Arriva la S.C.I.A. per i magazzini generali

Approvata la Segnalazione Certificata di Inizio Attività per l’inizio, la modifica e la cessazione dell’attività dei magazzini generali (Ministero Sviluppo Economico – circolare 22 dicembre 2015, n. 3684/C).

L’intera vita dei magazzini generali, sia in sede costitutiva, sia in sede modificativa e sia in sede di cessazione dell’attività deve essere comunicata con la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.). Ne consegue pertanto che ogni Segnalazione relativa all’avvio, modifica o cessazione dell’attività deve essere trasmessa contestualmente alla Comunicazione Unica, all’ufficio del registro delle imprese della Camera di commercio competente per territorio, che immediatamente la trasmette allo Sportello Unico per le attività produttive (S.U.A.P.) e per il tramite di questo al Ministero dello Sviluppo Economico.
In fase di avvio la S.C.I.A deve essere corredata dalle seguenti documentazioni e dichiarazioni sostitutive dalle quali risulta:
– il nome e domicilio del titolare o del rappresentante legale (che ai fini dell’avvio dell’attività devono essere in possesso dei requisiti di onorabilità previsti per l’esercizio di attività commerciali);
– il capitale destinato all’acquisto dei terreni, alla costruzione dei fabbricati, degli impianti meccanici, dei raccordi ferroviari, per l’esercizio del magazzino, e le garanzie offerte all’erario, ai depositanti ed ai loro aventi ragione;
– l’indicazione delle categorie di merci il cui deposito il magazzino è destinato;
– l’indicazione dei locali destinati al magazzino;
– il regolamento relativo agli obblighi che l’esercente il magazzino assume rispetto alle  merci depositate.

In sede di modifica, invece, l’interessato deve aver cura di indicare la tipologia della modifica ossia se si tratti di modifica soggettiva (operazioni straordinarie, denominazione, capitale sociale), oggettiva (mutamento del regolamento del magazzino generale), minimale (modifiche inerenti la struttura in cui è svolta l’attività).
In riferimento alla sezione C – Cessazione dell’attività della S.C.I.A. l’impresa dichiara la completa cessazione dell’attività e chiede al Ministero dello Sviluppo Economico la liberazione della cauzione prestata.

Ad ogni segnalazione consegue la pubblicazione sul sito del Ministero.

Chiarimenti del Fisco sulla riforma del processo tributario

L’Agenzia delle Entrate fornisce i chiarimenti sulla riforma del processo tributario, attuata secondo principi di maggior efficienza del rito processuale e maggiori tutele per il contribuente con il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 – di seguito “decreto di riforma” (Circolare 29 dicembre 2015, n. 38/E).

Le modifiche introdotte con la “riforma del processo tributario” sono in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano in relazione a tutti i giudizi pendenti a tale data. Posticipata al 1° giugno 2016, però, l’applicazione delle nuove norme processuali riguardanti l’esecuzione provvisoria delle sentenze delle commissioni tributarie, l’esecuzione delle sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e l’esecuzione delle sentenze sugli atti relativi alle operazioni catastali.
In ogni caso, le nuove norme processuali saranno applicabili sia ai nuovi giudizi, sia a quelli pendenti alla data della loro entrata in vigore (1° gennaio 2016, ovvero 1° giugno 2016). A tal proposito la Circolare n. 38/E del 2015 sottolinea che secondo la relazione illustrativa del “decreto di riforma” non è stata ritenuta opportuna una previsione di applicabilità limitata ai soli nuovi giudizi, poiché un tale sistema avrebbe creato un nuovo rito, che coesistendo con il vecchio per le cause anteriori, avrebbe finito col generare confusione ed incertezze.

