È responsabile il notaio che non versa le imposte degli atti

Il notaio che non versa le imposte di registro, ipotecarie e catastali relative agli atti da lui stipulati è sospeso dal servizio e deve risarcire al cliente tutti i danni conseguenti (Corte di cassazione – sentenza n. 4206/2016).

L’omissione del versamento delle imposte compromette sia la dignità e la reputazione del notaio, sia il decoro e il prestigio del notariato, tanto più che gli effetti derivanti dalla predetta condotta omissiva non si esauriscono, ma hanno ulteriori inevitabili complicazioni, provocando le doverose attività di controllo e sanzione da parte dell’Agenzia delle entrate.

La suddetta condotta del notaio è in violazione dei principi che regolano la professione del notaio che, oltre ad essere tenuto a risarcire i clienti dei danni subiti, è sospeso dal servizio fino ad un anno. In ogni caso, la sospensione scatta in caso di condotte che siano comunque idonee a ledere la dignità e la reputazione del notaio nonché l’intera classe, e ciò onde evitare che violazioni dei doveri anche gravi possano sfuggire alla sanzione disciplinare.

Niente Irap per il medico di base

Ai fini Irap, non è soggetto all’imposta il medico di base convenzionato con il Servizio sanitario nazionale che esercita la propria professione in assenza di spese per lavoratori dipendenti o collaboratori continuativi e con beni strumentali strettamente necessari (Corte di Cassazione – Sentenza 29 gennaio 2016, n. 1689).

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che, a conferma della decisione di primo grado, ha affermato l’illegittimità del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione Finanziaria alle istanze di rimborso avanzate dal contribuente, medico di base convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.
Secondo la CTR, il ricorrente, avendo esercitato l’attività di medico di base senza dipendenti, né collaboratori e con gli strumenti d’uso necessari, non si è avvalso di una struttura autonomamente organizzata capace di produrre plusvalore.
La Suprema Corte, a fronte della motivazione in base alla quale il giudice a quo ha coerentemente escluso la ricorrenza, nella specie, del requisito dell'”autonoma organizzazione”, riscontrando che, nelle annualità in contestazione, l’attività del contribuente si è caratterizzata per l’assenza di spese per lavoratori dipendenti o collaboratori continuativi e con i beni strumentali strettamente necessari, rigetta il ricorso dell’Agenzia delle Entrate.

AUTOTRASPORTO: documentazione per il trasporto internazionale di cose

La mancanza della documentazione relativa allo svolgimento di trasporti internazionali è oggetto di una sanzione amministrativa pecuniaria e del fermo amministrativo del veicolo fino all’esibizione del documento mancante (MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI  – Circolare 26 febbraio 2016, n. 4091).

In merito al settore dell’autotrasporto e, in particolare alla documentazione richiesta per il trasporto internazionale di cose, il comma 653 della legge di stabilità 2016 – legge 28 dicembre 2015 n. 208 – ha introdotto l’art. 46-ter nella legge n. 298/1974 stabilendo che la mancanza della documentazione relativa allo svolgimento di trasporti internazionali sia oggetto di una sanzione amministrativa pecuniaria e del fermo amministrativo del veicolo fino all’esibizione del documento mancante.
La disposizione in oggetto, resa necessaria dopo l’abrogazione delle norme del D. Leg.vo n. 286/2005 in materia di scheda di trasporto, si pone lo scopo di reintrodurre l’obbligo di esibire agli organi di controllo la prova documentale relativa all’origine ed alla destinazione delle merci trasportate e perciò ha imposto che, durante un trasporto internazionale, effettuato sia in ambito UE che extra UE, sia obbligatorio tenere a bordo del veicolo la documentazione che consenta di verificare con certezza la tipologia e la regolarità della relazione di traffico svolta.
Chiunque, durante l’effettuazione di un trasporto internazionale di merci, non è in grado di esibire agli organi di controllo la prova documentale relativa al trasporto stesso, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 400 a euro 1.200. All’atto dell’accertamento della violazione è sempre disposto il fermo amministrativo del veicolo, che è restituito al conducente, al proprietario o al legittimo detentore, ovvero a persona da essi delegata, solo dopo che sia stata esibita la predetta documentazione e, comunque, trascorsi sessanta giorni dalla data dell’accertamento. Il veicolo sottoposto a fermo amministrativo è affidato in custodia, a spese del responsabile della violazione.
La prova documentale può essere fornita mediante l’esibizione di qualsiasi documento di accompagnamento delle merci previsto, per i trasporti internazionali, dalle vigenti norme nazionali o internazionali.
Qualora il veicolo sia stato posto in circolazione privo della prova documentale, ovvero questa sia stata compilata in modo non conforme, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 2.000 a euro 6.000. Se l’omessa o incompleta compilazione determina l’impossibilità di verificare la regolarità del trasporto internazionale di merci oggetto del controllo, si applicano le sanzioni previste per i trasporti abusivi.

