Bolletta elettrica con canone Rai

L’Agenzia delle entrate comunica che dal 2016 il costo del canone Rai sarà incluso nella bolletta elettrica e sarà di 100 euro

Non ci sarà più il bollettino da pagare entro il 31 gennaio. Il canone verrà addebitato nella bolletta elettrica della casa di residenza a prescindere dalla persona a cui è intestata.
L’importo per il 2016 è stato ridotto a 100 euro, diviso in rate e comincerà ad essere integrato nella bolletta elettrica di luglio.
Il canone è dovuto una sola volta, per ogni famiglia o per gruppo di persone residenti nella stessa casa.
Per tutte le altre abitazioni non ci sarà inoltre alcun addebito.
Per dubbi o chiarimenti può essere consultato il sito www.canone.rai.it. E lo spot televisivo che illustra le modalità della nuova normativa infine sarà attivato un Numero Verde gratuito con cui spiegare ai cittadini tutti i dubbi sul nuovo canone.

Crediti IVA indebitamente utilizzati: pronti i codici tributo

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 13 gennaio 2016, n. 3/E ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite il modello F24, delle somme richieste con gli atti emessi ai sensi della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per la violazione delle disposizioni di cui all’articolo 10 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78

I crediti Iva, ai sensi dell’articolo 10 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, possono essere utilizzati in compensazione.
Per la riscossione dei crediti indebitamente utilizzati in compensazione e per il recupero delle relative sanzioni e interessi, l’Agenzia delle Entrate può emanare apposito atto di recupero motivato, da notificare al contribuente.
Per consentire il versamento, tramite il modello F24, delle somme richieste con gli atti emessi dall’Agenzia delle entrate, in relazione ai crediti IVA utilizzati in compensazione in violazione delle sopra citate disposizioni, sono stati istituiti i seguenti codici tributo:
– “7497” denominato “Credito Iva utilizzato in compensazione in violazione dell’articolo 10 del d.l. 78/2009 – Imposta”;
– “7498” denominato “Credito Iva utilizzato in compensazione in violazione dell’articolo 10 del d.l. 78/2009 – Interessi”;
– “7499” denominato “Credito Iva utilizzato in compensazione in violazione dell’articolo 10 del d.l. 78/2009 – Sanzione”.
In sede di compilazione del modello di versamento F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, riportando nei campi specificamente denominati il codice ufficio, il codice atto e l’anno di riferimento (nella forma “AAAA”), reperibili nell’atto notificato al contribuente.

Per l’abilitazione di “Dottore commercialista” non basta un titolo professionale estero

Ai fini dell’iscrizione all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili in Italia non è sufficiente il titolo di laurea estero, ma occorre aver superato anche l’esame di Stato per l’abilitazione (Consiglio di Stato – sentenza 08 gennaio 2016, n. 32).

Per l’iscrizione all’Albo vi sono determinati requisiti imprescindibili, tra cui:
– la cittadinanza italiana, di uno Stato membro dell’Unione Europea o di uno Stato estero a condizione di reciprocità;
– il pieno esercizio dei diritti civili;
– una condotta irreprensibile;
– la residenza o domicilio professionale nel circondario in cui è costituito l’Ordine cui viene richiesta l’iscrizione.

Accanto a tali requisiti sono poi richiesti quelli professionali necessari per l’abilitazione:
– possesso di una laurea nella classe delle lauree magistrali in scienza dell’economia, ovvero nella classe delle lauree magistrali in scienza economico-aziendali, ovvero delle lauree rilasciate dalle facoltà di economia secondo il vecchio ordinamento;
– aver superato l’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di dottore commercialista.

Dai suddetti requisiti si evince che il titolo di laurea conseguito in Italia o in altro Stato dell’Unione Europea non è sufficiente per l’iscrizione all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili: occorre in ogni caso il superamento dell’esame di Stato. Inoltre, non sussiste alcun automatico riconoscimento dei titoli conseguiti in altro Stato dell’Unione, qualora questo sia richiesto al fine di ottenere l’attribuzione di un titolo per il quale l’ordinamento nazionale richiede un esame o una formazione professionale specifica, ulteriore rispetto al diploma di laurea.

“Bonus alberghi”: approvate modalità e termini di fruizione

L’Agenzia delle Entrate ha approvato le modalità e termini per consentire alle imprese alberghiere di fruire del credito d’imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive, cd. “bonus alberghi” (Agenzia delle Entrate – provvedimento 14 gennaio 2016, n. 6743).

