“Bonus bebè”: i requisiti e le condizioni per ottenerlo

Il Governo ha definito i requisiti e le condizioni per richiedere l’assegno di incentivo alla natalità introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, cd. “bonus bebè”. Il provvedimento ha ricevuto il via libera sulla copertura ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 del 15 aprile 2015 (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Decreto del 27 febbraio 2015).

BENEFICIARI
Possono beneficiare del “bonus bebè” i cittadini italiani, i cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea e i cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, residenti in Italia, per i ogni figlio nato o adottatto tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017.
A tal fine il figlio, nato o adottato, deve essere convivente con il genitore che richiede il bonus ed il nucleo familiare di quest’ultimo deve avere una situazione economica corrispondente a un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 25.000 euro annui.

MISURA DEL BONUS
Il bonus è erogato dall’INPS su domanda del genitore convivente, e l’importo è differenziato a seconda della situazione economica equivalente del nucleo familiare (ISEE):
– per i nuclei in possesso di ISEE non superiore a 7.000 euro annui, l’importo annuo dell’assegno è pari a 1.920,00 euro;
– per i nuclei in possesso di ISEE non superiore a 25.000 euro annui, l’importo annuo dell’assegno è pari a 960,00 euro.
Il bonus è riconosciuto fino al compimento del terzo anno di età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione.
La condizione economica corrispondente all’ISEE che da diritto al bonus deve sussistere al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio.
L’assegno è corrisposto con cadenza mensile, a decorrere dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, per un importo pari a:
– 80,00 euro se la misura annua dell’assegno è pari ad euro 960;
– 160,00 euro se la misura annua dell’assegno è pari a 1.920 euro.
Quindi, se ipotizziamo che il diritto al bonus decorra dal 15 marzo 2015 (data di nascita o ingresso in famiglia) l’importo erogato dall’INPS, per il 2015, sarà pari a:
– 1.600,00 euro (160 euro x 10 mesi, da marzo a dicembre), se l’ISEE non è superiore a 7.000 euro;
– 800,00 euro (80 euro x 10 mesi, da marzo a dicembre), se l’ISEE è superiore a 7.000 euro, ma non supera i 25.000 euro.

MODALITA’ E TERMINI DI RICHIESTA
Il bonus bebè deve essere richiesto per ciascun figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017, una sola volta. La richiesta è valida per tutto il triennio in cui è riconosciuto il bonus, fermo restando la permanenza dei requisiti.
La domanda per l’assegno deve essere presentata all’INPS per via telematica da un genitore convivente. La modulistica e le procedure specifiche saranno definite dall’INPS nei prossimi giorni.
La domanda può essere presentata dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione del figlio.
Ai fini della decorrenza dell’assegno dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, la domanda deve essere presentata non oltre il termine di 90 giorni dal verificarsi dell’evento. Per i figli nati o adottati prima dell’entrata in vigore del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2015, la domanda deve essere presentata entro i 90 giorni successivi a tale data.
Qualora la domanda sia presentata oltre i suddetti termini, il diritto al bonus decorre dal mese di presentazione della domanda.
In caso di incapacità di agire del genitore (ad esempio perché minorenne), la domanda e la relativa documentazione devono essere presentate dal suo legale rappresentante.
L’INPS effettua il monitoraggio dei bonus bebè riconosciuti rispetto alle risorse stanziate e, qualora per tre mensilità consecutive le somme erogate siano superiori alla spesa preventivata, sospende l’acquisizione di nuove domande fino alla rideterminazione l’importo annuo dell’assegno e i valori dell’ISEE. Restano salvi, comunque, gli assegni già concessi dall’INPS.

