Consulente aziendale con collaboratore esterno versa l’IRAP

8 mag 2014 La Corte di cassazione con l’ordinanza del 7 maggio 2014 n. 9790 ha così affermato: “il consulente che si avvale di prestazioni non occasionali di un collaboratore esterno è tenuto a versare l’Irap.”.

La Cassazione accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTR della Lombardia, che al contrario ha affermato l’irrilevanza, ai fini della valutazione del requisito dell’autonoma organizzazione, dell’eventuale apporto di lavoro dipendente o di collaborazioni continuative esterne nell’attività del professionista.
In accoglimento del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, la Corte cassa la sentenza della CTR della Lombardia con rinvio ad altra sezione della medesima CTR anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.
Di seguito si riportano le motivazioni di tale decisione.
In tema di Irap, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.
Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo;
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo “l’id quod plerumque accidit”, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione;
c) oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.
Secondo il consolidato orientamento della Corte di cassazione, conforme all’indirizzo espresso dalla Corte costituzionale e pienamente condivisibile e che va dunque riaffermato, nonostante qualche isolato precedente contrario, l’impiego non occasionale di lavoro altrui, deve ritenersi di per sè integrativo del requisito dell’autonoma organizzazione, non rilevando che la struttura posta a sostegno e potenziamento dell’attività professionale del contribuente sia fornita da personale dipendente o da un terzo in base ad un contratto di collaborazione.
In presenza di detto requisito si è dunque necessariamente in presenza di una struttura organizzativa avente rilevanza esterna e che richiede un’attività di coordinamento dei diversi fattori produttivi da parte del professionista, si da assorbire e rendere superfluo la valutazione complessiva degli altri fattori e del valore dei beni strumentali complessivamente impiegati. L’avvalersi di un dipendente ovvero di un collaboratore non occasionale integra di per sé il requisito della “stabile organizzazione”.
 

Modificati i termini di versamento TASI e TARI

La Legge n. 68 del 2 maggio 2014, ha disposto la conversione del Decreto Legge n. 6 marzo 2014, n. 16 (cd. “decreto salva Roma-ter”), recante disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche, modificando, tra l’altro, i termini di versamento della TASI e della TARI.

In particolare, è stato stabilito che il versamento della Tassa sui Servizi Indivisibili (TASI) deve essere effettuato in due rate:
– la prima (in acconto) entro il 16 giugno dell’anno di tassazione, pari alla metà della tassa determinata applicando le aliquote e le condizioni deliberate dal comune per l’anno precedente;
– la seconda (a saldo della Tasi dovuta per l’intero anno) entro il 16 dicembre dello stesso anno, pari all’importo della tassa a conguaglio determinata applicando le delibere pubblicate entro il 28 ottobre dell’anno d’imposta. In caso di mancata pubblicazione della delibera da parte del comune entro il predetto termine, anche la seconda rata a saldo dovrà essere determinata considerando le aliquote e le condizioni previste per l’anno precedente.
In alternativa il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 giugno dell’anno per il quale è dovuta la Tasi.
Limitatamente all’anno 2014, che costituisce il primo anno di applicazione della Tasi, la Legge di conversione ha stabilito che:
– per gli immobili adibiti ad abitazione principale il versamento deve essere effettuato in un’unica rata, entro il 16 dicembre 2014. Tuttavia, se il comune provvede alla pubblicazione della delibera di approvazione delle aliquote e delle detrazioni entro il 31 maggio 2014, determinando altresì le modalità di applicazione, il versamento deve essere effettuato sulla base della delibera;
– per gli immobili diversi dall’abitazione principale il versamento della prima rata deve essere effettuato entro il 16 giugno 2014, applicando l’aliquota dell’1 per cento. Il versamento della seconda rata deve essere effettuato a conguaglio entro il 16 dicembre 2014 sulla base delle deliberazioni adottate dal consiglio comunale. Tuttavia, se il comune provvede alla pubblicazione della delibera entro il 31 maggio 2014, anche il versamento della prima rata deve essere effettuato sulla base della delibera.
Sotto il profilo delle agevolazioni, la Legge di conversione ha esteso l’esenzione ai rifugi alpini non custoditi, ai punti d’appoggio ed ai bivacchi.
Nessuna variazione, invece, sulle modalità di pagamento, che deve effettuato tramite modello F24 ovvero tramite apposito bollettino di conto corrente postale, con la possibilità di applicare le disposizioni in materia di versamento unitario e compensazione con eventuali crediti relativi ad altri tributi e contributi.