IL BONUS ALBERGHI

Al fine di migliorare la qualità dell’offerta ricettiva per accrescere la competitività delle destinazioni turistiche, alle imprese alberghiere esistenti alla data del 1° gennaio 2012 è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30 per cento delle spese per la riqualificazione delle proprie strutture sostenute, fino ad un massimo di 200.000 euro, nei periodi d’imposta 2014, 2015 e 206 per:
– interventi di ristrutturazione edilizia;
– interventi di eliminazione delle barriere architettoniche;
– interventi di incremento dell’efficienza energetica;
– acquisto di mobili e componenti d’arredo destinati esclusivamente agli immobili oggetto dei predetti interventi, a condizione che il beneficiario non ceda a terzi né destini a finalità estranee all’esercizio di impresa i beni oggetto degli investimenti prima del secondo periodo d’imposta successivo.

MODALITÀ DI FRUIZIONE DEL BONUS

Il provvedimento n. 6743/2016 stabilisce che il “bonus alberghi” è utilizzabile in compensazione tramite il modello F24 telematico, da presentare direttamente o tramite intermediari autorizzati esclusivamente attraverso i servizi telematici Fisconline o Entratel.
Una diversa modalità di fruizione del credito d’imposta determina il rifiuto del versamento.
Attraverso il sistema del modello F24 telematico l’Agenzia delle Entrate provvede, altresì, a monitorare il corretto utilizzo del credito d’imposta. In particolare, per ciascun modello F24 ricevuto, l’Agenzia delle Entrate verifica che l’importo del credito d’imposta utilizzato non risulti superiore all’ammontare del beneficio complessivamente concesso all’impresa, al netto dell’agevolazione fruita attraverso i modelli F24 già presentati. Nel caso in cui l’importo del credito utilizzato risulti superiore al beneficio residuo, il relativo modello F24 è scartato e i pagamenti ivi contenuti si considerano non effettuati.
Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24 tramite apposita ricevuta consultabile sul sito internet dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

ISTITUZIONE DEL CODICE TRIBUTO

L’effettiva fruizione del credito d’imposta, tuttavia, resta sospesa fino all’istituzione del codice tributo da indicare nel modello F24, che sarà individuato con separata risoluzione dell’Agenzia delle Entrate (di prossima adozione), nella quale saranno descritte, altresì, le istruzioni per la compilazione del modello stesso.

La vendita diretta del pescato richiede la registrazione all’A.S.L.

I pescatori professionali muniti di licenza devono registrarsi presso l’A.S.L. competente qualora effettuino, esclusivamente, vendite giornaliere del pescato superiori a 100 kg, senza intermediari, al consumatore finale o all’esercente di un esercizio di commercio al dettaglio di prodotti primari (Conferenza permanente – Accordo n. 195/2015).

Va premesso che tutte le imprese che effettuano attività di pesca sia marittima che in acque interne, devono essere registrate, ad esclusione della pesca per uso domestico privato, compreso la pesca sportiva e la pesca ricreativa.
La registrazione può essere effettuata come impresa di tipo individuale o come impresa collettiva e alla predetta registrazione deve essere indicato l’elenco delle imbarcazioni in disponibilità ed i rispettivi siti di ricovero o stazionamento, l’elenco dei punti sbarco utilizzati, l’elenco delle tipologie di pesca praticate e delle relative attrezzature.

La registrazione presso l’A.S.L. competente, al fine di consentire l’eventuale effettuazione di controlli ufficiali da parte della stessa, è richiesta anche per i pescatori professionali che effettuano esclusivamente, in ambito locale, la fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti primari per un quantitativo giornaliero superiore a 100 kg.
La commercializzazione dei prodotti della pesca freschi è quindi libera in caso di vendita diretta giornaliera per una quantitativo inferiore a 100 kg, ma anche in tal caso devono essere rispettate le regole di igiene e assicurare:
– nella misura del possibile, che i prodotti primari siano protetti da contaminazioni;
– adeguata aggiunta di ghiaccio al prodotto;
– che le imbarcazioni, le attrezzature e i contenitori siano tenuti puliti e ove necessario sanificati;
– l’utilizzo di acqua potabile o acqua pulita;
– la protezione del prodotto da animali e animali infestanti;
– la corretta gestione dei rifiuti e dei possibili contaminanti;
– la rintracciabilità.