CONDIZIONI PER IL RICONOSCIMENTO E DECADENZA
Ai fini del riconoscimento del bonus bebè, deve sussistere il requisito della residenza in Italia del genitore richiedente e del figlio. Il genitore che richiede il bonus deve essere convivente con il figlio. La situazione economica del nucleo familiare del genitore richiedente deve rispettare il valore dell’ISEE al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio.
Oltre ai casi di perdita di uno dei suddetti requisiti, si decade dal diritto a ricevere il bonus bebè nei seguenti casi espressamente indicati dal Dpcm:
– decesso del figlio;
– revoca dell’adozione;
– decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
– affidamento del figlio a terzi;
– affidamento esclusivo del figlio al genitore che non ha presentato la domanda.
In caso di decadenza l’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese successivo a quello in cui si è verificata una delle cause. A tal fine il genitore ha l’obbligo di comunicare tempestivamente all’INPS l’eventuale verificarsi di una delle cause di decadenza, fermo restando il recupero da parte dell’Istituto delle somme indebitamente erogate.
Il Dpcm, tuttavia, prevede che:
– in caso di provvedimento, disposto dall’autorità giudiziaria, di decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale del genitore che ha ottenuto il beneficio, l’assegno potrà essere erogato a favore dell’altro genitore, se in possesso dei requisiti. A tal fine questi deve presentare la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre tale termine, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda;
– in caso di affidamento temporaneo del figlio a terzi, l’assegno potrà essere richiesto dall’affidatario. A tal fine il requisito dell’ISEE è verificato con riferimento al minore affidato, anche nel caso in cui questi sia considerato nucleo a sé stante. Ai fini dell’erogazione dell’assegno, l’affidatario deve presentare la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice o del servizio sociale. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre tale termine, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.
– in caso di affidamento esclusivo del minore, disposto con provvedimento dell’autorità giudiziaria, al genitore diverso da quello che ha ottenuto il beneficio, l’assegno potrà essere erogato, a favore del genitore affidatario, se in possesso dei requisiti. A tal fine questi deve presentare la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice. Nel caso in cui domanda sia presentata oltre tale termine, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.

Credenziali per l’accesso al 730 precompilato: ecco come ottenerle

Quattro sono le opzioni a disposizione per i contribuenti ai fini dell’ottenimento del Pin e password per l’accesso a Fisconline e al 730 precompilato: direttamente online dal sito dell’Agenzia delle Entrate, per telefono tramite call center, in qualsiasi ufficio dell’Amministrazione finanziaria, con la Carta nazionale dei Servizi (Agenzia entrate – comunicato del 9 aprile 2015).

Per richiedere il Pin online occorre connettersi all’homepage del sito www.agenziaentrate.it (Area Riservata > Non sei ancora registrato > Registrazione a Fisconline > Richiedi il codice Pin) e digitare il reddito complessivo indicato nella dichiarazione presentata nel 2014 e il codice fiscale.
Tali dati sono richiesti anche quando il contribuente fa richiesta del Pin per telefono al call center al numero 848.8000.444.
Per entrambe le modalità di richiesta, le prime quattro cifre del Pin sono fornite subito, mentre, le successive sei, con la relativa password di accesso, entro quindici giorni con lettera inviata al proprio domicilio.

Con la richiesta in ufficio delle credenziali per accedere a Fisconline, il contribuente riceve le prime quattro cifre del codice, la password provvisoria e il numero della domanda di abilitazione.
La seconda parte del Pin è acquisita online, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, accedendo ai servizi Fisconline inserendo nome utente e password, ottenuti al momento della richiesta. Una volta cambiata la password, il contribuente può completare la registrazione e ottenere le ultime sei cifre del Pin.
Nel caso in cui a fare la richiesta di abilitazione in ufficio è un delegato, la seconda parte del Pin e password iniziale di accesso sono inviate per posta al domicilio del contribuente.

Tutto più semplice per i possessori della Carta nazionale dei Servizi. Infatti, dopo il controllo sulla carta inserita nel lettore, Pin e password sono forniti immediatamente.

È prevista, inoltre, anche una procedura ad hoc per il ripristino della password smarrita. Per farlo, è possibile accedere alle funzioni disponibili sul sito dell’Agenzia delle entrate oppure, in caso di smarrimento della password iniziale, è necessario rivolgersi ad un ufficio dell’Agenzia e richiedere l’annullamento dell’attuale abilitazione e domandarne una nuova.