Ecco in sintesi le principali novità introdotte con la riforma alla disciplina del processo tributario:
– l’applicazione della “conciliazione giudiziale” è stata estesa anche al giudizio di appello e alle controversie soggette a reclamo/mediazione;
– l’ambito di applicazione dell’istituto del “reclamo/mediazione” è esteso alle controversie dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, alle controversie catastali, a quelle degli enti locali, degli agenti della riscossione e dei soggetti privati abilitati ad effettuare attività di liquidazione e di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate delle province e dei comuni (iscritti all’apposito albo);
– la disciplina della “tutela cautelare” è stata estesa a tutte le fasi del processo, recependo nella normativa i principi stabiliti in materia dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità;
– viene disposta “l’esecuzione immediata delle sentenze” non definitive concernenti i giudizi promossi avverso gli atti relativi alle operazioni catastali e di quelle (sempre non definitive) recanti condanna al pagamento di somme a favore dei contribuenti. In quest’ultima ipotesi, per pagamenti in favore del contribuente di importi superiori a 10.000 euro, l’esecuzione della sentenza può essere subordinata dal giudice alla prestazione di idonea garanzia da parte del contribuente. La disposizione si applica a decorrere dal 1° giugno 2016.
– il “giudizio di ottemperanza” diventa l’unico strumento per l’esecuzione delle sentenze, siano esse definitive o meno, escludendo la possibilità di ricorso all’ordinaria procedura esecutiva. Inoltre, viene affidata alla commissione tributaria in composizione monocratica, la cognizione dei giudizi di ottemperanza instaurati per il pagamento di somme di importo non superiore a 20.000 euro e, in ogni caso, per il pagamento delle spese di giudizio;
– è stato innalzato il “valore delle liti” in cui i contribuenti possono stare in giudizio personalmente, senza l’assistenza di un difensore abilitato. In particolare, il valore è stato portato dagli attuali 2.582,28 euro a 3.000,00 euro;
– è stata ampliata la categoria dei “soggetti abilitati all’assistenza tecnica”, nella quale sono stati inseriti i dipendenti dei CAF, in relazione alle controversie che derivano da adempimenti posti in essere dagli stessi CAF nei confronti dei propri assistiti.

MUD, confermato senza modifiche il modello per il 2016

Il modello MUD già utilizzato per il 2015 resta valido anche per le dichiarazioni da presentare entro il 30 aprile 2016. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 dicembre 2015 (di seguito “decreto”), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28/12/2015, infatti, ha approvato il MUD 2016 confermando lo stesso modello, le modalità e termini già approvati per lo scorso anno.

La disciplina contenente le regole di compilazione del MUD 2016, dunque, resta quella definita con il d.p.c.m. 17 dicembre 2014. Questo significa che il Modello, anche quest’anno, è articolato in 6 comunicazioni differenti:
– Comunicazione Rifiuti
– Comunicazione Veicoli Fuori Uso
– Comunicazione Imballaggi
– Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
– Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
– Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
Il “decreto” rinvia poi ai siti Internet del Ministero dello Sviluppo Economico,del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dell’ISPRA, dell’Unioncamere, di Infocamere e di Ecocerved per le informazioni aggiuntive rispetto alle istruzioni di compilazione del MUD.

MODALITÀ E TERMINI DI PRESENTAZIONE

A partire dal 15 febbraio 2016 sarà disponibile il software per la compilazione e la presentazione del MUD 2016. Dalla stessa data saranno operativi il sito per la trasmissione del “MUD Telematico” e il portale per la compilazione del “MUD Semplificato”. Il MUD 2016 deve essere presentato entro il 30 aprile 2016.

Deve essere presentato esclusivamente in via telematica tramite il sito www.mudtelematico.it, il MUD contenente una delle seguenti comunicazioni:
– Comunicazione Rifiuti;
– Comunicazione Veicoli fuori uso;
– Comunicazione Imballaggi, sia Sezione Consorzi che Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio;
– Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Tuttavia, è riconosciuta la possibilità di presentare il MUD su supporto cartaceo, compilando la Comunicazione Rifiuti semplificata, ai soli produttori iniziali che producono, nella propria unità locale, non più di 7 rifiuti e, per ogni rifiuto, utilizzano non più di 3 trasportatori e 3 destinatari finali. In tal caso, la comunicazione rifiuti semplificata può essere spedita, utilizzando il frontespizio busta previsto, con raccomandata semplice (senza ricevuta di ritorno) alla Camera di Commercio competente. Non è prevista la possibilità di consegnare il MUD a mano.
Ai fini della presentazione telematica, invece, è necessaria la preventiva registrazione al predetto sito www.mudtelematico.it. Inoltre, il soggetto dichiarante deve essere in possesso di un dispositivo di firma digitale (Smart Card o Carta Nazionale dei Servizi o Business Key) valido al momento dell’invio. In alternativa, le associazioni di categoria, i professionisti e gli studi di consulenza, che curano la compilazione per conto del dichiarante, possono inviare telematicamente i MUD compilati per conto dei propri associati e dei propri clienti apponendo cumulativamente ad ogni invio la propria firma elettronica, sulla base di espressa delega scritta dei propri associati e dei clienti (i quali restano responsabili della veridicità dei dati dichiarati) che deve essere mantenuta presso la sede delle medesime associazioni e studi.
Il file trasmesso per via telematica può contenere le dichiarazioni relative a più unità locali afferenti alla stessa CCIAA competente territorialmente, sia appartenenti ad un unico soggetto dichiarante che appartenenti a più soggetti dichiaranti.