Per quanto riguarda la Tassa sui Rifiuti (TARI), invece, le scadenze di pagamento sono stabilite dal comune, che deve prevedere almeno due rate a scadenza semestrale e in modo anche differenziato rispetto alla TASI. In alternativa il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 giugno dell’anno per il quale è dovuta la tassa. Restano invariate le modalità di pagamento, che deve essere fatto tramite modello F24 ovvero tramite apposito bollettino di conto corrente postale, con la possibilità di applicare le disposizioni in materia di versamento unitario e compensazione.
Con riferimento alla TARI, la Legge di conversione ha disposto inoltre che il comune con proprio regolamento stabilisce riduzioni della quota variabile della tassa, proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati agli urbani che i produttori dimostrino di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati. A tal fine il comune individua altresì le aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all’esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione.

La Legge n. 68/2014 apporta modifiche anche alla disciplina dell’imposta municipale propria (IMU) e dell’addizionale comunale all’IRPEF.
Con riferimento all’Imposta Municipale propria (IMU) è stato stabilito che a decorrere dall’anno d’imposta 2013, per gli immobili in “multiproprietà” il versamento dell’imposta deve essere effettuato da chi amministra la multiproprietà. A tal fine l’amministratore può prelevare l’importo necessario al pagamento dell’IMU dalle disponibilità finanziarie comuni attribuendo le quote al singolo titolare dei diritti con addebito nel rendiconto annuale. Inoltre, è stata ripristinata la norma secondo la quale nel caso di insufficiente versamento della seconda rata dell’IMU dovuta per l’anno 2013, non si applicano sanzioni e interessi se la differenza è versata entro il termine di versamento della prima rata dovuta per l’anno 2014.
Per quanto concerne l’addizionale comunale all’IRPEF, la Legge n. 68/2014 ha stabilito, in deroga alla normativa in materia che prevede l’applicabilità delle delibere solo se pubblicate sul sito del Ministero dell’economia e delle Finanze entro il 20 dicembre dell’anno d’imposta, che per l’anno 2013 si considerano valide le delibere di istituzione o variazione dell’addizionale, approvate nei termini di legge, che siano state comunicate entro il 31 dicembre 2013. In altri termini, si fa salva l’applicazione delle delibere “comunicate” al Ministero entro il 31/12/2013, ancorché pubblicate oltre tale data.

Dal Fisco arrivano le regole sul bonus Irpef

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 8/E del 2014 ha fornito le istruzioni per applicare il credito introdotto dal Dl n. 66/2014 per la riduzione del cuneo fiscale nel 2014.

Beneficiari

Hanno diritto al credito i soggetti che nel 2014 percepiscono redditi da lavoro dipendente e alcuni redditi assimilati, al netto del reddito da abitazione principale, fino a 26 mila euro, purché l’imposta lorda dell’anno sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente. Il bonus spetta invece se l’imposta lorda è azzerata da altre categorie di detrazioni, ad esempio quelle per carichi di famiglia.

Ammontare del credito

Il credito complessivo è di 640 euro, pari a 80 euro mensili a partire da maggio e, vale per i redditi fino a 24.000 euro. Se il reddito supera i 24.000 euro il bonus si riduce gradualmente fino a 26.000. Il bonus non concorre alla formazione del reddito e andrà ai lavoratori dipendenti e assimilati la cui imposta lorda sia superiore all’importo della propria detrazione per lavoro dipendente e sarà rapportato al periodo di lavoro nell’anno. Il credito quindi dovrà essere calcolato in relazione alla durata del rapporto di lavoro, considerando il numero di giorni lavorati nell’anno.