75 codici tributo “chiusi”

Ai fini della semplificazione degli adempimenti posti a carico dei contribuenti, sono stati soppressi 75 codici tributo relativi alla compilazione dei modelli di versamento F24 e F24 Enti pubblici (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 10 aprile 2015, n. 37/E).

A decorrere dal 27 aprile 2015, infatti, non sarà più possibile utilizzare i suddetti codici per compilare i citati modelli.
Si evidenzia che nel lungo elenco compaiono i codici tributo relativi al sisma del 13 e 16 dicembre 1990 nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa, all’emergenza causata dall’encefalopatia spongiforme bovina (“mucca pazza”) e quelli utilizzati per regolare l’imposta locale sui redditi (Ilor), inglobata a partire dall’1 gennaio 1998 nell’Irap.

Spesometro – Comunicazione entro il 10 e il 20 aprile

Due termini in scadenza per la la comunicazione polivalente

Il 10 aprile è l’ultimo giorno per l’invio della comunicazione polivalente da parte dei contribuenti Iva mensili, per gli altri soggetti passivi, invece, la comunicazione va effettuata entro il 20 aprile.
I soggetti passivi Iva che effettuano la liquidazione mensile ai fini dell’imposta entro il 10 aprile dovranno effettuare la comunicazione delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizio rese e ricevute nel 2014.
Per le operazioni per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura, la comunicazione va effettuata se l’importo non è inferiore a 3.600 euro, comprensivo di Iva.
L’invio della comunicazione deve essere effettuato esclusivamente per via telematica utilizzando il prodotto software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
Con provvedimento del 31 marzo 2015, l’Agenzia delle entrate per il 2014 ha esonerato dall’adempimento le amministrazioni pubbliche e ha escluso i commercianti al minuto (e assimilati) e le agenzie di viaggio e turismo dalla comunicazione delle operazioni attive di importo unitario inferiore a 3.000 euro, al netto dell’Iva.

Invio dei dati rilevanti ai fini dell’addizionale regionale IRPEF

Con decreto 3 aprile 2015, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, il direttore generale delle finanze, individua i dati rilevanti per la determinazione dell’addizionale regionale all’IRPEF e le modalità con cui le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sono tenute ad inviarli al Dipartimento delle finanze entro 15 giorni successivi alla data della pubblicazione in G.U.

Ai fini della semplificazione delle dichiarazioni e delle funzioni dei sostituti d’imposta e dei centri di assistenza fiscale nonché degli altri intermediari, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano inviano i dati rilevanti per la determinazione dell’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) per la pubblicazione nel sito Internet www.finanze.it.
Detti dati sono riportati tramite una “Tabella” e devono essere inseriti utilizzando un foglio di calcolo che rispetti la struttura della tabella stessa.
La trasmissione della “Tabella” va effettuata, entro il 31 gennaio dell’anno a cui l’addizionale si riferisce, esclusivamente in via telematica, mediante posta elettronica certificata, all’indirizzo df.dltff@pce.finanze.it.
Nel caso in cui intervengano successive variazioni dei dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale all’IRPEF, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ritrasmettono la “Tabella”, con l’indicazione delle aliquote complessivamente applicabili, entro 30 giorni dalla data di adozione dei relativi provvedimenti modificativi.
La Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale del Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze provvede alla pubblicazione dei dati trasmessi dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano nel sito www.finanze.it, entro 7 giorni lavorativi successivi alla data di ricezione della Tabella.
La mancata trasmissione dei dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale all’IRPEF entro i termini sopra indicati comporta l’inapplicabilità di sanzioni e di interessi.
Nel caso in cui si verifichino le condizioni per l’applicazione degli automatismi fiscali inerenti al settore sanitario, la Regione interessata ritrasmette la “Tabella”, con l’indicazione delle aliquote complessivamente applicabili, entro 30 giorni dalla ricezione del relativo verbale di verifica.
In sede di prima applicazione, i dati rilevanti ai fini della determinazione dell’addizionale regionale all’IRPEF relativi all’anno 2015 sono inviati dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, entro 15 giorni successivi alla data della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto.