Per la presentazione in via telematica sono dovuti diritti di segreteria nella misura di 10,00 euro per ogni Unità locale da versare alla Camera di Commercio competente tramite carta di credito o Telemaco pay.
In caso di presentazione della Comunicazione Rifiuti semplificata su supporto cartaceo, invece, sono dovuti i diritti di segreteria nella misura di 15,00 euro per ogni Unità locale, da versare alla Camera di Commercio competente tramite bollettino di conto corrente.

Una procedura differente, invece, è prevista per la “Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione” e per la “Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche”.
Entrambe devono essere presentate in via telematica ma, rispettivamente, la prima deve essere compilata e trasmessa tramite il sito www.mudcomuni.it., mentre la seconda deve essere compilata e trasmessa tramite il sito www.registroaee.it

TIPO DI COMUNICAZIONESOGGETTI OBBLIGATI
Comunicazione Rifiuti– chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
– i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione;
– le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
– le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
– le imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo superiore a Euro 8.000,00;
– le imprese e gli enti produttori che hanno più di 10 dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi.
Comunicazione Veicoli Fuori Usosoggetti che effettuano le attività di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali.
Comunicazione Imballaggi– CONAI o altri soggetti con analoghe funzioni (sezione Consorzi);
– impianti autorizzati a svolgere le operazioni di smaltimento e/o recupero dei rifiuti da imballaggio (sezione Gestori rifiuti di imballaggio).
Comunicazione Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)soggetti coinvolti nel ciclo di gestione di tali rifiuti
Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzionesoggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati.
Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettronicheproduttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche iscritti al Registro Nazionale e Sistemi Collettivi di Finanziamento.

Ecco le istruzioni per i prodotti della panetteria con carbone vegetale

A fronte della crescente diffusione sul mercato dei prodotti della panetteria con aggiunta di carbone vegetale (pane nero, focacce, pizze) arrivano, per i produttori e per i commercianti, le istruzioni per una corretta produzione, denominazione ed etichettatura (Ministero Salute – Nota n. 47415/2015).

Ai fini della produzione di un prodotto di panetteria, oltre agli ingredienti base quali acqua, lievito e farina può essere aggiunto anche il carbone vegetale ma solo come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea e quindi senza alcun riferimento ai suoi benefici sulla salute.

Tali prodotti inoltre devono essere denominati “prodotti della panetteria fine” e pertanto non possono essere classificati come “pane”, né si può far riferimento al “pane” nella etichettatura, presentazione pubblicità degli stessi, tanto nel caso in cui si tratti di prodotti preconfezionati quanto nel caso di prodotti sfusi.

Infine, non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano, stante l’esclusivo impiego dello stesso quale additivo colorante.

Agevolazioni prima casa: la scoperta archeologica ferma la decadenza

In materia agevolazioni cd. “prima casa”, la decadenza dai benefici, per mancato rispetto del termine di trasferimento della residenza entro diciotto mesi dall’acquisto dell’immobile, non interviene qualora l’inadempienza sia causata dalla sospensione dei lavori di ristrutturazione in seguito al ritrovamento di reperti archeologici, cd. “sorpresa archeologica (Corte di Cassazione – Ordinanza 10 dicembre 2015, n. 24963).

FATTO

L’Amministrazione finanziaria ha emesso avviso di liquidazione nei confronti del contribuente per il recupero delle imposte di registro-catastale-ipotecaria, in seguito alla revoca delle agevolazioni cd. “prima casa” in relazione all’acquisto di un immobile da unificare ad altro già posseduto in modo da formare un’unica abitazione destinata ad essere la propria residenza, in quanto l’immobile acquistato non risultava fisicamente riunito e catastalmente fuso all’altro.
Il ricorso del contribuente è stato respinto del giudice tributario, il quale non ha escluso che l’acquisto separato di due distinti immobili possa dar luogo alla applicazione dell’agevolazione prima casa, ma prendendo atto che la necessaria riunificazione (per intercomunicazione fisica) non si era realizzata alla data di emissione dell’avviso di liquidazione, ha desunto l’insussistenza del presupposto normativamente richiesto, cioè la fissazione della residenza nell’immobile acquistato entro 18 mesi dal rogito.
Con riferimento al mancato rispetto del predetto termine, il giudice tributario ha inoltre affermato che, date le caratteristiche dell’immobile acquistato (vetusto, vincolato e situato in centro storico), deve escludersi la legittima elusione del termine per forza maggiore, imputabile alla sospensione dei lavori di ristrutturazione disposta Sopraintendenza ai beni ambientali ed architettonici per il ritrovamento di reperti (cd. “sorpresa archeologica”), in considerazione del fatto che tali “imprevisti” in ipotesi di ristrutturazione di immobili vincolati non possono essere ignoti a chi opera nel settore.
Il contribuente ha impugnato la decisione del giudice tributario dinanzi alla Corte di Cassazione, che ne ha accolto le motivazioni.