IRPEF agevolata su immobili di interesse storico-artistico anche se il vincolo è parziale

7 MAR 2016 Con la sentenza n. 4244 del 3 marzo 2016 la Corte di Cassazione ha annullato l’atto di accertamento dell’Agenzia delle Entrate affermando che la tassazione agevolata prevista per gli immobili dichiarati di interesse storico o artistico, deve ritenersi applicabile anche nel caso in cui l’interesse riguardi solo una porzione dell’immobile, perché finalizzata a compensare gli oneri di conservazione che gravano a carico del proprietario.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento IRPEF nei confronti del contribuente rilevando maggiori redditi di locazione derivanti da unità immobiliari, per le quali invece il contribuente aveva fruito del regime di tassazione agevolata previsto per gli immobili dichiarati di interesse storico o artistico.
In base al regime fiscale agevolato, il reddito degli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico è determinato mediante l’applicazione della minore tra le tariffe d’estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato.
Il disconoscimento dell’agevolazione fiscale è stato motivato sul rilievo che solo parte delle unità immobiliari fosse interessata dalla soggezione al vincolo, ossia la porta contraddistinta da particolare caratteristiche ornamentali.
I giudici tributari hanno ritenuto legittimo l’atto di accertamento, affermando che l’immobile non poteva ritenersi rientrante tra quelli agevolabili, in quanto soggetto a vincolo indiretto, mentre la disciplina agevolativa è riservata solo agli immobili che siano oggetto di vincolo diretto.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso del contribuente, che ha eccepito la trascrizione da parte del Ministero dell’Istruzione della notificazione di interesse artistico sull’intero immobile la Corte Suprema si è pronunciata con decisione favorevole, affermando il principio secondo il quale una volta appurata la circostanza che il vincolo della Legge n. 1089 del 1939, ex art. 1, risulta iscritto sull’intero edificio, il provvedimento impositivo del vincolo non può considerarsi identificato con una specifica porzione dell’unità immobiliare, ma con l’intera unità immobiliare medesima a cui la porzione di specifico interesse artistico appartiene e rispetto alla quale il vincolo risulta essere stato iscritto.
Sulla base della trascrizione Ministeriale, dunque, anche se la ragione del particolare interesse storico e artistico è individuata e motivata nella architettura della facciata ovvero di uno specifico elemento di facciata (come la porta), il vincolo assume rilievo e grava sull’intera unità immobiliare a cui la facciata appartiene.
Del resto, il regime di tassazione agevolata fa riferimento agli immobili che siano dichiarati di interesse storico o artistico, senza distinguere a seconda che l’interesse derivi dall’intero immobile o da una sua porzione, e ciò perché la ratio della normativa fiscale di agevolazione riposa nella necessità di venire incontro alle maggiori spese di manutenzione e di conservazione che i proprietari sono tenuti ad affrontare per preservare le caratteristiche degli immobili sottoposti al vincolo e sul presupposto implicito che tali oneri sussistono anche nell’ipotesi in cui la ragione del vincolo riguardi soltanto una porzione dell’immobile, peraltro inscindibile rispetto al tutto.

Nuove sanzioni tributarie: si applica quella più favorevole

4 marzo 2016 Con riferimento alle nuove misure delle sanzioni tributarie non penali applicabili dal 1° gennaio 2016, l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 4/E del 4 marzo 2016, fornisce alcuni chiarimenti e indicazioni sulla loro operatività in relazione agli atti che risultano non definitivi alla predetta data. In particolare, la circolare conferma l’applicazione delle misure più favorevoli al contribuente, cd. “principio del favor rei”.