Adempimenti dei sostituti d’imposta

Il bonus sarà riconosciuto in busta paga senza dover fare alcuna domanda. I sostituti d’imposta riconosceranno il credito spettante ai beneficiari a partire dalle retribuzioni erogate nel mese di maggio. Nel caso in cui ciò non sia possibile per ragioni tecniche legate alle procedure di pagamento degli stipendi, i sostituti riconosceranno il credito a partire dalle retribuzioni del mese di giugno, ma dovranno comunque assicurare al lavoratore tutto il credito spettante nel corso del 2014.

Soggetti senza sostituto di imposta

I soggetti titolari nel corso dell’anno 2014 di redditi di lavoro dipendente, le cui remunerazioni sono erogate da un soggetto che non è sostituto di imposta, tenuto al riconoscimento del credito in via automatica, e tutti i soggetti il cui rapporto di lavoro si è concluso prima del mese di maggio, potranno chiedere il credito nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta 2014, utilizzarlo in compensazione, oppure richiederlo a rimborso.

Credito non spettante

I contribuenti che non hanno i requisiti per il ricevere il bonus, ad esempio perché hanno un reddito complessivo superiore a 26mila euro per via di altri redditi (oltre a quelli erogati dal sostituto d’imposta), devono comunicarlo al sostituto che recupererà il credito nelle successive buste paga. Se un contribuente ha comunque percepito un credito in tutto o in parte non spettante dovrà restituirlo nella dichiarazione dei redditi.

Bonus 80 euro per dipendenti, IRAP ridotta per imprese

Il Decreto Legge n. 66 del 24 aprile 2014 contenente le misure annunciate dal Governo in materia di riduzione della pressione fiscale per lavoratori e imprese (di seguito “decreto”) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 95 dello stesso giorno. Gli interventi di riduzione delle imposte sono finanziati attraverso un incremento della tassazione sui redditi di natura finanziaria, i proventi della lotta all’evasione e la spending review.

Ecco in dettaglio le misure fiscali che interessano piu da vicino imprese e lavoratori.

Credito d’imposta IRPEF per i dependenti

Il decreto stabilisce un bonus di 80 euro mensili, a partire da maggio 2014, in favore di lavoratori dipendenti e assimilati, per l’anno 2014.
I beneficiari sono i soggetti che percepiscono redditi di lavoro dipendente ed i seguenti redditi assimilati:
– compensi dei soci lavoratori delle cooperative;
– indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità;
– borse di studio e assegni di formazione professionale;
– compensi per collaborazioni coordinate e continuative;
– remunerazioni dei sacerdoti;
– prestazioni pensionistiche erogate da forme di previdenza complementare;
– compensi percepiti dai lavoratori socialmente utili.
Il beneficio è costituito da un credito d’imposta IRPEF pari a 640 euro, per l’anno 2014, che però deve essere rapportato al periodo di lavoro. Quindi, se il rapporto di lavoro non dura per l’intero anno l’importo deve essere proporzionalmente ridotto.
Il credito d’imposta è riconosciuto in misura piena se il reddito complessivo non è superiore a 24.000 euro. Qualora, invece, il reddito complessivo è compreso tra 24.000 e 26.000 euro, il credito d’imposta spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro. Da 26.000 euro in poi il credito d’imposta non spetta.
Nel rispetto delle suddette condizioni, il bonus spetta se dopo aver applicato le detrazioni per lavoro dipendente e assimilato, è comunque dovuta l’IRPEF. Questo significa che, anche qualora l’imposta dovesse essere azzerata per effetto di detrazioni per carichi di famiglia o di detrazioni per oneri sostenuti, il credito d’imposta è comunque riconosciuto. Viceversa se l’IRPEF lorda dovesse essere assorbita completamente dalle detrazioni di lavoro, il credito non spetta.
Una volta determinato l’importo del credito d’imposta, lo stesso deve essere corrisposto in quote mensili a partire da maggio fino a dicembre 2014.
Il bonus è riconosciuto, in via automatica, dal datore di lavoro in busta paga. A tal fine, lo stesso, utilizza, fino a capienza, l’ammontare complessivo delle ritenute disponibile in ciascun periodo di paga e, per la differenza, i contributi previdenziali dovuti per il medesimo periodo di paga. Sono esclusi i datori di lavoro domestici; in questo caso i lavoratori beneficieranno del credito d’imposta in sede di dichiarazione dei redditi.
L’importo del credito riconosciuto deve essere indicato nella certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente e assimilati (CUD).