Black list, firmato il nuovo elenco

2 APR 2015 In attuazione alle disposizioni contenute nella Legge di stabilità 2015, sono stati firmati due decreti ministeriali che modificano le black list sulla “indeducibilità dei costi” e sulle “Controlled Foreign Companies (CFC)” (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Comunicato 1° aprile 2015, n. 77).

In materia di indeducibilità dei costi relativi a transazioni effettuate con giurisdizioni estere, l’unico criterio rilevante ai fini della black list è la mancanza di un adeguato scambio di informazioni con l’Italia. È stato eliminato il criterio relativo al livello adeguato di tassazione.
In relazione a ciò, dall’elenco sono stati cancellati dalla black list 21 Paesi e giurisdizioni con i quali è in vigore un accordo bilaterale (Convenzione contro le doppie imposizioni oppure TIEA – Tax Information Exchange Agreement) o multilaterale (Convenzione multilaterale sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale OCSE/Consiglio d’Europa) che consente lo scambio di informazioni in materia fiscale: Alderney (Isole del Canale), Anguilla, ex Antille Olandesi, Aruba, Belize, Bermuda, Costarica, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Gibilterra, Guernsey (Isole del Canale), Herm (Isole del Canale), Isola di Man, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Jersey (Isole del Canale), Malesia, Mauritius, Montserrat, Singapore.
In materia di Controlled Foreign Companies (CFC), l’elaborazione della black list delle giurisdizioni estere è basata sui due criteri dello scambio di informazioni e dell’adeguato livello di tassazione delle imprese controllate estere. Un livello di tassazione nel Paese estero inferiore al 50 per cento di quello italiano è considerato sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia.
Di conseguenza, sono stati eliminati dalla “black list CFC” quei Paesi che, oltre ad avere un accordo con l’Italia sullo scambio di informazioni, applicano un regime generale di imposizione non inferiore al 50% di quello applicato in Italia: Filippine, Malesia e Singapore.
Con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, verrà fornito un elenco dei regimi fiscali speciali che prevedono un livello di tassazione inferiore al 50% di quello previsto in Italia, anche se applicati da un Paese con regime di tassazione generale non inferiore al 50% di quello italiano.

Spesometro: ecco gli esoneri del Fisco

In un’ottica di progressiva semplificazione degli adempimenti tributari, anche per quest’anno, è prevista per le amministrazioni pubbliche e autonome una esenzione totale dall’obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva e per i commercianti al dettaglio e tour operator una esenzione parziale della comunicazione delle operazioni attive (Agenzia entrate – provvedimento n. 44922/2015).

Per quest’anno, per le pubbliche amministrazioni e per le amministrazioni autonome l’esonero dalla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva relative al 2014 ha due motivi in più. Infatti, non tiene conto solo del processo di semplificazione degli adempimenti tributari ma anche del carico di lavoro di tali strutture impegnate con i nuovi obblighi in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fatturazione elettronica e di scissione dei pagamenti (split payment) che prevede l’onere di versare direttamente all’erario l’imposta che in fattura viene addebitata loro dai fornitori.

L’esonero parziale previsto per i dettaglianti e per i tour operator che non prevede l’obbligo di comunicazione delle operazioni attive di importo unitario inferiore a 3 mila euro, al netto dell’Iva, è invece, come per gli anni precedenti, legato ad una riduzione e semplificazione degli adempimenti a fronte delle difficoltà segnalate per il tramite delle associazioni di categoria.
Come già specificato, per tali soggetti, l’esonero non è totale: superato il citato limite, scatta l’obbligo di comunicazione.

IMU: entro il 31/03 senza sanzioni per i terreni esclusi dall’esenzione

È stato approvato e pubblicato in gazzetta ufficiale il testo definitivo della Legge che individua i criteri di esenzione, ai fini dell’IMU, per i terreni agricoli. La Legge n. 34 del 25 marzo 2015, di conversione del Decreto Legge n. 4 del 24 gennaio 2015, recante misure urgenti in materia di esenzione IMU, introduce alcune modifiche e stabilisce, per i terreni esclusi dall’esenzione, la possibilità di pagare entro il 31 marzo 2015 senza sanzioni e interessi.