LA REVISIONE DELLE SANZIONI TRIBUTARIE

A decorrere dal 1° gennaio 2016, nell’ambito della revisione del sistema sanzionatorio, sono state apportate modifiche alle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, prevedendo:
– la più puntuale definizione delle fattispecie di elusione e di evasione fiscale e delle relative conseguenze sanzionatorie;
– la revisione del regime della dichiarazione infedele e del sistema sanzionatorio amministrativo al fine di meglio correlare le sanzioni all’effettiva gravità dei comportamenti;
– la conversione in euro dell’ammontare delle sanzioni, originariamente espresse in lire.
– la soppressione della riduzione delle sanzioni in caso di definizione agevolata, di adesione all’invito al contraddittorio e di adesione ai processi verbali di constatazione.

PRINCIPI GENERALI DEL FAVOR REI

In base al principio del “favore rei”, qualora per una medesima fattispecie si susseguono nel tempo norme che prevedono misure sanzionatorie differenti, deve ritenersi applicabile la norma più favorevole al contribuente:
– sia quando una legge posteriore prevede che la stessa fattispecie non sia più punibile,
– sia quando stabilisce sanzioni di entità diversa rispetto alla legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione.
La prima ipotesi riguarda tanto le ipotesi in cui la legge sopravvenuta si limiti ad abolire la sola sanzione, lasciando in vita l’obbligatorietà del comportamento prima sanzionabile, quanto quelle in cui venga eliminato un obbligo strumentale e quindi, solo indirettamente, la previsione sanzionatoria.
Nel secondo caso, le misure sanzionatorie più favorevoli trovano applicazione per le violazioni commesse dopo la data di entrata in vigore, per le quelle commesse in precedenza e per le quali si procede all’emissione del relativo provvedimento di irrogazione delle sanzioni, ma anche per le violazioni per le quali il provvedimento di irrogazione, già notificato, non sia divenuto definitivo.

ATTI NON DEFINITIVI AL 1° GENNAIO 2016

Con riferimento agli atti emessi prima del 1° gennaio 2016, contenenti l’irrogazione della sanzione in base alle disposizioni ante modifica e per i quali siano ancora pendenti i termini per la proposizione del ricorso ovvero il giudizio avanti all’autorità giudiziaria, è possibile beneficiare delle misure più favorevoli con il diritto al ricalcolo della sanzione eventualmente già applicata in modo da corrispondere quella più favorevole (cd. “principio del favor rei).
A tal fine, per quanto riguarda gli atti emessi con irrogazione delle sanzioni ante modifica per i quali non sono ancora scaduti i termini per la proposizione del ricorso è possibile chiedere la rideterminazione della sanzione irrogata, presentando una semplice istanza all’Ufficio che ha emesso l’atto. A seguito della presentazione dell’istanza, l’Ufficio procede al ricalcolo delle sanzioni e comunica l’esito del ricalcolo dando evidenza delle misure effettivamente più favorevoli e consegna il nuovo modello di pagamento per la definizione agevolata delle sanzioni ricalcolate. La presentazione dell’istanza, in ogni caso, non sospende i termini per la proposizione del ricorso, e la comunicazione dell’Ufficio non costituisce modifica o sostituzione in autotutela dell’atto originario, atteso che in quest’ultimo le sanzioni risultano legittimamente irrogate sulla base delle disposizioni in vigore fino al 31 dicembre 2015.

Per gli atti notificati entro il 31 dicembre 2015 e definiti in acquiescenza nel 2016, resta ferma la possibilità di fruire della definizione agevolata con riduzione ad 1/6 delle sanzioni irrogate e successivamente rideterminate.

Con riferimento agli atti pendenti davanti alle commissioni tributarie, infine, occorre distinguere:
– nei casi in cui, sulla base delle nuove disposizioni, la violazione contestata non risulta più punibile o soggetta a sanzioni più favorevoli, gli Uffici provvedono autonomamente a ricalcolare i provvedimenti a suo tempo emessi e a comunicarne l’esito sia al contribuente che all’organo presso il quale pende la controversia;
– nei casi in cui, invece, sulla base delle nuove disposizioni sono previste sanzioni di entità diversa, il ricalcolo di quelle irrogate, sulla base dei principi generali del favor rei, è effettuato dagli uffici direttamente o su richiesta dell’organo giudicante.