Credito d’imposta per la videosorveglianza

Per l’anno 2016 è possibile usufruire di un credito d’imposta per l’installazione di sistemi di videosorveglianza privata

Dal 1° gennaio 2016 I cittadini che desiderano installare sistemi di videosorveglianza possono fruire non solo della detrazione del 50% relativa alle ristrutturazioni edilizie, ma potranno acquistare sistemi di videosorveglianza, telecamere, registratori audio-video o sottoscrivere contratti con agenzie di sorveglianza fruendo di un credito d’imposta.
Precisamente la legge di stabilità n. 280 del 2015 con il comma 982 ha previsto un credito d’imposta ai fini dell’imposta sul reddito, nel limite massimo complessivo di 15 milioni di euro per l’anno 2016 per le spese sostenute da persone fisiche non nell’esercizio di attività di lavoro autonomo o di impresa ai fini dell’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale o allarme, nonché per quelle connesse ai contratti stipulati con istituti di vigilanza, dirette alla prevenzione di attività criminali.
Soggetti beneficiari del bonus videosorveglianza saranno quindi tutti i cittadini privati non titolari di partita IVA che sostengono spese per la sicurezza della propria famiglia e della propria abitazione che installano sistemi di videosorveglianza, telecamere, registratori audio-video o sottoscrivono contratti con agenzie di sorveglianza.
Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data del 1° gennaio 2016 saranno definiti i criteri e le procedure per l’accesso al beneficio in oggetto  e per il suo recupero in caso di illegittimo utilizzo, nonché le ulteriori disposizioni ai fini del contenimento della spesa complessiva entro i limiti sopra indicati.

Pagamenti elettronici: anche sotto i 30 euro e con carta di credito

A decorrere dal 1° gennaio 2016 i commercianti e coloro che svolgono attività di servizi, anche professionale, sono tenuti ad accettare pagamenti anche con carte di credito, oltre che debito, e per importi inferiori a € 30,00 (art. 1, co. 900, L. n. 208/2015).

L’anno 2016 segna un passaggio importante relativamente al procedimento di introduzione della moneta elettronica come mezzo di pagamento, iniziato nel 2014 con l’utilizzo delle carte di debito per importi superiori a € 30,00 e completato nel 2016 con l’obbligo di accettazione dei pagamenti con moneta elettronica anche con riferimento alle carte di credito e per importi inferiori a € 30,00.

Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2016 i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi sono tenuti ad accettare pagamenti con moneta elettronica:
– effettuati con bancomat e carte di credito;
– di modesto importo.

Inoltre, rispetto al passato, coloro che non hanno ancora provveduto all’installazione del POS dovranno sbrigarsi in quanto saranno a breve definite le fattispecie costituenti illeciti e le relative sanzioni. Infatti, ad oggi, non è ancora prevista alcuna sanzione in caso di rifiuto ad accettare i pagamenti con moneta elettronica, né per la mancata installazione del POS.
Pertanto, al fine di garantire l’operatività dell’utilizzo della moneta elettronica, anche per i pagamenti di importo contenuto, sarà a breve definito un regime sanzionatorio rivolto a tutti i soggetti che non si presteranno all’utilizzo della suddetta moneta elettronica.

“Prima casa”: più facile cambiarla con i benefici fiscali

Grazie alle novità introdotte con la Legge di Stabilità 2016 sarà più facile cambiare la “prima casa”, usufruendo delle agevolazioni fiscali per l’acquisto di un’altra abitazione anche se si possiede ancora la vecchia. L’agevolazione è riconosciuta a condizione che la vecchia casa sia venduta entro un anno dall’acquisto della nuova.

La Legge di Stabilità 2016 integra la disciplina che regola il riconoscimento delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della “prima casa” al fine di rendere più elastica la fruizione del beneficio.
Quando si acquista una casa non di lusso, si può beneficiare di una tassazione agevolata, applicando l’imposta di registro nella misura ridotta, pari al 2 per cento, e le imposte ipotecaria e catastale nella misura di 50 euro ciascuna, purché siano rispettate alcune specifiche condizioni:
a) l’abitazione deve essere ubicata nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro 18 mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività ovvero, se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende ovvero, nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero, che l’immobile sia acquistato come prima casa sul territorio italiano. La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune ove è ubicato l’immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall’acquirente nell’atto di acquisto;
b) nell’atto di acquisto l’acquirente deve dichiarare di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare;
c) nell’atto di acquisto l’acquirente deve dichiarare, altresì, di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni.
Qualora la cessione è soggetta ad IVA, sempre in presenza delle suindicate condizioni, si beneficia ugualmente di una tassazione ridotta, applicando l’IVA con aliquota ridotta pari al 4 per cento, mentre ciascuna delle imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute in misura fissa pari a 200 euro.