ANNO 2014

Per l’anno 2014 l’IMU non è dovuta per i terreni esenti individuati ai sensi del decreto ministeriale del 28.11.2014. In particolare sono esenti:
– i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un’altitudine di 601 metri e oltre;
– i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un’altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola;
– i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un’altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola.

Tuttavia, qualora i terreni non rientrino tra quelli esenti in base alle suddette condizioni, devono essere applicati i seguenti criteri, individuati dal decreto legge n. 4/2015, convertito dalla Legge n. 34/2015, secondo cui sono esenti:
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani secondo l’elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A della Legge n. 448/2001;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola e dagli stessi concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.

Una specifica detrazione, poi, è riconosciuta in favore dei terreni ubicati nei comuni indicati nell’allegato 0A del decreto legge n. 4/2015, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, ovvero dagli stessi concessi in comodato o in affitto ad altri coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola. In tali casi è riconosciuta una detrazione di 200 euro, fino a concorrenza dell’imposta determinata ai sensi dell’art. 13, co. 8-bis, del Decreto Legge n. 201/2011. Se nell’allegato è riportata l’indicazione di “parzialmente delimitato” (PD), la detrazione è riconosciuta soltanto per le zone del territorio comunale che sono individuate ai sensi della Circolare del Ministero delle finanze 14 giugno 1993, n. 9.

IMU DOVUTA PER IL 2014

Per i terreni che non risultano esenti, sia in base ai criteri stabiliti dal decreto ministeriale del 28.11.2014, sia in base a quelli stabiliti dal decreto legge n. 4/2015 (convertito dalla Legge n. 34/2015), l’IMU deve essere calcolata applicando l’aliquota del 7,6 per mille, se il comune non ha deliberato una diversa misura.
Coloro che non hanno effettuato il versamento dell’IMU dovuta su tali terreni per il 2014 entro il 10 febbraio 2015, hanno la possibilità di adempiere entro il 31 marzo 2015 senza applicazione di sanzioni e interessi.

DALL’ANNO 2015 IN POI

Sulla base dei criteri stabiliti dal decreto legge n. 34/2015, convertito dalla Legge di conversione n. 34 del 2015, a decorrere dall’anno 2015 possono beneficiare dell’esenzione i terreni che presentano le seguenti caratteristiche:
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani secondo l’elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A della Legge n. 448/2001;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola e dagli stessi concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
Inoltre, per i terreni ubicati nei comuni individuati dalla Legge di conversione e indicati nell’allegato 0A, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, è riconosciuta una detrazione di 200 euro, fino a concorrenza dell’imposta determinata ai sensi dell’art. 13, co. 8-bis, del Decreto Legge n. 201 del 2011. Se nell’allegato è riportata l’indicazione di “parzialmente delimitato” (PD), la detrazione è riconosciuta soltanto per le zone del territorio comunale che sono individuate ai sensi della Circolare del Ministero delle finanze 14 giugno 1993, n. 9. La detrazione è riconosciuta anche nell’ipotesi in cui tali terreni, posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola, siano concessi dagli stessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.

TERRENI A DESTINAZIONE AGRO-SILVO-PASTORALE

Confermata per l’anno 2014 e per i successivi, l’esenzione IMU in favore dei terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile che, in base al decreto ministeriale del 28.11.2014, non ricadano in zone montane o di collina.

ISOLE MINORI (individuate dalla Legge n. 448/2001)

– Isole Tremiti (San Nicola, San Domino, Capraia, Pianosa);
Pantelleria;
– Isole Pelagie (Lampedusa, Lampione, Linosa);
Isole Egadi (Favignana, Levanzo, Marettimo, Formica);
– Ustica;
– Isole Eolie (Lipari, Vulcano, Alicudi, Filicudi, Stromboli, Panarea);
Salina;
– Isole Suscitane (Sant’Antioco, San Pietro);

– Isole del Nord Sardegna (La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Spargi, Santa Maria, Budelli, Razzoli, Mortorio, Tavolara, Molara, Asinara);
Isole Partenopee (Capri, Ischia, Procida, Nisida, Vivara);
– Isole Ponziane (Ponza, Palmarola, Zannone);
– Isole Toscane (Elba, Pianosa, Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri, Formiche di Grosseto, Capraia, Gorgona, Secche della Meloria);
– Isole del Mare Ligure (Palmaria, Tino, Tinetto).