Riduzione aliquote IRAP

A decorrere dal 2014 (per i soggetti con periodo d’imposta corrispondente all’anno solare), è prevista una riduzione generalizzata delle aliquote IRAP previste dalla normativa statale.

 

Soggetto passivoAliquota 2014Aliquota 2013
Generalità dei contribuenti3,50%3,90%
Imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori3,80%4,20%
Banche e gli altri enti e società finanziari4,20%4,65%
Imprese di assicurazione5,30%5,90%
Soggetti che operano nel settore agricolo e cooperative della piccola pesca e loro consorzi1,70%1,90%

 

Le aliquote in misura ridotta possono essere applicate già in sede di determinazione dell’acconto IRAP per il 2014. In questo caso però le aliquote da tenere in considerazione sono le seguenti:
a) 3,75% per la generalità dei contribuenti;
b) 4,00% per le imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori;
c) 4,50% per le banche e gli altri enti e società finanziari;
d) 5,70% per le imprese di assicurazione;
e) 1,80% per i soggetti che operano nel settore agricolo e per le cooperative della piccola pesca e loro.
La norma stabilisce, inoltre, la riduzione dall’1 per cento allo 0,92 per cento della componente variabile che possono applicare le regioni per variare le aliquote disposte dallo Stato per le singole categorie di contribuenti.

Crediti compensabili

Per quanto concerne imprese e professionsti che vantano crediti commerciali nei confronti della Pubblica Amministrazione, il “decreto” stabilisce che:
– le somme dagli stessi dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario (accertamento con adesione, definizione e acquiescenza, definizione agevolata delle sanzioni, conciliazione giudiziale, mediazione) possono essere pagate utilizzando in compensazione i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, nei confronti dello Stato, degli enti pubblici nazionali, delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale per somministrazioni, forniture e appalti. Viene eliminata la limitazione ai crediti maturati fino al 31 dicembre 2012;
– è estesa alle cartelle di pagamento ed agli atti esecutivi notificati fino al 30 settembre 2013 (prima fino al 31/12/2012) la possibilità di effettuare il pagamento utilizzando i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, nei confronti dello Stato, degli enti pubblici nazionali, delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale per somministrazioni, forniture e appalti.

TASI e TARI: ecco i codici F24

L’Agenzia delle Entrate ha definito i codici tributo da utilizzare per il versamento tramite modello F24 della TASI e della TARI. I codici sono stati adottati con due distinte risoluzioni (n. 45/E e 46/E) emesse il 24 aprile 2014.

La TASI (tributo per i servizi indivisibili) e laTARI (tassa sui rifiuti) costituiscono la componente riferita ai servizi dell’imposta unica comunale (IUC), istituita a decorrere dal 1° gennaio 2014. L’altra componente della IU, di natura patrimoniale, è costituita dall’IMU (imposta municipale propria).
La TASI è dovuta sia dal possessore che dall’utilizzatore dell’immobile, ed è destinata a finanziare i servizi indivisibili erogati dal comune.
La TARI è a carico dell’utilizzatore ed è destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. I Comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico possono, con proprio regolamento, prevedere l’applicazione di una “TARIFFA” avente natura corrispettiva, in luogo della TARI.
Per consentire ai soggetti obbligati di effettuare il versamento dei tributi comunali tramite modello F24, applicando le disposizioni sul versamento unitario e le compnesazioni, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i relativi codici tributo.
Per la TARI o tariffa, in particolare, sono stati ridenominati ed assegnati i codici tributo che prima erano utilizzati per la TARES.
Con riferimento alle somme dovute da soggetti privati, devono essere utilizzati i seguenti codici:
– “3958” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili su abitazione principale e relative pertinenze
– “3959” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili per fabbricati rurali ad uso strumentale
– “3960” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili per le aree fabbricabili
– “3961” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili per altri fabbricati
– “3944” denominato: TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 – TARES – art. 14 DL n. 201/2011
– “3950” denominato: TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013- art. 14, c. 29 DL n. 201/2011