La norma stabilisce, in particolare, che l’aliquota del 2 per cento si applica per l’acquisto dell’abitazione non di lusso anche quando l’acquirente non soddisfa la condizione di non possedere al momento dell’acquisto il requisito di cui alla lettera c) (contemporaneo possesso di abitazione acquistata con i benefici “prima casa”), a condizione che la vecchia abitazione sia venduta entro un anno dall’acquisto della nuova.
In caso di mancata vendita della vecchia abitazione entro il predetto termine, tuttavia, saranno dovute le imposte in misura ordinaria, oltre interessi e la sanzione pari al 30% sulla differenza d’imposta.

Deducibilità Irap al 70% per i lavoratori stagionali

12 genn 2015 Con la legge di stabilità per il 2016 è stata prevista la deducibilità dalla base imponibile IRAP del 70% del costo dei lavoratori stagionali assunti per 120 giorni annui e per due anni consecutivi (CNDCEC – Comunicato 08 gennaio 2016).

 

Il comma 73 dell’articolo 1 della legge n. 280 del 2015 ha aggiunto, infine, all’articolo 11, comma 4-octies, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, il seguente periodo: «La deduzione di cui al periodo precedente è ammessa altresì, nei limiti del 70 per cento della differenza ivi prevista, calcolata per ogni lavoratore stagionale impiegato per almeno centoventi giorni per due periodi d’imposta, a decorrere dal secondo contratto stipulato con lo stesso datore di lavoro nell’arco temporale di due anni a partire dalla data di cessazione del precedente contratto».
L’emendamento in oggetto è stato finalmente accolto, in tal senso era stato proposto dai commercialisti già per la legge di stabilità del 2015, oltre che per quella del 2016. Da tempo i commercialisti denunciavano gli effetti negativi per le imprese operanti nel settore turistico della norma che prevedeva la deducibilità dalla base imponibile ai fini IRAP delle spese per i soli lavoratori a tempo indeterminato.
Per come era concepito il pur meritorio intervento sull’Irap dello scorso anno, finiva sostanzialmente per non impattare sulle imprese turistiche che, essendo legate alla stagionalità, sono spesso costrette ad assumere invece solo a tempo determinato. Era, quindi, necessario per i commercialisti superare una situazione palesemente incongruente e potenzialmente incostituzionale, a causa della diversità di applicazione delle imposte ad imprese operanti nel medesimo settore. Tra l’altro il loro auspicio è che in prospettiva si possa arrivare alla piena deducibilità IRAP anche per i lavoratori stagionali, superando la soglia appena fissata al 70%.

Legge di stabilità: riduzione IRAP per i soggetti minori

Con la Legge di Stabilità 2016 vengono approvati interventi sulla disciplina IRAP che hanno l’effetto di ridurre il carico fiscale sui soggetti di dimensioni minori.

 

Le misure previste, in particolare, incidono sulla deduzione forfetaria aumentandone la misura in favore delle società in nome collettivo e in accomandita semplice (ed equiparate) e delle persone fisiche esercenti attività commerciali, nonché delle persone fisiche e delle società semplici esercenti arti e professioni.

Fino al 31 dicembre 2015, i soggetti suindicati determinano la base imponibile ai fini IRAP riducendo il valore della produzione della deduzione forfetaria nella misura pari a:
– euro 10.500 se la base imponibile non supera euro 180.759,91;
– euro 7.875 se la base imponibile supera euro 180.759,91 ma non euro 180.839,91;
– euro 5.250 se la base imponibile supera euro 180.839,91 ma non euro 180.919,91;
– euro 2.625 se la base imponibile supera euro 180.919,91 ma non euro 180.999,91.

A decorrere dal 2016, gli stessi soggetti determinano la base imponibile ai fini IRAP riducendo il valore della produzione della deduzione forfetaria nella misura pari a:
– euro 13.000 se la base imponibile non supera euro 180.759,91;
– euro 9.750 se la base imponibile supera euro 180.759,91 ma non euro 180.839,91;
– euro 6.500 se la base imponibile supera euro 180.839,91 ma non euro 180.919,91;
– euro 3.250 se la base imponibile supera euro 180.919,91 ma non euro 180.999,91.

Inoltre, con riferimento all’attività sanitaria, viene specificato che non sussiste autonoma organizzazione, e dunque non si realizza il presupposto per l’applicazione dell’IRAP, per i medici che abbiano sottoscritto specifiche convenzioni con le strutture ospedaliere per lo svolgimento della professione ove percepiscano, per l’attività svolta presso dette strutture, più del 75 per cento del proprio reddito complessivo. Sono in ogni caso irrilevanti, ai fini della sussistenza dell’autonoma organizzazione, l’ammontare del reddito realizzato e le spese direttamente connesse all’attività, svolta. L’esistenza dell’autonoma organizzazione è comunque configurabile in presenza di elementi che superano lo standard e i parametri previsti dalla Convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.