IVA: reverse charge nei settori edile, energetico e pallets

A decorrere dal 1°gennaio 2015 il meccanismo di inversione contabile ai fini IVA (cd. “reverse charge”) è esteso a nuove fattispecie nell’ambito dei settori edile ed energetico, nonché alle cessioni di pallets (bancali di legno) recuperati dopo il primo utilizzo. In considerazioni di profili di incertezza applicativa, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito con la Circolare n. 14/E del 27 marzo 2015.

MECCANISMO DEL REVERSE CHARGE

Il meccanismo del reverse charge stabilisce che gli obblighi relativi all’applicazione ed al versamento dell’IVA devono essere adempiuti dal soggetto passivo cessionario o committente, in luogo del cedente o del prestatore.
Tale meccanismo viene adottato, in deroga alla procedura normale di applicazione dell’imposta secondo il sistema della rivalsa, allo scopo di contrastare le frodi in particolari settori a rischio, evitando che il cessionario porti in detrazione l’imposta che il cedente non provvede a versare all’erario.

I NUOVI SETTORI A RISCHIO

Allo scopo di arginare l’evasione da riscossione e le frodi IVA, il meccanismo dell’inversione contabile (cd. “reverse charge”) è stato esteso dall’articolo 1, commi 629 e 631, della Legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015) a nuove fattispecie di operazioni nell’ambito dei settori edile ed energetico e della cessione dei bancali di legno (pallets) recuperati dopo il primo utilizzo. Con la circolare n. 14/E del 2015, l’Agenzia fornisce i primi chiarimenti sulle novità introdotte.
In considerazione dei profili di incertezza applicativa, l’Agenzia delle Entrate precisa che sono fatti salvi, con conseguente disapplicazione di sanzioni, eventuali comportamenti difformi ai chiarimenti formulati dalla circolare, adottati dai contribuenti anteriormente all’emanazione del documento di prassi (Clausola di salvaguardia).

SETTORE EDILE

Per quanto riguarda il settore edile l’obbligo di inversione contabile viene esteso alle “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”. La circolare n. 14/E del 2015, chiarisce che alle operazioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2015 tali attività sono sottoposte ad inversione contabile in tutti i casi in cui le prestazioni sono rese nei rapporti B2B (business to business).
Quindi non solo per le “prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore” (come già previsto dalla normativa previgente). Così, ad esempio, l’imposta andrà applicata secondo il meccanismo del reverse charge per l’appalto avente ad oggetto prestazioni di completamento di un edificio rese nei confronti di un’impresa di costruzioni, come pure ad un servizio di pulizia reso da un’impresa nei confronti di uno studio professionale.
Restano escluse dal reverse charge le forniture di beni con posa in opera in quanto tali operazioni, ai fini IVA, costituiscono cessioni di beni e non prestazioni di servizi, poiché la posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene.

SETTORE ENERGETICO

Con riferimento al settore energetico, il meccanismo del reverse charge deve essere applicato:
– ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra;
– ai trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla normativa comunitaria e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica;
– alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo rivenditore.
La circolare chiarisce che si tratta, comunque, di una misura di carattere temporaneo (non oltre il 31 dicembre 2018) introdotta al fine di contrastare l’utilizzo diffuso delle frodi IVA riscontrate nell’ambito del settore energetico. Nell’ambito di questa misura vengono inclusi anche i certificati che hanno la finalità di incentivazione dell’efficienza energetica o della produzione di energia da fonti rinnovabili, come per esempio i certificati verdi. Restano escluse dal reverse charge, invece, le cessioni di GPL poiché non avvengono tramite un sistema di gas naturale o reti connesse a questo sistema.