Detrazioni IRPEF: definitività delle imposte pagate all’estero

Forniti chiarimenti in materia di certificazioni estere che riepilogano redditi e ritenute percepite da soggetto residente (Agenzia delle Entrate – Circolare 02 marzo 2016, n. 3/E)

Ai fini della verifica della detrazione IRPEF spettante, il contribuente è tenuto a conservare i seguenti documenti:
– un prospetto recante l’indicazione, separatamente Stato per Stato, dell’ammontare dei redditi prodotti all’estero, l’ammontare delle imposte pagate in via definitiva in relazione ai medesimi, la misura del credito spettante (RE/RCN x Imposta Italiana);
– la copia della dichiarazione dei redditi presentata nel Paese estero, qualora sia ivi previsto tale adempimento;
– la ricevuta di versamento delle imposte pagate nel Paese estero;
– l’eventuale certificazione rilasciata dal soggetto che ha corrisposto i redditi di fonte estera;
– l’eventuale richiesta di rimborso, qualora non inserita nella dichiarazione dei redditi.
Il contribuente è, inoltre, tenuto a conservare copia della dichiarazione dei redditi presentata nel Paese estero solo se tale adempimento sia ivi previsto. In caso contrario, il contribuente può attestare con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà la circostanza di non essere tenuto alla presentazione della dichiarazione dei redditi nello Stato estero. In ogni caso deve essere conservata la ricevuta del versamento delle imposte pagate nel Paese estero.

IRPEF, detraibili le spese per la frequenza scolastica

Per distinguere le spese per la frequenza scolastica, ammesse in detrazione nel limite massimo di spesa di 400 euro, e le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici, ammesse in detrazione senza limite di importo, è interveuta l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 3 del 2016.

La legge 13 luglio 2015, n. 107 recante la “riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”, entrata in vigore il 16 luglio 2015, ha riformulato le disposizioni del TUIR riguardanti le detrazioni per le spese di istruzione ed in particolare ha modificato l’art. 15, comma 1, lettera e) ed ha inserito nel medesimo articolo 15 la nuova lettera e-bis).
A seguito di tali modifiche, la lettera e), che precedentemente riguardava tutte le spese di istruzione detraibili, disciplina la sola detrazione delle spese di istruzione universitaria mentre la successiva lettera e-bis) disciplina la detrazione delle spese per la frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado del sistema nazionale di istruzione di cui all’articolo 1 della legge 10 marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni, per un importo annuo non superiore a 400 euro per alunno o studente. Per le erogazioni liberali alle istituzioni scolastiche per l’ampliamento dell’offerta formativa rimane fermo il beneficio di cui alla lettera i-octies), che non è cumulabile con quello di cui alla presente lettera.
L’art. 15, comma 1, lettera i-octies), del TUIR dispone, invece, la detrazione del 19 % per le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritarie senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni, finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa con le condizioni previste dalla norma.
Al riguardo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha precisato che, alla luce del combinato disposto delle lettere e-bis) e i-octies) dell’art. 15, i contributi volontari consistenti in erogazioni liberali finalizzate all’innovazione tecnologica (es. acquisto di cartucce stampanti), all’edilizia scolastica (es. pagamento piccoli e urgenti lavori di manutenzione o di riparazione), all’ampliamento dell’offerta formativa (es. acquisto di fotocopie per verifiche o approfondimenti) rientrano nell’ambito di applicazione della lettera i-octies).
Invece, le tasse, i contributi obbligatori, nonché i contributi volontari e le altre erogazioni liberali, deliberati dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica ma non per le finalità di cui alla lettera i-octes) rientrerebbero nella previsione della lettera e-bis) (es., la tassa di iscrizione, la tassa di frequenza e le spesa per la mensa scolastica).
Sulla base dei criteri esposti devono essere, pertanto, individuate le spese detraibili nel limite massimo di spesa annua di 400 euro per alunno o studente, a partire dal 1 gennaio 2015, e quelle che possono beneficiare della detrazione di cui alla lettera i-octies).
Rimane, in ogni caso, escluso dalla detrazione l’acquisto di materiale di cancelleria e di testi scolastici per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Niente Irap sui compensi per cariche sociali se non c’è autonoma organizzazione

L’esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall’applicazione dell’lrap in assenza del requisito dell’autonoma organizzazione che ricorre invece qualora il contribuente, sia il responsabile dell’organizzazione, impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (Corte di cassazione – Ordinanza n. 4246/2016).