L’ORIENTAMENTO DELLA CASSAZIONE

La disciplina in materia di agevolazioni cd. “prima casa” prevede una sensibile riduzione delle imposte dovute in relazione all’atto di trasferimento, per l’acquisto dell’immobile da adibire ad abitazione, rispondente a caratteristiche non di lusso. Il riconoscimento dei benefici fiscali, tuttavia, è subordinato alla condizione che l’acquirente abbia la residenza anagrafica (o presti attività lavorativa) nel comune in cui è ubicato l’immobile ovvero che si impegni, in seno all’atto d’acquisto, a stabilirla in detto comune entro il termine di diciotto mesi.
Il mancato rispetto del trasferimento della residenza anagrafica entro il termine di diciotto mesi determina la decadenza dai benefici riconosciuti al momento dell’acquisto.
A tal proposito, la Corte di Cassazione ha evidenziato che secondo l’orientamento della giurisprudenza, il trasferimento della residenza, quale elemento costitutivo del beneficio richiesto e provvisoriamente accordato, rappresenta un obbligo del contribuente verso il fisco, dovendosi però tenere conto di eventuali ostacoli nell’adempimento di tale obbligazione, caratterizzati dalla non imputabilità alla parte obbligata e dall’inevitabilità ed imprevedibilità dell’evento.
Ne consegue, dunque, che il mancato stabilimento nei termini di legge della residenza non comporta la decadenza dall’agevolazione, qualora tale evento sia dovuto a causa di forza maggiore sopravvenuta rispetto alla stipula dell’acquisto. Tale causa di forza maggiore, afferma la Corte, deve ritenersi sussistente nella sospensione dei lavori di ristrutturazione dell’immobile disposta dalla sopraintendenza per la cd. “sorpresa archeologica”, cioè il rinvenimento di reperti, che impedisca la prosecuzione dei lavori.
Nel caso di specie, sottolinea la Corte di Cassazione, il giudice tributario ha fatto abnorme qualificazione ed applicazione del concetto di forza maggiore, laddove ne ha escluso l’esistenza per il fatto che in ipotesi di ristrutturazione di immobili vincolati gli “imprevisti” non possono essere ignoti a chi opera nel settore. In tal modo il giudice tributario ha riferito alla parte ricorrente un dovere di qualificata consapevolezza senza che sia noto se la medesima parte sia effettivamente un “operatore” del settore delle ristrutturazioni di immobili vincolati.
La ricorrenza del presupposto di legittima elusione della violazione del termine di 18 mesi per il trasferimento della residenza (forza maggiore), invece, deve essere effettuata con concreto riferimento ai dati di fatto sulla scorta dei quali la parte contribuente prospetta l’esistenza di un impedimento inevitabile e non imputabile e non può ritenersi esclusa in ragione di certezze private di incerta origine circa la qualificata consapevolezza degli operatori del settore.

Cambia il modello di dichiarazione dell’imposta di bollo virtuale

Con il provvedimento n. 160709 del 17 dicembre 2015 l’Agenzia delle Entrate ha approvato il modello di dichiarazione dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale, che sostituisce il precedente al fine di recepire gli ulteriori elementi per la liquidazione dell’imposta dovuta, prevedendo la possibilità di scomputare l’acconto effettivamente versato nell’anno di riferimento della dichiarazione sulle rate bimestrali e/o sull’acconto dovuto per l’anno successivo.

Con riferimento agli atti e documenti emessi a partire dal 1° gennaio 2015, dunque, i soggetti autorizzati ad assolvere l’imposta di bollo in modo virtuale devono presentare la dichiarazione contenente l’indicazione del numero degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, distinti per voce di tariffa, utilizzando il nuovo modello. In caso contrario la dichiarazione presentata sarà considerata nulla, ai fini dell’adempimento dichiarativo.

