avvalendosi del lavoro di una dipendente/ segretaria part-time, sia presupposto per l’assoggettabilità ad IRAP.