CESSIONI DI PALLETS

In relazione alle cessioni di pallets, la circolare precisa che la disposizione ha una finalità antifrode e la condizione necessaria ai fini dell’applicazione del reverse charge alle cessioni di bancali in legno, è che questi ultimi siano pallets recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo. Non è richiesta, quindi, la condizione che i beni in questione (pallets) siano inutilizzabili rispetto alla loro originaria destinazione se non attraverso una fase di lavorazione e trasformazione, essendo sufficiente, nel caso che qui interessa, che il pallet sia ceduto in un ciclo di utilizzo successivo al primo.

SOGGETTI ESCLUSI

Restano, comunque, escluse dal reverse charge:
– le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da soggetti che si avvalgono del nuovo regime “forfetario” o del regime dei “minimi”;
– le prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti che, beneficiando di particolari regimi fiscali, sono di fatto esonerati dagli adempimenti quali l’annotazione delle fatture, la tenuta del registro dei corrispettivi e del registro degli acquisti (ad esempio i produttori agricoli con volume di affari non superiore a 7mila euro).

Con riferimento ai soggetti in regime “forfetario” ed ai “contribuenti minimi”, la Circolare n. 14/E del 2015 precisa che qualora gli stessi acquistano beni o servizi in regime di “reverse charge”, devono assolvere l’imposta secondo tale meccanismo; inoltre, non potendo esercitare il diritto alla detrazione, devono effettuare il versamento dell’imposta a debito.

5 per mille per i settori di rilevanza sociale: in rete le istruzioni

A fronte delle novità introdotte dalla Legge di stabilità 2015, per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche il contributo del 5 per mille non è più provvisorio ma rappresenta una forma stabile di finanziamento. Rispetto al 2014, per l’anno in corso e per quelli successivi le modalità di accesso sono invariate e devono essere ripetute annualmente con riferimento a ciascun esercizio finanziario (Agenzia entrate – circolare n. 13/2015).

Tra gli enti di volontariato, sono ammessi alla fruizione del 5 per mille le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, gli Enti ecclesiastici, le Onlus parziali (che svolgono la propria attività nel settore della cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale), le Organizzazioni di volontariato, le Organizzazioni governative, le Cooperative sociali, le Associazioni di promozione sociale e le Associazioni e fondazioni.
Per le associazioni sportive, invece, l’ammissione al beneficio è subordinato al possesso dei seguenti requisiti:
– costituzione in linea con le norme previste per l’attività sportiva dilettantistica;
– possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI;
– affiliazione ad una Federazione sportiva nazionale o ad una disciplina sportiva associata o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI;
– presenza nell’ambito dell’organizzazione del settore giovanile;
– effettivo svolgimento in via prevalente di attività di avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore a 18 anni, ovvero di avviamento alla pratica sportiva in favore di persone di età non inferiore a 60 anni, o nei confronti di soggetti svantaggiati in ragione delle condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

La procedura di ammissione al beneficio è legata al seguente calendario nel quale sono riportate i diversi termini previsti per accedere definitivamente al contributo:
– 7 maggio: termine per la presentazione telematica della domanda all’Agenzia delle Entrate;
– 14 maggio: pubblicazione provvisoria sul sito dell’Agenzia delle Entrate dei soggetti ammessi al beneficio;
– 20 maggio: termine per la presentazione delle istanze all’Agenzia delle entrate per la correzione di eventuali errori di iscrizione negli elenchi;
– 25 maggio: pubblicazione definitiva dell’elenco aggiornato dei soggetti ammessi al beneficio;
– 30 giugno: termine per l’invio delle dichiarazioni sostitutive;
– 30 settembre: termine per la regolarizzazione della domanda di iscrizione o delle successive integrazioni documentali.

Dalle suddette scadenze si evince che il 30 settembre è il termine ultimo entro il quale gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche possono regolarizzare la propria posizione ai fini dell’ammissione al riparto delle quote del 5 per mille. La regolarizzazione, però, non è gratis: è soggetta al pagamento di una sanzione di € 258,00.