TIPOLOGIE DI DICHIARAZIONE

Il modello deve essere utilizzato per le seguenti tipologie di dichiarazione:
– “dichiarazione consuntiva”, con la quale sono indicati il numero degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, da presentare entro il successivo mese di gennaio (codice 1);
– “dichiarazione a seguito di rinunzia”, con la quale si effettua la rinunzia all’autorizzazione all’imposta di bollo virtuale, indicando contestualmente il numero degli atti e documenti emessi dal 1° gennaio all’ultimo giorno in cui è operativa l’autorizzazione (codice 2);
– “operazioni straordinarie” senza rinunzia all’autorizzazione (codice 3);
– “dichiarazione consuntiva a Zero”, quando nell’anno oggetto di dichiarazione non sono stati emessi atti e documenti soggetti all’imposta di bollo (codice 4);
– “dichiarazione a Zero in caso di rinunzia”, con la quale si effettua la rinunzia all’autorizzazione all’imposta di bollo virtuale e dal 1° gennaio alla rinunzia non risultano emessi atti e documenti soggetti all’imposta (codice 5);
– “dichiarazione a Zero in caso di operazioni straordinarie” senza rinunzia all’autorizzazione (codice 6).

COMPOSIZIONE DEL MODELLO

Il modello è composto da:
– frontespizio che, oltre all’informativa sul trattamento dei dati personali di cui all’art. 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, contiene i dati generali, tra cui gli estremi dell’autorizzazione al pagamento in modo virtuale dell’imposta di bollo, i dati del contribuente e del rappresentante firmatario della dichiarazione, nonché la sezione riservata all’impegno alla presentazione in via telematica da parte dell’intermediario;
– quadro A – “Atti e documenti soggetti a imposta fissa” per l’indicazione delle fattispecie per le quali è ammesso il pagamento in misura fissa;
– quadro B – “Atti e documenti soggetti a imposta proporzionale” per l’indicazione delle fattispecie per le quali è ammesso il pagamento in misura proporzionale;
– quadro C – “Versamenti effettuati” per l’indicazione dei dati dei versamenti effettuati in conformità alla liquidazione provvisoria per l’anno di riferimento della dichiarazione.
L’Agenzia delle Entrate rende disponibile sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it un programma software gratuito per la compilazione e l’invio telematico della dichiarazione.

PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE

La dichiarazione deve essere presentata esclusivamente in via telematica, tramite i Servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate:
– direttamente dal dichiarante, o;
– avvalendosi di intermediari abilitati.
La dichiarazione inviata per via telematica, si considera presentata nel momento in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione è data dalla ricevuta trasmessa, sempre per via telematica, dall’Agenzia stessa.

Entro il 16/12 versamento del saldo IMU e TASI

Entro mercoledì prossimo 16 dicembre 2015 i possessori di immobili nel territorio dello Stato sono chiamati ad effettuare il versamento a saldo dei tributi locali IMU e TASI.

IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA (IMU)

L’IMU si applica al possesso di fabbricati, escluse le abitazioni principali classificate nelle categorie catastali diverse da A/1, A/8 e A/9, di aree fabbricabili e di terreni agricoli ed è dovuta dal proprietario o dal titolare di altro diritto reale (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie), dal concessionario nel caso di concessione di aree demaniali e dal locatario in caso di leasing.

Il 16 dicembre 2015 scade il termine per il versamento a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno.
A tal fine l’imposta deve essere calcolata tenendo conto delle aliquote, delle eventuali riduzioni ed esenzioni deliberate dal Comune in cui è ubicato l’immobile e pubblicate sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze entro il 28 ottobre 2015. In caso di mancata pubblicazione entro il predetto termine del 28 ottobre, si applicano gli atti adottati per l’anno precedente. Una volta determinata l’imposta dovuta per l’intero anno, la somma da versare a saldo è determinata sottraendo quanto versato in acconto.
Il versamento può essere effettuato, alternativamente:

– tramite apposito bollettino di conto corrente postale, intestato a “Pagamento IMU” sul conto corrente n. 1008857615 valido per tutti i comuni del territorio nazionale. Il pagamento può essere effettuato presso gli Uffici Postali ovvero tramite il servizio telematico gestito da Poste Italiane S.p.A.. Non è ammessa l’effettuazione di versamenti tramite bonifico;

– tramite modello di pagamento unificato F24.
Per i soggetti titolari di partita IVA vige l’obbligo di effettuare il versamento esclusivamente con modalità telematiche.
In sede di compilazione del modello F24, le somme dovute devono essere esposte nella sezione “IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI” indicando l’apposito codice tributo corrispondente al tipo di immobile. Nel caso di ravvedimento operoso le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all’imposta dovuta.