In caso di ravvedimento operoso le somme dovute per sanzioni e interessi sono versati unitamente all’imposta, utilizzando il codice tributo previsto per il versamento ordinario.
In caso di somme dovute a seguito dell’attività di controllo, l’importo dell’imposta deve essere versato con lo stesso codice utilizzato per il versamento ordinario, mentre per le sanzioni e gli interessi devono essere utilizzati gli appositi codici tributo:
– “3962” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili (Interessi)
– “3963” denominato: TASI – tributo per i servizi indivisibili (Sanzioni)
– “3945” denominato: TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 – TARES – art. 14 DL n. 201/2011 (Interessi)
– “3946” denominato: TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 – TARES – art. 14 DL n. 201/2011 (Sanzioni)
– “3951” denominato: TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013 – art. 14, c. 29 DL n. 201/2011 (Interessi)
– “3952” denominato: TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013 – art. 14, c. 29 DL n. 201/2011 (Sanzioni).

In sede di compilazione del modello F24 i suddetti codici tributo devono essere indicati nella “SEZIONE IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI”. In particolare:

a) per la TARI o TARIFFA
– nello spazio “codice ente/codice comune”, indicare il codice catastale del Comune nel cui territorio sono situati gli immobili;
– nello spazio “Ravv.”, barrare se il pagamento si riferisce al ravvedimento;
– nello spazio “numero immobili”, indicare il numero degli immobili ;
– nello spazio “rateazione/mese rif”, indicare il numero della rata nel formato “NNRR” dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate. In caso di pagamento in un’unica soluzione, il campo è valorizzato con “0101”;
– nello spazio “anno di riferimento”, indicare l’anno d’imposta cui si riferisce il pagamento. Nel caso in cui sia barrato lo spazio “Ravv.” indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.

b) per la TASI
– nello spazio “codice ente/codice comune”, indicare il codice catastale del Comune nel cui territorio sono situati gli immobili;
– nello spazio “Ravv.”, barrare se il pagamento si riferisce al ravvedimento;
– nello spazio “Acc”, barrare se il pagamento si riferisce all’acconto;
– nello spazio “Saldo”, barrare se il pagamento si riferisce al saldo. Se il pagamento è effettuato in unica soluzione per acconto e saldo, barrare entrambe le caselle;
– nello spazio “Numero immobili”, indicare il numero degli immobili;
– nello spazio “Anno di riferimento”, indicare l’anno d’imposta cui si riferisce il pagamento. Nel caso in cui sia barrato lo spazio “Ravv.” indicare l’anno in cui l’imposta avrebbe dovuto essere versata.

Codice tributo per il noleggio occasionale

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 43/E del 23 aprie 2014 ha istituito il codice tributo per il versamento, tramite modello “F24”, dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali, sui proventi derivanti dall’attività di noleggio occasionale.

Ai sensi dell’articolo 49-bis del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, al fine di incentivare la nautica da diporto e il turismo nautico, il titolare persona fisica o società non avente come oggetto sociale il noleggio o la locazione ovvero l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria, di imbarcazioni e navi da diporto può effettuare in forma occasionale, attività di noleggio della predetta unità.
I proventi derivanti dall’attività di noleggio, di durata complessiva non superiore a quarantadue giorni, sono assoggettati, a richiesta del percipiente, a un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali, nella misura del 20 %, con esclusione della detraibilità o deducibilità dei costi e delle spese sostenute relative all’attività di noleggio.
L’imposta sostitutiva va versata entro il termine stabilito per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche tramite modello F24, utilizzando il seguente codice tributo:
– “1847” denominato “Imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e delle relative addizionali sui proventi derivanti dall’attività di noleggio occasionale – Art. 49-bis del D.Lgs. n. 171/2005”.
Il suddetto codice tributo va esposto nella sezione “Erario” del modello F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione, nel campo “anno di riferimento”, dell’anno d’imposta per cui si effettua il versamento, nel formato “AAAA”. Il codice è utilizzabile anche in corrispondenza degli “importi a credito compensati”.