L’Irap colpisce esclusivamente la capacità produttiva aggiuntiva rispetto a quella propria del professionista e si riferisce alla sola parte addizionale di reddito derivante dalla presenza di una struttura organizzativa esterna capace appunto di creare un valore aggiunto rispetto alla capacità intellettuale del professionista.

Il professionista che si avvale della sola disponibilità di uno studio, rientrante nell’ambito del minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività e che percepisce un compenso derivante dall’attività di amministratore, revisore e sindaco di società di capitali non è soggetto a Irap per la parte di ricavo che risulta da tali funzioni, soltanto se non si avvale di un’autonoma struttura organizzata.
Pertanto, la contestazione di più attività è soggetta Irap se avviene con l’utilizzo di beni eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale ovvero in presenza di un’autonoma struttura organizzata. Se invece le attività vengono esercitate presso lo stesso studio professionale, lo svolgimento di più attività non appare sufficiente ad integrare il presupposto impositivo dell’Irap.

Sconti IRPEF per la sostituzione della caldaia, esclusa la vasca apribile

3 MAR 2016 Con la Circolare n. 3/E del 2 marzo 2016 l’Agenzia delle Entrate chiarisce che è possibile fruire del “bonus mobili” in relazione alla sostituzione della caldaia che consente un risparmio enenrgetico rispetto alla situazione preesistente. Non da’ luogo a detrazioni d’imposta, invece, la semplice sostituzione di una vasca tradizionale con una dotata di sportello apribile.

SOSTITUZIONE CALDAIA

In relazione ad quesito riguardante la possibilità di fruire della detrazione IRPEF prevista per l’acquisto di arredo legato a lavori di ristrutturazione (cd. “bonus mobili”) anche per la sostituzione della caldaia per la quali si opti per la detrazione del 50 per cento, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che gli interventi di recupero del patrimonio edilizio costituiscono presupposto per l’accesso al cd. “bonus mobili” purché si configurino (quanto meno) come interventi di “manutenzione straordinaria” sulla singola unità immobiliari abitativa.
A tal fine, sono riconducibili nella definizione di interventi di manutenzione straordinaria quelli finalizzati al conseguimento di risparmi energetici attraverso l’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia, e quelli sugli impianti tecnologici diretti a sostituirne componenti essenziali con altri che consentono di ottenere risparmi energetici rispetto alla situazione preesistente, rispondendo a criteri di innovazione.
Sulla base di tale principio, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che la sostituzione della caldaia, in quanto intervento diretto a sostituire una componente essenziale dell’impianto di riscaldamento e come tale qualificabile intervento di “manutenzione straordinaria”, consente l’accesso al bonus arredi, in presenza di risparmi energetici conseguiti rispetto alla situazione preesistente.

SOSTITUZIONE VASCA TRADIZIONALE CON ALTRA APRIBILE

Risposta negativa, invece, per le spese di sostituzione di una vasca tradizionale con altra vasca dotata di sportello apribile o con box doccia. A sostegno della detraibilità di tali spese è stata ipotizzata la loro riconducibilità agli interventi “finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche” (che rientrano espressamente fra gli interventi agevolabili), ma secondo l’Agenzia delle Entrate la semplice sostituzione della vasca deve ritenersi più propriamente riconducibile tra gli interventi di manutenzione ordinaria (esclusi dallo sconto IRPEF).
Al riguardo la Circolare n. 3/E del 2016 chiarisce che, sulla base di un parere di competenza acquisito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti appositamente interpellato, l’intervento di sostituzione della vasca da bagno con altra vasca con sportello apribile o con box doccia, ancorché non assicuri una accessibilità nell’accezione più completa, può ritenersi comunque finalizzato all’eliminazione delle barriere architettoniche, in quanto in grado di ridurre in parte gli “ostacoli fisici fonti di disagio per la mobilità di chiunque” e di migliorare “la sicura utilizzazione delle attrezzature”. Tuttavia, in merito al corretto inquadramento edilizio, gli stessi interventi “si qualificano come interventi di manutenzione ordinaria in quanto interventi edilizi “che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento, e sostituzione delle finiture degli edifici”.
Ne consegue, sulla base della normativa che disciplina la detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici, la semplice sostituzione della vasca da bagno con altra vasca con sportello apribile o con box doccia non è agevolabile neanche come intervento diretto alla eliminazione delle barriere architettoniche, anche se in grado di ridurre, almeno in parte, gli ostacoli fisici fonti di disagio per la mobilità di chiunque e di migliorare la sicura utilizzazione delle attrezzature sanitarie.
Resta fermo che la sostituzione della vasca, e dei sanitari in generale, può considerarsi agevolabile se detta sostituzione, singolarmente non agevolabile, sia integrata o correlata ad interventi maggiori per i quali compete la detrazione d’imposta, come nel caso, ad esempio, del rifacimento integrale degli impianti idraulici del bagno, con innovazione dei materiali, che comporti anche la sostituzione dei sanitari.