IMU su abitazione principale e relative pertinenze, categorie catastali A/1, A/8 e A/93912
IMU per fabbricati rurali ad uso strumentale3913
IMU per i terreni3914
IMU per le aree fabbricabili3916
IMU per gli altri fabbricati3918
IMU per gli immobili ad uso produttivo, categoria catastale D (quota Stato)3925
IMU per gli immobili ad uso produttivo, categoria catastale D (incremento Comune)3930

TASSA SUI SERVIZI INDIVISIBILI (TASI)

La TASI si applica al possesso o alla detenzione a qualsiasi titolo di fabbricati, ivi compresa l’abitazione principale, e di aree edificabili, mentre sono esclusi i terreni agricoli. La TASI è dovuta dal titolare del diritto reale e, nel caso in cui l’immobile sia occupato da un soggetto diverso da quest’ultimo, anche dall’occupante (nella misura, stabilita dal comune, compresa tra il 10% e il 30% dell’imposta complessivamente dovuta). Nella maggior parte dei Comuni l’applicazione della TASI è stata limitata alle unità immobiliari adibite ad abitazione principale ed assimilate, con esclusione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 già soggette ad IMU.
In caso di pluralità di possessori o di detentori, a differenza dell’IMU, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria. Ciò significa che il comune può rivolgersi indifferentemente all’uno o all’altro soggetto coobbligato per la riscossione dell’intero tributo. Allo stesso modo il pagamento dell’intero tributo da parte di uno dei coobbligati assolve all’obbligazione anche nei confronti degli altri. In ogni caso ciascuno dei possessori è tenuto al pagamento della TASI in relazione alla propria condizione soggettiva. Pertanto, se due comproprietari possiedono l’immobile con percentuali diverse, ciascuno è tenuto al versamento in ragione della propria quota; se poi uno solo ha adibito ad abitazione principale l’immobile, l’importo dovuto da quest’ultimo deve essere determinato applicando le condizioni deliberate dal comune per l’abitazione principale, mentre l’importo dovuto dall’altro comproprietario deve essere determinato sulla base delle condizioni previste per gli altri immobili. La responsabilità solidale non opera, però, tra il possessore e il detentore o occupante (ad esempio tra il proprietario e l’inquilino).

Il 16 dicembre 2015 scade il termine per il versamento a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno.
A tal fine l’imposta deve essere calcolata tenendo conto delle aliquote, delle eventuali riduzioni ed esenzioni deliberate dal Comune in cui è ubicato l’immobile e pubblicate sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze entro il 28 ottobre 2015. In caso di mancata pubblicazione entro il predetto termine del 28 ottobre, si applicano gli atti adottati per l’anno precedente. Una volta determinata l’imposta dovuta per l’intero anno, la somma da versare a saldo è determinata sottraendo quanto versato in acconto.
Il versamento può essere effettuato, alternativamente:

– tramite apposito bollettino di conto corrente postale, intestato a “Pagamento TASI” sul conto corrente n. 1017381649 valido per tutti i comuni del territorio nazionale. Il pagamento può essere effettuato presso gli Uffici Postali ovvero tramite il servizio telematico gestito da Poste Italiane S.p.A.. Non è ammessa l’effettuazione di versamenti tramite bonifico;

– tramite modello di pagamento unificato F24.
Per i soggetti titolari di partita IVA vige l’obbligo di effettuare il versamento esclusivamente con modalità telematiche.
In sede di compilazione del modello F24, le somme dovute devono essere esposte nella sezione “IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI” indicando l’apposito codice tributo corrispondente al tipo di immobile. Nel caso di ravvedimento operoso le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all’imposta dovuta.

TASI su abitazione principale e relative pertinenze (escluse A/1, A/8 e A/9)3958
TASI per fabbricati rurali ad uso strumentale3959
TASI per le aree fabbricabili3960
TASI per altri fabbricati3961

IMPOSTA MUNICIPALE IMMOBILIARE (IMI)

L’IMU e la TASI non si applicano per gli immobili ubicati nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano. In sostituzione di entrambe, la provincia ha istituito l’imposta municipale immobiliare (IMI).
L’IMI è dovuta dal proprietario oppure dal titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione e superficie di fabbricati e di aree fabbricabili; dal locatario per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in leasing (a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto); dal coniuge a cui è stata assegnata l’abitazione coniugale a seguito di provvedimento giudiziale di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio; dal genitore al quale è stata assegnata l’abitazione a seguito di provvedimento giudiziale di affidamento del figlio/della figlia o dei figli.
I soggetti titolari di partita IVA sono tenuti ad effettuare i versamenti esclusivamente con modalità telematiche.
In caso di contitolarità, si considerano regolarmente eseguiti i versamenti effettuati da un/una contitolare anche per conto degli altri, previa comunicazione al Comune.