Redditi dei terreni, niente Irpef se dovuta la “mini Imu”

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 18 aprile 2014, n. 41/E ha chiarito le modalità di compilazione della dichiarazione dei redditi in presenza di redditi dei terreni e, in particolare, di quelli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, per i quali risulti dovuta la cd. “mini Imu” per l’anno d’imposta 2013

Si premette che l’Imu sostituisce, per la componente immobiliare, l’Irpef e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari relativi ai beni non locati. L’effetto di sostituzione opera anche qualora l’Imu risulti giuridicamente dovuta, ma non sia stata versata ad esempio per effetto del riconoscimento delle detrazioni.
Per quanto concerne i terreni tale effetto sostitutivo si esplica sulla componente dominicale dei terreni non affittati.
Per l’anno d’imposta 2013 è stato previsto che non sia dovuta l’Imu con riferimento ai terreni agricoli, nonché quelli non coltivati posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola.
Tuttavia il contribuente era tenuto a versare, entro il 24 gennaio 2014, una quota (mini Imu), pari al 40 %, dell’eventuale differenza tra l’Imu risultante dall’applicazione dell’aliquota e della detrazione deliberate dal comune per l’anno 2013 e quella risultante dall’applicazione dell’aliquota e della detrazione di base previste dalle norme statali.
Con riferimento a tale ipotesi, l’Agenzia ritiene che trovi comunque applicazione l’effetto sostitutivo Imu-Irpef.
Nelle istruzioni per la compilazione del modello 730/2014, nel paragrafo “Terreni non affittati”, viene, infatti, precisato che l’Imu sostituisce l’Irpef e le relative addizionali sul reddito dominicale del terreno anche se per il 2013 è dovuta esclusivamente la mini Imu.
In particolare nelle istruzioni vengono individuati due casi nei quali l’Imu risulta non dovuta per l’anno 2013:
– i terreni ricadenti in aree montane o di collina per i quali è prevista l’esenzione dall’Imu;
– i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola per i quali in generale l’Imu non risulta dovuta per il 2013.
In queste ultime ipotesi, il reddito dominicale del terreno, anche se non affittato, deve essere assoggettato all’Irpef e alle relative addizionali. A tal fine, nel quadro A del modello 730/2014, riservato ai redditi dei terreni, deve essere compilata la colonna 9 “Imu non dovuta”.
Qualora, invece, per i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali risultasse dovuta la mini Imu, si applicherebbe il generale principio di sostituzione Imu-Irpef sopra descritto.
Precisamente, per i terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali per i quali non è dovuta l’Imu per l’anno 2013, nel quadro A della dichiarazione dei redditi va indicato il codice 2 nella colonna 9 “Imu non dovuta” e, il reddito dominicale del terreno, anche se non affittato, è assoggettato all’Irpef e alle relative addizionali;
per i terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali per i quali è invece dovuta la mini Imu per l’anno 2013, nel quadro A non va compilata la colonna 9 “Imu non dovuta” e, il reddito dominicale del terreno non affittato non è assoggettato all’Irpef e alle relative addizionali.

Cuneo fiscale ridotto

Il Consiglio dei Ministri, con la seduta del 18 aprile 2014 tenutasi alle ore 16.05 a Palazzo Chigi, ha varato il decreto-legge per interventi finalizzati a maggior efficienza, razionalizzazione, equità e rilancio del Paese.