Unica pertinenza al servizio di più unità immobiliari

Il Fisco ha chiarito che il vincolo pertinenziale con due distinte unità immobiliari, validamente costituito, assume rilievo anche ai fini delle imposte sui redditi, ogni comproprietario può dedurre la quota di rendita della pertinenza, adibita a servizio dell’abitazione principale, pari alla percentuale di possesso della pertinenza stessa. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Circolare 02 marzo 2016, n. 3/E, par. 1.4)

La fattispecie riguarda due soggetti, proprietari di due distinti appartamenti nei quali dimorano abitualmente, e che acquistano in comproprietà un garage che utilizzano congiuntamente. Al Fisco viene chiesto se tale unità immobiliare, accatastata in categoria C/6, possa essere considerata pertinenza per entrambi i soggetti, e più in generale, se un garage (box, autorimessa o posto auto) posseduto in comproprietà, possa essere pertinenza di più fabbricati ad uso abitativo.
Con la circolare in oggetto l’Agenzia chiarisce che ai fini delle imposte sui redditi si considerano pertinenze “le cose immobili di cui all’art. 817 del codice civile, classificate o classificabili in categorie diverse da quelle ad uso abitativo, destinate ed effettivamente utilizzate in modo durevole a servizio delle unità immobiliari adibite ad abitazione principale delle persone fisiche. Per abitazione principale si intende quella nella quale la persona fisica, che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o i suoi familiari dimorano abitualmente.”. (art. 10, co. 3-bis, del TUIR).
Ai sensi dell’art. 817 del codice civile le pertinenze sono “le cose destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di un’altra cosa.”.
Ai fini della sussistenza del vincolo pertinenziale, è necessario il requisito oggettivo della relazione di strumentalità e complementarietà funzionale tra il bene principale e quello accessorio, nonché il requisito soggettivo della volontà effettiva del proprietario del bene principale, o titolare di un diritto reale sul medesimo, di destinare durevolmente il bene accessorio a servizio od ornamento di quello principale.
In merito alla configurabilità di una pertinenza condivisa, destinata, cioè, a servizio di più unità immobiliari, ciascuna appartenente a un diverso proprietario, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha espresso orientamenti non univoci, affermando, da un lato, che il regime delle pertinenze, in quanto postula l’esclusività della funzione accessoria, non sarebbe compatibile con l’ipotesi di un immobile contemporaneamente adibito a servizio di più immobili principali e, dall’altro, che lo stesso non esclude la possibilità di contemplare una pertinenza condivisa, a servizio di più unità immobiliari.
Posto che il comma 3-bis dell’art. 10 del TUIR dà rilievo alla nozione civilistica di pertinenza, si deve ritenere che il vincolo pertinenziale con due distinte unità immobiliari, validamente costituito, assume rilievo anche ai fini delle imposte sui redditi. Ogni comproprietario può pertanto dedurre la quota di rendita della pertinenza, adibita a servizio dell’abitazione principale, pari alla percentuale di possesso della pertinenza stessa.
In relazione alle detrazioni previste dall’art. 16-bis del TUIR per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio abitativo, in caso di interventi effettuati su una pertinenza comune a due abitazioni per individuare il limite di spesa su cui calcolare la detrazione è necessario tener conto del numero delle unità immobiliari abitative servite dalla pertinenza stessa. Gli interventi edilizi effettuati sulla pertinenza non hanno, infatti, un autonomo limite di spesa detraibile ma rientrano nel limite previsto per l’unità abitativa di cui la pertinenza è al servizio. In altri termini, il limite di spesa detraibile deve essere riferito all’unità abitativa e alle sue pertinenze unitariamente considerate.