Il 16 dicembre 2015 scade il termine per il versamento a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno.
Il versamento deve essere eseguito tramite modello di pagamento unificato F24, ma è riconosciuta la possibilità al singolo Comune di adottare anche modalità differenti.
In sede di compilazione del modello F24, le somme dovute devono essere esposte nella sezione “IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI” indicando l’apposito codice tributo corrispondente al tipo di immobile. Nel caso di ravvedimento operoso le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all’imposta dovuta.

per l’abitazione principale e relative pertinenze3912
per i fabbricati rurali ad uso strumentale3913
per le aree fabbricabili3916
per gli altri fabbricati3918
per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D3930

IMPOSTA IMMOBILIARE SEMPLICE (IMIS)

L’IMU e la TASI non si applicano nemmeno per gli immobili ubicati nel territorio della Provincia autonoma di Trento. In sostituzione di entrambe, infatti, la provincia ha istituito l’imposta immobiliare semplice (IMIS).
L’IMIS è dovuta dal soggetto titolare del diritto di proprietà, uso, usufrutto, abitazione, superficie ed enfiteusi sugli immobili; in caso di leasing, dal soggetto che acquisisce le disponibilità in godimento dell’immobile (dalla data di sottoscrizione del contratto di leasing); dal coniuge che acquista il diritto di abitazione per successione per effetto della riserva prevista dell’art. 540 c.c.; dagli eredi, in caso di decesso del titolare dei diritti reali; dal curatore o commissario liquidatore per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa; dal soggetto a cui è affidata l’amministrazione per gli immobili in multiproprietà.
In caso di più soggetti titolari dello stesso diritto reale sul medesimo immobile, ogni contitolare è soggetto passivo autonomo per la propria obbligazione tributaria. Ne consegue che ogni contitolare determina l’imposta dovuta esclusivamente sulla base degli elementi soggettivi e oggettivi riferiti alla propria posizione, compresi quelli relativi a esenzioni, riduzioni o agevolazioni d’imposta.
In caso di contitolarità, si considerano regolarmente eseguiti i versamenti effettuati da un contitolare anche per il debito d’imposta degli altri, ovvero dal titolare di un diritto reale non soggetto a imposta per il tributo dovuto dal titolare di un diritto reale soggetto all’imposta. In tali ipotesi, il soggetto che effettua il versamento deve presentare una comunicazione al comune beneficiario, indicando gli immobili oggetto del versamento e i contribuenti sostituiti nel versamento.

Il 16 dicembre 2015 scade il termine per il versamento a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno.
Il versamento deve essere eseguito tramite modello di pagamento unificato F24, ma il Comune può stabilire ulteriori modalità integrative o alternative, anche utilizzando strumenti elettronici e informatici interbancari e postali.
In sede di compilazione del modello F24, le somme dovute devono essere esposte nella sezione “IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI” indicando l’apposito codice tributo corrispondente al tipo di immobile.

per l’abitazione principale, fattispecie assimilate e pertinenze3990
per altri fabbricati abitativi3991
per altri fabbricati3992
per aree edificabili3993
per sanzioni ed interessi da ravvedimento operoso3996

La sottoscrizione illegittima rende nullo l’accertamento

La sottoscrizione di un avviso di accertamento da parte di un funzionario dell’ufficio in base ad una delega impersonale al “capo team” deve ritenersi illegittimità. Di conseguenza l’atto tributario è “nullo” (Corte di Cassazione – sentenza 11 dicembre 2015, n. 25017).