Il decreto-legge prevede misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale.
In particolare, le misure di riduzione del cuneo fiscale hanno l’obiettivo di stimolare l’economia attraverso un aumento dei consumi e la creazione di un ambiente economico più favorevole agli imprenditori e agli investimenti produttivi.
L’impatto potenziale dei due interventi combinati, in favore dei lavoratori dipendenti e in favore delle imprese, è tale da invertire la crisi di fiducia che frena il sistema economico del Paese e può cambiare il verso della fase economica che viene da una lunga recessione.
Il rilancio dell’economia attraverso la riduzione del cuneo fiscale comporterà meno tasse per lavoratori dipendenti e assimilati e meno tasse per le imprese.
Sarà aumentata la retribuzione netta dei lavoratori dipendenti e assimilati che guadagnano tra 8.000 e 24.000 euro lordi, questi avranno 80 euro in più al mese attraverso un credito di imposta a partire dalle buste paga relative al mese lavorativo di maggio 2014.
La seconda misura di riduzione fiscale riguarda l’Irap, che viene tagliata del 10% e la cui aliquota principale scenderà dal 3,9% al 3,5%.

Prorogata la scadenza della comunicazione dei beni ai soci

L’Agenzia delle Entrate, col provvedimento n. 54581/2014, ha prorogato il termine per la trasmissione all’Anagrafe tributaria dei dati relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento a soci o familiari e quelli relativi ai soci o familiari dell’imprenditore che effettuano finanziamenti o capitalizzazioni nei confronti dell’impresa.

La scadenza è fissata entro il trentesimo giorno successivo al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, al fine di agevolare l’adempimento comunicativo.
Il nuovo termine consente di utilizzare gli elementi che in sede di dichiarazione hanno già concorso alla tassazione del reddito diverso (determinato confrontando il minor corrispettivo pattuito e il valore di mercato del diritto di godimento) per i soggetti che ricevono in godimento beni aziendali e determinato l’indeducibilità dei relativi costi sostenuti per i soggetti concedenti i beni in godimento.
Si ricorda che la comunicazione all’anagrafe tributaria deve essere effettuata da:
– i soggetti che esercitano attività di impresa, sia in forma individuale che collettiva, tenuti a comunicare i dati dei soci – comprese le persone fisiche che direttamente o indirettamente detengono partecipazioni nell’impresa concedente – e dei familiari dell’imprenditore che hanno ricevuto in godimento beni dell’impresa, qualora sussista una differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene ed il valore di mercato del diritto di godimento;
– i soggetti che esercitano attività di impresa, sia in forma individuale che collettiva, tenuti a comunicare i dati delle persone fisiche soci o familiari dell’imprenditore che hanno concesso all’impresa, nell’anno di riferimento, finanziamenti o capitalizzazioni per un importo complessivo, per ciascuna tipologia di apporto, pari o superiore a 36.000 euro.

Consulenti del lavoro, in F24 la compensazione dei contributi

Firmato l’accordo di durata triennale tra Agenzia delle Entrate ed Enpacl, che dal prossimo 3 giugno permetterà ai Consulenti del Lavoro di utilizzare il modello F24 per il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali (Agenzia delle Entrate e Consiglio Nazionale CDL – Comunicato 16 aprile 2014).

La convenzione in oggetto rientra nelle previsioni di legge, che hanno dato la possibilità di estendere le norme su versamenti unitari e compensazione anche agli Enti previdenziali di categoria dei professionisti (Dm 10 gennaio 2014). Per questi ultimi, sarà quindi possibile utilizzare anche eventuali crediti tributari in compensazione.
La compensazione in F24 dei contributi Enpacl può essere effettuata direttamente online, tramite i servizi telematici dell’Agenzia, ovvero utilizzando quelli bancari e postali, senza spese aggiuntive.
In base al nuovo accordo, l’Agenzia fornirà all’Ente di previdenza i dati analitici relativi alle operazioni di riscossione dei contributi, garantendo il tempestivo riversamento delle somme riscosse.
Inoltre, grazie al rinnovo della convenzione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, i contributi associativi continueranno a viaggiare in F24
I professionisti, dunque, potranno utilizzare un’unica modalità di pagamento per quote associative e contributi previdenziali. L’Enpacl e l’Ordine professionale potranno poi disporre, in modo tempestivo, di tutte le informazioni utili per adottare misure di controllo più immediate ed efficienti.