FATTO

Il contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento sostenendone la nullità, in quanto sottoscritto da un funzionario privo della qualifica richiesta e senza l’annotazione della delega ricevuta.
La Commissione Tributaria Regionale della Sicilia (Palermo) ha rigettato l’appello del contribuente rilevando che l’atto era stato sottoscritto sulla base di una delega impersonale al capo team.
A sostegno della propria decisione, il giudice tributario ha affermato che in tema di atti amministrativi vige il principio generale di delegabilità di singole funzioni, da parte dell’autorità posta al vertice dell’ufficio amministrativo, nei confronti di addetti all’ufficio con qualifiche e cognizioni adeguate. Pertanto deve ritenersi legittima l’apposizione della sottoscrizione da parte del capo team, anche in base ad una delega impersonale.
Lo stesso giudice precisa, inoltre, che in tali ipotesi deve ritenersi applicabile il principio della conservazione dell’atto amministrativo, secondo cui “non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione del giudice d’appello, la Corte di Cassazione ha affermato invece che secondo specifica previsione normativa “l’avviso di accertamento è nullo se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato”.
A tal proposito la suprema Corte sottolinea che la delega può essere conferita o con atto proprio o con ordine di servizio purché venga indicato, unitamente alle ragioni della delega (ossia le cause che ne hanno resa necessaria l’adozione, quali carenza di personale, assenza, vacanza, malattia, etc.) il termine di validità ed il nominativo del soggetto delegato. Pertanto non è sufficiente, sia in caso di delega di firma, sia in caso di delega di funzione, l’indicazione della sola qualifica professionale del destinatario della delega, senza alcun riferimento nominativo alle generalità di chi effettivamente rivesta la qualifica richiesta.
Pertanto, concludono i giudici di legittimità, devono ritenersi illegittime le deleghe impersonali con l’indicazione come delegato del “capo team”. Ne consegue l’illegittimità della sottoscrizione e, dunque, la nullità dell’atto impositivo per violazione di una disposizione normativa.
I giudici di legittimità osservano, infine, che nel diritto tributario ogni nullità discende o da una specifica indicazione della legge, che ha valutato la gravità della violazione, o dalla violazione di un qualche principio fondamentale dell’ordinamento. Dunque è normativamente escluso che la illegittimità sia “irrilevante” e possa trovare applicazione il principio della conservazione dell’atto operante nel diritto amministrativo “comune”. Del resto, sottolinea ancora la Corte Suprema, non appare indifferente che un atto complesso come l’accertamento tributario sia emesso da un funzionario privo della necessaria qualifica, e quindi – deve presumersi – della necessaria capacità tecnica.

Attività artistiche: niente Irap per le spese di agenzia

Esclusa la sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione dell’Irap per l’artista professionista se commisurata alla sole spese per servizi di agenzia per l’organizzazione di spettacoli (Corte di cassazione – sentenza 04 dicembre 2015, n. 24788).

Presupposto per l’applicazione dell’imposta è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, che ricorre qualora il contribuente sia il responsabile dell’organizzazione ed impieghi beni strumentali, eccedenti per quantità o valore, il minimo generalmente ritenuto indispensabile per l’esercizio della professione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
L’avvalersi in modo non occasionale della collaborazione di terzi non costituisce, di per sé, fattore decisivo per determinare il riconoscimento dell’autonoma organizzazione; infatti, bisogna accertare in concreto se tale prestazione rappresenti quel valore aggiunto idoneo ad accrescere la capacità produttiva del professionista e che l’attività artistica costituisce un elemento presuntivo idoneo a sorreggere l’apprezzamento secondo cui il contribuente risulta contare esclusivamente sulle proprie capacità professionali.
Pertanto, per desumere l’esistenza di un’autonoma organizzazione non è sufficiente il solo fatto che l’artista si avvalga di un agente e/o, per contratto, di una società organizzatrice di spettacoli, dovendosi estendere l’accertamento alla natura, ossia alla struttura e alla funzione, dei due rapporti giuridici. Infatti, le spese sostenute per il pagamento di servizi di agenzia volti alla organizzazione di spettacoli, non possono essere equiparate a quelle sostenute per le prestazioni di collaboratori, indicative di assoggettamento all’Irap.

Promotori finanziari: no alla privacy sulle delibere di radiazione dall’Albo

La pubblicazione sul sito della Consob del provvedimento di radiazione dall’Albo del promotore finanziario, completo dei dettagli sulle violazioni commesse, non viola la privacy. I risparmiatori devono essere pienamente informati dei comportamenti illeciti messi in atto dagli operatori del mercato (Garante per la protezione dei dati personali – Nota n. 409/2015).

Le delibere di radiazione dall’Albo dei promotori finanziari devono essere di libero accesso e oltre a riportare gli elementi essenziali (generalità, dispositivo, succinta indicazione dei fatti) devono riportare, nell’interesse del risparmiatore e del mercato, anche la descrizione dettagliata dei comportamenti illeciti contestati al promotore.
La pubblicazione on line della delibera Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), nella sua versione integrale, risponde non solo alla necessità di dare notizia dell’adozione del provvedimento sanzionatorio di radiazione, ma anche al dovere istituzionale di vigilare sugli operatori del mercato e informare compiutamente i risparmiatori degli illeciti che possono essere commessi.
In relazione a tali finalità, è anche corretto che i provvedimenti pubblicati sul sito web della Consob rimangano reperibili dai motori di ricerca per tre anni, così come previsto dal regolamento interno della stessa Consob.